Capitolo 1 – La modernità compressa
1975-2000: una storia da riscrivere
Passaggio mediatico italiano, alla metà degli anni ’70. Sulla scena radiofonica e televisiva, la RAI è padrona incontrastata. Prima e seconda rete tv non hanno concorrenti. Il servizio pubblico aveva il monopolio dell’informazione radiotelevisiva, le notizie sono ben controllate tanto alla radio, quanto in tv. A quel tempo il giornalismo era ancora quello dei quotidiani e dei settimanali: dovrà arrivare il sequestro Moro per incollare tutti davanti agli schermi in attesa di notizie (16 marzo 1978) tutti i quotidiani escono in edizione straordinaria nel primo pomeriggio.
Non era un bel periodo per i giornali: nel 1975 la media delle vendite quotidiane arrivava a stento sopra i 4 milioni e mezzo di copie. (perdite superiori al 35% del valore di copertina, e i costi di produzione erano del 40% più alti dei ricavi netti). Alla metà degli anni ’70 troviamo un precipitato di tutto quanto è stato il settore dei media nel primo trentennio di storia repubblicana. Il monopolio di Stato su radio e televisione. Un’editoria quotidiana strutturalmente sull’orlo del tracollo.
Passaggio dai ’70 agli ’80: nell’Italia di venticinque anni fa i media erano un settore artigianale, sottosviluppato rispetto agli altri paesi occidentali, culturalmente poco influente, e soprattutto marginale nelle strutture economiche del paese. 15 anni più tardi, i numeri dicono la realtà di un sistema ormai industriale, culturalmente e politicamente decisivo e, ciò che più pesa, incisivo sulle strutture economiche. Crisi di nuovo del settore giornalistico all’inizio degli anni ’90. L’Italia continua a rimanere molto indietro quanto a copie diffuse ogni mille abitante.
Pubblicità
Il ’97 è stato l’ultimo anno con i ricavi da vendite superiori a quelli da pubblicità. Nel ’98 la tendenza s’è invertita, nel ’99 l’inversione s’è consolidata. L’azienda editoriale si regge sul confronto tra due poteri: quello creativo e professionale dei giornalisti, della direzione e della redazione e quello finanziario e manageriale dell’editore. Quando il giornale smette di essere bottega artigiana non può che esserci uno spostamento di potere. Questo mutamento complessivo ha cambiato le coordinate delle relazioni tra i quotidiani e tra le aziende editoriali italiane. Pochi grandi giornali, prima ancora che pochi grandi gruppi, sono da soli gli artefici della svolta industriale nell’editoria. “Corriere della Sera”, “Repubblica”, “La Stampa”, “Il Sole 24 Ore”, il raggruppamento tra “Il Resto del Carlino”, “La Nazione”, e “Il Giorno”: forse 5 grandi giornali fanno la parte del leone, al massimo quattro grandi gruppi decidono le sorti del settore. Rispetto all’oligopolio complesso il cambiamento è radicale.
Ma se un gruppo editoriale è quotato in borsa, le sue strategie saranno dettate certamente da strategie industriali, ma quelle pesano nella stessa misura. Pochi gruppi dettano le regole: e queste regole sono legate in buona misura agli andamenti di Borsa. Il primo passaggio avviene con la differenziazione e con l’espansione multimediale delle aziende editoriali. Tra il ’95 e il 2000 gli editori di quotidiani corrono ai servizi on line e alla multimedialità più inserimento di gadget (CD ROM, enciclopedie, collane di libri) venduti insieme al giornale. Non si producevano più soltanto giornali, ma erano in grado di modulare i contenuti in funzione dei supporti tecnologici e dei canali di distribuzione. Addestramento dei grandi gruppi editoriali all’inserimento nel loro DNA di missioni diverse dal produrre e vendere esclusivamente giornali. Con la differenziazione produttiva delle aziende editoriali si prepara il terreno alla Borsa. Alla fine del ’99 quasi tutti i grandi gruppi sono quotati, ma nel frattempo altri due nodi devono essere messi in conto:
- Nel campo editoriale entrano finalmente nuovi soggetti (es. Telecom affronta il campo televisivo e l’orizzonte digitale con Seat, viene presto assorbita da Pirelli, che inglova anche Seat e Tin.it, lasciando sul terreno il sogno di un terzo polo televisivo, e.Biscom tiene botta invece con maggiore costanza su programmi e frequenze tv) differenziazione ed espansione delle aziende editoriali hanno favorito il primo ingresso di nuovi soggetti dopo due decenni di mercato bloccato.
- Esempio di Borse.it: vivace sito di informazione economica e finanziaria creato a Bologna da un gruppo di giovani analisti. Tra febbraio e marzo 2001, quando tutti gli altri siti economici perdono utenti sul web, con la gente che scappa impaurita dalla Borsa in picchiata, Borse.it invece tiene. Perché? Semplice, perché offrono indici, analisi e strumenti di lettura che gli altri non hanno oppure, quando sono in grado di elaborarli, li mettono in vendita a caro prezzo, Borse.it offre tutto gratuitamente.
- “Effetto bolla”: è l’effetto della bolla speculativa di internet sulle strategie dei gruppi editoriali.
Un settore con valenze non industriali
Nel 1989 esce un documento che non ha conosciuto la diffusione che avrebbe meritato. Quell’anno la Commissione Cultura del parlamento italiano, presieduta allora dall’onorevole Mauro Seppia, realizza un’indagine conoscitiva sul “Sistema dell’informazione in Italia”, non conteneva solamente indicazioni precise sull’articolazione che avrebbero potuto prendere tanto la legge sul sistema radio-tv quanto una più generale normativa antitrust. Riportava anche giudizi decisivi sull’informazione in Italia.
“Fino agli anni ’80 il monopolio tv e la realtà di un sistema editoriale finanziariamente passivo e vivo prevalentemente grazie ai contributi dello Stato, hanno dato al settore i contorni e la definizione di un settore con valenze non industriali e con investimenti finalizzati a ritorni non tanto di natura economica, ma piuttosto politica o culturale.”
L’esplosione pubblicitaria è storicamente legata al genio imprenditoriale di Berlusconi: Fininvest ha avuto il vuoto legislativo per dieci anni. Ha goduto del “decreto Berlusconi” nel 1984. Nessuno, prima di allora, s’era mai sognato di andare a cercare, uno per uno, i potenziali utenti pubblicitari nel 1980 la Rai raccoglie 148 miliardi di pubblicità contro i 77 miliardi di tutte le reti commerciali assieme. Sette anni dopo Fininvest raccoglie 1700 miliardi contro i 160 delle altre emittenti commerciali.
È con l’alluvione di spot che prende avvio la programmazione di flusso in tv: è chiaro che c’è una novità esplosiva sul piano economico e strutturale e che quella stessa novità non può non esercitare influenze profonde. La pubblicità non è soltanto offerta commerciale, è discorso, linguaggio, creazione e sanzione di stili di vita.
Il 5 agosto 1981 il Parlamento approva la legge 416 “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria”. È una legge che arriva dopo dieci anni di battaglie, guidate dal sindacato dei giornalisti. Un decennio di mobilitazione per avere una legislazione antitrust nel settore dell’editoria quotidiana e periodica. Dieci anni che si concludono con una legge che fissa per la prima volta limiti antitrust nel comparto editoriale, limiti insufficienti eppure che portano con loro anche la prima sistemazione dei contributi pubblici alle imprese editoriali.
Nel 1981 per la prima volta venivano stabilite le condizioni per introdurre le tecnologie elettroniche in redazione. Il resto del mondo s’era adeguato un decennio prima. In tipografia, in redazione, i sistemi editoriali avevano semplificato e razionalizzato i processi produttivi: il sistema editoriale elettronico era quello che cambiava il processo tradizionale.
Tecnologia
(Primavera dell’81 cambia tutto) ottimizzati i costi + produzione a catena e quindi più veloce. Nascono le sinergie divise tra “buone” (quelle del Gruppo l’Espresso che facevano nascere nuove testate o potenziare quotidiani già presenti da tempo) e “cattive” (quelle della Poligrafici Editoriali che omologavano giornali tra loro quasi antagonisti).
Alla fine il giornalismo italiano si ritrova con la possibilità tecnica, giuridica e professionale di fare quel che s’era fatto in tanti altri paesi: grazie alle tecnologie elettroniche, i giornali locali si producono in catene, si ottimizzano i costi e si centralizzano i servizi. Tra il maggio e l’agosto 1981 vengono gettate le fondamenta del grande cambiamento. La pubblicazione degli elenchi della loggia P2 regala l’ultima scena al copione degli anni ’70.
Anni di piombo
Giovanni Giovannini è noto soprattutto per avere presieduto, lungo un ventennio, la Federazione degli editori giornali (Fieg), vale a dire l’organizzazione imprenditoriale. Nel 1990 la Fieg presenta la prima edizione dell’indagine sui bilanci delle imprese editrici. Nella primavera di quell’anno esce la prima indagine triennale dedicata ai bilanci 1986-87 che porta un’introduzione di Giovannini che prova a segnalare le cause della crisi del decennio precedente (crisi degli anni ’70).
- Prezzo amministrato, dal 1964 merce di scambio tra i governi della Repubblica e gli editori (un costo amministrato, inferiore alle spese di produzione, non poteva essere che occasione di scambio tra sussidi pubblici e favori privati)
- Rete di vendita in monopolio (soltanto le edicole, fino a pochissimi anni fa)
- Sistema di distribuzione postale che ha di fatto stroncato in partenza lo sviluppo degli abbonamenti
- Resistenza giornalistica e soprattutto tipografica all’introduzione di tecnologie elettroniche che avrebbero cambiato il lavoro editoriale.
Il giornalismo italiano è stato per lunghi decenni un giornalismo a diffusione limitata e a grande soggezione politica. Questo è quanto manca all’analisi di Giovannini. Ma si comprende bene perché questi fattori non rientrino nel suo elenco. Includerli avrebbe costretto ad un’analisi impietosa dei nodi che legavano il rapporto misto di subalternità e scambio tra editori e potere politico con l’atteggiamento ambiguo del giornalismo. I giornalisti italiani non hanno saputo sviluppare una significativa autonomia professionale fino all’inizio degli anni ’80. Perché?
- Vede prevalere fino a 20 anni fa una presenza dominante di modelli giornalistici tradizionali e spesso antiquati negli stili, nella selezione dei temi e delle notizie, nell’impostazione quotidiana dei giornali. Modelli d’un giornalismo fatto per una ristretta cerchia di lettori, incapace di proporre soluzioni appetibili.
- Ha visto stravincere per lunghi decenni una grandissima dipendenza delle aziende editoriali e delle stesse redazioni dal mondo politico.
Pastone: concentrato in un solo articolo di tutte le notizie politiche di giornata (dichiarazioni, controdichiarazioni, dibattiti parlamentari o tra i partiti: tre righe a questo, cinque a quello, sette al ministro); nelle giornate da prima pagina, collocato sotto il titolo d’apertura; in quelle meno eclatanti riportato in seconda, il pastone nasce in un preciso momento storico e politico. Lo inventa Enrico Mattei, un giornalista, nei giorni in cui i quotidiani tornarono ad uscire nell’Italia del Sud liberata dagli alleati. Sono i primi giornali non più sottoposti alla censura fascista, ma sono giornali d’un foglio solo.
È un genere giornalistico che presume grandissima conoscenza da parte del lettore. Riportare le notizie così sinteticamente richiede un background informativo notevole, altrimenti sfuggono i nessi, le ragioni, le interazioni del gioco politico. Eppure quel formato giornalistico sopravvive anche quando calano le passioni, gli interessi, la partecipazione alla vita politica. (vive per tutti gli anni ’50-’60-’70).
Elzeviro: spalla sinistra della terza pagina (la pagina della cultura inventata, nel 1911, da Alberto Bergamini), l’elzeviro ha vissuto sempre una doppia contraddizione. Se ne stava in terza, assieme a recensioni e reportage, isolato nel mare di cronaca. Collocazione incongrua per la pagina culturale, proprio lì: tra la seconda dove giravano articoli dalla prima, spesso un mix tra interni ed esteri, e la quarta dove riprendevano le cronache. Elzeviro: esercizio di stile di letterati per letterati, di poeti o scrittori per poeti e scrittori.
La breve stagione del sogno
- 81-89 cambio veloce:
- Nasce tv privata
- 1984 Fininvest poi Mediaset già affermate: inizio del duopolio monopolistico
- Risorse pubblicitarie diventano motore principale per i media
- Diversificazione panorama mediatico: radio, tv, settimanali, quotidiani, televideo, differenziazione delle agenzie, crescita dei mezzi tematici (sportivi ed economici, poi programmi televisivi di target)
- 81 – 89: il giornalismo nutre per poco il sogno d’essere in piena autonomia creatore del proprio destino. Per pochi mesi si raggiunge il tetto di 7 milioni di copie, alla fine del decennio.
- Giorgio Bocca: libro autobiografico “Il provinciale” narra di questo sogno.
- 1989: Scalfari e Caracciolo vendono in primavera le quote di Repubblica e L’Espresso alla Mondadori che allora era di Carlo De Benedetti: fine del sogno “Il giornale dei giornalisti”, un giornale fatto dall’intelligenza e creatività del suo direttore.
- Enrico Mattei si compra Il Giorno, di centrosinistra per avere una voce, mentre il Corriere diviso in una lottizzazione partitica al punto di non poter licenziare un giornalista per non far scendere la quota di un det. Partito.
- La Repubblica invece racconta il paese e si fa comprare solo dai lettori, sceglie e prende posizione e per questo trova pubblico e mercato. Nasce da un gruppo di giornalisti che riesce a fare un progetto imprenditoriale unendo impresa e cultura.
- DATE della breve stagione del sogno:
- 5 AGOSTO 1981 = il giorno dell’approvazione della legge sull’editoria, la 416 del 1981: arrivano i finanziamenti pubblici, il risanamento delle imprese editoriali, prima normativa antitrust (non contrasta tuttavia le presenze dominanti FIAT = ha la Stampa e controlla il Corriere e la RCS attraverso Gemina. MONTEDISON = proprietaria del Messaggero e presente nel gruppo RCS.
- 1 DICEMBRE 1989: il sogno non finisce quando cambia l’assetto azionario, ma quando è chiaro che nell’editoria italiana ci sono condizioni che neppure il successo del quotidiano di Scalfari ha cambiato.
- Dieci anni di piombo:
- Dal 1969 = strategia della tensione da Piazza Fontana in avanti
- Nasce il movimento dei giornalisti democratici
- 1974 referendum sul divorzio che fa scoprire la passione per le campagne sui diritti civili.
- Direzione di Piero Ottone al Corriere che sconvolge schemi e abitudini
- Nasce il giornale di Indro Montanelli, primo esempio di giornale schierato apertamente a destra.
- Nascono e resistono i fogli della sin parlamentar: Lotta continua, il quotidiano dei lavoratori e il Manifesto.
- 1975 = riforma Rai
- 1978 = rapimento di Moro e strage con la scorta e le richieste di black out dell’informazione, confronto diretto tra giornalismo e terrorismo che porterà alle esecuzioni di Carlo Casalegno e Walter Tobagi. Si dimette Leone dopo lo scandalo Lockheed
- 1979 = parte la terza rete Rai.
- Battaglia per la legge sull’editoria condotta dalla Federazione della Stampa il sindacato dei giornalisti guidato per tutto il decennio dai giornalisti democratici della corrente progressista, appoggiate dalla sinistra politica, il conflitto è sui temi: l’info giornalistica come strumento di partecipazione democratica, con la richiesta di una normativa antitrust.
- Il giornale è una macchina produttiva complessa, che ha il compito di raccontare quotidianamente il mondo, e può essere fatto solo con un’intelligenza collettiva. Questa battaglia politica fa passare la prima legge di sistema, la prima e ultima azione decennale con tutti i giornalisti uniti.
- SUCCESSO DI REPUBBLICA:
- Capacità giornalistiche e imprenditoriali di Scalfari, stili, temi e la loro scansione nell’ordine del fascicolo quotidiano, si impone trovando anche un buon contraltare nel “Giornale” di Montanelli. Questi due giornalisti dimostrano che per fare un giornale non è indispensabile il solito industriale che voglia scambiare favori col potere politico.
- 1 DICEMBRE 1989: SCALFARI, CARACCIOLO E DE BENEDETTI SI SCONTRANO CON BERLUSCONI. Rovesciamento di fronte dentro la Mondadori: la Finivest di Berlusconi si accorda con Luca Formenton e Leonardo Forneron Mondadori, che rompono il patto sindacale che li legava a De Benedetti = BERLUSCONI È PRESIDENTE DELLA MONDADORI. MONDADORI = da sempre era socio importante del gruppo ESPRESSO-REPUBBLICA.
- Poi nella primavera del 1989:
- CARACCIOLO E SCALFARI VENDONO LE PROPRIE QUOTE DI ESPRESSO-REPUBBLICA A DE BENEDETTI
- CARACCIOLO = DIVENTA PRESIDENTE DELLA MONDADORI
- SCALFARI = ENTRA NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Guerra di Segrate
- Berlusconi con la Mondadori = nasce un Moloch multimediale.
- FININVEST POSSIEDE:
- I 3 Network televisivi commerciali
- Un quotidiano nazionale: “Il Giornale”
- Il più diffuso settimanale: Sorrisi e Canzoni tv
- La concessionaria Publitalia
- GRUPPO MONDADORI POSSIEDE:
- La Mondadori casa editrice e libraria
- Possiede o controlla i 3 principali settimanali di Informazione: ESPRESSO, PANORAMA, EPOCA
- Il più diffuso quotidiano. La REPUBBLICA. 13 TESTATE LOCALI: I QUOTIDIANI DELLA FINEGIL
- La concessionaria di pubblicità Manzoni.
- FININVEST POSSIEDE:
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