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La fotografia: un laboratorio di linguaggi

La fotografia è un laboratorio di linguaggi, come l'arte nel complesso. È nata nell'Ottocento come un nuovo modo per produrre immagini e di conseguenza entra in conflitto con quello tradizionale: fotografia vs pittura.

Identità della fotografia

Non esiste un'identità autonoma della fotografia che prescinda dall'arte. Da un punto di vista artistico, la storia della fotografia non esiste: ne esistono solo regole generali, ma tutto ciò è sempre da contestualizzare nell'ambito generale dell'arte. Fotografia è uno strumento, così come la neonata video-art (strumento: video) o come la pittura (strumento: pennello).

Anche se sembra uno strumento molto conosciuto, la macchina fotografica come identità merita un'analisi. Eugenio Montale scrisse la poesia "Nel '38" che, nella prima parte, contiene una riflessione sulla fotografia. Scritta nel 1978 e pubblicata nel 1980, è una poesia d'amore riguardo una relazione molto conflittuale del poeta. L'autore non è uno specialista in ambito fotografico, parla delle fotografie facendo riferimento a valori "comuni" e proprio per questo può dare adito ad interessanti ed insolite riflessioni.

La poesia di Eugenio Montale

Si era con pochi amici nel Dopopalio e ci fermammo per scattare le foto d'uso. Ne ho ancora una, giallo sudicia, quasi in pezzi, ma c'è il tuo volto incredibile, meraviglioso. Si era nel '38. Più tardi dissero che bordeggiavi "a sinistra" ma la notizia non mi sorprese perché sapevo che l'Essere non ha opinioni o ne ha molte a seconda del suo capriccio e chi non può seguirle ne è inseguito. Si era nel '38.

Foto d'uso e fotografia come elemento sociale

Idea delle "foto d'uso": un tempo la fotografia si legava a specifici momenti (viaggi, matrimoni, feste…). Per questo era più importante il contenuto della foto rispetto all'estetica. Da considerare le parole di un sociologo francese, Bourdieu, che dice "noi fotografiamo ciò che riteniamo degno di essere fotografato", indicando quindi la fotografia come elemento sociale.

Quando Montale riflette sullo stato della fotografia, il valore di essa non è formale o visivo, non legato quindi a luci, inquadratura o altri canoni fotografici, ma al volto della donna rappresentato in essa. Si sofferma sul volto, legandosi anche alla genesi della foto, che è diretta.

Genesi della fotografia e valori formali

La genesi della fotografia è sempre legata alla realtà. Se la fotografia si lega poi all'arte, i valori formali entrano in gioco. Due livelli di fotografia: (1) quotidiana e (2) artistica. La differenza di genesi tra fotografia e disegno, secondo la critica d'arte Rosa Klaus, è che la prima esiste perché sempre derivante da un elemento realmente esistito. Un tempo la fotografia aveva quindi valori concettuali, non formali.

Mostra "Il nudo nell'arte contemporanea"

Nel 2004, la galleria d'arte moderna di Bologna ha ospitato una mostra intitolata "Il nudo nell'arte contemporanea". Tra le opere esposte, due fotografi si distinguono: H. Ritts con "Carrie nella sabbia" (1988) e W. Tillmans con "Uomo che piscia su una sedia" (1997). Le loro immagini sono molto diverse per concezioni, idee, valori; parlano in linguaggi differenti.

  • (1) Non c'è il volto della donna, ma c'è il nome. È più affine ai canoni estetici classici dell'arte, ad un quadro; si fonda quindi su valori formali.
  • (2) C'è il volto dell'uomo, ma non c'è il nome. C'è un errore di luce (valore formale fotografico) voluto, negli angoli la foto è bruciata per l'eccessivo contrasto. Non vi è alcun valore formale evidente; c'è in gioco la provocazione, perché è credibile, siamo di fronte ad un gesto reale sebbene inusuale, è un'immagine molto diretta.

Problema dell'autorialità

Il problema dell'autorialità è tipico dell'arte contemporanea: ci sono casi in cui l'artista non è l'esecutore dell'opera, ribaltando la regola generale della necessità di abilità da parte di un artista per essere considerato tale.

Confronto tra P. Strand e F. Depero

  • (1) P. Strand, "Ruota d'automobile" (1915) chiede di essere apprezzata per i valori formali; il soggetto (la ruota) è un pretesto per esibire il lavoro grafico, il contrasto tra luce e ruota.
  • (2) F. Depero, "Autoritratto su un albero all'Acqua Acetosa" (1915) sarebbe incomprensibile se la si volesse leggere o spiegare con gli stessi valori o linguaggi della prima. È l'artista che si fotografa in questa performance; in più, non l'ha scattata lui perché è presente nell'immagine. La sua presenza nell'immagine testimonia che già nel 1915 era possibile proporre un'opera non eseguita materialmente dall'artista.

La fotografia permette di mettere in contrasto due logiche opposte: la logica del quadro, della foto cioè che imita ciò che a lei era pre-esistente, e la logica del riproporre azioni (lo stesso concetto della fotografia di cui parla Montale in "Nel '38"). Logica pittorica = valori formali; regole, principi che sovrintendono alla pittura.

Rapporto tra fotografia e pittura

Perché la fotografia è imparentata con il quadro? Perché la fotografia, nata ufficialmente nel 1839, sorge in un periodo in cui la pittura è l'unica forma di arte visiva e di conseguenza si raffronta ad essa. Per un motivo legato agli strumenti della fotografia: alcuni di essi coincidono o sono comunque molto simili con quelli della pittura. Il meccanismo della macchina fotografica, così come la sua struttura interna, è rimasto invariato nel suo funzionamento nonostante nel corso degli anni l'elettronica si sia sostituita alla chimica: la lastra cosparsa di sali che c'era inizialmente all'interno è stata sostituita da fotocellule ma il meccanismo rimane il medesimo.

La fotografia si fonda su un dispositivo già noto ed utilizzato, la camera oscura. Ciò che mancava a quest'ultima era un materiale che fosse sensibile alla luce. La fotografia deriva dall'ottica (camera oscura) e dalla chimica (materiali reagenti alla luce). La camera oscura era utilizzata già dai pittori del Seicento e Settecento perché ricalcando la proiezione da essa creata era molto più facile avere una resa fedele della realtà che volevano rappresentare. Nella camera oscura pittorica c'è una scatola su un lato della quale vi è una lente che proietta l'immagine su uno specchio interno alla scatola, che a sua volta la proietta sullo sportello della camera. I pittori utilizzavano la camera oscura non per incapacità ma per una filosofia di oggettività: la macchina, in quanto tale, è garante di oggettività. Il fenomeno della camera oscura è noto anche prima del 1550 (data ufficiale). È uno strumento che ha una sua tradizione.

Il fenomeno della camera oscura è lo stesso che si verifica in una stanza completamente buia e chiusa, con un solo forellino su un muro, ove si ha una proiezione dell'immagine esterna alla stanza; non ha la lente il merito della proiezione ma il foro stesso, la lente ne migliora solo l'immagine. La fotografia è erede di una lunga tradizione. Tutto nasce dalla prospettiva, sistema di rappresentazione della realtà nato nel Rinascimento italiano: consiste nella costruzione dell'immagine all'interno di una piramide rovesciata. Leon Battista Alberti, nel "De pictura" (1440), spiega come.

Prospettiva -> Camera oscura pittorica -> Camera oscura fotografica -> Fotografia odierna

Concezione moderna della fotografia

I lavori di Tillmans (1997) e Depero (1915), al contrario di quelli di Ritts (1988) e di Strand (1915), non hanno apparentemente legami con quadri e tradizione pittorica in generale. Si fondano su valori concettuali:

  • Memoria (es: "Nel '38" di Montale)
  • Sostituzione (l'immagine della persona sostituisce la persona stessa; es: punchball con foto)
  • Prova (es: in tribunale)

Evoluzione del concetto di arte

Che cosa ha permesso nell'arte l'avvento di opere non fondate sulla logica della pittura? Nel 1912/13 prende avvio una profonda rivoluzione del concetto di arte. Le divisioni dell'arte in arte medievale, arte moderna, arte contemporanea corrispondono esattamente alla periodizzazione storica: es. nel 1789 inizia l'età contemporanea, così come l'arte contemporanea.

"Arte" (italiano) = "fare con abilità, buona tecnica" (← significato etimologico della parola arte)

"Ars" (latino)

"Techne" (greco) -> tecnica

L'artista quindi è per definizione etimologica colui che realizza direttamente qualcosa con buona tecnica, con abilità. Di fronte ai prodotti dell'arte contemporanea, dove non vi è molto spesso dimostrazione della tecnica/abilità dell'autore, e dove nell'oggetto molto spesso non vi sono i valori formali precedentemente citati, si ha una trasformazione del valore etimologico della parola arte, che non corrisponde più alla sua radice etimologica ma si è evoluta. È un fenomeno culturale.

Nel 1912/13 il centro dell'arte era a Parigi, attualmente dell'arte contemporanea è Berlino. Succede che alcuni giovani artisti, non legati gli uni agli altri, senza conoscersi, cominciano a sperimentare modalità di arte che cambiano la logica e l'idea stessa di quest'ultima (l'arte è come una scommessa, oggi molto meno di allora a causa della commercializzazione che ha subito). Si sperimentano il collage, l'assemblage ed il ready-made.

È da ricordare che gli artisti che hanno prodotto queste opere "innovative" non hanno fatto questo cambiamento per incapacità artistiche (Picasso e Braques erano pittori prima di iniziarsi alla tecnica del collage) ma per una sentita necessità di cambiamento: la realtà nel collage entra in prima persona, non è più solo fonte di ispirazione. Nel collage i pezzetti sono composti da carta vera, non è più riproduzione. Oltre alla banale carta, si utilizzano anche materiali di scarto come il legno.

Collage ed assemblage sono più simili alla pittura sebbene comunque molto diversi da essa, perché entrambi, come essa, su piano bidimensionale. Al contrario il ready-made è su piano tridimensionale, e per questo si distacca ancor più evidentemente dalla tradizione pittorica ad esso precedente.

Da Milan Kundera, "L'immortalità" (1990): la protagonista sfoglia una rivista scandalistica, quando vede una foto della principessa Diana da cui scaturisce in lei una riflessione. Partendo dall'idea che Dio veda tutto, la protagonista pensa: "l'occhio di Dio è sostituito dall'occhio dell'obiettivo, l'occhio di uno si è trasformato nell'occhio di tutti".

Nonostante sia degli anni Novanta, rimane attualissima come riflessione. Conseguenza dell'era fotografica è l'abolizione del privato, causata tanto dall'immagine fotografica quanto dalla sua diffusione. Questo effetto fa sì che il mondo quasi paia come "un'enorme ammucchiata". Vi sono artisti che hanno sfruttato l'abolizione del privato. Quella di Kundera, non essendo lui un esperto di fotografia, è un'osservazione ancor più interessante, perché lo scrittore coglie ed esprime un'idea già presente nell'aria.

Collage, assemblage e ready-made

Nel giro di pochissimi anni, artisti dapprima tradizionali si affacciano spinti da volontà personale a sperimentare, portando a una rivoluzione (1912/13): si fa arte con materiali comuni (carta, legno, materiali di scarto) e non vi è un disegno ma una diretta esposizione di oggetti reali. Collage ed assemblage sono una "rivoluzione moderata": si trovano sempre su piano bidimensionale, come il quadro, e all'interno di essi, con un'attenta osservazione, è rintracciabile ancora una sorta di logica pittorica.

La vera rivoluzione si ha con l'avvento del ready-made, prodotto da Marcel Duchamp. Artista di origine francese, ha prodotto molte poche opere ma ha lasciato il segno nella storia delle arti visive contemporanee. Si può dire ad esempio che un artista da lui "discendente" sia Damien Hirst.

Per prendere un oggetto di uso comune e definirlo opera d'arte, lo si investe di un significato concettuale. Decontestualizzare l'oggetto dal suo ambiente originario (es: ruota della bici dalla bici stessa) per renderlo opera d'arte: l'artisticità dell'oggetto non è oggettiva ma a livello mentale. Duchamp manda la sua "Fontana" (orinatoio firmato R.Mutt) a un concorso per artisti indipendenti, allora in contrasto con le accademie artistiche tradizionali, ma viene rifiutata anche in un ambiente più aperto come quello. L'opera più "drastica" di Duchamp è lo "Scolabottiglie" (1914), che non ha modificato per nulla prima di renderlo oggetto d'arte.

Ancora oggigiorno siamo in un sistema artistico fortemente influenzato da questo concetto duchampiano. Oggi il problema dell'autorialità nell'arte contemporanea è tramontato ormai, ma bisogna ricordare che all'epoca è stato introdotto da lui. L'atto del ready-made è in realtà molto simile alla fotografia: entrambi sono operazioni di decontestualizzazione. Le stesse accuse ponibili alla fotografia (prima fra tutte la facilità esecutiva) sono ponibili al ready-made. La rivoluzione dell'arte contemporanea sembra avere annullato il principio della tecnica e dell'abilità esecutiva, favorendo l'affermazione di valori prevalentemente concettuali. L'arte che si fonda su valori concettuali e non sui classici valori formali pittorici fa capo ad una logica extrapittorica.

La fotografia somiglia ad un quadro, ma funziona come un ready-made; è la realtà stessa ad essere esibita e non più un'imitazione di essa. L'avvento del ready-made e della logica extra-pittorica non ha annullato la tradizionale logica pittorica. La fotografia nel Novecento ha avuto a disposizione due strade di sviluppo, secondo due differenti logiche artistiche. Da un lato è erede della pittura e del quadro, dall'altro è innovativa.

Sperimentazioni di Niépce

Dal 1822 il francese Joseph-Nicéphore Niépce sperimenta una resina fotografica sensibile, detta bitume di Giudea. Grazie alle proprietà del bitume di Giudea, Niépce comincia a realizzare delle foto-incisioni. Ha poi l'idea di inserire una lastra sensibilizzata in una camera oscura, chiamando le immagini così ottenute "points-de-vue" ("punti di vista"). Ma Niépce conia anche un altro termine per indicare le immagini ottenute con la camera oscura.

"La scoperta che ho fatto, e che indico con il nome di eliografia (élios = sole; è grazie alla luce che sono possibili questi processi), consiste nel riprodurre spontaneamente (non vi è intervento del fotografo/eliografo) mediante l'azione della luce con le digradazioni di tinte dal nero al bianco, le immagini ricevute nella camera oscura".

Da notare che Niépce è antecedente a Duchamp e di conseguenza il fatto che vi fosse una macchina a sostituire l'operato dell'artista è qualcosa di rivoluzionario, sconcertante e inaspettato. Niépce ha prodotto alcune simil-foto di cui fino al 1950 circa si conosceva solo l'esistenza, solo successivamente uno studioso tedesco le ha rintracciate e ritrovate. Tramite alcuni documenti si sa che la prima fotografia risale al 1826-27. In "Veduta da una finestra della casa di Gras" di Niépce, la luce è molto alta su entrambi i lati dei profili delle case in figura: questo perché i materiali utilizzati dall'autore erano ancora molto poco sensibili e di conseguenza erano necessarie circa otto ore perché l'immagine si fissasse (durante le quali la luce solare si è naturalmente mossa). La temporalità è un concetto chiave della fotografia. Uno dei migliori esempi contemporanei di ciò è il dittico fotografico di D. Oppenheim, "Reading position" (1970): tra le due immagini si racconta uno spazio temporale, così come era involontariamente accaduto nell'elio-fotografia di Niépce del 1826.

Riflessioni sui media secondo McLuhan

Un libro caposaldo di tutta la riflessione sui media è "Gli strumenti del comunicare" (Understanding Media) di McLuhan, scrittore canadese da poco defunto. Egli cinquant'anni fa conia ed utilizza l'espressione "villaggio globale" riguardo la televisione ed i media. Nel libro lo studioso dice che i media non sono mezzi di comunicazione, strumenti, ma un tramite tra il singolo ed il mondo. Non considera media soltanto quelli comuni (cinema, televisione, radio) ma anche ad esempio l'orologio (orologio/tempo). Sostiene che l'uomo fin da bambino media con l'ambiente circostante.

Abbiamo "media naturali", come i cinque sensi: l'uomo è una macchina per predisposizione che media con l'ambiente, migliorando la mediazione e creando media artificiali, consentendo l'integrazione sensoriale data dai media artificiali. McLuhan nel suo libro dedica un capitolo ad ogni media ed uno anche alla fotografia, che nel sottotitolo definisce "bordello senza mura", un bordello cui si può guardare all'interno, dove il peccato è sotto gli occhi di tutti (v. riflessione del 07/10 su Kundera): violazione del privato intesa come dato inconfutabile al quale non ci si può opporre. I media, creati dall'uomo, lo stanno sovrastando inarrestabilmente, e non si può più sottrarre alla loro forza plasmante. "Il medium è il messaggio" significa che il messaggio è costituito dal mezzo stesso, perché i mezzi comunicano se stessi: fotografia = violazione del privato.

Il 14 dicembre 1829, a Chalon sur Saone, Niépce e Jacques-Louis Mandé Daguerre firmarono un contratto societario della durata di dieci anni. Ma nel 1833 Niépce muore...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher viola.valeriani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Marra Claudio.
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