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Lezioni, Teoria e metodi della Progettazione culturale

Appunti di Teoria e metodi della progettazione culturale per l'esame del professor iervese. Gli argomenti trattati sono i seguenti: progettazione culturale, programmazioni culturale, cultura di progetto, motivazioni all’origine di interventi di programmazione culturale.

Esame di Teorie e metodi della progettazione culturale docente Prof. V. Iervese

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L’OGGETTO DELLA PROGETTAZIONE CULTURALE

Lo sfondo di riferimento o CONTESTO (insieme di spazi, relazioni e processi) nell’ambito del

quale si effettua una progettazione culturale è costituito da tre elementi:

1. oggetto

2. territorio all’interno del quale si effettua l’azione

3. attori coinvolti nell’azione progettuale

aspetti statistici: rapporto figura/sfondo, nucleo abitato/paesaggio

Contesto aspetti dinamici: i flussi che attraversano il territorio

Si parla di concezione concettualista per indicare come il bene culturale non sia rappresentato solo

dall’oggetto, ma dalle relazione che legano ad esempio gli arredi dell’edificio, l’edificio al quartiere

e il quartiere al paesaggio. Questa indissolubilità bene culturale-contesto, purtroppo nel nostro paese

non è stata riconosciuta né dalla norma né tanto meno dalla prassi, permettendo che venissero

operate distruzioni e manomissioni irrimediabili.

Di ogni contesto bisogna individuare la sua dimensione:

1. geografica: lo spazio fisico coinvolto dall’azione

2. politica: le relazioni di forza istituzionale con cui i soggetti si interconnettono

3. amministrativa: lo spazio di riferimento istituzionale e non-internazionale, europeo, nazionale,

ecc

4. normativa

5. sociale: i dati, quantitativi e qualitativi, inerenti la situazione demografica, occupazionale,

formativa, culturale

6. economica: i flussi produttivi, economici e finanziari che percorrono lo spazio di riferimento

7. ricettivo-turistica: le presenze quantitative e le condizioni qualitative presenti nello spazio di

riferimento

Solo recentemente le politiche culturale e ambientali del nostro paese hanno cominciato a tenere in

considerazione il concetto di contesto. In questo modo sono state compiute distruzioni in ambito

architettonico, ambientale, normativo e formativo.

IL PATRIMONIO CULTURALE

La progettazione culturale opera nel e sul cosiddetto patrimonio culturale.

La concezione patrimoniale si afferma con la nascita dei moderni stati nazionali. La parola

patrimonium denota l’appartenenza al pater, che nell’antico diritto romano era l’unico soggetto di

diritto. Il concetto di patrimonio, di origine latina e originariamente utilizzato per indicare i beni che

trapassano da padre in figlio, viene così esteso, su scala nazionali, alle cose di interesse storico e

artistico. La nozione stessa di patrimonio è connotata dalla presenza dei seguenti elementi:

a) valore economico

b) denominazione collettiva

c) riferimento a un soggetto proprietario

Il patrimonio esprime l’idea di un’aggregazione consolidatasi nel tempo. La nozione di patrimonio

inteso come insieme di beni, viene fatta propria a livello istituzionale dall’art. 9 della costituzione:

“La repubblica promuove lo sviluppo della cultura scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il

patrimonio storico artistico della nazione.”

Il concetto di patrimonio storico artistico deriva dal concetto più generale di patrimonio nazionale,

inteso come insieme dei beni appartenenti dia a soggetti pubblici che a soggetti privati, che si

trovano all’interno della nazione, purché finalizzati alla realizzazioni del precipuo interesse

nazionale. Il patrimonio nazionale è l’insieme delle ricchezza di un paese che lo stato difende e su

cui vanta dei diritti.

Invece la nozione più restrittiva di patrimonio culturale nazionale accomuna tutti quei beni dotati

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di quel noto e discusso valore culturale indicato dalla Commissione Franceschini (istituita nel 1964

per indagare sulle condizioni del patrimonio culturale e ambientale italiano) e che fa di essi beni di

interesse pubblico.

Per beni culturali si intendono quei beni costituenti testimonianza aventi valore di civiltà.

Si è passati dal definirli “cose artistiche e storiche, oggetti d’arte” (1939) a “beni culturali” (1966)

in senso più ampio. Il termine beni culturali venne introdotto per la prima volta nel lessico politico-

giuridico della convenzione internazionale dellAja del 1954, che aveva per oggetto la protezione dei

beni culturali in caso di conflitto armato. A determinare se un bene appartiene o meno alla classe dei

beni culturali è dunque il riconoscimento, da parte dello stato, di uno status, di un insieme di

caratteristiche che riescono a trasformare l’oggetto da perituro a perenne, consentendogli di

diventare testimonianza di un contesto e di un’epoca.

L’espressione patrimonio culturale nazionale viene dunque utilizzata per indicare i beni culturali

che la collettività va ereditando nel corso del tempo delle generazioni precedenti.

Stato = territorio, popolo, sovranità

Lo stato moderno, il cui primo obiettivo deve essere il bene della nazione e dei cittadini, ha come

compito eminente quello di interessarsi del bene comune, quindi del territorio e del patrimonio

culturale nazionale che lo caratterizza.

Il concetto di patrimonio culturale nazionale si è potuto affermare anche grazie alla mediazione di

soggetti internazionali come l’Unesco, il quale ha ottenuto il consenso da parte degli stati membri

sia sulla nozione di patrimonio culturale nazionale che sulla nozione di patrimonio culturale

universale, riconoscendo fra l’altro come elementi costitutivi anche i beni ambientali. Questa

estensione del concetto di patrimonio culturale è stata recepita dallo stato italiano, oltre che con

l’adesione alla convenzione dell’Unesco, con l’istituzione nel 1975 del primo Ministero dei beni

culturali e ambientali.

La Convenzione dell’Unesco sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale ha avuto

luogo nel 1972, e sono stati definiti:

- PATRIMONIO CULTURALE

1. monumenti = opere di architettura, scultura, pittura monumentali, siti archeologici,

iscrizioni, grotte, ecc

2. complessi = gruppi architettonici validi per la loro unità e per la loro integrazione del

paesaggio

3. siti = opere dell’uomo o creazioni congiunte dell’uomo e della natura, zone archeologiche

- PATRIMONIO NATURALE

1. monumenti naturali = formazioni fisiche e biologiche

2. formazioni geologiche e fisiografiche = zone che costituiscono habitat di specie animali o

vegetali a rischio

3. siti naturali o zone rigorosamente delimitate di riconosciuta rilevanza dal punto di vista

paesaggistico ambientale

Successivamente l’Unesco ha allargato il concetto di patrimonio culturale nazionale facendo

rientrare in questa accezione non solo i beni culturali materiali, ma anche l’insieme di beni culturali

immateriali, che contribuiscono a formare e ad identificare la cultura di una determinata nazione:

tradizioni ed espressioni orali, arti dello spettacolo, usi e costumi, rituali, feste popolari, saperi e

pratiche che concernono la natura e l’universo, le pratiche legate all’artigianato tradizionale e

comune a una determinata popolazione o a uno specifico territorio.

L’oggetto delle attività di progettazione culturale è formato non solo da ciò che viene definito come

patrimonio culturale, ma anche dai servizi che vi sono associati, insieme ai diritti legati alla

proprietà reale e intellettuale. Il progettista culturale nel momento in cui deve formulare un’ipotesi

progettuale deve saper identificare l’oggetto della propria attività, la quale può riguardare beni

culturali e beni paesaggistici, attività, servizi e diritti.

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I quattro oggetti della progettazione culturale:

1. BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI: la loro classificazione è regolata dal codice dei

beni culturali e del paesaggio. Il codice elenca due tipologie di beni: i beni culturali e

paesaggistici, questi ultimi costituiti dai paesaggi italiani. I beni possono essere identificati

in base alla loro natura fisica (beni culturali o paesaggistici) e alla loro natura giuridica

(beni pubblici, ecclesiastici e privati).

I beni culturali possono essere:

- immateriali

- materiali:

beni archeologici

 beni architettonici

 beni archivistici

 beni etnoantropologici

 beni librari

 beni storico-artistici

I beni paesaggistici vengono classificati in:

beni ambientali paesaggistici (ville, giardini e parchi, panorami)

 beni ambientali urbanistici (città d’arte, centri storici)

 beni ambientali naturalistici (aree protette, parchi, riserve)

2. ATTIVITA’: Le attività possono essere considerate quelle strettamente connesse al concetto

di performing arts –le attività di spettacolo: il teatro, l’opera, il balletto, la danza moderna,

concerti sinfonici e chambre recitals, cinema, teatro di strada, spettacoli circensi, e quelli

strettamente connessi alla divulgazione culturale. Il Ministero nel 1998 ha scelto di

chiamarsi Ministero per i beni e le attività culturali abbandonando la precedente

denominazione per porre l’accento sulle attività.

3. SERVIZI: In Italia a partire dagli anni ’90, all’interno e all’esterno di istituzioni culturali di

proprietà pubblica o privata, si è attivato lo sviluppo dei servizi aggiuntivi. Con questa

espressione si intendono servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico, gestiti

da personale interno alle stesse istituzioni o dati in concessione a soggetti privato, profit e

non profit.

I servizi possono essere suddivisi in:

I. servizi di back office concernenti i beni culturali (es. conservazione)

concernenti le strutture (es. pulizia, vigilanza)

II. servizi di front-office concernenti i beni culturali (organizzazione di

mostre e manifestazioni, attività espositive)

servizi concernenti le strutture (gestione della

biglietteria, prenotazione e prevendita, ecc.)

4. DIRITTI: I diritti relativi alla proprietà reale e intellettuale detenuti e generati dalle

strutture culturali pubbliche e private, musei, gallerie, pinacoteche e siti archeologici,

biblioteche, archivi e centri espositivi.

I diritti culturali vengono identificati in via prioritaria come diritti relativi a:

- opere

- pubblicazione

- riproduzione

- diffusione 9

- distribuzione

- uso commerciale

- traduzione

- elaborazione

- diritti d’autore

LA GESTIONE DEL TERRITORIO

Il nostro paese ha un’offerta di risorse diversificata sull’intero territorio nazionale. Solo pochi anni

fa si è comunque cominciato a riflettere in che modo la progettazione culturale può influire sullo

sviluppo del territorio ed esserne a sua volta influenzata, in una prospettiva in grado di generare

turismo, immagine civile e politica, identità collettivo, inclusione sociale. Questa nuova presa di

coscienza deve tener conto dei modi e delle forme di gestione del territorio e dei sistema normativi

e regolativi che lo riguardano, ma deve a sua volta influenzare questi stessi sistemi affinché si possa

giungere a fare interventi coerenti, armonici e sostenibili.

Principali strumenti di gestione del territorio:

1. Piano regolatore generale (PRG)

È il principale piano di pianificazione urbanistica a livello comunale, esteso a tutto il

territorio del comune.

2. Piano strategico

È un documento di programmazione il cui esito dipende da una reale partecipazione alla sua

definizione da parte di tutte le principali forze economiche, sociali e culturali di un territorio

e dalla condivisione degli obiettivi e del metodo di lavoro. Esso è costruito in collaborazione

continua con le forze sociale che agiscono sul territorio; ha come obiettivo l’identificazione

di un progetto comune per la città del futuro.

3. Piano territoriali di coordinamento provinciale (PTCP)

È uno strumento di programmazione di un’area vasta per il coordinamento e l’indirizzo delle

scelte necessarie allo sviluppo del territorio di una provincia. Rappresenta un punto di

riferimento per i territori inclusi nel piano.

4. Piano paesaggistico

È uno strumento di pianificazione paesaggistica. Ripartisce il territorio in ambiti omogenei,

attribuendo a ciascun ambito corrispondenti obiettivi di qualità paesaggistica. Ha contenuto

descrittivo, prescrittivo e propositivo. Individua le aree nelle quali è consentita la

trasformazione del territorio e dei progetti prioritari per la conservazione, il recupero, la

riqualificazione, la gestione e la valorizzazione del paesaggio. Può essere revisionato

periodicamente e dev’essere approvato con provvedimento regionale.

Sono state individuate cinque filiere di valori in grado di connotare l’identità del territorio:

1. filiera sistemico contestuale

2. filiera dell’identità e della partecipazione

3. filiera informativa e formativa

4. filiera economico-sociale

5. filiera progettuale e strutturale

Le attività di progettazione culturale possono svilupparsi solo se integrate nelle politiche di sviluppo

delle risorse territoriali, e dunque in collaborazione con gli stakeholders, i soggetti che, in relazione

a un’azione progettuale, sono portatori di interessi a livello territoriale.

IL DISTRETTO CULTURALE

Gli effetti della progettazione culturale possono svolgere un ruolo tanto più rilevante per lo sviluppo

di un territorio, quanto più tali progetti vengono concentrati o specializzati in aree definite. Da qui il

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tentativo di identificare uno spazio ideale, che può essere definito con il termine di distretto

culturale, in grado di corrispondere a uno spazio dai confini territoriali delimitati, all’interno del

quale poter operare con attività di progettazione culturale integrate con le politiche territoriali. Per

agire in un’ottica di rete si deve agire in un’ottica di:

- strategia partecipata: la realizzazione degli obiettivi presuppone l’apporto di soggetti diversi e

l’adozione di strategie bottom-up

- integrazione delle risorse: viene preso in considerazione l’insieme delle risorse del territorio

Il concetto di distretto è rintracciabile già agli inizi degli anni ’70 e si afferma soprattutto negli anni

’80 in relazione alla produzione industriale (distretto industriale = un sistema territoriale nel quale si

sono create reti di piccoli produttori, di componenti e prodotti finiti, tra loro integrati a comporre

l’intero processo produttivo). L’individuazione del concetto di distretto industriale è servita a

promuovere iniziative, a far emergere e consolidare nuove vie per lo sviluppo economico. In modo

analogo si è pensato che potesse essere utile cominciare a riflettere sul concetto di distretto

culturale, adattando il concetto di distretto al mondo dell’offerta e della produzione culturale

italiana che si trova a doversi confrontare con realtà territoriali diversificate.

Ci sono due diverse definizioni di distretto culturale:

1) area densa di imprese che hanno tratto origine dalla presenza di un artigianato locale settoriale

specializzato, per la quale si possono riconoscere diritti di proprietà su elementi culturali

2) area nella quale si trovano densità di patrimonio culturale di differente natura e che viene letto,

interpretato e valorizzato su diversi piani (aree paesaggistiche, aree storico-artistiche, aree di cultura

materiale)

Quest’ultimo approccio sembra adattarsi meglio alla specifica situazione culturale-territoriale del

nostro paese. Il territorio identificato come distretto culturale potrà essere oggetto di politiche

culturale e di attività di progettazione culturale integrata con le politiche territoriali. Le parole

chiave del distretto culturale sono condivisione e innovazione organizzativa, essendo la sua

specificità quella di mettere in relazione attori e risorse, attraverso un sistema di relazioni fluide e

innovative. Nel distretto culturale prevale l’organizzazione dell’offerta e di accessibilità alla

fruizione del patrimonio culturale. Il distretto culturale deve prendere il via da una decisione

progettuale definita e assumere forma istituzionale. Esso si caratterizza per una complessa

organizzazione rivolta ad offrire servizi di accesso, accoglienza, conoscenza, fruizione.

Il distretto culturale può essere letto come un sistema di relazioni reticolari all’interno di un

territorio circoscritto, dove il nodo centrale è rappresentato dalla valorizzazione del patrimonio

culturale. Gli altri nodi sono rappresentati dalle infrastrutture territoriali e dall’insieme di attori la

cui attività è direttamente collegata al processo di valorizzazione, gestione, promozione e fruizione

dei beni culturali.

Affinché in un territorio possa nascere un’economia di distretto a sfondo culturale, devono

sussistere alcune pre-condizioni:

- valorizzazione dei capital assets quali le risorse culturali e ambientali

- potenziamento di infrastrutture di collegamento e di accessibilità, delle strutture ricettive, della

formazione professionale, delle attività produttive e commerciali di interesse turistico, come

l’artigianato tradizionale e i prodotti eno-gastronomici certificati.

Definire un territorio distretto culturale significa percepire se in quello stesso territorio si stiano

delineando specifiche condizioni:

I. che la fruizione della cultura non venga più considerata dagli stakeholders e dalla

collettività come un servizio, bensì come una condizione dello sviluppo socialmente

equilibrato di un territorio, e come tale oggetto di politiche di sviluppo locale

II. che il patrimonio venga considerato anche come strumento formativo, di sviluppo

socio-economico e di apprendimento di capacità per l’intera comunità

III. che la fruizione del patrimonio culturale venga anche considerata come un nodo

della rete del sistema sociale in grado di creare relazioni

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IV. che il patrimonio culturale esistente sul territorio, venga anche considerato come uno

strumento per assolvere nuove esigenze della società in una prospettiva di sviluppo

qualificativo e quantitativo

V. è indispensabile inoltre prendere in considerazione, al fine di valutare: centralità

culturale, flessibilità, prossimità e accessibilità, dimensione delle attività

economiche, dimensione delle attività legate alla ricettività, cooperazione,

programmazione partecipata (iniziative dirette al coinvolgimento della popolazione)

Le politiche culturali che si pongono l’obiettivo di creare distretti culturali sono:

politica dell’accesso: creare situazioni per favorire una migliore fruizione del patrimonio

 culturale

politica della sostenibilità: sviluppare una progettualità che ponga in primo piano il

 concetto di sviluppo, non solo di crescita, con un aumento delle capacitazioni sociali

politica della qualità organizzativa: adoperarsi per coniugare il criterio dell’efficacia con

 quello dell’efficienza, senza tralasciare il concetto di standard di qualità

politica dell’innovazione: creare condizioni per fronteggiare le possibilità e i limiti della

 modifica e della metamorfosi dell’esistente

politica di sistema: agire affinché si creino situazioni di circuito virtuoso

Costruire una rappresentazione di un centro urbano può innescare nuove occasioni di sviluppo

territoriale, a condizione che vengano attivate politiche pubbliche adeguate, unitamente ad attività

di progettazione culturale in grado di incentivare e ampliare la vocazione della città. In questo modo

potrebbe essere offerta a questa stessa città la possibilità di ridisegnare organicamente la propria

identità.

Interpretare una porzione di territorio come distretto culturale, ha l’obiettivo di rendere più efficace

e più efficiente il processo di produzione delle attività e dei servizi culturali e di ottimizzare, su

scala locale, gli impatti economici che ne possono derivare.

LO SVILUPPO SOSTENIBILE IN RELAZIONE AL PATRIMONIO CULTURALE

Il concetto di sostenibilità è basato sulla differenza tra crescita e sviluppo. Con il concetto di

crescita si prendono in considerazione indicatori di tipo economico; con quello di sviluppo si

considerano la qualità della vita, l’ampliamento delle opportunità socio-economico-formative,

l’apprendimento di capacità sociali e l’incremento della loro titolarità, la produzione e riproduzione

di risorse.

Il tema dello sviluppo sostenibile in ambito culturale ripercorre il dibattito nato intorno agli anni ’70

intorno al tema delle relazioni ambiente-sviluppo. Oggi la concezione di sviluppo in ambito

culturale contempla il mantenimento della vita del patrimonio culturale.

A promuovere il dibattito sullo sviluppo sostenibile furono:

- la conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente (Stoccolma 1970)

- la pubblicazione del rapporto del Massachussetts Institute of Technology (Roma 1972)

dove si denunciarono per la prima volta i rischi connessi ad un modello di sviluppo che non tenesse

conto dell’esistenza di limiti fisici ed ecologici alla crescita bio-economica dell’umanità.

Nel 1992, al vertice delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro, oltre 150 paesi hanno approvato uno

statement di 27 principi generali sulla tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile, nonché la famosa

Agenda 21, ampio e articolato programma di azione che costituisce una sorta di manuale per lo

sviluppo sostenibile del pianeta per il XXI secolo. Sviluppo sostenibile, in ambito ambientale,

significa migliorare la qualità della vita rimanendo nei limiti della capacità di carico degli

ecosistemi che la sostengono.

Crescita = insieme di relazioni tra le risorse e la capacità reale di occupazione, reddito e

accumulazione, e la capacità potenziale in termini organizzativi e di innovazione tecnologica

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Sviluppo = valorizzazione responsabile in un contesto di patrimonio e di capacità umane, ove la

partecipazione ai benefici e il contributo di ogni elemento sociale allo sviluppo avviene in un

ambito di coesione sociale.

Uno sviluppo sostenibile in relazione al contesto del patrimonio culturale è capace di sostenersi nel

tempo grazie al rapporto intelligente e responsabile con le risorse critiche da cui dipende.

Dev’essere accompagnato dalla crescita parallela di:

- capitale sociale individuale

- capitale sociale collettivo

La sostenibilità, nel contesto delle azioni che coinvolgono il patrimonio culturale, è concepibile solo

dove vi sia crescita parallela di capacità sociali, e presuppone l’affermarsi di politiche integrate a

partire dalle politiche territoriali. I programmi integrati sono in grado di coniugare interventi

regolativi, distributivi e anche politiche redistributive. Una strategia di integrazione può essere

realizzata solo se vengono messe in gioco e considerate come risorse: conoscenze e saperi,

comunicazione pubblica, amministrazione condivisa, cooperazione tra attori diversi.

L’articolo 5 descrive i sistemi turistici locali come contesti turistici omogenei o integrati

comprendenti ambiti territoriali appartenenti anche a regioni diverse, caratterizzati dall’offerta

integrata di beni culturali, ambientali e di attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici

dell’agricoltura e dell’artigianato locale, o della presenza di imprese turistiche singole o associate. I

sistemi turistici sono attivati dalla cooperazione degli stakeholders locali, e sono definiti come

l’insieme dei programmi, progetti e servizi orientati allo sviluppo turistico del territorio e all’offerta

integrata di beni culturali, ambientali e di attrazioni turistiche.

La creazione di sistemi turistici recepisce il concetto che per prodotto turistico non si intende solo il

servizio, l’impresa o il bene, ma il territorio nel suo complesso come entità culturale, sociale,

economica, omogenea.

Nel sistema turistico i soggetti che a vario titolo si occupano o vivono di turismo devono interagire

e rapportarsi con gli organismi statali, regionali, locali e territoriali competenti nella gestione del

patrimonio naturale e culturale considerati come fattori infrastrutturali del territorio. Il territorio

all’interno del quale vengono svolte attività turistico-culturali deve essere conservato, rispettato e

valorizzato in maniera compatibile alla sua capacità di poterne sostenere la domanda.

Il territorio può essere assunto come necessario scenario di riferimento della progettazione culturale

e la progettazione culturale può essere assunta come componente della progettazione del territorio.

GLI ATTORI DELLA PROGETTAZIONE CULTURALE

La rete degli attori può essere letta come una sorta di insieme, un gruppo di soggetti che si

identificano in quanto espressioni e rappresentanza di valori e interessi diversi ma affini, organizzati

in maniera potenzialmente cooperativa.

La rete (network) è una struttura di interdipendenze variabili nel tempo e potenzialmente senza

confini. L’individuo, l’oggetto, l’istituzione, l’impresa non esistono in quanto tali, ma solo quando

si mettono in relazione con. È per questa ragione che il network si impone come schema di

riferimento per la progettazione culturale.

Ogni soggetto della rete è un nodo che si pone in un rapporto di interdipendenza con gli altri

soggetti. Il network può essere descritto come l’aggregazione di quattro diversi gruppi identificati in

base alle funzioni che svolgono:

1. creatori: sono gli artisti, gli attori, gli operatori culturali, i creatori di eventi

2. decisori: offrono mezzi di produzione, sono i rappresentanti dei poteri pubblici, del sistema

finanziario-bancario delle imprese

3. intermediatori: critici, giornalisti, intellettuali, comunicatori

4. pubblico: può essere visto come mercato quando risponde a un’offerta dei creatori, come

oggetto di seduzione, o come oggetto di comunicazione

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Il network culturale può perciò essere definito come un macro insieme di istituzioni, organizzazioni,

associazioni volontarie e individui il cui fine è il perseguimento di quanto tra i propri interessi e

valori, preferenze e desideri, può essere soddisfatto mediante azioni pertinenti il patrimonio

culturale. Con l’avvento dei media e della società di massa, la produzione culturale ha assunto una

esplicita dimensione sociali, in quanto attori provenienti da molteplici sfere della società e della

produzione entrano in sinergia con attori che direttamente interpretano, producono e riproducono

arte e cultura. Il pluralismo diventa così una caratteristica costitutiva anche della società culturale.

Obiettivo degli attori della rete culturale deve essere quello di rendere compatibile la gestione

egoistica di interessi economici con l’istanza normativa di creare, organizzare e diffondere valori e

contribuire ai processi che, col tempo, trasformano questi valori in memoria collettiva.

Caratteristica di un network culturale sembra essere la trasformazione di determinati inputs in

outputs, conversione che avviene mediante vari processi, tra cui quello della progettazione

culturale, che individuano il modo corretto di soddisfare le esigenze e i bisogni che caratterizzano

gruppi specifici.

Il network culturale, nel momento in cui si riconosce come tale, deve apprendere ad interagire con

tutti i vari soggetti con cui è in relazione. Ogni azione rimanda necessariamente a un correlato

insieme di interrelazioni.

La progettazione culturale richiede l’apporto di diversi soggetti che possono essere individuati in

base alle funzioni che sono tenuti a svolgere. Le funzioni attivate dalla progettazione culturale, nella

fattispecie sono:

1) politica: identifica gli assi strategici e programmatici dell’azione

2) ideativa: individua il tipo di azione

3) progettuale: declina l’azione in fasi successive

4) erogativa: alloca ed eroga le risorse finanziarie, pubbliche e private per l’attuazione

dell’azione

5) gestionale: attua un’azione di coordinamento

6) operativa: sovrintende alla realizzazione dell’azione

7) regolativa: individua i parametri normativi entro cui l’azione deve svolgersi

8) valutativa: controlla gli obiettivi raggiunti

Gli attori responsabili della progettazione culturale devono essere necessariamente persone

giuridiche. Per persona giuridica si intendono gruppi e organizzazioni che acquistano la personalità

giuridica, cioè una soggettività simile a quella delle persone fisiche. La persona giuridica è soggetto

di diritto e destinatario di norme. Essa ha capacità giuridica. Ha capacità di agire che attua per

mezzo di organi, e dispone di un patrimonio perfettamente autonomo rispetto a quello dei singoli

che la compongono.

Le persone giuridiche si suddividono in:

- persone giuridiche pubbliche  perseguono fini di carattere generale

- persone giuridiche private  perseguono o meno fini di lucro

Tale distinzione serve al fine di definire l’ambito delle capacità, il regime giuridico degli atti, la

giurisdizione (civile o amministrativa) competente a risolvere le controversie, la responsabilità degli

amministratori, i tipi di reato ipotizzabili e la natura dei rapporti con i dipendenti.

Il progettista culturale, per identificare gli attori in grado di svolgere le funzioni richieste dalle

attività dell’azione progettuale, deve conoscere le tipologie dei soggetti che operano nell’ambito

della progettazione culturale. Questa è la condizione per la quale potranno essere realizzate quelle

interazioni tra pubblico-privato che rappresentano il fondamento della stessa progettazione

culturale.

I principali soggetto di riferimento per la progettazione culturale che rientrano nelle persone

giuridiche sono elencati di seguito, suddivisi a seconda dell’ambito

(internazionale/nazionale/locale). 14

I) AMBITO INTERNAZIONALE

L’Unesco è l’istituto specializzato dall’organizzazione delle nazioni unite per l’Istruzione, la scienza

e la Cultura istituito nel 1946. Le sue azioni sono prevalentemente rivolte all’ambito della tutela.

Tramite il fondo di cui è dotato (Fondo del patrimonio mondiale) nel quale confluiscono i contributi

volontari e obbligatori degli stati membri, fornisce assistenza agli stati associati che ne fanno

richiesta. L’azione è svolta mediante un accordo con lo stato interessato, che deve comunque

assumersi una quota sostanziale dell’onere economico. L’Unesco ha creato un Comitato del

patrimonio mondiale, che compila e aggiorna un elenco del patrimonio mondiale sulla base degli

elenchi trasmessi da ciascuno stato membro. L’inserimento all’interno dell’elenco può avvenire

anche senza il consenso dello stato interessato.

II) AMBITO EUROPEO

La cultura è entrata a far parte delle competenze dell’Unione Europea col Trattato di Maastricht

(1992). L’Unione è tenuta a contribuire allo sviluppo delle culture degli stati membri nel rispetto

delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando il patrimonio culturale comune. La cultura

viene considerata come strumento per la cittadinanza europea, la coesione economica e sociale tra

gli stati membri, la creazione di occupazione in Europa, l’eliminazione dall’esclusione e in generale

per l’arricchimento della qualità della vita.

Gli specifici settori d’intervento dell’Unione Europea sono:

• miglioramento della conoscenza e diffusione della cultura e della storia dei popoli europei

• conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale di importanze europea

• sostegno agli scambi culturali non commerciali

• incoraggiamento della creazione artistica e letteraria

• porre in primo piano la cooperazione culturale con i paesi terzi

Le azioni comunitarie di incoraggiamento si esprimono essenzialmente in programmi di sostegno

finanziario pluriennali nel campo della cultura e della formazione. L’Unione Europea agisce

osservando due grandi principi:

- rispetto delle diversità culturali

- sussidiarietà

L’azione sviluppata a livello comunitario non può sostituirsi a quella degli stati membri ma deve

appoggiarsi e completare l’operato delle competenti autorità nazionali e regionali, che conservano

l’intera responsabilità delle loro politiche culturali.

FINANZIAMENTI EROGATI DALL’UNIONE EUROPEA:

• FORMA INDIRETTA (la gestione è demandata agli stati membri)

fondi strutturali

 a) FSE = fondo sociale europeo (promuove la reintegrazione dei disoccupati e

dei gruppi svantaggiati nel mercato del lavoro)

b) FESR = Fondo europeo di sviluppo regionale (finanzia investimenti,

infrastrutture, progetti in grado di creare posti di lavoro, iniziative di sostegno

allo sviluppo locale e alle imprese di piccole dimensioni)

c) FEOGA = fondo europeo di orientamento e garanzia agricola

d) SFOP = strumento finanziario di orientamento per la pesca

I fondi strutturali hanno 3 obiettivi prioritari:

1) promuovere lo sviluppo e l’adeguamento strutturale delle regioni in ritardo il

cui PIL pro capite è inferiore al 75% della media dell’Unione Europea.

2) contribuire a favorire la conversione economica e sociale delle zone con

difficoltà strutturali (zone in fase di mutazione economica, zone rurali in declino,

zone dipendenti dalla pesca e quartieri urbani in difficoltà)

3) favorire lo sviluppo delle risorse umane

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strumenti finanziari: sono disponibili indirettamente e sono reperiti tramite:

 1) Fondo europeo di investimento (FEI), i cui strumenti sono

- partecipazione ai fondi di capitali di rischio

- fornitura di garanzie a istituzioni finanziarie che concedono crediti

2) Banca europea di investimenti (BEI), i cui strumenti sono

- prestiti globali

- Innovazione 2000

• FORMA DIRETTA (erogati e gestiti direttamente dall’Unione Europea)

programmi comunitari gestiti direttamente dalla Commissione Europea

 1) programma cultura 2000

2) programma media

3) VI programma quadro

4) programma energia ambiente e sviluppo

5) Socrates e Leonardo da Vinci

6) programma Life

iniziative comunitarie: quattro programmi specifici ideati dall’Unione Europea che

 possono avere attinenza con la progettazione nell’ambito culturale

1) INTERREG

2) URBAN

3) LEADER

4) EQUAL

III) AMBITO STATALE

Il soggetto di riferimento è il Ministero per il beni e le attività culturali (1975), che opera a livello

regionale e provinciale tramite le soprintendenze. È suddiviso nei seguenti dipartimenti:

• Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici:

Direzione generale per i beni architettonici e paesaggistici

o Direzione generale per il patrimonio storico artistico etnoantropologico

o Direzione generale per i beni archeologici

o Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanea

o

• Dipartimento per i beni archivistici e librari

Direzione generale per gli archivi

o Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali

o

• Dipartimento per la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione

Direzione generale per gli affari generali, il bilancio, le risorse umane e la

o formazione

Direzione generale per l’innovazione tecnologica e la promozione

o

• Dipartimento per lo spettacolo e lo sport

Direzione generale per il cinema

o Direzione generale per lo spettacolo dal vivo e lo sport

o

Gli organi periferici del Ministero sono le: 16

- Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici = articolazioni territoriali di livello

dirigenziale generale, del dipartimento per i beni culturali e paesaggistici, e hanno sede nel

capoluogo della rispettiva regione

- Soprintendenze = organi periferici dell’amministrazione che dipendono dalla competente

direzione generale. Si suddividono in

soprintendenze per i beni architettonici e per il paesaggio

 soprintendenze per il patrimonio storico artistico e etnoantropologico

 soprintendenze per i beni archeologici

 soprintendenze archivistiche

Il Ministero svolge funzioni in materia di:

tutela, gestione e valorizzazione dei beni culturali e beni paesaggistici

 promozione delle attività culturali con riferimento particolare alle attività teatrali, musicali,

 cinematografiche, alla danza e alle altre forme di spettacolo

promozione del libro, della lettura e delle attività editoriali, sviluppo dei servizi bibliografici

 e bibliotecari nazionali

promozione della cultura urbanistica e architettonica

 studio, ricerca, innovazione e alta formazione nelle materie di competenza

 diffusione dell’arte e della cultura italiana all’estero

 vigilanza sul Coni e sull’istituto per il credito sportivo

Nell’ambito della progettazione culturale il Ministero si avvale dello strumento della

programmazione negoziata.

I finanziamenti ai soggetti giuridici privati sono in prevalenza destinati al funzionamento

dell’organizzazione culturale e possono essere annuali e pluriennali. Il ministero offre contributi:

- triennali, ad istituzioni culturali che costituiscono centri di ricerca e di promozione culturale e

rappresentano elementi essenziali di pluralismo culturale. Questi soggetti devono essere in possesso

della personalità giuridica, documentare attività di ricerca, elaborazione culturale e formazione di

particolare interesse pubblico, ponendo a disposizione anche un patrimonio che può essere

bibliografico, archivistico, museale, cinematografico, musicale e audiovisivo. Hanno accesso a un

contributo per tre anni se hanno un’attività continuativa da almeno 5 anni

- annuali, se:

svolgono attività da almeno tre anni

o prestano rilevanti servizi in ambito culturale

o promuovono e svolgono attività di ricerca, di organizzazione e di promozione culturale a

o carattere scientifico

svolgono la propria attività sulla base di un programma almeno triennale e dispongono di

o attrezzature idonee per la sua realizzazione

IV) AMBITO REGIONALE

Focalizzandosi sulla dimensione territoriale è stato possibile individuare per ogni singolo territorio

di una regione, nuove espressioni di beni culturali: la cultura materiale contadina, l’archeologia

industriale, le tradizioni etno-musicali, il patrimonio dialettale o gli antichi mestieri, la cultura

d’impresa.

Alle regioni compete la potestà legislativa nell’ambito della:

- valorizzazione dei beni culturali e ambientali

- promozione e organizzazione di attività culturali

Le regioni cooperano con il ministero nell’esercizio delle funzioni ti tutela e a loro spettano le

funzioni amministrative di tutela dei beni paesaggistici.

Le regioni emanano leggi per l’organizzazione dei musei e delle biblioteche e di enti locali già

esistenti; leggi istitutive di musei e biblioteche di enti locali; leggi istitutive di appositi organi

17

regionali per la cultura e per il patrimonio culturale; leggi per l’istituzione e il finanziamento di

corsi di formazione anche attinenti il patrimonio culturale; leggi per l’istituzione e il finanziamento

di corsi di formazione anche attinenti il patrimonio culturale; leggi che disciplinano l’attività di

documentazione e catalogazione; leggi di promozione culturale e di valorizzazione del patrimonio.

I principali assessorati di riferimento per la regione sono l’assessorato alla cultura e l’assessorato al

turismo.

La programmazione regionale, relativamente all’erogazione di finanziamenti in ambito culturale, si

sta orientando in modo da offrire un finanziamento progettuale avvalendosi del piano triennale, che

permette l’indicazione di linee programmatiche. Lo strumento che sancisce la programmazione

culturale è la delibera quadro triennale, che definisce indirizzi, obiettivi, priorità e modalità

d’intervento. Le regioni finanziano sia le attività di progettazione culturale, sia il funzionamento

delle organizzazioni culturali.

V) AMBITO LOCALE

1) PROVINCIA

Privilegia linee di finanziamento per la documentazione e catalogazione sistematica del

patrimonio culturale attraverso la creazione di banche dati e ricerche; il recupero della

cultura materiale; la valorizzazione del patrimonio e dello spettacolo con adeguate forme di

rassegne e creazione di itinerari; svolgimento dei servizi culturali intermedi in una funzione

di incentivo e coordinamento dei piccoli e medi comuni; gestione dei servizi museali.

2) COMUNI

L’attività del comune di distingue in una funzione di indirizzo politico, propria del Consiglio

Comunale, del Sindaco e della Giunta Comunale; compiti tecnici e gestionali propri della

struttura organizzativa.

Il sindaco delega competenze e funzioni ai membri della giunta comunale e l’assessorato

che possiede la delega alla cultura è il riferimento dell’indirizzo politico in materia di cultura

e patrimonio culturale. L’attività dell’assessorato alla cultura si attua nella:

- organizzazione di manifestazioni e rassegne

- concessione di patrocinio

- attribuzione di contributo ad attività culturali organizzate da terzi

- autorizzazione a soggetti privati per attività di ordine culturale promosse sul territorio

cittadino

- gestione e promozione dei beni culturali civici-musei e biblioteche

3) • AREE METROPOLITANE:

Si tratta dei comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma,

Bari, Napoli. Sono zone che comprendono il comune principale di riferimento e gli

altri comuni i cui insediamenti abbiano con esso rapporti di stretta integrazione

territoriale, in merito alle attività economiche, ai servizi essenziali, alla vita sociale,

nonché alle relazioni culturale e alle caratteristiche territoriali.

COMUNITA’ MONTANE:

o Sono unioni di comuni ed enti locali, costituiti fra comuni montani e parzialmente

montani, appartenenti anche a province diverse, per la valorizzazione delle zone

montane, per l’esercizio di funzioni proprie, di funzioni conferite per l’esercizio

associato delle funzioni comunali. Esse hanno un organo rappresentativo e un organo

esecutivo composto da sindaci, assessori e consiglieri. Adottano piani pluriennali e

individuano gli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socio-

economico.

COMUNITA’ ISOLANA:

o 18

In ciascuna isola o arcipelago di isole, ad eccezione della Sicilia e della Sardegna,

può essere istituita, dai comuni interessati, la comunità isolana o dell’arcipelago, cui

si estendono le norme sulle comunità montane.

ENTI PUBBLICI RICONOSCIUTI (ad esempio Camere di commercio e

o università)

Questi enti:

- perseguono fini di carattere generale

- sono stati istituiti direttamente dallo stato

- sono sottoposti a pubblici controlli

- hanno un’autonomia

- intrattengono un rapporto di servizio con lo stato

Gli strumenti a disposizione degli enti pubblici sono l’istituzione, il consorzio e

l’azienda speciale.

1) ISTITUZIONE: È un istituto di carattere amministrativo formata da un consiglio

d’amministrazione, da un presidente e da un direttore, nominati dal responsabile

dell’ente locale. Ha un’autonomia gestionale ed è privo di personalità giuridica.

Questo strumento è usato dagli enti locali soprattutto per gestire musei e biblioteche.

2) CONSORZIO O AZIENDA CONSORTILE: È la più antica forma associativa

tra enti locali. È costituito con apposita convenzione tra gli enti partecipanti,

possiede un proprio statuto e un’autonoma gestione contabile e possiede personalità

giuridica.

3) AZIENDA SPECIALE: Possiede il proprio statuto e un’autonoma gestione

contabile, il proprio canale di dotazione finanziaria e possiede personalità giuridica.

PERSONE GIURIDICHE PRIVATE Società di persone:

- società semplice

- società in nome collettivo

- società in accomandita semplice

enti con fine di lucro Società di capitali:

- società per azioni

- società in accomandita per azioni

- società a responsabilità limitata

imprese cooperative:

- società c. a responsabilità limitata

- società c. a responsabilità illimitata

Persone giuridiche private

(pag. 84 a 92 stampa) enti senza fine di lucro: formano il cosiddetto Terzo settore

Forniscono beni e servizi di pubblica utilità senza alcun

intento speculativo. Sono:

- associazioni

- comitati

- fondazioni

- organizzazioni di volontariato

- associazioni di promozione sociale

- ONLUS (solo se hanno finalità di solidarietà sociale)

19

La legge Ronckey del 1993 favorisce e norma l’ingresso dei privati nella gestione del patrimonio

culturale pubblico. Alle persone giuridiche private può essere concessa la gestione dei servizi di

accoglienza, la vendita di oggettistica e materiale editoriale, lo sviluppo della didattica, la gestione

della biglietteria, l’organizzazione dei servizi di ristoro all’interno di istituzioni culturali di proprietà

pubblica.

La legge Tremonti 112/2002 istituisce due società per azioni, la Patrimonio dello Stato S.p.a. e

l’Infrastrutture S.p.a., che ha l’obiettivo di vendere beni pubblici allo scopo di finanziare opere

pubbliche. Il patrimonio cedibile include tutti i parchi nazionali, le coste, gli edifici storici di

proprietà statale, i monumenti, i musei, gli archivi e le biblioteche dello stato e tutte le proprietà

demaniali. Alla Patrimonio dello Stato S.p.a. possono essere trasferiti tutti i beni immobili facenti

parte del patrimonio disponibile e indisponibile dello stato e tutti i beni del demanio. La legge

stabilisce anche che gli immobili demaniali possono essere oggetto di un canone d’uso (affitto).

LA GESTIONE DEL CICLO DI PROGETTO

Un’attività di progettazione culturale ha senso quando interviene a ottimizzare una situazione

esistente o a correggere una situazione inadeguata.

Un progetto ha inizio nel momento in cui viene identificato il tipo di azione all’interno della quale

l’idea progettuale può essere realizzata. Le azioni sono interagenti fra di loro.

a) tutela: riconosce e protegge con strumenti normativi il patrimonio culturale. Interviene

quando le leggi di mercato mettono a rischio la fruizione o la stessa esistenza di un bene

immateriale o immateriale

b) conservazione: studia, mantiene, conserva e protegge il patrimonio culturale. Previene e

tiene monitorato il grado di deperibilità di un monumento.

c) valorizzazione: incentiva la conoscenza del patrimonio culturale. Crea le condizioni

favorevoli per aggiungere valore al segmento culturale preso in esame.

d) gestione: organizza le risorse umane e materiali delle strutture culturali pubbliche e private.

Interviene quando la situazione esistente non è in grado di garantire l’efficacia e l’efficienza

dell’istituzione culturale.

e) promozione: suscita e sostiene il mercato della cultura. Migliora le condizioni di incontro

tra la domanda e l’offerta.

f) fruizione: suscita e incrementa il godimento del patrimonio culturale. Migliora le condizioni

di accesso al godimento del patrimonio culturale.

Ogni singola attività di progettazione culturale può avere come oggetto il patrimonio culturale di

appartenenza pubblica, ovvero di proprietà dello stato, delle regioni e degli enti pubblici territoriali,

e il patrimonio culturale di appartenenza privata, che rimane nella disponibilità materiale del

proprietario privato. Queste ultime possono beneficiare del sostegno pubblico da parte dello stato,

delle regioni e degli enti pubblici territoriali, sostegno commisurato alla rilevanza dell’oggetto.

Il progettista, prima ancora di iniziare la fase progettuale, deve individuare le condizioni di

realizzabilità del progetto e scegliere il tipo di azione. Il tipo di azione dipende da ciò che la

committenza richiede a un progetto, cioè dall’esplicitazione delle cause che sono all’origine della

necessità del progetto. Egli deve:

I) interrogarsi su quale tipo di azione dovrà concentrarsi la progettazione culturale analizzando i

seguenti fattori:

contesto di riferimento

o oggetto

o 20

attività progettuali

o soggetti pubblici e/o privati coinvolgibili

o quadro normativo

o quadro di connessione con le politiche locali

o beneficiari dell’azione progettuale

o linee di finanziamento

o standard di valutazione

o

II) inquadrare il contesto nel quale dovrà agire

III) individuare lo sfondo normativo di riferimento

Un’idea progettuale può realizzarsi all’interno di un’unica azione, o al contrario assommare più tipi

di azioni, le quali comunque si realizzano ognuna attraverso una logica attività progettuale

specifica. L’aggregazione di due o più progetti che perseguono lo stesso obiettivo generale e

agiscono nella stessa area territoriale viene definita programma.

(stampa 101-102-104)

1) TUTELA

Può essere definita come una serie di attività che concorrono a preservare la memoria della

comunità nazionale e del suo territorio. Il principio, espresso nell’articolo 9 della costituzione (la

Repubblica tutela il paesaggio storico artistico della nazione), ha una funzione regolativa. L’azione

di tutela viene svolta da soggetti pubblici con poteri normativi, quali Unione Europea, Ministero e

regioni. Tale attività normativa si esplica su tre piani: forme di indirizzo, vigilanza e sanzioni. A

livello nazionale lo stato la esercita direttamente attraverso i propri organi periferici, le

soprintendenze. Lo stato può conferire l’esercizio alle regioni tramite forme di intesa e

coordinamento che possono prevedere particolari forme di cooperazione con altri enti pubblici

territoriali. Un’attività di progettazione culturale nell’ambito dell’azione di tutela può essere

esclusivamente di tipo identificativo-propositivo, in quanto il progettista culturale

- può prendere atto della necessità di un’azione di tutela ed eventualmente segnalarlo ai soggetti

normativi a cui compete la decisione e la responsabilità dell’azione stessa

- può fare una ricognizione per verificare se l’elemento del patrimonio culturale preso in esame sia

soggetto ad un’attività di tutela.

puntuale: quando riguarda singoli monumenti

Tutela contestuale: quando riguarda complessi di immobili

Un’attività di tutela può essere svolta anche verso attività artistiche espressioni di tradizioni

popolari (canti, danze, raccolte di proverbi e dialetti) che permettono di sottolineare e ridefinire

l’identità di un territorio; in un caso simile l’azione di tutela si esplica favorendo le condizioni per

lo studio della loro collocazione storica nel tempo e nello spazio e per creare competenze di

interpretazione che garantiscono adeguate forme di riproduzione.

Possono essere oggetto dell’azione di tutela:

Beni culturali cose mobili e immobili che presentano interesse artistico, storico,

 archeologico o etnoantropologico di proprietà dello stato, delle regioni, di enti pubblici

territoriali nonché di ogni altro ente e istituto pubblico, di persone giuridiche private senza

fini di lucro e di privati

Beni paesaggistici

  paesaggio inteso come una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla

natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni

 immobili e aree dichiarate di notevole interesse pubblico

21

 aree tutelate per la legge

2) CONSERVAZIONE

È quell’azione necessaria a garantire materialmente la salvaguardia fisica dei beni culturali e

paesaggistici di proprietà pubblica e privata. È l’attività verso la quale l’Italia ha sempre

manifestato il maggior interesse. La progettazione culturale può agire nell’ambito della

conservazione con attività di:

• studio volto al miglioramento della conservazione dei beni e

della loro sicurezza, integrità e valore

• prevenzione: attività idonee a limitare le situazioni di rischio

connesse al bene culturale e nel suo contesto

• manutenzione: interventi destinati al controllo delle condizioni

del bene culturale e al mantenimento dell’integrità, dell’efficienza funzionale, dell’identità

del bene e della sue parti

• restauro: intervento diretto sul bene attraverso operazioni

finalizzate all’integrità materiale e al recupero del bene, alla protezione e alla trasmissione

dei suoi valori culturali

Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali, nonché ogni altro ente o istituto pubblico

hanno l’obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza.

Il privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sottoposti alla dichiarazione di interesse

culturale, sono tenuti a garantirne la conservazione. Sono possibili:

- interventi conservativi volontari (devono essere autorizzati dal soprintendente, cioè deve essere

certificato il carattere necessario dell’intervento per essere ammessi ai finanziamenti)

- interventi conservativi imposti (il ministero può imporre l’intervento al proprietario, oppure può

provvedervi direttamente, concorrendo alla metà della spesa o al suo intero ammontare)

Tra le attività relative alla conservazione dei beni paesaggistici rientrano quelle contenute nel

“piano paesaggistico”, ovvero:

- il mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie, nonché delle

tecniche e dei materiali costruttivi

- la previsione di linee di sviluppo urbanistico ed edilizio tali da non diminuire il pregio

paesaggistico del territorio

- il recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o

degradati, al fine di reintegrare i valori preesistenti

3) VALORIZZAZIONE

La valorizzazione consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina di attività dirette a

promuovere la conoscenza del patrimonio culturale.

È quell’azione in grado di valorizzare il patrimonio culturale, intendendo per valore quello

a) simbolico associata al bene materiale o immateriale

b) e quello economico, che si intende come

1) valore d’uso = definisce la capacità del bene di rispondere a un desiderio

2) valore di scambio = la possibilità attribuita a quel bene di essere scambiato con altri beni,

cioè il suo prezzo relativo

Valorizzare quindi significa agire su tre fronti:

1) sul valore simbolico  potenziando in quoziente di attribuzione

di valore simbolico da parte dei fruitori

2) sul valore d’uso  rendendo un bene rispondente a dimensioni

del desiderio e dello spirito, cioè facendolo apprezzare

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lingue per la comunicazione nell'impresa e nelle organizzazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fedealiasurkel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e metodi della progettazione culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Iervese Vittorio.

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