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LINGUISTICA

EDUCATIVA

II semestre (2020/2021)

8 febbraio 2021

Che cos’è la linguistica educativa? scienze del linguaggio e quelle dell’educazione,

È una scienza teorico-pratica, collocabile tra le che si

dell’apprendimento.

occupa della lingua secondo la prospettiva

“E’ una →

scienza teorico-pratica” parte da delle teorie, dal teorico, per risolvere dei problemi, al pratico;

- ha una dimensione interna, teorica (si rifà a delle teorie su come si imparano le lingue, come funziona

il cervello nell’apprendimento delle lingue, teorie sul processo di interlingua, teorie sul bilinguismo,

teorie sull’educazione plurilingue);

- ha una dimensione esterna, la dimensione pratica in cui tutte quelle teorie vengono messe in azione

e vengono tradotte in metodi, approcci, tecniche didattiche, programmi, indicazioni nazionali.

“collocabile scienze del linguaggio e quelle dell’educazione”

tra le –

Linguistica educativa significa come insegnare le lingue ed è una scienza interdisciplinare riguarda due o

più discipline si trova dunque a metà tra tutte le scienze della linguistica e quelle pedagogico-educative.

Come scrive Balboni, si trova in mezzo a quattro aree: –

- scienze del linguaggio e della comunicazione (CHE COSA/1 secondo Balboni, le scienze che

studiano la facoltà di linguaggio e il suo prodotto); – scienze che studiano l’uso della lingua

- scienze della cultura e della società (CHE COSA/2 le

all’interno di contesti culturali diversi); – le caratteristiche dell’apprendente);

- scienze psicologiche e neurologiche (CHI

– le scienze dell’educazione, dell’insegnamento e delle tecnologie

- scienze pedagogiche (COME

→ il come meglio l’apprendimento)

didattiche funziona al

“lingua” → di quali lingue ci occupiamo?

- lingua materna (L1)

- lingua seconda (L2)

- lingua straniera (LS) → es. friulano

- lingua etnica/minoritaria (LM)

→ greco, latino a scuola.

- lingue classiche (LC)

(Microlingua, lingua specialistica) → →

- linguaggio clinico, business Language ogni disciplina ha la

sua microlingua;

Questo dimostra anche il come si è passati dal concetto di monolinguismo a plurilinguismo, per motivi

sociali.

Schema dell’interdipendenza linguistica di Cummins (1979)

→ dove c’è un forte

uno studioso canadese, nazione storia sullo

studio sul plurilinguismo. c’è

Lo schema spiega che alla base un’abilità linguistica

comune e tutte le competenze delle altre lingue che impariamo

crescono e si sviluppano, partendo da una competenza

plurilingue complessa e plurale.

“apprendimento” – significa che ci si concentra su più fattori che riguardano l’apprendimento:

– (strettamente collegato all’insegnante);

- lo studente colui che deve imparare le lingue

- la motivazione le sue motivazioni, tutto ciò che riguarda la sfera affettiva;

l’età – come influisce l’età cosa cambia con l’età;

- e

che favoriscono l’apprendimento;

- gli approcci e i metodi

Evoluzione del termine “linguistica educativa” negli anni

Inizialmente la linguistica educativa è stata denominata “linguistica

Studiando ci si imbatte su diversi termini.

dove si voleva intendere

applicata”, come quelle regole che venivano studiate potessero essere tradotte in

Non era solo applicare la linguistica ma c’era molto di più, si è dunque scelta

pratiche didattiche.

“glottodidattica” – didattica della lingua. Ma mancava ancora l’elemento scientifico. Più o meno a fine anni

’70 in America, poi nel 2005 in Italia, compare il nome di linguistica educativa, come scienza crocevia di

altre discipline, che ha una parte teorica e una parte pratica. Tutto fa riferimento allo stesso concetto.

LA POLITICA LINGUISTICA

“Le l’insieme delle misure destinate alla gestione delle risorse linguistiche di un

politiche linguistiche sono

paese”. Significa che queste misure danno valore alle lingue; la politica linguistica decide, attraverso delle

suggerisce, il valore di una lingua rispetto all’altra, il valore del plurilinguismo

norme che mette in atto e che

rispetto al monolinguismo.

è l’organismo che

Il Council of Europe maggiormente si occupa delle politiche linguistiche, questo organismo

gli stati membri recepiscono il più possibile rispetto ai loro contesti d’azione.

detta alcune regole che poi Sotto

il Council of Eurox

pe troviamo per l’Italia il (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca).

MIUR Il MIUR ha

promosso negli ultimi anni il CLIL, una materia obbligatoria in lingua inglese o lingua estera (per i licei

Con una legge sull’autonomia scolastica, le

linguistici), e il MOVE. scuole possono decidere come rispondere

ai suggerimenti dettati dall’alto, hanno una certa autonomia di gestione.

Vediamo ora i due contesti:

Europa → ha aperto la strada ad una didattica più moderna, il Council of Europe

1971: Modern Language Project

ha incaricato un gruppo di esperti che hanno redatto un documento contenente delle linee guida che desse una

risposta didattica alle necessità degli europei. Il progetto era destinato a studenti europei adulti e si basava su

nozioni linguistiche e funzioni comunicative, approccio nozionale funzionale essendo per adulti,

Con questo progetto nasce l’idea del “life

introduceva dei bisogni che appartenevano al mondo adulto. of

dell’apprendimento per obbiettivi/blocchi, importante perché è più flessibile, dava la possibilità

learning” e

agli studenti di aggiungere blocchi che fossero significativi, perciò si prestava alla personalizzazione

dell’apprendimento, con questo è nato l’idea della didattica in modo che favorisse l’autonomia. Benché questo

progetto sia molto importante nella storia dello sviluppo delle tecniche comunicative, aveva la lacuna di essere

poco applicabile in altri contesti, per esempio con i bambini. Questi bisogni linguistici non sono come quelli

degli adulti

1975: Threshold Level (livello soglia), il livello che serviva a chi apprendeva una lingua per essere

autosufficiente in un paese straniero, si è visto però che non bastasse la microlingua per potersi integrare nel

paese ed avere una competenza più alta.

Da lì è partito lo studio che è culminato con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le Lingue

(2001). In questo documento la cosa più conosciuta è la tabella di autovalutazione con 6 livelli (A1-C2), vi

sono dunque dei descrittori che descrivono delle competenze identificabili con i 6 livelli. Sono presenti una

serie dettagliata di indicazioni per aiutare gli apprendenti a crearsi una guida per riuscire ad apprendere meglio,

per gli insegnanti per insegnare meglio. Non è un metodo, non è un approccio, ma una guida di cui ci si può

per affrontare l’apprendimento delle lingue.

avvalere per avere più strumenti

L’Europa nel 2018 e 2020 con dei Companion Volume, sono degli aggiornamenti in cui il Quadro è maturato,

in base a nuovi studi propone nuovi suggerimenti. È stata inserita la lingua dei segni, la categoria della

mediazione, che comprende l’intercompresione, ovvero tutte quelle capacità che si hanno di comunicare con

altre persone pur non parlando la stessa lingua.

Italia 10 tesi per un’educazione linguistica → del GISCEL,

1975: e democratica che era gruppo di studio che

faceva parte della società di Linguistica Italiana. Le 10 tesi prendono in esame dei problemi linguistici degli

degli anni ‘70.

studenti Nelle 10 tesi uno dei problemi più grandi era una forte presenza dialettale in Italia, le

tesi non miravano ad annullarla ma volevano far capire che facesse tutto parte di una educazione linguistica

democratica, spingendo su una lingua unica che permettesse agli italiani di comunicare a livello interno, ma

allo stesso tempo riconosceva i dialetti come espressione molto importante dell’identità dell’Italia plurilingue.

→ del

2013: 7 tesi per la promozione di politiche linguistiche democratiche GSPL della società della

linguistica italiana;

TESI 5 → il plurilinguismo degli individui e il multilinguismo delle società e dei paesi è un valore da tutelare

e promuovere in una prospettiva che voglia essere democratica: ad esso, dunque, occorre ispirare analisi e

proposte in maniera di pratiche educative, politiche linguistiche implicite o esplicite e promozione di studi e

ricerche.

Riflettiamo su come in questi anni (1975-2013) si parli di plurilinguismo degli individui e multilinguismo della

società:

- multilinguismo, la compresenza di più lingue a livello di una società;

la competenza dell’individuo ed è

- plurilinguismo, una competenza parziale (es. italiano C2, inglese

B2, portoghese A1), il plurilinguismo è la presenza di competenze parziali di un individuo;

Quale politica linguistica serve oggi?

Quello che abbiamo oggi

Scuola dell’infanzia → insegnamento facoltativo

- → inglese obbligatorio

- Scuola primaria → inglese + lingua

- Scuola secondaria I grado comunitaria

Scuola secondaria II grado → inglese + CLIL,

- che è molto efficace

- Università internazionalizzazione, inglese lingua franca, EMI (English Medium

Instruction) →

- Adulti lifelong learning: serie di corsi che servono da autoapprendimento

CLIL → obbiettivi di contenuto, obbiettivi di lingua;

EMI → dà per scontata la base linguistica dello studente, anche se ora molto di più va trasformandosi in CLIL,

che è più efficace;

Educazione linguistica plurilingue

Parliamo sempre di più di educazione linguistica plurilingue, grossa importanza viene data dai documenti

europei (1995) alle lingue straniere.

dice che servono

1995: l’Europa competenze in almeno 3 lingue europee (L1 + L di portata internazionale)

Nel 2012 la commissione europea stabiliva che:

- entro 2020 almeno il 50% degli studenti quindicenni avesse almeno un B2 nella prima lingua straniera;

- entro 2020 almeno il 75% degli studenti (medie) dovrebbe studiare almeno 2 lingue straniere;

Sviluppi:

Il gruppo di Graz (ECML) ha messo a punto il “FREPA”, degli approcci plurali, tra cui:

- didattica integrata delle lingue (CLIL);

- intercomprensione;

- approccio interculturale;

→ risveglio alle lingue, guardare capire come funziona una lingua;

- èveil aux langues

RIASSUNTO

Che cos’è la linguistica educativa?

La linguistica educativa è una scienza multidisciplinare poiché coinvolge la linguistica, la psicologia, la

didattica, la pedagogia, le neuroscienze, l'antropologia e l’intercultura, ma è anche interdisciplinare, poiché i

nuclei su cui si fonda rappresentano proprio i punti di intersezione tra le discipline.

È una scienza teorico-pratica, parte dalle scienze teoriche (linguistica, neurologistica, psicolinguistica) che le

forniscono delle teorie di riferimento che risultano utili per realizzare i percorsi dell’acquisizione e

dell’educazione linguistica.

La linguistica educativa è la scienza dell’educazione

linguistica.

Il rapporto con le politiche linguistiche → La linguistica

educativa si deve confrontare con le generali linee di

politica linguistica elaborate a livello europeo (Consiglio

d’Europa), nazionale (MIUR), locale (scuola).

Per casa → https://www.ted.com/talks/lydia_m achova_the_secrets_of_learning_a _new_language#t-574446

video? Cosa c’entra con il nostro corso?

Provate a pensare: perché vi ho chiesto di guardare questo 15 febbraio 2021

- diversi metodi di acquisizione del linguaggio, Lydia parla di come si possa trovare del piacere

nell’apprendimento;

- non esiste un metodo univoco di apprendimento delle lingue;

proprio metodo nell’imparare le lingue;

- ognuno sviluppa un

Quali sono le parole chiave/i fattori che possono influenzare l’apprendimento di una nuova lingua?

- calibrare la lingua alla nostra pesonalità, il divertimento (fattore affettivo)

pazienza → perseveranza, continuare ad

- impegnarsi nonostante i bassi risultati iniziali

- è difficile fare un confronto

In linguistica educativa le teorie di riferimento che dettano la gestione della conoscenza sono separate dall’uso

di queste teorie che si fa per progettare dei percorsi di educazione linguistica.

Differenza tra i termini ognuno ha un significato

specifico: approccio, metodo, metodologia.

Nel modello che ripropone Balboni c’è uno spazio della

che è occupato dall’approccio,

ricerca glottodidattica

fondato su delle teorie, e che va a generare dei metodi,

che devono essere coerenti con l’approccio, e dal metodo

implementarsi l’azione glottodidattica, ossia le

va ad

pratiche/la traduzione di quel metodo, o approccio, che

noi presentiamo alla classe.

L’approccio

L’approccio costituisce la filosofia di fondo di

un’impostazione glottodidattica.

L’approccio selezione i dati dalle varie teorie e dalle scienze di riferimento

1) L’approccio

2) li riorganizza secondo i parametri propri della glottodidattica, individuando le mete e gli

obbiettivi dell’insegnamento linguistico. quell’approccio

3) L’approccio genera 1 o più metodi che vanno a realizzare nelle varie situazioni, 1 o

più metodi che si fondano su quelle teorie di riferimento.

N.B. Nella storia della glottodidattica alcuni approcci sono stati definiti «metodi» (ad. es. Comunicativo,

Formalistico, metodo diretto, metodo naturale, Reading method, Silent Way, Strutturalistico, Suggetopedia).

Il metodo

È la traduzione, la realizzazione di un approccio in termini di procedure didattiche e di modelli operativi

la scelta/l’organizzazione dell’educazione

(N.B. non sono le singole attività agli esercizi, ma linguistica, ad es.

definizione del curricolo, della programmazione, delle procedure di verifica, delle certificazioni ecc.).

N.B. Un metodo non è "buono" o "sbagliato", "vecchio" o "moderno", è semplicemente coerente o incoerente

con le premesse dell'approccio che esso intende mettere in pratica.

La metodologia

La metodologia, da non confondere con il metodo, è una categoria propria della psicodidattica: metodologia

umanistica, cooperativa, task-based learning, costruttivistica, ecc.).

Le tecniche didattiche

Le tecniche didattiche sono il passo successivo, sono le procedure operative che permettono al metodo di

che permettono alle indicazioni di metodo di tradursi in “atti unici”.

realizzarsi,

Anche qui ci dev’essere coerenza con il metodo e l’approccio scelto.

Approcci e metodi nella storia: la metafora del pendolo

La metafora del pendolo viene utilizzata per

descrivere come si sono susseguiti ed evoluti

gli approcci e i metodi. La metafora del

pendolo indica l’orientamento sullo studio

della lingua, quindi il focus sulle

regole/grammatica, e altre volte all’opposto

un orientamento sull’uso della lingua,

comprendere e parlarla.

- studio della lingua (regole e

grammatica)

- uso della lingua (comprendere e

parlare)

APPROCCIO FORMALISTICO diventa lingua morta studiata all’interno delle

Circa nel 1700 il latino perde la sua natura di lingua viva e

scuole, lingua del clero e la si studiava sui libri classici. Nello stesso periodo il francese entra nelle scuole

come lingua straniera e viene riservato lo stesso trattamento del latino:

- Il modello di lingua da acquisire è quella dei testi classici;

- La traduzione è vista come abilità che deve rendere il più fedelmente possibile il testo originario,

rispettando prima di tutto le regole grammaticali, morfosintattiche;

La lingua diventa “immobile”, un insieme di regole grammaticali e loro eccezioni, senza

- contatti con

la sua realtà viva, fisica, orale, senza nessuna considerazione per i suoi aspetti di variabilità sociale,

geografica e situazionale-contestuale.

- La fonologia è intesa come regole di pronuncia, il lessico viene memorizzato a liste di parole.

Tale approccio porta ad un apprendimento linguistico puramente nozionistico, che serve per la comprensione

e non per la produzione, poco flessibile.

METODO DIRETTO

Dall’800 sia in Europa che negli Stati Uniti ci sono critiche agli approcci formalisti, prediligendo il metodo

diretto (in realtà è un vero e proprio approccio), che proseguirà fino al 1940 e reso noto dalle Berlitz School,

in America, scuole di tedesco, c’erano professori madrelingua.

delle scuole private che hanno preso piede

Questo metodo viene denominato diretto perché ciò che veniva appreso era direttamente collegato con la lingua

straniera senza passare per la lingua materna, come avveniva nell’altro approccio.

- Sapere una lingua significa pensare in quella lingua, come succede per la L1;

- La LS si apprende per contatto (con madrelingua, parlata in classe, con testi autentici);

- La L1 non può aiutare;

- La grammatica non va insegnata esplicitamente, va scoperta;

I principi della Berlitz School erano incentrati sulla conversazione sul richiamo alla lingua materna, gli

insegnanti creavano dei materiali perché più facilmente adattati allo studente.

Era più complicato applicarlo alle scuole pubbliche, le Berlitz School erano dedite solo a quello.

READING METHODS

riflettevano sul come soddisfar maggiormente l’apprendimento linguistico e uno studio

Negli USA gli esperti

iniziato nel 1923 e pubbli

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arp0rs9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica educativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Menegale Marcella.
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