Il testo plurale secondo Barthes
Secondo Barthes, il coefficiente di indeterminazione presente in ogni testo è un valore poiché lo rende potenzialmente incompleto e, quindi, consente al lettore di partecipare alla sua scrittura. Il testo che maggiormente presenta il carattere della pluralità è quello moderno, ma i testi narrativi classici godono comunque di un certo margine di pluralità limitata, vale a dire che ritagliano una certa autonomia al lettore all’interno di un racconto già organizzato.
Il lettore è passivo, vale a dire che subisce un racconto già confezionato, ma è anche occasionalmente attivo, poiché partecipa attivamente alla produzione del testo.
L'istituzione cinematografica
Vi sono due tipi di approccio all’istituzione cinematografica: da un lato quelli che studiano il suo funzionamento testuale e si avvalgono dell’analisi di singoli film, dall’altra coloro che analizzano tutto il genere narrativo classico senza far riferimento a testi filmici specifici. Bisogna distinguere, inoltre, il concetto di cinema da quello di industria cinematografica: il cinema è l’attività di produzione mentre l’industria cinematografica è l’insieme di elementi economici ed organizzativi che consentono di attuare tale produzione.
L’industria cinematografica e lo spettatore sono interdipendenti poiché la prima crea l’offerta e il secondo determina la domanda. Secondo Metz, molte riflessioni che hanno ad oggetto il cinema sono, in realtà, pubblicità indirette e contribuiscono, insieme all’industria cinematografica e allo spettatore, a promuovere il prodotto cinematografico.
Oggetto di osservazione è anche il lavoro degli storici del cinema che hanno come reale obiettivo quello di salvare più testi filmici possibili e, quindi, attribuiscono valore a qualsiasi tipo di film. Per essere dei corretti storici, invece, sarebbe opportuno mantenere un certo distacco dall’oggetto di critica, o meglio bisognerebbe mantenere una “distanza amorosa”.
A tal proposito è opportuno effettuare una distinzione tra lo spettatore normale, ossia quello spettatore che si lascia guidare dal film, che lo guarda senza alcuno scopo preciso, e lo spettatore analista che sottopone il film ai propri strumenti di analisi e alle proprie ipotesi. Per essere un buon analista, però, bisogna mantenere qualcosa dello spettatore normale per poi, mediante il disincanto, tornare analisti.
L’istituzione cinematografica mira a mantenere ed incrementare, se possibile, la propria legittimazione, questo tramite il piacere filmico. Il piacere filmico è quell’insieme di motivazioni che spingono lo spettatore.
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