Estratto del documento

Storia economica: dalla periferia al centro

La seconda rinascita economica dell'Italia (1861-1990)

Il 25 giugno 1882, la legge Baccarini prevedeva un serio intervento dello Stato per la prima volta nelle aree formate da terreni paludosi che necessitavano di opere pubbliche. Altri 22 provvedimenti furono emanati tra il 1900 e il 1914, di cui da ricordare la legge sulla Basilicata (1904) e la legge sulla Calabria (1906), la legge Luzzatti (1910) che prevedeva l'ampliamento e il consolidamento del demanio forestale, ed infine la legge Nicchi-Sacchi (1911) che fece delle sistemazioni idraulico-forestali.

Esistono due tipi di catasto: quello geometrico-particellare (tipico dello Stato di Milano del '700) e quello descrittivo (tipico delle province di Napoli e Catanzaro). Nel 1864 si istituì un'imposta sui fabbricati distinta da quella sui terreni e nel 1865 si avviò il catasto dei fabbricati.

La geografia italiana era diversificata principalmente in quattro parti: la pianura padana (che aveva una produttività per ettaro molto elevata); le colline settentrionali (dove vi erano prevalentemente colture specializzate); le colline e le pianure centro-meridionali e le montagne.

Le principali leggi che autorizzarono la liquidazione delle proprietà comuni furono emanate tutte dopo l'unificazione: la legge per l'alienazione del demanio dello Stato (1862) e la legge per l'eversiva dell'asse ecclesiastico (1867).

Modelli di conduzione delle terre

La conduzione delle terre aveva tre modelli base: la piccola proprietà coltivatrice (basata sul lavoro della famiglia contadina), l'affitto (rapporto di conduzione delle terre che poteva essere piccolo o grande, con due tipi di affittuari: imprenditore e speculatore) e la mezzadria (tipo di colonia parziaria molto diffuso che prevedeva un contratto di compartecipazione al prodotto da parte del proprietario e del conduttore).

Fu solo con la legge del 1869 che il parlamento italiano si interessò anche del credito agrario (la legge fu però un fallimento quindi ce ne fu un'altra nel 1887 che diede maggiore incentivo alle Casse di Risparmio ad aprire sezioni di credito agrario).

Industria italiana tra Ottocento e Novecento

L'industria tessile era certamente quella meno avanzata tecnologicamente tra le industrie avanzate, in quanto è la prima a svilupparsi. Specialmente la seta, nonostante tutto, riuscì a mantenere una quota rilevante del mercato mondiale fino alla prima guerra mondiale. Per quanto riguarda il cotone, invece, si ha un boom negli anni '80 che portò alla quadruplicazione degli importi. L'industria della lana (localizzata soprattutto a Biella) era ancora di derivazione tradizionale e quindi stentava a modernizzarsi. L'importanza dell'industria tessile nell'industrializzazione italiana sta soprattutto nell'aver fatto da ponte tra l'ambiente agrario e quello industriale vero e proprio.

In Italia mancava totalmente la materia prima indispensabile per la prima ondata di industrializzazione basata sulla macchina a vapore, ovvero il carbone fossile. Così si sviluppò l'industria elettrica. Nel 1884 Colombo costituì la società Edison. Fu l'idroelettricità (il famoso "carbone bianco") a dominare la scena delle grandi centrali costituite fino alla II guerra mondiale, il che impedì di adottare in Italia i notevoli miglioramenti tecnologici avvenuti nella generazione termica.

L'industria del gas si era sviluppata prima di quella dell'elettricità, a seguito di una delle tante utilizzazioni tecniche del carbone (si trattava in questo caso della produzione di gas illuminante). La prima società italiana del gas fu la Società Anonima per l'Illuminazione della città di Torino col mezzo del gas idrogeno carbonato (1838).

Per quanto riguarda l'industria metallurgica, non solo si è negato la naturalezza, ossia la ragionevole possibilità di attecchimento nell'ambiente italiano, ma anche la stessa strategia nello sviluppo economico del paese, la cui produzione meccanica non si è vista inevitabilmente dipendente dalla disponibilità interna di acciaio. Fu questa consapevolezza che spinse l'Italia al sostegno della siderurgia con la fondazione delle Acciaierie e Fonderie Terni (1884). Fino ad allora la siderurgia in Italia era stata praticata con metodi tradizionali in piccole officine. In seguito furono fondate l'ILVA (1905), l'Elba (1899) ed infine la Soc. An. Acciaierie e Ferriere Lombarde dei Falck (1906).

Fu con lo sviluppo della siderurgia, dell'elettricità e dei nuovi mezzi di trasporto che anche l'espansione della meccanica prese vigore. Prima del 1881 si producevano caldaie a vapore e locomobili, materiale ferroviario, attrezzature per varie industrie. Nel 1911 si era affermata la produzione di navi a vapore in ferro, locomotive, automobili, biciclette e motociclette, materiale elettrico, strumenti di precisione, turbine, macchinario agricolo e industriale. In Italia, indubbiamente, più appassionante fu l'avventura dell'automobile che mosse i primi passi alla fine dell'Ottocento. Le case più importanti furono la Lancia (1906), l'Alfa (1906), la Bianchi (1885), l'Itala (1903), la Zust (1904) ed infine la Fiat (1899).

Un'altra industria che ebbe un avvio promettente ma una vita difficile fu l'elettromeccanica. La produzione di materiale elettrico era difficile per la continua innovazione tecnologica che si registrava nel settore e la delicatezza di certi materiali utilizzati, che per molti decenni non poterono essere forniti dalle industrie siderurgiche nazionali.

Connessa con l'industria automobilistica ed elettrica è l'industria della gomma e dei cavi che si sviluppò con grande tempismo in Italia grazie alla Pirelli, fondata nel 1872.

Resta da dire dell'industria chimica, un'industria non protetta le cui realizzazioni non erano al 1913 molte, ma che aveva in realtà posto le basi per quel decollo che si verificò tra la guerra e gli anni '20. L'unica impresa degna di nota in Italia era la Montecatini, che però solo nel 1910 iniziò a intraprendere il viaggio nell'industria chimica.

Liberismo e protezionismo

Se ci fu un campo in cui le idee del conte Camillo Benso di Cavour ebbero completa applicazione, questo fu il libero-scambismo. Tuttavia, col passare del tempo, non solo gli industriali chiesero l'abbandono del liberismo. Scoppiò così nel 1874 un dibattito tra gli economisti italiani che portò alla spaccatura della Società di Economia Politica in due tronconi: la Società Adamo Smith, che raccoglieva gli economisti favorevoli al libero-scambismo, e un'altra corrente favorevole al protezionismo.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 6
APPUNTI di Storia economica Pag. 1 APPUNTI di Storia economica Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 6.
Scarica il documento per vederlo tutto.
APPUNTI di Storia economica Pag. 6
1 su 6
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simopippo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Trezzi Gianluigi.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community