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Riassunto esame Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico, prof. Agostini, libro consigliato Giornalismi, Media e Giornalisti in Italia Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico, basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato dal docente Giornalismi, Media e Giornalisti in Italia di Agostini. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'addestramento dei grandi gruppi editoriali all'inserimento nel loro DNA dimissioni diverse dal produrre e vendere esclusivamente giornali, un settore... Vedi di più

Esame di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico docente Prof. A. Agostini

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ESTRATTO DOCUMENTO

• La notiziabilità è strettamente legata ai processi di routinizzazione e standardizzazione delle

pratiche produttive: introdurre pratiche produttive stabili su una materia prima variabile come le

notizie.

Non lo comprendono nè i giornalisti nè i lettori. Nulla esiste se non sta sui media.

• 16 giorni dopo l’attacco alle Twin Towers i giornali dedicavano 20,26 pagine alla situazione

internazionale. Repubblica scrisse in prima pagina “ E nel Frattempo nel belpaese...”

Nel frattempo succede di tutto ma siccome c’è guerra non c’è tempo di parlarne e scatta

l’autocensura.

La normalità viene messa in seconda fila.

Nell’autunno del 2001 i media diventano più ricchi di un’enciclopedia trattando temi di cui non

si era mai trovato il tempo di parlare, perchè poco notiziabili.

• Si verificano situazioni in cui intere porzioni di realtà non trovano più spazio sui media e

rischiano di non raggiungere neppure l’attenzione collettiva: quei momenti sono talmente

eccezionali da rientrare subito nello schema della “selezione delle priorità”.

Il fatto eccezionale è avvincente ed emotivamente coinvolgente per tutti.

L’esigenza di reagire all’inaspettato,al tragico, crea meccanismi di attenzione che superano le

soglie dell’abitudine e sconvolgono i ritmi quotidiani.

In questa situazione i media devono offrire quantità (e qualità) ben più abbondanti di info.

•L’analisi critica del Censis rivela una fase di espansione del giornalismo dal’89 al 92, la

contrazione alla metà degli anni 90, gli spiragli di crescita con la differenziazione multimediale

negli ultimi anni dello scorso decennio. La costante è la mutevole attenzione per i temi del

sociale,che spesso viene aggiustato per piacere di più.

• Quando accadono eventi che si impongono all’attenzione collettiva, la capacità di racconto e di

analisi tiene livelli qualitativi accettabili.

Quando la cronaca si impoverisce riaffiorano i luoghi comuni, c’è una atrofia degli strumenti di

descrizione e interpretazione.

Come è stato possibile il sedimentarsi di meccanismi che consentono profondità e spessore solo

nell’eccezionalità imponendo allo stesso tempo il luogo comune e la sua manutenzione nei tempi

di normalità.

CAPITOLO 2 – IN REDAZIONE

1. PIAZZA INDIPENDENZA, IL GIORNALE PARTITO

• 1955 : esce l’Espresso = settimanale fortunato, ma minoritario e di opposizione

1976 : esce Repubblica

• Repubblica:

- Affermazione di un modello e di uno stile giornalistico,rapidamente egemoni nel contesto

nazionale

- L’avventura professionale e imprenditoriale di Eugenio Scalfari

- La creazione di un gruppo multimediale partendo da una bottega artigiana.

- La partecipazione di un imprenditore e finanziere come Carlo De Benedetti, convertito nel

tempo alla attività di editore puro;

- La modificazione radicale del tessuto dell’informazione locale in molte regioni italiane

- Un ruolo politico e culturale che non ha avuto uguali nella storia dei rapporti tra il giornalismo

e la società italiana

• Oggi è diretto da Ezio Mauro, ed è stato frequentato da giornalisti che sono riusciti ad

esportarne lo stile in quasi tutte le maggiori testate italiane

• Ci sono due chiavi differenti per raccontare la storia di Repubblica:

1. Quella degli antipatizzanti, espressa da Ugo Intini, quando era portavoce di Bettino Craxi.

RIFERIMENTI STORICI: erano i tempi in cui il Partito Socialista italiano decideva delle

sorti dei governi nell’ultimo periodo della Prima Repubblica.

16 anni : tra il 1976 ( il Midas assegna a Craxi la segreteria del PSI) e il 1992 ( Mario Chiesa

butta le banconote nei cessi del Pio Albergo Trivulzio: l’inizio di Tangentopoli )

• Intini definisce la Repubblica : il giornale partito,o il partito irresponsabile dell’informazione

ma non ha detto niente di nuovo perchè già da 20 anni l’Espresso aveva la stessa presenza sulla

scena giornalistica e politica.

• Il presidente del Gruppo Caracciolo venne accusato di essersi messo insieme ai comunisti, e gli

venne chiesto di dimettersi da un circolo milanese.

• All’inizio, tra metà 50 e metà 80 Repubblica e l’Espresso, non potevano dare fastidio, perchè le

dimensioni dell’impresa erano irrisorie.

• Nel 76 Repubblica esce con appena 24 pagine, flirta con l’area socialista e quella del

Movimento del 77. I giornalisti erano, oltre a Carlo Rivolta,

GIORGIO BOCCA

ENZO FORCELLA.

Arrivano più tardi:

PANSA

BRERA

ZUCCONI

RONCHEY

BIAGI

• MARZO 78 : Repubblica è uno dei giornali fermi contro le richieste delle BR riguardo alle

proposte di trattativa tra lo Stato e terroristi, sostenute con maggior forza dal PSI di Craxi.

Qui arriva il salto, dalle 80mila copie alle 140mila, poi la scalata fino a superare il milione di

copie nella battaglia dei gadget con il Corriere.

• Repubblica costruisce la sua fortuna sulla formula politica, l’abbraccio mortale di Scalfari con

i socialisti poi per lo sdoganamento del PCI, infine favorevole alla segreteria democristiana di

Ciriaco De Mita.

Fa politica davvero, fin dagli esordi quando nell’editoriale del giornale si colloca nella vasta area

della sinistra.

• 6 mesi dopo l’uscita del giornale, Scalfari firma in fondo l’appello al voto in cui dice che gli

altri quotidiani ravvisano nella Dc la colonna dell’ordinamento democratico, ma la Dc non è più

il pilastro della democrazia italiana, anzi rischia di esserne il becchino.

3 giorni dopo, appena passato l’appuntamento elettorale in cui la sinistra aveva avuto il massimo

avanzamento, Giorgio Bocca scrive che Craxi non può presentarsi come seria alternativa di

governo e la sinistra ha vittoriosamente perso.

• 1977 : viene assassinato dai terroristi Carlo Casalegno,vicedirettore della fiat,giornalista.

1979: ucciso Guido Rossa,sindacalista comunista che aveva denunciato la presenza dei terroristi

in fabbrica.

Pansa davanti ai cancelli della FIAT, mette sotto accusa quella stessa sinistra.

Tanti da sinistra gli sparano addosso.

• Repubblica diventa in pochi anni il quotidiano di riferimento della sinistra intera: dai socialisti

agli autonomi,dai comunisti ai democristiani.

Un giornale che faceva politica imponendo una presenza politica autonoma, senza inserirsi

dentro una corrente o uno schieramento

• 2° a INTERPRETAZIONE: la spiegazione del successo editoriale, che tiene assieme politica

e copie vendute.

Intini pretendeva che Repubblica fosse una posizione politica,una delle tante voci nel coro, ma

non aveva capito la molla in più: c’è molto di più che un orientamento politico dentro le

posizioni e l’influenza di Repubblica.

Era oltre che un organo di informazione anche un termine di paragone e condivisione dei giudizi,

perchè rappresentava TUTTA la sinistra.

• INNOVAZIONI DI REPUBBLICA

- Scalfari introduce il concetto di settimanalizzazione dei quotidiani: questa formula viene

imposta a tutto il giornalismo italiano.

E’ una trasmutazione di stili, formule e temi: è la manifestazione di una operazione cognitiva.

-si è sempre sforzato di trasformare una notizia in tema, di fare un evento notizia.

- si è mossa contro il tratto della tradizione del quotidiano italiano: voleva quel carattere che il

giornale fosse un neutrale registratore di fatti salienti accaduti il giorno prima

- tecniche stilistiche che ogni notizia fosse una storia in sè conclusa, con attacco,svolgimento e

termine.

-le diverse pagine erano solo dei contenitori difatti,storie,vicende o notizie che non avevano a

che fare l’una con l’altra:

- Gli INTERNI: cronache politiche poco comprensibili per la presenza di pastoni

- Le CRONACHE ITALIANE: cesto in cui finivano in ordine casuale cronaca bianca e nera

- Gli ESTERI: accomunati solo dalla provenienza oltreconfine delle notizie.

- LA TERZA PAGINA: quella della cultura, messa in mezzo tra le cronache.

- Lo schema logico è quello delle diverse redazioni che compongono il giornale

- Sul giornale non c’è tutto: soltanto i temi o le notizie importanti

-I temi erano trattati con schemi innovativi: il tema spalmato su più pagine.( allora era una novità

ecclatante.) ,la notizia del giorno,sulla quale bisogna sapere tutto = questa è l’operazione

cognitiva,l’innovazione che Repubblica ha portato al giornalismo italiano:

LA TEMATIZZAZIONE,la costruzione di un imponente approfondimento giornalistico intorno

al tema di giornata.

Costruzione esplicita di un’agenda delle priorità,4,6 pagine sullo stesso argomento.

• E’ diversa da tutti gli altri quotidiani italiani perchè è da settimanale, ricca di aneddoti,colori,

retroscena, particolari sui personaggi; è ricca di scrittura e narrativa.

• E’ un diverso approccio cognitivo, un modo diverso di raccontare il mondo: racconta solo ciò

che di realmente importante era accaduto il giorno precedente, e di quei fatti racconta tutto, con i

dettagli, che incuriosiscono il lettore.

• TEMATIZZAZIONE IN SENSO STRETTO: la sfida si giocava sull’agenda della politica,

che doveva essere posta al paese in base ad un comune sentire civile e politico, e poi su quella

economica,culturale,sociale,svago..

• Poi nei primi anni di Repubblica vengono anche gli inserti sull’economia, i dossier...

Oggi la pagina tematica è comune in tutti i giornali, ma è stata Repubblica ad inventarla.

• Per leggerla devi avere un minimo di cultura,un minimo di appartenenza ( Caracciolo )

La domanda non è più Da che parte stai? Ma è Chi sei?

L’identità del giornale è la cosa che la gente compra al mattino,c’è un rapporto di appartenenza

strettissimo.

• Non è più l’appoggio a questo o quel partito, è L’IDENTITA’ del giornale, che è più forte delle

posizioni assunte di giorno in giorno, riesce a stendere un filo di continuità più forte delle

posizioni o degli schieramenti quotidiani.

• I giornali comprati e venduti per scambiare favori non potevano avere nessun segno di

continuità.

Il Corriere può richiamarsi al suo essere istituzione nella cultura e nella società italiana,ma

sull’identità delle testate solo i quotidiani di partito e quelli locali posso creare

quell’appartenenza che crea Repubblica.

• Mauro dice che Repubblica porta una novità: quella di sopravvivere alla successione al suo

fondatore

Scalfari dice che fino al 77 i quotidiani erano tutti OMNIBUS: per tutti i lettori, invece

Repubblica fin da subito si è ritagliata una fetta di pubblico precisa: la classe dirigente, non per

reddito ma per ruoli nella società.

La classe guida sono gli studenti,i quadri sindacali,gli imprenditori,gli insegnanti, i politici locali

e nazionali.

• Gli altri giornali non prendono posizione apertamente, sono liberal,invece Repubblica prende

posizione dicendo di appartenere alla sinistra italiana.

Poi, per recuperare la funzione di informatori oggettivi giudichiamo i fatti positivi o negativi

anche se si producono nell’area di sinistra dove militiamo.

• Successo: l’intuizione di un gruppo giornalistico che ha fatto dei suoi umori,dei suoi gusti, dei

suoi stili i meccanismi sui quali creare un rapporto duraturo con il pubblico che li ha condivisi e

continua a condividere.

• Sul versante editoriale, c’è la vera novità: la miscela tra identità politica e culturale è la formula

per la vittoria della testata,ma ciò che fa vincere il GRUPPO E’ LA DIFFERENZIAZIONE

DEI PRODOTTI EDITORIALI:

- Quando l’Espresso cominciava ad andare bene, Caracciolo cominciò a preoccuparsi

dell’andamento ciclico dei giornali d’opinione potesse mettere in pericolo la casa editrice, pensò

di affiancare all’Espresso altri giornali e si interessò di quelli locali, ancora prima di Repubblica:

L’ALTO ADIGE E IL PICCOLO (anni 70) = i quotidiani locali non risentono della ciclicità.

Poi anche IL TIRRENO (77)

• Dopo Repubblica i quotidiani locali porteranno nella provincia italiana l’imitazione dei modi,

dei formati e degli stili di Repubblica.

• Dopo i primi locali arriva la concessionaria di pubblicità MANZONI,

poi altri giornali locali

- le riviste ( Micromega, limes, e la coedizione del National geographics )

poi oggi con la massima differenziazione ci sono anche:

- i supplementi di Repubblica

- le edizioni Repubblica ( prodotti editoriali veicolati con il quotidiano)

- le radio

- KATAWEB, la società con la quale il Gruppo ha tentato di mettere a frutto la fortuna di

Repubblica.it

• Dei primi anni del quotidiano rimane oggi il carattere politico, un tratto che ha saputo

coesistere con la dimensione imprenditoriale di una grande impresa multimediale.

Questo tratto ha portato il Gruppo ad avere un socio come CARLO DE BENEDETTI

Questo tratto ha mostrato tutti i suoi rischi quando la dimensione finanziaria si era affacciata in

tutta la sua forza, come nei due anni dell’ascesa e poi del vertiginoso ridimensionamento in

Borsa, tra il 98 e il 2000.

2. VIA SOLFERINO, IL MIELISMO

• I giornali italiani hanno fatto fatica a capire Repubblica e il suo successo, a comprenderne le

innovazioni e i meccanismi e quando l’hanno capito, hanno compreso che dovevano prendere un

uomo che venisse da Repubblica.

Era necessario sposare la modernità di Repubblica alla tradizione della Stampa o del Corriere

• PAOLO MIELI = PRIMA A ROMA A REPUBBLICA,

POI A TORINO ALLA STAMPA NEL 86

E INFINE A MILANO AL CORRIERE NEL 92,

il più giovane direttore del Corriere.

Resta al Corriere dal 92 al 97, poi va alla Rizzoli alla direzione editoriale dell’RCS

• MIELISMO = Mieli unisce la modernità di Repubblica con la tradizione della Stampa prima e

del Corriere poi.

- Porta al Corriere una ventata di modernità, anche se il giornale ne aveva già avuta una:

Dopo la tempesta della P2 e dell’amministrazione controllata degli anni 80, avvenne il

sorpasso di Repubblica, e la prima ventata di modernità la porta Paolo Pietroni direttore di Max e

Amica, facendo

Uscire 7 poi chiamato Sette nel 1987 anticipando la Repubblica che rispose con il Venerdì.

Piu importanti dei giochi a premi come Replay e Portfolio perchè più duraturi nel tempo,

portatori di introiti pubblicitari e scelte di marketing innovative .

• Quando arriva al Corriere Paolo Mieli trova dunque qualcosa che non è più tradizione.

IL MIELISMO = la grande novità portata da Mieli al Corriere era quella già sperimentata con

la Stampa: il Corriere come “ Vecchia signora messa in minigonna “

- miscela di spirito alto e materia bassa

- attenzione a tutto ciò che è televisivamente popolare e popolarmente televisivo

- anti retorico

- apparente leggerezza

- allegra e spavalda disponibilità al gossip

-visione conflittuale della realtà con sottolineatura di polemiche e duelli seminato di

zizzania per politici e intellettuali

• All’impronta del mielismo si è fatta risalire ogni leggerezza giornalistica, come quella della

polemica sull’uso di immagini di repertorio per illustrare i fatti di cronaca:

Mieli dice che si possono usare foto anche tratte da film, ma devono essere appropriate e solo in

caso eccezionale, senò si crea confusione tra realtà e finzione

• IL MIELISMO NON è UNO STILE, è UN METODO = le definizioni date al metodo mieli

non tengono conto di 3 fattori:

1. il rapporto tra stampa quotidiana e televisione, che Mieli mette a punto proprio quando , dopo

la legge Mammì, appaiono i tg anche nelle TV private.

2. la sostanza politica che è pienamente attraversata dalla fase di Mieli e lascia impronta visibile

ancora oggi

3. la linea di continuità e la rottura tra la modernità romana importata al Nord e la tradizione

sabaudo-meneghina che l’accoglie.

• La scuola romana di Espresso e Repubblica impiantata su quotidiani che dovevano comunque

rispettare le tradizioni.

• Quando arriva al Corriere Mieli è molto più giovane di Scalfari a Repubblica, è il primo

direttore del Corriere che non vi ha mai lavorato

• Il successore di Mieli sia alla Stampa che al Corriere è stato il suo braccio destro : Ezio Mauro

che dopo va a Republica e De Bortoli al Corriere. La misura del successo sono i risultati mentre

si è alla guida del giornale, ma anche quello che accade quando te ne vai.

• Il metodo Mieli, cioè gli elementi costitutivi di uno stile di direzione radicalmente innovativo

rispetto alle tradizioni del Corriere, non avrebbe mai potuto sedimentarsi nel giornalismo italiano

se non avesse incontrato due elementi:

1. il peso assunto dalla tv nel campo giornalistico

2. la stagione di MANI PULITE

• C’è un rapporto nuovo tra opinione pubblica, mezzi di informazione e magistratura nella

speranza di un rinnovamento radicale della politica e dell’amministrazione pubblica in Italia : es

di Brosio, maltrattato da Fede che lo spinge alla ricerca di indiscrezioni davanti al Palazzo di

Giustizia.

O Samarcanda nel 92 di Santoro che era più importante di un comitato centrale del PDS.

• La scuola di Scalfari gli trasmette quel groviglio tra sensibilità politica e capacità di

provocazione culturale, anche a partire dai dettagli.

• 2 ELEMENTI DI INNOVAZIONE PORTATI DA MIELI:

1. La costante presenza di Aldo Grasso in prima pagina, con i suoi editoriali che partivano dalla

tv per arrivare a più vasti orizzonti

L’introduzione delle pagine IN PRIMO PIANO, evoluzione tematica della tematizzazione di

Repubblica

• La tv entra stabilmente nelle abitudini quotidiane di consumo dell’info politica.

Per questo, Corriere in testa, la tv diventa oggetto di riflessione culturale e antropologica per tutti

i quotidiani anche sul versante politico.

Al lettore vengono proposti più elementi di selezione delle priorità in seguito all’aumento di

informazioni.

• A creare il nuovo contesto è la concomitanza tra la nuova presenza dei network privati

nell’informazione giornalistica e l’eccezionalità della stagione di MANI PULITE.

I quotidiani vengono messi a confronto con la tv sulle notizie, e la tv diventa luogo di

approfondimento dei temi politici di giornata.

Paolo Mieli lo capisce e inventa soluzioni di contenuto,stile e formato che mettono a frutto ciò

che aveva imparato da Scalfari, anche se l’esito politico è diverso.

• POSIZIONI POLITICHE DEL CORRIERE:

- MOVIMENTISMO

- ANTIPARTITISMO

- ANTICRAXISMO

- ATTENZIONE CREITICA ALLA LEGA NORD

- SOSTEGNO ALLE RIFORME ELETTORALI

NEL 1996 : ELEZIONI TRA PRODI E BERLUSCONI: MIELI DICE:

Noi non ci auguriamo una vittoria del Polo se questo è guidato da Berlusconi, con in più

l’aggravante di veder prevalere i toni di Fini.

Berlusconi non può fare il Presidente del Consiglio perchè non ha ancora risolto il conflitto di

interessi ed è coinvolto in vicende giudiziarie.

• Dopo la vittoria del centrosinistra Mieli inizia il CERCHIOBOTTISMO:

tira un colpo alla botte ( il governo Prodi ) e uno al cerchio ( l’opposizione di Berlusca )

• Inizia polemica sotterranea tra Corriere e Repubblica:

- nella stagione di Mani pulite i media erano uniti come cani da guardia sui poteri pubblici e

privati

- Repubblica ha iniziato poi a giudicare con pesi diversi: uno più leggero per il centrosinistra al

governo, l’altro più pesante per Berlusca,anche a causa del conflitto di interessi e dei

procedimenti giudiziari.

- Mieli invece sostiene che è impensabile concentrare le critiche sull’opposizione, lasciando la

maggioranza libera dalle attenzioni giornalistiche più fastidiose.

• Il Corriere continua ad essere accusato di cerchiobottismo, anche se oggi si sono affievolite,

quando arriva Stefano Folli successo a De Bortoli, che dimostrava una linea di continuità nella

difesa dell’autonomia e dell’aggiornata moderazione.

• Il Corriere nasce direttamente come organo nazionale, ma conserva un insediamento territoriale

caratterizzante.

Indipendentemente da chi sta al governo, il Corriere e anche la Stampa sanno di avere lettori da

entrambo le parti, perciò devono fare più cerchiobottismo di altri.

• Il Corriere è egemone nella cultura giornalistica italiana perchè da voce a quelle posizioni che

si situano tra il distacco dalla politica e l’astensione della scelta di schieramento.

La modernità istallata sulla tradizione porta ad una costante attenzione per i caratteri irrisolti

dell’identità italiana, dove il senso politico del giornale è oggetto di quotidiane contrattazioni.

VENGO DOPO IL TIGGI

3.

I sondaggi più accurati dicono che abbia maggiore influenza sul voto degli elettori (almeno quelli

più giovani) Striscia la Notizia, che un qualunque telegiornale.

L’inverno 1999-2000 ha segnato una svolta nell’informazione televisiva in Italia: per la prima

volta, infatti, le notizie sulle celebrità dello spettacolo e dello sport hanno superato quelle sulla

politica interna. Il complesso dell’area politica delle notizie, nonostante la crisi di governo di

gennaio e l’imminenza delle elezioni regionali di aprila, ha occupato il 16,31% del tempo di

trasmissione nei telegiornali della sera, contro il 16,37% dedicato a costume, spettacolo e

cronaca rosa.

L’informazione ha rappresentato per lungo tempo il tratto distintivo e qualificante delle

televisioni di tutto il mondo: il valore di una rete veniva giudicato in rapporto alla completezza e

all’obiettività delle sue trasmissioni d’informazione. Un network era il suo telegiornale. Ma dagli

anni ’80, almeno in Italia, la diffusione delle reti commerciali ha determinato una crescita di

importanza del genere dell’intrattenimento e una sua progressiva contaminazione con quello

dell’informazione. Nonostante questi radicali mutamenti, l’informazione continua a

rappresentare l’anima nobile della televisioine; anche se adesso tende a ibridarsi con altre forme,

rappresenta pur sempre un centro di potere, permette di influenzare l’opinione pubblica. Per

questo, per restare in casa nostra, Rai e Mediaset hanno disseminato il palinsesto di appuntamenti

con le notizie. Nell’attesa dell’unica noticia che interessi loro: aver fatto buoni ascolti.

Tv pubblica e privata si rivolgono alla stessa platea per ottenere il medesimo scopo. Posto che gli

ascolti si tradicono automaticamente in profitti da introiti pubblicitari, anche perché nessuna

legge ha mai provveduto a disciplinarne la raccolta. Può essere questa la ragione che spiega

l’anomalia della Svizzera Italiana, dove l’informazione giornalistica del servizio pubblico vince

ancora l’inchiesta piuttosto che l’intrattenimento.

E’ possibile che un telegiornale influenzi profondamente l’elettorato?

E’ più probabile pensare che sia il quadro complessivo della programmazione televisiva e dei

suoi appuntamenti di maggiore rilievo a influenzare tanto la rappresentazione della realtà

nazionale percepita dall’opinione pubblica, quanto l’immaginazione dei protagonisti politici che

vogliono fare breccia nell’immaginazione e nelle aspettative degli elettori.

C’è un movimento che impone una convergenza quasi meccanica di tre orientamenti verso lo

stesso risultato:

1. Attenzione dei telespettatori (assimilabili qui alla pubblica opinione) verso una

rappresentazione delle cose pubbliche (e politiche) dentro un formato non del

tutto incongruente con quelli dominanti nello spettacolo televisivo. 

2. Attenzione degli editori ai programmi di maggior richiamo (mainstream) il

prodotto vincente va imitato fino a quando qualcuno non se ne metta a punto un

altro

3. Fenomeno di mutamento molto profondo, una crisi delle forme di elaborazione,

partecipazione e comunicazione politica che ha trovato la soluzione più rapida

nella scorciatoia televisiva

Negli anni ’90 è la realtà vera quella che tiene avvinti i telespettatori. La realtà politica,

giudiziaria, sociale e della cronaca italiana, risultando più avvincente della fiction e s’impone su

entrambi i fronti: tanto quello giornalistico, quanto quello di intrattenimento, avvolgendoli dentro

una spirale di mutuo scambio. La politica si impossessa della realtà che traborda in Tv. E’

riduttivo pensare alla calza di nylon messa sugli obiettivi delle telecamere che riprendono

Berlusconi con operatori compiacenti. Il nodo sta in quell’intreccio tra le dichiarazioni al Tg

delle 20 che ancora può influire sulla giornata politica e l’apparizione nel salotto televisivo del

dopo cena, dove si umanizza l’immagine del politico, e si crea soprattutto una continuità, una

quotidianità, un’abitudine di rapporto visivo con l’elettorato.

4. CANTAMI O DIVA

Il giornalismo, influenzato da una fase storica dello sviluppo industriale dei media anglosassoni,

ha imposto la formula dell’obiettività come cifra professionale apparentemente diversificante da

altre forme di narrazione. Lunga è la storia del dibattito sull’obiettività, ma la morale è che il

racconto debba essere obiettivo, nel senso di rispettare le circostanze di tempo, luogo e

accadimenti. Che il senso del racconto debba attenersi strettamente al fatto in sé e per sé è invece

solo una coincidenza propria ai fatti epocali.

L’obiettività è dunque solo una parte del racconto che deve dare ordine ai fatti del mondo nel

quale sono accaduti, nei mondi sui quali continuano a gettare senso, conseguenze ed effetti.

5.IL QUOTIDIANO TOTALE: E’ IL MARKETING, BELLEZZA!

Venerdi, 6 marzo 1998: a pag. 24 di “Repubblica”, un taglio basso, su quattro colonne: “National

Geographic” da oggi in edicola il secondo numero” corredato da una fotografia della copertina,

l’articolo racconta nei dettagli il successo ottenuto dal primo numero dell’edizione italiana della

prestigiosa rivista americana e anticipa i contenuti del secondo numero..chiude riportando le

condizioni di abbonamento annuale (prezzi/vantaggi rispetto al comprare ogni numero in

edicola). Sarà davvero soltanto pubblicità, camuffata sotto le vesti di un pezzo di cronaca?

Forse.

La notizia c’è. Trentamila copie vendute del primo numero è pur sempre un fatto di rilievo

nell’anoressico panorama editoriale italiano. Non va di certo scordato però che il Gruppo

Espresso-Repubblica è l’editore italiano del magazine statunitense: può anche non stupire che il

potere del gruppo passi sotto forma di cronaca la pubblicità di una nuova proposta editoriale.

Forse poco alla volta si stava arrivando a qualche cosa che somigli al giornale totale: quel

giornale che è in frado non solo di raccontare, ma anche di creare gli eventi da sé. Chissà però se

sono giornali totali anche quei quotidiani locali che che promuovono eventi editoriali vecchi di

qualche decennio. (arretrati) il giornale locale dev’essere presente e attivo nella vita cittadina o

provinciale, che deve portare alla ribalta anche le idee delle personi comuni, non solo quelle del

sindaco o del rettore della locale università. Per portare il giornale più vicino ai lettori, per

cercare almeno di accostarsi a tutti quelli che non lo comperano ma potrebbero farlo, non basta

tentare la diffusione nei supermercati o uscire nelle edicole. Bisogna dare corpo e immagine a chi

fa concretamente il giornale.

Promozione e marketing sono entrati stabilmente nei quotidiani italiani.

Fino ai primi anni ’80 il marketing è stato il grande assente nella storia del giornalismo

quotidiano italiano e soprattutto in quella delle aziende editrici di quotidiani

Oggi invede il quadro è in rapido mutamento. Le opzioni e le strategie di marketing incidono

sempre più spesso sui contenuti editoriali, sui formati, sulle scelte redazionali. Lo stesso concetto

di marketing editoriale sembra prendere caratteristiche totalizzanti. Ideazione, realizzazione e

packaging dei nuovi prodotti editoriali, lo stesso frequente restyling del giornale o delle sue

sezioni, sembrano rispondere ad una filosofia totale, capace di tenere assieme l’attrazione offerta

agli investitori pubblicitari con lo sforzo di allargare il pubblico dei lettori

MARKETING : 1) soglia alta strategie che potenziano le caratteristiche giornalistiche del

prodotto (certe iniziative ancora non notissime, come quelle intraprese qualche anno fa da

“Repubblica” in occasione di alcune esposizioni dell’innovazione tecnologica come il

FUTURSHOW di Bologna o lo SMAU di Milano + esperienza online con Repubblica.it : in

sostanza si tratta di collocare una redazione al centro della fiera, riprendere i temi

dell’esposizione nell’edizione per Internet e ampliare gli spazi dell’information technology)

2) Soglia bassa tutte le altre ( esperimento realizzato 2-3 anni fa da un gruppo di

quotidiani locali e nazionali con il patrocinio della Federazione degli editori giornali

FIEG quando un treno allestito a redazione e tipografia ha visitato molte città italiane

per mostrare agli studenti delle scuole come viene fatto il giornale. L’arrivo dei

vagoni era sponsorizzato in ogni città da un quotidiano diverso, normalmente quello

locale)

Naturalmente è difficle stabilire che cosa possa realmente determinare questi livelli.

Fatto sta che il marketing fa parte della vita quotidiana non più soltanto delle aziende editoriali,

ma delle stesse redazioni.

Il marketing che abbiamo di fronte risponde essenzialmente a due obiettivi: 1) offrire supporti e

veicoli il più possibile appetibili per gli inserzionisti pubblicitari 2) allargare il mercato dei

lettori.

Forse in questi due fattori risiede la prima parziale spiegazione del fatto che le strategie di

marketing nella stampa d’informazione non siano più un buco nero nel giornalismo italiano, ma

siano diventate qualcosa che assomiglia ad un oggetto da desiderare.

La pubblicità, ovviamente, frutta ricavi e conquistare qualche copia in più diventa decisivo

quando bisogna raggiungere il primato di nicchia. Non lo è altrettanto, invece, quando si punta ai

ricavi dalle vendite.

6. IL QUOTIDIANO IDENTITA’: L’ISTITUZIONE, L’AGENDA,

L’ATTIVISTA

“la prima pagina dei quotidiani resta in fondo ancora oggi una sorta di vetrina di idee e di informazioni

squisitamente politiche. E’ possibile immaginare che per vendere i quotidiani si potrebbe essere tentati di sfruttare

maggiormente argomenti leggeri. Invece la frivolezza, o la notizia di costume e società che soppianta la notizia

eminentemente politica fa solo capolino nei quotidiani, mentre i settimanali li ha proprio conquistati.”

Importante è il peso che gli opinionisti hanno sui grandi giornali per quali scrivono, quindi sulla

definizione dell’identità delle testate e del lettorato ciò che caratterizza i grandi quotidiani

d’opinione è più il dispiegamento di opinioni che non le cronache. Opinioni che non possono

essere percepite immediatamente come l’espressione del giudizio della testata sui fatti di

giornata, ma al contrario esprimono un’analisi che muove da prospettive di più ampio spettro.

Il quotidiano si offre ormai al lettore come uno strumento non solo di registrazione o racconto

del mondo, ma soprattutto come un mezzo per leggere la mutevole sostanza della realtà

quotidiana alla luce di valori costanti, dove la politica rimane sempre e comunque fulcro attorno

al quale ruotano tutte le altre pagine. 

Nei giornali pare sedimentarsi una sorta di doppio livello: 1) livello alto analisi politica e

interpretazione intellettuale del mondo 2) livello quotidiano l’autonomia delle testate rimane

sempre interesse primario, seppure aspramente contrastato.

-quotidiano totale: è come un supermercato dell’immaginario collettivo, dove si può trovare di

tutto:dalle anticipazioni letterarie alla rivisitazione dei miti di massa, dai programmi televisivi

all’indicazione della più innovativa cura antitumore, dalle notizie di giornata all’analisi storica

più raffinata. + essenzialità e centralità dell’informazione politica, che resta al cuore dell’identità

di ogni testata e del rapporto con i suoi lettori

-quotidiano istituzione: incarnato prima di tutto dal “Corriere”, seguito a ruota dalla “Stampa” o

dagli altri quotidiani tradizionalmente presenti nelle loro aree regionali in posizione egemone,

come ad esempio il “Gazzettino” o il “Secolo XIX”. Questo quotidiano deve prima di tutto

rispetto ai suoi anni e al suo spesso secolare rapporto con i lettori e con l’area di distribusione.

Nel suo lettorato trova simpatie per entrambi i poli e non potrà mai appoggiarne uno a totale

scapito dell’altro. L’identificazione con il lettore, la consonanza di idee e vedute, è più debole

rispetto al segno e al peso della tradizione

-quotidiano agenda: prototipo incarnato da “Repubblica”. Fissare l’agenda non solo delle

predilezioni politiche, ma anche culturali, per il tempo libero o, genericamente, intellettuali è

un’operazione che presuppone identità di vedute e consonanza di gusti.

-quotidiano attivista: è il nuovo arrivato degli ultimi anni. Prototipo = “Il Foglio” poi “Unità” e

“Libero”. Questo quotidiano si caratterizza prima di tutto per la proposta costante di

mobilitazione: dalla lotto contro l’immigrazione di “Libero”, all’American Day del “Foglio”, al

girotondismo dell”Unità”. Ma il quotidiano-attivista è qualche cosa di più della mutazione dei

quotidiani di partito. Ha preso atto definitivamente della presenza ingombrante del

quotidiano-agenda.

Restano, tuttavia, 2-3 nodi fondamentali.

1) Caratterizzazione del giornalismo scritto quotidiano attorno alla sfera politica

2) Originalità d’una caratterizzazione che segna i suoi tratti più nell’opinione che non nelle

cronache

3) La televisione e l’informazione giornalistica in Tv. Ridefinire il prodotto-giornale, la sua

collocazione editoriale e la sua funzione civile, è stato l’effetto lungo del processo

avviato da Scalfari nel 1976 con “Repubblica”, in sostanziale contrapposizione

all’immobilismo dei quotidiani italiani nel dopoguerra.

CAPITOLO 3 – ORIZZONTI DIGITALI

PRIMAVERA 1996, LA SVOLTA DIGITALE NEL

1. GIORNALISMO ITALIANO

Il 21 aprile 1996 il voto popolare porta l’Ulivo al governo e consegna a Romano Prodi la

presidenza del Consiglio dei ministri. Quello stesso giorno, nella notte tra il 21 e il 22

aprila inizia per davvero la storia del giornalismo on line in Italia. C’era allora un sito

piccolo, chiamato Elezioni ’96 era cominciato quasi per caso qualche settimana prima,

con l’offerta di una ditta di hardware al “Corriere della Sera”. L’offerta prevedeva la

concessione gratuita di server e connettività per organizzare un web site sulle elezioni. Il

“Corriere” rifiuta, “Repubblica” accetta. Il 5 aprile, a sedici giorni dalle elezioni, una

squadretta di quattro persone guidata da Vittorio Zambardino mette in rete un po’ di

materiali. C’è un po’ di tutto, dai dati delle elezioni precedenti agli interventi di qualche

comico, passando per i forum. Narrano le leggende che Scalfari ne sia rimasto molto

impressionato. Il sito Elezioni ’96 va in crash, la notte del 21 aprile (crash= il sito cade,

perché troppi utenti provano ad accedervi in una volta sola) + di cinquecentomila persona

tentano di connettersi a quella pagina, e in Italia, allora, gli utenti web erano stimati tra i

3-4 milioni!

Passano pochi mesi e, il 14 gennaio 1997, “Repubblica” mette in rete Repubblica.it = sito

ufficiale del giornale, guidato ancora una volta da Zambardino. Su questo sito c’è il

giornale pubblicato sulla carta, ma ci sono anche contenuti specifici per il web. Materiali

realizzati apposta per Internet, com’era stato fatto per le elezioni di pochi mesi prima. Il

successo è immediato.

Fasi di internet nel giornalismo

1) Fase pioneristica degli iniziati: fase assolutamente minoritaria nella quale i

giornalisti che consocevano e praticavano la rete erano in Italia un piccolo gruppo.

2) Fase missionaria: gli adepti tentavano di conquistare le redazioni e le direzioni

editoriali, spiegando agli uni le potenzialità della rete come strumento per la ricerca

giornalistica e agli altri le prospettive di diffusione dei prodotti

3) Innamoramento collettivo: tutti si buttavano sul web, generalmente senza sapere che

cosa ci si potesse fare e, nella massima parte, rimettendoci quattrini a palate.

Ancora oggi l’orizzonte digitale del giornalismo è avvolto nella nebbia di una pubblicistica tanto

plaudente dei momenti euforici, quanto catastrofista in corrispondenza con le depressioni

finanziarie o industriali. Una pubblicistica che è ancora in buona parte d’origina giornalistica

contandosi sulle dita d’una o due mani gli studi attendibili.

In tutto questo si confondono e vengono sovrapposti due o tre piani che andrebbero invece

rigorosamente distinti:

1) Quello del web come strumento di lavoro per il giornalista e mezzo di diffusione dei

prodotti editoriali

2) Quello del campo digitale come terreno di sviluppo per l’intera economia dei paesi

occidentali, Borse, e finanza ovviamente incluse

3) Quello dei tempi e dei modi di diffusione e penetrazione di un pacchetto di nuove

tecnologie di comunicazione nelle abitudini di vita quotidiane del pubblico delle persone

Gli anni che vanno dal 1995 al 2000 sono stati il momento della svolta digitale del giornalismo

italiano. Anni di svolta e quindi di mutamento con contrasti ed incomprensioni che normalmente

conseguono alle stagioni di profondo cambiamento. Anni fragili e incerti, bene anticipati dai

tremori e dalle resistenze che già nel decennio precedente avevano accompagnato l’introduzione

delle tecnologie digitali nei sistemi di produzione dell’informazione giornalistica in Italia.

Il sito è oggi diventato il naturale prolungamento del giornale (e anche della Tv): lo strumento

attraverso il quale si assicura un rapporto costante con il lettore, il mezzo per ripescare

nell’archivio materiali dei giorni o dei mesi passati, il ponte per arrivare ad approfondimenti

autonomi del lettore, spesso nell’accesso diretto a fondi segnalate dallo stesso giornalista. Il sito

è poi il luogo dove sempre più spesso l’inviato o il corrispondente possono mettere in

circolazione materiali che altrimenti sarebbero bruciati nell’attesa della stampa su carta. Il sito è

infine lo spazio dove sempre più giornalisti non rifuggono dal dialogo con i lettori.

DOPO LA CRISI L’ONDA RIPARTE

2.

Tra il 2002 e il 2003, la prima stagione dopo la crisi consegna ai cronisti segnali contrastanti.

Alla stagione dell’euforia borsistia è succeduto un momento di stagnazione pesantissima. I titoli

sono crollati, gli investitori pubblicitari sono in fuga, massimamente da qualunque progetto o

sperimentazione sul web.

C’è un quadrilatero dietro l’attendibilità e la credibilità delle previsioni sullo sviluppo digitale

dei media e dell’informazione giornalistica, in particolare. E’ quella figura che sui suoi quattro

lati vede dipanarsi prima di tutto i contenuti e la loro configurazione, poi gli utenti e i loro

bisogni, quindi i produttori e le loro orgnizzazioni, infine i costi e i ricavi connessi all’intera

operazione.

Tre fasi, tre ondate del giornalismo online secondo Pryor (direttore della “On Line Journalism

Review”)

1) Negli Usa inizia addirittura nel 1982 con i primi esperimenti pioneristici dove i produttori

hanno il controllo assoluto tanto dei contenuti quanto dei dispositivi attraverso i quali

distribuirli.

2) Dal 1992 al 2001, con l’avvio della diffusione di massa di Internet, che vede l’illusione

delle dot.com e i progetti di mass marketing ma anche una crescita di controllo da parte

degli utenti

3) Quella attuale dove pare tramontata l’idea che i prodotti di rete possano avere tutti

indistintamente un mercato di massa e sembrano essere invece maggiormente valorizzate

le istanze anche individuali degli utenti.

CHE COS’E’ CAMBIATO? LIBERTA’, VELOCITA’,

3. COMUNITA’ E MEMORIA

Il vasto repertorio di esempi, di storie e talvolta di anneddoti sul giornalismo digitale

offre ormai grande abbondanza di esempi, che possono tornare utili per dare spessore a

quest’idea di un mutamento che s’è costruito lentamente negli anni. Ce ne sono un paio

da ricordare che hanno segnato lo studio dei nuovi media negli anni in cui Internet era

ancora, per la maggioranza, uno strumento sconosciuto dai giornalisti.

1) Settembre 1993 uno dei primi incontri europei sul giornallismo on line, organizzato

allo European Journalism Centre a Maastricht, raccontato dal reporter canadese, Tom

Koch, giornalista free-lance, uno dei primi ad avere usato le reti telematiche come

strumento per la raccolta e la verifica delle notizie.

Come free-lance, agli inizi degli anni ’90, Koch s’imbatte nella notizia della “morte

accidentale di un bambino di due anni, sottoposto ad anestesia, durante un’operazione

dentistica”. Il fatto era accaduto a NY e il reporter lo scopre leggendo il NY Times,

che tratta l’incidente come tale. Koch invece non si fida, non prende per buone le

conclusioni del giornale, ma avvia una ricerca (online) sulle banche dati mediche, alla

ricerca di testi scientifici sull’argomento. Invia infine una richiesta d’aiuto alle liste di

discussione (newsgroups) di giornalisti medico-scientifici alle quali è abbonato. Nel

giro di 24 h riceve le sue risposte. Nell’ordine sono: il dosaggio di anestetici e

antidolorifici è cruciale e deve sempre essere prescritto e somministrato da personale

autorizzato e bene addestrato; quella particolare anestesia può provocare problemi

respiratori (com’era successo al bambino deceduto) in soggetti anziani e bambini e

dev’essere quindi preceduta da rigorosi controlli clinici, nonché costantemente

monitorata durante la somministrazione; negli ultimi tre anni le fonti giornalistiche

indicano almeno 30 casi analoghi tra Canada e USA.

Koch ha ovviamente riaperto il caso. Forte dei dati raccolti, ha potuto formulare le

domande giuste al magistrato, al dentista e alla polizia: qual era il dosaggio

dell’anestetico? Quel dosaggio era appropriato per un bambino di due anni? Com’è

stata monitorata l’anestesia? Ecc. tutte domande che un reporter tradizionale non

avrebbe potuto formulare in queto modo, senza la ricerca svolta dal cronista

canadese. Nessun reporter di cronaca locale potrebbe avere le competenze d’un

giornalista medico-scientifico, né avrebbe saputo dove mettere le mani con qualche

frutto nel giro di poche ore. La stessa ricerca, fatta a mano, avrebbe comportato

costi proibitivi e tempi non compatibili con quelli delle cronache. Realizzata con

l’aiuto delle reti dgt si è conclusa in 24 h, è costata meno di cinquanta dollari e

ha ottenuto ottimi risultati

2) Roberto Minio, autorevole ricercatore di Pira, l’agenzia londinese che cura la ricerca

sull’innovazione tecnologica per conto dei maggiori editori europei di giornali

quotidiani dice: old news is no news (la vecchia notizia non fa notizia). Nel senso

comune invece no news is good news (nessuna nuova, buona nuova) . Applicando le

proprietà transitive del sillogismo si ha:

old news is no news

no news is good news

old news is good news

no news is no news

ovvero: l’informazione d’archivio diventa materiale giornalisticamente

interessante, quando sia accessibile e usufruibile in tempi compatibili con le

logiche di produzione del giornalismo quotidiano. La memoria giornalistica

diventa materia viva per la cronaca e per l’attualità, quando sia riutilizzabile

dentro il ciclo di vita quotidiano o settimanale delle notizie = archivio e la sua

nuova usabilità digitale.

3) Blackhawkdown.com

Black Hawk Down è l’inchiesta giornalistica di Mark Bowden sulla battaglia di

Mogadiscio del 3 ottobre 1993 dove persero la vita 18 soldati americani, 70 rimasero

feriti e morirono alcune centinaia di cittadini somali: uno dei più noti fallimenti

militari degli USA. L’inchiesta è un classico del genere. Un anno di lavoro accanito

tra il 1996 e il 1997, la fortuna du trivare le fonti giuste e mettere le mani su

documentazione preziosa. La pubblicazione, prevista a puntate sul giornale di

Bowden, il “Philadelphia Enquirer”, a partire dal 16 novembre 1997; una versione

televisiva per il canale dello stesso proprietario del quotidiano; la ripresa

dell’inchiesta su altre testate del gruppo; il libro pronto per la pubblicazione non

appena terminate le puntate sui quotidiani. Il successo è grande tanto quanto

l’investimento fatto sull’indagine di Bowden. Il “Philadelphia Enquirer” vende

20.000 copie in più per tutte le settimane nelle quali esce la serie di articoli. E

non stupisce che i server del giornale vadano ben presto in bomba e registrino

45.000 visitatori unici al giorno.

La versione online Blackhawkdown.com riprende tutto quando Bowden non aveva

potuto includere nella versione per il quotidiano: mappe, grafici, documenti, audio e

video con interviste ai protagonisti, le riprese fatte dagli elicotteri dell’esercito USA,

le testimonianze dirette delle fonti usate dal giornalista.

La conclusione a queste tre storie è semplice: Internet e il digitale si affermano

prima ancora che come piattaforma per la diffusione di nuovi prodotti mediali,

prima ancora che come possibile mercato per i media, come strumenti di lavoro

per i giornalisti capaci di mutarne anche a fondo le pratiche professionali di

raccolta, selezione, elaborazione, controllo e diffusione delle notizie.

La svolta digitale ha inciso a fondo sulla memoria del giornalismo e sulla sua

usabilità, sui tempi di lavoro delle redazioni o dei cronisti, sulle libertà e la

facilità di accesso alle fonti. Ha poi introdotto semplificazioni decisive nelle

relazioni con i lettori, creando spesso vere e proprie forme di nuove comunità

d’interessi, come evidenzia il caso di Bowden e come confermano le decine di

pubblicazioni specializzate nate e cresciute soltanto dentro al web.

BIT, BUFALE E BISOGNI

4. Non diversamente da quanto è sempre accaduto nella storia dei media e dell’innovazione

tecnologica, anche nel caso della rivoluzione digitale, il mutamento s’è rivelato lento.

Sono passati già 10 anni da quando Internet ha iniziato a diventare uno strumento di

massa, con la diffusione dei primi interfaccia grafici, ma ancora oggi la navigazione in

rete non è un’abitudine universale, nè si può dire che il computer sia un mezzo d’uso

quotidiano in ambito domestico, com’è invece il televisore.

“Quanto crescerà Internet e a quale velocità? Quanti soldi si potranno guadagnare e in

quanto tempo?” Domande che son sempre state a capo di ogni discussione delle imprese

dei media degli ultimi anni. Internet ha una crescita a strappi, non lineare. Qualunque

risposta a queste domande risulterebbe insufficiente. Altre sono le questioni che vengono

dalla constatazione dell’incertezza, della contradditorietà, della vischiosità che ha

caratterizzato lo sviluppo negli ultimi anni.

Basterebbe riglettere sull’utilità e il peso che le politiche pubbliche dell’UE hanno avuto

nel sostenere la crescita della Società dell’informazione in un contesto cosi radicalmente

differente da quello americano. Qualunque analisi metta a confronti l’uso dei fondi

europei con la diffusione di tecnologie telematiche o multimediali, trova un’interrelazione

strettissima. Com’è dimostrato soprattutto in Italia nel confronto tra le regioni del Nord e

quelle del Sud, oppure dalla presenza nel meridione di alcune isole di eccellenza che

corrispondono sempre all’utilizzo accorto del denaro di Bruxelles.


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Riassunto per l'esame di Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico, basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato dal docente Giornalismi, Media e Giornalisti in Italia di Agostini. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'addestramento dei grandi gruppi editoriali all'inserimento nel loro DNA dimissioni diverse dal produrre e vendere esclusivamente giornali, un settore con valenze non industriali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Comunicazione, Media e pubblicità
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barbaravivino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Agostini Angelo.

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