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Dipartimento di Studi Umanistici

Cattedra di Linguistica Pragmatica

Il linguaggio giuridico

Barbara Quintiliani

Matricola 407961

Anno Accademico 2014/2015 1

Indice

  • Il linguaggio giuridico p. 3
  • Trascrizione p. 8
  • Analisi conversazionale p. 14
  • Bibliografia e sitografia p. 17

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Il linguaggio giuridico

L’analisi della conversazione è una disciplina di tipo sociologico che studia le produzioni verbali nell’interazione tra parlanti. L’idea di base è che l’interazione parlata non sia casuale ma organizzata in modi specifici che è possibile descrivere in modo formalizzato. L’analisi della conversazione cerca inoltre di comprendere come qualsiasi struttura di aspettativa nell’interazione sociale viene modellata rispetto alle circostanze e all’identità dell’interlocutore in un determinato momento. La sociolinguistica ritiene che i diversi contesti influenzano e determinano le realizzazioni linguistiche. 1

Nelle organizzazioni formali e istituzioni, ad esempio, gli scopi dei partecipanti non sono quelli generici di un incontro sociale informale ma sono caratterizzati da esigenze specifiche di una organizzazione o istituzione. Il dibattimento in tribunale è l’esempio preso in considerazione in questa tesi ed è incentrato sulla partecipazione di tre attori principali: le parti da un lato, il pubblico ministero affiancato, talvolta, dalla parte civile che rappresenta la vittima, dall’altro, l’imputato e il giudice. Un processo è anche ‘storia e narrazione’ di fatti, di persone, di vita. In giudizio si impone la necessità di ricostruire avvenimenti, individuare responsabilità, valutare la personalità o la credibilità di alcune persone e via dicendo. 2

I partecipanti ad un evento comunicativo hanno un’identità locale precisa. Le differenze sul piano dell’identità locale degli interagenti possono dar luogo ad interazioni asimmetriche, cioè interazioni comunicative in cui non si realizza fra gli interagenti una parità di diritti e di doveri comunicativi, ma i partecipanti si differenziano per un accesso diseguale ai poteri di gestione dell'interazione. Per comprendere le caratteristiche delle interazioni asimmetriche è utile un confronto con le interazioni ordinarie che sono di natura simmetrica.

In questo tipo di interazione tutti i partecipanti possono, momento per momento, indirizzare l'andamento della conversazione. Si parla a questo proposito di un’organizzazione locale e gestita dello scambio comunicativo e l'esempio più evidente di come questa organizzazione si concretizzi è dato dalle regole per l'alternanza del turno di parola. Nelle interazioni fra pari si nota che ad ogni potenziale completamento del turno, indicato attraverso segnali paralinguistici, sintattici e semantici, è dato a tutti i partecipanti il diritto di prendere la parola e il turno successivo del discorso è occupato da chi riesce a prevalere nella competizione per la presa della parola. Esiste quindi una vera e propria gara per assicurarsi il diritto di parola. In una conversazione con più 1 Cfr. Fele Giolo, L’analisi della conversazione, Il Mulino, Bologna, 2007 2 Cfr. Bellucci Patrizia, A onor del vero, fondamenti di linguistica giudiziaria, UTET Diffusione srl, Torino, 2002, p.163 partecipanti non è dato quindi sapere in precedenza chi parlerà, quando lo farà, quanto e di che cosa parlerà, poiché tutto è deciso al momento.

Nelle conversazioni asimmetriche, invece, è possibile che ci sia una predeterminazione nella alternanza dei turni, oppure si stabiliscono delle vere e proprie figure guida, i cosiddetti registi dell'interazione. L’interazione in tribunale è una delle forme di interazione più asimmetrica, sia per quanto riguarda l’allocazione dei turni, sia per il controllo e l’organizzazione tematica del discorso. Una delle caratteristiche particolari dell’asimmetria in tribunale è che solo una parte può fare le domande mentre l’altra parte può solo rispondere e che soltanto nell’ambito di tali turni predeterminati devono essere gestite le attività discorsive legate all’interazione in corso. Per il linguista il dibattimento è, in sostanza, una «conversazione specializzata». Esso condivide con la conversazione faccia a faccia di tipo quotidiano il fatto che i partecipanti sono immersi nello stesso contesto situazionale. 5

Parliamo di asimmetria, in quanto in tribunale i rappresentanti dell’Istituzione: giudice, pubblico ministero e avvocati si differenziano da tutti gli altri soggetti non solo per le loro funzioni giuridiche, ma anche sotto il profilo del potere interazionale. È un’interazione a ruoli gerarchizzati. Nella conversazione ordinaria il potere di gestire lo scambio comunicativo è più o meno equamente distribuito fra i partecipanti, che stabiliscono momento per momento l’organizzazione locale della conversazione. 6

Come abbiamo già detto le interazioni asimmetriche si caratterizzano rispetto alla conversazione ordinaria per la specificità e struttura partecipativa, per cui alcuni partecipanti assumono il ruolo di figure guida o registi dell’interazione. Linell parla di dominanza internazionale per indicare disparità di potere che riguardano l’interazione. Linell e Luckmann individuano quattro tipi di dominanza: Dominanza quantitativa, ossia la differenza di quantità di spazio internazionale a disposizione. Dominanza interazionale, la possibilità cioè di mettere in atto mosse di controllo sull’organizzazione delle sequenze, domande che danno inizio ad una sequenza. Ogni tipo di turno consiste in una combinazione diversa di una mossa di inizio e di risposta, di cui la prima è proiettata sul futuro dell’interazione, la seconda è retroattivamente legata ai turni precedenti. Esiste un diverso potere di controllo sull’interazione in mosse iniziali e di reazione a queste. Una domanda iniziale in una sequenza determina l’azione successiva e delimita l’ambito tematico. Dominanza semantica, 3 Cfr. Orletti Franca, La conversazione diseguale, potere e interazione, Carocci Editore, Roma, 2000 4 Cfr. Ziccolella Stefania, I marcatori di discorso nell'interazione in tribunale http://www.aitla.unimo.it/VII_Congresso_Milano_22-02-07/abstracts_pdf/ziccolella.pdf 5 Cfr. Bellucci Patrizia, A onor del vero, fondamenti di linguistica giudiziaria, UTET Diffusione srl, Torino, 2002, p.155 6 Cfr. Bellucci Patrizia, A onor del vero, fondamenti di linguistica giudiziaria, UTET Diffusione srl, Torino, 2002, p.156 4 manifestata nel controllo sugli argomenti portati in discussione e nella capacità di imporre il proprio punto di vista. Infine la Dominanza strategica, ossia il potere di realizzare le mosse più importanti sul piano strategico. 7

In dibattimento il ruolo di regista dell’interazione viene assunto di volta in volta dal pubblico ministero e dagli avvocati e dal giudice in posizione sovraordinata. Molte delle domande del giudice sono poi determinate proprio dall’esigenza di colmare nell’esame testimoniale quel gap informativo rispetto al sapere proveniente dalle indagini preliminari, di cui ciascuna parte tende a portare in primo piano solo ciò che è funzionale all’ipotesi accusatoria o, al contrario, a quella difensiva. Solo il regista quindi apre e chiude l’interazione, delimitandone i confini interni. Codice e prassi marcano anche il secondo potere del regista, in quanto egli attribuisce il diritto a parlare attraverso le varie procedure di etero allocazione dei turni. In tribunale l’autoselezione è limitata all’opposizione. In genere, l’interrogato può aprire a sua volta una sequenza inserto solo per controproporre domande con richiesta di chiarimenti sulla domanda stessa. Il regista ha il potere ultimo di decidere se un comportamento rientra nelle regole dell’interazione in corso o se costituisce un’insubordinazione.

È opportuno introdurre anche il concetto di faccia intesa come identità interazionale, immagine pubblica di sé che si determina all’interno di un’interazione comunicativa. Il concetto di faccia positiva e negativa, intendendo con la prima l’immagine positiva di sé e il desiderio di ottenere l’approvazione e l’apprezzamento degli altri e con la seconda il tentativo di mantenere la propria riservatezza. Gli interlocutori possono attentare in molti modi ad entrambe le facce di un individuo e le minacce alla faccia prevedibili in tribunale sono numerose e di tipo diverso. Ad esempio, il principio che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge nel processo si traduce nel fatto che ciascun individuo in aula ‘si spoglia’ della sua abituale identità sociale per assumere unicamente quella connessa allo specifico ruolo svolto nell’interazione giudiziaria: imputato

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Barbara88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica pragmatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Orletti Franca.
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