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ESTRATTO DOCUMENTO

*Cornamusa la suona quadrato cerchio = agrammaticale senza senso.

Gianni vuole andare al mare = grammaticale con senso.

*Gianni vuole andare al mare e con Mario = agrammaticale con senso.

 Da dove deriva questa conoscenza? Che conoscenza è?

Chomsky e la competenza linguistica

Il linguista Chomsky propone, in risposta, il concetto di competenza linguistica: gli esseri

umani sono in grado di percepire ad orecchio che alcune frasi sono “ben formate”, e quindi

ammissibili, e altre frasi sono “mal formate”, e perciò inammissibili grazie ad una loro

conoscenza non conscia delle regole della loro lingua. Queste regole vengono apprese grazie

all’ambiente e alla società che circondano l’essere umano e che gli fanno acquisire le regole

della lingua in maniera inconscia: ovviamente tali regole mutano in base alla lingua che

viene parlata.

Quindi, l’insieme delle conoscenze non consce relative ad una lingua è detto “competenza

linguistica”.

La linguistica della competenza è quella che si basa sulla definizione di che cos’è una frase

possibile e la distinzione tra il concetto di che cos’è una frase possibile ed una impossibile, e

si contrappone alla linguistica dei corpora.

Abbiamo già visto che un costituente verbale si espande con gli argomenti del verbo, che

possono essere interni o esterni: ad esempio verbi come pensare hanno una struttura interna

che prevede una frase, verbi come picchiare hanno una struttura interna che prevede un

oggetto nominale; abbiamo già detto che il verbo ha una certa valenza, la quale corrisponde

a degli argomenti retti dal verbo, e che tutti questi elementi assieme formano il sintagma

verbale.

A scuola insegnano che nella frase la mamma ha picchiato Giovanni c’è un soggetto, un

verbo e un complemento oggetto= il soggetto e il complemento oggetto sono entrambi

argomenti del verbo che stanno sullo stesso piano e che rivestono una particolare funzione,

quella di soggetto e quella di complemento oggetto.

Ma se analizziamo la frase la mamma ha picchiato Giovanni, vediamo che il soggetto la

mamma non sta nell’espansione del verbo, non è parte del sintagma verbale, mentre il

complemento oggetto è parte del sintagma verbale: nel momento in cui considero che le

frasi sono un rapporto tra strutture di costituenza, noto che il sintagma nominale con

funzione di soggetto è esterno alla costituenza del verbo mentre il complemento oggetto è il

primo argomento valenziale del verbo e fa parte del sintagma verbale. Da questo punto di

vista, soggetto e complemento oggetto non sono quindi sullo stesso piano.

TIPOLOGIA DI FRASI

La definizione tradizionale di frase è “gruppo di parole che esprime un senso compiuto”,

“gruppo di parole che è passibile di un giudizio di verità”.

Ma è difficile definire che cosa sia il senso compiuto. Infatti, non tutti i gruppi di parole che

chiamiamo frasi esprimono un senso compiuto es. che aveva appena svaligiato, e non

tutte le espressioni di senso compiuto sono gruppi di parole es. Gianni! / Vieni! / Ahia!

Possiamo provare che le frasi sono diverse dagli altri gruppi di parole (i sintagmi):

 Solo le frasi hanno una struttura predicativa ed esprimono una proposizione 

predicato/argomento (saturazione dell’elemento funzionale predicato);

soggetto/predicato.

 Soggetto e predicato sono in rapporto di dipendenza reciproca, cioè l’uno dipende

l’albero l’albero

dall’altro e viceversa: es. è verde = frase grammaticale, / *verde

= agrammaticali in quanto frasi.

 I costituenti di un sintagma sono invece in un rapporto di dipendenza non-reciproca,

l’albero

cioè la testa può esserci senza modificatori, ma non viceversa: es. verde =

l’albero

SN, / *verde = in quanto sintagmi nominali.

Una frase può essere:

 Semplice, data dal rapporto tra sintagma nominale e sintagma verbale, e che quindi

non contiene altre frasi es. Gianni è partito.

 Complessa, che contiene al suo interno altre frasi, in rapporti di:

 

Coordinazione = due o più frasi semplici sullo stesso piano es.

Gianni Maria

è partito e/o/ma è rimasta a casa. Infatti, una frase

congiunta ad un'altra forma una frase complessa non si tratta di due

:

frasi ma di un’unica frase, poiché date due frasi queste si possono

coordinare e formano una frase.

 Subordinazione = due o più frasi semplici non sullo stesso piano es.

Mario pensò che l’estate era ancora lunga principale + dipendente;

il poliziotto catturò il ladro che aveva svaligiato la casa principale +

dipendente.

In questo caso c’è una distinzione tra frasi principali e frasi dipendenti,

ma non è detto che tutte le frasi dipendenti dipendano dalla frase

principale es. La gatta rossa di Mario con i baffi neri che ho visto ieri

è scappata = è scappata è la principale, ma che ho visto ieri non

dipende dalla principale, dipende da gatta, cioè dalla testa del

sintagma. Quindi va ricordato che la frase relativa dipende non dalla

principale ma della testa del sintagma che modifica.

Una frase semplice può variare, attraverso regole, per diversi caratteri:

 Dipendenza

 

Modalità Dichiarative Es. Gianni è partito.

Interrogative Interrogative sì/no o totali, se ciò che è

interrogato è l’intero contenuto proposizionale;

 Es. Gianni è partito? Sì/No.

Interrogative “wh-” o parziali, se ciò che è

interrogato è parte del contenuto proposizionale:

 Es. Chi è partito? Gianni/Laura.

Esclamative Es. Che sorpresa mi ha fatto Gianni!

Imperative Es. Gianni, parti!

Quindi, il rapporto frastico tra Gianni e partire può produrre frasi che

variano per modalità.

La distinzione di frasi per modalità è una distinzione di tipo grammaticale,

cioè la forma del verbo e la forma della frase variano a seconda che la frase

sia dichiarativa/interrogativa/esclamativa/imperativa. Queste distinzioni da

un punto di vista semantico e pragmatico fanno capo ai verbi performativi,

cioè fanno capo a una distinzione di tipi illocutori delle frasi.

 

Diatesi Attiva es. Gianni ama Maria.

Passiva es. Maria è amata da Gianni.

N.B. La diatesi rende soggetto quello che era complemento oggetto

e complemento d’agente ciò che era soggetto.

 

Polarità Affermativa es. Gianni è partito.

Negativa es. Gianni non è partito.

N.B. La negazione è una delle caratteristiche più specie-specifiche

del linguaggio, infatti è molto difficile rappresentarla nella realtà: in

un film è necessario un discorso, una riflessione, varie scene

precedenti per poter far comprendere allo spettatore che non è

avvenuta una certa cosa; risulta invece impossibile poter

rappresentare una negazione in un dipinto o in una foto. 09/11/17

 

Segmentazione Non segmentata es. Io mangio la mela.

Non avevo mai letto questo libro.

Ieri ho visto Gianni, non Paolo.

Viene usata una frase non segmentata per rispondere a un

contesto informativo totalmente nuovo (Es. Che cosa è

successo? Mario ha mangiato la mela).

N.B. A noi parlanti, queste frasi risultano con un ordine

normale.

Segmentata, quando un sintagma è separato dal resto della frase

da una pausa. Ciò avviene in modi diversi:

 

Dislocata a destra es. Non lo avevo mai letto questo

libro.

 

Dislocata a sinistra es. La mela, la mangio io.

Le dislocazioni necessitano di ripresa pronominale.

 Focalizzata es. La mela, mangio io.

 Gianni ho visto ieri, non Paolo.

La focalizzazione non necessita di ripresa pronominale.

Dislocazione e focalizzazione sono processi di movimento

degli elementi della frase che avvengono in connessione ai

contesti informativi in cui la frase è eseguita.

Viene usata una frase segmentata di ordine marcato, per

dislocazione o focalizzazione, per rispondere a un

contesto informativo in cui uno degli elementi della frase

risulta presupposto (Es. Chi ha mangiato la mela?

La mela, l’ha mangiata Mario).

 

Scissa es. È questo libro, che non avevo mai letto.

 

Pseudo scissa es. Quello che non avevo mai letto, è

questo libro.

 A tema sospeso es. Questo signore. Dio gli ha toccato il

 cuore.

Viene usata una frase segmentata di ordine marcato per

scissione, per rispondere a un contesto informativo

avversativo (Es. Mi fa piacere Giovanni che hai letto

guerra e pace. No, è questo libro, che non avevo mai letto).

N.B. A noi parlanti, queste frasi risultano con un ordine

marcato.

 Ma cosa noto quando prendo una frase con un ordine normale e la confronto con una con

un ordine marcato? Noto che qualcosa viene spostato, ma cosa?

La linguistica tipologica nei primi anni ’60 arriva ad affermare che ciò che si sposta è

collegato alla funzione grammaticale, e in particolare al rapporto tra soggetto e oggetto: si

concluse che lingue come l’italiano o l’inglese avessero un ordine normale SVO, quindi

un argomento esterno prima del verbo e un argomento interno dopo il verbo; mentre lingue

come il latino hanno come ordine normale SOV.

All’epoca venne notato che esisteva una costante nelle lingue in base alla quale ci sarebbero

degli ordini non possibili: c’è una necessità linguistica per cui è necessario avere nell’ordine

normale dei costituenti l’oggetto accanto al verbo, prima o dopo di esso (poiché abbiamo

detto che l’oggetto sta all’interno dello stesso costituente del verbo).

Da ciò deriva la legge di Greenberg che dice che nelle lingue deve sempre esserci nelle

frasi un ordine normale in cui l’oggetto precede immediatamente o segue immediatamente il

verbo *VSO = è un rapporto di costituenti non possibile. 10/11/17

Tipi di frasi dipendenti

Si suddividono in: Dipendenti

Argomentali Circostanziali Relative

Queste, a loro volta, si suddividono in altre categorie, esaminiamole.

 Argomentali: alcuni verbi, come pensare, hanno bisogno di riempire la propria

valenza con un argomento che non è di tipo lessicale ma frasale, al fine di essere

saturati. Sono quindi argomenti necessari al verbo. Fanno parte del sintagma verbale

come argomento interno.

 Soggettive: la dipendente è il soggetto della principale. Reggono frasi

soggettive verbi come è noto/sembra/è certo/appare

Es. Che la Terra giri intorno al Sole è noto da molto tempo.

 Completive Oggettive: sono argomenti dei verbi. Reggono frasi completive

verbi come pensa/crede/ritiene

Es. Gianni crede che Paolo abbia mentito

 ha funzione di argomento interno del verbo; la

frase completiva

oggettiva sta dentro al sintagma verbale la cui

testa è il verbo “crede”.

 Completive Nominali: sono argomenti di nomi argomentali

Es. Il fatto che Paolo abbia mentito non mi

meraviglia  sta nella valenza del nome “il fatto”, il quale

ha reggenza e regge la frase completiva nominale, e

sta dentro al sintagma nominale la cui testa è il

nome “il fatto”.

 Completive Oggettive/Nominali Infinitive:

 Es. Gianni crede di essere intelligente

Mario cerca di trovare lavoro

Il desiderio di sentire musica ti fa onore

 Interrogative Indirette: verbi come sapere/domandare/chiedere reggono questo

tipo di frasi Es. Gianni non sa chi partirà domani

Mi domando chi partirà domani

 Circostanziali: svolgono la funzione di un circostanziale (non sono necessarie ma

opzionali, perché il resto della frase sta in piedi anche da sola); sono argomenti

opzionali del verbo. Fanno parte del sintagma verbale come argomento esterno.

 

Temporali: Es. Quando Gianni è arrivato, Maria è partita

 

Ipotetiche dell’irrealtà/realtà: Es. Se Gianni fosse arrivato prima, avremmo

potuto cenare con lui

Se Gianni arriva prima, lo bacio

 

Causali: Es. Dato che Gianni è arrivato in ritardo, ce ne siamo andati

Ce ne siamo andati perché Gianni è arrivato in ritardo

 

Concessive: Es. Benché Gianni fosse arrivato in orario, non trovò

Nessuno

 

Finali: Es. Abbiamo fatto tutto perché/affinché Gianni potesse arrivare in orario

 

Consecutive: Es. Gianni ci ha fatto attendere tanto a lungo che ce ne

siamo andati

 

Comparative: Es. Abbiamo atteso Gianni più a lungo di quanto fosse

necessario

 Relative: modificano un nome in modo non non-argomentale. Fanno parte del

sintagma nominale ma non sono argomenti valenziali del nome (al contrario di una

completiva nominale che è argomento valenziale del nome).

 Restrittive: identificano un sottoinsieme, una sottoclasse ristretta del nome

modificato

 Es. Gli studenti che non hanno studiato non passeranno l’esame

sta nel sintagma nominale la cui testa è il nome “gli studenti”.

 Appositive: aggiungono informazioni sul nome modificato. Si distinguono

dalle restrittive perché c’è nome proprio, che essendo già un individuo

non può essere ristretto.

 Es. Gianni, che non ha studiato, non può passare l’esame

Gianni, il quale non ha studiato, non può passare l’esame

Gli studenti, che non hanno studiato, non passeranno

l’esame

 Pseudo Relative: non hanno un’interpretazione restrittiva né appositiva e sono

all’interno di un sintagma nominale introdotto da un verbo di

percezione

 Es. Ho visto Maria che guarda la TV

 cioè l’ho vista nell’atto di guardare la TV

Maria che guarda la TV mi ha stancato

 anche qui è come se ci fosse un verbo di percezione

nascosto: “Maria che guarda la TV è soggetto” ma per

dire questo è necessario che io la veda mentre è

nell’atto di guardare la TV 13/11/17

Attanti e Argomenti

 Una frase rappresenta un evento o uno stato rispetto al quale la frase si dice vera o falsa.

 A livello della struttura della frase sappiamo che un predicato è in relazione ad argomenti

e che questi argomenti possono essere interni o esterni.

 Es. Emanuela mangia la bistecca

arg.interno v arg.interno

Emanuela mangia la bistecca con il coltello e la forchetta

arg.interno v arg.interno arg.esterno arg.esterno

 Gli argomenti del verbo individuano oggetti coinvolti nell’evento (cioè a qualcosa che

succede nel mondo), e sono detti attanti.

Guardando una foto in cui è ritratta Emanuela al ristorante che mangia la bistecca, quali

sono gli oggetti coinvolti nell’evento? C’è Emanuela, la bistecca, il ragazzo seduto

accanto, l’orologio al polso del ragazzo, il piatto vuoto, la bottiglia d’acqua mezza vuota,

il coltello e la forchetta, naso, braccia, gomiti… ogni oggetto intero e perdurante è

divisibile in parti ognuna individuabile come un oggetto a sé stante.

Questi elencati sono tutti attanti dell’evento.

 Solo alcuni attanti nell’evento possono svolgere funzione di argomento del predicato (in

questo caso solo “Emanuela/bistecca” possono svolgere il ruolo di argomenti di

“mangia”).

Ma quali sono le proprietà che un attante deve avere per proiettare in una frase l’argomento

di un verbo nella rappresentazione linguistica dell’evento?

Indispensabile è individuare i ruoli tematici degli attanti:

 Agente: colui che intenzionalmente fa l’azione espressa dal verbo.

 Paziente: la persona o cosa che subisce l’azione espressa dal predicato.

 Esperiente: l’entità che sperimenta (=ha esperienza) uno stato (psicologico)

espresso dal predicato.

 Tema: la persona o cosa che si trasforma nell’azione espressa dal predicato.

 Benefattivo/Beneficiario: l’entità che trae beneficio dall’azione espressa dal

predicato.

 Destinazione: l’entità verso la quale è diretta l’attività espressa dal predicato.

 Sorgente: l’entità dalla quale qualcosa si muove in seguito all’attività espressa

dal predicato.

 Locativo: il luogo in cui sono situati l’azione o lo stato espressi dal predicato.

 Es. Mario mangia la bistecca. “Mario” è l’agente allo stesso modo in entrambe le frasi?

“A Roma” è ciò che viene modificato nell’evento nello stesso

Mario va a Roma. modo in cui “la bistecca” è ciò che viene modificato nell’evento?

La risposta è no: entrambe le frasi certamente si riferiscono ad eventi, ma il ruolo degli

argomenti all’interno delle frasi non è equivalente (“Roma” non equivale a “bistecca” /

“Mario” non equivale a “Mario”), poiché i ruoli cambiano in relazione al tipo di evento

predicato dal verbo. se il verbo predica di un’azione o di un movimento cambiano i ruoli che

gli attanti hanno nella rappresentazione di un evento.

 Es. Mario mangia la bistecca = AGENTE+PAZIENTE

Il cacciatore uccise il leone = AGENTE+PAZIENTE

Marco va a Roma = AGENTE+DESTINAZIONE

Mario è a Pisa = TEMA+LOCATIVO

Luca ha restituito il libro a suo fratello = AGENTE+TEMA+BENEFICIARIO

La palla rotolò verso il giardino = TEMA+DESTINAZIONE DI TIPO SPAZIALE

Carlo ha messo l’anello alla sposa = AGENTE+TEMA+DESTINAZIONE IN POSSESSO

Carlo ha messo l’anello sul tavolo = AGENTE+TEMA+DESTINAZIONE IN LOCAZIONE

Gianni prese un libro dal tavolo = AGENTE+TEMA+SORGENTE IN LOCAZIONE

Gianni prese una penna da/a Giovanni = AGENTE+TEMA+SORGENTE IN POSSESSO

Maria ama le belle giornate = ESPERIENTE+TEMA

Ruolo tematico e ruolo funzionale

 Una struttura argomentale proietta sia ruoli tematici sia ruoli funzionali nella frase.

Che relazioni ci sono tra i ruoli funzionali e i ruoli tematici all’interno della frase?

 Es. Ma ciò che accade nel mondo è

Mario ha aperto la porta = “la porta” è oggetto la stessa cosa, il ruolo tematico

La porta è aperta = “la porta” è soggetto di porta è lo stesso, mentre

Quello funzionale è diverso.

Mario ha volato via il quaderno fuori dalla finestra = “il quaderno” è oggetto

Il quaderno vola via fuori dalla finestra = “il quaderno” è soggetto

La nave affonda = “la nave” è soggetto

Il capitano ha affondato la nave = “la nave” è oggetto 16/11/17

DIMOSTRAZIONE DI COME SI UTILIZZA CORDIC 17/11/17

FONETICA

I fonemi, elementi non dotati di significato, si ordinano in modo da dare luogo ad elementi

dotati di significato, cioè le parole.

IL SUONO

Il suono e la vibrazione

 Il suono è il prodotto di una variazione di pressione atmosferica, percepita attraverso

il timpano, dovuta ad una vibrazione.

 Una vibrazione è dovuta al passaggio di un oggetto da una posizione di quiete ad

un’oscillazione, causata dall’esercizio di una forza sull’oggetto stesso, ad esempio su

un diapason. Terminata l’oscillazione, l’oggetto torna ad una posizione di quiete.

 La vibrazione si comunica attraverso le molecole nell’aria.

 A un movimento dell’oggetto in avanti si ha una compressione e viceversa una

rarefazione.

L’onda

 Una compressione seguita da una rarefazione è un’onda.

 La lunghezza d’onda è la distanza tra una compressione e una rarefazione.

Es. Un esempio lampante è quello del sasso lanciato nell'acqua. Se buttiamo

un sasso in acqua, si formano appunto una serie di onde che sono date dalla

pressione che il sasso esercita sulla superficie acquea. Dopo averlo gettato, non si

forma un'unica onda, poiché questa stessa onda si propaga nell'acqua spostando

molecole vicine a quelle che sono state colpite per prime dopo la pressione

iniziale. Si verifica una compressione delle molecole, seguita poi da una

rarefazione, a cui si alterna un'altra compressione… Un'onda, dunque, è il

prodotto di una rapida alternanza compressione/rarefazione.

Il periodo e l’ampiezza

 Il passaggio tra i due punti di quiete (a-c) o equivalentemente tra i due massimi (e-f)

dell’oscillazione è detto periodo (t).

 La distanza maggiore compiuta dal corpo vibrante (e-d) è detta ampiezza.

 L’ampiezza è in rapporto alla forza con cui la vibrazione è prodotta.

Fig. – Rappresentazione grafica del periodo.

Principio di propagazione

 Il suono si propaga in linea retta, ma la propagazione non avviene in un’unica

direzione, avviene attraverso l’aria in tutte le direzioni.

 Più le vibrazioni si allontanano dalla sorgente, maggiore è la lunghezza d’onda, e

parallelamente minore è l’ampiezza.

Fig. – Propagazione dell’onda sonora dalla sua sorgente. Il suono si propaga

dalla sorgente in tutte le direzioni, formando nell’aria superfici sferiche

concentriche. Le zone scure indicano le compressioni dell’aria, le zone più

chiare le rarefazioni.

La frequenza

 Un’onda varia per ampiezza e frequenza.

 Se il tempo che intercorre tra due massimi di pressione è il periodo, la frequenza è il

numero di periodi al secondo, e si misura in hertz.

 L’hertz è l’unità di misura che riguarda tutti i tipi di onde (sonore, radio, luce).

1 hz = una vibrazione (periodo) al secondo.

Il periodo è l’inverso della frequenza F=1/P P=1/F

Es. Se il periodo è un 1/250 di secondo la frequenza sarà 250 /periodi al secondo (Hz).

Onde periodiche sinusoidali

 Quando prendo un diapason e lo faccio vibrare, esso vibrerà in modo regolare, cioè la

vibrazione data corrisponderà ad un numero di cicli ricorrenti e uguali questo

corpo che vibra vibrerà sempre con la stessa frequenza e con la stessa forza, fin

quando non diminuirà la sua forza nel tempo, distanziandosi sempre più dal momento

in cui è stato sollecitato.

 La vibrazione in questo caso ha tutti i cicli uguali e ricorrenti, e tali cicli sono

chiamati onde periodiche sinusoidali.

 L’onda periodica sinusoidale viene percepita come un suono armonico.

Fig. – Un’onda sinusoidale. Il tempo sulla retta in basso è misurato in centesimi

di secondo. I punti A, A’, ecc. e C, C’, ecc. sono i punti a pressione zero (= punti

di quiete); i punti B, B’, ecc. e D, D’, ecc. sono i punti di massimo

allontanamento dalla linea zero e indicano rispettivamente la pressione massima

e la minima. La linea verticale a sinistra è la scala della variazione della

pressione sonora. 

A-A’ = C-C’ = D-D’ = b-b’ IN CICLI RICORRENTI UGUALI

Onde aperiodiche

 Un’onda che non può essere suddivisa in cicli successivi uguali, è un’onda

aperiodica (ovvero non ci sono cicli e non c’è frequenza di essi).

 L’onda aperiodica corrisponde ad un suono non armonico, ovvero un rumore.

 Il linguaggio contiene sia vibrazioni periodiche che aperiodiche (è quindi semi-

periodico):

 Vocali (corrispondono ad onde periodiche sinusoidali).

 Consonanti (corrispondono ad onde aperiodiche).

 La sillaba è causata dal rapporto tra onde periodiche, le vocali, e onde

aperiodiche, le consonanti.

Gli oggetti indotti a vibrare hanno frequenza costante indipendentemente dalla forza con cui

sono sollecitati e quindi dall’ampiezza della vibrazione.

Il linguaggio non è paragonabile ad uno strumento a corda, ma è invece fondato su un

sistema fisiologico che equivale ad uno strumento a fiato.

La metafora delle corde di una chitarra è necessaria perché è più evidente, ma per esattezza

le modalità con cui il linguaggio viene espresso rassomigliano maggiormente uno strumento

a fiato.

Quando prendiamo una chitarra notiamo che questa ha corde più spesse e corde più sottili:

notiamo che la frequenza di vibrazione delle corde sottili è maggiore rispetto alla frequenza

di vibrazione delle corde più spesse.

Per accordare una chitarra le corde vengono tese in maniera diversa: quando una corda

viene tesa maggiormente la frequenza delle onde sonore sarà più alta, quando una corda

viene tesa minormente la frequenza delle onde sonore sarà più bassa.

Leggi che determinano le frequenze di vibrazione degli oggetti: Leggi di Mersenne

Prendendo una chitarra, se la tensione di una corda è costante la frequenza è:

 inversamente proporzionale alla lunghezza

 direttamente proporzionale alla tensione

 a parità di lunghezza e tensione, è inversamente proporzionale alla radice del peso

Se prendiamo una campana, quando questa è molto grande e cava la frequenza sarà

sicuramente più bassa rispetto ad una campana piccola e cilindrica:

Cavità a forma cubica hanno un tono più basso delle cavità cilindriche.

o Più stretta è l’apertura più bassa è la frequenza.

o

L’ampiezza (= distanza massima dalla posizione di riposo dell’oggetto in vibrazione)

dipende dalla forza con cui il corpo è sollecitato e dà una misura della forza dell’onda.

 Tanto maggiore è la spinta che sollecita il corpo tanto maggiore è sia ’altezza

dell’onda sia la spinta che parti oscillanti comunicano a quelle adiacenti.

 La potenza dell’onda determina inoltre la velocità con cui la corrente di energia passa

per un punto di misurazione ed è proporzionale al quadrato dell’altezza.

 La potenza si misura in termini di pressione sonora delle particelle su una superficie:

2

la quantità di energia che passa per ogni secondo in una superficie di 1 cm posta

perpendicolarmente alla direzione del movimento.

L’intensità

 La forza percepita si esprime attraverso una misura dell’intensità (decibel dB).

 Il decibel è una misura relativa:

 definita su una scala in cui livello più basso è l’intensità del suono più

debole udibile alla frequenza di 1000 hz = 0 dB (Livello di intensità

sonora).

 14

Il suono più forte percepibile è 100.000 miliardi di volte più forte (10 ).

 I dB si misurano per semplicità su una scala logaritmica.

Ricapitolando, sono due le misure del suono: il decibel = la forza/intensità del suono,

l’hertz = l’altezza/frequenza del suono.

Campo di sensibilità dell’orecchio:

 tra 20 e 20000 hz

 le frequenze utilizzate nel linguaggio sono sotto i 10000 hz

 la percepibilità delle variazioni in frequenza diminuisce all’aumentare della

frequenza stessa (a 2500 hz la soglia differenziale è 4hz – a 8000 hz la soglia è a 18

hz)

 la percepibilità delle frequenze è connessa alla forza

 la percepibilità necessità una intensità di almeno 20 db

 la soglia del dolore è intorno ai 130 db

 la voce maschile (80-200 hz) è meno udibile rispetto a quella femminile (150-450hz)

Fig. – Il campo di sensibilità dell’orecchio umano alle vibrazioni. Sull’ascissa,

le frequenze; sull’ordinata, l’intensità. Si noti quanto sia debole la sensibilità

nella gamma delle frequenze più alte e che il campo della sensibilità normale è

situato fra 600 e 4000 p/s. 20/11/17

Forza, frequenza e intensità percepita: Legge di Weber-Fechner

 l’orecchio percepisce la medesima differenza tutte le volte che la forza è moltiplicata

per 10: 10-100-1000 / 1-2-3

COMPLESSITA’ DELL’ONDA

Le onde sonore possono comporsi secondo 3 principi:

 rafforzamento

 diminuzione di forza

 spostamento

In base ai diversi principi, le onde possono essere:

• Con identica fase: se due onde sonore iniziano e finiscono nello stesso momento, se

cioè sono “sincrone” e hanno lo stesso periodo, si dice che hanno la stessa fase.

Queste onde possono essere una più forte ed una meno forte, cioè possono avere

ampiezza diversa, oppure possono essere uguali con identica ampiezza.

Quando due onde di identica fase si incontrano, le ampiezze delle due onde si

sommano = si forma quindi una sola onda sonore che ha come ampiezza la somma

delle ampiezze delle due onde che l’hanno formata incontrandosi.

In due diapason, che vibrano simultaneamente alla stessa frequenza, le ampiezze

delle onde da loro prodotte si sommano, e il risultato è un suono unico.

Fig. – Vibrazioni composte con identica fase (rafforzamento). Le curve B e C

sono onde di identica fase ma di ampiezza diversa: l’ampiezza B e l’ampiezza C

si sommano e danno come risultato la curva A (che è la risultante delle due

vibrazioni che la compongono).

• Con fase opposta: se due onde sono sincrone, ma hanno una il punto minimo dove

l’altra ha il punto massimo e viceversa, e le loro ampiezze sono diverse, allora si dice

che le loro ampiezze si sottraggono; se hanno la stessa esatta ampiezza d’onda, le due

onde si cancellano.

Se la seconda vibrazione inizia quando la prima ha compiuto la semi-vibrazione,

l’ampiezza diminuisce; se hanno la stessa ampiezza, l’onda viene cancellata (in

questo caso il suono si annulla).

Fig. – Vibrazioni composte con fase opposta (diminuzione di forza).

• Se due onde periodiche sinusoidali iniziano a vibrare in tempo diverso, e quindi non

hanno la stessa fase, la risultante risulta sfasata:

Fig. – Vibrazioni composte con sfasamento. Il risultato ottenuto è un

suono sfasato.

• Se considero due onde sincrone sinusoidali che hanno ampiezza e frequenza

diversa, dalla loro composizione il risultato è un’onda complessa periodica (poiché

anche nell’onda complessa il ciclo si ripete) non sinusoidale (poiché ha perso la sua

caratteristica sinusoidale).

Fig. – Sovrapposizione di vibrazioni con frequenze diverse. Una

vibrazione più lenta (A) e una più rapida (B) danno come risultante una

curva composta (C). La nuova onda è un’onda complessa non

sinusoidale, effetto della combinazione delle due onde sinusoidali.

Questi sono principi generale di composizione dell’onda sonora, e sono importanti perché

mostrano che una vibrazione tende a non essere semplice.

 I suoni naturali non sono mai semplici.

IL RISUONATORE E L’APPARATO FONATORIO

 Un corpo che vibra, vibra con tutte le sue parti, e le frequenze di vibrazione sono

diverse.

Se consideriamo la vibrazione della corda di una chitarra, possiamo considerare la

vibrazione nel suo complesso, o quella al centro, o quella agli estremi: notiamo che le

vibrazioni delle parti della corda della chitarra sono più rapide rispetto alle vibrazioni

dell’intera corda, che sono più lente.

Inoltre, possiamo dire che le vibrazioni della corda sono sincrone, poiché iniziano a

vibrare nello stesso momento (cioè quando pizzico la corda).

Inoltre, le diverse vibrazioni dell’oggetto hanno una frequenza proporzionale:

Es. la metà di una corda di violino vibra con una frequenza due volte maggiore di

quella della corda intera, un terzo di corda vibra con una frequenza tre volte

maggiore…

 La vibrazione di un oggetto non sarà più una vibrazione periodica sinusoidale, ma

sarà una vibrazione periodica non sinusoidale, poiché composta da vibrazioni con

frequenze diverse.

 Le varie vibrazioni formano una vibrazione complessa.

 Le varie vibrazioni parziali udibili sono chiamate armoniche.

Lo spettrogramma

 La rappresentazione grafica di un’onda sonora, che vibra con tutte le sue armoniche,

si chiama spettrogramma.

Una scoperta scientifica, risalente al ‘700-‘800, afferma che se una vibrazione complessa è

formata da diverse vibrazioni parziali, che corrispondono alle vibrazioni delle diverse parti

di un oggetto, si dice che le frequenze delle vibrazioni parziali sono sempre multipli interi

della frequenza dell’oggetto intero:

 La frequenza dell’oggetto intero è detta anche frequenza fondamentale

 Le frequenze con cui vibrano le parti dell’oggetto sono le diverse armoniche

Inoltre, l’intensità delle armoniche decresce all’aumento della frequenza.

Fig. – Spettrogramma di un’onda periodica complessa. Nello

spettrogramma non viene rappresentato il tempo, ma un “fotogramma”

di esso.

Rumori / vibrazioni a-periodiche

 Le vibrazioni nelle quali le armoniche non sono multipli interi della

fondamentale sono a-periodiche.

Legge di Fourier

 Data un’onda periodica complessa formata dalla combinazione di molte

onde componenti sinusoidali, è possibile scomporre un’onda periodica

complessa nelle sue componenti sinusoidali semplici.

Spettro del movimento vibratorio

 L’insieme delle armoniche è detto spettro.

 Lo spettro rappresenta il mutare dell’altezza al variare delle frequenze del

movimento vibratorio.

 Inoltre, le varie armoniche sono numerate a partire dalla fondamentale

L’oscillogramma

L’oscillogramma è un metodo per analizzare la scomposizione del suono.

L’utilizzo di un oscillogramma o di uno spettrogramma risponde ad esigenze

analitiche diverse:

 nello spettrogramma il tempo non viene rappresentato, ma è rappresentata

l’evoluzione della frequenza dell’onda

 nell’oscillogramma abbiamo la rappresentazione del tempo, ma manca la

rappresentazione dell’evoluzione della frequenza dell’onda

 Le armoniche sulle diverse frequenze e la loro ampiezza, sono rappresentate come

oscillogrammi

Ricapitolando, il suono può essere rappresentato graficamente per mezzo di tre diversi

grafici: lo spettrogramma, che mostra intensità sull’ordinata e frequenza

sull’ascissa

l’oscillogramma, che mostra ampiezza sull’ascissa e tempo

sull’ordinata

il sonogramma, che mostra tempo sull’ascissa, frequenza sull’ordinata

e intensità tramite il tono di grigio (spiegato più avanti).

La risonanza e il risuonatore

 L’esempio più semplice che possiamo fare riguardo alla risonanza è quello dei due

diapason con la stessa frequenza che, quando vengono posti una accanto all’altro,

entrano in vibrazione.

La risultante di questa operazione sarà un suono più forte, che diventerà un’onda

periodica sinusoidale, con stessa frequenza, ma maggior intensità.

Questo fenomeno si chiama risonanza, meccanismo che permette di amplificare un

certo suono partendo da due vibrazioni con la stessa frequenza.

 Le vibrazioni sono sempre più deboli via via che la frequenza di vibrazione dei corpi

messi in risonanza aumenta.

 Dato che le vibrazioni sincrone producono la somma delle ampiezze, le vibrazioni

parziali possono essere rinforzate.

 Nel caso della chitarra, notiamo che questa ha una cassa di risonanza, cioè il

risuonatore, che serve ad amplificare il suono.

 Per risuonatore si intende un corpo o una cavità (cassa di risonanza) che rinforza per

risonanza l’ampiezza di una vibrazione.

 Se un’onda complessa, con spettro uguale ai precedenti, attraversa un corpo cavo

pieno di aria, il suo spettro si modifica.

 Quindi, la vibrazione complessa della corda della chitarra sarà amplificata nella

cassa, essendo questa un corpo cavo pieno di aria, e entrerà in risonanza il corpo

della cassa di risonanza: questo produce un’amplificazione delle varie armoniche che

formano la cassa di risonanza, e che vibrano con le stesse vibrazioni delle parti della

corda.

 Le frequenze che si formano in una cassa di risonanza sono sempre composte.

 Le armoniche di frequenza uguale alla frequenza di risonanza vengono amplificate.

 Le altre sono indebolite o cancellate.

Spazio tra la glottide e le labbra. La glottide è dove si forma l’onda sonora,

che passa attraverso la “cassa di risonanza” mettendone in vibrazione le

diverse parti, fino ad arrivare alle labbra, dove fuoriesce l’onda sonora

complessa fatta dalle diverse vibrazioni prodotte all’interno della cassa di

risonanza, che si sommeranno o si indeboliranno a seconda delle

modificazioni di forma della stessa cassa di risonanza.

 N.B. Nel momento in cui modifico la forma della cassa di risonanza, modifico il

timbro, che dipende da come le armoniche sono generate all’interno della cassa di

risonanza.

Il concetto di formante

Fig. – Spettrogramma di un’onda periodica complessa, il cui sviluppo

spettrale presenta dei picchi, detti formanti (F , F ).

1 2

 Le armoniche sono tendenzialmente infinite essendo le parti di un oggetto

tendenzialmente infinite, poiché tra due punti ci sono un’infinità di altri punti.

 Non possiamo contare le armoniche, sono troppe: quello che possiamo contare

sono i picchi d’intensità di una serie di armoniche, che sono una serie finita.

 In linea teorica, sappiamo che la frequenza fondamentale, essendo la prima, è

quella più forte rispetto a tutte le armoniche prodotte dalla vibrazione

dell’oggetto: ma quando la vibrazione passa dal corpo cavo della cassa di

risonanza, è possibile modificate le ampiezze di certe specifiche armoniche

rispetto ad altre, per cui non è più vero che la frequenza fondamentale è la più

forte.

 Data la frequenza fondamentale il suono si indebolirà o aumenterà su certe

serie di armoniche su cui avremo dei picchi chiamati formanti.

N.B. Il timbro di una certa vibrazione è dato dalla diversa amplificazione di certe sue

armoniche.

Il sonogramma

 Per apprezzare i suoni linguistici è necessario identificare lo sviluppo nel tempo

di intensità e frequenza

 durata (secondi)

 intensità (decibel)

 frequenza (hertz)

 Ci sono due tipi di sonogrammi che “pettinano l’onda sonora con denti larghi o

stretti” a seconda della quantità di armoniche che possono identificare:

 a banda stretta

 a banda larga

Formanti e timbro delle vocali

Fig. – Sonogramma a banda larga della sequenza: notiamo che le prime due

 

formanti quando si pronuncia la a sono molto vicine; quando sempre sulla stessa

 

frequenza si inizia a pronunciare la i , queste due formanti si distanziano, perché la

prima diminuisce la sua frequenza, la seconda aumenta la sua frequenza.

 Se le bande di analisi sono più larghe, non si evidenziano tutte le armoniche, ma

solo le frequenze più intense, dette formanti.

 Al variare del rapporto in frequenza delle prime due formanti, varia il timbro

vocalico, cioè varia la nostra percezione del suono a rispetto al suono i .

   

 Due suoni vocalici con identica frequenza e identica ampiezza cambiano la loro

qualità acustica (timbro) al variare della composizione armonica del complesso

sonoro.

 Le vocali si differenziano per la diversa distribuzione delle prime due formanti

(costanza interindividuale).

 Le formanti superiori sembrano responsabili di altre qualità timbriche (variazione

interindividuale).

Fig. – Distribuzione della frequenza della prima e della seconda formante di

a a

cinque vocali italiane: vediamo che la I f. è molto bassa, la II f. molto alta.

 Il timbro vocalico resta lo stesso per tutti i parlanti di una stessa lingua, ma

cambia il timbro di voce: a a,

Es. Quando io pronuncio e quando Andrea Bocelli pronuncia il timbro

vocalico è lo stesso ma ci sono variazioni inerenti al timbro della voce, che

dipende dalla diversa struttura della “cassa di risonanza”.

 Identificata questa caratteristica del suono, vediamo che dove la vibrazione

della frequenza fondamentale ha un andamento spettrale (cioè dove vengono

amplificate certe frequenze) possiamo identificare e differenziare quali sono le

formanti che determinano il valore linguistico del suono rispetto alle formanti

che non hanno valore linguistico.

 Ricapitolando, se lo spettrogramma è dato dall’insieme di diverse bande

formanti, solamente alcune di queste bande formanti hanno valore linguistico, e

in particolare hanno valore linguistico la prima e la seconda formante sopra la

frequenza fondamentale.

 La caratterizzazione acustica del suono è determinata da due principi:

 la vibrazione non è mai semplice, è sempre complessa

 le casse di risonanza permettono la predicazione di

determinate frequenze

Ricapitolando, possiamo dire che:

 sopra la frequenza fondamentale avrò le prime due formanti, che mi

determineranno il timbro vocalico

 le formanti superiori determinano il timbro della voce

 la percezione di altezza del suono dipende a quale frequenza è realizzata

la frequenza fondamentale di un suono, che non dipende dalle prime due

formanti e non dipende dalle formanti superiori, ma dipende dalla

vibrazione fondamentale. 23/11/17

FISIOLOGIA DELLA FONAZIONE

L’apparato fonatorio

L’apparato fonatorio è dato da 3 fattori:

 apparato respiratorio, consistente nello sfruttamento della forza della respirazione e

della possibilità di creare il suono a partire dalla respirazione strumento a fiato

 apparato laringeo, che consiste nella scatola della laringe

 apparato risuonatore, poiché il processo di risonanza è essenziale, in quanto permette

di amplificare determinate formanti rispetto ad altre

L’apparato respiratorio

 respirazione addominale costante

 produzione vs differenziazione dei suoni

 respirazione normale

 inspirazione (contrazione del diaframma e dei muscoli intercostali esterni)

 espirazione (l’aria espirata attraversa i bronchi e passa nella trachea)

Fig. – Rappresentazione schematica dell’apparato fonatorio.

 La respirazione parte dai polmoni

 Durante l’espirazione l’aria passa attraverso i bronchi, entra nella trachea, fino ad

arrivare nella scatola della laringe

 Le pliche vocali si chiudono e interrompono il flusso d’aria.

 Viene a formarsi una pressione sotto-glottidale.

 Con la riapertura delle pliche vocali, questa pressione viene rilasciata, generando

una bolla d’aria.

 La frequenza di rilascio delle bolle d’aria a livello della glottide corrisponde alla

formazione delle onde acustiche:

 le onde acustiche sono quindi determinate dal rilascio delle bolle d’aria a

livello della glottide

 la frequenza fondamentale è la frequenza di apertura e chiusura delle pliche

vocali, con cui si formano le bolle d’aria a livello dell’apparato fonatorio

 per realizzare un suono più o meno forte basta aumentare o diminuire la

pressione

 la frequenza di apertura e chiusura delle pliche vocali dipende dalla

tensione muscolare a livello della glottide

 L’onda acustica formatasi subisce una compressione, e si trasformerà in suono

attraverso l’apparato risuonatore.

 Infine, le pliche vocali si chiudono e l’onda subisce rarefazione.

L’apparato laringeo

La scatola laringea contiene varie componenti:

 cricoide

 tiroide

 aritenoidi

 castone della cricoide

 Possiamo notare fasci muscolari, adibiti ai movimenti della glottide e delle pliche

vocali, localizzati in prossimità della tiroide.

 Tali fasci muscolari agganciati a degli ossicini cartilaginei, chiamati aritenoidi, sono

avvolti da una cartilagine cricoidea.

 La parte posteriore delle aritenoidi (apofisi muscolare) è il punto di appoggio dei

muscoli che muovono le aritenoidi e che regolano l’apertura e la chiusura della

glottide (spazio circoscritto dalle due pliche vocali - corde -). c

b

d f

a

e

Fig. – La laringe vista da dietro. a = cartilagine cricoidea; b = cartilagine

tiroidea; c = epiglottide; d = aritenoide (sinistra); e / f = muscoli (le frecce

indicano le direzioni di movimento).

 La glottide è la mucosa che riveste internamente la laringe: produce sui lati del corpo

tiroideo due coppie di pieghe che formano due rilievi orizzontali della laringe, cioè le

pliche vocali.

 I movimenti delle aritenoidi, consentiti dai fasci muscolari cui sono agganciate le

pliche vocali, variano la forma della glottide e di conseguenza la produzione del

suono.

Fig. – Il meccanismo di apertura (a sinistra) e di chiusura (a destra) della

glottide. In alto, il castone della cricoidea (lato dorsale del corpo cricoideo), in

basso l’angolo del corpo tiroideo. La figura a sinistra mostra la contrazione dei

muscoli crico-aritenoidei posteriori (freccette in alto), cioè l’apertura; il disegno

a destra mostra la contrazione dei muscoli aritenoidei laterali, cioè la chiusura.

Le freccette all’interno dei disegni puntano verso le apofisi vocali delle

aritenoidi.

Fig. – Disegno schematico del meccanismo di apertura e di chiusura della

glottide. Le due linee più grosse indicano la posizione delle corde vocali durante

la respirazione normale, le linee tratteggiate più grosse la posizione durante la

respirazione profonda. Le due linee verticali sottili indicano la posizione di

fonazione. Le linee tratteggiate sottili indicano la direzione del movimento delle

aritenoidi quando la glottide cambia forma.

L’aria compressa esce bruscamente producendo l’occlusivo laringale o colpo di

glottide

Fig. – Disegno schematico delle differenti posizioni della glottide: A respirazione

normale, B respirazione profonda, C bisbiglio (le corde vocali sono chiuse, ma il

passaggio fra le aritenoidi resta libero), D fonazione.

L’aria scaturisce a bolle tra le pliche vocali

Fig. – Disegno schematico del meccanismo di movimento delle corde vocali nelle

diverse fasi. Il disegno in alto a sinistra mostra la glottide chiusa. La pressione

ipoglottidale divarica le corde vocali (seconda immagine in alto). Si produce una

bolla d’aria e nello stesso tempo la glottide si apre in basso per la tensione

interna delle corde vocali (terzo disegno in alto). L’occlusione si sposta dal

basso verso l’alto (i tre disegno in basso). Lo stesso schema di movimenti si

ripete: l’aria scaturisce a bolle tra le corde vocali la cui consistenza è piuttosto

molle e impastata.

L’apparato risuonatore

 faringe

 cavità orale

 lingua

 fosse nasali

 labbra

 La fase attiva della formazione del tono è la tensione volontaria dei muscoli della

laringe, in contrapposizione alla quale la pressione dell’aria, in fase espiratoria,

produce una contrapposizione.

 Ne consegue un effetto congiunto della pressione ipoglottidale e della tensione delle

pliche vocali:

 più forte è la tensione, più alta è la frequenza

 più forte è la pressione dell’aria a livello sotto-glottidale, maggiore è la forza.

 Le corde vocali possono essere tese o rilassate, ma anche essere più o meno

inspessite, producendo variazioni di registro (di petto vs di testa).

 

Il modo di vibrazione delle corde vocali è responsabile dell’intensità forza della

corrente espiratoria.

 Attraverso i movimenti della lingua, la cavità faringea cambia forma e volume, viene

modificato l’effetto risuonatore. 24/11/17

Classificazione dei suoni

Per classificare un suono si usano i seguenti parametri:

 

modo di articolazione i vari assetti (= posizioni) che gli organi assumono nella

produzione di un suono

 

punto di articolazione ognuno dei diversi punti del tratto vocale in cui il flusso

d’aria necessario per produrre un suono può essere modificato (labbra, denti, alveoli,

palato, faringe…)

 

sonorità è data dalle vibrazioni delle corde vocali: se queste vibrano si produce un

suono sonoro, se non vibrano si produce un suono sordo

 

nasalità risonanza nella cavità nasale dovuta all’apertura del velo palatino

Quindi, ricapitolando, i suoni si dividono in:

 

suoni sonori tutti i vocoidi e solo i contoidi sonori

 vibrazioni periodiche prodotte a livello della laringe

 con partecipazione del tono laringeo

 

suoni sordi solo i contoidi sordi

 senza partecipazione del tono laringeo

 la glottide può essere sede di articolazioni consonantiche attraverso il colpo di

glottide, che si realizza quando le corde vocali si chiudono per fermare il

flusso dell’aria e successivamente vengono riaperte di colpo

 suoni con o senza partecipazione della risonanza nasale, rispettivamente se il velo

palatino è aperto o chiuso nasali o non nasali

 

suoni con la partecipazione delle labbra labiali

Modi di articolazione

 Passaggio dell’aria può essere libero oppure ostruito/ristretto.

 Se il passaggio dell’aria è libero, avviene una modifica del timbro da parte

della cavità sopra-glottidale e la diversificazione dei vocoidi (= le vocali).

 Se il passaggio dell’aria è ostruito/ristretto, l’ostacolo crea un rumore in base

al quale avviene la diversificazione dei contoidi (= le consonanti) in:

occlusiva

o fricativa

o affricata

o

I VOCOIDI

 Corrispondono a suoni periodici.

 Sono pronunciati attraverso una correlazione tra movimenti della lingua e

apertura/chiusura della bocca.

 Se pronunciati attraverso movimenti orizzontali della lingua, possono essere:

 palatali o anteriori

 medi o centrali

 velari o posteriori

 se pronunciati attraverso movimenti verticali della lingua, possono essere:

 vocali chiuse

 vocali aperte

Fig. – Disegno schematico delle possibilità articolatorie dorso-palato-velari.

Una parte del dorso della lingua si muove nella direzione di un punto del palato

o della parete posteriore della faringe, a destra in basso. La linea punteggiata

segna il confine fra l’articolazione vocalica, cioè aperta, e l’articolazione

consonantica, cioè ristretta o chiusa. I vocoidi lungo il primo tratto della linea

punteggiata (tipo predorsale) sono rari. Movimenti verticali

della lingua

Movimenti orizzontali di appoggio della lingua

Fig. – Il triangolo vocalico in funzione delle caratteristiche articolatorie.

 Da questo disegno, viene evidenziato il fatto che le vocali italiane sono 7, le

quali corrispondono all’inventario dei suoni italiani, che hanno valore

linguistico, rispetto a modificazioni significative dell’apparato.

 Ɛ Ɔ

Oltre alle ovvie a e i o u ci sono anche la aperta e la aperta.

         ,

 Ɛ Ɔ

La aperta e la aperta non sono varianti delle rispettive vocali chiuse, ma

sono due vocali diverse a sé stanti, perché formano sequenze combinatorie che

danno luogo a parole diverse, hanno cioè valore distintivo:

Es. Ɛ

  e

pesca/p sca la distinzione tra chiusa e aperta ha valore

Ɛ

distintivo, poiché distingue due parole di significato diverso

Ɔ

  o

botte/b tte la distinzione tra chiusa e aperta ha valore

Ɔ

distintivo, poiché distingue due parole di significato diverso.

 Un fono, quindi, assume valore linguistico quando sta dentro un sistema di

suoni che hanno valore distintivo, mentre teoricamente una lingua ha dei suoni

chiamati allofoni che non hanno questo valore distintivo:

Es. a a

Una anteriore e una posteriore in italiano non hanno valore

fonologico, mentre in inglese sì.

 N.B. È pura convenzione della grafia dell’italiano racchiudere in un unico

Ɛ Ɔ

   

grafema e e chiusa/ aperta, e in un unico grafema o = o chiusa/ aperta.

27/11/17

I CONTOIDI

 Corrispondono a suoni a-periodici (= non periodici).

Per il modo di articolazione, si suddividono in:

 occlusive occlusione momentanea dell’aria e successiva “esplosione”

 fricative l’aria passa attraverso una fessura stretta producendo una certa “frizione”

 affricate iniziano con un’articolazione occlusiva e terminano con un’articolazione

fricativa

 nasali il velo palatino si posiziona per lasciar passare l’aria attraverso la cavità

nasale

 laterali la lingua si posiziona contro i denti e l’aria fuoriesce dai due lati della

lingua stessa

 vibranti vibrazione dell’apice della lingua o dell’ugola

 approssimanti gli organi articolatori vengono avvicinati, ma senza contatto:

 semiconsonanti

 semivocali

In italiano i e u sono:

 semiconsonanti, quando sono seguite da una vocale tonica

Es. piède, può

 semivocali, quando seguono una vocale tonica

Es. sèi, pàusa

Per il punto di articolazione, si suddividono in:

 bilabiali occlusione di entrambe le labbra

 labiodentali il suono attraversa una fessura che si forma appoggiando gli incisivi

superiori al labbro inferiore

 dentali la parte anteriore della lingua, la lamina, tocca la parte interna degli

incisivi

 alveolari la lamina della lingua tocca o si avvicina agli alveoli

 palato-alveolari la lamina della lingua si avvicina agli alveoli (arcuata)

 palatali (o anteriori) la lingua si avvicina al palato

 velari (o posteriori) suoni prodotti con la lingua che tocca il velo palatino

N.B. I modi di articolazione non sono innati: c’è una fase, intorno ai 5 mesi di vita, in cui

il bambino effettua una sorta di esplorazione del tratto vocale, cioè produce una serie di

movimenti fini e rapidi, che corrispondono a comandi non consci, che generano una serie di

rumori. In pratica, attraverso questa esplorazione, sperimenta la capacità d’articolazione dei

suoni. Questa fase esplorativa è caratterizzata da quello che si definisce “ciangottio”, ovvero

una serie di suoni definiti.

FONETICA E FONOLOGIA

 L’apparato fonatorio è in grado di produrre una quantità enorme di suoni, ma solo

pochi fanno parte di una lingua in senso stretto.

 Ogni lingua ha un inventario di suoni che funzionano linguisticamente: i fonemi.

 Il numero dei fonemi varia da lingua a lingua: ci sono lingue con poco più di una

decina di fonemi, altre superano il centinaio; l’italiano ne ha circa trenta.

 La fonetica si occupa dell’aspetto fisico dei suoni l’unità di studio è il fono.

 La fonologia si occupa della funzione linguistica dei suoni l’unità di studio è il

fonema.

FONI E FONEMI

 Tra i suoni che l’apparato fonatorio può produrre, ogni lingua ne sceglie un certo

numero: questi suoni saranno chiamati foni.

 I foni hanno valore linguistico quando sono distintivi, quando cioè contribuiscono a

differenziare dei significati:

 [p] e [t] non sono soltanto foni dell’italiano, ma contribuiscono anche a

formare coppie minime.

 Una coppia minima è una coppia di parole che si differenziano solo per un suono

nella stessa posizione (nello stesso contesto, cioè nella stessa sequenza di foni):

Es. pare/tare (#__V) premo/tremo (#___r)

carpa/carta (r___a) tappo/tatto (V__V)

ripa/rita (V__V) top/tot (___#)

 Due foni che hanno valore distintivo sono detti fonemi.

 Un fonema non «ha» significato in sé, ma contribuisce a differenziare dei significati.

 Un fonema è un segmento fonico che ha funzione distintiva.

 I fonemi si rappresentano tra barre oblique (p. es. /t/)

 I foni si rappresentano tra parentesi quadre (p. es. [t])

 Il fonema è una unità che si colloca a un livello «astratto»

 I foni si collocano a un livello «concreto»:

Langue/Competenza Fonema /t/

Parole/Esecuzione Fono [t]

OPPOSIZIONE FONOLOGICA

 In un sistema ogni unità si definisce in relazione a tutte le altre unità.

 I fonemi di una lingua intrattengono tra loro rapporti di opposizione:

 una /p/ funziona in quanto si oppone e si distingue da /b/, /k/ ecc.,

dando luogo a dei contrasti (pare/bare/care ecc.)

Es. /p/ (occlusiva bilabiale sorda)

 /b/ (occlusiva bilabiale sonora)

/p/ (occlusiva bilabiale sorda)

/k/ (occlusiva velare sorda)

 La sostituzione di un fono con un altro porta ad un cambio del significato della

parola:

Es.

Kane ~ pane ~ rane ~ tane ~ lane ~ sane ~ vane ~ nane ~zane ~

ciane

(k, p, r, t, l, s, v, z, c)

Caro ~ caso ~ capo ~ calo ~ cavo ~ cado

(r, s, p, l, v, d)

kara ~ gara ~ tara ~ para ~ giara ~ Mara ~ Sara ~ Zara

(k, g, t, p, gi, m, s, z)

luna ~ kuna ~ runa ~ duna (l, k, r, d)

pollo ~ bollo ~ còllo ~ mòllo ~ ròllo (p, b, k, m, r)

fatto ~ gatto ~ matto ~ patto ~ batto ~ ratto ~ sciatto

(f, g, m, p, b, r, sc)

Pisa ~ pina ~ pila ~pira ~pika

(s, n, l, r, k)

Fame ~ fare ~ fate ~ fave ~ fase ~ face ~ fasce ~ faglie

(m, r, t, v, s, c, sc, gl)

 Inoltre, le opposizioni fonologiche che creano il sistema non sono solo opposizioni

tra fonemi, ma propriamente ogni fonema si oppone a tutti gli altri fonemi di una

lingua.

 Tutte le consonanti si oppongono tra di loro e tutte le vocali tra di loro:

Es.

pisa ~ posa ~ pesa

péne ~ pone ~ pane ~ pine

Ida~ Eda ~ Ada ~ oda

vènti ~ vénti ~vanti ~ vinti

batte ~ bòtte ~ botte

lotto ~ letto ~ lutto

metto ~ matto ~ motto

LE REGOLE DI TRUBECKOJ (1939)

 Quando due suoni ricorrono nelle medesime posizioni e non possono essere

scambiati fra loro senza con ciò mutare il significato delle parole o renderle

irriconoscibili, allora questi due suoni sono realizzazioni fonetiche di due diversi

fonemi:

varo – faro

[v] e [f] in italiano sono fonemi, sono in distribuzione contrastiva.

 Quando due suoni compaiono nelle stesse posizioni e si possono scambiare fra loro

senza causare variazione di significato della parola, questi due suoni sono soltanto

varianti fonetiche facoltative di un unico fonema:

rema – Rema

[r] alveolare e [R] uvulare in italiano sono due varianti libere di un solo fonema.

 Quando due suoni di una lingua, simili dal punto di vista articolatorio, non ricorrono

mai nelle stesse posizioni, essi sono due varianti combinatorie dello stesso fonema:

naso – ancora

['nazo] - ['aŋkora])

[n] alveolare e [ŋ] velare in italiano sono varianti combinatorie dello stesso fonema.

 Le varianti combinatorie di un fonema sono anche dette allofoni. 1/12/17

 N.B. Non bisogna confondere un fonema con un allofono.

Ciò che è allofono in una lingua può essere fonema in un'altra:

 allofono per assimilazione in contesto fonetico (a velare in acuto)

 allofono regionale (treno / ctreno - bona / bbona - patata / pathata - bada /

badha)

 allofono per problemi articolatori: vibrante italiana pronunciata come uvulare

invece che come apicale

 kasa (vs la Xasa) k e x, che sono due foni diversi fanno capo ad un solo

fonema in italiano k e sono solamente due allofoni regionali con lo stesso

valore distintivo.

 Invece in greco Koreo ~ xoreo sono due fonemi diversi

 Kena ~ cena latino due allofoni diastratici di k, gelus ~ ghelus – mentre in

italiano sono due fonemi ke ~ ce, ki ~ ci, ghe ~ ge, ghi ~ gi

 Cina ~ china, chela ~ cela, Carla ~ ciarla, Gino ~ Ghino, gara ~ giara, ghiro

~ giro, ghetto ~ getto, giusto ~ gusto

 in spagnolo barca ~ varca allofoni contestuali, mentre in italiano sono due

fonemi

 in italiano due allofoni regionali diatopici dentale occlusiva sorda tara e

dentale fricativa sorda pathata, mentre in inglese sono due fonemi tree ~

three, tin ~ thin.

 Queste sopra elencate sono tutte varianti allofoniche: quando si dice che una variante

fonetica può essere una variante allofonica in una lingua o che un fonema può avere

valore fonologico in una lingua, si dice che quel suono va a costituire un elemento

distintivo per quella determinata lingua, mentre per quest’altra no.

SISTEMA VOCALICO INGLESE

INGLESE: VOCALI BREVI VS LUNGHE

BREVI LUNGHE

bit beat

beg bird

bat half

but

gone horse

book boot

again

 Mentre in italiano il sistema vocalico non considera la durata (lunga/breve) ma solo

l’apertura della bocca e il posizionamento della lingua, in inglese la durata è

fondamentale nella distinzione delle parole.

SISTEMA CONSONANTICO DELL’INGLESE

 Approfondisci differenziazione italiano e inglese (soprattutto

per il sistema vocalico): vedi sul libro/internet.

CLASSIFICAZIONE DEI SUONI: L’ALFABETO FONETICO INTERNAZIONALE

(IPA = INTERNATIONAL PHONETIC ALPHABET)

Fig. – Le vocali: dove i simboli appaiono in coppia, quello a destra rappresenta

una vocale arrotondata.

Fig. – Le consonanti: dove i simboli appaiono in coppia, quello a destra

rappresenta una consonante sonora. Le aree in grigio indicano articolazioni

considerate impossibili. 4/12/17

MUSICA PARLATO

Variazioni di Frequenza Fondamentale (F ) e parlato

0

 Mentre nella musica le diverse armoniche formano dei movimenti dritti tenendo la

nota, nel parlato le armoniche nel loro movimento vanno su e giù (la F cresce o

0

sale), non viene tenuta la nota, cioè non viene mantenuta la stessa frequenza.

 Nel parlato, quindi, c’è una variazione continua di frequenza fondamentale:

 musica vs parlato = continuo vs discontinuo

 Le variazioni di frequenza nel parlato possono essere:

 variazioni intenzionali o melodiche, che sono altamente percepibili

Es. “dovrebbe”

 variazioni non intenzionali o micro-melodie, che non sono percepibili

Es. “il vero poeta moderno”

 Le variazioni di frequenza fondamentale (F ) sono chiamate tecnicamente in modi

0

diversi: melodie – intonazioni – prosodie utilizzeremo solo questi ultimi termini.

INTONAZIONE (o PROSODIA)

Le funzioni della intonazione

 Funzioni extralinguistiche: sesso, età, stato di salute.

 Funzioni paralinguistiche: attitudini sociali, emozioni.

 Funzioni linguistiche: scansione informativa degli enunciati, demarcazione degli

enunciati, caratterizzazione illocutiva degli enunciati, articolazione

dell’informazione, focalizzazione.

Funzioni extralinguistiche: sesso, età, stato di salute

 Sesso: la laringe maschile e femminile sono diverse, e inoltre le corde vocali

nell’uomo sono più spesse.

 La Frequenza fondamentale (F ) maschile varia tra 100 – 200 Hz.

0

 

La F femminile varia tra 200 – 350/400 Hz quindi le differenze tra le voci

0

femminili saranno più varie rispetto a quelle maschili, avendo un range di

frequenze diverse più ampio rispetto a quelle delle voci maschili.

 Voci infantili hanno una F tra 100 – 500 Hz.

0

 Età: Con gli anni la voce si abbassa, perde acuti, forza e brillantezza.

 Stato di salute: febbre, raffreddore… alterano le possibilità di vibrazione.

Funzioni paralinguistiche: attitudini sociali, emozioni

 Attitudini sociali:

 

Voce roca o aspirata attitudine sexy

 

Voce piatta atteggiamento sociale superiore

 

Voce nasale attitudine culturale

 

Voce gutturale vernacolo

 

Voce altisonante attoriale o annunci ufficiali

 N.B. L’intonazione che varia in base all’attitudine sociale non ha conseguenze

sull’informazione linguistica: il messaggio che viene trasmetto è lo stesso,

cambia il modo con cui viene espresso e con cui conseguentemente viene

percepito.

 La gesticolazione accompagna ciò che viene detto quando si parla: i gesti non

modificano l’informazione linguistica, al massimo l’accompagnano

sottolineandola e rafforzandola.

 Nella lingua scritta non vengono veicolate queste informazioni, solo alcuni

elementi grafici permettono di veicolare il messaggio in una certa maniera

(Es. ! / ? / ; / : / …).

 Emozioni:

 Le emozioni primarie:

Gioia – felicità Tutte corrispondono ad un certo stato

o Tristezza – depressione emotivo correlato ad un certo

o Collera – rabbia contesto: non sono controllabili, ma

o Disgusto – disprezzo sono puramente reattive, cioè

o Tenerezza immediate rispetto allo stimolo

o esterno.

 Le emozioni primarie hanno base fisiologica, sono presenti anche in specie animali di

livello molto primitivo (sicuramente nei mammiferi), come reazione neurofisiologica

a stimoli adeguati (Damasio):

Es. Se un soggetto ha paura, si blocca o è spinto ad una fuga precipitosa,

gli si drizzano i peli, si chiude la gola, trema, gli batte forte il cuore…

 N.B. Le emozioni primarie si distinguono dagli stati psicologici e dai sentimenti.

 Bisogna quindi considerare che esiste una “voce delle emozioni”:

 se il soggetto deve parlare, la voce varia in rapporto all’emozione (Scherer, Anolli e

Ciceri): 

ampia < > stretta variazione in lunghezza del segnale vocale

o 

esile < > debole < > piena variazione in forza del segnale vocale

o 

rilassata < > distesa < > tesa variazione in frequenza del segnale

o vocale

 Questa è una caratterizzazione prosodica: la prosodia vede insieme le

modificazioni di F associate alle dimensioni della lunghezza, dell’intensità e

0

della frequenza effetto prosodico; al contrario l’effetto intonativo è legato

all’andamento melodico della voce.

Tenerezz ampia, debole e distesa

a:

Gioia: voce ampia, piena e mediamente tesa

Tristezz stretta, debole, rilassata

a:

Paura: stretta, molto tesa ed esile

Collera: stretta, molto tesa, piena

Disprezz stretta, tesa, poco piena

o:

Prosodia - caratteri sopra segmentali

 Partiamo col dire che l'intonazione è anche chiamata “caratteristica soprasegmentale”

della voce. Che significa? Significa che una serie di sillabe, a loro volta composte da

fonemi, può essere individuata come un insieme di “segmenti” che realizzano

l'articolazione delle parole e delle frasi nel linguaggio. Dall'articolazione dei fonemi,

infatti, ricaviamo le sillabe, ovvero i segmenti prosodici di articolazione delle parole

e delle frasi.

Se la fonetica segmentale è quella parte della fonetica che si occupa di vocoidi e

contoidi, la fonetica soprasegmentale, invece, individua le combinazioni di fonemi

come sillabe che hanno un andamento ben determinato.

 Una sillaba rimane sempre la stessa, indipendentemente da tutti i parametri prosodici

che possono caratterizzarla.

 La sillaba è l’unità minima dei fenomeni di variazione prosodica.

 I caratteri soprasegmentali sono:

 Accento: prominenza della sillaba nella parola

o la sillaba accentata è detta tonica della parola

o

 Senza l'accento è impossibile pensare di articolare le parole, in quanto le

parole stesse sono formate da sillabe che sono toniche o atone. In base alla

distribuzione dell'accento nelle parole, distinguiamo parole tronche, piane e

sdrucciole. Ma in che senso la caratteristica essenziale dell'accento di parola

costituisce una proprietà prosodica? La risposta risiede nel fatto che l'accento

su una sillaba provoca una variazione di frequenza fondamentale. Sulla sillaba

tonica si avrà un picco di F .

0 7/12/17

 Ritmo:

 Il ritmo è come le catene di parole si organizzano rispetto agli accenti: data

una parola accentata sulla prima/mediana/ultima sillaba, le sequenze di parole

si organizzano rispetto agli accenti dando origine al ritmo della frase.

 Quindi l’organizzazione ritmica del linguaggio è basata sull’alternanza di

elementi forti accentati ed elementi deboli non accentati.

 Si dice che esistono due tipi di lingue:

 le lingue come italiano/francese/spagnolo/cinese/finlandese sono dette

lingue a isocronia sillabica (caratteristica che in genere riguarda le

lingue romanze, ma non tutte, ad esempio fanno eccezione

portoghese/portoghese brasiliano), in cui cioè la lunghezza delle sillabe

è uguale e il ritmo corrisponde alla sequenza delle sillabe accentate;

 le lingue come inglese/tedesco/olandese/russo sono dette lingue a

isocronia accentuale (caratteristica che in genere riguarda le lingue

germaniche), in cui cioè la lunghezza delle diverse sillabe varia molto e

il ritmo non è dato dagli accenti di parola ma dagli accenti di una serie

di parole.

 Tono

 Intonazione:

 Una delle funzioni dell’intonazione è raggruppare gruppi di parole all’interno

di blocchi (unità tonale), che sono contrassegnati da due fattori:

movimento percettivamente rilevante di frequenza fondamentale

o lunghezza

o

Funzioni linguistiche: scansione, demarcazione degli enunciati, caratterizzazione

illocutiva degli enunciati, articolazione dell’informazione, focalizzazione

 Scansione:

 la sintassi consente la produzione di sequenze comunque lunghe di parole

 il numero di sillabe è legato alla possibilità di avere variazioni continue della

pressione sotto-glottidale

Es. L’amante della parrucchiera che ho visto ieri ha pensato che sarebbe

disdicevole farsi fare i capelli passando avanti agli altri clienti nell’ora di punta

Nell'esempio troviamo un SN e un SV, ma manca la punteggiatura. Provare a

leggerla così, richiederebbe uno sforzo respiratorio notevole, ed anche la

risposta dei programmi neuronali necessari per formulare parole fatica senza la

presenza di pause

 ci si deve interrompere per prendere fiato:

l’endecasillabo

o

Es. L’amante della parrucchiera / che ho visto ieri / ha pensato che sarebbe

disdicevole / farsi fare i capelli / passando avanti agli altri clienti / nell’ora di

punta //

Da questo possiamo derivare la conseguenza che quando proferiamo oralmente

un enunciato, dobbiamo per forza scandirlo in più componenti definite unità di

fiato/tonali/prosodiche breaks prosodici.

 Chiamiamo appunto scansione la serie di sillabe che sono grossomodo co-

articolate all'interno di un atto respiratorio; questa serie di sillabe può dividere

un enunciato comunque lungo in una sequenza di unità di fiato. In genere, si

dice che ci sia un limite di circa 7/8 sillabe per unità di fiato.

 Un linguista francese, specializzato nello studio della scansione, ha notato che

l'unità di scansione non è vera solamente nel momento in cui consideriamo un

enunciato nel parlato. Ad esempio, anche quando facciamo una lettura silente,

i frammenti di testo, che vengono letti e assemblati in serie più ampie, sono

relativamente brevi e scanditi in un certo modo, ma la velocità di movimento

degli occhi è superiore rispetto alla velocità con cui si apprendono gli

enunciati che vengono letti silentemente. Quando effettuiamo una lettura

silente non si parla di unità di fiato ma di “unità mnemonica”.

 Ogni unità di fiato corrisponde ad una serie coesa di movimenti di F . Tutte le

0

diverse scansioni che possiamo realizzare nel parlato corrispondono poi a

determinati movimenti di F . Tali movimenti, correlati alla scansione, sono

0

chiamati “unità prosodiche”, le quali indicativamente durano 1,5 secondi. Al

termine di ogni unità prosodica, la frequenza fondamentale termina e

ricomincia.

 Seppur senza accorgercene, infatti, quando parliamo, abitualmente scandiamo

il nostro turno dialogico in modo tale che esso risulti facilmente articolabile

senza eccessivi forzi respiratori. Ad ogni unità di scansione del parlato

corrisponde sempre un determinato movimento di F .

0

 Ad ogni turno dialogico corrisponde una serie di unità prosodiche separate; un

intero turno, in pratica, equivale a una serie continua di movimenti prosodici

separati tramite il “Reset Prosodico”. Le unità prosodiche sono quindi separate

da break prosodici che il nostro cervello percepisce sotto forma di

un'interruzione dell'andamento prosodico. Se riusciamo a comprendere

un'intera sequenza sillabica è solo perché tale sequenza è stata segmentata in

diversi blocchi prosodici. Ciò vale soprattutto per i turni dialogici.

 Bisogna ricordare che la produzione di un enunciato e la comprensione di un

enunciato richiedono un tempo specifico.

 Demarcazione degli enunciati nel continuum fonico:

 Osserviamo una diversa scansione in unità prosodiche che possiamo fare di

una stessa sequenza sillabica

A) Impossibile è impossibile come fai?

B) Impossibile//è impossibile come fai?

C) Impossibile//è impossibile//come fai?

ESCLAMAZIONE CONTRASTO DOMANDA RETORICA

 Se consideriamo unicamente l'intera sequenza sillabica “Impossibile è

impossibile come fai” senza scandirla, ci ritroveremo dinanzi ad un qualcosa

che ci lascia perplessi. La cosa interessante di queste 3 diverse scansioni è che

ad ognuna di esse, per quanto l'enunciato di fondo sia sempre lo stesso,

corrisponde una diversa interpretazione.

 Dunque, da cosa dipende la diversa interpretazione che possiamo dare di

questi 3 enunciati? Dipende dal loro modo di scansione, dal tipo di

intonazione.

 La demarcazione di un enunciato, dunque, è in stretta connessione con la

scansione dello stesso, e corrisponde a questa capacità di interpretazione da

parte dell'ascoltatore/parlante. Quella della demarcazione è una proprietà

importante dei raggruppamenti prosodici.

 Se una serie di espressioni è raggruppata prosodicamente in un solo insieme,

allora tale insieme verrà scandito, ma in correlazione alla diversa scansione

avremo anche diverse possibili interpretazioni.

 Il modo in cui intoniamo le sequenze orali (scansione) è in stretta correlazione

all'interpretazione (demarcazione) delle stesse. Ad ogni enunciato corrisponde

un break prosodico: non posso pronunciare enunciati diversi all’interno della

stessa busta prosodica:

termina con una pausa solo il 50% degli enunciati, ma un 40% sono le

o pause interne all’enunciato, dette accidentali

avviene frequentemente un re-setting prosodico di F , consistente in

o 0

allungamento prefinale – forma melodica funzionale – rush iniziale –

pausa.

 La frase si distingue dall’enunciato: anche la frase, come l’enunciato, è un

oggetto linguistico autonomo, indipendente, che può stare sa se e non è legato

sintatticamente al resto, ma mentre “impossibile” non è una frase, essendo un

oggetto linguistico solo e mancando quindi la struttura tipica della frase, è

invece un enunciato.

 Cosa serve per considerare che ogni segmento prosodico è un enunciato

separato dagli altri? Una cosa che è necessaria è che tale enunciato sia

effettivamente realizzato in un'unità prosodica separata da quella seguente o

antecedente. Per distinguere un determinato enunciato in una sequenza fonica

è, dunque, necessario che tra tale enunciato e gli altri ci sia un break

prosodico. Ma questo break non basta a tener saldamente distinti gli enunciati

tra di loro in una catena orale.

 Per distinguere correttamente gli enunciati gli uni dagli altri, infatti, è anche

necessario che ad ognuno di essi corrisponda una specifica azione linguistica.

Ogni unità prosodica deve realizzare una certa azione linguistica.

 Se la prima correlazione della scansione è con la respirazione e la seconda con

la demarcazione, la terza consiste propriamente nella realizzazione di atti

linguistici da parte di enunciati diversi in una stessa sequenza fonica scandita

in varie unità prosodiche. Dobbiamo ricordarci che avevamo definito

l'enunciato come la risultante di una proposizione a cui viene applicata una

determinata forza illocutiva. Se l'enunciato, dunque, coincide con la

realizzazione di un atto linguistico, è logico affermare che a differenti

enunciati scanditi all'interno di una stessa catena orale, corrispondono diverse

possibilità di realizzare attività linguistiche, e di conseguenza diverse

interpretazioni del singolo continuum fonico. 11/12/17

 Caratterizzazione illocutiva degli enunciati:

 Intonazione e forze performative: ciò che ci interessa vedere adesso è come le

forze illocutive degli enunciati sono distinguibili tra loro a seconda delle

intonazioni degli stessi.

 L'interpretazione di un atto linguistico rispetto ad un altro, infatti, dipende

dalle variazioni prosodiche degli enunciati. Il tipo di demarcazione di un

enunciato specifica l'attività illocutoria dell'enunciato stesso. Se la

differenziazione delle attività illocutive può esser riconosciuta sulla base

della modalità grammaticale delle frasi (assertive, interrogative…) e dei

verbi performativi, anche il modo di intonazione può giocare un ruolo

importante per distinguere un'illocuzione da un'altra. E' soprattutto

l'intonazione che permette di assegnare specifiche forze performative ad

espressioni che, di fatto, performative non sono.

 Caratterizzazione soprasegmentale e pragmatica dell'asserzione, dell'ordine e

della domanda: Es. “Mario va

a Roma”

asserzione.

Il movimento compiuto da F nel dire tale frase è pressoché continuo, per

0

cui siamo di fronte ad una sola unità prosodica. La F è realizzata in modo

0

lungo e disteso, e sul piano dell’intonazione essa avviene ad una frequenza

di 160 Hz. Es.

“Carlo,

va a

Roma!”

ordine.

Nell'ordine la F è realizzata in modo breve e rapido; sul piano

0

dell’intonazione essa avviene ad una frequenza di quasi 200 Hz. Es.

“Mario

va a

Roma?”

domanda.

Tracciando l'andamento della F di questa domanda, noteremo un

0

cambiamento notevole di andamento di F : si dice che l'andamento

0

prosodico di una domanda è “modulato” in modo “ascendente”,

diversamente dall'andamento di un'asserzione, che è discendente. Inoltre,

l'intensità di una domanda è maggiore di un'asserzione, ma minore di un

ordine.

 Aspetti soprasegmentali degli enunciati di occasione: ASSERZIONE

In risposta ad una

domanda di un

amico davanti a un

quadro:

- Questa cos’è? -

Roma.

ORDINE

Mentre il sergente dà

il foglio di

assegnazione della

sede

alle reclute e dice: -

Roma!

DOMANDA

Quando il

professore di

geografia

durante

l’interrogazione indica un punto sulla cartina:

- Questa è? - Roma?

 Questi esempi ci servono per capire che è sufficiente analizzare anche un breve

tratto di andamento di F per capire se siamo di fronte ad una domanda,

0

un'asserzione o un ordine: in pratica una sola parola attraverso la differente

intonazione può distinguere un enunciato in domanda/asserzione/ordine.

 Da ciò possiamo dire che la funzione di demarcazione degli enunciati in un

continuum fonico non dipende dalla “pausazione”, ma dalla presenza di

movimenti di F che assumono valore illocutivo (in particolare si tratta dei

0

movimenti di fondamentale sull’ultima sillaba tonica dell’enunciato).

 Gli enunciati d'occasione, infatti, corrispondono a particolari realizzazioni

performative che sono attuate mediante il proferimento di singole espressioni

che, di fatto, non sono performative.

 Articolazione dell’informazione:

 Passiamo a mostrare il modo in cui un'informazione può essere articolata

attraverso la sua intonazione. Dell'articolazione dell'informazione ci siamo già

occupati quando ci siamo confrontati con le frasi segmentate. Il concetto di

segmentazione, infatti, è connesso alla scansione prosodica. Se abbiamo

segmentazione, troveremo anche una possibile scansione.

Es. Per cui, una frase all'ordine normale come “Mario è andato a Roma” potrà

esser segmentata nei seguenti modi:

 “C'è andato Mario, a Roma” (dislocata a destra)

 “A Roma, c'è andato Mario” (dislocata a sinistra)

 “A Roma (è andato Mario)” (focalizzata)

 “E' a Roma, che è andato Mario” (scissa)

 “Quella dov'è andato Mario è Roma” (pseudo-scissa)

 Se proviamo a pronunciare i precedenti esempi possiamo notare che la

modificazione di posizione di un elemento della frase rispetto alla sua forma

normale (SVO) è accompagnata da una segmentazione prosodica.

I diversi sintagmi sono spostabili all'interno della frase e in relazione a questo

spostamento si verifica sempre una diversa scansione prosodica dell'enunciato.

Così, da una frase pronunciata tutta in una sola unità di fiato con una sola busta

prosodica come “Mario è andato a Roma”, potremo ricavare una frase

pronunciata in due unità di fiato, e dunque divisa in due buste prosodiche, come

“A Roma, c'è andato Mario” …

 N.B. Una stessa sequenza lineare di parole, “Carlo va a Roma”, che è sia una

frase sintattica sia una proposizione semantica, può costituire oggetti pragmatici

diversi enunciati.

 Per esempio, tenendo conto dell’identificazione di pattern tonali nel

continuum sonoro, si può apprezzare la demarcazione di più enunciati:

1)

Contesto: ma quel tuo amico di liceo / poi che fa?

 Carlo? Va a Roma // = funzione demarcativa (intendi Carlo? Va a Roma) che

identifica il valore illocutorio di una certa entità linguistica.

2)

Contesto: ma questo nella foto / è Carlo? Ora che fa?

 Carlo // va a Roma //

3)

Contesto: dei tuoi amici di liceo / non si sa più nulla //

 Carlo va a Roma // (di Mario invece non so niente)

 Segmentazione e articolazione di unità d’informazione entro l’enunciato

 Distinzione di unità root e non root

 Le unità prosodiche che non corrispondono a profili che esprimono la forza

illocutoria possono avere anche una funzione. Abbiamo detto però che se trovo un

movimento di frequenza fondamentale che esprime un valore illocutorio questo

comporta una demarcazione della sequenza prosodica.

 Diciamo che se un enunciato è scandito all’interno di più unità prosodiche, una e

una sola di queste ha valore illocutivo principio del comment.

4)

Contesto: ma poi Carlo / che fa?

 Carlo / va a Roma // = ho capito subito che si parla di Carlo, poiché è stato

introdotto nella domanda, e ho risposto che va a Roma (va a Roma è la risposta,


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MARGRO171097 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Moneglia Massimo.

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