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M. D. Be Artolomeov: Magnilineamenti di storia greca e romana

Quadro storico per lo studio della filosofia antica

1. Il periodo arcaico

Il periodo

Il periodo arcaico copre un lungo arco di secoli, dal XII al VIII a.C., dal cosiddetto "Medioevo Ellenico" alla nascita della polis: si tratta dapprima di un'epoca di decadenza civile (successiva alle invasioni doriche e al crollo di potenze territoriali come la monarchia micenea), di fuga di intere popolazioni e di dominio dell'aristocrazia. Succede poi il periodo in cui, a partire dalle colonie greche dell'Asia Minore, nasce e si sviluppa un nuovo sistema, quello delle città-stato, che costituisce la forma peculiare, originalissima, di organizzazione politica delle genti elleniche.

Gli anni che vanno dal 1200 al 750 circa a.C. segnarono certamente per la Grecia un periodo di decadenza, ma fu anche un'epoca che preparò trasformazioni decisive per la civiltà greca. Sintetizziamo di seguito le più importanti.

  • Entrò in crisi la civiltà micenea. I Micenei erano giunti in Grecia in seguito alle migrazioni indoeuropee del II millennio a.C. In Grecia, tali popolazioni non si fusero mai tra di loro, tanto che la loro lingua, pur essendo simile, presentava una varietà di parlate locali che si mantennero per secoli. Con la crisi di quella civiltà, tutta l'area fu sconvolta dagli attacchi dei "popoli del mare". E con l'invasione dei Dori, i quali erano stanziati a Nord, ai confini del mondo miceneo, iniziò un lungo periodo di decadenza economica e culturale, chiamato dei "secoli oscuri" o Medioevo Ellenico.

  • Dopo l'età del bronzo sopravvenne una civiltà del ferro, che rese più accessibile alla popolazione l'uso di attrezzi da lavoro (in particolare l'aratro di ferro, che permise di mettere a coltura nuovi terreni) e di armi.

  • Fu reintrodotta la scrittura alfabetica; si adottò una derivata (con alcune modifiche) da quella dei Fenici, che fu adattata ai vari dialetti greci. Dopo la fine della civiltà micenea, era scomparsa anche la scrittura dei Micenei (indicata come lineare B), ma la loro lingua era rimasta viva. Tra la fine del IX sec. a.C. e l'inizio dell'VIII sec. a.C., insieme alla nascita della polis, non solo ricompare la scrittura, ma nasce la scrittura alfabetica greca, con l'adozione dell'alfabeto fenicio. Con essa, si pongono le basi per la diffusione graduale delle conoscenze, sottraendole alla gestione esclusiva degli antichi "scribi".

  • Si formò e si consolidò il patrimonio di miti e di credenze religiose (espressi nei poemi di Omero e nelle opere di Esiodo), che divenne il vero nucleo dell'unità culturale greca; si fissarono definitivamente le caratteristiche dei vari dei. È questo il periodo in cui incominciano a svilupparsi e a diventare importanti alcuni santuari (Delfi, Delo, Olimpia), veri centri di riferimento religioso, culturale e politico per la Grecia intera. Come segno di un'ideale unità culturale e religiosa, si affermò da parte di tutte le città la consuetudine di riunirsi periodicamente in occasione dei giochi delle Olimpiadi.

  • Si avviò il processo di integrazione delle varie etnie (dorica, eolica, achea o ionica), che si riconobbero nel comune nome di Elleni.

  • Si sviluppò un intenso processo di colonizzazione, prima verso le coste dell'Asia Minore poi verso l'Italia e la Magna Grecia. Con le colonie in Asia Minore, i Greci entrarono in rapporto con culture diverse e più sviluppate (quelle degli Stati del vicino Oriente Fenici) e ciò determinò conseguenze rilevanti sulla loro evoluzione culturale. Acquisiscono dall'esterno e adattano rapidamente alle proprie esigenze.

  • Un'altra innovazione fondamentale, che i Greci acquisirono verso la fine del periodo, è quella del conio della moneta metallica.

  • Nacque e si strutturò un modello di organizzazione politica, diverso da tutti quelli precedenti e che costituirà la caratteristica peculiare del mondo greco: la polis (il cui processo di formazione non si era mai compiuto nell'VIII sec. a.C.). In particolare, nella Ionia, in Asia Minore, i primi villaggi fortificati diventano città cinte da robuste mura. Il nuovo orizzonte per il mondo greco sarà d'ora in poi costituito dalla polis.

Una società aristocratica

Popolazione dedita per lo più alla pastorizia, i Dori, approfittando della crisi micenea, invasero la penisola e si diffusero in tutto il Peloponneso. I nuovi popoli non avevano avuto contatti con le evolute civiltà mediterranee e i loro costumi erano molto più rozzi; essi introdussero un'organizzazione diversa della società, basata su varie comunità tribali. Invece di ricche città, vi furono soltanto piccoli villaggi; al posto di mercanti e navigatori, quali erano i Micenei, si trovavano pastori e piccoli agricoltori. Vi fu un calo della popolazione e si perse perfino l'uso della scrittura micenea.

Dal punto di vista politico, ogni comunità era guidata da un capo militare, che svolgeva le funzioni di sovrano, giudice e sommo sacerdote. Aveva il titolo di basileus ("re"); il suo potere si fondava sulla nobiltà della famiglia e sulle ricchezze; nel prendere decisioni importanti era aiutato da un consiglio di nobili, che lo potevano anche destituire.

La base del potere politico delle aristocrazie nobiliari era quindi costituita dal potere militare, dalla ricchezza di capi di bestiame e di terre e dai legami di sangue (cioè dalla rete dei rapporti di parentela tra le famiglie nobili di un territorio).

Nel corso dell'VIII sec. a.C. la monarchia era ormai in decadenza e le funzioni del basileus vennero assunte dai nobili, detti aristocratici (dal greco aristoi, "i migliori"). Essi erano ricchi proprietari terrieri che si consideravano "superiori" al resto della popolazione (demos). Gli aristocratici, oltre che svolgere funzioni militari (sulle quali soprattutto si fondava il loro prestigio), prendevano tutte le decisioni circa il governo della comunità e l'amministrazione della giustizia.

Il demos (costituito da contadini, operai, artigiani e schiavi) era escluso da ogni scelta politica. La Grecia arcaica fu caratterizzata quindi da governi aristocratici.

La colonizzazione e le varietà linguistiche

Nel corso del Medioevo ellenico, vasti strati delle popolazioni stanziate in Grecia, forse per sfuggire alla povertà e cercare nuove terre, migrarono verso l'Asia Minore. Questa migrazione dalla penisola greca verso le isole dell'Asia Minore è detta prima colonizzazione. I Greci fondarono colonie, cioè insediamenti politicamente indipendenti dalla città-madre (o metropoli).

Le colonie greche, diversamente dal significato attuale di colonia, ebbero sempre come caratteristica l'indipendenza politica dalla madrepatria, con la quale mantennero per lo più legami economici e culturali. In base alle affinità linguistiche e culturali, sulle coste dell'Asia Minore si distinguevano tre gruppi di colonie (ciascuno riunito in leghe) così chiamati: l'Eolide (a Nord), la Ionia (al centro) e la Doride (a Sud).

La mancata unificazione politica della Grecia favorì anche il mantenimento nelle diverse zone (individuate proprio in base alle differenze linguistiche) di dialetti differenti (per quanto molto simili tra loro). Tali dialetti sono suddivisibili in tre gruppi principali:

  • Dialetti ionici (parlati in Attica, Eubea, nella Ionia e in molte isole dell'Egeo);
  • Dialetti eolici (parlati in Beozia, Tessaglia ed Eolide);
  • Dialetti dorici (parlati nel resto della Grecia e in Doride).

Non ci fu una lingua nazionale greca al di sopra di questi dialetti fino al IV sec. a.C., quando, anche oltre i confini della Grecia, si diffonderà una lingua comune (koiné), basata sul dialetto ionico-attico (impostosi come lingua greca per eccellenza, grazie alla supremazia culturale di Atene).

Nascita della polis

Queste trasformazioni sociali e politiche si accompagnarono al fenomeno di una nuova urbanizzazione, cioè alla diffusione di centri urbani che si ingrandivano sempre di più: questi due elementi portarono alla formazione dell'organizzazione politica che i Greci chiamarono polis. Solitamente si traduce il termine con "città-stato", perché essa implica non solo il concetto di città, ma anche quello di Stato, di popolo (il demos).

In realtà, la parola polis indica un organismo politico con le seguenti fondamentali caratteristiche:

  • In Grecia non prevalse mai l'ideale di un'unità politica dello Stato; prevalse invece, sempre, il principio che ogni città era autonoma e si governava da sola (per questo le poleis greche si trovarono sovente nella condizione di scontrarsi fra loro per far valere i singoli interessi e per il predominio). Ogni polis aveva il proprio centro politico: in esso si trovavano la piazza (agorà), dove il popolo si riuniva in assemblea, e i principali templi, soprattutto quello della divinità protettrice della città, situato sull'acropoli (parte alta).
  • La polis comprendeva sia il centro urbano che il territorio di campagna circostante (Atene, ad esempio, si estendeva su un territorio di 2500 kilometri quadrati, all'incirca pari all'attuale provincia di Venezia).
  • I Greci concepirono la polis soprattutto come una comunità di uomini, libera e autonoma, capace di governarsi con proprie leggi e propri magistrati e con caratteri suoi peculiari, diversi da quelli delle altre città. Ad esempio, per riferirsi alle proprie città, i Greci usavano, anziché i nomi dei luoghi (Atene, Sparta, ecc.), quelli dei cittadini che le abitavano (Ateniesi, Spartani, ecc.).

La storia della polis vedrà la sperimentazione di vari tipi di gestione del potere (regimi monarchici, oligarchici, fino ad una forma di democrazia diretta, che si realizzò nel modo più compiuto ad Atene). A livello politico, quella della Grecia fu la storia delle tante poleis che dominavano le varie regioni del suo territorio, sia nella penisola greca sia sulle coste dell'Asia Minore. Ma, mentre il mondo delle poleis si presentava politicamente frammentato, la cultura greca - sin dall'età arcaica - ebbe una sua identità e una connotazione unitaria. Le popolazioni greche, infatti, pur distribuite in numerose comunità politiche, ebbero la coscienza di appartenere ad un'unica civiltà: di avere cioè, come scrisse Erodoto, "medesimo sangue e medesima lingua, santuari in comune, riti sacri e costumi uguali".

La religione greca

Nell'VIII sec. a.C., in concomitanza con l'uso della scrittura alfabetica, assumono la loro forma definitiva i poemi epici dell'Iliade e dell'Odissea attribuiti a Omero: sono proprio questi poemi a ritrarre e a riproporre a tutta la Grecia l'immagine che le aristocrazie dominanti dell'epoca avevano degli dei. E, nel VII sec. a.C., Esiodo, nella sua opera intitolata Teogonia (cioè "Nascita degli dei"), fisserà definitivamente il quadro del mondo divino greco, che secoli di credenze religiose indoeuropee ed egee oltre che di celebrazioni epiche avevano creato. A ragione, quindi, lo storico Erodoto potrà affermare: "Omero ed Esiodo sono coloro che composero per i Greci una teogonia, assegnando i nomi agli dei, distribuendo gli onori e le prerogative e descrivendo il loro aspetto".

In realtà recenti scoperte dimostrano che molti degli dei omerici erano già venerati, con gli stessi nomi, quattro secoli prima, in piena civiltà micenea. Le imprese e le storie di dei, semidei, eroi erano oggetto di racconti e leggende, tramandati e cantati dai poeti tra il popolo. L'insieme di questi racconti, la mitologia, costituiva una forma di rappresentazione della vita e dei problemi umani, oltre che della storia e dei valori del mondo greco.

I Greci adoravano numerosissimi dei, ognuno dei quali presiedeva a un aspetto della natura e della vita. Ogni città aveva un dio protettore. Le grandi famiglie si dicevano discendenti da un dio; gli eroi venivano accolti tra gli dei e come tali venerati. Vi erano molte divinità minori che abitavano permanentemente sulla terra, nei boschi, nei fiumi, nelle grotte. Non c'erano luoghi dove non si vedessero templi, altari, sorgenti e boschetti sacri.

Gli dei erano immaginati con aspetto e sentimenti simili a quelli degli uomini. Naturalmente differivano dagli uomini perché più potenti e, soprattutto, immortali. Si pensava che gli dei maggiori abitassero sul monte Olimpo, dove si svolgevano le loro assemblee e i loro banchetti, guidati dal sommo dio Zeus: si parla quindi di religione olimpica. La loro collera veniva percepita come pericolosa, ma ancora più temuto, perché più potente dello stesso Zeus, era il Fato, una forza misteriosa che decideva il destino del mondo intero e alla quale era impossibile sfuggire.

Al fine di propiziarsi gli dei, si recitavano preghiere e si facevano offerte di prodotti o sacrifici di animali; riti e cerimonie avvenivano in privato, all'interno della famiglia, oppure erano organizzati dall'autorità pubblica. Ministri del culto potevano essere i capifamiglia, i magistrati civili o cittadini comuni scelti attraverso votazioni; esistevano sacerdoti, ma non godevano di particolari privilegi in quanto tali; la religione greca non ebbe mai né una classe sacerdotale vera e propria, né una dottrina ufficiale, alla quale i fedeli dovevano credere.

Oltre ai culti ufficiali e a quelli organizzati dalla città ve ne erano altri, chiamati misteri (eleusini, dionisiaci, orfici), che consistevano in riti di purificazione ed esperienze spirituali ed erano riservati a coloro che avevano superato determinate prove (iniziazione). Nei misteri orfici (dal semidio Orfeo) si esprimeva la credenza nell'immortalità dell'anima, la parte migliore dell'uomo, chiusa in un corpo da cui si cercava di liberarla con pratiche spirituali. Tali culti rivelavano un bisogno di spiritualità, non appagato dai riti ufficiali.

Anche i Greci davano grande importanza alla divinazione, cioè alla pratica di indovinare la volontà divina e predire il futuro, interpretando i segnali degli dei, tra cui si annoveravano i sogni. A volte si interrogava direttamente il dio e si attendeva il suo oracolo, cioè la sua risposta per bocca di un sacerdote o una sacerdotessa ispirati dal dio stesso: ciò avveniva in luoghi particolari, che divennero sedi di santuari panellenici.

Templi, santuari ed oracoli

Il centro della vita religiosa erano naturalmente i templi, al cui interno era custodita la statua del dio, e i santuari. Le feste erano molto frequenti, distribuite per tutto l'anno. I ricchi pagavano le spese, ma tutti si sentivano impegnati. I cittadini attendevano questi momenti di gioia, che duravano più giorni, tra canti, balli e banchetti. Venivano indetti giochi e gare di ogni genere: da quelle di atletica alle rappresentazioni teatrali.

La religione permeava tutti i momenti della vita personale e sociale dei Greci. Per questo ogni polis aveva il suo tempio che era circondato da un sacro recinto, dove si svolgevano le cerimonie. La parte più interna era occupata da una cella, dove si conservava la statua della divinità protettrice della città: qui potevano accedere solo i sacerdoti. Le prime forme di tempio furono certamente delle costruzioni in legno. Dal VII al V sec. a.C. tale edificio sarà la più importante e impegnativa realizzazione architettonico-urbanistica delle poleis greche.

Gli elementi strutturali del tempio rimarranno uguali in tutto il mondo greco; varieranno solo la forma decorativa delle colonne, secondo diversi stili definiti in relazione alle aree in cui si diffonderanno: il dorico, nella Grecia occidentale, nella Magna Grecia e in Sicilia; lo ionico, nelle città dell'Asia Minore, nelle isole dell'Egeo e in Attica; il corinzio, nato a Corinto, ma ereditato poi dalla cultura ellenistica e romana.

I santuari panellenici erano luoghi sacri, dove si svolgevano culti in cui tutti i Greci si riconoscevano e per questo erano definiti "panellenici". Erano così importanti che, in occasione delle celebrazioni ufficiali in onore del dio del santuario, cessavano persino le guerre in corso e tutti si trovavano uniti nei riti sacri. Le città dei dintorni, inoltre, si riunivano in una sorta di leghe religiose, politiche ed economiche, anfizionie, per tutelare i comuni interessi e occuparsi della gestione del santuario. I più noti di questi santuari furono quello di Zeus, ad Olimpia e quelli di Apollo a Delo e a Delfi.

Il santuario di Delfi fu, forse, il più importante per l'oracolo del dio, che prevedeva il futuro degli uomini e delle poleis, parlando attraverso la Pizia, la sua sacerdotessa, in modo oscuro e ambiguo. Gli oracoli - ritenuti tanto importanti da condizionare spesso la politica estera delle poleis - si basavano sul concetto che i disegni degli dei (ed il Fato, che superava la stessa volontà divina) erano praticamente inaccessibili ai comuni mortali; il peccato più grande per un uomo era superare i suoi limiti (peccato di hybris, cioè di orgoglio e di superbia); tentare di farlo significava subire la punizione degli dei.

I giochi olimpici

Se il santuario di Delfi era famoso...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di storia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof De Cristofaro Giacomo.
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