Manuale del film, sceneggiatura e racconto
La sceneggiatura è una descrizione più o meno precisa di eventi, personaggi e dialoghi connessi tra loro. La sceneggiatura passa attraverso diversi stadi:
Il soggetto
Il soggetto è un piccolo racconto di poche righe. A volte, invece, può essere raccontato in centinaia di pagine. Questo avviene con gli adattamenti di racconti che non si rifanno, quindi, a un’idea originale ma a un’opera preesistente.
Il trattamento
Nel trattamento, il soggetto viene approfondito e viene posta attenzione sull’ambientazione, ma viene ancora mantenuto uno stile indiretto.
La scaletta
La scaletta segna la fase del passaggio dal mondo della storia alla costruzione del film. La storia viene suddivisa in venti o trenta episodi.
La sceneggiatura
Nella sceneggiatura vengono messe in ordine tutte le scene del film, vengono descritti gli ambienti, i personaggi e gli eventi, nonché i dialoghi. È opportuno effettuare una distinzione tra la sceneggiatura legata al cinema classico, che lascia pochi margini di libertà al lavoro del regista nel corso delle riprese del film, e la sceneggiatura legata al cinema moderno, più aperta e manipolabile.
Caratteristiche essenziali della sceneggiatura
- Carattere fluttuante ed instabile, perché è suscettibile a continue variazioni.
- È un oggetto effimero, poiché non è concepito per durare, ma per eclissarsi e diventare altro.
- Funzionalità pratica, poiché indica i materiali di produzione necessari, il numero di attori e comparse e i tempi di lavorazione. In altre parole, il denaro necessario alla realizzazione del film.
Il racconto
Il racconto implica due significati: quello di storia e quello di discorso. La storia è il "che cosa" viene narrato, mentre il discorso è il "come", ossia i mezzi con cui viene comunicato il contenuto.
Distinzione tra racconto e narratività
È opportuno effettuare una distinzione tra racconto e narratività. Il racconto è qualcosa di concreto mentre la narratività è quell’elemento la cui presenza nel testo ci consente di riconoscerlo come racconto. La narratività ha una natura virtuale e si concretizza solo nel momento in cui diventa racconto.
Il mondo virtuale è inizialmente caratterizzato da una situazione di equilibrio, dopodiché vi sarà una successione di eventi che faranno saltare questo equilibrio, per poi tornare a un nuovo stato di equilibrio che potrà essere diverso o uguale a quello iniziale.
Il modello di Greimas
Greimas ha dimostrato che al di sotto di ogni narrazione si trova un modello costruito da sei funzioni: un destinatore che assegna a un soggetto il compito di conquistare un determinato oggetto di cui beneficerà un destinatario. Nel corso della sua azione, il soggetto incontrerà degli elementi che gli faciliteranno il compito, detti adiuvanti, e altri che, invece, glielo ostacoleranno, detti opponenti. Ognuna di queste sei funzioni è anche detta attante. Per tale motivo il modello di Greimas è anche detto modello attanziale.
Il concetto di Barthes
Barthes, invece, ha insistito sul carattere della solidarietà interna degli elementi, secondo cui tutto ha una funzione precisa. Barthes distingue due categorie di elementi: le funzioni, che hanno il compito di far avanzare la storia, e gli indizi, che servono esclusivamente ad arricchire il racconto. Suddivide, inoltre, le funzioni in funzioni cardinali e catalisi e gli indizi in indizi propriamente detti e indizi informanti.
- Le funzioni cardinali sono quelle che aprono o chiudono una situazione, mentre le funzioni catalisi sono quelle che non modificano una situazione ma si agglomerano intorno a una funzione cardinale.
- Un indizio propriamente detto si riferisce a un carattere o a un sentimento, mentre un indizio informante è un elemento del racconto che dà un’informazione esplicita.
Il termine diegesi
Particolare attenzione va posta sul termine diegesi, con cui si intende tutto ciò che appartiene alla storia, quindi viene definito intradiegetico tutto ciò che appartiene alla diegesi, ed extradiegetico tutto ciò che invece vi è fuori, pur facendo parte del film. Ad esempio, una musica intradiegetica è quella che ascoltano anche i personaggi, mentre quella extradiegetica è quella musica che può essere ascoltata solo dagli spettatori.
Il racconto cinematografico
Il cinema sembra situarsi sul piano della rappresentazione poiché, come il teatro, ricorre a degli attori che interpretano dei personaggi e svolgono delle azioni, però il rapporto tra personaggio e spettatore non è più diretto, come nel teatro, ma mediato. Una mediazione è data dalla macchina da presa che, tramite la posizione occupata o tramite i movimenti effettuati, modifica la percezione che lo spettatore ha dell’attore.
Ogni racconto non narra mai tutto il suo mondo diegetico di riferimento ma solo alcuni dei suoi frammenti (attraverso una selezione) che poi verranno disposti in un determinato ordine (tramite una combinazione).
Il narratore è un’entità astratta che viene avvertita quando le immagini e i suoni di un film sono disposti in maniera tale da dar vita a una narrazione. A volte, però, questo narratore può concretizzarsi attraverso una voce, la quale può non appartenere a nessuno dei personaggi (e si avrà, quindi, un narratore extradiegetico) oppure può essere uno dei personaggi a fungere da narratore (e si avrà, quindi, un narratore intradiegetico).
Lo spazio del racconto
Nel momento in cui parliamo di spazio del racconto possiamo intendere sia lo spazio della storia che lo spazio del racconto. Il primo è lo spazio diegetico rappresentato da luoghi e ambienti, il secondo è come lo spazio viene rappresentato sullo schermo, ossia tutto o in parte, dal basso o dall’alto, ecc.
Quando si passa da un’immagine all’altra si possono instaurare quattro tipi di rapporti spaziali:
- Il più semplice è quello che prima mostra un’immagine intera e poi mostra, più da vicino, una parte di questa immagine. Ci si trova dinanzi a un “ritorno dello stesso”, per tale motivo possiamo parlare di identità spaziale.
- Oppure vi può essere un’alterità spaziale, la cui prima manifestazione è data dalla contiguità. Ad esempio, nella conversazione tra due personaggi, si alternano le immagini dell’uno e dell’altro, quindi si ha una comunicazione visiva immediata e i due spazi sono congiunti tra loro. Questa congiunzione, invece, manca negli altri due casi di alterità: la disgiunzione, che si distingue in disgiunzione di prossimità e di distanza.
- Nella disgiunzione di prossimità è caratterizzata da due spazi non adiacenti che consentono comunque una comunicazione visiva o sonora (tramite, ad esempio, un telefono).
- La disgiunzione di distanza, invece, è caratterizzata da due spazi che non consentono alcun tipo di comunicazione; spetterà, quindi, allo spettatore una loro immediata comprensione.
Lo spettatore, quindi, avrà davanti agli occhi lo spazio del racconto, ed attraverso questo potrà costruire mentalmente lo spazio della storia.
Le funzioni narrative dello spazio
Lo spazio assume delle funzioni narrative:
- La funzione attanziale, ossia quella di destinatario o oggetto o adiuvante o opponente.
- Può essere emblema di alcune caratteristiche del personaggio. Per quanto riguarda il rapporto tra personaggio e spazio, può essere:
- All’inizio della storia il personaggio è disgiunto dallo spazio, dopo vari eventi, vi si congiunge.
- All’inizio della storia il personaggio è congiunto con lo spazio e, dopo gli eventi, vi si disgiunge.
- All’inizio della storia il personaggio è disgiunto dallo spazio, dopo gli eventi vi si congiunge per poi tornare nella situazione di disgiunzione iniziale.
- All’inizio della storia il personaggio è congiunto allo spazio, dopo gli eventi vi si disgiunge per poi ricongiungersi.
Il tempo del racconto
Il tempo del racconto, in un film, indica qualcosa che sta accadendo, pertanto è sempre il presente. Come per lo spazio possiamo distinguere il tempo della storia, o tempo diegetico, da quello del racconto, o tempo filmico. Per comprendere meglio questi due concetti bisogna conoscere i rapporti che vi intercorrono riguardanti l’ordine, la durata e la frequenza.
L’ordine
Per quanto riguarda l’ordine bisogna distinguere l’ordine del discorso da quello della storia. Il primo è un dato concreto del film, il secondo è una costruzione mentale dello spettatore che deve cercare di ricostruire l’effettivo ordine cronologico degli eventi.
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