L’educazione linguistica
Distinzione tra ambiti di azione e riflessione
Occorre fare una distinzione tra gli ambiti di azione e di riflessione di:
Educazione linguistica
Educazione linguistica è un quadro comprensivo entro il quale viene elaborato un programma di azione coerente e coeso nei riguardi della formazione linguistica dell’allievo. Ogni Stato, regione, università ha una politica di educazione linguistica, in cui decide come i suoi cittadini verranno educati alle lingue (tre lingue nelle scuole, solo inglese…). Sono aree di interesse della linguistica: insegnamento delle seconde lingue o delle lingue straniere, la formazione degli insegnanti, l’ecologia linguistica (le lingue minoritarie).
Questa disciplina è in continua evoluzione: in passato, la più grande area di interesse per la linguistica educativa era la competenza comunicativa. Al giorno d’oggi, in particolare per le grandi lingue europee (inglese, spagnolo, tedesco…), le esigenze sono tali da richiedere molto più della competenza comunicativa: literacy digitale, competenza scritta…
Lingua nell’educazione
Lingua nell’educazione riguarda, ad esempio, la formazione degli insegnanti, l’utilizzo della lingua per insegnare e imparare, scelte linguistiche, libri di testo… La linguistica educativa è una disciplina problem-oriented, finalizzata cioè a individuare i problemi e trovare le soluzioni che possano consentire l’educazione linguistica degli individui, ad ogni età.
Il concetto di educazione linguistica fu utilizzato per la prima volta nel 1923 da Lombardo Radice, ma apparve con un’accezione completamente nuova a partire dagli anni Settanta, quando viene capovolto il metodo fino ad allora adottato per l’insegnamento della lingua:
- Non c’è più solo la grammatica: viene anche dato spazio agli aspetti sociali e pragmatici della lingua, che diventano oggetto di insegnamento nei programmi;
- Non è solo attraverso l’italiano che si compie l’educazione linguistica: occorre, al contrario, spaziare su più mezzi di espressione e comunicazione, quindi su più lingue.
- La lingua accomuna tutte le discipline del curriculum scolastico: l’educazione linguistica dello studente deve essere responsabilità di tutti gli insegnanti, non solo quelli di lingua.
Perché è importante l’educazione linguistica?
L’educazione linguistica è importante per diversi motivi:
- Promuove la facoltà del linguaggio: tutti gli individui nascono con una predisposizione genetica per l’apprendimento di qualsiasi lingua, e poi si specializzano nella lingua a cui sono esposti. L’istruzione formale ha poi l’obbligo di promuovere ulteriormente questa facoltà, in modo che essa possa crescere in modo rispondente alle richieste della società: senza una lingua adeguata non sarebbe possibile partecipare in modo pieno alla vita sociale.
- Promuove la partecipazione alla vita sociale e culturale della comunità;
- Promuove la conoscenza e la consapevolezza della società e di società diverse, insieme a un’educazione plurilingue.
Ogni bambino nasce con una predisposizione genetica per l’apprendimento di una lingua, ma molto dipende dall’azione formale e istituzionale dell’educazione linguistica per la promozione.
Di quali lingue si occupa l’educazione linguistica?
Chiaramente, l’educazione linguistica si occupa della lingua nazionale, ma negli ultimi anni il suo raggio di azione si è esteso ad altri campi:
- Lingue regionali: come il friulano, il francese in Valle d’Aosta, il tedesco in Alto-Adige…
- Lingue delle minoranze: i Cimbri in Veneto, i Valzer nella Valle d’Aosta…
- Lingue di recente immigrazione: flusso dal Bangladesh, dall’Africa… Nelle scuole superiori oggi vengono insegnate lingue come il cinese, l’arabo, il giapponese, il neogreco: fino a poco tempo fa queste non venivano proposte.
- Lingue classiche: latino, greco…
- Lingue europee: anch’esse si stanno trasformando. La lingua inglese non appartiene praticamente più agli inglesi: ci sono più persone che lo parlano come seconda lingua che persone native.
- Lingue extra-europee.
Chi apprende le lingue?
Bambini, adolescenti, adulti e anziani. Gli individui apprendono le lingue a diverse età: a diverse età corrispondono, però, diverse competenze metalinguistiche. In Italia c’è l’obbligo nelle scuole di imparare almeno una lingua straniera: quella inglese. Quest’obbligo è stato introdotto per la prima volta nel 1989 a partire dalla scuola primaria: questo sulla base di alcune teorie secondo cui prima si viene a contatto con una lingua, più sarà facile interiorizzarla.
Lingua madre, lingua seconda, lingua straniera
Lingua madre è la prima lingua alla quale si è esposti: spesso nel contesto familiare. La lingua seconda è quella a cui si è esposti nel contesto sociale diverso dalla famiglia: se io ho una famiglia italiana, la mia prima lingua sarà l’italiano, ma se vivo in Inghilterra, sarò circondata da persone che parlano inglese, perciò quella sarà la mia lingua seconda. La lingua straniera è quella insegnata a scuola, ma a cui non si è esposti perché non è parlata fluentemente nel proprio Paese: questo influisce pesantemente il livello di competenza acquisibile.
Il Quadro di Riferimento Europeo è un documento pubblicato nel 2001 dal Consiglio d’Europa: qui sono distinti sei livelli di competenza che un individuo può raggiungere in una lingua (da A1 a C2).
Educazione linguistica in Italia
Il concetto rappresenta un quadro comprensivo entro il quale la scuola elabora un programma di azione coerente e coeso nei riguardi della formazione linguistica dell’allievo. Esso capovolge il modo fino ad allora adottato per l’insegnamento della lingua:
- Non c’è più solo spazio per la grammatica: viene dato spazio anche agli aspetti sociali e pragmatici della lingua (registri, sottocodici, funzioni…);
- Non è solo attraverso l’italiano che può compiersi l’educazione linguistica dell’allievo: si rende chiaro il bisogno di spaziare su più mezzi di espressione e comunicazione, quindi, su più lingue, anche quelle non verbali.
- La lingua è il comun denominatore che unifica tutte le discipline del curriculum scolastico.
Nel 1975 è stato pubblicato il documento base per la nuova concettualizzazione dell’educazione linguistica in Italia: Le dieci tesi. Questo documento esprimeva preoccupazione per quanto riguarda la competenza linguistica in lingua italiana dei cittadini: in quegli anni, infatti, il tasso di alfabetismo era ancora piuttosto basso. Si sentiva il bisogno di promuovere la lingua italiana e il background dialettale: il metodo di insegnamento utilizzato fino a quel momento veniva criticato.
Oggi la situazione è cambiata: la preoccupazione per l’apprendimento dell’italiano si è spostata sulle lingue straniere. Queste ultime sono insegnate obbligatoriamente a tutti gli studenti del sistema scolastico, non solo in Italia ma in tutto il mondo.
- CLIL (Content and Language Integrated Learning): approccio metodologico volto all’apprendimento integrato di competenze linguistico-comunicative e disciplinari in lingua straniera; qui la lingua viene utilizzata come veicolo per l’insegnamento di discipline non-linguistiche.
- LAC (Language Across the Curriculum): viene incontro alla necessità di promuovere più alti livelli di competenza linguistica nella lingua madre e fermare il fenomeno di alfabetismo di ritorno.
- EMI (English Medium Instruction): utilizzo della lingua inglese per erogare interi corsi, solitamente alle università.
In programmi come questi, la lingua non è più vista come oggetto di insegnamento, ma diventa trasversale al curriculum stesso svolgendo un ruolo similare a quello che svolge la lingua normale della scuola.
Educazione linguistica in Europa
Nel 1995 l’Unione Europea pubblicò un White Paper in cui si specificava il suggerimento per ogni cittadino europeo di conoscere almeno tre lingue: la lingua madre, una lingua di portata internazionale (inglese, francese…) e un’altra. Questo White Paper ha cominciato ben presto a dimostrare delle problematiche: l’aumento dell’immigrazione in tutta Europa ha fatto sì che spesso la lingua madre dei cittadini europei non fosse una lingua europea (cinese, arabo…).
Si sono verificati, con il tempo, anche nuovi sviluppi:
- CLIL: content and language integrated.
- Inter comprensione: persone italofone, con la giusta strategia, riescono a comprendere testi scritti e orali redatti in un’altra lingua romanza.
- Éveil aux langues: modello di educazione linguistica che non ha come obiettivo quello di insegnare una lingua, nato in Inghilterra con il nome di Language Awareness e poi ripreso negli anni Novanta in Francia. L’obiettivo è quello di accendere l’interesse degli studenti nei confronti delle lingue e di evitare l’accesso dei bambini della scuola primaria verso una sola lingua (di solito l’inglese).
Educazione linguistica plurilingue integrata
L’aggettivo “integrata” segna la differenza tra un:
- Multilingue: una persona ha una competenza, perché ha studiato, nell’utilizzo di lingue diverse (italiano, dialetto, francese e spagnolo) ma le conserva all’interno della propria mente in compartimenti stagni.
- Plurilingue: una persona che conosce le lingue e anche i punti di contatto tra di esse: è in grado di utilizzare le lingue in modo flessibile, per far fronte a situazione comunicativa dove non sempre ha le conoscenze adeguate in una lingua specifica.
L’educazione linguistica plurilingue integrata mira a creare dei ponti nell’apprendimento di lingue diverse per quanto riguarda obiettivi, metodologie e descrizioni linguistiche. Si tratta di un altro strumento (insieme all’approccio e al modello curriculare adottato) che influisce sul modo in cui il programma di insegnamento linguistico si concretizza.
La glottodidattica
La glottodidattica è una scienza relativamente giovane nata per far fronte all’esigenza di trovare soluzioni capaci di promuovere apprendimenti linguistici efficaci. Essa considera in maniera scientifica la molteplicità dei fattori coinvolti nell’insegnamento di una lingua: tiene in considerazione le reciproche influenze, il legame tra un fattore e l’altro…
Il campo di riferimento della glottodidattica riguarda gli interventi formali elaborati per promuovere, attraverso l’istruzione, l’apprendimento/acquisizione delle lingue. È multidisciplinare e multifattoriale: si rivolge a diverse scienze/discipline per elaborare delle soluzioni; è il caso della linguistica, delle scienze educative, la pedagogia, le scienze della comunicazione, la psicologia… Quest’ultima è la disciplina che ha esercitato più influenza sulla materia.
Il raggio d’azione della glottodidattica si estende da un livello generale a specifico fino a un livello specifico, locale, contestualizzato ed operativo. La glottodidattica non si limita a interrogarsi sull’aspetto linguistico (lingua intesa sia come oggetto di insegnamento – lingua di apprendimento – sia come mezzo di comunicazione e veicolo di apprendimento), ma elabora il suo discorso scientifico attorno a più fattori interrelati. È il caso di:
- Docente: dimensione strettamente metodologico-didattica, legata alle strategie didattiche da lui messe in atto, alla sua scelta di materiali, di obiettivi, di stili di insegnamento, alla sua personalità, alla sua lingua e cultura di provenienza…
- Allievo: dimensione di apprendimento, legata ad aspetti psicologici, all'età dell'allievo, alla sua lingua e cultura di origine, al suo repertorio linguistico, alle sue strategie di apprendimento, alla sua attitudine alle lingue, al contesto del suo apprendimento, all'esperienza pregressa di apprendimento…
- Macchina: insieme di materiali (anche tecnologici) utilizzati come fonti di input e come strumenti per l’esercitazione e la pratica della lingua.
- Contesto: la classe in cui si apprende la lingua è connotata culturalmente e si inserisce in una struttura (scuola, sistema scolastico) organizzata a livello regionale, nazionale e a volte anche internazionale.
L’atto didattico e le scelte di strategie didattiche non possono non risentire dell’influenza di questi aspetti.
L’approccio e il curriculum
Questi sono due costrutti di fondamentale importanza. Si tratta degli strumenti attraverso i quali viene creato un programma concreto: essi influiscono sul modo in cui il programma di insegnamento linguistico si concretizza in termini di obiettivi formativi, obiettivi specifici di contenuto e di competenza...
L’approccio rappresenta il quadro teorico al quale fa riferimento un docente per l’elaborazione del suo programma: si tratta di un insieme ampio di principi generali, senza indicazioni prescrittive di tecniche da adottare. Sono esempi di approcci quello naturale, quello task-based, quello di apprendimento cooperativo… La nascita della glottodidattica scientifica coincide con la creazione di un’interfaccia fra le scienze che informano la glottodidattica e i principi generali di cui si serve l’insegnante per le sue scelte e le sue decisioni. Il concetto inizialmente utilizzato per la creazione di questa interfaccia è stato il metodo: si tratta di un sistema fisso di insegnamento perché si basa su tecniche prescrittive, sistematicamente organizzate e basate su una certa teoria linguistica e di apprendimento linguistico. Sono esempi di metodi quello audio-linguale, quello situazionale, quello del Community Language Learning…
Alla fine degli anni Settanta una visione più comunicativa nell’insegnamento delle lingue comincia a farsi strada insieme a una preoccupazione per i processi di apprendimento: questo è il motivo per cui il concetto di approccio sembra più adatto rispetto al metodo. La natura non prescrittiva di un approccio permette infatti a un insegnante di fare riferimento ad un approccio di massima per poi abbracciare aspetti di un altro approccio o metodo perché in grado di soddisfare al meglio le sue esigenze.
Il curriculum è un piano dettagliato che guida la determinazione di un corso di azione e lo stabilire degli standard; si tratta di uno strumento indispensabile per l’aiuto che dà al docente per la programmazione. Elementi chiave del curriculum sono:
- Syllabus: cosa insegnare. Specificazione di finalità, obiettivi, scelta di contenuti.
- Metodologia: come insegnare. Materiali, attività, organizzazione e gestione della classe.
- Valutazione: come accertare e assicurare la qualità delle scelte fatte. Valutazione degli apprendimenti e del curriculum stesso.
Le scelte fatte rispetto agli aspetti indicati sono state diverse a seconda del tipo di metodo o approccio adottato. White identifica tre diversi modelli curriculari:
- Modello razionale: prende come spunto di partenza decisionale l’identificazione delle finalità. Solo successivamente prende in considerazione gli studenti e i loro bisogni. Una volta identificati i fini si identificano i mezzi per arrivarci: questo tipo di curriculum è orientato sul prodotto, ossia su quello che lo studente deve imparare.
- Modello processuale: prende in considerazione le costrizioni, le possibilità e le condizioni operative (realtà contestuale individuale). Dopo aver esaminato le condizioni reali, effettive, l’insegnante prende in considerazione gli interessi degli studenti e, in base a questi, identifica il contenuto. Solo allora dirige la sua attenzione alla questione degli obiettivi e alle finalità da dare al programma. Tale modello è flessibile e concreto, ed è maggiormente capace di rispondere alle esigenze specifiche della singola classe. Il modello è orientato sul processo.
- Modello situazionale: una via di mezzo tra il primo e il secondo perché integra i due orientamenti. Vengono specificate chiare finalità e obiettivi generali e specifici (prodotto) e viene data una cura alla dimensione operativa e alla partecipazione attiva dello studente (processo).
Teorie cognitive e apprendimento linguistico
Il comportamentismo, lo strutturalismo e il funzionalismo
Il comportamentismo (behaviorismo) e la linguistica strutturale, si sono diffusi soprattutto durante il XVIII-XIX secolo: il loro iniziatore è considerato essere De Saussure. Esse si preoccupavano più dell’oggetto, che del soggetto (funzione cognitiva, più che affettiva): la lingua, infatti, inizia ad essere interpretata in un nuovo modo e ad essere considerata come un fenomeno oggettivo da descrivere. Il meccanismo della lingua, secondo lo strutturalismo, va spiegato osservando il suo funzionamento (funzionalismo); i comportamentisti fanno un’importante distinzione tra:
- Langue: sistema linguistico condiviso
- Parole: uso effettivo della lingua da parte del singolo
Gli elementi fondanti di questa teoria:
- L’individuo è una tabula rasa;
- Importanza dell’ambiente, degli input come fonte di stimoli (teoria biosociale);
- Risposta ripetuta a stimoli esterni (S-R): questo è ciò che permette all’individuo di imparare;
- Necessario creare dei nuovi abiti verbali (automatismi) sulla corteccia cerebrale;
- Coinvolgimento minimale dei processi mentali interni: gli individui imparavano a memoria le strutture linguistiche, ma non erano in grado di utilizzarle in modo comunicativo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti linguistica educativa
-
Appunti per esame di Glottodidattica, microlingue e linguistica educativa
-
Linguistica - Appunti
-
Linguistica - Appunti