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Linguistica clinica 1

Lezione 1 07/09/2021

L’esame sarà scritto, verranno analizzati dei dati quantitativi e commentarli. In più è prevista la

stesura in coppia (o tre) di una tesina (10 pagg.) su un argomento affrontato a lezione.

Language acquisition capitolo 11, paragrafi 1-2 (375-397).

‘80 ‘90

Riguarda le ricerche degli anni e sui disturbi del linguaggio. Il disturbo del linguaggio viene

diagnosticato quando non ci sono altri disturbi (ad esempio, deficit uditivo). Questo non vuol dire che

i due deficit non possano presentarsi contemporaneamente nello stesso individuo ma è difficile

diagnosticare il DL in soggetti sordi. In questo caso, per essere sicuri di diagnosticarlo non si guarda

alla lingua vocale ma piuttosto alla lingua dei segni. Nel caso che una persona sia una segnante nativa

e il suo segnato è diverso da quello degli altri, si può diagnosticare il DL. I primi studi molto recenti

su questi argomenti sono affrontati da D. CAL di Londra, che sta sviluppando strumenti per la

diagnosi. Nel caso della lingua vocale, la sordità stessa comporta difficoltà quindi è molto difficile

diagnosticare un DL. Da escludere cause ovvie come svantaggi sociali. I linguisti sono interessati a

questi aspetti per capire meglio la natura del disturbo e contribuire alla migliore comprensione di

quali aree sono danneggiate o si sviluppano in ritardo. Inoltre, questo tipo di dati ci permette di capire

meglio com’è organizzata la lingua, la grammatica. Avviene così uno scambio scientifico di linguisti

e medici. Un ultimo scopo è quello di organizzare la riabilitazione insieme ai clinici, che a volte ha

applicazione didattica.

I primi studi si concentrano sulla morfologia flessiva (morfemi di persona e numero) e sono stati fatti

sulla lingua inglese. Quello che si è osservato è che spesso bambini a sviluppo atipico omettono i

morfemi del plurale (-s) e del passato (-ed). Il primo lavoro è stato organizzato da Wexler che

osservando l’omissione dei morfemi verbali ha ipotizzato una difficoltà con la categoria del verbo e

che i bambini a sviluppo atipico utilizzino i verbi infinitivi più a lungo (oltre i 3 anni) rispetto ai

bambini a sviluppo tipico (fino a 3 anni). Il fenomeno esiste anche se è meno visibile rispetto a lingue

come francese e tedesco con morfologia flessionale più ricca (dati a pagina 381). È importante che

gli studi siano comparativi, ovvero che non avvengano su una sola lingua ma su diverse per avere la

conferma dell’esistenza di eventuali fenomeni. Il fenomeno degli infinitivi non si presenta in lingue

come italiano e spagnolo. Per questo fenomeno è importante che le lingue non abbiano soggetto nullo

(capitolo 4.4, pagina 128). Per quanto riguarda il tedesco, anche in questo caso si sono trovate

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flessioni dei verbi non corrette ma la sintassi corretta (corretta posizione del verbo). Per questa

proprietà i bambini con DSL non si differenziano da quelli a sviluppo tipico (tabella pagina 382). Nel

caso dell’inglese, si è notata una differenza nella produzione della terza persona singolare del verbo

e il morfema del plurale, in alcuni casi il morfema del plurale viene prodotto mentre quello verbale

no, dimostrando che il problema non è fonologico. Possiamo trovare risultati diversi in studi diversi

poiché il disturbo non è univoco ma può essere di vari tipi (più generalizzato o più specifico). Alan

Tasler e collaboratori in uno studio hanno osservato che il problema non si presenta per tutti i morfemi

verbali ma c’è una differenza tra morfemi di persona/numero e di tempo. I primi mostrano

compromissione maggiore. In particolare sembra essere omesso il morfema di prima (terza?) persona

singolare più frequentemente rispetto agli altri morfemi di persona. In realtà, Tasler rianalizza i dati

inglesi sulla base di questi ed effettivamente si trova questo fenomeno anche in inglese (percentuali

di produzione minori per il morfema di persona). Due ricercatrici greche, hanno osservato in uno

studio simile sul greco che per alcune persone del paradigma ci sono molte più omissioni rispetto alle

comparativa sono molto interessanti i dati sull’italiano. Cipriani, Voltai, Chilosi

altre. In questa ottica

hanno studiato le produzioni di un bambino, riscontrando pochissimi errori nelle forme flessionali del

verbo. Questo perché i morfemi in italiano rendono la parola possibile, mentre in inglese omettendo

cosa c’è di

il morfema la parola resta possibile. Le domande che hanno ispirato le ricerche sono:

universale? Cosa c’è di diverso?

L’ipotesi di Gopnik è che le persone con DL non usino la morfologia flessiva e verbale e che trattano

tutte le parole flesse come parole irregolari da imparare a memoria, mentre nello sviluppo tipico si fa

la distinzione tra parole flesse e parole irregolari. Tabelle pagina 343-344: la difficoltà a costruire la

morfologia di parole inventate (wad test). La produzione delle forme corrette del plurale e di tempo

è inferiore a quelle di bambini a sviluppo tipico. Una seconda osservazione è che anche con le parole

regolari si osservano degli effetti di frequenza, che si trovano in genere con le forme irregolari. I

ricercatori hanno riscontrato una maggiore difficoltà con le parole meno frequenti anche quando sono

regolari, questo confermerebbe che tutte le parole vengano imparate a memoria senza applicare le

regole flessive (i bambini non conoscono le regole flessivi, secondo questa ipotesi). Questa ipotesi è

molto forte rispetto a quelle precedenti, in cui c’era un parziale uso della morfologia flessionale.

Un altro studioso molto ricorrente è Lawrence Leonard. La sua ipotesi, detta ipotesi superficiale,

considera una proprietà particolare dei morfemi flessivi: guarda alle proprietà fonologiche, ovvero

questi morfemi non sono accentati e non costituiscono una sillaba quindi sono meno salienti dal punto

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di vista percettivo. Questa poca salienza fonologica fa sì che questi morfemi non vengano percepiti e

di conseguenza prodotti. Anche egli ha confrontato diverse lingue, ad esempio in italiano non c’è

questo problema poiché i morfemi dell’italiano sono salienti. Per quanto riguarda le parole funzionali

(morfemi liberi), anche queste parole sono atone, quindi poco salienti e in una posizione poco saliente

(prima del nome), quindi possono essere omessi come i morfemi (in inglese ed italiano). L’ipotesi

Leonard ha suscitato studi successivi sui morfemi liberi come articoli e pronomi clitici che in alcune

lingue sono omofone (come li in italiano, sia singolare che plurale). La domanda di Leonard è come

venissero prodotti gli articoli rispetto ai pronomi clitici omofoni. Entrambi sono non salienti, eppure

vengono acquisiti in maniera diversa. Quindi non si possono considerare solo le proprietà

fonologiche, ma anche quelle sintattiche. Questa ipotesi non riesce a fare la differenza tra morfema

–s Esempio a pagina 397 sull’inglese: in alcuni

s plurale e verbale. studi si è osservato che i bambini

possono usare le forme accusative invece che le forme nominative dei pronomi. È necessario

aggiungere qualche ipotesi sintattica per spiegare questa differenza.

Lezione 2 21/09/2021

Disturbo specifico del linguaggio = disturbo primario del linguaggio

Specific language impairment = developmental language disorder

L’approccio comparatista tra diverse lingue è quello utilizzato negli studi più recenti. Molti test

testano contemporaneamente varie competenze linguistiche, come il TCGB. Ma se vogliamo capire

il comportamento su una certa costruzione è importante costruire test mirati. Le difficoltà si

l’adolescenza, una popolazione poco

presentano nei bambini piccoli, ma a volte persistono durante

studiata sotto questo punto di vista.

Friedman & Novogrodsky (2008) studiano se il DSL è unico o si può manifestare in vari aspetti

linguistici anche in maniera selettiva. Il titolo ci dà la risposta: ci sono sottotipi di disturbi. Friedmann

è una studiosa iraniana che ha contribuito molto nello studio di moltissimi tipi di difficoltà

linguistiche. La lingua si struttura in vari livelli: sintassi, fonologia, lessico e pragmatica. La domanda

tutti questi moduli o selettivamente uno o più aspetti della lingua. L’articolo

è se il disturbo riguarda

parte da alcuni studi che mostravano difficoltà dissociate (es. tra fonologia e sintassi). Partendo da

qui, questo studio analizza in modo sistematico i vari moduli del linguaggio e lo fa analizzando il

comportamento di bambini con una diagnosi di DSL. Le ricercatrici hanno analizzato in maniera

dettagliata le loro difficoltà contemporaneamente su sintassi, fonologia e lessico. I test sulla sintassi

sono importanti perché hanno influenzato gli studi successivi. Tutti i test riguardano costruzioni a

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movimento perché in quelli precedenti si erano notate particolari difficoltà con queste strutture (Van

Der Lely). Sono state studiate le frasi relative e interrogative. In particolare, frasi relative sul soggetto

e sull’oggetto. A seconda della posizione del sintagma nominale della relativa abbiamo frasi relative

ramificate a destra (conosco il cane che rincorre il gatto/conosco il gatto che il cane rincorre) o

incassate nella frase principale (il cane che rincorre il gatto appartiene al mio vicino, in cui il SN che

modifica la relativa è soggetto della principale/ il gatto che il cane rincorre appartiene al mio vicino

di casa). Le frasi a incassamento centrale sono più complesse perché la testa della relativa è lontana

dal verbo. I test sviluppati da Friedmann e Novogrodsky sono test di comprensione delle relative che

la selezione tra le due figure, l’azione è in genere reversibile, le due figure mostrano azioni

riguardano

con referenti opposti. Poi abbiamo test di produzione elicitata sulle relative. Qui si utilizza la funzione

delle frasi relative (restrittive) che ci permettono di identificare un referente all’interno di diversi

referenti possibili. I test utilizzati sono un test di preferenza e un test di descrizione di figure. Emerge

dai test una differenza importante fra il movimento del soggetto e quello dell’oggetto, con risultati

più bassi per le RO. Quindi questi studi identificano un’asimmetria tra RS e RO che poi verrà

confermata per molte altre lingue.

Per testare il lessico sono stati utilizzati altri tipi di test: il test di denominazione di figure (naming

test) oppure test di fluenza (nominare in tempi brevi nomi che appartengono alla stessa categoria

semantica).

I test per studiare i test fonologici sono test di ripetizione di parole e non-parole (parole che rispettano

le regole fonologiche della lingue ma non sono attestate). Le non-parole possono essere riprodotte

solo analizzandole i suoni, non il significato. Un altro tipo di test riguarda il giudizio sulle non-parole:

dire se una non-parole suona come una della nostra lingua o meno. Rtuni è una non parola impossibile

in tutte le lingue perché non rispetta la scala di sonorità, mentre tfani non è possibile in italiano ma è

possibile in altre lingue (es. tedesco).

I test di memoria consistono nel ripete dei numeri di parole in avanti e indietro che ci dà l’indicazione

di quante parole si riescono a trattenere in memoria.

Il comportamento dei bambini con DSL è stato confrontato con quello di gruppi di controllo formati

da bambini più piccoli. Ciascun gruppo sperimentale è stato identificato in base alle difficoltà nei vari

moduli linguistici. Il primo gruppo riguardava bambini con difficoltà sintattiche, in particolare sulle

relative e interrogative sull’oggetto. I loro risultati sono più bassi di quelli del gruppo di controllo.

Dei 20 bambini, 11 mostravano difficoltà solo nei test sintattici e non nei test lessicali e fonologici.

Alcuni avevano difficoltà solo lessicali o solo fonologiche, altri in tutti e tre gli ambiti investigati.

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Questo dimostra che i disturbi possono essere selettivi oppure possono riguarda più aspetti della

lingua.

La stessa cosa è stata fatta con bambini con difficoltà nel lessico e ancora con bambini con difficoltà

fonologiche, di nuovo questi studi hanno mostrato difficoltà selettive rispettivamente nel lessico e in

fonologia. Così si arriva allo schema complesso di pagina 213.

L’ultimo gruppo riguarda bambini con difficoltà pragmatiche (narrazioni non coerenti o con difficoltà

nella teoria della mente).

Questo lavoro è importante perché studia sistematicamente il bambino su vari aspetti della lingua e

scopre queste possibili dissociazioni. Quindi conferma alcune dissociazioni già riportate in

precedenza (tra lessico e fonologia e tra fonologia e sintassi). Per i linguisti conferma che i vari moduli

della lingua sono separati, in quanto possono essere danneggiati singolarmente. Questo dimostra che

è importante analizzare i bambini su tutti gli aspetti della lingua e con test costruiti ad hoc (con frasi

a movimento). L’utilità di questo studio è nell’aver individuato dei test che ci permettono di testare

elementi diversi della lingua.

La domanda che sorge è perché c’è asimmetria tra movimento del soggetto e movimento dell’oggetto.

Altri lavori della Friedmann hanno mostrato difficoltà simili con la topicalizzazione. In ebraico la

dell’oggetto non richiede necessariamente la sua ripresa col pronome (il gatto,

dislocazione a sinistra

il cane lo insegue). La difficoltà del movimento dell’oggetto riguarda il movimento dell’ordine

La difficoltà riguarda anche la traccia tra l’elemento spostato e la

canonico. sua posizione iniziale. È

possibile che la difficoltà dipenda dal ricostruire la traccia dell’elemento mosso. Questa ricerca nasce

da uno studio precedente di Friedmann sui pazienti afasici, per i quali si ipotizzava non riuscissero a

costruire una traccia. Si voleva capire se fosse lo stesso anche per i bambini con DSL. Questa ipotesi

riguarda lo studio che analizzeremo successivamente. Essendo sulla lingua ebraica bisogna tenere a

mente che in questa lingua le parole vengono costruite a partire dalle consonanti (la radice), a cui

possono essere assegnate diverse vocali in base al tipo di parola. La capacità di costruire una traccia

viene studiata tramite test sulla lettura di relative central embedded perché ci permette di avere nella

RO il verbo della principale dopo quello della relativa. Se i bambini di lingua ebraica leggono la

parola con le vocali del verbo (della relativa) vuol dire che hanno compreso la frase correttamente.

Se la parola viene letta come nome vuol dire che la catena tra l’elemento mosso e la posizione

originale di oggetto non viene costruita. 5

Lezione 3 28/09/2021

Friedmann & Novogrodsky (2006)

Difficoltà con ordine non canonico: frasi relative, interrogative, fenomeni di focalizzazione e

topicalizzazione. I sintagmi sono fuori posto, ma vengono interpretati all’interno della frase.

Friedmann osserva una particolare difficoltà quando è l’oggetto a muoversi, non tanto il soggetto.

Quest’ipotesi è presentata nella nota 2, pag. 51 dell’articolo. Ipotesi: -Il caso del soggetto è

interpretato in modo diverso rispetto a quello dell’oggetto. Quando si muove il soggetto l’ordine è

conservato se si analizza in modo lineare. Questo si osserva nelle persone afasiche, che si rifanno

all’ordine lineare. Anche in questo caso, quando si muove l’oggetto le strutture non vengono

del movimento dell’oggetto è che questo oltrepassa l’elemento nominale

interpretate. -La particolarità

del soggetto. Questo non succede quando è il soggetto a muoversi: Sogg che sogg V vs. Ogg sogg V

ogg. Friedmann ricerca in dettaglio quale parte del movimento sia compromesso. Il primo elemento

del ruolo tematico

compromesso potrebbe essere la costruzione della traccia. Oppure, difficoltà

condiviso fra la traccia e l’elemento che si sposta. Per verificare queste ipotesi, sviluppa un

esperimento possibile in una lingua semitica come l’ebraico. Le radici dell’ebraico sono tre

che con l’aggiunta delle vocali potrebbero del verbo.

consonanti, dar luogo a sostantivi o forme flesse

Le vocali non si scrivono, quindi in lettura è necessario ricostruire le vocali corrette per comprendere

della frase. L’esperimento usando radici che possono essere

il significato sfrutta questa proprietà,

lette come verbo o come nome, per vedere se la traccia è ricostruita. [DPogg [sogg V ogg t]] V/*N

ogg – frasi relative incassate al centro: l’oggetto si sposta creando una traccia. Se l’elemento che

segue è un verbo, la traccia è interpretata correttamente. Se invece la relativa oggetto non è

interpretata correttamente, l’elemento che segue è un nome. Es 6 e 7: -La guida che il ragazzo vide

salı̀ sulla montagna verbo salı̀ sulla montagna nome.

-La guida che il ragazzo vide *una foglia I nomi

scegli possono essere complemento della frase relativa. Oltre alla prova di lettura, è stato chiesto

che

un compito di parafrasi: spiegare la comprensione della frase, in modo da capire se i vari ruoli tematici

sono stati assegnati correttamente. La complessità della frase relativa sta proprio nel DPogg, che ha

relazioni tematiche con entrambi i verbi della principale e della subordinata. La lettura non basta a

l’assegnazione dei ruoli tematici. Sono stati

garantire la comprensione della frase, bisogna verificare rispetto alle

testati ragazzi con una diagnosi del disturbo del linguaggio, per capirne la difficoltà

ma eterofoni. Metà erano relative e poi delle frasi

relative. Le frasi erano 24, con elementi omografi

di controllo contenenti le stesse parole omografe, ma senza struttura relativa. Per avere frasi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta_didomenico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica clinica 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Cardinaletti Anna.
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