Il New Journalism
Il New Journalism è un giornalismo nuovo rispetto a quello classico o canonico. Nel giornalismo classico, per essere completi bisogna rispondere alle 5 W, ovvero who?, what?, where?, when?, why?, how? Questo è il LEAD, il quale si sviluppa nei primi due o tre paragrafi dell’articolo e poi rimanda alle parti successive dell’articolo stesso. Anche il New Journalism può essere spiegato a partire da un LEAD:
- WHO? Tutta una serie di giornalisti che, autonomamente, spinti dalla stessa riflessione, rinnovano il giornalismo americano
- WHAT? Ad un certo punto sul giornalismo tradizionale si innesta una nuova modalità di presentazione delle notizie che si distacca dalla tradizione
- WHERE? Negli USA
- WHEN? A cavallo fra gli anni 60 e 70. In particolare la stagione più calda del New Journalism è quella a cavallo fra il 1963 e il 1973
- WHY? Non solo perché rispondono ad un loro impulso, ma anche perché ne sentono una necessità “the gang that wouldn’t write straight” è il titolo di un saggio che sottolinea il sentimento di ribellione.
Nel 1973 esce “The New Journalism” di Tom Wolfe. Egli codifica il termine New Journalism.
Tom Wolfe
Nasce nel 1931 in Virginia ed è un personaggio controverso. Tra le sue opere principali:
- 1965 - The Kandy-Kolored...
- 1968 - The Electric Kool-Aid Acid Test (anno della controcultura, delle esperienze psichedeliche con LSD)
- 1970 - Radical Chic (Wolfe è infastidito dal finto radicalismo, radical chic è un’espressione coniata da Wolfe)
- 1970 - The "Me" Decade (il decennio dell’io contrapposto agli anni 70, il decennio del noi. Forte riflusso, ritorno all’individualismo)
- 1979 - The Right Stuff
- 1987 - The Bonfire of Vanities (è il primo romanzo. È la storia di un finanziere di New York che investe un uomo di colore e da quel momento la sua vita cambia)
- 2004 - I Am Charlotte Simmons (romanzo su studenti universitari statunitensi che non ha avuto una critica positiva)
Nel 2003 Wolfe è dato per morto. Wolfe condivide molte cose con altri scrittori del New Journalism: inizia a scrivere molto giovane su piccoli giornali per poi passare a giornali più importanti come il New York Herald Tribune (1962). I giornalisti dell’epoca vedono il NY come il centro prediletto per il giornalismo. Nel 1950 va a New York, ovvero il luogo dove si doveva andare per assistere e vivere il cambiamento. Wolfe ebbe una lunga carriera accademica. Nel 1957 fece un dottorato di ricerca in studi americani e di questo è un pioniere. Wolfe si avvicina al giornalismo avendo già l’attitudine a guardare le cose da diversi punti di vista grazie agli studi americani: ha una maggiore sensibilità teorica e metodologica.
Secondo gli scrittori del New Journalism non bisogna fermarsi solo alla letteratura, ma andare anche verso i costumi popolari. È così che Wolfe si avvicina al giornalismo. È più sensibile rispetto agli altri.
Prefazione all’antologia "The New Journalism"
Divisa in due parti, saggio vero e proprio (3 capitoli) e appendice.
The Feature Game (il gioco del servizio. Servizio inteso in senso giornalistico, articolo) spiega come il New Journalism si sviluppa nel Features Game. I features causano panico, buttano giù il romanzo come genere letterario. Il cambiamento è sempre in atto, ma talvolta è più rapido e incisivo (Eraclito, infatti, dice “panta rei”, tutto scorre; l’acqua del fiume non è sempre la stessa).
Nel momento in cui iniziò a svilupparsi il New Journalism si ebbe una reazione di panico da parte dei giornalisti tradizionali non appena essi lessero gli articoli scritti dai giornalisti appartenenti a questa nuova corrente. Essi temevano che il romanzo venisse tolto dal trono di numero uno del genere letterario. Per definire l’affermazione dei giornalisti innovativi quelli tradizionali coniarono la frase: “arrivano gli Unni”, cioè i barbari, coloro che sconvolgono tutto. Ma i barbari sopraffanno una civiltà quando essa è molto debole. Wolfe con questo vuol dire che la preminenza del romanzo è in crisi perché non svolge più la sua funzione principale, cioè raccontare la realtà.
All’inizio di questa parte Tom Wolfe ripercorre la sua carriera, dicendo che nel 1957 ricevette il dottorato in studi americani e che nel 1962 arrivò all’Herald Tribune. Successivamente inizia a parlare del giornalismo visto come una forma di competizione fra giornalisti e chiamata scoop competition (è normale fra i giornalisti), ovvero arrivare ad una notizia prima che ci arrivi qualcun altro e annunciarla prima. C’è un’altra categoria di reporters, i features writers (scrittori di servizi). Features è la storia delle categorie che esce dalle hard news (notizie classiche). Questo tipo di servizio dà al giornalista una certa quantità di spazio (le 2-3 colonne classiche non sono sufficienti).
Michael Mok era un new journalist del Daily News; faceva cose strane: per esempio un uomo grasso cercava di perdere peso rimanendo ancorato a largo di Long Sound. Mok vuole intervistarlo, ferma la sua barca e si tuffa per raggiungere l’uomo (a marzo) per ottenere in tutti i modi la notizia.
Wolfe parla del rapporto fra il romanzo e il New Journalism. In realtà i New Journalist non hanno mai voluto prendere il posto dei romanzieri. Negli anni 40, 50, 60 il romanzo non era pura letteratura, ma aveva una componente psicologica.
Like a Novel
Scrivere gli articoli come un romanzo è un atto di omaggio. Nell’inverno del 1962 uscì sull’Esquire, la rivista capofila del New Journalism, un articolo “Jean Louis, the king as a Middle-aged man” e Wolfe lo legge. È un testo non tradizionale di Gay Talese nel quale ci sono molti dialoghi. In esso si fa l’uso della terza persona e vi si trova un dialogo fra Jean Louis e la moglie come fosse un racconto. Successivamente la riflessione si complica. È un testo non tradizionale, in superficie, che spiazza Wolfe. Wolfe leggendolo ebbe una reazione di difesa; alla notizia pura nell’articolo entra a far parte una componente estetica. I primi esponenti del New Journalism furono Gay Talese (New York Times) e Jimmy Breslin (Herald Tribune).
Breslin fa una rivoluzionaria scoperta: era possibile uscire a cercare una notizia senza aspettare che essa arrivasse in redazione. Egli scrive un articolo su un’accusa di estorsione di un boss dei camionisti. È un articolo ricco di particolari letterari (vedi anello); contrasto con l’avvocato.
Wolfe sostiene che Breslin usa così tanti dettagli letterari (novelistic details) che è più abile di tanti romanzieri. Fra il 1963 e il 1964 Wolfe scrisse per il New York, supplemento domenicale dell’Herald Tribune. I supplementi erano quasi la forma più bassa dei periodici, per questo gli scrittori avevano più libertà e Wolfe poté utilizzare degli stratagemmi per attirare l’attenzione del lettore. Wolfe gioca molto con i punti di vista.
Hectoring narrator: dal verbo to hector = punzecchiare, dar noia. La voce narrante diventa un tramite con il quale il lettore può prendersi gioco di alcuni personaggi; a volte Wolfe si inseriva nella storia e finiva col prendere in giro se stesso. Il punto di vista era un problema per gli scrittori di non fiction (genere non strettamente letterari), si dava per scontato che la voce narrante dovesse essere calma, colta, altolocata, con tono distaccato, ma all’inizio degli anni 60 si riteneva tutto ciò noioso.
Articolo su Baby Jane Holzer
Baby Jane viene invitata ad un concerto dei Rolling Stones. Wolfe prima guarda le ragazzine, poi subito dopo cambia il punto di vista che passa a quello di Baby Jane. Il punto di vista cambia continuamente per dare un senso di eccitazione. L’idea era quella di dare una piena descrizione oggettiva e in più un qualcosa che i lettori prima trovavano solo nei romanzi o nei racconti, cioè la soggettività o l’emotività dei personaggi. C’è l’utilizzo dello stream of consciousness e dell’interior monologue. Wolfe usa italics, exclamations points, lineette e punti per dare l’idea di una persona che pensa. All’inizio dell’articolo c’è un elenco degli accessori di abbigliamento. Ragazzine, baby jane, Wolfe, ragazzine. Ci sono 3 punti di vista in un brano molto corto. La notizia comunque ci deve essere.
Seizing the Power
Il New Journalism prende il potere. La classe dominante della letteratura era quella dei romanzieri, gli unici che potevano accedere all’animo dei lettori, gli unici scrittori creativi, gli unici artisti, gli unici che avevano dimensione estetica. La classe media era quella degli uomini di lettere che analizzavano le opere dei romanzieri, i saggisti, coloro che avevano intuizioni e lavoravano intellettualmente su ciò che facevano i romanzieri. La classe più bassa era quella dei giornalisti poiché erano visti come semplici lavoratori giornalieri che riportavano le notizie pure (i giornalisti dei supplementi domenicali era considerati addirittura fuori dal gioco). Il New Journalism fu visto come un’invasione barbarica che sconvolse questo equilibrio. Questo è dovuto soprattutto al fatto che il romanzo era in crisi in quanto non raggiungeva più il suo scopo principale, quello di raccontare la realtà. (È una situazione simile a quella dell’Inghilterra del 1850 con l’affermazione del romanzo realistico. Nasce il romanzo borghese come forma letterale principale perché racconta il momento in cui la borghesia sostituisce la nobiltà come classe dominante. Tale diffusione in USA si prolunga anche dopo la seconda guerra mondiale, a differenza dell’Europa. Da un certo punto in poi però non c’è più tutto questo: certi intellettuali sostengono che in USA non c’è più la compattezza della classe borghese, la classe delle lettere reagisce in un certo modo, ovvero si rende conto che i più importanti romanzieri non sono più interessati a raccontare la realtà. Neofabulism: concentrarsi più su metafore e miti piuttosto che sulla realtà).
Dagli anni 60 in poi i romanzieri non sono più interessati a raccontare la realtà e in questo lavoro vengono sostituiti dai new journalist. Il New Journalism può anche essere visto come una critica ai romanzieri: è ancora possibile raccontare al realtà con gli strumenti narrativi. Negli anni 60 la gente è annoiata da questo modo dei giornalisti di parlare in sordina senza andare al sodo, da questo modo di scrivere con tono distaccato e neutro: bisogna cambiare non solo perché sennò nessuno legge più niente ma anche perché bisogna dire certe cose e l’unico modo per farlo è usare le caratteristiche narrative del romanzo. Vengono usati dei devices presi in prestito dalla narrativa tradizionale e trasportati nel giornalismo.
Ci sono cinque strumenti narrativi (devices)
- Struttura scena e sommario (historical narrative) dialogo (dialogue in full)
- Alternanza scena sommario (device1) scene by scene construction. Si alternano pezzi di testo in cui si racconta in tempo reale ciò che succede (scena) e pezzi di testo in cui si riassume brevemente ciò che è accaduto.
- Alternanza scena/dialogo (device2) il dialogo fa parte della scena. Dialogue in full si riporta tutto il dialogo.
- Punto di vista in 3 persona: il lettore si sente nella mente dei personaggi.
Tipi di focalizzazione:
- Zero: narratore onnisciente, conosce tutto (giornalismo tradizionale). Narratore esterno alla storia.
- Fissa: punto di vista di un solo personaggio, non c’è più la voce narrativa esterna.
- Variabile: punto di vista che passa da un personaggio all’altro (articolo Baby Jane)
- Multipla: più punti di vista contemporanei (tipico dei romanzi epistolari).
Rapporto narratore (colui che racconta)/dieresi (storia, ciò che viene raccontato)
- Il narratore può essere:
- Extradiegetico: fuori dalla storia
- Intradiegetico: dentro la storia
- Omodiegetico: parla di se stesso
- Eterodiegetico: parla di altre persone
- Intradiegetico e omodiegetico sono il massimo coinvolgimento del narratore nella storia.
- Mostrare i segni attraverso i quali i personaggi esprimono il loro status life, attenzione per il dettaglio (anello diamanti). È tutto quel sistema di segni a cui una persona si rapporta, attenzione molto sentita al dettaglio.
- Composite: per costruire un personaggio si utilizzano caratteristiche di più persona che si conoscono. Vengono inseriti nei reportage personaggi che in realtà non esistono. Wolfe sostiene che non importa se questi personaggi non esistono l’importante è che raccontino il vero.
Appendice III
In realtà il New Journalism non è completamente nuovo, esisteva già prima, ma non era ancora venuto fuori. “Sketches by Boz” (Dickens), Boz è uno pseudonimo, descrive i personaggi tipici di Londra. “Ten Days That Shock the World” (John Reed) l’autore era in Russia quando scoppiò la rivoluzione d’ottobre. Il narratore è intra/omodiegetico. Wolfe afferma che l’unità di base del giornalismo non è più la pura informazione, ma la scena.
Predecessori del New Journalism
Rebecca Harding Davis (1831-1910)
Inizia a scrivere per dei piccoli giornali di provincia. La sua opera più importante pubblicata sulla rivista Atlantic Monthly “Life in the Iron Mill” (industrie siderurgiche), vengono pubblicati i risultati di un’indagine svolta nelle fabbriche in modo romanzato ricco di dialoghi. Siamo nel periodo della rivoluzione americana. Lavora per il New York Tribune.
Stephen Crane (1871-1900)
Si ricorda per due opere: “Maggie: A Girl of the Street” (1893), un romanzo sociologico frutto delle indagini di Crane nei quartieri bassi della città, e “The Red Badge of Courage”, ricco di composite che parla della guerra di secessione americana. Per scriverlo intervista molti veterani; il risultato è forte anche dal punto di vista realistico. PTSD = sintomi di sofferenza che interessano i reduci delle guerre, la riflessione di Crane anticipa gli studi successivi.
Jacob Riis
Era un danese che arrivò in America. In questo periodo la popolazione va a lavorare nelle industrie e tutto ciò crea problemi. I più poveri vengono radunati per aspettare di trovare una soluzione ai loro problemi. Riis si interessa dei loro problemi e pubblica un saggio su Scribner’s Magazine “How the Other Half Lives” (1889) che nel 1891 diventa un libro. Aveva tratti caratteriali contraddittori, era un fotografo dilettante e faceva delle foto a questi poveracci, è un antenato dei foto giornalisti. Con l’immigrazione in America vennero istituiti dei centri gestiti dalla polizia che raggruppavano gli immigrati poveri. Riis fece delle foto a questi centri che mostravano le pessime condizioni di vita; dopo la sua denuncia il presidente Theodore Roosevelt fece chiudere questi centri.
The Kandy-Kolored Tangerine-Flake Streamline Baby
Wolfe fu mandato da Byron Dobell, direttore dell’Esquire, ad un raduno di giovani che avevano modificato o costruito delle macchine. Streamline, fatta cioè in modo tale da scivolare bene nell’aria. Baby nel senso di bambina, detto in modo affettuoso. La leggenda dice che fosse una lunga lettera che Wolfe mandò a Byron Dobell per dirgli che non sapeva come scrivere l’articolo. Dobell tolse l’intestazione e pubblicò la lettera. Comunque questo testo fu scritto da Wolfe per la rivista Esquire e fu pubblicato nel 1963. Nelle prime pagine del saggio Wolfe fa analisi sociologica di ragazzi che appaiono ben forniti di soldi e che sono schiavi della forma: l’affermazione dell’identità passa attraverso una serie di atteggiamenti formali. Su questo Wolfe riflette. Parla di argomenti popolari con riferimenti colti.
Eventually, I should say…in a moment, ma tutto sommato direi che finivi col giungere alla conclusione che queste auto confezionate, non c’è dubbio, oggetti d’arte lo sono, almeno secondo i criteri diffusi in una società civile. Ma su questo torneremo più avanti. Are è in corsivo per dare enfasi. Tex Smith, dell’Hot Rod Megadine vuol fargli vedere la Silhouette, la macchina customizzata che ha costruito Bill Cushenberry. Successivamente Wolfe scopre che la mostra della customized car altro non è che la Ford Custom Car Caravan, ovvero un’esibizione che la Ford organizza per convincere la gente che la Ford è la migliore auto per essere customizzata.
I don’t mind observing...the Regency, non esito ad osservare, a questo punto, che è questa stessa combinazione – soldi più servile devozione alla forma – che spiega Versailles e Piazza San Marco. Naturalmente, la maggior parte delle cose che questi ragazzini soldi-più-forma producono son d’un tipo abbastanza orripilante, ma altrettanto erano quasi tutti gli accessori diffusi in Inghilterra durante la Reggenza. (La Reggenza è un periodo storico che si sovrappone alle guerre napoleoniche e precede il regno della Regina Vittoria, durante il quale il Re era incapace di regnare e al suo posto fu messo un principe reggente). Tutto questo non è un discorso snobbistico. Nel periodo della Reggenza diventa famoso Lord Brummel che incarna perfettamente l’idea del denaro che si sposa con la forma; l’eleganza dell’uomo passa dal binomio giacca-cravatta.
But the Regency...the customized cars, d’altro canto, il periodo della Reggenza produsse un’architettura straordinariamente formale. Ma anche la società formale degli adolescenti ha portato almeno uno dei beni...
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