Università di Bologna, A.A. 2018/19 linguistica italiana
Prof. Marco Mazzoleni
Introduzione
1. Enunciato, frase e proposizione
Enunciato: cose scritte o dette dalle persone. Può essere scritto o orale.
Frase: Entità astratta, concetto di livello grammaticale, struttura articolata in soggetto, verbo, complemento; struttura tecnica che ha un preciso riempimento lessicale.
Proposizione: contenuto espresso da una frase prodotta in un processo enunciativo. In altre parole, nel momento in cui una persona produce un enunciato di senso compiuto che dica qualcosa, mette in essere un “contenuto”; il contenuto è ciò che rende un enunciato una proposizione.
Es 1:
- a) Giorgio compra il pane.
- b) Giorgio compra il pane?
- c) Giorgio compra il pane!
Si tratta di tre enunciati distinti, tutti hanno forma frasale (ossia sono 3 frasi, strutture articolate in soggetto, verbo e oggetto): una affermativa (che in quanto presentata come affermativa viene considerata come vera), una interrogativa (che si propone come domanda polare – con risposta sì/no – tramite la quale il mittente chiede all’interlocutore di confermare o negare la veridicità dell’enunciato) e una esclamativa (attraverso la quale il mittente chiede a qualcuno di agire per rendere vera la proposizione). Il contenuto delle tre frasi è sempre lo stesso: esprimono tutte la stessa proposizione, ossia Giorgio/comprare/pane, quindi queste frasi rappresentano un’unica proposizione.
Es 2:
- a) Qualcuno dice “Giorgio ha comprato il pane”.
- b) Qualcun altro dice “Giorgio ha comprato il pane”.
Due enunciati, hanno forma frasale, c’è una sola frase e una sola proposizione. Entrambi gli enunciati sono uguali (stesso soggetto, verbo, oggetto) ed entrambe le proposizioni sono uguali (Giorgio/comprato/pane).
Es 3:
- a) Una persona dice “Ho sete”.
- b) Un’altra persona dice “Ho sete”.
Due enunciati; hanno forma frasale; c’è una sola frase ma due proposizioni diverse, ossia la frase è la stessa ma i due soggetti – seppur sottintesi – sono diversi. Una stessa frase in due situazioni enunciative diverse può dare origine a due proposizioni diverse.
2. Deissi e deittici
I deittici sono parti del discorso che possono essere comprese solo facendo riferimento alla realtà extra-testuale o ad altri riferimenti testuali (nel caso di anafore e catafore). Si dividono in personali, temporali e spaziali.
Es 4:
- a) 11 febbraio: qualcuno dice domani Giorgio si comprerà un'auto
- b) 12 febbraio: qualcuno dice oggi Giorgio si compra un’auto
- c) 13 febbraio: qualcuno dice Ieri Giorgio si è comprato un’auto
Sono tre enunciati diversi, hanno tutti forma frasale. Sono tre frasi diverse che esprimono una sola proposizione (Giorgio/comprarsi/macchina/12 febbraio). Oggi, ieri e domani sono dei deittici temporali, ossia variano a seconda del momento in cui l’enunciato viene pronunciato. Esistono deittici spaziali (qui, lì, etc.), personali (tu, lui, lei) e temporali (oggi, ieri, domani) legati ai tempi verbali principali (passato, presente e futuro).
Es 5:
- a) 11 febbraio qualcuno dice “domani Giorgio si comprerà un’auto”.
- b) 12 febbraio qualcuno dice “domani Giorgio si comprerà un’auto”.
Sono due enunciati, entrambi di forma frasale. C’è una sola frase (stesso soggetto, verbo, oggetto), ma due proposizioni diverse (gli enunciati sono detti in momenti diversi, quindi hanno un contenuto diverso).
Es 6:
- a) Una signora dice ad un’altra signora “sei in forma”.
- b) La signora risponde “sono in forma”.
Due enunciati, forma frasale. Due frasi diverse (soggetto, verbo, oggetto diversi), ma un’unica proposizione (signora/è/in forma). Non è detto che l’enunciato espresso dal mittente abbia forma frasale: ad esempio, “boh” è un enunciato che possiede un senso, ma non ha forma frasale e non esprime una proposizione. “Giorgio compra il pane?” è una proposizione che viene lasciata in sospeso, ossia a cui non viene attribuito valore di verità. Facendo una domanda si chiede all’interlocutore di dare un valore di verità o meno alla proposizione. Questo processo è detto co-costruzione del senso.
Relazioni di coordinazione, semantico concettuali e di subordinazione
Punto di partenza: la storia di Piero.
- a) Piero andava a cavallo
- b) Piero è caduto a cavallo
- c) Piero si è rotto una gamba
Tre enunciati, hanno forma frasale. Ci sono tre frasi che esprimono tre proposizioni. Assemblando questi tre segmenti si possono creare varie versioni di una storia.
Relazioni di coordinazione
1° versione: Piero è andato a cavallo, è caduto e si è rotto una gamba.
Abbiamo un enunciato, ma non è possibile dire che ha “forma frasale”, in quanto questo enunciato contiene tre frasi, diciamo quindi che ha forma trifrasale. Le tre frasi esprimono le stesse proposizioni espresse dalle frasi singole.
Differenze tra segmenti iniziali e 1° versione:
- 1° frase: c’è una differenza di tipo aspettuale perché è cambiato il tempo verbale da imperfetto (imperfettivo) a passato prossimo (perfettivo);
- 2° frase: è stato omesso il soggetto. L’omissione del soggetto è una dinamica/fenomeno di carattere testuale; è un fenomeno di carattere testuale anche l’omissione del complemento di moto da luogo figurato (da cavallo) che viene sottinteso.
- 3° frase: omissione del soggetto.
Per creare questa versione della storia non abbiamo soltanto unito le tre frasi iniziali, ma abbiamo anche aggiunto la congiunzione “e” per tenerle insieme. “E” è una congiunzione coordinante che congiunge/coordina/collega più elementi nella frase tenendoli “sullo stesso piano”. In altre parole, le frasi, dette coordinate, hanno pari importanza nella gerarchia del periodo. Si dice più precisamente che una frase è “coordinata ad un’altra”. La coordinazione di un periodo tramite congiunzioni coordinanti/frasi coordinate è detta paratassi (e il periodo è detto paratattico).
In questa versione della storia la 2° e 3° frase sono coordinate tra loro, mentre la 2° e la 1° sono giustapposte o coordinate tra loro per asindeto (accostate l’una all’altra e coordinate senza l’utilizzo di preposizioni coordinanti ma solo tramite segni di punteggiatura – generalmente virgola, punto, punto e virgola, due punti).
Coordinazione: struttura a tre posti
- Elemento coordinato (frase, nome, aggettivo)
- Eventuale congiunzione coordinante (o mancanza di essa)
- Secondo elemento coordinato
Articolo definito: funziona in maniera anaforica (all’indietro); gli articoli indefiniti funzionano in maniera cataforica (in avanti).
Congiunzioni coordinanti: appartengono alla categoria dei connettori e funzionano in maniera anaforica. In coordinazione l’ordine di comparsa degli elementi tende a rispecchiare l’ordine cronologico degli eventi raccontati. Si può dire che la coordinazione innesca l’automatismo interpretativo dell’iconismo, ossia, in una struttura coordinata il destinatario viene automaticamente spinto verso un’interpretazione cronologica degli eventi secondo l’ordine in cui vengono raccontati.
Esempi di connettori coordinanti:
- “Perciò”: connettore che funziona anaforicamente; congiunzione coordinante; può co-occorrere con la congiunzione “e”, ma non può precederla.
- “Ma”: congiunzione coordinante; non può cooccorrere con la congiunzione “e” (due congiunzioni coordinanti non possono cooccorrere).
Connettori avverbiali (avverbi di collegamento): funzionano in maniera anaforica e legano ciò che viene dopo a ciò che viene prima. Hanno una certa libertà di posizionamento all’interno della frase, possono co-occorrere con le congiunzioni coordinanti purché le seguano (non possono precederle). Differiscono dalle congiunzioni coordinanti in quanto esse hanno posizione fissa nella frase.
Relazioni semantico-concettuali
Le relazioni semantico-concettuali non dipendono dalla struttura, ossia si possono trovare sia in strutture paratattiche (formate da principale e coordinate > ex. È caduto e perciò si è rotto una gamba) che in strutture ipotattiche (formate da principale e subordinate > ex. Ho dato un pugno in faccia a Mario che perciò da allora non mi parla più).
Relazioni di subordinazione
2° versione (della storia di Piero): Mentre andava a cavallo, Piero è caduto e si è rotto una gamba.
Enunciato, non ha forma frasale (è di forma tri-frasale quindi non possiamo dire che abbia forma frasale).
Differenze tra la frase originale e la 2° versione:
- 1° frase: l’aspetto verbale rimane lo stesso; viene omesso il soggetto.
- 2° frase: non c’è elissi del soggetto (il soggetto non è sottinteso) e viene eliminato “da cavallo”.
- 3° frase: omissione del soggetto.
Anche in questo caso questa versione riesce comunque ad esprimere la stessa proposizione (i contenuti sono gli stessi delle tre frasi originarie). In questo caso il mittente utilizza un connettore per costruire una relazione di carattere temporale, nello specifico di contemporaneità (la relazione è quindi codificata). [La relazione si dice codificata se viene espressa tramite l’utilizzo di un connettore]. La relazione di causa-effetto tra la prima parte dell’enunciato e la seconda è lasciata all’inferenza del destinatario.
“Mentre” = dal punto di vista morfosintattico si tratta di un connettore appartenente alla categoria delle congiunzioni subordinanti, ossia instaura un rapporto di subordinazione. In questo caso infatti “mentre” subordina “andava a cavallo” alla coppia di coordinate successive. “È caduto” e “e si è rotto una gamba” sono coordinate tra loro tramite la presenza di “e”. “Mentre” instaura inoltre un rapporto di contemporaneità e funziona in maniera cataforica unendo la frase introduttiva a quella che sta dopo.
Relazione di subordinazione: relazione tra due frasi con diversa gerarchia nella frase. Si può parlare in subordinazione anche di sovraordinata. Se si parla di sovraordinata non si parla necessariamente della principale, ma di qualunque frase che sia superiore in ordine gerarchico ad un’altra, per esempio anche di una subordinata alla principale a cui sia subordinata un’altra frase. Ex. Gianna piangeva/ poiché Lucia la prendeva in giro/ a causa del suo grosso naso > principale/sovraordinata/subordinata. Lo stesso vale per il termine “reggente”, in quanto con reggente si intende una frase che ne regga un’altra, indipendentemente dal fatto che si tratti della principale o di una secondaria).
3° versione: Piero è caduto / e si è rotto una gamba / mentre andava a cavallo
Enunciato, non ha forma frasale (ha forma tri-frasale).
In questo caso la 2° versione e la 3° sono simili:
- Rapporto di coordinazione tra prima frase e seconda tramite congiunzione “e”.
- Subordinazione della 1°+2° con la 3° tramite congiunzione subordinante “mentre”.
- Le relazioni semantiche di causa-effetto e prima-dopo tra causa e rottura sono lasciate all’inferenza del destinatario.
- La struttura è in parte paratattica e in parte ipotattica.
L’unica differenza effettiva tra questa versione e la precedente è la posizione di “mentre”: nella 3° versione la subordinata è posposta rispetto alla coppia di coordinate. “Mentre” nella 3° versione funziona in maniera anaforica (ossia collega la frase che essa introduce a quella precedente).
Congiunzioni subordinanti: possono funzionare sia in maniera anaforica che in maniera cataforica; consentono di avere due ordini possibili: subordinata + sovraordinata o sovraordinata + subordinata. In subordinazione, l’ordine di comparsa degli elementi non è rilevante poiché il senso della frase non cambia (a differenza della coordinazione, in cui l’ordine di apparizione delle frasi è rilevante). La subordinazione libera l’ordine della frase dall’automatismo interpretativo dell’iconismo.
Le congiunzioni subordinanti sono tipicamente diaforiche, ossia potenzialmente possono essere sia anaforiche che cataforiche. La diaforicità libera l’ordine dall’influenza dell’iconismo. Le congiunzioni coordinanti, al contrario, sono tipicamente anaforiche. Nella struttura delle frasi la sovraordinata presenta i contenuti detti di primo piano, mentre la subordinata presenta quelli di sfondo.
4° versione: Piero si è rotto una gamba perché è caduto mentre andava a cavallo.
La relazione tra caduta-rottura è codificata dal “perché”, una congiunzione subordinante. A livello morfo-sintattico, la struttura della 4° versione è ipotattica: le frasi sono collegate le une alle altre da congiunzioni subordinanti. Le relazioni semantico-concettuali sono quasi tutte codificate: la relazione di contemporaneità tra cavalcata e caduta + rottura è codificata da “mentre”; la relazione di causa-effetto tra caduta e rottura è codificata da “perché”. L’unica relazione non codificata è quella della successione temporale tra caduta e rottura poiché è lasciata all’inferenza del destinatario.
Recap delle quattro versioni:
- 1^ versione: struttura di tipo paratattico, le relazioni semantico concettuali sono inferite.
- 2^ e 3^ versione: comparsa di una congiunzione subordinante, una relazione semantico-concettuale inferita e una codificata.
- 4^ versione: eccetto una, tutte le relazioni semantico-concettuali sono codificate.
Codifica e inferenza
Non è detto che l’utilizzo della coordinazione a livello morfo-sintattico comporti l’inferenza a livello semantico-concettuale e allo stesso modo non necessariamente la subordinazione a livello morfo-sintattico comporta la codifica delle relazioni semantico-concettuali. Sia in subordinazione che in coordinazione, la relazione semantico-concettuale può essere sia inferita che codificata.
Si parla di giustapposizione quando due elementi/frasi sono separati.