Sociologia del territorio
Magnani definisce la sociologia del territorio come una branca della sociologia che studia la sociologia in relazione alle sue forme insediative. Ha interconnessioni con altre discipline come geografia, demografia, economia urbana, architettura, ecc.
Si caratterizza per l'attenzione ad aspetti sociali come l'integrazione tra membri della società, gruppi sociali, relazioni tra maschi e femmine, dinamiche di potere, conflitti, valori, ecc.
Organizzazione sociale: urbana e rurale
Studia anche i modi in cui la società si organizza in modo urbano o rurale. Urbano significa difesa rispetto all’esterno, oppure innalzare o elevare edifici verso l’alto e non orizzontalmente. Rurale deriva da rus con significato opposto a urbano, cioè spazio aperto o campo arato, facendo riferimento all’agricoltura e non all’edificio.
Le modalità di insediamento sono studiate in maniera diversa e separatamente. Nascono così la sociologia urbana e quella rurale.
Interesse storico della sociologia
L'interesse della sociologia verso le città nasce prima nei confronti della sociologia urbana, e non rurale, a Chicago a fine '800. Questo avviene con la constatazione che flussi di immigrazione stavano producendo effetti socio-spaziali eclatanti, attirando l'attenzione degli studiosi.
Mentre quella rurale emerge negli anni '20 quando ci si accorge del divario tra campagne e città, legato a problemi di arretratezza rispetto alle aree urbane e situazioni di impoverimento economico e culturale. La sociologia rurale nasce negli USA nell’università dello Stato di Washington.
Collocazione accademica e crisi di identità
Tra le due sociologie vi è stata anche una differenza di collocazione accademica: la rurale è più facile nelle facoltà legate all’agricoltura, l’urbana più ad architettura. La sociologia rurale ha subito negli ultimi anni una crisi di identità legata a più fattori: ridimensionamento della popolazione legata all’agricoltura, omologazione degli stili di vita rurali per la diffusione dei mass media e dei trasporti.
Sociologi classici legati al tema della comunità divisa tra rurale e urbano hanno subito un contraccolpo perché nella seconda metà del '900 sono sempre più evidenti le trasformazioni sociali che mettono in crisi gli studi della sociologia rurale. In risposta, si è spostata verso altre realtà come i paesi in via di sviluppo guardando a nuove funzioni del rurale legate alla svolta post-produttivista del rurale, con trasformazioni che lo portano a spiegare dinamiche non più legate all’agricoltura ma allo svago di persone che provengono dalla città, e la ricerca di un ritorno alla natura.
Rural-urban continuum
Il rural-urban continuum rappresenta due categorie non più separate ma legate tra loro, sia a funzioni economico-produttive che socio-culturali. Cambiamenti demografici e culturali influenzano e sono influenzati da cambiamenti economici con diminuzione della forza lavoro impegnata nell’agricoltura, mentre l'economia rurale si è spostata.
La città: definizione e urbanizzazione
Difficoltà di definizione
È difficile definire scientificamente una città. I sociologi classici ne danno definizioni diversificate:
- Weber: insediamento agglomerato e circoscritto
- Wirth: insediamento relativamente vasto, denso e duraturo di persone socialmente eterogenee
- Gallino: complesso integrato di popolazione stabilmente insediata, dell’ordine minimo di alcune migliaia di individui, di attività economiche, politiche e amministrative, giuridiche, ecc.
Differenze legate a superficie non urbanizzata, numero di abitazioni, numero di abitanti, ecc. Difficoltà nello stabilire in termini rigorosi e condivisi cos’è urbano e cosa rurale, ogni Stato pone soglie diverse.
Fenomeno dell'urbanizzazione
La popolazione urbana cresce sempre di più. Dal 1800 ad oggi si è passati dal 2% al 51%. La definizione è difficile sia dal punto di vista sociologico che statistico perché alcuni danno certi numeri per determinare una città e altri altri.
Termini:
- Urbanizzazione: processo fisico materiale di occupazione dello spazio con costruzioni artificiali, è in atto in tutto il mondo.
- Inurbamento: trasferimento della popolazione da uno spazio all’altro, da campagna a città.
- Urbanesimo: processo sociale legato al cambiamento degli stili di vita e dei comportamenti.
Origini del processo di urbanizzazione
- Rivoluzione neolitica e sviluppo agricoltura: pone le basi della nascita della città ma nel mondo antico e medievale la quota di popolazione che abita nelle città non supera il 10-12% del totale.
- Rivoluzione industriale (da 1750 in poi): con la società industriale si ha anche la tendenza alla concentrazione urbana della popolazione. La dedizione ad attività extra agricole cresce.
- Dalla seconda metà del 20o secolo: forte insediamento urbano a discapito di quella rurale.
Secondo il 2011 UN World Urbanization Prospect, più della metà della popolazione mondiale vive in aree urbane. Vi è una significativa diversità nei livelli di urbanizzazione raggiunti dalle diverse regioni. L'urbanizzazione si è verificata prima nelle regioni più sviluppate, che quindi hanno alti livelli di industrializzazione rispetto a paesi più poveri e meno sviluppati. I paesi con il tasso più alto di urbanizzazione più elevato negli ultimi anni sono i paesi più poveri. Entro il 2050, il paese che si urbanizzerà di più sarà l'Asia, seguita dall'Africa, con dinamiche guidate da salti demografici e processi migratori internazionali e regionali.
Nei paesi in via di sviluppo, il processo di urbanizzazione è legato alla crescita interna più che al saldo demografico. L'aumento dell'urbanizzazione è legato soprattutto a migrazioni. I governi hanno attuato politiche per fronteggiare il processo aumentando le tasse per chi vive in città, e i costi di trasporto per modificare il processo di urbanizzazione.
Nei paesi sviluppati, la popolazione urbana cresce in maniera moderata. Nei paesi in via di sviluppo, invece, c'è un aumento della popolazione urbana.
Processo di contro-urbanizzazione
Il processo di contro-urbanizzazione rappresenta lo spostamento dalla città alla campagna, una tendenza all'abbandono ancora predominante. Le megalopoli, con più di 10 milioni di abitanti, sono l'immagine più eclatante ed evidente del processo di urbanizzazione, ma non sono ancora la forma più diffusa di vivere in città, prevalgono ancora le città di media dimensione.
Differenze rispetto al passato nel processo di urbanizzazione
- Rapidità ed intensità processi: il processo si è intensificato nei paesi in via di sviluppo (PVS).
- Maggiore corrispondenza nei paesi sviluppati durante il processo di urbanizzazione tra posti di lavoro urbani ed immigrazione dalle campagne. Nascono nuovi lavori nell’industria durante il processo di urbanizzazione, la pressione demografica nelle campagne andava di pari passo con la richiesta di manodopera cittadina.
- Rapidità eccessiva nel passaggio alla modernizzazione agricola nei PVS: nei paesi già sviluppati è avvenuto in maniera lenta e graduale mentre nei PVS vi è inserimento di tecnologie più rapidamente, con una drastica smobilitazione di persone che abitavano nelle campagne.
- Effetti a livello dell’organizzazione dello spazio urbano: emergere di bidonvilles e favelas, nuove forme di sviluppo spaziale che non si sviluppano in altezza ma a livello del terreno. Sono un riflesso di difficoltà di governo di questi fenomeni e di programmazione e sintomo di povertà. La popolazione che vive in questi insediamenti decide comunque di partire, preferendo la città per maggiori possibilità di sopravvivenza con maggiore tessuto di sostegno sociale soprattutto nelle grandi città. È un fenomeno di squilibrio territoriale perché diretto verso un unico centro urbano presente. Si crea problema di "macrocefalia". Si creano quindi problemi anche di tipo ambientale oltre che economico perché le aree di insediamento assorbono risorse.
- Alcuni parlano di processo di sovra-urbanizzazione: la crescita della popolazione urbana avviene in eccesso rispetto alle possibilità di farvi fronte in maniera ordinata, sia sotto il profilo amministrativo (infrastrutture, abitazioni, servizi) sia soprattutto sotto quello economico (occupazione). Eccessiva urbanizzazione di un unico spazio. Alcuni criticano questa visione perché non esiste comunque metodo normale di urbanizzazione. Il processo di urbanizzazione nei paesi sviluppati è considerato normale mentre in quelli in via di sviluppo no.
- Altri preferiscono parlare di urbanizzazione prematura: urbanizzazione molto rapida che va sopra le attuali condizioni economiche ed amministrative di quella città/stato.
Diverse modalità della crescita urbana
- Deurbanizzazione: nell’ultimo quarto del 20o secolo, in quasi tutti i paesi sviluppati si è esaurita la spinta ad una crescita demografica ed economica concentrata nei grandi agglomerati urbani. Complessiva stagnazione o contrazione della popolazione dell’intera area metropolitana, crisi della città come se la città nei PS andasse incontro a crisi di capacità di tenuta legata a criminalità e convivenza. Studi documentano questo blocco della crescita urbana a partire da anni '70-'80. Questo declino delle città è evidente soprattutto nelle città del Nord America.
- Suburbanizzazione: contemporanea espansione assai più rapida degli insediamenti suburbani e espansione persino di centri di dimensione medio-piccola delle aree suburbane, fuga dalle zone urbane soprattutto da parte delle classi medie. Si creano quindi insediamenti medio-piccoli intorno alle città. Negli USA questo fenomeno ha assunto molta evidenza, con molte evidenze che mostrano come alcune parti non centrali abbiano cominciato a crescere demograficamente passando dal 31% del 1960 al 46% nel 1990. La gente si sposta per motivi di ordine economico, con abitazioni meno costose e più grandi, con stile di vita medio borghese con necessità di ampi spazi privati, con spinta dal punto di vista culturale all’individualizzazione. I centri rimangono anche carenti dal punto di vista dei servizi sociali per tendenza di spostamento anche di questi ambiti e non solo delle abitazioni.
- Contro-urbanizzazione: effetto combinato della stagnazione metropolitana e della crescita non-metropolitana, ma criticato perché può risultare del tutto fuorviante. Le aree urbane continuano a crescere nel loro complesso, ma la popolazione invece che aumentare nelle zone centrali cresce nelle zone esterne, nel territorio non urbanizzato circostante o nei centri minori che fanno da corona alla città principale.
- Diffusione urbana: alcuni autori distinguono la suburbanizzazione dalla diffusione urbana che caratterizza le città nella parte finale del 20o secolo. Processo ampio che comprende anche i processi di suburbanizzazione ma che abbraccia un ambito territoriale più ampio e meno denso. Genera flussi multidirezionali, tanto per motivi di lavoro quanto per ragioni di consumo, di fruizione di servizi, ecc. Effetti negativi anche su ambiente e uso suolo.
Spazi specifici nella diffusione urbana
- Edge cities: aree di confine che racchiudono servi e luoghi di lavoro in zone caratterizzate da alto livello di raggiungibilità.
- Distretti industriali: aree a forte specializzazione produttiva in prossimità di centri medio-grandi.
- Gates communities: forme di auto segregazione della classe medio-alta rispetto all’esterno con dispositivi di sicurezza che racchiudono al loro interno abitazioni ma anche scuole o attività ricreative culturali, spazi residenziali chiusi che si possono distinguere rispetto al resto dello spazio.
Riurbanizzazione
In molte aree metropolitane a partire dagli anni '80 si ha una riqualificazione di zone delle città con nuova attrattività residenziale e commerciale. Avviene soprattutto in città dette globali come i poli della finanza come New York o Milano.
Cause dell’urbanizzazione
Principi che spiegano i processi di agglomerazione urbana fanno capire perché la maggioranza della popolazione si concentra in determinate aree piuttosto che spargersi in modo più equilibrato sul territorio.
- Principio di agglomerazione: vantaggi produttivi di vario tipo, si risparmia tempo e risorse materiali. Guardando ad attività economiche ci sono vantaggi legati al tenere più aziende vicine tra loro. Le città costituiscono anche un mercato interessante per la vendita dei prodotti. È il luogo dove c’è forte presenza di manodopera. Per le famiglie maggiori opportunità di lavoro, servizi e tempo libero. Città luogo in cui si sviluppa l’innovazione tecnologica.
- Principio di accessibilità: superamento delle barriere e difficoltà poste dallo spazio/distanza/dispersione. Quanto maggiore è l’accessibilità tanto è più facile per un’impresa ottenere senza costi eccessivi tutto ciò che necessita per la produzione.
- Principio d’interazione spaziale: i rapporti spaziali di qualsiasi tipo (telefonate, movimento fisico, vendite, localizzazione acquisti ecc.) tenuti da vari soggetti, rispondono a un criterio gravitazionale cioè l’intensità delle relazioni tra i due elementi è diversamente proporzionale alla massa di questi elementi e inversamente proporzionale alla distanza tra di essi. Legge di Zips: la frequenza delle interazioni tra due centri vicini dipende dalla grandezza demografica dei centri dalla loro distanza.
- Principio di gerarchia: risponde alla domanda perché esistono centri di diversa dimensione? Christaller elabora la teoria delle località centrali. Individua una gerarchia di sette livelli dimensionali di centri (da borgo a borgo grande ecc.). Si chiede perché esistano e risponde dicendo che i centri più piccoli rispondono a funzioni elementari legate alla quotidianità e via via che si sale di livello si trovano funzioni superiori rivolte anche ad un numero maggiore di abitanti.
- Principio di competitività: cerca di rispondere alla domanda attraverso quale dinamica e perché alcune città si sviluppano più rapidamente, alcune più lentamente e altre si bloccano a un certo livello? Fa distinzione tra funzioni di base e non di base. Il rapporto che si viene a realizzare tra questi due insiemi il reddito e l’occupazione prodotte determina il maggiore o inferiore grado di sviluppo della città.
Modello del ciclo di vita urbana
Spiega le fasi di sviluppo di un centro urbano. Elaborato negli anni '70 negli USA legato al ciclo di vita dei prodotti industriali. Anche le realtà urbane sembrano seguire un modello caratterizzato da periodi diversi di crescita, assestamento e declino:
- Primo stadio: fase di industrializzazione legata all’utilizzo di grande quantità di materie prime, forza lavoro, energia, ecc. Quest’insieme di elementi richiede una forte concentrazione urbana, una fase dove le economie di agglomerazione hanno un forte vantaggio competitivo. Due fasi: concentrazione assoluta nelle aree e successiva crescita della popolazione nelle periferie (è quello che è successo con la prima industrializzazione in EU).
- Secondo stadio: corrisponde a una fase industriale diversa basata sull’innovazione organizzativa come il taylorismo. Comporta una maggiore disponibilità di spazi per la produzione e i vantaggi dell’agglomerazione si riducono rispetto ai costi di produzione. Si ha così maggiore dispersione nello spazio.
- Terzo stadio: corrisponde alla terza rivoluzione industriale, innovazione, differenziazione dei prodotti. Processi produttivi sempre più spezzettati con esternalizzazione della produzione in altri paesi. Cambiamenti dal punto di vista spaziale portano alla de-urbanizzazione e allontanamento dai centri urbani sia di attività che di abitazione.
La scuola ecologica di Chicago
La riflessione sociologica si affida profondamente alla scuola di Chicago. È considerato il paradigma della sociologia in generale, oltre che di quella urbana. Inizialmente non era intenzione quella di dar vita a un ramo della sociologia e nemmeno alla sociologia in sé. Si voleva dar vita all’ecologia urbana come disciplina a sé stante dalla sociologia. L’ecologia urbana voleva essere disciplina di adattamento delle società all’ambiente.
Si sviluppa negli anni '20 a Chicago perché questa città era piccola, con cittadini di provincia che vedevano una crescita vertiginosa della propria popolazione diventando una metropoli. Forte crescita urbana era legata soprattutto ad accessibilità e quindi posizione geografica favorevole. Si trova anche al centro di un alto grado di immigrazione internazionale oltre che interna. Industria e commercio sono inoltre molto diffuse. Vi è poi un’università molto finanziata e vi è una serie di studiosi interessati a questioni territoriali. Gli studiosi non volevano solo descrivere questi temi ma volevano capire perché si verificano e quali sono le forze che vi stanno dietro.
I sociologi sono colpiti dal fatto che anche se il processo di urbanizzazione sia massiccio, avviene in modo abbastanza tranquillo senza disgregazioni sociali e lotte. C’è una situazione pacifica e queste caratteristiche non sono frutto di una regolamentazione dall’alto, ma è un processo spontaneo e pacifico anche se caotico. I flussi di popolazione non si distribuiscono in modo omogeneo. Nuovi individui si distribuiscono in modo differenziato nello spazio, ogni individuo o funzione produttiva e sociale occupa una precisa area della città che favorisce quell’attività.
Processo definito mosaico urbano, spezzettato ma armonico, tenuto insieme da un legame. Da questa idea si sviluppa il concetto di area naturale, area omogenea dal punto di vista culturale e funzionale, non pianificata e derivante da processi selettivi tra i gruppi umani. Naturale legata all’ecologia umana, cioè la popolazione si unisce creando un tutt’uno armonico.
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