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Linguistica italiana

Informazioni sul corso

Docente: Volpi Mirko

Crediti: 6

SSD: L-FIL-LET/12 (linguistica italiana)

Programma e contenuti

Il corso intende affrontare in prospettiva storica, attraverso la lettura e il commento linguistico di testi significativi, e alla luce delle indispensabili nozioni di istituzioni di grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, il lento e difforme convergere delle scriptae municipali verso il modello tosco-fiorentino, a partire dal quadro linguistico dell'Italia medievale delineato da Dante dal I libro del De vulgari eloquentia.

Il corso intende fornire nozioni basilari di storia della lingua italiana e dei suoi dialetti, in particolare sulle sue varietà antiche fino alla riforma del Bembo. Al termine del corso gli studenti dovranno saper riconoscere i principali fenomeni della grammatica storica ed essere in grado di condurre un'analisi accurata di un testo in italiano antico.

Lezione 1

Esame: i testi che analizzeremo sono fino al ‘300, mentre il programma del manuale arriva fino al ‘500. Vedi bene il De vulgari eloquentia.

"Storia della lingua italiana" equivale a linguistica italiana. È lo studio dell’evoluzione nel tempo delle trasformazioni che la lingua italiana ha conosciuto da quando è nata: sia la lingua degli scrittori sia quella del popolo, scritta e parlata, documenti di vari tipi, come è stata usata dalla comunità e che ci caratterizza e distingue. "La mia patria è la mia lingua".

La conquista di una lingua comune è stata, soprattutto in Italia, frutto di un lungo processo, parliamo di un percorso lungo quasi 7 secoli. 960 d.C.: primo documento scritto in volgare, non più in latino ma da lui derivante.

Componenti della lingua

  • Sintassi, morfologia e lessico sono le 3 macro-componenti della lingua.

Lingua come fatto sociale e organismo vivente

La lingua è un fatto sociale: non è un elemento astratto, slegato dalla storia, ma è un istituto sociale alla pari di tutti gli altri; cambia col cambiare della società/storia e in altri casi la influenza. La lingua è un organismo in continua evoluzione: nasce, cresce, si trasforma e a volte muore (vedi ad esempio il latino), come un vero e proprio organismo vivente.

A queste evoluzioni contribuiamo tutti noi inconsapevolmente, proprio per il fatto che la usiamo per comunicare e dunque è una lingua viva, capace di "digerire le novità". Ad esempio: apericena e cantautore sono parole macedonie, mix di due parole già esistenti.

Norma e cambiamento

Col tempo cambia la percezione della norma: cioè la grammatica, ciò che stabilisce cosa è corretto e cosa no. Ma anche la norma è mutabile, varia in base al periodo storico, cambia insieme alla lingua.

Ad oggi sono frequenti gli anglicismi (mix con inglese), un tempo erano più frequenti i francesismi. Tutti i verbi che derivano dalle parole straniere vanno in 1° coniugazione, ad esempio "whatsappare" che è un forestierismo.

Arrigo Castellani e i forestierismi

Arrigo Castellani era pro forestierismi, ma solo se correttamente italianizzati, e solo nel caso in cui non ci fosse il corrispettivo in italiano. Castellani ha sostituito/tradotto la parola smog (smoke+fog) in fubbia (fumo+nebbia) per italianizzarlo.

Evoluzione della lingua italiana

Nel corso vedremo le prime fasi dell’evoluzione della lingua italiana fino al pieno ‘300, un periodo molto ricco per la lingua. Fare storia della lingua significa fare la storia di un popolo. "Storia linguistica italiana" a differenza di "storia della lingua italiana" significa la storia delle varietà linguistiche che sono sempre state attive e presenti sul suolo italiano. Perché quella che identifichiamo come lingua italiana oggi non è altro che una varietà di uno dei dialetti volgari scaturiti dal latino, si tratta del volgare fiorentino trecentesco.

Alle origini convivevano una serie di volgari municipali, tutti ugualmente derivanti dal latino ma tutti diversi, e tutti con la stessa dignità. Si è imposto il fiorentino per il suo prestigio a livello letterario, soprattutto grazie a Dante e poi a Pietro Bembo con le sue Prose della volgar lingua.

Non avendo l’Italia un unico potere centrale capace di imporsi su tutto il territorio, non è stata possibile un’unificazione linguistica. L’unità del Regno d’Italia avviene nel 1861.

Unificazione linguistica letteraria

L’unificazione linguistica a livello letterario è stata precoce, proprio grazie a Dante, Petrarca e Boccaccio. Questo non avviene per quanto riguarda il parlato che si unifica solo nel Novecento grazie alla radio e televisione, infatti fino a quel momento c’erano ancora moltissimi dialettofoni (chi sa esprimersi solo in dialetto).

Quindi l’italiano è una lingua giovane e quindi più pronta ai cambiamenti se intesa in senso stretto. Ma a livello generale è antica, più di molte altre lingue europee. In italiano è possibile leggere un testo trecentesco senza troppe difficoltà, questo non è possibile in lingue come ad esempio il francese.

Compresenza di volgari

Fra ‘200 e ‘300 la compresenza di volgari favorisce la nascita di testi letterari e non-letterari; importanti per l’analisi, in particolare gli atti notarili e giuridici, questi ultimi sono i più importanti perché ci permettono di avvicinarci molto meglio alla lingua che era effettivamente in uso in quel momento storico.

I testi siciliani del ‘200 che passarono per le mani dei toscani sono stati modificati, per questo non abbiamo più gli originali.

Importanza delle fonti

Ogni documento è una fonte, e ogni documento storico è un documento linguistico, dalla lista della spesa alla postilla a margine di uno scritto.

Lezione 2

Fiorentino aureo: quello del pieno ‘300 di Dante, Petrarca e Boccaccio.

Le altre nazioni europee, avendo avuto una precoce unità nazionale sotto la monarchia, hanno una lingua parlata ad oggi molto lontana rispetto a quella del ‘300, che di conseguenza gli risulterà quasi incomprensibile a differenza dell’italiano.

1938: Prima cattedra di storia della lingua italiana a Firenze, Bruno Migliorini. Poi nel ‘57 arriva anche a Roma, Parma e Milano.

Bruno Migliorini giovane rispetto alle altre discipline. Il decennio d’oro è stato negli anni 50 del ‘900.

Nel 1952 a Firenze esce Nuovi testi fiorentini del Dugento a cura di Arrigo Castellani. È importante perché per la prima volta è interamente dedicato allo studio di testi di tipo pratico fiorentini del ‘200, e non più solo testi poetici, artistici o letterari. Ma documenti con un’utilità (tipo testamenti) che escludeva la necessità di innalzare lo stile, così ci restituiscono un’immagine più autentica del fiorentino parlato.

La cosa importante è che grazie allo studio approfondito della fonetica e della morfologia abbiamo la fotografia del fiorentino duecentesco. Ancora oggi è un testo di riferimento quello del Castellani. Permette di misurare gli scarti confrontando con la lingua dei poeti, più latineggiante.

Mancanza di una storia linguistica

Quello che però mancava nel panorama italiano era una vera storia linguistica (per la Francia esisteva invece, e anche per la Spagna seppure meno organica); lacuna sanata nel 1960 da Bruno Migliorini con Storia della lingua italiana, pubblicata in una data simbolica, millesimo anniversario.

Carlo Dionisotti in una recensione dice che è un libro onesto, sano, utile e non problematico (con poche chiacchiere teoriche). I primi 3 capitoli esaminano dalla latinità ai primordi. 1225: data di composizione del cantico di San Francesco; a partire da qui la lingua letteraria è ormai formata, data di inizio della scuola poetica siciliana. Ecco perché il Migliorini la tiene come data paletto. Tutti gli altri capitoli sono scanditi dai secoli. Il testo si interrompe con lo scoppio della prima guerra mondiale.

Evoluzione dell'italiano e unificazione

Una delle tappe di evoluzione dell’italiano e di unificazione, per la prima volta ha imposto alle masse di spostarsi e di comunicare, infatti nelle trincee si ritrovavano insieme italiani provenienti da tutta la penisola. Inoltre scatena la prima forte produzione di scritti di massa: i soldati scrivevano le lettere da mandare a casa, ci sono pervenuti migliaia di documenti.

Migliorini si occupa anche di lingua contemporanea.

Dante e l'importanza della lingua

Altra eccezione la troviamo al capitolo 5, l’unico dedicato interamente a un autore. Si tratta di Dante; l’eccezione è dovuta alla sua enorme importanza. L’Italia non aveva coscienza della sua sostanziale unità culturale, ma Dante la sentì e la rivelò. Non tanto con i suoi scritti teorici, quanto con La Commedia, in cui gli italiani riconobbero la propria lingua riplasmata e sublimata.

Per il resto paragrafi e argomenti dei singoli capitoli si somigliano molto: vicende politiche, vita culturale, lessicografia, grammatica, rapporti con il latino ecc. Migliorini ci fa capire l’importanza della distinzione tra storia linguistica esterna e interna.

Storia linguistica esterna e interna

Storia linguistica esterna: insieme di tutti i fattori capaci di condizionare una lingua; dal territorio ai fatti storici, vicende demografiche, politiche, economiche, culturali. È quella che il Migliorini esalta e a cui dà più importanza.

Storia linguistica interna: sviluppi fonetici, morfologici e grammatica storica.

Migliorini fa una premessa iniziale: l’obiettivo della sua enorme ricerca è quello di dare all’Italia un testo che le mancava, proprio perché come già detto, era stato dato peso solo all’analisi dei testi degli autori e non erano stati considerati i documenti provenienti dal popolo, gli unici in grado di dare muto consenso della totalità parlata, ovvero che nella lingua in uso comune i cambiamenti avvengono continuamente, le forme si impongono con l’uso (es. apericena, whatsappare, ecc. ai giorni nostri) e l’uso non lo fanno gli intellettuali ma il popolo.

Il manuale si interrompe con l’ultimo capitolo che tratta fino a inizio ‘900. Infine c’è l’epilogo: l’italiano sarà ciò che saranno gli italiani.

Storia linguistica dell'Italia Unita

1963: un altro volume importante, Storia linguistica dell’Italia Unita di De Mauro. Introduce un metodo in parte già presente nel Migliorini; storia linguistica strettamente legata alla storia sociale. De Mauro analizza gli elementi che hanno contribuito a una piena unificazione linguistica. La lingua letteraria è solo uno degli elementi, perché si stava allontanando dalla lingua parlata. Nel 2015 De Mauro ha pubblicato una seconda parte del volume, per integrare fino a tempi più recenti.

Mutamenti linguistici

Torniamo alla questione della storia linguistica esterna e interna. Firenze, peste di metà ‘300 devasta l’Europa e la città ne viene decimata. Fu ripopolata col contributo decisivo del contado, le persone dalla campagna si spostano in città -> mutamenti linguistici, i campagnoli fuori Firenze non parlavano lo stesso fiorentino dei cittadini.

Fiorentino argenteo: fine ‘300 inizio ‘400, una delle ragioni della sua esistenza è proprio la peste. Stessa cosa accadde col sacco di Roma (1527): se fino a inizio 1500 era una lingua simile a quella del sud, poi la popolazione si rinnova con l’ingresso di quelli da nord, e così si allontana dalle lingue meridionali diventando una lingua di centro-Italia.

Concetto di assi di variazione

La lingua varia lungo almeno 5 assi, lungo i quali si osservano vari tipi di variazioni.

  • Variazione diatopica: luogo; ad oggi visibile ad esempio in alcune zone in cui si mette l’articolo davanti al nome di persona, oppure alcune parole con lo stesso significato variano in base alla regione (gruccia - omino - appendino - stampella; ragazzo - moroso - zito), può avvenire sia per il lessico che per la sintassi.
  • Variazione diacronica: tempo; variazioni lungo l’asse temporale.
  • Variazione diastratica: il variare della lingua al variare della condizione economica/culturale/sociale/anagrafica.
  • Variazione diafasica: varia in base al contesto comunicativo, a seconda della persona con cui si sta parlando (mamma, professore, amico, presidente).
  • Variazione diamesica: al variare del mezzo di comunicazione, scritto o parlato e ad oggi anche il trasmesso per via tecnologica.

Lezione 3

Geografia e storia della letteratura italiana

Riprendiamo da dove eravamo rimasti. Nel ‘200-‘300 i volgari della penisola hanno più o meno una stabilità sufficiente e iniziano a manifestarsi i primi testi letterari. Col cantico di San Francesco la lingua poetica è già abbastanza consolidata. Fino all’esperienza dei grandi siciliani del XII secolo abbiamo testimonianza della lingua delle origini grazie ai documenti non letterari, testi di tipo pratico.

Negli ultimi anni è stato scoperto un documento ravennate romagnolo, è importante perché fa capire che c’era una certa autonomia di quella lingua poetica. Tornando ai testi pratici, la maggior parte di questi si trovano all’interno di testi costituzionalmente latini (lingua ufficiale) dentro cui troviamo significativi pezzetti in volgare.

La prima testimonianza di volgare francese è nei giuramenti di Strasburgo dell’800 d.C., sigillati dal Re. In Italia invece è il documento relativo alle terre del monastero di Montecassino (una lite tra vicini di casa).

Fino al X-XI secolo gli uomini erano più legati alle attività pratiche piuttosto che alla letteratura. La maggior parte dei documenti letterari che abbiamo sono di tipo giuridico-notarile, si caratterizzano per la loro casualità, sia nel loro ritrovamento che nel fatto che il notaio, o chi per lui, non scrivesse solo in latino. Il ruolo dei notai è stato molto importante, specialmente a Bologna, si tratta di una figura a contatto con la scrittura latina, che nel medioevo era già piena di volgarismi. Il notaio traduceva dal latino al volgare e viceversa per le testimonianze verbali delle parti in causa.

Lezione 4

Grammatica storica

Oggi iniziamo ad avvicinarci alla grammatica storica. Primario interesse per la grammatica è la formazione della lingua, gli elementi interni alla storia linguistica (non esterni) e la dimensione diacronica.

Fonetica e sistema fonetico italiano

Cosa sono i fonemi, il sistema fonetico italiano? Vedi T05 di Kiro. Guarda sul quaderno le trasposizioni dei simboli della tabella. Le vocali vanno a parte perché prodotte con un’unica emissione di fiato non interrotto da nessun luogo interno al cavo orale.

Luogo dell'articolazione e modo dell'articolazione

Luogo dell’articolazione: dove si chiude il canale.

Modo dell’articolazione: come si chiude il canale di questi due fatti tecnici fisici interni al cavo orale per produrre le consonanti.

Sorda e sonora

Un terzo parametro oltre i primi due è la distinzione tra sorda e sonora:

  • Sorda: non vibrano le corde vocali.
  • Sonora: vibrano le corde vocali.

Modalità di articolazione

Tra i modi di articolazione abbiamo:

  • Occlusive: possono essere orali o nasali. Inoltre si distinguono tra bilabiali, dentali e velari. L’occlusiva nasale palatale indicata con il simbolo n con asticella lunga indica il suono "gn".

N.B: i simboli nella tabella sono la trasposizione fonetica, non i grafemi che indicano le singole lettere dell’alfabeto. Quando li uso nello scritto devo metterli tra /.../ oppure tra [..]. Il grafema è quel simbolo che corrisponde a un suono, a un fonema. I digrammi invece sono coppie di grafemi che vanno a individuare un unico suono. Oppure un digramma, unico segno per indicare due suoni.

Il fonema prescinde dalle convenzioni ortografiche di una lingua, quale che sia la sua rappresentazione grafica è un altro fatto, non incide sulla qualità del suono. Il fonema è un fonema in un certo senso astratto. Il fonema esiste a prescindere dal grafema. Uso del grafema /k/ per la resa della occlusiva velare sorda (c, di cane).

Affricate e fricative

Affricate: fanno passare un po’ il fiato. L’affricata alveolare "z" sorda /ts/ corrisponde alla nostra di "zio". Invece /dz/ è l’affricata alveolare sonora che corrisponde a "z" di "zero".

Costrittive o fricative: sono tutte orali. Ci sono le labiodentali, alveolari, un’alveopalatale e una palatale.

Le modalità della presentazione grafica esulano dall’effettiva pronuncia del suono, che come detto prima, è un concetto astratto. Tutti i suoni sono fonemi, il grafema è il suono e il fonema è il simbolo per rappresentare quel suono.

Aggiungiamo a questo schema della T05, la labiovelare Q, combinazione di una velare più la semiconsonantica "u" rappresentata come /w/. Semiconsonanti possono essere solo i e u quando non sono accentate, e se sono seguite da una vocale.

Le vocali toniche in italiano sono 7, perché della "e" e della "o" esistono due versioni, quella aperta e quella chiusa.

Grammatica storica

Adesso possiamo passare alla grammatica storica. T06, cartina. L’italiano non deriva dal latino, ma continua quello che gli studiosi hanno definito latino volgare. Quelle che noi chiamiamo lingue romanze sono quelle che derivano dal latino volgare. È un latino opposto a quello classico, che a un certo punto non si userà più a livello di comunicazione quotidiana.

Il latino volgare veniva usato per il parlato in ogni gruppo sociale, in quasi tutta l’area dell’impero romano, era in uso prima nelle classi meno alfabetizzate e poteva variare in base al luogo. L’Africa del nord ha perduto qualsiasi tipo di sostrato di latino. Le lingue romanze da ovest a est sono: portoghese, castigliano, catalano, provenzale, antico francese, ladino, sardo, rumeno (ultima lingua romanza a est, ad oggi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aurorabss di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Volpi Mirko.
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