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PLURALE: ha forme specifiche solo per indicare determinatezza, mentre l’indeterminatezza è

indicata dall’assenza dell’articolo (o dai partitivi:dei, delle degli)

ARTICOLO DETERMINATIVO

L’ articolo determinativo indica una cosa ben definita, che si presuppone già nota.

Viene impiegato per indicare:una classe, un tipo, una specie, per descrivere l’astratto, parti del

corpo, per i nomi che indicano cose uniche in natura, con i nomi di materia.

In alcuni contesti svolge la funzione di aggettivo dimostrativo o di pronome.Può avere anche valore

distributivo o temporale

FORME DELL’ARTICOLO DETERMINATIVO:

IL = maschile singolare

I = maschile plurale

LO = nomi maschili che iniziano per :s, z, x, pn, ps, gn, sc, i .

Davanti alla u/w nelle parole italiane prendono l’articolo L’ (forma elisa) quelle di origine straniera

IL .

Per il plurale si usano GLI e I.

LO = parole che iniziano per h aspirata.

L’ = parole che iniziano per h non aspirata.

La forma del plurale di LA corrisponde a GLI

LA = femminile che iniziano per consonante.

L’ = femminile che iniziano per vocale.

LE = femminile plurale

L’ = per il plurale solo per i nomi che iniziano per E

ARTICOLO INDETERMINATIVO.

L’ articolo indeterminativo indica una cosa generica che si considera come non ancora nota, la sua

funzione è quella di introdurre un nome di cui non si era mai parlato in precedenza.

Nel parlato si usa per esprimere ammirazione, senso superlativo o approssimazione.

FORME DELL’ARTICOLO INDETERMINATIVO.

UN = si premette ai nomi maschili che iniziano per consonante tranne quelli per z, x, pn, gn, sc;si

premette anche ai nomi maschili che iniziano per vocale o semiconsonante u/w.

UNO = si premette ai nomi maschili che iniziano per s, z, x, pn, gn, sc,con il medesimo uso

dell’articolo determinativo LO.

UNA = si premette ai nomi femminili elidendosi in UN secondo l’uso dell’articolo LA. Non ha

forme plurali ma si possono usare i partitivi :dei, degli, delle; o gli aggettivi: qualche, alcuni ,

alcune. USI PARTICOLARI DEGLI ARTICOLI.

La presenza o l’assenza dell’articolo davanti ad un nome è in rapporto con le differenze di

significato.

Nomi geografici:nomi di citta e di piccole isole non vogliono l’articolo, lo assumono solo se sono

accompagnati da un attributo o da un complemento.richiedono l’articolo nomi di :monti, fiumi,

laghi. Prendono di regola l’articolo i nomi di :isole grandi, regioni, stati, continenti.

Nomi propri di persona :rifiutano l’articolo. Possono averlo quando sono usati in senso traslato o se

accompagnati da un nome o da un aggettivo.

I cognomi di donne richiedono l’articolo cosi’ come i plurali dei cognomi.

L’uso dell’articolo davanti al cognome si conserva nelle cronache giornalistiche e nel linguaggio

burocratico.

Davanti ad alcuni cognomi famosi prevale la forma senza articolo; per i personaggi più celebri

possono o no avere l’articolo.

L’articolo è sempre presente davanti agli appellativi di patria.

AGGETTIVO POSSESSIVO: l’articolo si omette davanti ai nomi di parentela preceduti da un

aggettivo possessivo che non sia LORO.

Si usa quando i nomi di parentela sono al plurale o accompagnati da attributi o dal possessivo.

Chiedono l’articolo i diminuitivi e gli affettivi. Non vogliono l’articolo gli appellativi preceduti da

vostra e sua.

OMISSIONE DELL’ARTICOLO.

L’ articolo viene omesso:

 locuzioni avverbiali. Es in fondo, di proposito

 espressioni che hanno valore di avverbi qualificativi. Es. con audacia

 complementi di luogo. Es. tornare a casa

 nomi che formano con il verbo una sola espressione. es. sentire freddo

 locuzioni in cui il sostantivo integra il significato dell’altro. es carte da gioco.

 espressioni modali. Es. in pigiama

 frasi proverbiali. Es. buon vino fa buon sangue

 titoli o capitoli di libri. Es. grammatica italiana

 per brevità nei linguaggi telegrafici o pubblicitari

 si può omettere nelle preposizioni introdotte da senza. Es. girare senza (una) meta.

PREPOSIZIONI ARTICOLATE.

Quando l’articolo è preceduto dalle preposizioni di, a, da, in su, con, si unisce al esse dando luogo

alle preposizioni articolate. L’ARTICOLO PARTITIVO

Ha la funzione di indicare una parte, una quantità indeterminata (del dello, della, dei, degli,

delle). L’ORDINE DELLE PAROLE E DEI COSTITUENTI.

L’ordine dei costituenti è il settore che si occupa delle norme che regolano la posizione degli

elementi nella frase,interessando varie dimensioni:la collocazione della proposizione nel periodo,

dei sintagmi nella proposizioni delle parole nel sintagma ,dei morfemi delle parole;per cui

possiamo parlare di ORDINE DEI COSTITUENTI.

In italiano la possibilità di operare modifiche nell’ordine dei costituenti è molto limitata,non si può

separare l’ausiliare dal verbo o l’aggettivo dal nome, cosa che invece può avvenire in altre lingue.

L’ORDINE DEI COSTITUENTI DEL SINTAGMA:Il sintagma è costituito da una componente

base detto testa e uno o più elementi che modificano e completano l’elemento testa.

Nel SN possiamo chiamare determinato la testa nominale;determinante ciò che la modifica.

L’italiano presenta l’ordine determinato + determinante cioè a struttura progressiva,l’inglese invece

l’ordine inverso cioè a struttura regressiva.

ORDINE BASICO:L’ordine dei costituenti fondamentali (S.V.O.).

L’ORDINE DELLE PREPOSIZIONI NEL PERIODO:Nell’italiano è principale +

subordinata.;tuttavia alcuni tipi di subordinate tendono ad essere anteposte:

 Temporali

 Concessive

 Protasi del periodo ipotetico

 Limitative.

COSTRUZIONE CON ORDINE MARCATO:Esigenze comunicative talvolta portano ad mettere in

rilievo elementi nella frase,si parla di Ordine Marcato :

 Marcata fonologicamente:quando possiede un’ andamento intonativo diverso da quello normale.

 Marcata sintatticamente: quando non è rispettato l’ordine basico dei costituenti

 Marcata pragmativamente: quando si evidenziano alcuni elementi piuttosto che altri.

Focalizzazione: il procedimento attraverso il quale si sottolinea agli ascoltatori la preminenza di

costituenti sugli altri.(mettere a fuoco determinati elementi piuttosto che altri.si cerca di adeguare il

messaggio alla situazione comunicativa.

DISLOCAZIONE A SINISTRA:In una frase non marcata in genere, il soggetto è:collocato in

posizione iniziale;è il tema dell’enunciato; un’ elemento noto agli interlocutori.Il predicato è

l’elemento nuovo o rema. La dislocazione a sinistra tende a sottolineare un elemento diverso del

soggetto.

Tematizzazione :sottolineare che un costituente è il tema della frase.

Particolarità della DISL.SX :Non sono possibili dislocazioni parziali,se spostiamo ad es. un

complemento oggetto dobbiamo spostare anche tutti i suoi modificatori.

Costruzione con tema sospeso:si ha quando l’elemento dislocato non è accordato

grammaticalmente con il pronome con cui viene ripreso,l’elemento di spicco della frase viene

collocato in prima posizione.

DISLOCAZIONE A DESTRA:

 Viene messo in secondo piano l’elemento tema ,e in primo piano l’elemento nuovo(predicato

verbale)

 Quando il tema non sembra essere in rilievo ,si completa l’enunciato con l’aggiunta del tema.

Frase scissa:COPULA + COSTITUENTE FOCALIZZATO +CHE + RESTO DELLA FRASE

La frase scissa suddivide l’informazione in due blocchi distinti, isolando l’informazione nuova dall

resto dell’enunciato.

Pseudoscissa:introduttore + verbo essere + copula +costituente focalizzato;es. quello che non

capisco è perché si comporti cosi.

POSIZIONE DEL SOGGETTO:Il soggetto nelle frasi non marcate precede il verbo.In alcuni casi

in posizione postverbale non assume rilievo particolare (Frasi senza tema).

L’inversione del soggetto è comune :

22. Costruzioni passive

23. Verbi dicendi

24. Con i verbi che introducono nuovi personaggi.

L’ordine verbo-soggetto è obbligatorio:

 Quando la frase e introdotta da una cong. avv. o pron. Interrogativi.

 Quando il V e il compl. ogg. non sono separabili

 Quando si può confondere il soggetto dall’oggetto e preferibile mettere prima il soggetto.

POSIZIONE DELL’AGGETTIVO NEL SINTAGMA NOMINALE:L’aggettivo in genere è posto

dopo il nome.

La collocazione postnominale non è uguale a quella prenominale:

6. Differenza semantica:NA= indica in modo + oggettivo a una caratteristica di

N;AN=maggiore soggettività di giudizio.

7. Differenza di funzione:NA= l’aggettivo a funzione restrittiva;AN= l’aggettivo a funzione

descrittiva.

8. Differenza di Atteggiamento del parlante:AN=maggiore coinvolgimento emotivo.

9. Differenza di registro:AN=tentativo di elaborazione stilistica del messaggio.

In alcuni casi la diversa collocazione può modificare il significato.

POSIZIONE DELL’AVVERBIO:Dipende dalla posizione che occupano nella frase ne modificano

il significato,tuttavia la posizione dell’avverbio è piuttosto libera.

POSIZIONE DEL PARTICIPIO PASSATO:Tra un ausiliare e un participio passato si possono

includere avverbi o alcune congiunzioni.

LA POSIZIONE DELL’INFINITO:Si trova in apertura di frase e ripetuto in forma coniugata

all’interno della stessa frase. LINGUA E DIALETTI IN ITALIA:Il latino si è

frantumato in Italia in una molteplicità di dialetti che si possono suddividere in gruppi in base a

caratteri linguistici( soprattutto fonologici ma anche lessicali, morfologici, sintattici)

Successivamente , lo svolgersi degli eventi , ha fatto si che in varie zone della Romania singoli

dialetti emergessero e si imponessero su di altri diventando lingue. Così in Italia il dialetto

fiorentino del trecento è diventato la lingua Italiana; in Francia il dialetto dell’ Ile de france è

diventato il francese; in Spagna il dialetto Casigliano e diventato lo spagnolo.

DIFFERENZE TRA DIALETTO E LINGUA: Come l’italiano, i nostri dialetti riflettono

tradizioni e culture nobili; possiedono un lessico e una grammatica:sono diventati a tutti gli effetti

lingue.La lingua differisce dal dialetti per fatti esterni(prestigio sociale, codificazione, ecc..)non

differisce invece il sistema linguistico(strutture morfosintattiche, lessicali).

Lingua e dialetto non si possono considerare come fattori separati ma intermedi.lo scambio tra

lingua e dialetto in realtà e BIUNIVOCO.

L’italiano assume in realtà dai dialetti, per questo si sono creati gli “ITALIANI REGIONALI”,che

stanno tra la lingua e il dialetto.

ITALIANO REGIONALE:E’ una varietà di italiano, con particolarità regionali(pronuncia, lessico,

morfosintassi))

DIALETTO:E’ usato in un’area circoscritta rispetto alla lingua, la quale appare in un’area

più vasta.

I motivi di tale espansione sono di carattere culturale in Italia ; politici in Francia e in Spagna. In

Italia le opere di Dante, Petrarca e Boccaccia diedero un grande prestigio al fiorentino del trecento

, che in seguito fu adottato dalle persone colte e dai centri di potere della penisola. In Francia e

Spagna invece, il potere monarchico impose di diffondere il dialetto cortigiano.

L’espansione della lingua parlata su un’area più ampia, il fatto che tale lingua possa essere scritta

dai letterati, la circostanza che porta a imporre regole grammaticali e insegnata nelle scuole,tutti

questi fattori tendono a differenziare la lingua dal dialetto.

I fattori che distinguono la lingua dal dialetto sono:

1. la lingua subisce una codificazione, vale a dire che si operano delle scelte tra forma

concorrenti e quindi si propongono dei modelli:cio’ non avviene nei dialetti.

2. la lingua possiede un uso scritto, che manca nei dialetti

3. la lingua gode di prestigio sociale rispetto ai dialetti

4. la lingua ha acquistato una dignità culturale rispetto ai dialetti.

Tuttavia l’unico criterio che ci fa’ distinguere la lingua dal dialetto è la minore estensione

geografica di quest’ultimo.

Lingua nazionale :si intende il sistema linguistico adottato da una comunità, costituente una

nazione, come contrassegno del proprio carattere etnico e come strumento dell’amministrazione ,

della scuola, degli usi ufficiali e scritti.

BILINGUISMO E VARIETA’ NAZIONALI:In Italia la maggior parte di persone che parlano in

dialetto hanno la capacità di passare alla lingua. Tale capacità e detta Bilinguismo.Il passaggio

dipende dalla situazione :in famiglia, con individui dello stesso paese si parla in dialetto;con

estranei di altre regioni italiane si parla l’Italiano;Oggi l’immagine del dialetto e fuoriavanti;infatti

il processo di Italianizzazione dei dialetti spiega il fatto che sia necessario conoscere quattro varietà

linguistiche:

1. ITALIANO REGIONALE:varietà di Italiano che possiede delle particolarità regionali

avvertibili soprattutto nella pronuncia.in Italia distinguiamo:Settentrionale; Toscana;

Romana; Meridionale.

2. DIALETTO REGIONALE :E’ una varietà di dialetto che ha subito l’influsso dell’Italiano

regionale uno o più livelli:fonologico, sintattico, lessicale, morfologico.

3. ITALIANO COMUNE

4. DIALETTO

Ricordiamo che la conoscenze delle varietà linguistiche può essere :Attiva (capacità di comprendere

e produrre frasi) Passiva (capacità di comprendere).

LA CLASSIFICAZIONE DEI DIALETTI ITALIANI

Il latino volgare si divise in lingue diverse in una serie di numerose parlate.

Nel corso del medioevo entrarono in Italia gruppi etnici, e quindi nuove lingue si aggiunsero.Questa

situazione caratterizzò un frazionamento che si conserva tuttora in Italia.

I dialetti si dividono in due gruppi:

 Dialetti settentrionali che a loro volta si dividono in :gallo-italici;veneti;istriani.

 Dialetti centro meridionali, che a sua volta si dividono in :toscani; meridiani; meridionali

intermedi;meridionali estremi.

Hanno caratteri propri :

 Il sardo che si divide in: logudorese - campidanese; sassarese - gallurese

 Il ladino che si divide in: friulano; ladino dolomitico.

Fuori dai confini italiani si parlano dialetti italiani:

 In corsica: dialetti centro meridionali

 In Istria: dialetti settentrionali

 In Svizzera il romancio che è una varietà del ladino.

In Italia vivono gruppi che parlano lingue diverse dall’Italiano:

 Provenzale(alpi piemontesi:torre pellice;calabria:guardia piemontese)

 Franco - provenzale (valle d’aosta:due comuni della provincia di foggia)

 Tedesco: (alto adige; varie zone delle alpi e delle prealpi)

 Sloveno :( alpi giulie)

 Serbo – croato :( tre comuni del Molise)

 Catalano (sardegna: alghero)

 Albanese: (vari comuni del meridione e della Sicilia)

 Greco :(alcune parti della calabria e del salento).

Nonostante il processo di italianizzazione sia molto avanzato la frammentazione dialettale in Italia e

molto notevole.

CONFRONTO TRA DIALETTI SETTENTRIONALI E FIORENTINO

1. la semplificazione delle consonanti doppie.

2. la consonante sorda intervocalica diventa sonora.(d diventa t)

3. la vocale A diventa E aperta(che prende il nome di vocale turbata).

4. la U tonica del latino diventa U francese

5. la O latina prende il suono tra O ed E

6. cadono nel settentrione le vocali atone

CONFRONTO TRA I DIALETTI CENTRO MERIDIONALI E IL FIORENTINO

 assimilazione :il passaggio delle due consonanti ND in NN

 nelle parole finali in –u la E si muta in I

 nelle parole finali I la E tonica si muta in IE.tale fenomeno si chiama Metafonesi

 PL inizio di parola diventa KJ nel napoletano,PJ nel fiorentino

 la consonante doppia LL diventa DD

 la U finale di parola si conserva

I DIALETTI SI AVVICINANO ALL’ITALIANO

Nei secoli passati i dialetti italiani si conservavano maggiormente nel tempo,proprio perché solo in

pochi avevano il privilegio di spostarsi e conoscere altri dialetti.non era lo stesso per il fiorentino

che una volta avuto successo le opere del Dante, Petrarca, e boccaccia cominciò a diffondersi in

tutta la penisola. Anche se la stragrande maggioranza conosceva il proprio dialetto.Ma alla seconda

metà dell’800 l’unità d’Italia fece si che l’italiano si diffondesse presso la popolazione.Questo era

dovuto in particolare :

1. all’insegnamento obbligatorio

2. le emigrazioni interne

3. lo sviluppo delle grandi città

4. lo sviluppo industriale

5. il servizio militare

6. la necessità di comprendere le disposizioni impartite dallo stato.

In tal modo i dialetti puri tendono ai dialetti regionali, a metà strada tra il dialetto e la lingua.

La penetrazione di elementi della lingua italiana nei dialetti si chiama “italianizzazione dei dialetti”

Tale fenomeno iniziò a svilupparsi nel corso del ‘900, si passo cosi dal dialetto ai dialetti regionali

all’italiano regionale.

La televisione per prima, ma anche la radio, il cinema, i giornali hanno contribuito alla diffusione

dell’italiano;cosi come l’uso della propria automobile, nuove scoperte della medicina, ecc..

attraverso la lingua esistono parole ed espressioni più adatte a quelle dei vari dialetti.

LINGUA E DIALETTO

REPERTORIO LINGUISTICO: Sono le varietà linguistiche possedute da un parlante o da una

comunità di parlanti.

VARIAZIONE DIATOPICA:Variazioni tra varietà geografiche.

DIGLOSSIA:quando un parlante gestisce 2 lingue si parla di bilinguismo,nel caso del dialetto e

dell’italiano possiamo parlare di DIGLOSSIA,differenza di varietà linguistica, una alta e una

bassa.anche se questa definizione non si può accettare perchè l’attuale situazione linguistica non

vede una dimensione linguistica alto, o bassa.per cui possiamo parlare di:

BILINGUISMO ENDOGENO:perché sia la lingua che il dialetto appartengono alla stessa

madre lingua.Lingua e dialetto sono molto vicini e quindi a bassa distanza strutturale.Sono

esogene perché appartengono alla stessa comunità di parlanti.

Il passaggio da una lingua all’altra dipende dalla situazione comunicativa.

LA LINGUA E LA SOCIETA’

La sociolinguistica studia le diversità e le varietà della lingua quali si manifestano in rapporto alle

differenze degli individui e in rapporto alle differenze delle situazioni in cui avviene la

comunicazione.la sociolinguistica si chiede :chi parla , il perchè di chi parla, perchè usa una certa

lingua , a proposito di cosa, con chi, perché e dove.

Dialogo: è un tipo di comunicazione che si oppone al discorso eseguito da una sola persona.

La pronuncia ci fa’ riconoscere se e un italiano medio oppure con caratteristiche regionali.

Ordine esplicito:si usa quando si ha una certa confidenza con l’interlocutore.

Ordine implicito: quando non si ha confidenza con l’interlocutore.(deferenza)

IL PROGETTO

Le nostre azioni presuppongono sempre un piano. Anche parlando e scrivendo facciamo dei piani,

dei progetti.Il progetto può essere modificato nel corso dell’esecuzioni. Perché il linguaggio e anche

controllo dell’interlocutore e di noi stessi. C’è una strategia nel disporre gli argomenti le frasi che i

linguistici chiamano strategia discorsiva.

FUNZIONI DEL LINGUAGGIO

Il linguaggio ha parecchie funzioni:

25. il linguaggio serve a comunicare con gli altri, ma anche con noi stessi(esporre i dati di un

problema di matematica aiuta a l ragionamento.)

26. il linguaggio serve a descrivere il mondo esterno.

27. Serve per inventare qualcosa che non esiste

28. Serve per svolgere un ragionamento, far nascere nuovi punti di vista. E’ fonte di pensieri e

di immagini

29. Serve per affermare i rapporti tra i diversi individui, evidenzia il ruolo che essi occupano

l’uno rispetto a gli altri e alla società.E’ uno dei testimoni più importanti della cultura, della

mentalità delle classi sociali degli individui.

30. E azione(promettere/ giurare)

31. E’ parlare anche di se stesso (metalinguaggio).

SI PARLA IN MOLTI MODI

Parliamo diversamente a seconda di tre fattori:

1. il nostro interlocutore

2. l’argomento di cui si parla

3. il fine che si propone.

Interlocutore: può essere una persona conosciuta o no , una che trattiamo con riguardo o con

confidenza.Questi fattori condizionano le nostre scelte linguistiche.per cui ad esempio utilizziamo il

tu al posto del lei.

L’argomento: ciò di cui si parla può essere noto o sconosciuto all’interlocutore.può essere un fatto

della vita di tutti i giorni oppure un tema specialistico.

Il fine condiziona la scelta delle parole delle espressioni del tipo di frase e di sintassi.

Interlocutore, argomento e fine sono i tre fattori principale della situazione in cui si svolge un

discorso.

Il repertorio linguistico :è l’insieme delle varietà linguistiche possedute da un parlante o da una

comunità di parlanti.

I sottocodici :sono delle varietà del codice presentano la caratteristica di aggiungere ai dati di base

del codice dati che si riferiscono ad un settore di attività sociale e culturale.ciascun

sottocodice può arricchirsi di nuove parole adottandone nuovi significati e contesti

;ciascun sottocodice può avere un sottosottocodice che corrisponde alla suddivisione dei

vari campi del sapere.

Il rapporto tra sottocodice e codice e il rapporto con particolari settori dell’attività umana viene

detto “linguaggio settoriale”.

I registri sono quelle varietà del codice che dipendono dalla situazione e che si realizzano non

aggiungendo qualcosa al codice ma scegliendo tra le diverse possibilità che il codice stesso

offre. Il registro può essere: aulico, colto, formale, medio, colloquiale, informale, popolare,

familiare. Mediante i registri si ottengono i cosiddetti “stili di discorso”che possono

riguardare ciascun sottocodice.

Relazioni di ruolo, sono i diritti e i doveri che sono riconosciuti in modo implicito da tutti i

componenti di una comunità linguistica.le relazioni di ruolo si basano su regole di

comportamento:innanzi tutto l’uso dei pronomi personali;relazione paritaria =tu

reciproco;relazione non paritaria = tu non reciproco.Con il passare del tempo comunque si

ha il mutamento di certi usi linguistici.

ITALIANO STANDARD:Lingua nazionale standard, che si fonda sul parlato delle persone colte e

che ha come modello la lingua scritta.E’ standard quando è parlato in modo uniforme e non risente

della pronuncia dell’italiano regionale.Ciò significa che si tratta di un concetto più teorico che

pratico.E’ il modello a cui tende la lingua, per questo si parla di italiano SUBSTANDARD = tutti

gli usi che si discostano dalla lingua ufficiale,(italiano regionale)

LINGUA PARLATA E LINGUA SCRITTA

Oggi accanto a una lingua standard abbiamo la presenza di una “lingua standard media”che

anticipa l’evoluzione dell’italiano.

Per esempio:

 l’utilizzo del pronome gli al posto di “a lei” “a loro”;

 lui, lei loro al posto di egli, ella, essi;

 utilizzo di ci davanti al verbo avere

 il che polivalente

 costrutti che comportano un’anticipazione;

l’adozione del verbo indicativo in luogo del congiuntivo in preposizioni subordinate.

Perché non si scrive come si parla? Chi scrive è tenuto a una progettazione più accurata che

elimini ogni eventuale ambiguità, ciò è dovuto anche alla permanenza dello scritto , che dura

nel tempo.Chi parla invece lega le parole al tono della voce, ai gesti, ed ha la possibilità di

correggersi di continuo.per cui chi scrive può rilegge quello che ha scritto, mentre chi parla

non può ascoltare quello che dice ciò viene definito come “minore capacità di pianificazione

che distingue lo scritto dal parlato.il parlato gode della Mobilità ;inoltre il testo parlato e in

riferimento alla situazione in cui si svolge.

Com’è fatto un testo parlato: La caratteristica del testo parlato è la “segmentazione in tante unità”

. il collegamento senza congiunzioni (paratassi) sostituisce l’ipotassi.Anche il “mutamento

del progetto” è una caratteristica del parlato

Accanto alle frasi sospese, nel parlato, abbiamo la presenza di frasi frammentarie:

1. Evidenziazione:cambiamento di posto a un elemento della frase.

2. Anacoluto: (tema sospeso) che mette in evidenza il principale centro d’interesse del discorso

3. Frase spezzata :divide un’unica frase in due segmenti diversi. Il passaggio dalla frase di

partenza a quella spezzata,richiede tre operazioni:L’estrazione dell’elemento che si vuole

mettere in risalto;l’aggiunta del verbo essere; il collegamento mediante che con il resto della

frase.

Tali aspetti sono connessi :

1. Frammentazione:ridotta capacità di pianificazione del parlato.

2. Enfasi: espressione emotivamente rilevata.

Il che polivalente:in italiano si utilizza il che per legare 2 proposizioni;tale tendenza ad utilizzare un

solo mezzo di collegamento , universale e generico si inquadra nel fenomeno della semplificazione ,

che caratterizza gli usi informali e spontanei della lingua.

DIFFERENZE TRA LINGUA SCRITTA E LINGUA PARLATA

Esistono differenze tra lingua scritta e lingua parlata, ciò rientra nella competenza metalinguistica:la

capacità che il parlante ha sulla lingua che parla.

Tra lo studio della lingua scritta e quella parlata gli studiosi si sono occupati più di quella scritta,

solo a partire degli anni ’80 si è dato rilievo a quella parlata.

Il Parlato ha priorità:

 FILOGENETICA:precede la lingua parlata a quella scritta.

 ONTOGENETICA:L’acquisizione del bambino della lingua parlata precede quella scritta.

 INTERNA: la parlata dipende da mezzi paralinguistici che solo parzialmente si possono

trasferire nello scritto.(anche il paralinguaggio viene considerato un mezzo del parlato).

VARIAZIONE DIAMESICA: variazione legata al mezzo, al tipo di canale usa.

Caratteristiche del parlato:

 Scarsa pianificazione (immediatezza)

 Feedback:capacità del parlante di avere un ritorno da parte del suo interlocutore e verificare se il

messaggio è stato recepito correttamente.

 Linearità:dovuto al fatto che i suoni si susseguono nel tempo.

 Non permanenza del messaggio :se il parlante deve fissare il contenuto deve ricorrere a

ridondanze e riprese lessicali

Caratteristiche dello scritto:

 Discretezza : un testo scritto permette di tornare indietro nella lettura. Ciò si realizza anche nelle

pagine web.

 Possibilità di rilettura.

POSSIBILI TIPOLOGIE DEL PARLATO :

 Parlato spontaneo – non spontaneo: quelli che risentono di un testo scritto oppure no

 Parlato monologico –dialogico :il primo e il parlato asimmetrico , un solo emittente che parla;il

secondo dove i turni di conversazione sono gestiti da ricevente ed emittente.

 Parlato in assenza- presenza:entrambi interlocutori presenti o assenti, ad es. una conversazione

telefonica,dove il ricorso ai mezzi paralinguistici e minore.

SEGNALI DISCORSIVI:Gli avverbi, gli aggettivi, servono a chiarire l’atteggiamento del parlante,

e hanno un carattere pragmatico.Alcuni come, cioè , diciamo, servono a chiarire quanto è stato già

detto.Il ricorso alla deissi:serve a mettere in relazione l’enunciato con il contesto situazionale e a

collocarlo nello spazio e nel tempo.Le maggiori categorie dei deittici sono quelli Spaziali e

temporali.(es. qui, ora, ecc….).

TRATTI SITUAZIONALI DEL PARLATO E CARATTERISTICHE LINGUISTICHE

1. Scarsa pianificazione(Il parlato e meno progettato) diversa strutturazione e minore

coesione

2. impossibilità di cancellazione autocorrezione

3. non permanenza ridondanza(ripetizioni), replicazione lessicale(per rendere il

mess.più permanente

4. funzione fatica meccanismi di fedback,con elementi chiamati fatismi(per

richiamare l’attenzione dell’interlocutore)

5. conoscenza condivisa creano ellissi(cancellazioni),nel parlato gli elementi che

possono essere cancellati sono di più, nello scritto la presupposizione è maggiore.

SEGNALI DISCORSIVI:hanno la funzione di gestire la comunicazione, come, verbi avverbi,

nomi, che gestiscono il rapporto tra parlante e interlocutore.Alcuni servono ad attenuare il

valore dell’informazione, altri sono DEMARCATIVI, che servono per marcare la conclusione

del discorso(insomma, a fine discorso), o il fatto di mettere il no a fine discorso, per avere una

conferma dall’interlocutore.

 SITUAZIONE LINGUISTICA IN ITALIA

LINGUA E DIALETTI IN ITALIA:Il latino si è frantumato in Italia in una molteplicità di dialetti

che si possono suddividere in gruppi in base a caratteri linguistici( soprattutto fonologici ma anche

lessicali, morfologici, sintattici)

Successivamente , lo svolgersi degli eventi , ha fatto si che in varie zone della Romania singoli

dialetti emergessero e si imponessero su di altri diventando lingue. Così in Italia il dialetto

fiorentino del trecento è diventato la lingua Italiana; in Francia il dialetto dell’ Ile de france è

diventato il francese; in Spagna il dialetto Casigliano e diventato lo spagnolo.

DIFFERENZE TRA DIALETTO E LINGUA: Come l’italiano, i nostri dialetti riflettono

tradizioni e culture nobili; possiedono un lessico e una grammatica:sono diventati a tutti gli effetti

lingue.

Dialetto:E’ usato in un’area circoscritta rispetto alla lingua, la quale appare in un’area più

vasta.

I motivi di tale espansione sono di carattere culturale in Italia ; politici in Francia e in Spagna. In

Italia le opere di Dante, Petrarca e Boccaccia diedero un grande prestigio al fiorentino del trecento

, che in seguito fu adottato dalle persone colte e dai centri di potere della penisola. In Francia e

Spagna invece, il potere monarchico impose di diffondere il dialetto cortigiano.

L’espansione della lingua parlata su un’area più ampia, il fatto che tale lingua possa essere scritta

dai letterati, la circostanza che porta a imporre regole grammaticali e insegnata nelle scuole,tutti

questi fattori tendono a differenziare la lingua dal dialetto.

I fattori che distinguono la lingua dal dialetto sono:

4. la lingua subisce una codificazione, vale a dire che si operano delle scelte tra forma

concorrenti e quindi si propongono dei modelli:cio’ non avviene nei dialetti.

5. la lingua possiede un uso scritto, che manca nei dialetti

6. la lingua gode di prestigio sociale rispetto ai dialetti

7. la lingua ha acquistato una dignità culturale rispetto ai dialetti.

Tuttavia l’unico criterio che ci fa’ distinguere la lingua dal dialetto è la minore estensione

geografica di quest’ultimo.

Lingua nazionale :si intende il sistema linguistico adottato da una comunità, costituente una

nazione, come contrassegno del proprio carattere etnico e come strumento dell’amministrazione ,

della scuola, degli usi ufficiali e scritti.

BILINGUISMO E VARIETA’ NAZIONALI:In Italia la maggior parte di persone che parlano in

dialetto hanno la capacità di passare alla lingua. Tale capacità e detta Bilinguismo.Il passaggio

dipende dalla situazione :in famiglia, con individui dello stesso paese si parla in dialetto;con

estranei di altre regioni italiane si parla l’Italiano;Oggi l’immagine del dialetto e fuoriavanti;infatti

il processo di Italianizzazione dei dialetti spiega il fatto che sia necessario conoscere quattro varietà

linguistiche:

 ITALIANO REGIONALE:varietà di Italiano che possiede delle particolarità regionali

avvertibili soprattutto nella pronuncia.in Italia distinguiamo:Settentrionale; Toscana; Romana;

Meridionale.

 DIALETTO REGIONALE :E’ una varietà di dialetto che ha subito l’influsso dell’Italiano

regionale uno o più livelli:fonologico, sintattico, lessicale, morfologico.

 ITALIANO COMUNE

 DIALETTO

Ricordiamo che la conoscenze delle varietà linguistiche può essere :Attiva (capacità di comprendere

e produrre frasi) Passiva (capacità di comprendere).

LA CLASSIFICAZIONE DEI DIALETTI ITALIANI

Il latino volgare si divise in lingue diverse in una serie di numerose parlate.

Nel corso del medioevo entrarono in Italia gruppi etnici, e quindi nuove lingue si aggiunsero.Questa

situazione caratterizzò un frazionamento che si conserva tuttora in Italia.

I dialetti si dividono in due gruppi:

 Dialetti settentrionali che a loro volta si dividono in :gallo-italici;veneti;istriani.

 Dialetti centro meridionali, che a sua volta si dividono in :toscani; meridiani; meridionali

intermedi;meridionali estremi.

Hanno caratteri propri :

 Il sardo che si divide in: logudorese - campidanese; sassarese - gallurese

 Il ladino che si divide in: friulano; ladino dolomitico.

Fuori dai confini italiani si parlano dialetti italiani:

 In corsica: dialetti centro meridionali

 In Istria: dialetti settentrionali

 In Svizzera il romancio che è una varietà del ladino.

In Italia vivono gruppi che parlano lingue diverse dall’Italiano:

7. Provenzale(alpi piemontesi:torre pellice;calabria:guardia piemontese)

8. Franco - provenzale (valle d’aosta:due comuni della provincia di foggia)

9. Tedesco: (alto adige; varie zone delle alpi e delle prealpi)

10. Sloveno :( alpi giulie)

11. Serbo – croato :( tre comuni del Molise)

12. Catalano (sardegna: alghero)

13. Albanese: (vari comuni del meridione e della Sicilia)

14. Greco :(alcune parti della calabria e del salento).

Nonostante il processo di italianizzazione sia molto avanzato la frammentazione dialettale in Italia e

molto notevole.

CONFRONTO TRA DIALETTI SETTENTRIONALI E FIORENTINO

 la semplificazione delle consonanti doppie.

 la consonante sorda intervocalica diventa sonora.(d diventa t)

 la vocale A diventa E aperta(che prende il nome di vocale turbata).

 la U tonica del latino diventa U francese

 la O latina prende il suono tra O ed E

 cadono nel settentrione le vocali atone

CONFRONTO TRA I DIALETTI CENTRO MERIDIONALI E IL FIORENTINO

10. assimilazione :il passaggio delle due consonanti ND in NN

11. nelle parole finali in –u la E si muta in I

12. nelle parole finali I la E tonica si muta in IE.tale fenomeno si chiama Metafonesi

13. PL inizio di parola diventa KJ nel napoletano,PJ nel fiorentino

14. la consonante doppia LL diventa DD

15. la U finale di parola si conserva

I DIALETTI SI AVVICINANO ALL’ITALIANO

Nei secoli passati i dialetti italiani si conservavano maggiormente nel tempo,proprio perché solo in

pochi avevano il privilegio di spostarsi e conoscere altri dialetti.non era lo stesso per il fiorentino

che una volta avuto successo le opere del Dante, Petrarca, e boccaccia cominciò a diffondersi in

tutta la penisola. Anche se la stragrande maggioranza conosceva il proprio dialetto.Ma alla seconda

metà dell’800 l’unità d’Italia fece si che l’italiano si diffondesse presso la popolazione.Questo era

dovuto in particolare :

3. all’insegnamento obbligatorio

4. le emigrazioni interne

5. lo sviluppo delle grandi città

6. lo sviluppo industriale

7. il servizio militare

8. la necessità di comprendere le disposizioni impartite dallo stato.

In tal modo i dialetti puri tendono ai dialetti regionali, a metà strada tra il dialetto e la lingua.

La penetrazione di elementi della lingua italiana nei dialetti si chiama “italianizzazione dei dialetti”

Tale fenomeno iniziò a svilupparsi nel corso del ‘900, si passo cosi dal dialetto ai dialetti regionali

all’italiano regionale.

La televisione per prima, ma anche la radio, il cinema, i giornali hanno contribuito alla diffusione

dell’italiano;cosi come l’uso della propria automobile, nuove scoperte della medicina, ecc..

attraverso la lingua esistono parole ed espressioni più adatte a quelle dei vari dialetti.

LA LINGUA E LA SOCIETA’

La sociolinguistica studia le diversità e le varietà della lingua quali si manifestano in rapporto alle

differenze degli individui e in rapporto alle differenze delle situazioni in cui avviene la

comunicazione.la sociolinguistica si chiede :chi parla , il perchè di chi parla, perchè usa una certa

lingua , a proposito di cosa, con chi, perché e dove.

Dialogo: è un tipo di comunicazione che si oppone al discorso eseguito da una sola persona.

La pronuncia ci fa’ riconoscere se e un italiano medio oppure con caratteristiche regionali.

Ordine esplicito:si usa quando si ha una certa confidenza con l’interlocutore.

Ordine implicito: quando non si ha confidenza con l’interlocutore.(deferenza)

IL PROGETTO

Le nostre azioni presuppongono sempre un piano. Anche parlando e scrivendo facciamo dei piani,

dei progetti.Il progetto può essere modificato nel corso dell’esecuzioni. Perché il linguaggio e anche

controllo dell’interlocutore e di noi stessi. C’è una strategia nel disporre gli argomenti le frasi che i

linguistici chiamano strategia discorsiva.

FUNZIONI DEL LINGUAGGIO

Il linguaggio ha parecchie funzioni:

32. il linguaggio serve a comunicare con gli altri, ma anche con noi stessi(esporre i dati di un

problema di matematica aiuta a l ragionamento.)

33. il linguaggio serve a descrivere il mondo esterno.

34. Serve per inventare qualcosa che non esiste

35. Serve per svolgere un ragionamento, far nascere nuovi punti di vista. E’ fonte di pensieri e

di immagini

36. Serve per affermare i rapporti tra i diversi individui, evidenzia il ruolo che essi occupano

l’uno rispetto a gli altri e alla società.E’ uno dei testimoni più importanti della cultura, della

mentalità delle classi sociali degli individui.

37. E azione(promettere/ giurare)

38. E’ parlare anche di se stesso (metalinguaggio).

SI PARLA IN MOLTI MODI

Parliamo diversamente a seconda di tre fattori:

1. il nostro interlocutore

2. l’argomento di cui si parla

3. il fine che si propone.

Interlocutore: può essere una persona conosciuta o no , una che trattiamo con riguardo o con

confidenza.Questi fattori condizionano le nostre scelte linguistiche.per cui ad esempio utilizziamo il

tu al posto del lei.

L’argomento: ciò di cui si parla può essere noto o sconosciuto all’interlocutore.può essere un fatto

della vita di tutti i giorni oppure un tema specialistico.

Il fine condiziona la scelta delle parole delle espressioni del tipo di frase e di sintassi.

Interlocutore, argomento e fine sono i tre fattori principale della situazione in cui si svolge un

discorso.

Il repertorio linguistico :è l’insieme delle varietà linguistiche possedute da un parlante o da una

comunità di parlanti.

I sottocodici :sono delle varietà del codice presentano la caratteristica di aggiungere ai dati di base

del codice dati che si riferiscono ad un settore di attività sociale e culturale.ciascun

sottocodice può arricchirsi di nuove parole adottandone nuovi significati e contesti

;ciascun sottocodice può avere un sottosottocodice che corrisponde alla suddivisione dei

vari campi del sapere.

Il rapporto tra sottocodice e codice e il rapporto con particolari settori dell’attività umana viene

detto “linguaggio settoriale”.

I registri sono quelle varietà del codice che dipendono dalla situazione e che si realizzano non

aggiungendo qualcosa al codice ma scegliendo tra le diverse possibilità che il codice stesso

offre. Il registro può essere: aulico, colto, formale, medio, colloquiale, informale, popolare,

familiare. Mediante i registri si ottengono i cosiddetti “stili di discorso”che possono

riguardare ciascun sottocodice.

Relazioni di ruolo, sono i diritti e i doveri che sono riconosciuti in modo implicito da tutti i

componenti di una comunità linguistica.le relazioni di ruolo si basano su regole di

comportamento:innanzi tutto l’uso dei pronomi personali;relazione paritaria =tu

reciproco;relazione non paritaria = tu non reciproco.Con il passare del tempo comunque si

ha il mutamento di certi usi linguistici.

LINGUA PARLATA E LINGUA SCRITTA

Oggi accanto a una lingua standard abbiamo la presenza di una “lingua standard media”che

anticipa l’evoluzione dell’italiano.

Per esempio:

 l’utilizzo del pronome gli al posto di “a lei” “a loro”;

 lui, lei loro al posto di egli, ella, essi;

 utilizzo di ci davanti al verbo avere

 il che polivalente

 costrutti che comportano un’anticipazione;

 l’adozione del verbo indicativo in luogo del congiuntivo in preposizioni subordinate.

Perché non si scrive come si parla? Chi scrive è tenuto a una progettazione più accurata che

elimini ogni eventuale ambiguità, ciò è dovuto anche alla permanenza dello scritto , che dura

nel tempo.Chi parla invece lega le parole al tono della voce, ai gesti, ed ha la possibilità di

correggersi di continuo.per cui chi scrive può rilegge quello che ha scritto, mentre chi parla

non può ascoltare quello che dice ciò viene definito come “minore capacità di pianificazione

che distingue lo scritto dal parlato.il parlato gode della Mobilità ;inoltre il testo parlato e in

riferimento alla situazione in cui si svolge.

Com’è fatto un testo parlato: La caratteristica del testo parlato è la “segmentazione in tante unità”

. il collegamento senza congiunzioni (paratassi) sostituisce l’ipotassi.Anche il “mutamento

del progetto” è una caratteristica del parlato

Accanto alle frasi sospese, nel parlato, abbiamo la presenza di frasi frammentarie:

 Evidenziazione:cambiamento di posto a un elemento della frase.

 Anacoluto: (tema sospeso) che mette in evidenza il principale centro d’interesse del discorso

 Frase spezzata :divide un’unica frase in due segmenti diversi. Il passaggio dalla frase di

partenza a quella spezzata,richiede tre operazioni:L’estrazione dell’elemento che si vuole

mettere in risalto;l’aggiunta del verbo essere; il collegamento mediante che con il resto della

frase.

Tali aspetti sono connessi :

 Frammentazione:ridotta capacità di pianificazione del parlato.

 Enfasi: espressione emotivamente rilevata.

Il che polivalente:in italiano si utilizza il che per legare 2 proposizioni;tale tendenza ad utilizzare un

solo mezzo di collegamento , universale e generico si inquadra nel fenomeno della semplificazione ,

che caratterizza gli usi informali e spontanei della lingua.

 Il nome varia nel

 genere (maschile o femminile),

 numero (singolare o plurale) .

In base al significato, i nomi vengono poi suddivisi in comuni, propri, concreti, astratti,

collettivi, numerabili e non numerabili. GENERE

Per quanto riguarda le persone e gli animali, la distinzione avviene in relazione al sesso, ma

non sempre il genere grammaticale coincide con quello naturale. In questi casi, l’accordo delle

parole che si riferiscono al nome va fatto tenendo conto del genere grammaticale.

Per quanto riguarda le cose, gli elementi che ne determinano il genere sono due: il significato

e la terminazione. Generalmente si hanno:

Significato Terminazione

Alberi,metalli ed elementi chimici O, consonante,e

Maschili mesi,giorni,monti,mari,fiumi,laghi,

punti cardinali

Frutti,scienze, nozioni A,i,tà,tù,e.

Femminili astratte,continenti,stati,regioni,

città,isole.

FORMAZIONE DEL FEMMINILE

Alcuni nomi , se cambiano la vocale finale o il genere dell’articolo cambiano il loro

significato (es.modo-moda, pianto-pianta).

Esempio

Nomi Nomi di genere Nome di genere

Maschile Femminile indipend comune promiscuo (animali)

essa Poeta-poetessa enti

a Hanno Hanno un’unica forma Hanno un’unica forma

A Alunno\ a radici x M e F x M e F

o (raro essa) diavolo-diavolessa

diverse x

M e F

A Signore\a

e Padre- E (nipote) L’aquila maschio-

essa Conte-contessa madre Part.pres.(cantante) l’aquila femmina, il

Trice Attore-attrice Frate- Ista-cida(pianista) leopardo maschio-il

tore (rari essa,tora) Traditore\a suora A (collega) leopardo femmina.

Toro-

26strice Possessore\ditrice

sore mucca

Pochi sora Uccisore\sora

Eroe-eroina,re-regina,strega-stregone,

c.particol. dio-dea,cane-cagna

NUMERO Plurale dei nome in E

Sing. Pl. Plurale dei nomi in A

Femminili in a e S P

INGOLARE LURALE S P

INGOLARE LURALE

Plurale dei

Maschili in a i Masc. Femm. maschile femminile

nomi in O

Maschili e femminili in o i

S P

INGOLARE LURALE e i i a i e

Maschili e femminili in e i

Masc. Femm.e Ca ga Chi ghi Che ghe

o i I Cìa gìa Cìe gìe

Co go (piane) Chi ghi Cia gia Cie gie(se c e g

Co go (sdruc.) Ci gi sono precedute.da

vocale),

Io (i tonica) ìi cia gia ce ge(se c e g sono

precedute da

Io (i atona) i consonante)

Sostantivo Aggettivo Verbo Avverbio

Sostantivo Al plurale solo il Entrambi

2°elemento diventano plurali

Aggettivo Al plurale solo il

2°elemento

Verbo Se S. è plurale resta invariabili invariabili

invariato.

Se S. è singolare,può

restare invariato o

plurale

Se S .è femminile

resta invariato.

Preposizione Non hanno una

o avverbio regola fissa.

(Prefissati) NOMI INVARIABILI

Si definiscono tali quei nomi che hanno la stessa forma al singolare e al plurale. Per

distinguere il numero ci si affida all’aggettivo, al verbo, al contesto.

Categoria Esempi

Maschili in A Il\i vaglia, il\i cinema

Femminili in O La\le radio, la\le moto

Femminili in IE La\le serie, la\le specie

Nomi in I Il\i brindisi,l’\le oasi

monosillabici Il\i re, la\le gru

Vocale tonica finale La\le virtù, il\i caffè,

la\le città, la\le novità

Consonante finale Il\i film, il\i bar

NOMI PRIVI DI SINGOLARE E PLURALE (DIFETTIVI).

Esistono dei nomi che esistono solo al singolare o al plurale.

Hanno il singolare: Hanno il plurale

39. Nomi astratti (es.coraggio)  nomi in cui si distinguono 2 parti (i pantaloni, gli occhiali)

40. alcuni nomi collettivi (la plebe)  nomi indicanti più cose, più azioni (le stoviglie, i dintorni)

41. alcuni nomi di malattia (la malaria) 

42. elementi chimici e metalli (l’idrogeno,il piombo) nomi dotti (le calende, le tenebre)

43. nomi di festa (il Natale)

44. nomi indicanti cose uniche in natura (l’equatore)

45. prodotti alimentari (il latte,il miele)

46. nomi come sangue, fame sete

NOMI SOVRABBONDANTI

Hanno il doppio singolare Hanno il doppio plurale (spesso Hanno doppio plurale e singolare

cambia il significato)

9. forestiere\o 4. i bracci\le braccia 15. orecchio\a orecchi\e

10. sparviere\o 5. i fusi\le fusa 16. strofa\e strofe\i

11. nocchiere\o 6. i gesti\le gesta 17. frutto\a frutti\a\e

12. destriere\o 7. i membri\le membra

13. scudiere\o 8. i muri\le mura

14. arma\e 9. gli ossi\le ossa

PLURALE DEI NOMI COMPOSTI

La composizione consiste nell’unire due o più parole diverse per dar vita a una nuova parola.

Affisso: termine con cui vengono indicati prefissi e suffissi.

Aspetto: modo in cui è concepita l’azione indicata da un verbo, ovvero la durata nel tempo di tale

azione e la sua compiutezza o incompiutezza.

Atti linguistici: oggetto di studio della linguistica pragmatica. Sono di 3 tipi:

 atto locutorio, che consiste nel proferire un enunciato fornito di senso e struttura grammaticale;

 atto illocutorio, che consiste ne fare un’azione dicendo qualcosa;

 atto perlocutorio, che è tale da provocare un effetto sull’ascoltatore.

Calco: forma particolare di prestito. Esistono 2 tipi di calchi:

47. calco di traduzione, quando la struttura di una parola composta straniera viene riprodotta

con materiale della lingua ricevente.

48. Calco semantico, quando una parola già presente nella lingua acquisisce un nuovo

significato sul modello di una corrispondente parola di lingua straniera.

Codice: qualsiasi sistema di segni destinato a rappresentare e a trasmettere informazioni da un

mittente e un ricevente.

Competenza\Esecuzione: nella grammatica generativo-trasformazionale è la capacità che ogni

parlante possiede di comprendere e produrre potenzialmente tutte le frasi di una lingua.

L’esecuzione, invece, riguarda le reali manifestazioni della competenza dei parlanti, cioè le frasi.

Composto: unità lessicale risultante dalla fusione di almeno due unità lessicali diverse.

Deittici: si chiamano deittici gli elementi della lingua che mettono in rapporto l’enunciato con la

situazione in cui esso viene prodotto.

Denotazione\connotazione: la denotazione è il significato fondamentale di una parola. La

connotazione è il contenuto emotivo.

Derivazione: Processo di formazione di una parola per cui una base lessicale si unisce ad uno o più

affissi. A differenza del composto, la parola derivata contiene almeno una forma legata.

Diacronia\Sincronia: La D. riguarda l’evoluzione nel tempo di una lingua. La linguistica

diacronica studia i processi di sviluppo di una lingua, ne ricostruisce la storia. La S. riguarda lo stato

di una lingua considerato nel suo funzionamento in un certo tempo, escludendo la prospettiva

storica.

Enunciato: qualsiasi combinazione di parole, sintatticamente e semanticamente compiuta, emessa

dai parlanti in una situazione comunicativa. Un enunciato può essere formato da una o più frasi.

Teoria dell’enunciazione: considera la lingua come un agire.

Fonetica\Fonologia: la fonetica studia i suoni del linguaggio (foni) nel loro aspetto fisico; la

fonologia invece, studia i suoni distintivi di una lingua (fonemi).

Grammatica generativo-trasformazionale: teoria linguistica elaborata da Chomsky tra il 1950 e il

970 che considera la grammatica come un insieme di regole di trasformazione, le quali generano

ogni possibile frase partendo da un numero limitato di frasi di base. Inoltre le frasi hanno una

struttura superficiale e una profonda. La prima è la frase così come appare. La seconda è la matrice

della frase.

Icona\ Simbolo \Indice: l’icona è un segno il cui rapporto con la cosa denotata non si fonda su una

convenzione, come accade con il simbolo, o sulla contiguità, come accade con l’indice, ma su una

certa somiglianza tra il segno e il denotato.

Ipotassi: procedimento sintattico nel quale le proposizioni sono poste in un rapporto di

subordinazione, espresso da congiunzioni subordinanti e da un particolare uso dei modi e ei tempi

verbali. Mentre nell’ipotassi si ha un rapporto di subordinazione tra le proposizioni che

compongono un periodo, nella paratassi, tra le stesse si ha un rapporto di coordinazione.

Langue\Parole: Saussure introdusse questa coppia di termini definendo la langue come

“un’insieme di convenzioni necessarie adottate dalla società per permettere l’uso della facoltà del


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Tavoni Mirko.

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