Storia moderna e programma di esame
Testo base
G. Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origini all’olocausto, Bari-Roma, Laterza, 2003 (gli studenti frequentanti potranno sostituire il testo di Mosse con gli appunti delle lezioni).
Quattro testi a scelta dal seguente elenco
- G. Barbujani, L’invenzione delle razze, Milano, Bompiani, 2006
- L. Cavalli Sforza, Geni, popoli e lingue, Milano, Adelphi, 1999
- B. Davidson, Madre nera: l’Africa nera e il commercio degli schiavi, Torino, Einaudi, 1966
- A. Foa, Ebrei in Europa: dalla peste nera all’emancipazione, 14°-19° secolo, Roma-Bari, Laterza, 1999
- A. Foa, Diaspora. Storia degli ebrei nel Novecento, Roma-Bari, Laterza, 2009
- D. J. Goldhagen, I volonterosi carnefici di Hitler, Milano, Mondadori, 2003
- G. Gliozzi, Le teorie della razza nell’età moderna, Torino, Loescher, 1986
- S. J. Gould, Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo, Milano, Il Saggiatore, 1996
- C. Lévi-Strauss, Razza e storia. Razza e cultura, Torino, Einaudi, 2002
- L. A. Lindsay, Il commercio degli schiavi, Bologna, il Mulino, 2011
- O. Pétré-Grenouilleau, La tratta degli schiavi: saggio di storia globale, Bologna, il Mulino, 2006
- L. Poliakov, Storia dell’antisemitismo. II. Da Maometto ai marrani, Firenze, La Nuova Italia, 1974
- E. W. Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, Milano, Feltrinelli, 2001
- T. Todorov, La conquista dell’America. Il problema dell’«altro», Torino, Einaudi, 1984
- T. Todorov, La paura dei barbari. Oltre lo scontro delle civiltà, Milano, Garzanti, 2009
Video
Visto il video in cui su un tram, un nero si mangia il biglietto di una vecchia bacucca che aveva criticato i neri fino a quando è arrivato il controllore.
I protagonisti delle scene razziste
I protagonisti delle scene razziste in generale sono 3:
- I razzisti (signora) - che non sono poi così pericolosi
- Le vittime (nero e 2 ragazzi turchi)
- Maggioranza silenziosa (passeggeri) - vero pericolo
NB: La presa dei razzisti sarebbe ininfluente se non esistesse la maggioranza silenziosa.
L'età moderna
L’età moderna va dal 1492 al 1789/1814. Ma noi non ci occuperemo solo di questo periodo storico. Studieremo il razzismo al di là delle epoche.
Definizione di razzismo
Il razzismo consiste nel contrassegnare un gruppo umano in base ad atteggiamenti naturali associati a caratteri intellettuali e morali rinnovabili in ogni individuo dell’insieme e perciò mettere in opera atti di inferiorizzazione e esclusione.
Sul tema vedi la tesi di Taguieff (sociologo) 1988. Estremizza la distinzione tra:
- Razzismo classico: gerarchia delle razze su base scientifica.
- Razzismo contemporaneo: basato su differenza fra modelli e cultura.
Logiche del razzismo
1) Logica Universalista: gerarchia universale delle razze. Ad ogni razza viene affidato un posto nella produzione e nella società. Avviene in modo identico in tutte le società. Prevede lo sfruttamento delle razze inferiori (natura coloniale/nelle metropoli e nelle campagne). Tende a includere e sfruttare.
2) Logica della pura differenziazione: rifiuta contatti e rapporti sociali con il gruppo razziale. Netta separazione tra i gruppi umani, assenza totale di spazi comuni. Tende a escludere e distruggere. (es. Francia, comportamento politico del Front National gestito dai due Le Pen - stile lega nord - si lanciano in aperta polemica contro i gruppi di minoranza, anche con azioni violente cercando di allontanare dalla scena i gruppi. Intrattengono rapporti con mussulmani e arabi purché questi stiano nei loro paesi. Molti doc di elogio della cultura araba purché se ne stiano a debita distanza.)
Si riconosce la validità e il rispetto della razza, ma si propone l’allontanamento delle minoranze bollate come raziali, salvo utilizzarle nel mercato nero.
Nel Sud Africa il regime di Apartheid ha teso allo sfruttamento dei neri tenendoli comunque a debita distanza (logica 2). Anche lo sterminio degli ebrei si rifà alla logica differenzialista fino ad arrivare all’eliminazione della razza. Per tutta l’epoca del nazismo comunque gli ebrei sono stati anche sfruttati non solo per il lavoro, ma anche con la confisca dei beni e l’utilizzo dei loro corpi a fini scientifici.
Realismo attuale
Non si può definire il realismo attuale come un realismo nuovo. (che da noi si rivela con il rifiuto dell’altro) storicamente il rifiuto del diverso è sempre esistito. Però dal punto di vista storico nelle culture moderne si rafforza l’idea di razzismo sotto le spinte nazionaliste, scontro tra paesi e culture. L’idea di razza scientifica non tiene più, non è morto
Origini del razzismo
Come è nato il razzismo come sistema di pensiero consapevole? Termine in realtà molto recente, coniato tra le 2 guerre mondiali. Si è imposto prima nel linguaggio corrente delle società occidentali e poi in tutto il resto del pianeta. Siamo negli anni 20-30. Solo nel 1932 il termine “Racisme” è entrato nel dizionario La Russe francese. Le pratiche a cui il razzismo rinvia sono però antiche. Si parla di razzismo anche per i greci che consideravano inferiori i barbari. Rilevanza del discorso razzista nelle società asiatiche.
Le pratiche del razzismo sono molto più antiche del termine, questo però non significa però che lo si possa considerare una costante antropologica, gli uomini non sono razzisti per definizione. Non si nasce razzisti, non lo abbiamo nel DNA. Non è una costante culturale che accompagna l’uomo attraverso le epoche. Il razzismo in senso proprio nasce soltanto nell’età moderna, nel 700 con l’illuminismo, quando il concetto di razza viene codificato anche in norme giuridiche. Gli uomini hanno sempre nutrito una serie di pregiudizi, però questo atteggiamento non è di per sé razzista, è un comportamento etnocentrista (idea che i valori degli altri debbano corrispondere al nostro modo di vedere, valuti i comportamenti altrui sul tuo metro, sui tuoi valori). Per il passato è più corretto parlare di orientamenti proto razzisti: tesi a giustificare il dominio sull’altro, ma non c’era una precisa idea teorica, queste idee erano sancite, non su un criterio biologico, ma su un criterio religioso. (es. Pregiudizio antiebraico, antisemita. La razza ha fornito un criterio discriminatorio tra gli individui solo a partire dal 700 (anni 40.50)
Le antiche civiltà
Se osserviamo il Bacino Mediterraneo vediamo come:
- La civiltà egizia si espande verso sud e integra i neri. I confini tra il gruppo di appartenenza e il mondo esterno erano intesi come confini tra civiltà e barbarie a prescindere però dal colore della pelle.
- La prima frattura avvenne con la Bibbia. Per la prima volta si allude alla divisione dell’umanità in stirpi diverse, e si fa cenno alle distinzioni biologiche tra le singole razze. Nella Genesi “maledizione di Noè”:” maledetto sia Cannam il figlio di Cam sarà l’infimo servo dei suoi fratelli.” Noè aveva 3 figli che secondo i commentatori raffigurano le culture dell’epoca: Iafet> occidentali, Sam> semiti (ebrei e mussulmani), Cam (africani). Noè è anche famoso perché ha inventato il vino, si era ubriacato e stava nudo nella tenda a dormire quando suo figlio minore Cam lo a visto ed è andato a dirlo ai suoi fratelli. Noè risentito lo maledice. Quindi lui dice che i figli di Cam saranno gli schiavi degli altri. ??? è possibile che nasca una stirpe nera e 2 bianche dalla stessa famiglia????????? I discendenti di Cam non possono essere gli africani se no Cam non sarebbe davvero figlio di Noè. La bibbia dice che i discendenti di Cam si insediarono in Palestina, fenicia, asia minore. Non in africa! Quindi si sono insediati in tutta altra zona!
Trappola dell’esegesi, commento alle sacre scritture: i critici fanno dire al testo quel che pare a loro. Ad esempio nel Talmud (V-VI sec) si dice che proprio in seguito alla maledizione di Noè il figlio Cam diventerebbe nero! Ahhaha. Anche il cristianesimo e l’islam ripresero questa interpretazione. Questa è un’idea standard di tutti gli esponenti del razzismo classico e moderno che si rifanno a concetti biblici. Nella cultura occidentale non divenne comunque l’interpretazione dominante perché a questa interpretazione si contrapponeva il principio superiore dell’uguaglianza degli uomini davanti a Dio. “e Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”. Gli uomini sono tutti uguali e non ci devono essere distinzioni di tipo gerarchico. A questo principio si rifaranno tutte le interpretazioni non razzistiche occidentali.
Nel medioevo il principio della divisione delle 3 stirpi ha potuto convivere a lungo con il principio universalista cristiano. Si riconosceva la divisione dell’umanità in stirpi però a queste stirpi non veniva dato un connotato raziale. Il principio universalista prevaleva sulla divisione delle stirpi.
L'età moderna
L’equilibrio tra queste due istanze contraddittorie si ruppe all’inizio dell’età moderna. Il razzismo è proprietà delle età moderna. La formazione del pensiero razzista nella coscienza europea si colloca con l’inizio del processo di espansione della civiltà europea dopo la scoperta dell’America.
Lo studio del razzismo può essere affrontato in 2 direzioni:
- Razzismo come ideologia, norme codificate in modo scritto. Produzione intellettuale.
- Razzismo come pratica sociale. Ricerca, indagine delle forme con cui il razzismo da ideologia diventa pratica. Massacri sfruttamento.
Nel corso seguiremo tutte e 2 le direzioni.
Il mondo moderno
Il mondo moderno è nato con la scoperta dell’Almerica. Non è solo la scoperta geografica di un nuovo mondo, ma è anche la scoperta di un’alterità umana. L’altro non poteva assolutamente incasellato nei sistemi di pensiero dell’epoca. L’Europa era emersa dal medioevo con 2 sistemi fondamentali di pensiero: quello cristiano e quello aristotelico che avevano la pretesa di spiegare l’intero sviluppo dell’umanità. Questi 2 sistemi si erano dimostrati totalmente incapaci di spiegare il nuovo mondo e gli uomini che lo abitavano. Tutte le teorie sul comportamento umano e sull’uomo non lasciavano altra scelta se non giudicare gli indios alleati del diavolo!
Si dubitava dell’essenza della natura umana delle popolazioni appena scoperte. Ad esempio:
- Per gli europei rapporto sessuale all’interno del matrimonio, monogamico e eterosessuale. Gli indios erano promiscui praticavano incesti, omosessualità e poligamia.
- Ritardo tecnologico delle popolazioni amerinde> inferiorità
- Straordinaria facilità della conquista del continente. 10 000 conquistadores soggiogarono un territorio di 25 milioni di persone!
- Erano cannibali, antropofagi!
Gli europei si convinsero della loro innata superiorità al punto tale che, tra il concepire le differenze culturali come una diversa circostanza e l’idea che gli indios fossero in combutta con l’inferno, si convinsero subito della seconda idea. La maggioranza la pensava sul serio così!
Radice teorica europea
Qual era la radice teorica europea che faceva sì che gli indios fossero considerati inferiori? Abbiamo visto come la Bibbia fosse la fonte di ogni conoscenza. Unico dio e unica creazione, offeso dal genere umano aveva procurato il diluvio da cui si era salvata solo l’arca di Noè. La scoperta dell’Almerica demolisce queste condizioni schiacciandole sotto il peso di mondi nuovi. Come spiegare l’America? Se dio aveva creato tutte le forme di vita in una settimana e le aveva create in un unico luogo e poi queste si erano disperse allora perché, pur discendendo dai sopravvissuti dell’arca, erano così diversi???
Nel 1520 un medico naturalista svizzero: Paracelso dichiarò che nessuno potesse dire che gli indios fossero discendenti di Adamo ed Eva, si insinua così un’ipotesi di un’altra creazione. Questa ipotesi turbò la coscienza europea.
Nel 600 un filosofo francese Depeyner sostenne che Adamo sarebbe stato il prodotto di una seconda creazione e progenitore solo degli ebrei. La prima creazione avrebbe creato tutti gli altri uomini. Il diluvio avrebbe sommerso solo l’Europa e non l’America. Denunciato come eretico. Nel 1857 uno dei più importanti zoologi inglesi, Sclater, rilancia questa idea poligenista, è l’ultimo a sostenerla perché Appena l’anno dopo 1858 Charles Darwin e Walls introducono l’idea evolutiva delle specie. Spiega l’origine umana prescindendo dall’esistenza di un’origine superiore. Ci sono però 2 eccezioni:
- Una solo intellettuale che non ebbe molta presa> Michel Montagne, filosofo saggista noto per aver scritto una serie di saggi pubblicati a fine 500. In questi saggi lui non trova nulla di strano, esotico o inferiore nelle notizie che vengono dall’America. Non si stupisce delle caratteristiche dei nativi. Ricostruisce un quadro sociale e antropologico che spieghi il perché di certi comportamenti. Lui non esprime mai un giudizio, fa un’operazione da antropologo. Non fa paragoni. Cap 31 De I Cannibali. Presso di me ho avuto a lungo un uomo che aveva vissuto dieci o dodici anni in quell’altro mondo che è stato scoperto nel nostro secolo, nel luogo in cui Villegaignon era sbarcato e che aveva chiamato Francia Antartica. Questa scoperta di un continente infinito sembra degna di grande considerazione. Non so se mi si possa garantire che non si farà in futuro qualche altra scoperta, perché personaggi più importanti di noi sono già caduti in errore riguardo a questa. Temo che noi abbiamo gli occhi più grandi del ventre, e più curiosità che capacità: abbracciamo tutto, ma non stringiamo nient’altro che il vento. [...] Quest’uomo che stava presso di me era semplice e grossolano, la qual cosa è una condizione adatta a rendere una testimonianza veritiera, poiché le persone di ingegno fino osservano sì più cose e con più attenzione, ma le chiosano, e per far valere la loro interpretazione e renderla persuasiva non possono trattenersi dall’alterare un po’ la storia. Non vi raccontano mai le cose come sono ma le modificano e mascherano secondo l’aspetto che vi hanno visto loro, e per dar credito alla loro opinione e avvincervi, aggiungono volentieri qualcosa alla materia, l’allungano e l’amplificano. Ci vuole o un uomo molto veritiero, o così semplice da non aver modo di costruire e dare verosimiglianza a false invenzioni, e che non sia fazioso. Così era il mio, e oltre a questo mi ha mostrato in diverse occasioni svariati marinai e mercanti che aveva conosciuto in questo viaggio. Quindi mi accontento di queste informazioni, senza occuparmi di quello che ne dicono i cosmografi. Ci vorrebbero dei topografi che ci fornissero dei resoconti dettagliati dei luoghi in cui sono stati. Ma questi, avendo su di noi il vantaggio di aver visto la Palestina, vogliono godere del privilegio di raccontarci notizie di tutto il resto del mondo. Io vorrei che ognuno scrivesse di quel che sa, e per quanto ne sa, non solo riguardo a questo, ma su tutti gli altri argomenti. Poiché un tale può avere una conoscenza o esperienza particolare della natura di un fiume o di una sorgente, e per il resto non saperne di più di quello che sa la gente. Tuttavia, per far conoscere questa sua piccola nozione, comincerà a scrivere tutta la fisica. Sorgono da questo vizio numerosi inconvenienti. [...] Ora, per ritornare discorso, io ritengo che non ci sia niente di barbaro e selvaggio in questa nazione, per quanto mi è stato riferito, se non che si chiama “barbarie” ciò che non è nei nostri costumi; sembra infatti che non abbiamo altro criterio di verità e di ragione che non sia l’esempio e l’idea delle opinioni e delle abitudini del paese in cui siamo. Là è sempre la religione perfetta, il governo perfetto, l’uso perfetto e compiuto d’ogni cosa.
- L’altra fondamentale presa di posizione che segnò una svolta decisiva> Bartolomé de Las Casas, primo vescovo del nuovo continente. Combatterà tutta la vita per riconoscere agli indios natura umana. Si parla di lui nell’opera di Todorov.
Conclusione
L'opera di Tzvetan Todorov intitolata “La conquista dell'America e il problema dell'altro” con essa il Todorov vuole mostrare attraverso il racconto della "storia esemplare" della conquista, il comportamento dell'uomo quando esso è messo di fronte all'altro assoluto. L'opera è rigidamente suddivisa nelle seguenti sezioni, che abbiamo ritenuto opportuno mantenere anche nel nostro lavoro:
- Scoprire: La figura di Colombo ed il suo universo mentale
- Conquistare: Cortés e Moctezuma: il confronto tra spagnoli ed indiani
- Amare: Eguaglianza o ineguaglianza; Las Casas, il difensore degli indiani
- Conoscere: Tipologia dei rapporti con l'altro; Durán e Sahagún
- La profezia di Las Casas: Una riflessione sulla morale della "storia esemplare" della conquista dell'America
In quest’opera sembra che il principale movente delle azioni dei conquistadores sia la brama di cupidigia, essi vogliono arricchirsi a tutti i costi e sono pronti a passare sopra le vite degli indios. Questa ragione però non spiega la cruda violenza, le espressioni di sadismo estremo attuate contro i nativi. Di sicuro mancava il controllo delle autorità, ma perché questo odio estremo? Gli indios erano considerati talmente inferiori che non erano considerati uomini, ma bestie. Vennero sterminati a milioni, considerati carne da macello non solo nelle colonie, ma anche nel Vecchio continente e anche dalla Chiesa. Si sviluppò nei primi anni del ‘500 un ampio dibattito sull’anima degli indios, nel 1537 una bolla papale affermò che sì, gli indios avevano un’anima. Molti cardinali continuarono però a pensare che si avevano un’anima ma non era razionale.
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