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to più rozzi; essi introdussero un'organizzazione diversa della società, basata su varie comunità tribali.

Invece di ricche città, vi furono soltanto piccoli villaggi; al posto di mercanti e navigatori, quali erano i

Micenei, si trovavano pastori e piccoli agricoltori. Vi fu un calo della popolazione e si perse perfino l'uso

della scrittura micenea.

Dal punto di vista politico, ogni comunità era guidata da un capo militare, che svolgeva le funzioni di so-

vrano, giudice e sommo sacerdote. Aveva il titolo di basileus ("re" ); il suo potere si fondava sulla nobil-

tà della famiglia e sulle ricchezze; nel prendere decisioni importanti era aiutato da un consiglio di nobi-

li, che lo potevano anche destituire.

La base del potere politico delle aristocrazie nobiliari era quindi costituita dal potere militare, dalla ric-

chezza di capi di bestiame e di terre e dai legami di sangue (cioè dalla rete dei rapporti di parentela tra

le famiglie nobili di un territorio).

Nel corso dell'VIII sec. a.C. la monarchia era ormai in decadenza e le funzioni del basileus vennero as-

aristoi, "i migliori"). Essi erano ricchi proprietari terrieri che

sunte dai nobili, detti aristocratici (dal greco

si consideravano " superiori" al resto della popolazione (demos). Gli aristocratici, oltre che svolgere fun-

zioni militari (sulle quali soprattutto si fondava il loro prestigio), prendevano tutte le decisioni circa il go-

verno della comunità e l'amministrazione della giustizia.

ll demos (costituito da contadini, operai, artigiani e schiavi) era escluso da ogni scelta politica. La Gre-

cia arcaica fu caratterizzata quindi da governi aristocratici.

LA COLONIZZAZIONE E LE VARIETÀ LINGUISTICHE

Nel corso del Medioevo ellenico, vasti strati delle popolazioni stanziate in Grecia, forse per sfuggire al-

la povertà e cercare nuove terre, migrarono verso l'Asia Minore.

Questa migrazione dalla penisola greca verso le isole dell'Asia Minore è detta prima colonizzazione. I

Greci fondarono colonie, cioè insediamenti politicamente indipendenti dalla città-madre (o metropoli).

Le colonie greche, diversamente dal significato attuale di colonia, ebbero sempre come caratteristica

l'indipendenza politica dalla madrepatria, con la quale mantennero per lo più legami economici e cultu-

rali.

In base alle affinità linguistiche e culturali, sulle coste dell'Asia Minore si distinguevano tre gruppi di co-

(a Nord), la (al centro) e la (a Sud).

lonie (ciascuno riunito in leghe) così chiamati: l'Eolide Ionia Doride

La mancata unificazione politica della Grecia favorì anche il mantenimento nelle diverse zone (individua-

te proprio in base alle differenze linguistiche) di dialetti differenti (per quanto molto simili tra loro).

Tali dialetti sono suddivisibili in tre gruppi principali:

• dialetti ionici (parlati in Attica, Eubea, nella Ionia e in molte isole dell'Egeo);

• dialetti eolici (parlati in Beozia, Tessaglia ed Eolide);

• dialetti dorici (parlati nel resto della Grecia e in Doride).

Non ci fu una lingua nazionale greca al di sopra di questi dialetti fino al IV sec. a.C., quando, anche ol-

tre i confini della Grecia, si diffonderà una lingua comune (koiné), basata sul dialetto ionico-attico (im-

culturale di Atene).

per eccellenza, grazie alla supremazia

postosi come lingua greca

NASCITA DELLA POLIS

Queste trasformazioni sociali e politiche si accompagnarono al fenomeno di una nuova urbanizzazione,

cioè alla diffusione di centri urbani che si ingrandivano sempre di più: questi due elementi portarono al-

la formazione dell'organizzazione politica che i Greci chiamarono polis.

essa implica non solo il concetto di

con "città-stato", perché

Solitamente si traduce il termine ma

città,

di (il démos).

anche quello di Stato, popolo

indica un organismo politico con le seguenti fondamentali caratteristiche.

la parola

In realtà

In Grecia non prevalse mai l'ideale di un'unità politica dello Stato; prevalse invece, sempre, il princi-

1. da sola (per questo le poleis greche si trovarono so-

pio che ogni città era autonoma e si governava

vente nella condizione di scontrarsi fra loro per far valere i singoli interessi e per il predominio). Ogni

polis aveva il proprio centro politico: in esso si trovavano la piazza (agorà), dove il popolo si riuniva

in assemblea, e i principali templi, soprattutto quello della divinità protettrice della città, situato sul-

alta).

(parte

l'acropoli sia il centro urbano che il territorio di campagna circostante (Atene, ad esem-

La polis comprendeva

2. pio si estendeva su un territorio di 2500 kilometri quadrati, all'incirca pari all'attuale provincia di Ve-

nezia). 3

L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

I Greci concepirono la polis soprattutto come una comunità di uomini, libera e autonoma, capace di

3. governarsi con proprie leggi e propri magistrati e con caratteri suoi peculiari, diversi da quelli delle

altre città. Ad esempio, per riferirsi alle proprie città, i Greci usavano, anziché i nomi dei luoghi (Ate-

ne, Sparta, ecc.), quelli dei cittadini che li abitavano (Ateniesi, Spartani, ecc.).

La storia della polis vedrà la sperimentazione di vari tipi di gestione del potere (regimi monarchici, oli-

garchici, fino ad una forma di democrazia diretta, che si realizzò nel modo più compiuto ad Atene).

A livello politico, quella della Grecia fu la storia delle tante poleis che dominavano le varie regioni del

suo territorio, sia nella penisola greca sia sulle coste dell'Asia Minore. Ma, mentre il mondo delle poleis

si presentava politicamente frammentato, la cultura greca - sin dall'età arcaica - ebbe una sua identità

e una connotazione unitari. Le popolazioni greche, infatti, pur distribuite in numerose comunità politiche,

ebbero la coscienza di appartenere ad un'unica civiltà: di avere cioè, come scrisse Erodoto, "medesi-

mo sangue e medesima lingua, santuari in comune, riti sacri e costumi uguali".

LA RELIGIONE GRECA

Nell'VIII sec. a.C., in concomitanza con l'uso della scrittura alfabetica, assumono la loro forma definitiva

e dell'Odissea attribuiti a sono proprio questi poemi a ritrarre e a ripro-

i poemi epici dell'Iliade Omero:

porre a tutta la Grecia l'immagine che le aristocrazie dominanti dell'epoca avevano degli dei. E, nel VII

sec. a.C., nella sua opera intitolata Teogonia (cioè "Nascita degli dei" ), fisserà definitivamente

Esiodo,

il quadro del mondo divino greco, che secoli di credenze religiose indoeuropee ed egee oltre che di ce-

lebrazioni epiche avevano creato. A ragione, quindi, lo storico Erodoto potrà affermare: " Omero ed Esio-

do sono coloro che composero per i Greci una teogonia, assegnando i nomi agli dei, distribuendo gli

onori e le prerogative e descrivendo il loro aspetto" .

In realtà recenti scoperte dimostrano che molti degli dei omerici erano già venerati, con gli stessi nomi,

quattro secoli prima, in piena civiltà micenea.

Le imprese e le storie di dei, semidei, eroi erano oggetto di racconti e leggende, tramandati e cantati

costituiva una forma di rappresentazio-

dai poeti tra il popolo. L'insieme di questi racconti, la mitologia,

ne della vita e dei problemi umani, oltre che della storia e dei valori del mondo greco.

I Greci adoravano numerosissimi dei, ognuno dei quali presiedeva a un aspetto della natura e della vita.

Ogni città aveva un dio protettore. Le grandi famiglie si dicevano discendenti da un dio; gli eroi veniva-

no accolti tra gli dei e come tali venerati. Vi erano molte divinità minori che abitavano permanentemen-

te sulla terra, nei boschi, nei fiumi, nelle grotte. Non c'erano luoghi dove non si vedessero templi, altari,

sorgenti e boschetti sacri.

Gli dei erano immaginati con aspetto e sentimenti simili a quelli degli uomini. Naturalmente differivano

dagli uomini perché più potenti e, soprattutto, immortali. Si pensava che gli dei maggiori abitassero sul

monte Olimpo, dove si svolgevano le loro assemblee e i loro banchetti, guidati dal sommo dio Zeus: si

parla quindi di religione olimpica. come pericolosa, ma ancora più temu-

collera veniva percepita

la loro

Le divinità erano temute, perché

più potente dello stesso Zeus, era il Fato, una forza misteriosa che decideva il destino del

to, perché

mondo intero e alla quale era impossibile sfuggire.

Al fine di propiziarsi gli dei, si recitavano preghiere e si facevano offerte di prodotti o sacrifici di anima-

li; riti e cerimonie avvenivano in privato, all'interno della famiglia, oppure erano organizzati dall'autorità

pubblica. i capifamiglia, i magistrati civili o cittadini comuni scelti attraverso vo-

Ministri del culto potevano essere

tazioni; esistevano sacerdoti, ma non godevano di particolari privilegi in quanto tali; la religione greca

alla quale i fedeli do-

non ebbe mai né una classe sacerdotale vera e propria, né una dottrina ufficiale,

vevano credere.

Oltre ai culti ufficiali e a quelli organizzati dalla città ve ne erano altri, chiamati (eleusini, dioni-

misteri

siaci, orfici), che consistevano in riti di purificazione ed esperienze spirituali ed erano riservati a coloro

che avevano superato determinate prove (iniziazione).

Nei misteri orfici (dal semidio Orfeo) si esprimeva la credenza nell'immortalità dell'anima, la parte mi-

di liberarla con pratiche spirituali. Tali culti rivela-

dell'uomo, chiusa in un corpo da cui si cercava

gliore

vano un bisogno di spiritualità, non appagato dai riti ufficiali.

Anche i Greci davano grande importanza alla cioè alla pratica di indovinare la volontà di-

divinazione,

i segnali degli dei, tra cui si annoveravano i sogni.

interpretando

il futuro,

vina e predire

A volte si interrogava direttamente il dio e si attendeva il suo oracolo, cioè la sua risposta per bocca di

un sacerdote o una sacerdotessa ispirati dal dio stesso: ciò avveniva in luoghi particolari, che divenne-

ro sedi di santuari panellenici.

4 L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

T ,

EMPLI SANTUARI ED ORACOLI

Il centro della vita religiosa erano naturalmente i templi, al cui interno era custodita la statua del dio, ed

i santuari.

Le feste erano molto frequenti, distribuite per tutto l'anno. I ricchi pagavano le spese, ma tutti si sentivano

impegnati. I cittadini attendevano questi momenti di gioia, che duravano più giorni, tra canti, balli e ban-

chetti. Venivano indetti giochi e gare di ogni genere: da quelle di atletica alle rappresentazioni teatrali.

La religione permeava tutti i momenti della vita personale e sociale dei Greci. Per questo ogni polis ave-

va il suo che era circondato da un sacro recinto, dove si svolgevano le cerimonie. La parte più

tempio

interna era occupata da una cella, dove si conservava la statua della divinità protettrice della città: qui

potevano accedere solo i sacerdoti.

Le prime forme di tempio furono certamente delle costruzioni in legno. Dal VII al V sec. a.C. tale edifi-

cio sarà la più importante e impegnativa realizzazione architettonico-urbanistica delle poleis greche.

Gli elementi strutturali del tempio rimarranno uguali in tutto il mondo greco; varieranno solo la forma de-

corativa delle colonne, secondo diversi stili definiti in relazione alle aree in cui si diffonderanno: il dori-

co, nella Grecia occidentale, nella Magna Grecia e in Sicilia; lo ionico, nelle città dell'Asia Minore, nelle

isole dell'Egeo e in Attica; il corinzio, nato a Corinto, ma ereditato poi dalla cultura ellenistica e romana.

erano luoghi sacri, dove si svolgevano culti in cui tutti i Greci si riconoscevano e

I santuari panellenici che, in occasione delle celebrazioni ufficiali

per questo erano definiti "panellenici". Erano così importanti

in onore del dio del santuario, cessavano persino le guerre in corso e tutti si trovavano uniti nei riti sacri.

Le città dei dintorni, inoltre, si riunivano in una sorta di leghe religiose, politiche ed econo-

anfizionie,

miche, per tutelare i comuni interessi e occuparsi della gestione del santuario. I più noti di questi san-

tuari furono quello di Zeus, ad Olimpia e quelli di Apollo a Delo e a Delfi.

fu, forse, il più importante per l'oracolo del dio, che prevedeva il futuro degli uomi-

Il santuario di Delfi

ni e delle poleis, parlando attraverso la Pizia, la sua sacerdotessa, in modo oscuro e ambiguo. Gli ora-

coli - ritenuti tanto importanti da condizionare spesso la politica estera delle poleis - si basavano sul con-

cetto che i disegni degli dei (ed il Fato, che superava la stessa volontà divina) erano praticamente inac-

hy-

cessibili ai comuni mortali; il peccato più grande per un uomo era superare i suoi limiti (peccato di

cioè di orgoglio e di superbia); tentare di farlo significava subire la punizione degli dei.

bris,

I GIOCHI OLIMPICI

Se il santuario di Delfi era famoso per l'oracolo di Apollo, quello di Olimpia lo era per una particolare for-

i più celebri dell'antichità. Si trattava di gare

ma di culto, cioè i giochi in onore di Zeus, detti Olimpiadi,

anni e a cui partecipavano Greci di tutte le poleis. Essi costi-

di atletica che si ripetevano ogni quattro

tuivano l'evento centrale di una festa religiosa, i cui giorni di inizio e chiusura erano dedicati a riti e sa-

crifici.

I vincitori come premio ricevevano solo una corona di alloro, ma la loro fama (valore fondamentale per i

Greci) diventava universale, motivo di orgoglio per la polis di provenienza (che spesso li manteneva a

vita) e oggetto delle poesie dei maggiori poeti, come Pindaro.

il criterio di datazione della loro storia: essi

per i Greci

da diventare

così importanti

Le Olimpiadi furono

misuravano il tempo in base alla scadenza quadriennale delle varie Olimpiadi, a partire dalla prima, col-

locata per tradizione nel 776 a.C. istituite di nuovo mol-

le Olimpiadi nel IV sec. d.C. (Vennero

ad abolire

Teodosio

romano

Fu l'imperatore de Coubertin).

ti secoli dopo, nel 1896, ad Atene, su iniziativa del francese P.

Questo era il programma completo delle gare olimpiche: sulla distanza di 185 m. Da

corsa veloce sulla distanza; era chiamata stadio (stadion) e si correva

• esso derivavano la corsa a velocità prolungata (diaulo), di 370 m circa, e la corsa di fondo (il do-

veniva dato con uno squillo di tromba;

lico) di 4440 m. Il segnale della partenza

il

• salto, corsa a piedi di velocità, lancio del disco, lan-

pentathlon, che consisteva in cinque gare:

cio del giavellotto e lotta;

• lotta;

• pugilato;

• pancrazio (combattimento misto di pugilato e di lotta, una specie di lotta libera);

• corsa a piedi dei ragazzi;

• lotta dei ragazzi;

• pugilato dei ragazzi; 5

L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

• corsa con armi;

• corsa delle quadrighe;

• corsa con cavalli montati da fantini o al galoppo.

I giochi, non solo olimpici, erano rigorosamente riservati agli uomini; oltre alle donne erano esclusi gli

stranieri e gli schiavi. 2. L G

A RECIA DELLE POLEIS

(VIII-VI . .C.)

SEC A

IL PERIODO

Con la nascita della polis si conclude il Medioevo ellenico ed inizia la cosiddetta Età arcaica, che com-

prende i secoli dall'VIII al VI a.C. circa.

Il periodo di formazione della polis fu accompagnato da un deciso incremento della popolazione, all'in-

terno della quale iniziavano a emergere classi sociali più intraprendenti, come gli artigiani, oppresse po-

liticamente e socialmente dall'aristocrazia, contraria ad ogni cambiamento.

Pressione demografica, oppressione politica e sociale, ricerca di nuove terre e nuovi mercati su cui col-

locare i prodotti artigianali: queste furono le cause all'origine di quel vasto movimento di migrazione dal

mondo greco, che fu chiamato seconda colonizzazione.

A partire dall'VIII e fino al VI secolo a.C. circa, migliaia di individui, infatti, si diressero verso le coste del-

l'Italia meridionale (detta in seguito Magna Grecia), della Sicilia, della Gallia, dell'Iberia (Spagna), del

Mar Nero e degli Stretti.

Non tutta la Grecia fu interessata da questa attività colonizzatrice: la maggior parte dei coloni proveni-

va dalle città dell'Eubea (Calcide ed Eretria), dalle città ioniche dell'Asia Minore (Mileto, Focea, Samo),

dal Golfo di Corinto (Corinto e Megara), dalle isole egee (Rodi, Paro, Tera, Creta).

Il numero delle città fondate fu imponente. Le colonie, resesi ben presto libere ed indipendenti dalla ma-

drepatria (secondo una caratteristica tipica della colonizzazione greca), divennero a loro volta fondatri-

ci di colonie. dell'economia greca e

La colonizzazione creò le basi per la costituzione di un mercato mediterraneo

per un intenso sviluppo economico, basato sul commercio e sulla produzione artigianale, che avrà un'in-

fluenza determinante per la sperimentazione - in un'ampia parte delle poleis - di forme di democrazia

del tutto nuove nel mondo antico.

La crescita economico-sociale e le trasformazioni politiche che hanno luogo nella polis acuiscono lo

scontro tra i nuovi ceti e la vecchia aristocrazia.

città il monopolio politico dell'aristocrazia viene messo in discussione dall'emanazione di

In numerose

nuove norme scritte, che sanciscono l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

Successivamente il potere viene conquistato da che, pur provenendo dalle file dell'aristocrazia,

tiranni

cercano il sostegno popolare mediante una politica tesa a favorire i nuovi ceti e a promuovere lo svilup-

po della polis. la cui costituzione è

Con la caduta della tirannide in molte città-stato si affermano sistemi democratici,

novità nel mondo antico.

un straordinaria

Ma ciò non avviene ovunque. Con la conquista persiana, ad esempio, nelle póleis dell'Asia Minore il po-

tere torna nelle mani dell'aristocrazia. Aristocratici sono, poi, i regimi di Sparta e di altre città greche e

della Magna Grecia.

Ed è in questa fase che si afferma - gradualmente - sulle altre città, la potenza egemone di Sparta e Ate-

ne. Tra tutte le poleis greche Sparta e Atene furono le più importanti dal punto di vista della potenza mi-

litare ed economica, oltre che le più significative per lo sviluppo della struttura politica della polis; esse

a lungo il ruolo di città-guida della Grecia.

si contesero

Da una parte, rappresenta il modello della polis costruita soltanto sulla forza militare e su un go-

Sparta

oligarchico, rimasto pressoché immutato. Impegnata con tutte le forze a conservare l'ordine inter-

verno

no, Sparta impose, invece, tra l'VIII e il VII sec. a.C., la sua egemonia sulle poleis del Peloponneso; per

consolidarla e assicurarla, nel VI sec. a.C. istituì la un'alleanza militare tra le

Lega del Peloponneso, consacran-

il comando a Sparta,

affidato

principali città della penisola, che, in caso di guerra, avrebbero

do in questo modo la sua supremazia militare.

invece, rappresenta il modello della polis più aperta all'elaborazione di forme di governo demo-

Atene,

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INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

cratiche e alla ricerca culturale, che ha raggiunto livelli altissimi nell'arte, nella filosofia, nella letteratura

e nel teatro. Essa ebbe una storia più dinamica, aperta alle trasformazioni sociali, al progresso e al rin-

novamento. Più volte mutò la propria organizzazione e le istituzioni politiche, le quali per un lungo pe-

riodo assunsero carattere democratico, sia pure con i limiti che presentò sempre la democrazia antica,

cioè l'esclusione di donne, meteci e schiavi.

L'AGORÀ E IL NUOVO SPAZIO POLITICO

Con la polis nasce un nuovo tipo di città: tramontano definitivamente la città-rocca, la città-fortezza, la

città-palazzo e nasce la città dell'agorà.

È proprio l'agorà il centro attorno a cui si costruisce e si estende la polis. Simbolicamente essa diventa

il cuore della vita stessa della città, lo spazio del “senso civile”, il luogo delle riunioni, dei dibattiti, del

infatti, è la sede delle assemblee dei cittadini.

confronto, delle decisioni. L'agorà,

Il termine "cittadini" inizialmente designò soltanto una piccola parte degli abitanti della polis: gli aristo-

cratici, i nobili e i militari; solo questi avevano il diritto di partecipare alle assemblee, di avere proprietà

terriere e di rappresentare la polis nelle guerre. Erano esclusi da questi diritti una larga parte di abitan-

ti: artigiani, lavoratori agricoli, marinai, immigrati (detti meteci), oltre a tutti gli “uomini non liberi”. Sarà

proprio attorno all'estensione di questo “diritto di essere cittadini” che si giocherà lo sviluppo delle po-

leis verso forme di democrazia più ampia. non comporterà mai il riconoscimento di diritti di cittadinan-

Va poi osservato che la democrazia antica

za per tutti. Liberi, infatti, sono solo pochi nella città greca. Non lo sono certo gli schiavi, né gli stranie-

ri, privi di ogni diritto politico, né le donne, escluse dall'attività politica e ancora confinate in spazi limi-

tati della vita sociale

L'agorà era anche sede del mercato, centro, quindi, dell'economia della polis. Vi si trovava ogni gene-

re di venditori: contadini con i frutti della terra, pescatori con molte varietà di pesci, artigiani con i loro

prodotti. Vi erano i cambiavalute, maestri, medici e professionisti che andavano alla ricerca di clienti.

Dei funzionari speciali vigilavano sul buon andamento del mercato; ispezionavano la merce, controlla-

vano l'igiene e i pesi, mantenevano l'ordine. Tutt'attorno alla piazza sorgevano numerose botteghe. Es-

se erano molto frequentate, non solo per fare acquisti, ma anche per scambiarsi le opinioni o per sen-

tire le ultime notizie.

Furono i Greci ad inventare quella che oggi chiamiamo politica, cioè “l'attività di governare una polis

(quindi una comunità di cittadini liberi, uno Stato), di interessarsi alla sua conduzione per il bene comu-

a governare la polis, a prendere decisioni in campo economico, so-

ne”. Sono infatti i cittadini (polítai)

ciale, ecc. CULTURA DELLA POLIS

LA NUOVA

Il contrasto tra i nuovi ceti e la vecchia aristocrazia si estende alla cultura, perché le nuove idee che si

sa-

oracolare,

nel mondo ellenico entrano in conflitto con l'antica cultura sapienziale,

diffondono

di cui sono portatori soprattutto i ceti aristocratici. Vengono così a contrapporsi - in misura

cerdotale,

crescente - gruppi di intellettuali e concezioni della vita e del mondo di cui essi sono portatori.

Il che caratterizza la polis (e che la rende così diversa dalle civiltà

nuovo spirito civico e intellettuale

orientali antiche, anche da quelle più evolute) favorisce la nascita e lo sviluppo dell'indagine scienti-

Questa, difatti, trae origine soprattutto dagli spazi di libertà che - sia pur gradualmen-

fica e filosofica. nelle città-stato e che consentono l'estensione delle

te e attraverso contraddizioni e conflitti - si aprono

responsabilità di governo a nuovi ceti sociali.

In molte città, evolutesi in senso democratico, il funzionamento delle istituzioni non dipende più da ri-

di

ma da forme

burocrazie),

e dalle loro

(o, come nell'antico Oriente, dai re

oligarchie

strette comunica-

basate su discussioni, dibattiti in contraddittorio, decisioni prese in assemblea attraverso

zione sociale

un voto per alzata di mano.

Nell'esercizio del potere (il come capacità di argomentare

acquista un nuovo peso la parola lógos): e consape-

davanti al pubblico, come forza di persuasione, quindi come uso controllato

e confrontarsi

vole del linguaggio. Allo spazio crescente della parola corrisponde una maggior trasparenza delle pro-

sono suscettibili di critica e non co-

decisionali: i criteri in base a cui le decisioni vengono prese

cedure

stituiscono più il segreto di caste privilegiate.

In quest'epoca la diffusione della scrittura alfabetica ha effetti profondi. Grazie alla riduzione del nume-

non sono più

e scrivere

complicati ideogrammi, leggere

dei caratteri ed all'eliminazione dei troppo

ro

frutto di un'alta competenza professionale, quasi un misterioso privilegio agli occhi del popolo. Le veri-

7

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INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

tà consegnate alla scrittura vengono strappate dal chiuso delle cerchie privilegiate (i nobili capaci di

leggere e scrivere, i poeti, ecc.). Ora, essendo divenute - almeno potenzialmente - accessibili a tutti, in

particolare ai ceti medi della polis, possono essere oggetto di valutazione e di giudizio da parte dell'in-

poiché richiede un maggiore

tera città. La scrittura è inoltre un potenziale fattore di razionalizzazione,

sviluppo della sequenzialità, coerenza e organicità del discorso. Così essa favorisce la trasformazione

del linguaggio arcaico.

L'ECONOMIA

L'economia della Grecia, come di tutta la società antica, ebbe sempre le sue basi nell'agricoltura.

Tuttavia, la scarsa disponibilità di terre fertili poneva limiti invalicabili all'espansione delle attività econo-

miche. Il modo di coltivare la terra, inoltre, non ebbe mutamenti significativi nel tempo, impedendo l'ac-

crescersi delle risorse.

La civiltà greca, perciò, soffrì sempre di un eccesso di popolazione, che costituì la condizione di base di

per la fondazione di colonie. Le terre migliori erano quelle della Sicilia e

un costante flusso migratorio

di altre zone dell'Italia meridionale, della pianura cirenaica e delle valli dell'Asia Minore occidentale.

Le basi materiali dello sviluppo della Grecia furono di natura e Infatti, solo con

marinara commerciale.

l'espansione della navigazione e del commercio possiamo spiegarci lo straordinario moltiplicarsi delle

tecniche artigianali, delle attività intellettuali ed artistiche. L'intensa attività artigianale delle poleis, che

di una nuova classe di cittadini che contese per secoli il potere politico all'aristocra-

consentì l'emergere

zia, era complementare allo sviluppo della navigazione. Così anche il gran numero di schiavi, impiega-

to nella coltivazione della terra ma, soprattutto, nell'estrazione dell'argento nelle miniere, era reso dispo-

nibile dal commercio mediterraneo - che, spesso si accompagnava alla razzia e alla guerra.

Le città si riempirono di botteghe specializzate di filatori, tessitori, falegnami, fabbri e simili. Molti setto-

ri, poi, furono stimolati dalle costruzioni di edifici in rapporto all'aumento della popolazione urbana. Le

principali produzioni riguardavano la ceramica e i tessuti, cui seguivano le costruzioni navali: e in que-

st'ultimo campo i Greci furono dei veri maestri, tanto che le loro imbarcazioni erano le migliori allora in

circolazione.

Le attività commerciali ebbero uno sviluppo straordinario. Dalle zone più fertili della Magna Grecia, del-

la Lidia, della Tracia, della Crimea, della Siria, dell'Egitto giungevano i cereali; dalla Palestina e dall'Ara-

bia si importavano aromi; dall'Africa, pelli e avorio; da Cipro e dalla Spagna, rame. Si stabilirono vere e

proprie correnti di traffico, che mettevano in collegamento i porti mediterranei; e anche ampi retroterra

del Nord Europa, del Medio Oriente e dell'Africa, facevano capo al mondo greco.

Attraverso l'intensificazione degli scambi, i beni esistenti in misura abbondante in certi luoghi poterono

essere resi disponibili altrove e quindi permettere un accrescimento complessivo delle risorse. Infatti,

oggetto di mercato non erano soltanto beni di lusso, come l'oro, l'argento, l'avorio, ma anche prodotti di

più largo consumo e di prezzo relativamente basso, come quelli agricoli, il ferro, il rame.

In realtà, fin da età mol-

In conseguenza del grande volume degli scambi, si diffuse l'uso della moneta.

to antiche, e per i pagamenti importanti si usavano pezzi di metallo di diverso peso (i più usati erano

garanzie. Si venne afferman-

e l'argento). Questo tipo di pagamento, tuttavia, non dava sufficienti

l'oro l'idea che l'unico soggetto adatto a garantire la qualità e il peso del metallo fosse l'autorità

do, perciò,

di governo: si giunse così alla coniazione delle monete da parte dello Stato. Pare che i primi a coniare

monete fossero gli abitanti della Lidia, ma è certo che furono i Greci a farne un uso sistematico per il

commercio e il pagamento delle imposte.

Con la diffusione della moneta sorsero attività speciali ad essa collegate: nacque la professione del

operazioni

le monete delle varie città e quindi poteva svolgere

cambiavalute, che sapeva riconoscere

di cambio; vennero avviate poi altre attività tipiche dei banchieri, come conservare il denaro per conto

dei mercanti e fare prestiti o finanziamenti. degli

deve il suo sviluppo economico anche al lavoro

La Grecia classica erano in

Nella Grecia

schiavi.

numero di molto superiore agli uomini liberi: ad Atene, ad esempio, durante il governo di Pericle gli

schiavi costituivano il 65% della popolazione. Essi erano impiegati in campagna, dove anche i contadi-

ni più poveri avevano alle proprie dipendenze almeno uno schiavo. Molti lavoravano nelle botteghe ar-

tigiane, ma più spesso nelle case dei ricchi, come domestici, oppure, se avevano una certa cultura, co-

me segretari dei loro padroni o maestri dei figli. Un gran numero era impiegato nelle miniere.

svolto. Vi erano anche quelli che raggiungevano

condizione era diversa a seconda del lavoro

La loro

una certa posizione e avevano la possibilità di vivere con un certo benessere, tanto che qualcuno riu-

sciva a mettere da parte la somma per riscattarsi.

gli schiavi?

Da dove provenivano

Essi potevano essere prigionieri di guerra; a volte erano catturati nelle razzie effettuate dai pirati. In epo-

ca più antica, potevano essere debitori che non avevano saldato il loro debito; ma questo tipo di schia-

vitù più tardi venne abolito.

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INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

SPARTA

Sparta (detta anche Lacedemone) fu fondata probabilmente intorno al X sec. a.C., in seguito all'unione

di villaggi di genti doriche.

Nel VII sec. a.C. essa esercitava il predominio su buona parte del Peloponneso, ottenuto grazie all'effi-

ciente organizzazione militare.

Ciò che caratterizzava Sparta era una rigida struttura sociale, con la netta separazione tra dominatori e

dominati: i primi erano probabilmente i discendenti degli antichi invasori che avevano sottomesso le po-

polazioni locali.

Vi erano tre classi sociali ben distinte. La classe dominante, gli (detti anche uguali), erano pro-

spartiati

prietari della maggior parte delle terre, detenevano tutto il potere ed erano i soli a godere dei diritti po-

litici; non svolgevano attività economiche, ma si dedicavano esclusivamente, oltre che alla politica, al-

l'esercizio delle armi. gli abitanti dei centri minori nei dintorni di Sparta, i quali vivevano in

Un'altra categoria erano i perieci,

villaggi sparsi, coltivavano i campi, di cui erano proprietari, e si dedicavano al commercio e all'artigia-

nato, ma non potevano partecipare in alcun modo alle decisioni politiche. Inoltre avevano l'obbligo di

fornire Sparta di truppe militari. probabilmente discendenti delle popolazioni indige-

Al lavoro agricolo erano adibiti soprattutto gli iloti,

ne, i quali costituivano quasi l'80% della popolazione. Ridotti in condizioni di semischiavitù, non gode-

vano di alcun diritto.

Le classi sociali spartane non si integrarono mai. Tra spartiati e classi subalterne ci fu sempre uno sta-

to di tensione e conflittualità continue, ma le rivolte della popolazione sottomessa furono sistematica-

mente represse.

Gli spartiati, infatti, vivevano come un esercito sempre pronto alla battaglia: gli uomini fino ai 60 anni si

tenevano allenati con esercizi fisici quotidiani, sia per conservare energia ed elasticità sia per mantene-

re il senso di disciplina e lo spirito di cameratismo. Per questo motivo, lo spartiate aveva l'obbligo di par-

tecipare, una volta al giorno, ai pasti comuni e la legge gli proibiva di arricchirsi e di vivere nel lusso.

Fin dall'inizio della sua occupazione, il territorio era stato diviso in lotti uguali, che non potevano essere

venduti ad altri, per impedire che si formassero disuguaglianze e attriti.

degli spartiati tendeva a formare bravi soldati. Alla nascita (secondo varie testimo-

Tutta l'educazione

nianze) i figli venivano visitati da un collegio di anziani: se presentavano infermità o difetti venivano get-

tati da una rupe presso il Taigeto; se erano sani, veniva loro assegnato uno dei 9000 appezzamenti di

terra, perché potessero mantenersi per tutta la vita.

A sette anni il bambino cominciava il suo addestramento sotto la guida severissima degli istruttori della

comunità; divisi in squadre simili a quelle militari degli adulti, i giovani erano sottoposti a prove sempre

più dure. Dai diciotto ai vent'anni si svolgeva il vero servizio militare, che concludeva l'educazione del

giovane con prove di resistenza, esercitazioni di guerra.

Una prova crudele era quella chiamata milizia segreta: in alcuni periodi i giovani più coraggiosi veniva-

no inviati a dare la caccia notturna agli iloti, con l'autorizzazione a ucciderli.

un fisico atletico, con molteplici esercizi ginnici, al fine di generare fi-

Anche la donna doveva formarsi

gli robusti e sviluppare il coraggio necessario ad una società di guerrieri.

Gli spartiati erano una minoranza, circa 10.000, mentre i perieci erano circa 50.000 e gli iloti ben

non cercarono mai forme politiche per go-

si sentivano, quindi, minacciati; eppure

200.000. Gli spartiati

vernare la città in armonia con gli altri gruppi. in ricordo dell'antica

La vita politica era rigorosamente riservata soltanto agli spartiati. Vi erano due re,

(gherusìa).

monarchia, ma il loro potere era limitato dal consiglio degli anziani

Questi erano scelti tra i cittadini che avessero compiuto i 60 anni e quindi senza più l'obbligo del servi-

da tutti gli adulti di età su-

I gheronti erano eletti dall'assemblea generale (apella), formata

zio militare.

periore ai trent'anni; l'apella eleggeva anche cinque magistrati, detti cui spettava il governo effet-

efori,

tivo della città e l'amministrazione della giustizia.

L'apella si riuniva una volta al mese per approvare o respingere le proposte degli anziani, ma non po-

era minimo.

teva discuterle e quindi il suo potere conservatrice e statica, che non mutò mai

fu l'esempio più significativo di una città oligarchica,

Sparta

la sua organizzazione sociale e politica.

Come altre poleis, anche Sparta attribuì ad un solo uomo la politeia, ossia l'insieme delle leggi e delle

e la convivenza civile:

il potere vissuto tra il IX e l'VIII

abitudini che regolavano che sarebbe

Licurgo,

solo una figura leggendaria, perché

spartano

sec. a.C. Oggi, comunque, si ritiene questo legislatore

l'organizzazione politica e civile di Sparta fu il frutto di una lunga evoluzione. 9

L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

ATENE

Al tempo dei Micenei Atene era una cittadella fortificata, posta su un colle, l'acropoli, poi si espanse an-

che sulle pendici del colle e in pianura. Nel Medioevo ellenico Atene fu governata da una monarchia,

che nell'VIII sec. a.C. circa, come avvenne nel resto del mondo greco, fu sostituita da un governo oli-

eupàtridi, cioè “di nobile nascita”).

garchico, guidato dai nobili (detti

All'interno di questa classe venivano scelti i nove cioè i magistrati che governavano la città, di-

arconti,

videndosi i vari compiti (guidare l'esercito, amministrare la giustizia, occuparsi del culto religioso, ecc.).

(“colle di Ares”, così detto dal nome del luo-

Ad essi si affiancava un consiglio di ex arconti, l'areopago

go in cui avvenivano le riunioni), che svolgeva inizialmente funzioni di controllo delle leggi e dei magi-

strati, oltre che giudicare i fatti di sangue più gravi. ma con scarsi poteri. Per molto tempo le

Vi era anche un'assemblea generale del popolo, l'ecclesìa,

leggi furono soltanto orali, il che permetteva ai giudici di amministrare la giustizia secondo il proprio ar-

bitrio; ed è chiaro che i nobili erano favoriti, poiché i magistrati provenivano tutti da tale classe

Nacquero tensioni e conflitti che, nel 621 a.C. circa, sfociarono, secondo la tradizione, nella concessio-

ne delle prime leggi scritte da parte di (VII sec. a.C.). Le leggi di Dracone costituivano un pas-

Dracone

so avanti rispetto al passato, ma conservavano il potere in mano agli aristocratici.

Nel frattempo, invece, la società ateniese si andava evolvendo, grazie all'intensificarsi delle attività eco-

nomiche artigianali e commerciali; si formò una classe di cittadini che reclamavano il diritto a ricoprire

incarichi di governo, in quanto protagonisti dello sviluppo.

Parallelamente si era aggravata la situazione dei piccoli proprietari, che potevano incorrere nella schia-

vitù per debiti, lasciata in vigore dalle leggi draconiane. Chi non riusciva a pagare i debiti, poteva veder

confiscata la proprietà ed essere ridotto alla condizione di schiavo, privato del titolo di cittadino e dei

diritti politici. Ma questa si rivelò una pratica dannosa per la stessa città, in quanto causava la diminu-

zione del numero dei cittadini. (640-560 a.C. circa), eletto arconte nel 594 a.C.

Ad attenuare i gravi disagi sociali fu l'opera di Solone

Egli fu autore di importanti riforme: abolì la schiavitù per debiti e tutti i debiti esistenti e modificò l'ordi-

namento politico. La costituzione di Solone prevedeva la divisione dei cittadini in quattro classi, non più

perché il potere

secondo la nobiltà dell'origine, ma secondo la ricchezza. Di qui il nome di timocrazia,

era assegnato in base al censo (timé).

(kràtos)

Con la riforma solonica, la società ateniese acquistava una maggiore mobilità sociale, in quanto si per-

metteva ai cittadini di passare ad una classe superiore, purché aumentassero il proprio patrimonio.

La riforma non riuscì ad appianare ogni conflitto, soprattutto perché gli aristocratici fomentavano le ri-

(600-527 a.C.), che, distintosi come capo militare, si im-

volte. Di questa situazione approfittò Pisistrato

padronì del potere nel 561 a.C. e instaurò la tirannide.

Pisistrato era un nobile, ma, come i tiranni di altre città greche, rafforzò il proprio potere attraverso il con-

senso popolare. Per i più poveri attuò distribuzioni di terre e creò posti di lavoro, con la costruzione di

molte opere pubbliche; avviò pure l'allestimento della prima grande flotta ateniese e favorì i ceti mercan-

e sviluppo artistico.

tili. Sotto di lui la città godette di un periodo di pace, prosperità

Alla sua morte gli successe il figlio Ippia, che però, nel 510 a.C., dovette fuggire a causa di una con-

giura, a capo della quale vi erano gli aristocratici aiutati da Sparta. Il potere dei nobili, tuttavia, era sta-

to ormai fortemente indebolito.

Fu (VI sec. a.C.), eletto arconte nel 508 a.C., a stroncare definitivamente la potenza degli ari-

Clistene politica a tutti i

la partecipazione

in senso democratico, cioè aprendo

stocratici, avviando una riforma

ceti, senza distinzione né di nascita né di ricchezza. Egli, infatti, divise l'Attica in distretti (demi) e gli abi-

tanti in dieci tribù corrispondenti. Questa organizzazione dello Stato su base territoriale garantiva (insie-

me al sorteggio delle cariche) l'uguaglianza dei cittadini liberi.

più completa, la in Atene nel corso del V secolo a.C. Si trattò di

Nella sua forma si realizzò

democrazia in nome del popolo, ma su-

il potere

non vi erano “deputati” che esercitavano

una democrazia diretta:

prema autorità era l'assemblea generale (ecclesìa), comprendente gli uomini liberi di tutte le tribù. L'as-

semblea decideva direttamente la guerra, la pace, le alleanze, i trattati, le leggi, le linee del programma

avevano il diritto di parola.

economico, ecc. Si riuniva nell'agorà e tutti i partecipanti il Consiglio dei cinquecento, la

da un comitato più ristretto,

I disegni di legge erano preparati sor-

bulé,

teggiati cinquanta per tribù. Ogni tribù doveva fornire un contingente di opliti ed eleggeva uno stratega;

ai dieci il comando militare supremo (in seguito la strategia divenne la principale

era affidato

strateghi

carica politica).

Al fine di permettere anche ai meno abbienti di assentarsi dal lavoro per partecipare alle riunioni, ven-

una modesta il mancato guadagno. E se qual-

ne istituita più tardi che serviva a compensare

indennità,

10 L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

cuno era sospettato di attentare alla democrazia e faceva temere un ritorno alla tirannide, l'assemblea

poteva inviarlo in esilio per dieci anni, mediante l'ostracismo: i cittadini riuniti scrivevano su un coccio

il nome del personaggio da bandire.

(òstrakon)

LA CASA E LA DONNA NELLA POLIS

I Greci trascorrevano gran parte della giornata fuori casa. Il clima caldo li spingeva in piazza o nelle stra-

de; per questo non mostravano di curare molto le abitazioni private.

Naturalmente, vi era differenza tra le case dei più ricchi e quelle popolari. I grandi proprietari terrieri, i

generali, gli aristocratici avevano abitazioni confortevoli. Nelle campagne sorgevano anche ville discre-

te, ma senza lusso. Le case del popolo, poi, erano modeste, costruite con esili muri di legno, di pietre

o di mattoni crudi, senza l'uso di calce né di cemento, tanto che i ladri riuscivano facilmente ad aprire

una breccia. Poche e piccolissime erano le finestre; le abitazioni medie avevano un cortile interno con

un porticato sorretto da colonne. Il mobilio era limitato; vi erano divani in legno, usati come letti per dor-

mire e anche come sedili per mangiare.

Le case erano divise in due zone: quella degli uomini e quella riservata alle donne (gineceo).

Le donne si dedicavano completamente a dirigere la casa, ad amministrare il patrimonio, a educare i

bambini. Le benestanti avevano un certo numero di schiavi da comandare e dovevano predisporre i la-

vori, curare che il magazzino fosse ben provvisto, assicurarsi che le porte fossero chiuse di notte.

trascorrevano tra le mura di casa la maggior parte delle loro vita e assai raramente si

Le donne greche

facevano vedere in pubblico, in quanto era considerato disdicevole uscire per strada; così anche al

mercato, si vedevano soprattutto uomini.

Le donne greche erano di fatto escluse dalla vita pubblica e prive di diritti politici: assemblee politiche

ed esibizioni pubbliche erano loro precluse, anche se un posto particolare era loro riservato nei riti reli-

giosi.

L'EDUCAZIONE DEI GIOVANI

L'educazione dei giovani maschi era diversa da quella delle femmine; queste si dedicavano soprattut-

to ai lavori domestici, a filare o tessere; i maschi dovevano sviluppare la forza fisica e il coraggio, doti

essenziali in guerra.

A Sparta tutta l'educazione era finalizzata a questo obiettivo; ad Atene, invece, era importante non so-

lo essere un buon guerriero, ma anche un ottimo cittadino. L'insegnamento, perciò, era più complesso

e vario. Noi faremo riferimento soprattutto all'esperienza di Atene, la più significativa.

Dopo la prima educazione ricevuta dalla madre, a sette anni il ragazzo si recava a scuola da un mae-

stro privato, per ricevere l'istruzione elementare. Normalmente, era la famiglia che pagava, quindi i più

i maestri migliori e dare ai figli maggiore istruzione. Lo Stato interveniva solo per

ricchi potevano cercare

dei caduti per la patria.

gli orfani veniva accompagnato a scuola da uno schiavo chiamato pedagogo

Il ragazzo si alzava molto presto,

(“chi conduce i fanciulli”) e vi rimaneva fino a sera. Imparava la grammatica (leggere e scrivere) e le

operazioni aritmetiche. Imparava a memoria opere di grandi poeti, soprattutto i poemi di Omero; dove-

bene anche le leggi della città.

va studiare

Un'altra materia importante era la musica (insegnata dal kitharistés) che educava al ritmo e alla sensi-

il cor-

bilità; si suonava la lira, la cetra o il flauto. Essenziale per ogni età era la ginnastica, che rendeva

po vigoroso e armonico. I maestri si dimostravano molto energici e davano spesso punizioni severe.

Si organizzavano gare di lettura, di recitazione, di calcolo. I quaderni erano tavolette di legno spalmate

e la “brutta co-

la cera; gli esercizi

di cera, la penna era lo stilo, un bastoncino appuntito per incidere

pia” in genere erano eseguiti su cocci di terracotta, gli òstraka, che erano usati anche per le votazioni

in assemblea.

L'istruzione elementare durava un tempo variabile a seconda delle possibilità economiche della fami-

anni, il gio-

ai quattordici

ai figli un'educazione più solida. Intorno

per dare

glia: i ricchi la prolungavano

vane imparava un mestiere, facendo l'apprendista in un laboratorio artigiano o professionale. Ad esem-

medico seguiva gli insegnamenti di un medico, aiutandolo nella pratica.

pio, per diventare

Alla formazione culturale di livello superiore, in particolare alla formazione politica, nel V sec. a.C. prov-

vedevano degli intellettuali, i Sofisti, che erano dei veri e propri "professori" itineranti, i quali fornivano

ma soprattutto curavano la capacità di

in ogni campo del sapere,

e aggiornate

conoscenze moderne

parlare, di comunicare in pubblico, di affermare le proprie ragioni in una pluralità di situazioni diverse.

11

L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

3. L G V

A RECIA NEL SECOLO

' A

EGEMONIA DI TENE

E L

IL PERIODO

Il periodo è segnato da due grandi eventi, che si sono svolti per tutto il V secolo:

- le due guerre fra Greci e Persiani;

- la Guerra del Peloponneso fra Sparta e Atene, ciascuna a capo di una grande coalizione.

Ma è stato soprattutto il periodo dell'egemonia di Atene, caratterizzato, oltre che dall'affermazione del-

la sua potenza economica e militare, dal consolidamento della democrazia e da una straordinaria fiori-

tura culturale, particolarmente intensa sotto il governo di Pericle (la seconda metà del secolo viene chia-

mata, infatti, "età di Pericle").

LE GUERRE FRA GRECI E PERSIANI

Nel V secolo a.C. la Grecia dominava il Mediterraneo, attraverso la rete dei rapporti con le sue colonie.

Diversa era la situazione in Asia Minore: dove le poleis greche della Ionia (Mileto, Chio, Samo), fin dal

545 a.C., erano state sottomesse dai Persiani, pur mantenendo con la Grecia rapporti commerciali e cul-

turali. con l'aiuto di truppe di Ate-

Nel 499 a.C. le colonie organizzarono una rivolta contro il potere persiano,

ne ed Eretria. La ribellione fu repressa in modo sanguinoso e, come avvertimento a tutte le altre poleis,

i Persiani rasero al suolo Mileto (494 a.C.), una delle città più importanti del mondo ellenico.

Questo evento tragico fece capire alle poleis della Grecia che sarebbero state ben presto oggetto del-

le mire espansionistiche della Persia, contro la quale bisognava prepararsi unite.

per la comune difesa.

Atene, Sparta e molte altre città greche stipularono, nel 491 a.C., un'alleanza

L'aiuto che Atene ed Eretria avevano offerto alle poleis asiatiche ribelli divenne il pretesto che il re per-

colse per sfidare la Grecia. Essa era l'ultimo obiettivo del progetto di espansione che Dario

siano Dario

aveva quasi realizzato, annettendo l'Egitto e avendo sottoposto a tributo la Macedonia.

Nel 490 a.C. l'esercito persiano, dopo aver distrutto Eretria, si diresse verso l'Attica e sbarcò nella pia-

a poco più di 40 chilometri da Atene. Atene, con il suo esercito di 9.000 uomini e con

nura di Maratona,

un migliaio di soldati venuti dalla città di Platea, si preparò ad affrontare i Persiani dalle colline di Mara-

tona. Dopo una dura battaglia, riuscirono a prevalere i Greci, guidati dall'abile comandante Milziade.

La vittoria di Maratona ebbe per i Greci un'importanza decisiva. Dimostrava che l'Impero persiano po-

teva essere fermato. Atene, uscita vincitrice, ne ebbe gloria e prestigio e rinsaldò la propria supremazia

sulle poleis dell'Attica. a un nuovo attacco. Il re

non aveva fiaccato definitivamente la Persia, che, anzi, si preparava

La Grecia succeduto a Dario, fece addirittura scavare un canale per tagliare l'istmo del monte

persiano Serse, il percorso della flotta.

Athos e abbreviare

Atene, dal canto suo, cercò di rafforzarsi, anche se al suo interno esistevano profondi disaccordi sulla

politica da seguire: rappresentavano

i "democratici", guidati da gli interessi di mercanti e

Temistocle,

della flotta; ad essi si opponevano i "moderati", guida-

al rafforzamento

erano quindi favorevoli

artigiani,

ti da che avevano il sostegno dei grandi proprietari terrieri.

Aristide,

Prevalse la politica di Temistocle che impostò un ampio programma di potenziamento della flotta: in bre-

ve tempo furono costruite 100 nuove triremi, pronte al combattimento e, per far fronte alla necessità di

furono arruolati nell'esercito anche i cittadini più poveri che non possedevano ricchezza suffi-

rematori,

ciente per acquistare armi: in questo modo crebbe il loro peso politico.

Nel 480 a.C. Serse iniziò la seconda spedizione contro la Grecia. L'imponente esercito persiano, attra-

versato l'Ellesponto su un ponte di barche, passò per la Tracia e si diresse verso la penisola greca da

Nord, scortato dalla flotta lungo le coste. Alle città greche il re persiano inviò un ultimatum, chiedendo-

l'esercito più forte del tempo divise le poleis: alcune fecero at-

di affrontare

ne la sottomissione. Il timore

to di sudditanza alla Persia; altre rimasero neutrali.

Tuttavia, Atene decise di opporsi all'invasore, chiamando attorno a sé tutte quelle città che non voleva-

no perdere la propria libertà. Aderì anche Sparta, che assunse il comando supremo, affidato a Leonida.

Il primo scontro tra l'esercito greco e quello persiano si ebbe al passo delle che apriva la

Termopili,

strada alla Grecia centrale. Qui si erano schierati gli Spartani, mentre la flotta ateniese si era disposta a

Capo Artemisio. Leonida, resosi conto di non poter resistere all'esercito persiano, lasciò andare il gros-

so delle truppe, difendendone la ritirata, mentre lui e i pochi soldati rimasti furono massacrati.

L'esercito persiano proseguì nella sua avanzata fino ad Atene, che fu invasa e saccheggiata, mentre i

12 L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

suoi abitanti erano riusciti a rifugiarsi nell'isola di L'ultima speranza era riposta nella flotta; es-

Salamina.

sa fu schierata proprio nello stretto braccio di mare, che divideva Salamina dalla penisola dell'Attica.

Qui fu attirata la flotta persiana; poiché lo spazio di manovra era esiguo, i grossi navigli persiani faceva-

no fatica a muoversi, mentre le navi greche, più agili, potevano colpirli con facilità. In questo modo, i

Greci ottennero una strepitosa vittoria.

L'anno seguente, nel 479 a.C., la Persia veniva definitivamente sconfitta: l'esercito di terra a Platea (ad

sulle coste dell'Asia Mi-

opera, soprattutto, delle truppe spartane di Pausania) e la flotta a Capo Micale,

nore. Così le città greche avevano salvato la propria indipendenza.

LA LEGA DI DELO E LA SUPREMAZIA DI ATENE

Con le guerre persiane aumentò il prestigio delle due città che avevano maggiormente sostenuto il pe-

so della lotta: Sparta e Atene.

Sparta era impegnata a controllare la popolazione, sempre sul punto di ribellarsi, perciò dovette accon-

tentarsi di confermare e difendere la sua egemonia sul Peloponneso.

Fu Atene a trarre maggiore beneficio dalla vittoria sui Persiani. La sua potente flotta non solo era una

garanzia per la difesa della Grecia, come aveva dimostrato contro la Persia, ma rappresentava un mez-

zo per aumentare i commerci e le ricchezze.

Le poleis più interessate a una politica mercantile e navale (quelle dell'Egeo e della costa asiatica prin-

un'alleanza militare, la Lega di Delo, a capo della quale si pose

cipalmente) nel 477 a.C. costituirono

Atene. Le città aderenti pagavano tributi in navi e denaro, che veniva depositato al santuario di Delo. Il

fine ufficiale dell'alleanza era predisporre una difesa permanente contro la Persia. Inizialmente, infatti, ci

furono parecchi scontri nell'Egeo, in seguito ai quali il pericolo persiano venne in pratica eliminato (la

del 449 a.C. sancì la fine del conflitto).

pace di Callia

Ciononostante, la Lega venne mantenuta per volontà di Atene, che ne fece lo strumento per esercitare

la sua egemonia su tutto l'Egeo.

IL GOVERNO DI PERICLE

Ispiratore di questa politica imperialista fu un abile uomo politico: (495-429 a.C.), sotto il cui go-

Pericle

verno Atene raggiunse il culmine del suo splendore. Così lo storico Plutarco parla di Pericle: "Decise di

dedicarsi alla causa del popolo, assumendo, contro la propria natura che non era democratica, la dife-

sa delle grandi masse dei poveri anziché del piccolo gruppo dei ricchi" .

Il padre di Pericle, Santippo, aveva vinto i Persiani a Capo Micale; la madre era nipote di Clistene: Pe-

ricle, quindi, che pure rappresentava il meglio della tradizione aristocratica ateniese, fu protagonista

della trasformazione democratica della città e della vittoria contro il nemico persiano.

democratico dopo che Temistocle era stato cacciato da Ate-

Pericle iniziò la sua vita politica nel partito di anno in anno; così egli si trovò a go-

nel 461 a.C., venne riconfermato

ne (470 a.C.). Eletto stratega

vernare per trent'anni la politica ateniese.

Il progetto fondamentale della sua azione politica fu quello di trasformare Atene in una vera e propria

potenza. le classi sociali protagoniste della vittoria ate-

Il primo punto di questa strategia consistette nel favorire

niese contro i Persiani: artigiani, plebe marinara e commercianti.

Pericle tentò di realizzare un nuovo e dinamico equilibrio tra pubblico e privato, tra la sfera della politi-

ca e quella dell'economia. Prestò una particolare attenzione alla formazione del cittadino, accettando il

alla vita pubblica.

partecipare

principio che tutti, se capaci, potessero

Per lo statista ateniese tale modello di democrazia doveva essere esportato nell'intero mondo greco, a

giustificazione del ruolo egemonico esercitato dalla città.

Per questo egli attuò una la

più diretta

di Clistene, allargando e rendendo

della costituzione

riforma

partecipazione del demos:

– aumentò i poteri dell'ecclesìa, (cui spettava ora anche il compito di proporre le leggi), della bulè

e dell'elièa;

allargò anche alle classi sociali inferiori l'accesso alla carica di arconte;

– e, quindi, degli aristocratici;

dell'areopago

ridusse il potere

– per permettere anche ai più poveri di ricoprire cariche amministrative e politiche, stabilì per esse

un compenso economico.

Occorre tuttavia ricordare che, nell'Atene di Pericle, gli abitanti che potevano godere dei diritti politici

13

L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

erano circa 20.000, mentre più di 330.000 circa (tutte le donne, gli schiavi e i meteci) ne erano esclusi:

quindi, solo 1/17 della popolazione ateniese godeva di pieni diritti politici.

L'occasione concreta che consentì a Pericle di realizzare i suoi progetti fu una serie di conflitti tra le cit-

tà greche; ciò gli permise di spostare ad Atene (nel 454 a.C.) il tesoro della Lega di Delo.

In questo modo Pericle gestì le ricchezze ricavate dai tributi delle città alleate e a tutto vantaggio di Ate-

ne. E anche la ricostruzione dei templi dell'acropoli, distrutti dai Persiani, fu simbolo della grande poten-

za della città.

ATENE, CAPITALE DELLA CULTURA

Dopo le vittoriose guerre persiane e per tutto il V secolo Atene si afferma come centro d'attrazione e d'ir-

radiazione culturale per l'intera società ellenica.

Ciò è dovuto alla sua prosperità economica, alla ricchezza e vivacità della sua vita politica e sociale, al

diffondersi di nuovi orientamenti culturali e di un nuovo spirito laico.

La fittissima rete di relazioni politiche, economiche e commerciali costituita da Atene nell'area mediter-

ranea favorisce nuove possibilità di comunicazione. Comincia l'epoca dei grandi viaggi: lo storico Ero-

doto si reca nella Russia meridionale, in Egitto o a Babilonia; il medico Ippocrate giunge al mar Nero e

a Cirene (nell'attuale Libia) e il filosofo Democrito va in Persia, in Egitto e - secondo alcuni - in India. So-

prattutto si intensificano le relazioni tra Atene e i maggiori centri della Sicilia e della Magna Grecia, che,

e vedono anch'essi

grazie alla vittoria conseguita ad Imera, hanno bloccato l'espansione cartaginese

aprirsi una grande stagione di progresso civile e di fioritura culturale.

Gli esponenti della nuova cultura provengono, oltre che da Atene e dalla Grecia, anche dalla Magna

Grecia e dall'Asia Minore. Questo fa di Atene una o, come afferma con orgoglio Pe-

città cosmopolita,

ricle, una vera e propria "scuola dell'Ellade".

Proprio in tale contesto la diversità di costumi, lingue, istituzioni e forme di organizzazione sociale si ri-

flette nella cultura, producendo idee e posizioni teoriche originali. Si affermano così nuovi orientamenti

di pensiero, si elabora una nuova immagine del mondo sia riguardo alla natura che all'uomo. La spie-

gazione dei processi naturali tende sempre più ad affrancarsi da ogni ipotesi di intervento divino e a fon-

darsi su principi e regole razionali interni alla natura stessa.

E anche la condotta di individui e gruppi sociali viene spiegata e giustificata in base a principi, valori e

motivazioni razionali, dipendenti interamente da rapporti e interessi umani.

Nel corso del secolo, la tumultuosa e rapida crescita ha aperto spazi e occasioni nuove ai gruppi so-

ciali in grado di coglierle, favorendo comportamenti e valori di tipo individualistico, legati alla competi-

zione per la ricchezza e il potere. dell'Occidente, per la realizzazione di opere di

L'età di Pericle è stata definita il primo "Rinascimento"

eccezionale valore artistico e la presenza di straordinarie personalità in tutti i campi del sapere umano.

"tutta di marmo", voluta da Pericle - e per la quale egli utilizzò il tesoro della Lega di

La nuova acropoli,

Delo - non doveva rappresentare solo il centro rinnovato di Atene, ma diventare il cuore di tutta la Gre-

per tutti gli

una grandissima occasione di lavoro

cia, il "santuario panellenico". In questo modo egli creò più importanti di tutti i tempi.

abitanti di Atene, ma, soprattutto, diede vita ad uno dei complessi artistici

Tra gli artisti del cui contributo Pericle si avvalse possiamo citare gli architetti Ictino e Callicrate, che pro-

gettarono e realizzarono il Partenone, ma soprattutto Fidia, grande amico di Pericle e direttore dei lavo-

ri di ricostruzione dell'acropoli. A lui si deve il complesso di bassorilievi che ornavano i frontoni e il fre-

gio del Partenone, vero capolavoro della scultura di ogni tempo.

e Policleto.

Mirone

furono

Altri scultori importantissimi

Tutta l'arte e la letteratura di questo periodo obbediva ad un che si può pensare sia stato vo-

progetto,

luto dallo stesso Pericle: documentare il passato glorioso dei miti e degli eroi dell'antica Grecia, trasfor-

che i secoli successivi chiameranno classica, pro-

Atene nella nuova culla della cultura e dell'arte,

mare

prio perché rappresenta la sintesi più alta delle conquiste culturali della Grecia.

TEATRO

IL fu quello del

in cui l'Atene di Pericle raggiunse il vertice

campo artistico

L'altro Appar-

tragico.

teatro

tengono a questo periodo, compreso tra le guerre persiane e l'apogeo di Pericle, i tre maggiori trage-

come soldato alla battaglia di Salamina), Sofocle (anche lui gran-

Eschilo (che partecipò

diografi greci:

de amico di Pericle) e più tardi Euripide e il commediografo Aristofane.

Non sappiamo quando e come sia nato il teatro (dal greco théatron, "luogo da dove guardare" ) in Gre-

tra va-

durante le quali si organizzavano gare

cia. Sicuramente esso è legato alle grandi feste religiose,

ri drammaturghi (cioè compositori di opere teatrali). La gara durava un'intera giornata e si alternava la

14 L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

recita di pezzi drammatici (tragedie) con pezzi comici (commedie).

Possiamo affermare che furono i Greci ad inventare il teatro così come lo conosciamo anche oggi, cer-

tamente una delle eredità culturali più importanti del mondo greco. Le prime forme di rappresentazioni

e di macchine teatrali risalgono al VI sec. a.C., ma solo nel V e IV sec. a.C. si ebbe il massimo svilup-

po, per merito di quei grandi tragici e commediografi.

La caratteristica architettonica più importante del teatro greco è il suo inserimento nell'ambiente natura-

le: scavato nella collina, esso ne sfrutta il pendio. Il pubblico accedeva a una gradinata a forma di se-

micerchio, la cavea o koilon, divisa in più settori a forma di cuneo. Al centro, un'area circolare o semi-

circolare, l'orchestra, era destinata al coro (gruppo di attori che danzavano e declamavano brani lirici

con funzione di personaggio collettivo) ed ospitava un altare. Il palcoscenico, o proscenio, su cui reci-

tavano gli attori, era chiuso da un fondale, la scena, costruito con colonne ed altri elementi architettoni-

ci.

Gli attori erano solo maschi e indossavano sul volto maschere di terracotta che caratterizzavano i per-

sonaggi. Il pubblico interveniva anche rumorosamente, trasformando la recita in uno spettacolo attivo.

LA GUERRA DEL PELOPONNESO

Il periodo è segnato dalla crescita della potenza di Atene e dal suo aperto conflitto con Sparta. La po-

litica di espansione e di conquiste si pone obiettivi ambiziosi, frutto di sogni di grandezza dei settori più

della società.

aggressivi

Ma la forza politico-militare di Sparta (e della siciliana Siracusa) e la rivolta delle città soggette ad Ate-

ne condurranno la città ad una rovinosa sconfitta al termine della guerra del Peloponneso. Difatti la cre-

scente potenza di Atene, che cercava ogni occasione per aumentare la sua influenza e imporre la su-

premazia su tutte le città greche, provocò la reazione delle città della Lega del Peloponneso, guidata

da Sparta. Ciò portò, nel 431 a.C., allo scoppio di una guerra durata quasi 30 anni, tra le due città e i

loro alleati, che venne detta guerra del Peloponneso.

Ad Atene, Pericle (che ormai subiva critiche da parte degli avversari politici anche per le grandi som-

me spese nella ricostruzione dell'acropoli) adottò la strategia di lasciare che il nemico, molto più forte

sulla terraferma, avanzasse. Intanto la flotta ateniese avrebbe logorato le città avversarie, sconvolgen-

do il loro commercio e spingendo le popolazioni suddite degli Spartani alla rivolta. L'Attica fu invasa dal-

l'esercito spartano, mentre gli Ateniesi si rifugiavano all'interno delle mura. I campi abbandonati subiro-

no gravi devastazioni, come del resto Pericle aveva previsto, ma molti Ateniesi cominciarono a dubita-

re della sua tattica. Inoltre, tra la popolazione scoppiò una gravissima pestilenza (430 a.C.), in cui per-

se la vita anche Pericle. Atene comunque, non capitolò. La guerra continuò, su vari fronti, finché i due

contendenti, esausti, nel 421 a.C., si accordarono per porre fine ai combattimenti (pace di Nicia).

La pace durò pochissimo; ad Atene si scontravano i fautori della pace e quelli della guerra: questi ulti-

mi erano soprattutto artigiani, mercanti e armatori, che pensavano di trarre profitto da una vittoria finale

di Atene, quando la città avrebbe dominato i commerci del Mediterraneo, senza concorrenti. Nel clima

promesse,

e nel fare

i demagoghi, agitatori abili nel parlare

del momento, prevalevano

acceso e incerto

al proprio interesse, anziché a quello del popolo. Tale era

ma protesi (450-404 a.C.), che in-

Alcibiade

cantava le masse con i suoi discorsi eleganti e raffinati, celando una grande ambizione e bramosia di

potere. Egli convinse gli Ateniesi a organizzare una spedizione in Sicilia contro (415-413 a.C.),

Siracusa

alleata di Sparta. L'esito fu disastroso: Atene perse più di 200 navi e 40.000 uomini.

la rivale, non esitò a stipulare un accordo con i Persiani, dai quali

sua, per stroncare

da parte

Sparta,

ottenne aiuti finanziari, riuscendo a costruire una flotta poderosa. Atene resistette ancora per molto tem-

po, ma il disastro subito in Sicilia, le discordie interne e la perdita di prestigio la indebolirono. Dopo qual-

Nel 405 a.C. la sua flotta fu distrutta nello scontro

che battaglia vinta (Arginuse), finì per soccombere.

navale sull'Ellesponto, a Egospotami.

Atene, assediata, prostrata dal lungo conflitto, abbandonata dalle città alleate, firmava una pace duris-

sima (404 a.C.): dovette consegnare quello che rimaneva della sua flotta, abbattere le mura fortificate,

rinunciare alla costituzione democratica.

Atene, pur fiaccata in campo economico, sociale e politico, pur tra smarrimenti ed errori, restava la ca-

tramontata.

era ormai

pitale della cultura e della riflessione filosofica, ma la sua egemonia sulla Grecia 15

L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

4. L ,

A CRISI DELLA POLIS LA CONQUISTA MACEDONE

' A M

IMPERO DI LESSANDRO AGNO

E L (IV . .C.)

SEC A

LA CRISI DEL SISTEMA DELLA POLIS

Negli ultimi anni del V secolo e nei primi decenni del IV si svolgono gli avvenimenti decisivi della crisi

dell'egemonia ateniese sulla Grecia, dopo la disastrosa conclusione della guerra del Peloponneso.

La fine della guerra del Peloponneso segna anche l'avvio del tramonto della polis e del vecchio siste-

ma di relazioni e di equilibri fra le città greche. Mentre si consumano i tentativi egemonici di Sparta e Te-

be e sullo scenario internazionale si affaccia la nuova potenza macedone, la Grecia attraversa una fa-

se di disordine, incertezza e crisi.

Nelle poleis crescono gli squilibri sociali e le differenze tra le condizioni dei cittadini, con il conseguen-

Da qui una spinta crescente all'emigrazione di interi nu-

te aumento delle tensioni e dei conflitti interni.

clei familiari (che toglie alla città le forze più giovani, intraprendenti e professionalmente qualificate) e al

“mercato del lavoro della guerra”, perché molti diventano mercenari.

E anche questi fenomeni contribuiscono a provocare il tramonto dello spirito cittadino. Come sottolinea-

no alcuni intellettuali del tempo, si manifestano il trionfo dell'apatia politica, un crescente ripiegamento

verso i propri interessi privati e una più ridotta partecipazione alle attività civiche.

In contrasto con la debolezza politica, comunque, è il livello elevatissimo raggiunto dalla economia del-

le città-stato grazie allo sviluppo di moderne attività artigianali e mercantili e all'estensione del sistema

della schiavitù.

Dopo la sconfitta nella guerra del Peloponneso, ad Atene si formò un governo oligarchico, detto dei

Questo regime di terrore - con numerose condanne all'esilio o a morte - generò una tale

Trenta Tiranni.

reazione, che, dopo appena un anno, i Trenta Tiranni furono cacciati e la democrazia venne restaurata.

Toccava a Sparta, la vincitrice della guerra del Peloponneso, porsi come il punto di riferimento del mon-

do greco. Tuttavia, essa non possedeva - da sola - la forza ed il prestigio necessari.

Infatti, si limitò a intervenire dal punto di vista politico, imponendo alle città alleate governi oligarchici, i

quali attirarono odi contro di sé e contro la città protettrice, ancora più invisa perché alleata alla Persia.

Invece di unire la Grecia, Sparta finì per creare nuove divisioni. Vi furono ancora scontri e battaglie, con

l'intervento della Persia, che aveva interesse all'indebolimento della Grecia. Sparta, quindi, non riuscì ad

imporsi veramente. passava

Nel 371 a.C. venne sconfitta a Leuttra da un esercito guidato dal tebano Epaminonda. A Tebe

l'egemonia, che tuttavia durò molto poco: nel 362 a.C. la città veniva sconfitta a Mantinea da una coa-

lizione che univa Atene e Sparta.

Seguì un periodo di crisi che portò a compimento il processo di decadenza delle città greche, fino alla

conquista macedone, ad opera di Filippo.

ATENE: IL DIBATTITO SULLE CAUSE DELLA SCONFITTA

La nuova democrazia ateniese assume ora un carattere fortemente moderato. Lo dimostra la politica di

riconciliazione nei confronti dei sostenitori dell'oligarchia e il provvedimento di amnistia emanato a loro

favore. Tale scelta è dovuta anche alla necessità di far fronte all'emergenza economica e sociale con-

seguente alla sconfitta. della città. Da par-

politico-militare

dibattito sulle ragioni del disastro

in questo periodo un aspro

Si apre

te delle nuove forze dirigenti e di un'opinione pubblica scossa e demoralizzata, le cause vengono indi-

viduate principalmente nelle "degenerazioni" della democrazia.

In particolare le responsabilità di questa crisi viene addebitata a quelle forze e posizioni politiche e cul-

turali che, nel nome dell'innovazione e della revisione critica del sapere, avevano contribuito a incrina-

re l'unità e il costume etico-religioso dei “padri”.

I riscontri non mancano. Proprio dal movimento sofistico e dalla cerchia socratica provenivano, ad

esempio, il capo dei Trenta Tiranni, Crizia, e il generale Alcibiade, dimostratisi uomini senza principi: il

primo perché responsabile della vendetta politica, delle condanne a morte e degli omicidi che avevano

16 L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

colpito quasi 1500 esponenti di parte democratica; il secondo perché - pur avendo riportato grandi vit-

torie sul piano militare - aveva contribuito alla rovina della città con azioni azzardate e con una politica

spregiudicata, talvolta di collusione con il nemico spartano e persiano.

(469-399 a.C.): accusato di non credere agli dei e di corrompere i

Vittima di questo clima fu Socrate

giovani, egli fu condannato a morte. Il suo insegnamento sopravvisse, raccolto e approfondito dal di-

scepolo (427-347 a.C.), il cui pensiero costituirà, insieme a quello di (384-322 a.C.),

Platone Aristotele

il vertice della filosofia antica.

LA CONQUISTA MACEDONE DELLA GRECIA

Ad approfittare della situazione di disordine delle città greche fu il Regno di Macedonia, situato nella re-

gione a Nord della penisola greca. I Macedoni erano pastori e montanari affini ai Greci per stirpe e lin-

gua, ma guardati con sospetto e considerati barbari, lontani dalla loro cultura. La Macedonia, infatti, era

vissuta per lungo tempo ai margini del mondo greco; il suo ordinamento, ad esempio, non era quello

delle poleis, ma rimase sempre monarchico. Tuttavia, a partire soprattutto dal V sec. a.C., mentre in Ate-

ne fioriva la grande cultura classica, si era aperta all'influsso greco.

(382 circa-336 a.C.), salito al trono nel 359 a.C., dopo aver conquistato le regioni a Nord

Il re Filippo II

Est della Macedonia, diresse le sue mire espansionistiche verso Sud, approfittando abilmente delle

guerre esplose fra le città greche.

A questo fine, si impegnò a curare in modo particolare l'esercito; prendendo a modello Tebe, perfezio-

nò la un'unità di combattimento che divenne famosa per la sua invincibilità, per essere una ge-

falange,

niale macchina da guerra.

Ideata dal tebano Epaminonda, la falange fu riorganizzata da Filippo II come una “grande massa d'ur-

to”. Ogni falange era uno schieramento serrato e compatto, formato da 8 file successive di uomini. L'ar-

ma fondamentale di questi soldati era la sarissa, un'asta la cui lunghezza variava da 5 a 7 m. Pratica-

mente inservibile nel combattimento individuale, la sarissa era un formidabile strumento d'assalto nel-

l'attacco in massa. Retta a due mani in posizione orizzontale dagli uomini delle prime cinque file, sopra-

vanzava come una barriera d'acciaio la prima linea e formava una selva di punte contro i nemici.

I soldati delle ultime tre file tenevano invece le sarisse levate in alto, usandole come uno sbarramento

contro le frecce. Poiché la falange non poteva muoversi lateralmente, Alessandro Magno l'avrebbe più

tardi posta al centro dello schieramento offensivo, dove era necessaria un'azione di sfondamento, do-

po gli attacchi della cavalleria.

Di fronte al pericolo che il sovrano macedone si impadronisse della Grecia i pareri erano discordi.

I ceti più elevati si sentivano minacciati dalle rivendicazioni popolari e dalle mire egemoniche della Per-

sia. Molti vedevano perciò con favore la nascita della nuova potenza macedone, come possibile punto

démos e per contrastare l'espansio-

d'appoggio per affermare stabilmente il dominio politico sociale sul

nismo persiano. Essi consideravano il sovrano macedone un greco e speravano che la sua egemonia

la pace tra le poleis.

potesse portare rivendicando il valore sia della democrazia - che la domi-

Ma molti altri si opponevano a tale prospettiva,

nazione macedone avrebbe cancellato - sia dell'indipendenza delle poleis. Ad Atene, ad esempio, l'ora-

tore Demostene sosteneva con vigore la necessità di difendersi, mediante i famosi discorsi noti con il no-

me di Filippiche (“contro Filippo”) e l'impegno a creare una coalizione di città greche contro Filippo.

a

nel 338 a.C., invasa la Grecia,

la forza delle armi:

Alla fine, prevalse la falange macedone

Cheronea

ebbe ragione della resistenza opposta da Atene e Tebe.

Filippo si presentò come capo dei Greci e li chiamò a raccolta per guidarli in una guerra contro la Per-

sia (Lega di Corinto).

Stavano iniziando le operazioni, quando Filippo venne ucciso in una congiura organizzata dalla sua

stessa corte, nel 336 a.C.

L'IMPERO DI ALESSANDRO MAGNO

Il posto di Filippo II fu preso dal figlio, passato alla storia come Alessandro Magno, cioè “Grande”, per

(356-323 a.C.).

le sue imprese

Alessandro fu educato a Pella, capitale del Regno macedone, dal più grande filosofo dell'antichità, Ari-

stotele (384-322 a.C.), il cui insegnamento influenzò probabilmente l'allievo. distruggendo,

dimostrò subito le sue doti di comandante militare,

Alessandro

Salito ventenne al potere,

nel 335 a.C., la città che si era ribellata alla supremazia macedone; con questo atto egli decretò

Tebe, 17

L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

la fine irreversibile della libertà delle poleis greche.

Nel 334 a.C. riprese il progetto del padre di fare guerra alla e di liberare le città greche dell'Asia

Persia

Minore.

Alla guida di un esercito di Macedoni, Greci e mercenari, iniziò una spedizione in Oriente, che nel giro

di 10 anni lo portò a conquistare l'Impero persiano e a fondare un impero universale.

Penetrato in Anatolia, Alessandro sconfisse ripetutamente l'esercito persiano: a Granico (334 a.C.) e ad

a Isso (333 a.C.).

Nel 332 a.C., Alessandro conquistò la Fenicia, la Siria e l'Egitto. Qui (dove si era fermato alcuni mesi)

d'Egitto,

rese omaggio alla religione locale, facendo visita all'oracolo di Ammone, e fondò Alessandria

la città destinata a diventare (dopo Babilonia) la capitale culturale del mondo antico, il centro di irradia-

zione della cultura ellenistica.

Rivoltosi di nuovo verso il cuore dell'Impero persiano, vinse a Gaugamela (331 a.C.). Quest'ultima scon-

fitta segnò il crollo dell'Impero persiano che, già indebolito dalle ribellioni delle satrapie, non seppe fron-

teggiare la superiorità militare dell'esercito macedone e l'abilità strategica del suo comandante.

Alessandro, infatti, occupò tutte le capitali dell'Impero persiano, costringendo Dario III alla fuga e assu-

mendo alla sua morte (fu ucciso da un satrapo) il titolo di Gran Re.

Tra il 330 e il 327 a.C. Alessandro conquistò la Battriana e la Sogdiana, nell'Asia iranica, e preparò la

che occupò dal 327 al 325 a.C., arrivando fino alla foce dell'Indo. Qui i solda-

spedizione verso l'India,

ti si rifiutarono di proseguire; Alessandro iniziò così il viaggio di ritorno con il grosso dell'esercito, men-

tre una parte, al comando di Nearco, seguì l'Indo, arrivando poi fino alle foci del Tigri e raccogliendo in-

formazioni geografiche ed etnografiche. il più vasto che

Alessandro si stabilì a Babilonia, che scelse come capitale dell'Impero alessandrino,

fosse stato creato fino a quel momento, esteso dalla Grecia e dall'Egitto fino all'India.

IL PROGETTO POLITICO E LA MORTE DI ALESSANDRO

A Babilonia Alessandro si dedicò all'organizzazione dell'impero, le cui basi erano già state gettate du-

rante la spedizione.

Il progetto era quello di costituire un impero “universale”, cioè un vasto dominio militare e culturale, al-

l'interno del quale i vari popoli obbedissero alle medesime leggi.

Per realizzarlo era necessario unificare amministrativamente i territori e culturalmente i vari popoli.

(koinonia)

Alessandro cercò di raggiungere tali obiettivi, adottando una politica che mirava alla fusione

tra i popoli greci e quelli orientali, al mantenimento della struttura organizzativa dell'Impero persiano, al-

l'organizzazione del consenso dei popoli orientali sottomessi. tra soldati

Ritornato a Susa dalla spedizione in India, Alessandro fece celebrare matrimoni in massa

macedoni e donne persiane (lui stesso sposò la figlia di Dario III).

secondo questi criteri:

realizzazione,

nella sua effettiva

organizzò l'impero,

Alessandro

• mantenne le satrapie persiane, sostituendo i satrapi con governatori greco-macedoni e lasciando

le altre cariche ai funzionari locali;

• rafforzò la rete stradale persiana, al fine di mantenere uno stretto collegamento tra le varie regioni

dell'impero;

• istituì una moneta unica, per facilitare il commercio;

• favorì (e impose) matrimoni misti;

• creò un esercito e una classe di funzionari misti;

dell'impero il greco (koiné);

come lingua ufficiale

introdusse

• promosse la fondazione di nuove città (chiamate Alessandria) destinate ad essere colonizzate da

Greci;

• lasciò notevole libertà di culto; dei sudditi

adottò cerimonie e usi tipici dei sovrani orientali, ad esempio esigendo la prostrazione

• ai suoi piedi e accettando la divinizzazione della sua persona.

Proprio questi ultimi aspetti della politica di Alessandro suscitarono l'ostilità dei greco-macedoni, ai qua-

li erano estranee per cultura certe manifestazioni e che mal sopportavano l'integrazione con popoli con-

siderati “barbari”, quindi inferiori per definizione ai Greci.

A Babilonia, mentre progettava forse una spedizione verso Occidente, Alessandro morì, probabilmente

di malaria (323 a.C.).

18 L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

5. L'E TÀ ELLENISTICA

(III–I . .C.)

SEC A

IL PERIODO

Il periodo considerato va dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.) alla conquista dell'Egitto da par-

te di Roma (30 a.C.).

Non avendo Alessandro lasciato eredi (il figlio che aspettava dalla moglie Rossane non era ancora na-

to), i suoi generali si occuparono del governo delle varie regioni dell'impero.

Ben presto, però, scoppiarono violente lotte per la conquista del potere e, nel giro di pochi decenni, l'Im-

pero alessandrino fu diviso in vari regni indipendenti, guidati dai successori dei generali di Alessandro

(diadochi), che diedero vita a vere e proprie dinastie.

Nel III sec. a.C., quindi, al posto di un solo impero si erano formati vari regni, detti regni ellenistici:

• Regno d'Egitto, sotto la dinastia dei Tolomei;

• Regno di Siria, sotto i Seleucidi;

• Regno di Macedonia, sotto gli Antigonidi;

• Regno di Pergamo, sotto gli Attalidi.

Il periodo che va dalla morte di Alessandro fino alla conquista romana dell'Egitto (30 a.C.) è detto Età

ellenistica o Ellenismo.

Il progetto politico unitario di Alessandro non gli era sopravvissuto, ma i regni ellenistici seppero pro-

e mondo orientale che erano state fortemen-

muovere l'unità culturale e l'integrazione tra mondo greco

te volute dal re macedone.

Dal punto di vista politico, l'Età ellenistica vide il tramonto della polis e l'instaurazione di monarchie di ti-

po orientale, del tutto estranee, come tipo di organizzazione politica, alla mentalità greca. Il potere dei

sovrani era assoluto: si esercitava grazie a un forte apparato militare e burocratico e assumeva i conno-

tati religiosi tipici delle monarchie dell'antico Oriente.

Le poleis greche esistevano ancora ma solo formalmente, perché private di quella che era la loro es-

senza, cioè l'indipendenza politica. Quindi era praticamente esclusa qualsiasi possibilità di partecipa-

zione dei cittadini alla vita politica, anche se le città greche conservavano spazi di autonomia ammini-

strativa.

L'intensificarsi e l'ampliarsi degli scambi commerciali, se aumentò la ricchezza di alcune classi sociali

(ad esempio i mercanti delle grandi città), non condusse però ad un miglioramento generalizzato delle

condizioni di vita. Gli alti costi della macchina burocratico-militare portarono a intensificare il carico fi-

scale sull'insieme della società, aggravando soprattutto la condizione dei contadini poveri e provocan-

do frequenti rivolte (represse dagli eserciti mercenari), la fuga dalle campagne e un'impetuosa crescita

del lavoro degli schiavi.

Molti, infatti, si impoverirono, sia per la perdita delle terre (ora di proprietà dei sovrani e della corte) sia

di lavoro e fortuna, ma il

in città, in cerca

spesso si trasferirono

tributi che dovevano versare;

per i forti

più delle volte rimasero ai margini della società e sopravvissero grazie alle elargizioni dei monarchi, che

o limitare le rivolte sociali, assai frequenti in questo periodo.

in questo modo di evitare

cercavano

Per questo in Grecia e in altri paesi dei Mediterraneo orientale, dopo il grande sviluppo del llI secolo

a.C., cominciò una fase di lento declino economico-sociale, che favorì la conquista romana.

ELLENISTICA

LA CIVILTÀ

Sotto i sovrani ellenistici fiorisce una nuova alle vecchie poleis si aggiunge una fitta re-

civiltà urbana:

te di altre città. L'impresa di Alessandro, favorendo l'unificazione di mercati lontanissimi tra loro, aveva

mai prima realizzata, quindi lo sviluppo di un for-

e di denaro

di merci

una circolazione

infatti permesso

te ceto di mercanti, banchieri e imprenditori (in gran parte greci) e di una più estesa classe media.

sede di

Accanto ad più l'egemonia di un tempo, continua ad essere

(che, pur senza esercitare

Atene

un'intensa attività filosofica) si affermano nuovi grandi centri di vita culturale: e

Alessandria, Pergamo

Rodi. la

ellenistiche, poi, hanno promosso

prima, e le grandi monarchie

di Alessandro,

L'impero diffusione

in tre continenti: Europa, Asia Minore e Centrale e Africa mediterranea

della civiltà greca cioè “comune”),

Ovunque si diffonde la lingua greca (in pratica la lingua attica “adattata” e detta koiné,

che diviene una vera e propria lingua internazionale, utilizzata nei rapporti commerciali, per redigere do-

19

L

INEAMENTI DI STORIA GRECA E ROMANA

cumenti ufficiali, per comporre opere scritte. La lingua, l'arte, la scienza greca diffuse fin nel cuore del-

l'Asia diventano patrimonio comune e componenti essenziali dell'educazione dei ceti più elevati.

Il nuovo quadro politico, economico e sociale influisce profondamente sulla filosofia e sulle diverse ma-

nifestazioni artistiche. La filosofia e la letteratura, che nel periodo della polis avevano dedicato la pro-

pria attenzione ai temi della vita politica, ora pongono al centro delle loro riflessioni non più i problemi

del cittadino e dello Stato, bensì quelli dell'individuo, della sua vita privata.

Le principali scuole filosofiche ellenistiche (Epicureismo e Stoicismo) indicano come scopo della vita

dell'uomo il raggiungimento della felicità, ottenuta attraverso il distacco dalle passioni terrene. Le stes-

se scuole, inoltre, contribuiscono a diffondere l'ideale del cosmopolitismo (kosmos “mondo”, polites “cit-

tadino”): l'uomo, cioè, inizia a sentirsi cittadino del mondo, a liberarsi lentamente di pregiudizi etnici. No-

nostante Atene sia ancora la sede delle principali scuole filosofiche, sono le nuove città i centri cultu-

rali del mondo ellenistico, prima fra tutte Alessandria d'Egitto.

In campo artistico, la scultura e pittura ellenistica privilegiano i temi della vita quotidiana, i sentimenti

espressi in modo esasperato: emblema di quest'arte è il famoso Laocoonte, di cui è rimasta una copia

romana. Le statue assumono caratteri più realistici, una tensione, una potenzialità di movimento che si

manifesta anche nei dettagli delle figure scolpite. Il disegno delle nuove città segue le linee di veri e pro-

pri piani regolatori. Si modificano i gusti e le tendenze letterarie. Mentre la tragedia e poesia epica ve-

dono molto ridotto il loro ruolo culturale, acquistano importanza la commedia nuova di Menandro, la

poesia lirica ed elegiaca, l'epigramma, la novella e il romanzo di viaggio, di avventura o d'amore, scrit-

ti in un stile raffinato e ricco di sfumature. Si sviluppa anche la storiografia. Il libro di-

Soprattutto, questa è l'età in cui si afferma pienamente la cultura scritta su quella orale.

venta il principale strumento di comunicazione culturale, grazie anche al papiro egiziano e successiva-

(o 'cartapecora'), prodotta mediante il trattamento di pelli animali non conciate,

mente alla pergamena

che per 1.500 anni, fino all'avvento della carta, costituiranno i materiali essenziali per la produzione dei

libri. per iniziativa del peripatetico Demetrio di Falero e del re Tolomeo I, vengono fondati la

Ad Alessandria,

e il cioè i più importanti centri di documentazione e di studio dell'epoca, dove vive-

Biblioteca Museo,

vano e lavoravano, protetti e pagati dai sovrani, letterati, filosofi e scienziati.

Il Museo (o "luogo dedicato alle Muse", protettrici delle attività intellettuali) è dotato di un osservatorio

astronomico, un orto botanico, un giardino zoologico, laboratori e sale anatomiche. Il sostegno finanzia-

rio dei Tolomei permette di ospitare un numero crescente di scienziati e studiosi.

Gli Alessandrini dedicarono, infatti, particolare attenzione alla conservazione del patrimonio letterario

greco. Si raccoglie e si cataloga tutto il materiale di documentazione disponibile e si pubblica un gran

si cerca di ricostruire i testi originali di molti autori,

numero di libri. Con un paziente lavoro filologico

pubblicandoli in nuove edizioni critiche, a partire da quella sui poemi omerici. In ogni campo dei sape-

del passato.

si sviluppano le analisi filologiche e i commenti alle opere

re cioè la raccolta sisternatica delle "opinio-

In campo filosofico, in particolare, si afferma la dossografia,

ni' (testi, frammenti e testimonianze) dei principali filosofi greci, favorendone lo studio e la diffusione fra

i ceti colti. È grazie a questo lavoro che, ad esempio, nel primo secolo a.C. Andronico di Rodi riesce a

raccogliere e a ordinare il Corpus aristotelicum, con un paziente lavoro filologico e con una rigorosa ana-

lisi dei testi. sia con la ricerca diretta in diversi campi,

Ad Alessandria hanno uno sviluppo consistente le scienze:

che con l'analisi delle opere degli scienziati greci e mediante l'apporto della scienza orientale (egizia e

gli scienziati alessandrini conseguono risultati notevoli nel campo della ma-

babilonese in particolare),

tematica, della geometria e dell'astronomia.

Nel Museo si sviluppa, infatti, una grande varietà di ricerche scientifiche (in astronomia, matematica,

geometria, anatomia, fisiologia, medicina), realizzando un corpo di conoscenze che, insieme a quelle

nello stesso periodo a Siracusa, a Pergamo e in altri centri, costituiscono il punto più alto del-

prodotte

lo sviluppo raggiunto dalla scienza dell'antichità.

alcuni scienziati tra i più rappresentativi.

Ricordiamo

Euclide, matematico del III sec. a.C., è il fondatore della geometria che si studia ancora nelle scuole.

Aristarco di Samo (III secolo a.C.) calcolò la distanza tra la Terra e il Sole e sostenne che è la Terra a gi-

di quella, errata, dif-

fu però abbandonata per secoli in favore

al Sole; la sua ipotesi corretta

intorno

rare

fusa da Tolomeo (I-II secolo d.C.), secondo la quale è la Terra il centro dell'Universo.

Eratostene (III secolo a.C.), osservando i raggi del Sole allo zenit ad Alessandria e la loro inclinazione

nello stesso giorno ad Assuan, sulla base della distanza tra le due città (840 km), seppe calcolare la cir-

della Terra.

conferenza

Archimede (III sec. a.C.), che per poco tempo soggiornò ad Alessandria ma visse prevalentemente a

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Appunti di lineamenti di storia greca e romana del professore Giacomo De Cristofaro, nei quali emerge lo studio approfondito di diversi periodi fondamentali della storia:
dall'arcaico alle polis alla nascita della civiltà greca, per arrivare poi al periodo della nascita dell'impero romano, fino alla sua caduta.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di storia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof De Cristofaro Giacomo.

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