La fase industriale della pre produzione
La pellicola cinematografica
La pellicola cinematografica è il nastro sul quale viene impressionata a 24 fotogrammi al
secondo l’immagine ripresa. Nel sistema video (magnetico e poi digitale) a 25/30 fotogrammi al
secondo. In virtù della persistenza retinica la successione di immagini statiche ricrea nell’occhio
umano l’impressione del movimento. Nel digitale? Invece della pellicola c'è un microchip
("CCD" oggi prevalentemente "CMOS") dotato di fotorecettori che convertono la luce in carica.
Il formato schermico
È la cornice che include/esclude lo spazio della realtà dando origine a “campo” e “fuori campo”.
È la grandezza dell'inquadratura espressa nel rapporto tra l'altezza e la larghezza di solito è
espressa tramite una proporzione.
Cambia il formato per fare concorrenza alla tv, che nel corso degli anni si è evoluta tantissimo.
Oltre che comportare infatti uno sconvolgimento del mercato (perché ad un certo punto i
televisori non potranno contenere le dimensioni della televisione), questa scoperta porterà a
numerosi cambiamenti linguistico-discorsivi in ogni genere televisivo.
L
a scelta di un determinato formato consente allo spettatore di vedere una serie di
elementi che sono importanti nel corso del film. In The grand Budapest Hotel di Wes
Anderson, utilizza 3 formati schermici diversi nel film in base agli anni che passano. Mommy
invece, è un esempio di cambiamento del formato schermico durante il film che lo rende
particolarmente significativo, è come se il protagonista sfondasse la quarta parete per allargare
per noi il formato schermico, sancendo un punto di cambiamento nella sua storia e nel modo in
cui lui vede/percepisce il mondo. Solitamente i formati più stretti si usano quando lo sfondo
scenico non svolge una funzione narrativo-espressiva importante, mentre i formati larghi, dando
un quadro completo ed ampio della scena, e vengono utilizzati dove e quando la profondità
spaziale assume un ruolo importante nella narrazione.
1:1,33 o 1:1,37 = 4/3 (formato classico televisivo) e Academy Ratio (formato classico
● cinematografico dagli anni Trenta fino ai primi anni Cinquanta)
1:1,66 = panoramico (usato prevalentemente in Europa)
● 1:1,85 = vistavision o, comunemente, widescreeen (usato prevalentemente in USA)
● 1:2,35 = cinemascope
●
In The Hateful Eight
, di Q. Tarantino, il formato schermico scelto è ampio, un 1:2,75, ed è usato
per riprendere contemporaneamente numerosi personaggi e oggetti scenici importanti allo
svolgimento della vicenda. Viceversa, quando si tentano numerosi PP e PPP, un formato
schermico ampio potrebbe causare senso di incompiutezza o smarrimento. Alcune scelte prese
dai registi possono però colmare queste sensazioni antiestetiche o equilibrarle. In Per un pugno
di dollari di Sergio Leone, nei PP di Clint Eastwood il regista mette alcuni elementi scenici che
non rendano la scena vuota, come il cappello che si estende fino ad entrare nel fuori campo.
L’illuminazione
La luce funziona come operatore drammatico: frammenta lo spazio, lo rende riconoscibile
oppure artificiale, dona tridimensionalità all’immagine e suggerisce significati simbolici. Buona
parte dell’impatto di un’immagine deriva dalla sua illuminazione. Il cinema infatti di per sé è
bidimensionale: è la luce che dona tridimensionalità. Il direttore della fotografia (DOP) si
occupa dell'illuminazione e insieme al regista è uno dei ruoli più importanti nella produzione di
un film.
Ci sono due tipi fondamentali di ombre nel cinema:
L’ombra annessa (o ombreggiatura
)
. Si ha quando la luce non riesce ad illuminare parte
● dell’oggetto a causa della forma dell’oggetto stesso (l’ombra del naso sul proprio volto);
L’ombra proiettata
. Si ha quando un ostacolo interrompe il fascio di luce e proietta un’ombra
● sullo sfondo (l’ombra delle sbarre di una cella sul muro).
Esistono quattro caratteristiche della luce filmica:
1. Qualità
: ovvero l’intensità dell’illuminazione;
2. Direzione
: è il percorso della luce dalla sua fonte verso l’oggetto dell’illuminazione,
esistono tre tipi di direzione della luce:
a. Frontale, tende ad eliminare le ombre e crea un’immagine piuttosto piatta;
b. Controluce, ci mostra la sagoma dei soggetti illuminati (come Judy all'hotel de La
donna che visse due volte/Vertigo, di Hitchcock);
c. Dal basso, tende a distorcere i tratti somatici, viene usata spesso negli horror
tanto che ora ne rappresenta un cliché;
d. Dall’alto (in Shanghai Express d
i Sternberg, 1932. La luce dall’alto delinea gli
zigomi pronunciati della protagonista).
3. Fonte
: in un documentario la fonte è la risorsa primaria di luce, in quanto il
documentario rappresenta parte della realtà. Mentre nel cinema, spesso si possono usare
luci aggiuntive artificiali. Esistono due tipi di fonti di illuminazione:
a. Luce principale (key light), la luce dominante della scena;
b. Luce di riempimento (fill light), ammorbidisce i contorni ed elimina ombre
proiettate.
Tradizionalmente, ogni personaggio avrà is uo sistema triangolare di sistemazione delle
luci: una luce frontale, che rappresenta la luce chiave, un controluce per separarlo dallo
sfondo e una luce di riempimento laterale . Questo sistema si chiama HIGH-KEY
, e
veniva utilizzato nei classici film Hollywoodiani, per creare figure dai contorni morbidi.
Questa tecnica consente di suggerire allo spettatore diversi momenti del giorno (se come
in Ritorno al futuro si usa la high key in un posto bene illuminato, darà l’impressione di
una scena svolta in pieno giorno, mentre se la tecnica viene usata in un luogo con scarsa
illuminazione, l’impressione sarà che la scena si sta svolgendo di notte). Abbiamo inoltre
il sistema LOW-KEY , dove la qualità della key light è più intensa, mentre le fill-light
sono deboli o assenti, creando immagini più buie con contrasti luce-ombra maggiori.
Questo sistema veniva utilizzato maggiormente in scene cupe e misteriose, e ha fatto il
suo ritorno negli anni ‘80 con film come Blade Runner.
4. Colore
: esistono in generale due tipi di colore dell’illuminazione: il bianco del sole, e il
giallo delle lampadine degli interni. In seguito, i registi e i direttori di fotografia possono
scegliere di applicare dei filtri all’immagine per colorarla in modo diverso. I filtri possono
avere significato realistico (per esempio un filtro rosso-arancio per la luce di una candela
o di un fuoco, o il filtro verde della stanza d’hotel in La donna che visse due volte
)
,
oppure possono essere extradiegetici, e quindi non-realistici (vengono usati per suggerire
emozioni di angoscia, oppure come motivi ricorrenti per individuare un luogo d’azione,
per esempio i paesi del sud = luci calde, paesi del nord = luci fredde).
L’inquadratura
L'inquadratura è costituita dal quadro e dal campo:
Il quadro: È il limite dell'immagine (la cornice che delimita, e dunque il formato
● schermico);
Il campo: È lo spazio ritagliato, è il contenuto del quadro;
●
Il fuori campo: Di questo spazio non sappiamo niente, è uno spazio anarchico e ignoto
●
al di fuori di ciò che viene ripreso. In Get Out
, il fuori campo è dove è direzionato lo
sguardo, e suscita inquietudine dato che a noi non è concesso vederlo.
Le forme di classificazione dell’inquadratura:
• La scala dei campi e dei piani;
• I gradi dell’angolazione;
• I gradi dell’inclinazione.
La scala dei campi e dei piani
Sono le proporzioni apparenti degli oggetti e dei soggetti all'interno dell'inquadratura.
Ma campi e piani non sono uguali:
I campi sono inquadrature che riservano all'ambiente un ruolo dominante rispetto ai
● personaggi;
I piani sono inquadrature che riservano alla figura umana un ruolo maggiore rispetto
● all'ambiente.
Campi:
Campo lunghissimo (CLL)
❖ Per dare un contesto, per far capire il luogo in cui ci troviamo. Spazio è inquadrato in
❖ tutta la sua estensione ed esseri umani quasi impercettibili.
Campo lungo (CL) : lo spazio è rappresentato in tutta la sua estensione ma, essendo
❖ inquadrato da un punto più ravvicinato, la presenza di figure umane è riconoscibile.
Campo medio (CM) : figura umana e ambiente si suddividono equamente lo spazio
❖ all'interno del quadro. I personaggi occupano circa la metà dell'altezza dell'inquadratura.
Totale o Master(TOT) : inquadratura che abbraccia la totalità di un ambiente e dei personaggi
che lo occupano. È una sorta di inquadratura di sicurezza, serve a definire tutto lo spazio nel
quale si sta svolgendo un’azione. Generalmente, è la prima inquadratura girata perché permette
al regista di stabilire la posizione degli attori, i loro movimenti e il successivo “spezzettamento”
dei piani.
Piani: Figura intera (FI) : la figura umana (dalla testa ai piedi) occupa quasi interamente
❖ l'altezza del quadro. La testa del personaggio non deve mai toccare i margini
dell'inquadratura, deve rimanere un po' di "aria sulla testa" (a meno che a toccare il
quadro non sia un accessorio come un cappello). Evidenzia la postura e l'aspetto del
personaggio.
Piano Americano (PA) : taglia la figura umana dalle ginocchia in su.
❖ Piano medio o Mezza Figura (MF) : la figura umana è tagliata all'altez
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