Linguistica italiana
L’italiano è una lingua che deriva dal latino e fa parte delle lingue romanze (portoghese, francese, occitano o provenzale, rumeno). Le lingue romanze si sono sviluppate dal ‘latino volgare’, anche se molte parole derivano dal latino e trovano corrispondenza in altre zone della Romania (area romanza nel suo complesso). Anche il friulano e il sardo rientrano nella definizione di lingue poiché hanno una specifica ‘glottologica’, ma oggi hanno una funzione uguale a quella dei dialetti (l.volg. FUMUS fumu; spag. Humo; port. Fumo).
Latino volgare
Per latino volgare si intendono i diversi livelli linguistici che esistevano del latino, da distinguere però con quello letterario. Questi livelli sono ‘sermo plebeius’, ‘militaris’, ‘provincialis’ ovvero la lingua del popolo, dei soldati e dei provinciali; inoltre, con il termine latino volgare si intende poi uno sviluppo diacronico della lingua latina che si avvicina al romanzo. Il concetto di ‘latino volgare’ racchiude in sé una componente sociolinguistica (sincronica) e una diacronica. Il latino, come tutte le lingue, mutò nel corso del tempo: alcuni territori dell’Impero ricevettero un latino diverso da altri (es. l. colto ALTUS=ALTIOR → l. volg. MAGIS ALTUS/ PLUS ALTUS dove magis è usato per le zone laterali dell’Impero, il plus al centro).
Il latino non possedeva un’unità linguistica e non si impose uniformemente in tutti gli stati conquistati dai romani (si impose in Gallia, Dalmazia, Dacia); inoltre, nella parte orientale dell’Impero (Grecia, Macedonia, Egitto) era prevalente l’uso del greco, considerato dai romani l’unica lingua degna di sopravvivere e di rispetto. Le altre lingue, invece, erano considerate ‘barbare’.
Latino e germanico
Dopo la conquista della Gallia, la Germania fu il primo territorio di confine; nel 9 d.C. ci fu la disfatta della selva di Teutoburgo (Tacito, Annales). Tacito narra una vicenda: il comandante germanico Arminio che insulta i romani con parole in parte latine. Ciò mostra come l’influenza del latino sia enorme e che chi entrava in contatto con il popolo romano era indirettamente influenzato dalla propria cultura e dalla lingua. La Germania però non fu mai latinizzata totalmente, e il confine fu fissato sulle sponde del Reno. Ci sono, poi, dei germanismi che sono entrati nel latino: WERRA = guerra con la scomparsa di BELLUM di cui rimangono tracce solo in parole di origine colta. Ciò mostra come i ceti colti parlino, in ogni lingua, diversamente dai ceti meno colti:
- 1° schema: prima distinzione tra lingua scritta e lingua parlata in epoca repubblicana e imperiale. A livello della lingua scritta è situato il latino classico, a cui si avvicina il latino aristocratico, che a sua volta viene influenzato dal latino popolare. A livello della lingua parlata è situato il latino volgare, che dà origine alle lingue romanze e che s’identifica, in parte, con il latino popolare. Le frecce indicano i rapporti di influenza: in età tardo-imperiale il latino parlato influenza minimamente il latino classico. Si ha una frattura tra scritto e parlato netta.
- 2° schema: mostra l’espansione geografica del latino in età repubblicana e imperiale che portò alla nascita del ‘latino delle province’ e poi un processo di differenziazione che comportò lo sviluppo delle lingue romanze (fattori influenti: invasioni barbariche, riforma di Diocleziano).
Per ricostruire la storia di una parola romanza è necessario riportarla al suo etimo latino-volgare. Molte volte, però, si è in presenza di parole non attestate nel latino scritto che vengono indicate con un *. Il latino volgare conteneva molte parole presenti nel latino scritto e molte innovazioni, altre parole del latino colto assunsero un nuovo significato (TESTA(M): vaso di terracotta → capo/testa).
Esempio: casa deriva da una parola che in latino significa capanna e il termine per indicare la casa era DOMUS.
Infine, si parla di ‘contaminazione’ quando dei rami paralleli (lingue romanze) si influenzano a vicenda, dando vita a nuove parole e significati. Ci sono alcune testimonianze, anche di autori classici, di latino parlato a livello popolare. Questi autori, alcune volte, scrivevano in maniera meno formale; questi sono ad esempio Cicerone, Petronio (nel Satiricon troviamo forme come plucher, formosus, bellus), Plauto (nei testi teatrali) e Catullo. Ci sono anche delle testimonianze di scritti cristiani di carattere umile e popolare: la versione Vetus latina della Bibbia e la vulgata di S. Girolamo. Inoltre, altre fonti sono costituite dalle incisioni sulle lapidi o delle scritture occasionali, come quelle che si trovano sulle pareti delle case di Pompei che risalgono a prima dell’eruzione nel 79 d.C.
Esempio: Castellani fa riferimento a una scritta tratta dal CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum):
- QUISQVIS/AMA VALIA/ PERIA QUI N/OSCI AMA[RE]/BIS[T]ANTI PE/RIAQUISQUU/IS AMARE VOTA (‘Chi ama, viva; muoia chi non sa amare; muoia due volte chi vieta di amare’)
Passaggio da V a U
- Caduta di –t nei verbi ama, peria, vota
- Passaggio di –e a –i in PERIA<PEREAT
Esempio: PUPA QUE BELA IS, TIBI ME MISIT QUI TUUS ES: VAL[E] (ragazza che sei bella, a te mi mandò chi è tuo: salve)
- Uso di pupa che nel latino classico era PUPILLA
- IS sta per ES e nella forma ES si ha la caduta della –t finale
Appendix Probi
Così chiamata poiché segue gli Institua artium di un grammatico indicato con il nome di Probo. Questo documento in latino volgare è una lista di 227 parole o forme non corrispondenti alla norma, tramandate da un codice scritto a Bobbio nel 700 d.C e ora conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli. La lista di parole viene giudicata più antica del codice: la datazione è III-IV secolo, mentre oggi gli studiosi la collocano nel V-IV secolo d.C.
Un maestro dell’epoca avrebbe raccolto forme di scrittura errate presso i suoi allievi alle quali avrebbe affiancato quelle corrette:
- speculum non speclum
- columna non colomna
- auris non oricla
- oculus non oclus
Le forme della AP non hanno, necessariamente, dato vita agli sviluppi romanzi, ma ci sono delle similitudini: SPEC(U)LU(M) ha dato vita a specchio con passaggio di –cl- a –kk-. Si ha un evoluzione delle vocali toniche: COLUMNA <COLOMNA< COLONNA. Infine si ha la caduta della vocale postonica nei proparossitoni: VIRIDIS> VIRDIS.
Si noti come molte volte ciò che è considerato errore dai grammatici o da persone colte può trasformarsi in innovazione. Le persone colte e i grammatici sono generalmente conservatori e solo ciò che va oltre la censura e gli schemi può rappresentare qualcosa di nuovo e concreto.
Sostrato, superstrato e adstrato
Con il termine ‘sostrato’ si intende una lingua che non viene più parlata su un territorio, ma che prima di sparire ha influenzato quella da cui è stata sostituita: così come il sostrato etrusco o celtico ha operato nei confronti del latino.
- Esempio: Con il sostrato osco-umbro si è spiegata l’assimilazione da –nd- a –nn/ -mb-a –mm-.
- Esempio: Con il sostrato etrusco è stata spiegata la ‘gorgia toscana’ ovvero l’aspirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche: hasa e non casa/amiho e non amico.
Con ‘superstrato’ si identificano, invece, quelle lingue che sovrapposero al latino e lo sovrastarono, come avvenne al tempo delle invasioni barbariche. Infine, per ‘adstrato’ si intende l’azione esercitata da una lingua confinante sul latino. Rispettivamente la lingua dei goti, dei longobardi e dei franchi influenzò la lingua romana, al cui interno entrarono dei germanismi:
- I goti entrarono nella Penisola nel 489, guidati da Teodorico. Il regno ostrogoto finì con la guerra intrapresa da Giustiniano. Il dominio gotico durò poco e pochi furono i termini che entrarono nell’italiano (ca. 70): astio, melma, nastro…
- I longobardi occuparono con la forza il territorio italiano nel 568 e governarono fino al VIII secolo. I territori da loro governati erano denominati “Lombardia” che poi si restrinse fino a designare la regione geografica, mentre la Romània era il territorio controllato dai Romani. Le parole longobarde entrate nel nostro vocabolario sono circa 200. Il longobardo era già caratterizzato dalla ‘seconda mutazione consonantica’: p> ff e t> ss (etan ‘mangiare’ corrisponde al tedesco ‘essen’). Termini rilevanti sono ad esempio guancia, stinco, panca, palla e alcuni termini giuridici come faida. Infine alcuni verbi come russare, scherzare, tuffare…
- Una parte della popolazione dei franchi, un élite composta da nobili, si insediò nel territorio italiano. I franchi che vennero in Italia dovevano essere bilingui poiché entrarono nel lessico germanismi e termini gallici. Entrarono nella lingua moderna termini franchi come bosco e biondo, mentre altri come conte, marca, cameriere e sire…
Nozioni di grammatica storica
Il latino subì molte modificazioni che la grammatica storica studia, analizza e raccoglie in modo sistematico. Essa si occupa dello sviluppo diacronico della lingua medesima, e le ‘leggi’ di questa lingua sono ovviamente valide ma possono presentare anomalie ed eccezioni.
Articoli e preposizioni
Il latino può essere considerato ‘sintetico’ rispetto all’italiano. Con la scomparsa dei casi e la semplificazione della morfologia comportò però l’introduzione di elementi nuovi e analitici per compensare i mancamenti del latino. Questi elementi analitici sono gli articoli: quelli determinativi derivano dai dimostrativi latini ille, illa, illum, mentre quelli indeterminativi dal numerale latino UNU(M); ci sono poi le preposizioni che hanno una funzione di specificazione (prima dei casi).
Il nome
Le parole italiane derivano dall’accusativo latino e poche dal nominativo come uomo e moglie. In latino c’erano tre generi: maschile, femminile e neutro. Quest’ultimo è, ormai, scomparso nelle lingue romane. La maggior parte dei neutri sono ora nomi maschili, mentre molti neutri plurali sono diventati femminili singolari.
Verbo
Il futuro latino: CANTABO Il futuro del latino volgare: CANTARE+ HABEO. Da questo modello è nato poi il condizionale (infinito+ perfetto di avere). La maggior parte dei verbi come il passato prossimo o il passivo vennero sostituiti da forme analitiche.
Elementi di sintassi storica
In latino era normale la costruzione con il verbo alla fine, mentre il latino volgare segue soggetto+verbo+c.oggetto+c.indiretto. Il latino classico costruiva la frase oggettiva con l’accusativo + infinito, mentre il latino volgare introdusse la congiunzione quod/quia + v. indicativo. Il latino mostra una propensione alle subordinate, mentre l’italiano alle coordinate.
Quando nasce una lingua: il problema dei ‘primi documenti’
Il passaggio dal latino alle lingue romanze durò molti secoli e per via orale. Non ci sono molti documenti scritti del passaggio al latino volgare. Ad un certo punto, però, il volgare cominciò a farsi sentire e molti volgarismi entrarono anche nel ‘latino medievale’ scritto (Un Breve o verbale del 715 d.C. scritto in latino colto, ma libero e innovativo rispetto al passato: abolizione delle desinenze, il numerale unus che diventa articolo, nuovi termini liturgici). Ciò mostra come stia nascendo un latino che si ispira al volgare, innovativo e da non considerare ‘errore’.
Mettere per iscritto una lingua orale è un’operazione complessa poiché si possono riscontrare problemi con la resa grafica e dei suoni. Dal XIII secolo si può affermare che alcune scuole iniziarono adottarono in maniera sistematica i vari volgari italiani, mentre se cerchiamo testimonianze anteriori a questo secolo possiamo trovare solo documenti del volgare che vengono accomunati dalla casualità. Oggi disponiamo di un vasto corpus di testimonianze in volgare.
Sabatini, attraverso lo studio della Catacomba di Commodilla, sostiene che per considerare una lingua autonoma è necessario tener conto della sua ‘rusticità’ linguistica e della ‘disposizione psicologica’ da cui nascono i singoli documenti del volgare.
Ci sono casi in cui la ‘disposizione psicologica’ è chiara: il primo documento della lingua francese ‘I giuramenti di Strasburgo’ del 842 mostra che l’inserimento del volgare è intenzionale. Nella Storia dei figli di Ludovico il Pio è presente un giuramento in volgare tra due dei figli di Ludovico, Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo, contro loro fratello. Formule e giuramenti ufficiali erano trascritti in volgare. Si ha un’analogia con il Placito Capuano (‘atto di nascita della lingua italiana’) poiché entrambi sono formule connesse a giuramenti, ma si ha anche una profonda differenza: il documento italiano non si lega a un evento storico importante, mentre quello francese sì.
È fondamentale comprendere l’intenzionalità dello scrittore per capire se ci troviamo davanti ad un documento in volgare. L’Indovinello Veronese (codice scritto in Spagna nel VIII o IX secolo, poi giunto a Verona) presenta questo problema. Nel margine superiore di un foglio dell’Indovinello ci sono due postille, una in latino e una (si suppone) in volgare. Il filologo Vincenzo de Bartholomaeis, paragonando quest’indovinello con uno popolare chiamato ‘Il Ritmo di Verona’, suggerì che questo indovinello fosse una metafora che alludeva all’atto di scrivere: il soggetto (probabilmente) era lo scrittore che, paragonato ad un aratore, arava campi bianchi (il foglio), reggendo un aratro bianco (la penna) e seminando un seme nero (l’inchiostro). Questo documento non può essere considerato come il ‘primo documento della lingua italiana’ poiché presenta troppi quesiti irrisolti: se la postilla in latino e in volgare sia stata scritta dalla medesima persona, se si tratti di volgare vero e proprio o di un latino errato…
I glossari
Il glossario di Monza: nel 1963 venne pubblicato a Monza un glossario bilingue contenente poco più di sessanta lemmi in cui l’autore inseriva una parola latino-romanza e accanto la sua corrispondente greco-bizantina. Si noti come l’interesse dell’autore riguardasse l’equivalente greco e come le voci latino-romanze non fossero parole del latino classico, ma di quel ‘registro medio’ che si poneva tra il latino e la lingua parlata (le voci per questo sono definite latine-romanze).
Editto di Rotari: (sec. VII) la prima stesura scritta delle leggi longobarde in cui si trova la spiegazione di certi termini mediante sinonimi più popolari.
Glossario di Reichenau: venne redatto nella Francia settentrionale forse nel VIII secolo, e cerca di spiegare con perifrasi alcune espressioni della Vulgata. Le Glosse non sono in francese vero e proprio, ma in un latino meno dotto; alcuni elementi di questo latino verranno poi ripresi dalla lingua francese vera e propria.
Il graffito della Catacomba di Commodilla a Roma
È un’iscrizione della Catacomba romana, che è un graffito anonimo tracciato sul muro. È particolare poiché non rientra nel filone dei documenti giudiziari, e poiché, nonostante abbia un aspetto latineggiante, mostra analogie con il ‘parlato’ (latino volgare). L’iscrizione si trova in una cripta della santi Felice e Adautto e venne scoperta nel 1720. Subito dopo ci fu una frana e nessuno entrò nella catacomba fino al 1903. Secondo gli studiosi la cappella veniva usata come luogo di culto fino al IX secolo, ma quando i corpi dei santi vennero portati via, cadde in abbandono. Ci sono problemi legati alla datazione: si ha una data post quem (VI-VII secolo, data dell’affresco) e una data ante quem (IX, epoca dell’abbandono).
‘NON/DICE/RE IL/LE SE/CRITA/ A BBOCE’
Per ‘secrita’ si intende le orazioni religiose. Probabilmente l’iscrizione venne realizzata da un prete che voleva invitare i partecipanti alla messa a recitare a bassa voce il Canone della Messa. Sono presenti sul graffito caratteri romani misti a caratteri onciali (L). Dal punto di vista linguistico: ‘a bboce’ si ha un betacismo (passaggio di V a B) e un raddoppiamento fonosintatico (probabilmente la b più piccola venne scritta in un secondo momento per un perfezionamento o venne incisa da un’altra persona; viene considerata ‘un volgarismo a tutto tondo’); ‘secrita’ si legge secreta; ‘ille’ funge oramai da articolo.
L’iscrizione della Basilica Romana di San Clemente
È un’iscrizione murale che si trova nella Basilica di S. Clemente a Roma e non è, come la Catacomba di Commodilla, frutto di casualità. In questo affresco parole latine e volgari coesistono. La scena la storia di S. Clemente; i protagonisti sono il patrizio romano Sisinnio e i suoi servi Albertello, Carboncello e Gosmari, ai quali il patrizio ordina di catturare e legare il santo, ma in verità essi trascinano una colonna. Il pittore ha aggiunto alcune didascalie che sono frasi in volgare. L’affresco presenta alcuni problemi di datazione: il muro di sostegno dell’affresco venne realizzato dopo il 1084, mentre la nuova Basilica venne edificata nel 1128, quindi la realizzazione dell’affresco avvenne tra queste date, ma pare che sia stato dipinto nel XI secolo. Sono in latino le frasi ‘elevate’ o che esprimono un significato morale.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.