Premessa
Fino alla prima metà del '900 le relazioni interlinguistiche costituivano un tema interno alla linguistica storica. Del “prestito” si valorizzava la condizione di partenza e di arrivo e non si studiava lo spazio intermedio: il processo di compenetrazione dei due sistemi che investe il parlante bilingue. Oggi è chiaro che non si possa parlare d’interlinguistica senza il concetto di plurilinguismo: il bilingue costituisce il prerequisito del contatto. E se questo è sistematico, può generare riflessi importanti nella composizione del repertorio di una comunità e nell’organizzazione interna dei codici linguistici che concorrono a formarlo.
Rivoluzione copernicana di Weinreich
La rivoluzione “copernicana” avvenne con Weinreich, che, con Languages in Contact, porta al centro dello studio il bilinguismo, il contatto e l’interferenza. L’oggetto di studio non è più la lingua in sé ma gli “atti” dei parlanti e le interferenze linguistiche. La “rivoluzione scientifica” ha portato a una revisione terminologica.
Concetti fondamentali dell’assetto di Weinreich
Bilinguismo
È alla base di ogni forma di relazione interlinguistica. Chi parla più di una lingua può, più o meno sistematicamente, alternarle. Weinreich riconduce al bilinguismo anche il plurilinguismo, che si discosta dalla condizione bilingue solo per il grado di complessità delle combinazioni che entrano in gioco. Viene specificato che lo scarto interlinguistico (la distanza fra le varietà a contatto, che sia tra due lingue o due varietà della stessa lingua) è ininfluente ai fini dello stabilirsi di una situazione bilingue: i meccanismi dell’interferenza sono sempre gli stessi.
Dimensione del bilinguismo secondo Weinreich
Inizialmente il bilinguismo sottendeva la padronanza di due lingue come se fossero ambedue materne. Per Weinreich, invece, il bilingue è anche colui che parla più di una varietà di lingua (o anche con un diverso grado di “professionalità”). Inoltre questo fenomeno, per Weinreich, ha una doppia dimensione che coincide sia con il singolo individuo (“bilingualità”) che parlando e alternando le varietà produce un contatto (come un missionario in una tribù africana che produce peculiari punti di contatto linguistico: questo fenomeno è da studiare separatamente); sia con la comunità: quando un gruppo di una certa grandezza mette in contatto due lingue. Si forma così un nuovo comportamento linguistico nato dall’incrocio dei due gruppi che va di là del singolo contatto individuale.
Diversità linguistica
Mentre all’inizio degli anni ’50 psicologi ed educatori pensavano che il bilingue fosse un ostacolo all’attività mentale, soprattutto del bambino; con Weinreich il bilinguismo e il plurilinguismo diventano una regola. Tutti impariamo sul lavoro o nel tempo una lingua o una varietà diversa da quella che parliamo.
Organizzazione cognitiva della competenza bilingue
C’è un’antinomia tra bilinguismo composito e coordinato. In base alla prima tipologia il bilingue ha una struttura cognitiva unitaria: il parlante chiama con due espressioni diverse uno stesso referente, ma dietro tali espressioni c’è un concetto unico. Nel bilinguismo coordinato, si parla di due sistemi linguistici indipendenti: non solo i significanti ma anche i significati sono separati nelle due lingue, così il parlante si costruisce una serie di corrispondenze autonome per ognuna delle due (o più) lingue. A questi concetti di Ervin e Osgood, Weinreich aggiunge il concetto di bilinguismo subordinato: in fase di apprendimento, per la concettualizzazione della L2 ci si appoggia alle immagini mentali della L1. Le distinzioni nette sono ormai superate dal momento che in uno stesso individuo parti del lessico possono avere relazioni coordinate, altre relazioni diverse o subordinate.
Contatto e interferenza
Furono fissati grazie a Weinreich. I due tecnicismi colgono due diverse angolazioni dello stesso fenomeno: per contatto si intende l’incontro di due o più varietà linguistiche nella competenza di un parlante nel quale potenzialmente può avvenire l’interferenza; con interferenza si intende l’effettivo materializzarsi di tale incontro nell’atto linguistico individuale.
Interferenza nella "parole" e nella "langue"
Ci sono diverse modalità tramite cui l’interferenza si attua a livello di langue e parole. Nella parole, l’interferenza è come la sabbia trasportata da un torrente; nella langue, essa è il sedimento sabbioso depositato sul fondo del lago. Nel primo caso, l’interferenza avviene casualmente nel discorso del bilingue; nel secondo, i fenomeni d’interferenza sono sistematici e si cristallizzano: l’impiego di questi termini non dipende più dal bilinguismo. Ci sono poi fenomeni d’interferenza avvertiti come tali dal parlante, e fenomeni individuabili solo dal linguista istituendo un’analogia tra tali fenomeni e i prodotti importati da vecchia data della cui origine il consumatore non è necessariamente consapevole.
Riflessi sistematici dell’interferenza
L’interferenza, nell’ottica di Weinreich, non si esaurisce nella pura e semplice aggiunta di tratti all’inventario lessicale di una lingua ma si traduce nella generale riorganizzazione del sistema linguistico. Ogni impoverimento e ogni arricchimento di un sistema comporta modifiche a livello fonemico, morfologico e sintattico (e in certe aree del vocabolario). Le conseguenze strutturali vengono dette “integration” (elementi linguistici stranieri che subiscono modifiche e assestamenti che li allineano alle strutture della lingua replica) e, a seconda del livello di analisi coinvolto, sono state coniate le varianti “phonic integration”, “grammatical integration” e “lexical integration”. Weinreich fa sua la teoria jakobsoniana della “conformità strutturale”, secondo cui la lingua accetta gli elementi di strutture straniere solo quando tali strutture corrispondono alle sue tendenze di sviluppo. Dunque, prima di collegare qualsiasi fenomeno ad influsso straniero, occorre verificare se esso sia del tutto estraneo a tendenze endogene che magari abbiano operato in maniera sotterranea e che riaffiorino dietro la sollecitazione di un impulso straniero.
Percorso metalinguistico del contatto e interferenza
Il contatto inizialmente faceva riferimento alle relazioni che s’istituiscono fra gruppi culturali, era dunque un concetto antropologico. Era usato per definire i meccanismi dell’“acculturazione”: modificazione dell’originario modello culturale di un gruppo, avvenuta sotto la spinta di gruppi di cultura diversa. In linguistica il concetto nasce con Martinet, maestro di Weinreich. La nozione di “interferenza” era invece usata da Epstein su un saggio psicologico sul pensiero e il linguaggio dei poliglotti, che influenzerà il lavoro di Weinreich. Epstein ammetteva la competenza passiva nella seconda lingua di un bilingue, ma era scettico nella pratica attiva, in cui era possibile notare fattori di disturbo, d’interferenza, appunto.
Le varietà che interagiscono nel contatto bilingue
Sono definite con estrema cura terminologica. Si parla di lingua modello e di lingua replica, entrambi attinti da Haugen. Tale dicotomia viene attuata quando escludiamo il passaggio di materiale linguistico, mentre quando interviene l’adozione di un tratto alloglotto Weinreich opta per lingua d’origine e lingua ricevente. Sono fortunati in sede di trattazione dell’interferenza fonologica anche “lingua primaria” e “lingua secondaria”.
Identificazione interlinguistica e descrizione "differenziale"
Prima che l’interferenza si presenti in lingua replica, il parlante compara e identifica i tratti delle strutture delle due lingue in contatto (identificazione interlinguistica: avviene ad ogni livello di analisi). Mentre tale azione è inconsapevole nel parlante, il linguista può già predire le identificazioni più probabili. Tali formule di conversione automatica comportano un meccanico adeguamento del modello a certe strutture indigene (come quando i nomi francesi in –age vengono riprodotti in italiano con corrispondenti in –aggio). Per Weinreich, prima di procedere all’indagine interlinguistica è necessaria tale descrizione differenziale che porterà poi all’analisi contrastiva (a tutti i livelli): ricerca diretta a facilitare l’apprendimento di una lingua seconda tramite il riconoscimento delle similarità e delle differenze tra lingue.
Interferenza ai diversi livelli di analisi
Fonologia
Weinreich, durante l’indagine condotta sull’interazione tra romancio e svizzero tedesco, individua quattro tipi principali d’interferenza fonologica.
- Ipodifferenziazione di fonemi: ricorre ogni volta che nella lingua materna vada perduta un’opposizione distintiva propria del sistema secondario (il parlante italiano che neutralizza i fonemi inglesi /ɪ/ e /iː/ precludendosi la possibilità di far propria l’opposizione straniera).
- Iperdifferenziazione di fonemi: consiste nel processo inverso: s’impone alla L2 una distinzione fonematica esistente nella L1.
- Reinterpretazione di distinzioni: quando un elemento del sistema secondario viene rianalizzato in base a tratti che in quel sistema sono puramente automatici e ridondanti, ma che sono pertinenti nel sistema primario.
- Sostituzione di foni: il soggetto bilingue, senza introdurre unità nuove nell’inventario fonologico, realizza un fonema della lingua modello estraneo al suo idioma nativo in base alle proprie abitudini articolatorie.
Weinreich considera anche adattamenti meno prevedibili come la doppia interferenza, quella di un monolingue che a forza di sentire la propria lingua con realizzazioni straniere, applica la stessa distorsione; la paraetimologia che rimotiva una forma modello non trasparente (asparagus > sparrowgrass); l’ipercorrettismo, la maldestra applicazione delle “formule di conversione automatica”, che può avvenire sia tra due varietà di un diasistema che tra due lingue diverse.
Interferenza “grammaticale”
C’è innanzitutto una distinzione metodologica tra morfemi “segmentali” e le cosiddette “relazioni grammaticali”, quest’ultimo è un concetto che comprende l’ordine delle parole, l’accordo, la dipendenza ma anche accento e intonazione (modulazione). Con questa distinzione non ci si limita a parlare di addizione di unità all’inventario morfologico di una lingua, ma diventa più facile recuperare in sede d’analisi tutti i fenomeni che comportano anche la modificazione funzionale (ampliamento, riduzione) o anche scomparsa di un morfema o di una regola preesistente. Altra precisazione metodologica, Weinreich evita di tracciare confini netti nella grammatica tra i domini di morfologia, sintassi, formazione della parola e lessico. Dalla stretta interconnessione tra morfologia e lessico scaturisce una riconsiderazione del prestito di morfemi visto come un’interferenza di seconda istanza preceduta sempre da una serie di prestiti lessicali (il morfema francese “-ette”, prima di essere produttivo individualmente, è entrato in lingua inglese tramite prestiti lessicali, “cigarette”, che lo hanno fatto affermare in quel senso).
In sostanza, Weinreich intuisce quella che sarà chiamata “induzione di morfemi”: l’operazione con cui da una serie di prestiti si estrapola un morfema che diventa poi produttivo al di fuori di un modello alloglotto (si parlerà poi anche del calco sintattico, la trasmissione di uno schema strutturale produttivo). Vi era anche l’ambizione di voler stabilire, tramite una scala di trasferibilità di morfemi, una gerarchia delle classi di forme (libere e legate) che sono più o meno soggette ad essere prese in prestito (secondo il suo assetto i morfemi “legati” erano meno soggetti a trasferibilità ma ciò non è vero). Secondo tale modello l’interferenza morfologica agisce più facilmente se le strutture delle due lingue sono simili; e sarebbero favoriti i prestiti morfologici che producono strutture più semplici e meno marcate.
Interferenza lessicale
Weinreich passa in rassegna le tipologie attraverso cui si manifesta questa interferenza (trasferimento e riproduzione), per poi analizzare le diverse forme d’integrazione che toccano questo livello d’analisi.
Prestito
Con la revisione teorica di Weinreich, il prestito è assoggettato allo schema complessivo dell’interferenza, di cui rappresenta solo lo statico punto d’arrivo a livello di langue. Nonostante il prestito sia stato sminuito come oggetto di ricerca in sé, il termine è tuttavia ormai presente nelle trattazioni non tecniche e soprattutto per contrapporlo al prestito una tantum, ovvero adottato dal soggetto bilingue in un atto di parole; e il prestito ereditario, quando il parlante monolingue si trova davanti ad un prestito ereditato e codificato dall’uso comune, senza però aver preso parte al processo interlinguistico.
Calco
Mentre il concetto di prestito si semplifica, quello di calco viene invece approfondito da Weinreich. Prima di affrontare la trattazione dei fenomeni di calco, sia quello strutturale che quello semantico, Weinreich guarda, prima ancora che agli esiti in lingua replica, al profilo strutturale dell’espressione presa a modello, prestando attenzione se essa si presenti sotto forma di unità lessicale complessa analizzabile in più elementi o di parole non scomponibili. Quelle complesse prendono il nome di loan translations (skyscraper > grattacielo), a loro volta distinte in loan translations veri e propri, con puntuale riproduzione dei costituenti membro per membro; in calchi strutturali imperfetti e calchi liberi (terminologie di Gusmani), che via via si discostano per grado di fedeltà dall’antecedente alloglotto. I calchi liberi si distinguo a loro volta in traduzioni approssimative (comizio per meeting) e neologismi sostitutivi (oleodotto per pipeline). A metà strada tra calco strutturale e prestito c’è il calco parziale, la formazione di una parola ibrida che in parte ha subito un trasferimento e in parte una riproduzione. Vengono analizzate anche le singole parole, che possono essere word transfer (trasferimento di parola) oppure calchi semantici, ossia l’ampliamento di significato di una forma preesistente attuato secondo un modello straniero.
Weinreich nella trattazione del calco semantico, però, tende a porre l’accento sulle affinità esteriori tra modello e replica e a sovrapporre le autentiche estensioni semantiche a quelli che oggi chiameremmo prestiti camuffati (“realizzare” come “rendersi conto” è un’accezione inglese del termine e dunque, dietro le false apparenze di un calco semantico abbiamo un prestito: se non avessimo avuto la parola realizzare probabilmente avremmo adottato quella parola sotto “realizzere” o “realizzire” ma dato che avevamo un significante foneticamente vicino a realize, ce lo siamo tenuto).
Cause e conseguenze dell’interferenza lessicale
Anche qui Weinreich apporta un’innovazione lasciando cadere la tradizionale dicotomia tra “prestito di necessità” e “prestito di lusso”. Egli si focalizza sulle deficienze interne al sistema in analisi, perché quei punti creano il terreno favorevole all’innovazione alloglotta.
Le condizioni strutturali vagliate da Weinreich sono:
- La bassa frequenza d’uso, che espone la parola alla sostituzione con un termine esogeno;
- L’esistenza di una lacuna lessicale, motivata dalla collisione omonimica prodottasi tra più forme ereditarie a seguito di sviluppi fonici convergenti;
- La formazione di una “area di bassa pressione onomastica” ovvero la perdita di carica semantica da parte di voci patrimoniali e conseguente ricorso a sinonimi alloglotti dotati di maggiore forza espressiva e stilistica;
- La spinta ad introdurre una nuova distinzione lessicale per rimediare a una presunta insufficiente differenziazione semantica della varietà nativa e allineare le strutture delle due lingue in contatto;
- La tendenza all’adozione indiscriminata di parole straniere non indispensabili tratte da una lingua di maggiore prestigio con l’obiettivo di conferire distinzione all’enunciato;
- La minore vigilanza del parlante (come avviene tra varietà di un diasistema).
Ampia attenzione è data all’integrazione: la riorganizzazione dei campi semantici dopo l’adozione di unità esogene. Una volta entrato, il prestito stabilisce una fitta rete di relazioni con le altre unità lessicali. Nelle prime fasi di contatto si verifica una fase di instabilità in cui la vecchia e la nuova unità si sovrappongono ma designano lo stesso contenuto. Ci possono essere due sviluppi a questo punto:
- Scomparsa della vecchia parola
- Coesistenza delle due forme e specializzazione funzionale del materiale alloglotto solitamente in uno stile distinto oppure in senso grossolano e volgare.
Il tema dell’affinità e la linguistica areale
Il contatto linguistico multiplo, in un medesimo territorio, tra lingue non necessariamente imparentate tra loro, porta all’interferenza che si declina in intensi scambi reciproci e ciò fa sì che esse condividano un certo numero di tratti, sui diversi livelli del loro sistema. Tale concetto condurrà poi alla ridefinizione di area linguistica “un’area che include lingue appartenenti a più di una famiglia ma che presentano tratti in comune che non appartengono ai membri esterni di (almeno) una delle famiglie”. Non sono estranei a Weinreich nemmeno i concett...
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