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Storia medievale

Il medioevo si può definire come l’età di mezzo, tra l’età antica e l’età moderna. I suoi limiti storici convenzionali sono il 476, caduta dell’impero romano, e il 1453, scoperta dell’America. Il medioevo esiste per convenzione e per un’idea del tempo di tipo lineare (prima, durante e dopo); ciò dipende anche dalla forte influenza della cultura cristiana: sfera culturale alla sfera ecclesiastica. Questa visione del mondo che parte da una creazione e ha una propria fine non può prescindere da una visione lineare del tempo fortemente legata alla cultura giudaico-cristiana visione ciclica, tipica della cultura orientale e classica (basata sui consolati; andamento circolare).

Lo stesso testo biblico è fondato sulla continuità del tempo. Tra il vecchio e il nuovo testamento esistono delle profonde differenze: vecchio; Dio degli eserciti; nuovo; Dio misericordioso. C’è da tener presente che il Medioevo europeo misurava gli anni in molte maniere, la misurazione del tempo risulta perciò molto complessa e si hanno nelle fonti sistemi di datazione multipli. INDIZIONE fino al 1348 (anno della peste), poi nuova indizione; consisteva in un ciclo fiscale di 15 anni, la misurazione del tempo era basata sulla tassazione. Dal V secolo gli anni cominceranno ad essere indicati rispetto alla nascita di Cristo.

Visioni di Daniele

Nelle Visioni di Daniele, profeta dell’antico testamento, esistono due passi interessanti. 1) sogno di Nabucodonosor, re di Babilonia: statua fatta di quattro metalli diversi, abbattuta da un sassolino, che cadendo dalla montagna, diventa sempre più grande; successione dei grandi imperi + distruzione del mondo dopo le 4 ere (oro, bronzo, ferro, argento). 2) Quattro bestie enormi escono dal mare sconvolto (simbolo di ciclicità, secondo i classici), per poi crescere sulla terra. Entrambi i passi sottolineano una sorta di disegno provvidenziale. In ottica medievale, i quattro imperi sono l’assiro-babilonese, il persiano, il macedone, il romano, e il grande masso che giunge è Cristo, il cui ritorno coinciderà con il Giudizio Universale fortemente lineare. Venuta di Cristo crollo dell’impero romano.

La fine dell’impero romano era vista come la fine del mondo, perché era impensabile credere che qualcosa di così grande potesse finire. Il termine Medioevo verrà inventato in età successiva.

Concili e umanisti

1431 concilio di Basilea, viene messa in discussione l’autorità papale, ritenuta prima infallibile nel Dogma. Il governo della Chiesa è di importanza e competenza del concilio. Il cardinale tedesco Nicola Cusano parla di media tempestas nel De concordantia catholica (scritto in occasione del Concilio), parla di un’epoca intermedia in cui è avvenuta una trasformazione dei valori. Prima di tutti saranno però gli umanisti fiorentini a cominciare a parlare di medioevo.

Ragioni della definizione di Medioevo

Esistono varie ragioni di natura diversa nella delineazione di questa età intermedia:

  • Motivi culturali: necessità di distinguere il prima [come epoca di splendore della classicità romana], il mezzo [come fase di regresso, crisi dei valori], il dopo [ritorno ai valori classici, rinascita umanistica];
  • Motivi politici: l’ambiente tedesco è interessato all’ambito imperiale e si ragiona quindi su una fase di forza dell’impero, poi in una crisi e infine nella speranza di una ricostituzione della forza imperiale;
  • Motivi religiosi: sempre nell’ambito tedesco si distinguono tre fasi. Nella prima la Chiesa è pura; nella seconda, dal 313 con Costantino, la Chiesa si mescola con le cose effimere del mondo e perde la propria purezza (mondanizzazione e decadenza della Chiesa); nella terza, riforma protestante di Lutero nel 1517 (95 tesi di Wittenberg), rigenerazione della Chiesa.

Non c’è quindi ancora il termine medioevo, ma si pongono le basi del concetto. Considerando l’elemento culturale, politico e religioso si ha comunque un flusso omogeneo: età di splendore, età di decadenza, età di ripresa.

Stabilizzazione del concetto di Medioevo

Nel 1688 Cristoforo Keller pubblica un libro modesto che si intitola Historia Medii Aevi, trattato di storia tra il 326 (trasferimento della capitale a Costantinopoli) e il 1453 (caduta di Bisanzio in mano ai Turchi) stabilizzazione del Medioevo come riferimento storiografico. Il termine medium aevum era stato utilizzato ventidue anni prima da Georg Horn.

Si ha comunque una connotazione negativa dell’epoca, nasce con l’accezione di decadenza e di crisi. Età medievale è vista come un vuoto, e l’età moderna è interessata a ricollegarsi con l’età antica con un ponte che scavalchi quest’età di buio.

Rivalutazione nel Settecento

Nel Settecento l’ottica cambia, attraverso l’affermarsi dell’erudizione del XVIII secolo e della tradizione illuminista si matura l’idea della continuità della storia, sequenzialità che va tenuta presente, senza considerare nessun periodo come un vuoto. Quindi il medioevo nasce come categoria storiografica con connotazione negativa. Viene poi recuperato nel Settecento come processo inevitabile nel corso della storia.

L’erudizione settecentesca studia il passato con metodi innovativi; l’illuminismo, pur accentuando l’opinione negativa di quest’epoca storica, ne evidenzia l’importanza. Non più periodo da saltare perché di decadenza, ma passaggio ineliminabile della storia.

Muratori e Voltaire

Muratori (1672-1750) italiano, ecclesiastico, storico della corte estense. È il massimo studioso del Settecento, straordinaria capacità di produzione, profondo lavoro di spoglio delle fonti. Il Medioevo agli occhi di Muratori è un periodo pessimo, ma non per questo ha reso l’Italia una sorta di deserto. Non si stava bene, però si cercava in qualche maniera di tirare avanti. Nella prefazione alle Antiquitates Italicae Medii Aevi (1738-43), indica le ragioni per cui si deve studiare questo periodo.

  • Sentimentali: amata madre Italia.
  • Retorici/pratici: si può avere gloria lavorando in questo campo.
  • Storici: continuità della vicenda storica, recupero del periodo, che non significa rivalutarlo, in quanto i giudizi continuano ad essere negativi [età barbara, età arida], ma considerarlo indispensabile per lo studio storicistico.

In alcuni passaggi si nota una certa simpatia verso i barbari; si coglie una sorta di idealizzazione della cultura primitiva tipica del Settecento, mito del Buon Selvaggio.

Con la cultura illuminista, il periodo diventa oggetto di polemica, va tenuto presente ma giudicato. Umanisti criticano la mancanza di cultura, i riformatori la mondanizzazione della Chiesa, i tedeschi la vacanza imperiale; la critica illuminista è totale, grande capacità di analisi unita ad una percezione degli elementi caratterizzanti del medioevo.

Voltaire (1694-1778), non è uno storico, è un polemista. Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni (1758), è sintetico e forte: confronto tra autori medievali e classici, critica al potere temporale della Chiesa, splendida drammatizzazione del periodo medievale, percezione intelligente della realtà. Lingua barbara, costumi barbari, superstizioni insensate, anfiteatri e grandi monumenti trasformati in tuguri, assenza di grandi autori, potere mondano della Chiesa (infatti la storia della politica medievale è riassumibile nella dialettica tra papato ed impero), nascita e affermazione della borghesia (esperienza comunale italiana) punto di vista diverso, ma stesso fermento ed interesse di Muratori.

Interesse di Voltaire

Interesse di Voltaire a questo periodo all’interno della critica illuministica alla realtà privilegiata del barone, feudalesimo (da quello medievale) angheria, corvè sono termini che acquistano accezioni negative nel Settecento. Non è interessato a capire la logica dell’impero, non prova simpatia per le eresie (sono solo pazzi pericolosi per sé e per gli altri). Le crociate sono viste come il frutto dell’eccesso della follia collettiva, allo stesso tempo però ne coglie gli aspetti economici: rileva l’aspetto feudale di una grande impresa, la crociata è un fenomeno legato alla società del tempo, collegata alla fase estrema del grande spostamento dei popoli. Il medioevo è visto come il periodo della nascita della borghesia, di cui si vede l’espressione nella creazione delle città libere tedesche.

Voltaire e Muratori pur partendo da punti di vista diversi, arrivano allo stesso fermento storiografico. Muratori è più attento alla realtà storica, mentre Voltaire ha una forte risonanza della cultura europea. Il superamento del vecchio mondo che veniva individuato nella polemica contro la feudalità è alla base della cultura illuminista. L’illuminismo voleva portare la luce della ragione, doveva sgombrare il buio del passato, si ha quindi una rilettura dei periodi per evidenziarne l’arretratezza; non è operazione storiografica ma polemica. Per risolvere questa polemica era necessario tenere in considerazione il passato che aveva creato quella realtà, il passato era padre e colpevole del presente che l’Illuminismo voleva cambiare.

Rilettura ottocentesca

L’Ottocento invece rilegge il medioevo in un’ulteriore maniera. L’Illuminismo cercava di capire gli usi e i costumi dell’epoca. Il Romanticismo invece si contrappone al culto della ragione, a cui sostituisce il culto della tradizione: il passato non è un momento negativo, deve essere rivalutato e guarda quindi con interesse al Medioevo. La causa di ciò è riscontrabile nel fallimento dell’Illuminismo: dai principi di fratellanza si era arrivati all’epoca del Terrore, finita col Congresso di Vienna; rivisitazione complessiva nel Romanticismo, perché evidentemente qualcosa non aveva funzionato. Il Romanticismo cerca nel Medioevo elementi tipici della tradizione (es. Svizzera; Guglielmo Tell). Contrappone alla ragione i valori ideali, la storia stessa è vista come svolgimento di valori ideali, confronto con l’Idealismo, la storia diventa una totalità.

Positivismo e nuova metodologia

La storia comincia ad essere studiata in maniera scientifica, storia come scienza; Positivismo. Leopold von Ranke: studio ben fatto può arrivare alla ricostruzione degli eventi così come sono stati, storia come scienza; limite, la necessità di un laboratorio per la replicabilità. Droyser: scientificità consiste nella qualità della metodologia. Nella seconda metà dell’Ottocento si ha un affinamento delle materie complementari (diplomazia, paleografia, storia dell’arte, filologia, storia delle tradizioni popolari).

Caduta dell'Impero Romano

476, fine dell’Impero Romano d’Occidente, per gli uomini del tempo in realtà svolta che passa abbastanza inosservata; era stato comunque un processo lungo in cui la barbaritas si era scontrata con la romanitas, per poi prenderne il sopravvento.

  • Prima fase: età aureliana, infiltrazione pacifica graduale dei barbari (fine II secolo).
  • Seconda fase: gruppi etnici barbarici si insediano all’interno dell’urbe romana.
  • Terza fase: grande migrazione dei popoli, in parte pacifica, in parte violenta.
  • Quarta fase: irruzione totale di popolazione che non avevano avuto rapporti con i romani e non avevano subito la romanizzazione, 406 anno delle grandi invasioni, accelerazione drammatica.

Della barbaritas il mondo romano non sapeva molto, solo alcuni avevano scritto su di loro, Cesare nel De bello gallico e Tacito nel De origine e situ Germanorum. Quest’ultimo scrive a distanza di un secolo e mezzo dal primo e dà di queste popolazioni un’immagine molto diversa, rispetto al popolo nomade di pastori descritto da Cesare. Si sono insediati e si dedicano all’agricoltura, l’organizzazione sociale è molto semplice, il nucleo portante è la famiglia. La cultura è a forte connotazione militare, chi contava era l’uomo libero, lo stato era l’esercito, il sovrano comandava in battaglia. La società era divisa in liberi (arimanni), semiliberi (aldi) e schiavi. I semiliberi non godevano di pieni diritti giuridici. Esisteva un comitatus, nucleo di persone vicine ad un determinato signore. La religione era intrisa di sciamanesimo, solo più tardi si avrà la creazione di un vero e proprio pantheon. Il capo degli dei era Odino, signore della guerra.

Da questo mondo la realtà romana comincia a difendersi gradualmente; costruzione di un sistema di difesa, Limes, Mura Aureliane e il Vallo Adriano. Marco Aurelio (166-180) è il primo che si avvale di truppe germaniche a difesa del territorio imperiale. Con Diocleziano (284-305) germanizzazione dell’esercito. Con Costantino (306-337) i barbari acquistano funzioni e cariche pubbliche, commistione progressiva di etnie. Creazione di stati romano-barbarici, regni federati in cui il sovrano è rex della sua gente e patricius, rappresentante del potere romano.

Questo meccanismo entra in crisi nel V secolo. Nel 406 nel Basso Reno si stanziavano i Franchi, nel Medio Reno i Burgundi, nell’Alto Reno gli Alemanni. Il regno dei Vandali (Africa settentrionale) è l’unico ad avere una flotta. I Visigoti durano fino al 711 nella penisola Iberica, che passa dopo sotto il controllo islamico.

Nel 476 gli eventi che si susseguono sono abbastanza normali. L’imperatore Giulio Nepote aveva delle truppe germaniche al suo servizio, Oreste ne era il comandante; si ribella, l’imperatore quindi si allontana e si rifugia in Dalmazia. Oreste non prende il potere ma nomina il figlio Romolo Augustolo imperatore. Odoacre, capo germanico, vuole diventare con la sua gente una foederatio. Richiesta non accolta. Scontro tra Odoacre e Oreste, vince il primo; passaggio di potere che non è però un colpo di stato, in quanto l’esercito ha solo una funzione di rappresentanza del popolo. Odoacre non si nomina imperatore, ma riaggrega l’Impero Romano d’Oriente con quello d’Occidente, invia le insegne imperiali all’imperatore di Costantinopoli Zenone. Ciò che accade in quest’anno è solo un atto simbolico.

La partizione cronologica tradizionale necessita di inserimento di eventi, ha significato solo se la si fa partire da un evento databile come la caduta dell’impero e la si fa arrivare alla fine del 1400 per i significativi cambiamenti del mondo, che si aprirà all’epoca delle grandi colonizzazioni, al commercio dei mari, allo spostamento dell’asse delle potenze. I viaggi di Colombo portano ad una cesura con le epoche precedenti.

L’anno 1000 è un anno significativo, un anno di svolta per un generale clima di ripresa in tutta l’Europa. Si parla di quell’Europa che ha una sua storia, un’Europa che conosce solo se stessa. Per esempio la Polonia comincerà ad esistere storicamente intorno all’XI secolo.

Processo di europeizzazione: entità che fanno territorialmente parte dell’Europa cominciano progressivamente ad essere parte anche dell’Europa in senso storico. L’europeizzazione è un fenomeno fortemente legato al processo di cristianizzazione. Il battesimo in età carolingia era il simbolo della conquista. La penisola iberica si stacca da questo processo in quanto passa poi sotto il controllo dell’Islam.

Il mondo grecoromano del passato era legato al Mediterraneo, non era una società continentale. Con la diffusione dell’Islam, l’asse del Mediterraneo diventa un confine tra l’area cristiana e quella islamica punto di svolta per il mondo. 1202 esplode potenza di Gengis Khan, 1206 viene proclamato dai barbari signore delle terre oceaniche. È un evento che può sembrare lontano ma in realtà sconvolge gli equilibri esistenti.

Fine dell'Impero Romano

L’idea che nel 476 stesse per finire il mondo è legata al pensiero cristiano della rigenerazione, in realtà sta solo finendo il mondo imperiale. San Cipriano, vescovo romano di Cartagine, prima metà del III secolo; scrive in termini apocalittici riguardo al tema. Le ragioni di queste sono dovute sia a motivi esterni sia a motivi interni. L’impero romano crolla sotto la pressione di forze esterne; le invasioni barbariche. Le città erano in crisi già da tempo per una serie di politiche finanziarie, lo stesso valeva per le campagne. L’assolutismo era stato preso come rimedio per una crisi che stava avanzando. Cristianesimo come elemento disgregatore, cultura molto lontana rispetto a quella tradizionale, non c’è la capacità né di respingerlo né di inglobarlo. Queste quindi non sono ragioni, motivazioni della crisi, ma premesse, sintomi.

Sia le pressioni esterne sia l’introduzione di nuove culture non erano comunque cose nuove al mondo romano. Paradossalmente il cristianesimo si plasma sul modello romano di società. Ci vogliono un paio di secoli prima che la dottrina cristiana si fissi e sono necessarie delle grandi menti per metterla a punto (Agostino, Ambrogio); in questa fase di costituzione, ci sono ovviamente più possibilità di deviazioni soprattutto per quanto riguarda i dogmi.

Sistema fiscale e agricoltura inceppati, in quanto sistemi troppo rigidi. Il mondo romano ha allo stesso tempo bisogno di mercanti e di mercati. Il commercio e i commercianti erano indispensabili e necessari; non significa però che a questo corrisponda un posto nella classificazione sociale equiparabile alla loro importanza nella realtà economica. La rispettabilità del mercante è legata al ceto equestre, che nelle decisioni pubbliche è al di sotto del ceto senatorio, rappresentato essenzialmente dai grandi proprietari terrieri. Il mercante muoveva grandi capitali e doveva essere dotato di grande intelligenza e flessibilità; il sistema romano troppo rigido non lo prende in considerazione, non riesce ad adeguarsi al mondo che cambia, non riesce a stare al passo con i tempi proprio per mancanza di elasticità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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