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Appunti di linguistica italiana basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Frenquelli dell’università degli Studi di Macerata - Unimc, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in Discipline della mediazione linguistica. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Linguistica italiana docente Prof. G. Frenguelli

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2. Fonetica e fonologia

Fonetica: descrive, classifica e fornisce la trascrizione dei suoni.

Fonologia: studia i suoni in rapporto alla loro funzione distintiva, ovvero quei suoni che possono essere

impiegati per distinguere parole di diverso significato. Questi suoni sono detti fonemi, e sono rappresentati

nella scrittura per mezzo di grafemi.

I fonemi unità linguistiche minime che distinguono il significato - sono tutti foni che hanno funzione

distintiva, perciò individuare un fonema consiste nel fare la prova di commutazione sostituendo in una stessa

parola più foni.

Due parole che differiscono tra loro soltanto per un fonema formano una coppia minima. (rana-lana)

Varianti combinatorie e libere di uno stesso fonema

Tanti foni possono realizzare uno stesso fonema, ad esempio: in inglese /n/ e /η/ hanno valore distintivo,

mentre in italiano no, sono semplicemente due foni dello stesso fonema, perciò si tratta di varianti

combinatorie o di posizione, dette anche allofoni, la cui pronuncia viene determinata dal suono vicino. Le

varianti libere, invece, sono appunto realizzazioni fonetiche individuali dovute a difetti di pronuncia o

abitudini, non costituiscono neanch’esse fonemi. (es. r uvulare)

I fonemi dell’italiano

Nell’italiano, come in quasi tutte le lingue del mondo, i suoni linguistici utilizzano l’aria solo nella fase di

espirazione; in base alla posizione delle corde vocali siamo in grado di emettere diversi suoni:

Posizione aperta: l’aria passa attraverso la glottide senza farle vibrare; consonanti sorde (/p/, /t/, /k/ ..)

Posizione accostata: le corde vocali, per azione dell’aria in uscita, vibrano producendo onde sonore;

consonanti sonore (/b/, /d/, /g/ ..)

Dopo aver superato le corde vocali, l’aria incontra il velo palatino, che può sollevarsi in caso di consonanti

e abbassarsi per far passare l’aria nelle cavità nasali in caso di consonanti nasali.

orali

Sordità, sonorità, oralità e nasalità sono tratti distintivi dei fonemi.

Le vocali Anteriori Posteriori

Vocali e consonanti di distinguono in questo modo:

se l’aria può uscire dalla cavità orale e nasale insieme, senza incontrare

alcun ostacolo, abbiamo una vocale; se, invece il canale orale è chiuso o

semichiuso, si ha una consonante.

Le vocali dell’italiano non sono cinque, cinque sono i grafemi. I suoni vocalici,

invece, sono sette e, a seconda della posizione che assume la lingua al momento

dell’articolazione, si dividono in anteriori, centrali e posteriori.

Quando non sono accentate, le vocali sono sempre chiuse. Fuori accento avremo,

quindi, cinque vocali e non sette. Centrale

Le consonanti

Quando il canale orale è chiuso o semichiuso si producono consonanti. Gli organi che possono essere usati

per produrle sono: lingua, labbra, denti, palato e velo palatino.

A seconda del luogo di articolazione, le consonanti si distinguono in bilabiali, labiodentali, dentali,

alveolari, prepalatali, palatali e velari. Secondo il modo di articolazione possono essere occlusive,

continue (o fricative) e affricate. Casi particolari sono: s sorda e s sonora : sibilante sorda/sonora. Sh :

sibilante palatale. n (seguita da g) : nasale palatale.

Semiconsonanti e dittonghi

La /j/ (jod) e la /w/ (uau) sono due semiconsonanti, rispettivamente palatale e velare, in quanto per produrre

questi suoni il canale orale si stringe più che per le vocali chiuse producendo un suono intermedio tra quello

delle vocali e quello delle consonanti.

Le semiconsonanti non si articolano mai da sole, necessitano sempre di una vocale, alla quale si appoggiano

e formano un dittongo. I dittonghi sono unità sillabiche formate da una vocale in funzione di centro della

sillaba e da una i o u con funzione consonantica, al margine della sillaba.

I dittonghi italiani possono essere ascendenti (la sonorità aumenta dal primo al secondo elemento), come ià,

iè, ié, etc. o discendenti (quando la vocale precede la i o la u semivocali) come ài, éi, èi, òi etc.

Es: pieno /’pjƐno/ : /j/ semiconsonante + /Ɛ/ vocale tonica = dittongo ascendente

nuovo /’nwɔvo/ : /w/ semiconsonante + /ɔ/ vocale tonica = dittongo ascendente

faida /’fajda/ : /a/ vocale + /j/ semivocale = dittongo discendente

causa /’kawza/ : /a/ vocale + /w/ semivocale = dittongo discendente

Due semiconsonanti che si legano ad una vocale formano un trittongo (aiuola, inquieto ..), mentre quando

due vocali sono vicine ma non fanno parte dello stesso trittongo, siamo di fronte ad uno iato (mi-o, spi-a ..).

I dittonghi mobili – –

Si parla di dittonghi mobili nei casi in cui parole derivate non mantengono il dittongo: buono bontà, viene

veniva etc. Ciò avviene in quanto l’accento, che prima cadeva sulla radice della parola formando il dittongo,

si sposta sulla desinenza e la radice della vocale rimane integra.

Casi di dittongo mobile:

– –

. Alcuni verbi (muore morivano, siede sedevano)

– –

. Derivati da una base dittongata (ruota rotella, suola soletta) – –

. Forme che hanno la stessa radice di verbi accentati sul dittongo (muovere movimento, siede sedile).

La sillaba

La sillaba è l’unità di pronuncia più estesa di un suono e la più piccola di una parola; è formata da nucleo +

attacco + coda e dal punto di vista articolatorio prevede un incremento della pressione dell’aria, mentre dal

punto di vista acustico il culmine di sonorità corrisponde a un centro di sillaba. (V)

Struttura sillabica: V, CV, CCV, CCCV aperte o libere, terminano con V.

V = vocale

VC, CVC chiuse o implicate, terminano con C.

C = consonante

L’accento

L’accento è un tratto soprasegmentale (o fenomeno prosodico) insieme all’intonazione (che riguarda

l’enunciato e non la singola parola) e può essere: dinamico o d’intensità, aumento della forza espiratoria;

musicale o tonale, aumento o diminuzione delle vibrazioni delle corde vocali; primario (più intenso) o

secondario; tonico (proprio di ciascuna parola) o grafico (nelle parole tronche o nei monosillabi), acuto (‘), per

vocali aperte, o grave (‛), per vocali chiuse. Le sillabe sono definite in diversi modi in base alla posizione

dell’accento: –

. sillaba tonica sillaba e vocale accentate

. sillaba atona non accentate

. sillaba protonica precede la tonica

. sillaba postonica segue la tonica

. sillaba intertonica tra un accendo secondario e uno primario

In base alla posizione dell’accento le parole possono essere:

. piane accento sulla penultima sillaba

– accento sull’ultima sillaba

. tronche –

. sdrucciole accento sulla terzultima

. bisdrucciole accento sulla quartultima

. trisdrucciole accento sulla quintultima

La fonetica sintattica

Le parole non vanno pronunciato una ad una, ma nella normale stringa fonica del parlato. La fonetica

sintattica si occupa di tutti quei fenomeni fonologici che si producono nel contatto tra due parole susseguitesi

nella catena parlata. Ci sono fenomeni che permettono di evitare l’incontro di due vocali, come ad esempio

l’elisione (perdita della vocale finale atona di una parola: di inverno – d’inverno), l’apocope o troncamento

(caduta di un elemento in finale di parola, anche davanti a consonante: buono giorno buon giorno), il

toscano). L’assimilazione può essere: a contatto

raddoppiamento (assimilazione fonetica, tipico del

(regressiva, in+mobile=immobile; progressiva volui-volli), a distanza (vipistello-pipistrello).

Trascrizione fonetica vs fonologica

3. La morfologia

Il principale oggetto di studio della morfologia è la struttura delle parole, analizzando i modi in cui gli elementi

minimi dotati di un significato (morfemi) si combinano tra loro per formare le parole di una lingua. La

morfologia può essere flessiva (desinenze) o derivativa (formazione delle parole da basi lessicali, morfemi

derivativi o affissi).

I verbi, ad esempio, sono formati da radice + vocale tematica (nell’infinito individua le 3 coniugazioni) +

desinenza (individua modi, tempi e persone, di conseguenza si divide in Morfema di tempo/modo/aspetto e

– – –

Morfema di accordo). Es: CANTAVANO : CANT radice; A vocale tematica; V morfema di

tempo/modo/aspetto; ANO morfema di accordo (persona).

Esistono casi di suppletivismo, come ad esempio nel caso del paradigma di andare (and- e vad-); si dice,

pertanto, che vado e vanno sono forme suppletive che sostituiscono forme mancanti di andare.

Morfologia derivativa o formazione delle parole

È il settore della morfologia che si occupa della creazione continua di neologismi e contribuisce allo sviluppo

e all’arricchimento della lingua. Possiamo spiegarlo con un breve esempio: lavoro è l’atto di lavorare,

lavoratore è colui che lavora, da qui: Lavor- è la base lessicale seguita da -atore, uno dei suffissi possibili

Le parole che si formano con l’aggiunta di suffissi prendono il nome di suffissati, mentre

della lingua italiana.

si definiscono prefissati quelle parole che si formano con l’aggiunta di prefissi, ovvero gli elementi pre- e anti-

che precedono la parola. Esistono, poi, i composti, ovvero quelle parole formate da due o più parole (es:

lavapiatti, asciugamano etc.). Diversamente dai prestiti linguistici, la formazione delle parole nei modi

producendo parole che

precedentemente elencati contribuisce ad arricchire la lingua dall’interno,

diventeranno veri e propri vocaboli appartenenti alla lingua.

La base per formare le parole è un morfema lessicale, a cui viene aggiunto un suffisso o un prefisso,

morfemi derivativi. Suffissi e prefissi non hanno un proprio significato, ma lo assumono soltanto in rapporto al

significato della base. Possiamo quindi affermare che la formazione delle parole si divide in tre settori:

suffissazione, prefissazione e composizione.

La suffissazione

La suffissazione, tra le principali regole di aggiustamento, prevede di togliere la desinenza di una parola

prima di aggiungere il suffisso (formal-e -> formal-izzare). Nella maggior parte dei casi, con la suffissazione

una parola cambia anche la sua categoria grammaticale, un verbo può dar luogo ad aggettivi o nomi, ad

esempio; la suffissazione di una parola che rimane nella stessa categoria avviene soltanto nel settore

dell’alterazione (il significato della parola non muta nella sostanza, ma nella dimensione, nella qualità del

referente o nel modo in cui viene percepito dal parlante; ad esempio lavoro ha lo stesso referente di

lavoretto).

I suffissati acquisiscono diverse definizioni in base alla base da cui derivano:

. da un nome denominali

. da un aggettivo deaggettivali

. da un verbo deverbali

Ed anche i suffissati ottenuti sono definiti in vari modi a seconda della categoria di appartenenza (nominali,

aggettivali, verbali). Esistono dei blocchi di derivazione riferiti ai limiti di associazione di basi+suffissi; ad

esempio: da lavare possiamo derivare lavaggio, lavatura, lavata ma NON lavazione, lavamento.

Anche la base può essere modificata, tornando al discorso dei dittonghi mobili (nuovo novità).

Ovviamente ci sono delle regole da seguire nella formazione delle parole, alcune di queste impongono un

determinato ordine degli affissi rispetto alla base (in+scatol+are e mai scatol+in+are), specificano la

categoria sintattica sia della base che del derivato (nome+suffisso=verbo; idea+-are=ideare) e indicano le

proprietà semantiche del derivato, ad esempio il suffisso -aio si aggiunge, nella maggior parte dei casi, a basi

– –

con tratto non umano producendo dei nomi con tratto umano (es: orologio orologiaio; giornale giornalaio).

Paradigmi di derivazione

I rapporti di derivazione che si stabiliscono tra le varie parole di una stessa famiglia possono essere di diversi

tipi, ma si distinguono due schemi (paradigmi) fondamentali:

Paradigma di derivazione a ventaglio, stessa base. Es: Operare -> opera, operatore, operazione etc.

Paradigma di derivazione a cumulo, ciascun suffissato diviene la base per una successiva trasformazione.

– –

Es: globale globalizzare globalizzazione.

Accade, spesso, che in una stessa famiglia di parole siamo presenti entrambi i paradigmi (es: idea -> ideale

-> idealista -> idealistico).

Le linee principali di suffissazione nell’italiano sono:

N -> V: – – –

. -are, -ire (clone clonare, idea ideare, sci sciare). Varianti : -iare (potenziare) -icare (nevicare).

– –

. -eggiare (borsa borseggiare, parco parcheggiare (parcheggio deriva dal verbo, non viceversa).

– –

. -izzare (alfabeto alfabetizzare, indice indicizzare)

– –

. -ificare (deserto desertificare, massa massificare) –

Esistono anche verbi parasintetici nei quali ricorrono sia un prefisso che un suffisso (cappuccio

incappucciare, bandiera sbandierare). Distinguiamo questi verbi secondo i prefissi a + raddoppiamento

della consonante (abbottonare), de (decaffeinare), in (o inn, im, il, ir, i) (inscatolare, innescare, illuminare,

(r)infacciare), s privativo (sbaraccare), s intensivo (sbandierare), di (diroccare), dis (discolpare), tra, tras,

trans (travasare, sostanza transustanziare).

A -> V: – –

. -are, -ire (attivo attivare, calmo calmare)

. -izzare (stabile stabilizzare)

– –

. -eggiare (bianco biancheggiare, largo largheggiare)

. -ificare (beato beeatificare)

Verbi parasintetici dai prefissi: a (allargare), di (dimagrire), in/im (inasprire, impallidire), s privativo (sfoltire), s

intensivo (corto scorciare (con base modificata)), dis (disambiguare, disabbellire), r(i) (rallegrare,

ringiovanire).

V -> N:

I nomi deverbali si distinguono in due specie: nomi che indicano l’azione (operare – operazione) e nomi che

indicano l’agente, cioè la persona che compie l’azione (lavorare – lavoratore).

I primi possono essere ottenuti con i suffissi:

. -zione (circolare circolazione) –

. -sione (con modificazione della base) (comprimere/compresso compressione)

. -aggio (atterrare atterraggio)

. -mento (cambiare cambiamento) –

. -ura (base data dal p.p del verbo) (chiudere chiusura)

– –

. -anza/enza (abbondare abbondanza, diffidare diffidenza)

– –

. -io (cigolare cigolio, mormorare mormorio)

– – – –

. -ato/ito/ata/uta/ita (ruggire ruggito, ululare ululato, telefonare telefonata, spremere spremuta)

– –

. -suffisso zero, cioè senza suffisso (comandare comando, deliberare delibera).

I nomi deverbali che indicano l’agente possono essere ottenuti con i suffissi –

-tore/trice (giocare giocatore), -

– –

sore (variante di -tore, difendere difensore), -ante/ente (cantare cantante).

V -> A: – –

. -ante/ente (abbondare abbondante, diffidare diffidente)

. -tore/trice (nomi deverbali che indicano agente) – –

. -bile (aggettivi che esprimo possibilità: giustificare giustificabile, ossidare ossidabile)

– –

. -evole (ammirare ammirevole, lodare lodevole)

. -ivo (detergere detersivo)

A -> N: –

. -ezza (alto altezza)

. -ia (allegro allegria)

. -ia (concorde concordia)

. -izia (amico amicizia)

– – –

. -ità/età/tà (capace capacità, breve brevità, fedele fedeltà) –

. -anza/enza (formano nomi derivati dai corrispondenti aggettivi in -ante/ente: arrogante arroganza,

– –

elegante eleganza, dipendente dipendenza)

– –

. -ismo/esimo (ateo ateismo, cristiano cristianesimo)

Un altro tipo particolare di trasformazione da A a N è l’aggiunta dell’articolo prima dell’aggettivo: IL BELLO,

L’IMPROBABILE etc. Si tratta di un processo chiamato conversione, ovvero si cambia la categoria

grammaticale senza l’intervento di un suffisso.

N -> A: – –

. -ato (accidente accidentato, fortuna fortunato)

. -are (crepuscolo crepuscolare)

. -ario (ferrovia ferroviario)

. -ale (industria industriale)

– –

. -ano (isola isolano, mondo mondano)

. -esco (polizia poliziesco)

– –

. -ico (atomo atomico, igiene igienico)

– –

. -istico/astico (arte artistico, entusiasmo entusiastico)

. -ifico (pace pacifico) – –

. -torio/sorio (diffamazione diffamatorio, divisione divisorio)

. -ivo (abuso abusivo)

N -> N:

I nomi denominali possono essere di cinque tipi:

Nomi che indicano un’attività considerata con riferimento all’agente (benzina – benzinaio)

Nomi che indicano un’attività di produzione (fabbricazione, commercio, consumo) e il luogo dove si svolge

tale attività (acciaio acciaieria) –

Nomi che indicano uno strumento, un apparecchio, un utensile e simili (dito ditale)

Nomi che esprimono una quantità o hanno valore collettivo (cucchiaio cucchiaiata)

Nomi scientifici (polmone polmonite)

Possono essere ottenuti con i suffissi:

. -aio –

. -aro (campana campanaro)

. -iere (faccenda faccendiere)

. -ista (auto autista)

. -aiolo (arma armaiolo)

. -ario (biblioteca bibliotecario)

– –

. -suffisso zero (biografia biografo, pedagogia pedagogo)

Attività di fabbricazione: -erìa, -ificio, -aio/ile, -ato (birreria, calzaturificio, granaio, canile, commissariato)

Strumento: -ale, -ario, -iere/iera (bracciale, lampadario, bilanciere, cartucciera)

Quantità o valore collettivo: -ata (con valore di contenuto, insieme, colpo: cucchiaiata, fiaccolata, coltellata), -

ata (esprimente un atto proprio di un determinato tipo umano: buffone buffonata), -eria (argenteria). I

Nomi scientifici:

che sta per “infiammazione acuta” (polmonite), che sta per “infiammazione cronica”

Medicina: -ite -osi

che sta per “tumore” (fibroma, neuroma).

(artrosi) e -oma

Scienze naturali: - idi indica una famiglia di animali (canidi), -ini indica una sottofamiglia di animali (bovini), -

acee indica una famiglia di piante (graminacee), -ali indica un ordine (mirto mirtali) e -ine indica una classe

(felce filicine).

La prefissazione

suddetto, nell’aggiungere prefissi all’inizio della base, che può essere una parola semplice o

Consiste, come –

una parola già prefissata (decifrabile indecifrabile). I prefissati possono essere nominali, aggettivali o

verbali.

NOMINALI e AGGETTIVALI:

pre: esprimono l’anteriorità spazio-temporale

avan/avam, ante/anti, (anteprima, antipasto, avanspettacolo)

post, retro: esprimono la posteriorità spazio-temporale (postcomunismo, retromarcia)

contro, contra, -anti: esprimono opposizione, reazione contraria (controcampo, contraccolpo, antimafia)

trans, dia: significano “attraverso/aldilà” (transgenico, diacronia)

sopra/sovra, super: esprimono superiorità in senso proprio e traslato (soprabito, superuomo)

extra, fuori: indicano esteriorità (extracomunitario, fuoribordo)

significa “in mezzo” (intercostale, interlinea)

-inter:

oltre, ultra, meta, iper: significano “al di sopra, superiore al normale” (oltremodo, oltreoceano, ultravioletto,

ipermercato, metafisico)

sotto, sub, infra, ipo: significano “al di sotto, inferiore al normale” (sottopassaggio, subacqueo, infrarosso,

ipocentro, ipovedente).

vice, pro: significano “in luogo di” (vicepresidente, pronipote)

archi, arci, extra, iper, sur: esprimono grado superiore o superlativo (straricco, archidiocesi, arcistufo,

surreale etc)

ipo, sotto, sub: esprimono inferiorità (ipocalorico, ipotensione)

Prefissi negativi: in, s, dis, anti, senza, a, non (infedele, scontento, scortese, disonore, discontinuo,

anticomunista, senzapatria, amorale, asociale, non produttivo, non violento, nonsenso).

VERBALI:

Valore intensivo: s, stra, r(i) (sbattere, sbeffeggiare, stracuocere, strafare, rassettare, riempire)

Valore di aspetto e di modo:

r(i), r(e): significano “di nuovo” (rifare, riscrivere, reinvestire)

de, di, dis, s: hanno valore negativo (destabilizzare, disperare, disfare, scaricare)

contro/contra: opposizione (controbattere, contrapporre)

NB: Prefissi latineggianti (anti, de, dis, extra etc); Prefissi grecizzanti (a, archi meta, iper, ipo etc).

La composizione

La composizione di parole è da distinguere dai cosiddetti conglomerati, ovvero dalle associazioni di parole

che sono diventati costanti nell’uso ma non hanno alcuna logica sintattica/morfologica (fuggifuggi,

dormiveglia, saliscendi). Nelle parole composte, dette anche composti, è importante la distinzione tra

determinato e determinante, ad esempio: il filo spinato è un tipo particolare di filo metallico, perciò “filo” sarà

il determinato e “spinato” il determinante, ciò che indica la caratteristica del filo, determinato.


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jull_19

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Discipline della mediazione linguistica
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jull_19 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Frenguelli Gianluca.

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