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Sociologia penale del diritto

25 settembre

Approccio sociologico al diritto

L’approccio sociologico al diritto è esterno al fenomeno giuridico, per distinguerlo dall’approccio interno del giurista in senso stretto, cioè la dogmatica del diritto. Il diritto positivo e la sua conoscenza sono approccio interno: interpretazione, principi generali, fonti, etc. L’approccio del sociologo è invece esterno: guarda al diritto non come il tecnico del diritto, ma guarda il diritto dall’esterno, studia cosa fanno i giuristi o i non giuristi col diritto. Studia col metodo tipico della sociologia, scienza che nel mondo occidentale, dalla seconda metà del '700, studia il comportamento dell’individuo in società, analizzando i comportamenti che orientano l’azione dell’uomo.

La sociologia del diritto studia con gli strumenti della sociologia il fenomeno giuridico: prendere le distanze dall’approccio dogmatico al diritto, cioè avere un approccio critico alla dogmatica giuridica. Il sociologo del diritto studia il diritto vivente e non il diritto positivo. Il diritto vivente è quello che viene effettivamente applicato nel contesto della società.

Il sociologo del diritto penale non studia il diritto penale come scritto o interpretato. Analizza le norme non dal punto di vista formale, ma da quello sostanziale, cioè sociologico. Ad esempio, l’ordinamento penitenziario regola l’esecuzione della pena detentiva: il sociologo può interrogarsi su ciò che è accaduto prima della normativa e su ciò che è accaduto dopo il suo vigore.

Ordinamento penitenziario e riforma del 1975

Nel caso dell’ordinamento penitenziario, la norma fondamentale è la riforma del 1975. Il sociologo può interrogarsi sulle ragioni per cui il legislatore ha emanato quel tipo di normativa e il suo contenuto, dovendo analizzare quello che è avvenuto prima della emanazione della norma. Una analisi degli atti parlamentari è però riduttiva; bisogna capire i meccanismi sociali, culturali ed economici che muovono quei parlamentari, che rappresentano interessi e valori di particolari gruppi sociali.

Il sociologo deve ricostruire queste dinamiche che condizionano il comportamento del legislatore (dalla corruzione del parlamentare alle lobbies) e poi analizzare la dinamica parlamentare (come è avvenuto il dibattito, quali i compromessi, quali gli accordi). Spesso le normative nascondono intenzioni e obiettivi diversi a seconda dei gruppi che l’hanno votate. La volontà del legislatore è una finzione. Cerca di capire quali sono le ragioni per cui una normativa è arrivata a quel contenuto.

Impatto della normativa

Il sociologo può studiare anche dopo che una norma è entrata in vigore, che è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale. Per il giurista, una norma entrata in vigore è valida e va interpretata e il suo lavoro rimane formale. Il sociologo invece è interessato a capire quale impatto ha avuto la norma nel contesto sociale in cui essa viene applicata o disapplicata. Mentre una norma per il giurista è valida comunque, per il sociologo la norma lo è solo se produce effetti sociali. La lettera morta per il sociologo è inesistente.

Metodi per studiare l'impatto sulla società

Come si può studiare l’impatto sulla società? In tanti modi:

  • Analizzando le statistiche che le agenzie di repressione del crimine producono, si vedono, ad esempio, le denunce rispetto a quella fattispecie, i processi, etc.

I dati statistici però non sono molte volte affidabili o rappresentano di più la costruzione che le agenzie di controllo di repressione del crimine fanno su questi fenomeni. Quindi non sono attendibili al 100%.

Il processo di criminalizzazione, attraverso cui alcune azioni e alcuni individui sono etichettati come criminali, è un processo altamente selettivo. Cioè, non tutti quelli che commettono reati vengono processati, incriminati o condannati. Quindi la percentuale è ridotta rispetto a tutti i potenziali delinquenti. Quando analizzo le statistiche ufficiali non analizzo il fenomeno reale della criminalità, ma come le agenzie di repressione del crimine si sono comportate rispetto a quel tipo di fattispecie penale.

Esempio: furto di cose comuni -> sconsigliato o comunque inutile fare denuncia. Eppure si è trattato di furto.

Le statistiche ufficiali vanno considerate con beneficio di inventario, perché rappresentano quello che le agenzie fanno rispetto a quell’attività criminale.

Ricostruzione delle dinamiche e impatto normativo

La ricostruzione delle dinamiche ci consente di misurare l’impatto che la normativa ha avuto sul comportamento dei destinatari della norma, che possono decidere di violare o meno quella norma. Ma l’impatto anche sulle istituzioni che devono applicare quella normativa: forze dell’ordine (individuare e far emergere notitiae criminis), le istituzioni giudiziarie (verificare le indagini), sino alla fase della esecuzione della pena (detentiva -> istituzione penitenziaria, misura alternativa -> altre istituzioni diverse dalla carceraria).

Fasi del processo di criminalizzazione

Il manuale suddivide il processo di criminalizzazione, attraverso cui alcune azioni ed alcuni individui sono definiti criminali, in 4 fasi.

Prima fase: Produzione delle norme penali

Tutto quello che sta a monte della emanazione della norma (attività che inducono il legislatore a introdurre determinate fattispecie o a modificare la sanzione). Si sottolinea che la scelta del legislatore è ampiamente discrezionale, di natura strettamente politica. L’impostazione teorica del costruzionista è che è reato ciò che viene definito come reato, attraverso il processo di criminalizzazione -> non esistono reati naturali. Se ci si sposta da un ordinamento giuridico ad un altro nello spazio e nel tempo, quasi nessuna azione è stata considerata sempre reato. Quando definiamo una azione come criminale è perché siamo in un determinato contesto storico e quindi dobbiamo cercare di spiegare le ragioni di quella definizione in quel tempo e in quel luogo. Questa impostazione ritiene che il diritto penale non sia uno strumento politicamente neutro, ma uno strumento con cui i gruppi sociali dominanti criminalizzano azioni di altri gruppi sociali che hanno minor potere. È molto problematica la criminalizzazione e il reale sanzionamento delle illegalità dei gruppi sociali ai vertici della gerarchia sociale (criminalità dei colletti bianchi). In questa fase, dunque, studiamo il conflitto tra gruppi sociali sulla definizione di ciò che è criminale da ciò che non lo è o è semplicemente deviante.

La sociologia del diritto in generale ha come tema trovare criteri con cui distinguere la norma giuridica dalla norma sociale. Mentre il giurista è disinteressato alla norma sociale, molti comportamenti umani sono regolati da norme sociali. Spesso la norma giuridica viene rispettata non perché sia una norma giuridica, ma perché è una norma sociale. Infatti, a volte non conosciamo il contenuto della norma giuridica e ci comportiamo non trasgredendola perché corrisponde alla norma sociale. Le norme sociali spesso entrano in conflitto con norme giuridiche. Si pensi a culture molto diverse dalla nostra. Pratiche da noi criminali in certi stati sono addirittura doverose -> conflitto tra norma sociale e quella giuridica -> problemi.

Seconda fase: Attività delle forze dell’ordine

Repressione del crimine e anche prevenzione del crimine. Perché le attività delle forze dell’ordine possono costituire strategie di prevenzione. Le attività sono estremamente discrezionali, sia perché l’ordinamento prevede la discrezionalità sia perché di fatto le forze dell’ordine costruiscono delle prassi per cui su determinati contesti si decide se intervenire o meno a seconda di dinamiche che possono influire sulla discrezionalità. Anche queste attività sono condizionate da gruppi di potere e organizzazione interna con scarsità di risorse -> scelte di politica criminale -> investire di più in un determinato territorio e meno in un altro. Processo di criminalizzazione anche qui altamente selettivo.

Terza fase: Fase giudiziaria

Terminate le indagini preliminari si arriva col rinvio a giudizio al processo vero e proprio. Quali sono le dinamiche che si innescano al momento del processo: gli attori del processo (giudici, avvocati, imputati, testimoni, periti), ma anche le interazioni tra il contesto processuale e quello esterno al processo, specialmente se questo ha una visibilità mediatica molto ampia. Peso dell’attenzione mediatica sul comportamento dei soggetti che operano nel processo. Quando, ad esempio, le udienze vengono riprese con telecamere, i soggetti avvertono la presenza delle telecamere e quindi si rivolgono ad un pubblico più ampio, quale l’attenzione pubblica e questo può condizionare gli operatori del processo. Ci sono anche avvocati specializzati nel saper sfruttare i media. È una difesa molto importante, al pari di quella in senso tecnico. Sfruttare i media come un modo per presentare l’immagine del proprio cliente, per indirizzare l’opinione pubblica e influenzare l’opinione dei giudici. Anche i cambi di avvocati nel corso del processo servono a questo! Anche in questa fase il processo è altamente selettivo -> le differenze sociali si fanno sentire: la prima, di tipo economico, è quella di poter accedere a difesa tecnica non d’ufficio, ma avvocato di fiducia, che essendo un professionista che opera con la mia retribuzione avrà una qualità superiore all’avvocato d’ufficio che è scarsamente motivato. Questo fa sì che esiste un modello processuale diverso a seconda che l’imputato sia molto ben integrato nella società economica da potersi permettere un avvocato di fiducia o se invece non ha questa possibilità.

Quarta fase: Esecuzione penale

Se l’imputato è diventato condannato. Il carcere è l’istituzione preponderante, nonostante da noi viga il principio per cui la pena detentiva dovrebbe essere l’extrema ratio. La pena che dovrebbe essere usata proprio quando non se ne può fare a meno, ma in realtà è quella più utilizzata e allora in questa fase avvengono cose interessanti per il sociologo perché anche qui abbiamo delle differenziazioni dovute all’appartenenza di classe del condannato, che anche dentro il carcere abbiamo detenuti con una certa qualità di vita ed altri che ne hanno un’altra, perché non possono disporre di risorse economiche.

Quindi differenze a seconda dei gruppi sociali e della capacità di risorse economico-culturali, per avere o pene ridotte o misure alternative alla detentiva. Esempio: colletti bianchi, che hanno condanne a misure alternative. Esempio: Tangentopoli. Le persone veramente condannate al carcere sono pochissime. Imputati con difese tecniche sofisticate che consentono pene ridotte e quasi mai detentive. Questo però in Italia, in altri paesi anche i colletti bianchi hanno pene detentive elevate.

Intersezione tra fasi e approcci teorici

Quindi 4 fasi del processo di criminalizzazione, che si intersecano con 3 filoni teorici in modo tale che venga fuori uno schema con 12 incroci. I 3 approcci teorici, che partono dal costruzionismo penale, per cui il crimine non esiste, se non perché viene costruito -> non esiste il crimine in sé, ma esiste l’azione che viene definita criminale attraverso il processo di criminalizzazione:

  • Interazionismo simbolico
  • Etnometodologia
  • Teorie del conflitto strutturale

Hanno in comune di partire dall’assioma del costruzionismo e si differenziano per alcune caratteristiche che le rendono peculiari e specifiche. 1) e 2) hanno più elementi comuni, mentre 3) si differenzia di più perché fa riferimento al pensiero marxista e ritiene che il diritto penale sia uno strumento nelle mani delle classi sociali dominanti al fine di colpire con lo strumento del diritto penale le devianze/illegalità dei gruppi sociali dominati. È un approccio più specifico. 1) e 2) partono dal presupposto che occorre ricostruire i processi attraverso cui noi diamo un significato alle azioni che poniamo in essere. Ogni azione che poniamo in essere ha un significato che si costruisce nella relazione tra colui che compie l’azione e gli altri consociati che in qualche modo accolgono e interagiscono con quella azione. Vale per qualsiasi azione. Il sociologo è interessato a quelle azioni cui viene attribuito un significato e comportamento criminale o anche deviante. C’è una sovrapposizione comunque tra ciò che è deviante e ciò che è criminale. Quasi tutti i comportamenti criminali sono anche devianti, ma molti comportamenti devianti non sono criminali. Quindi la devianza ha a che vedere con la violazione della norma, ma molte volte si tratta di norme sociali e non di diritto penale. Quindi potremmo trovare molti comportamenti devianti che non sono criminali. Esempi: alcolismo, adulterio. Le norme sociali sono perlopiù norme informali. Allora tipicamente quella del buon costume -> comportamenti devianti, ma non illegali né criminali. La sanzione sarà solo di carattere sociale.

26 settembre

Manuale schematico e approcci teorici

Il manuale è schematico. Cfr. tabella: 4 fasi del processo di criminalizzazione x 3 filoni teorici.

Dall’incrocio abbiamo i vari capitoli del libro, tranne il primo che è di carattere introduttivo. Abbiamo di ogni singola fase le 3 ricostruzioni diverse dei 3 filoni teorici -> le osservazioni empiriche fatte nelle ricerche hanno studiato le varie fasi del processo di criminalizzazione. Tutte le varie fasi fanno riferimento a dati di fatto, perché vi si inseriscono anche i dati statistici. Possono essere visti questi oggetti di studio con strumenti diversi a seconda che il ricercatore si ispiri ad uno diverso dei 3 filoni. Potremmo vedere una ricostruzione diversa di ogni fase in base ai 3 filoni.

C’è una continua dialettica tra il dato empirico e l’osservazione dei fatti e la ricostruzione teorica del sociologo, che osserva i fatti. Non esiste infatti nulla di obiettivo in questa disciplina. Dipende molto dagli occhiali con cui osserviamo la realtà -> assioma del costruzionismo: c’è sempre una componente di soggettività dovuta alla impostazione teorica del sociologo rispetto al fatto che va a studiare.

Modello costruzionista vs. correzionalista

Cosa si contrappone al modello costruzionista (che non è il modello prevalente) nella sociologia del crimine? Vinciguerra faceva una criminologia di stampo correzionalista: criminologia totalmente opposta a quella costruzionista, perché il costruzionismo si oppone punto per punto al correzionalismo, che è la teoria prevalente nell’ambito criminologico. Quando oggi, anche dal punto di vista mediatico, viene proposta l’immagine del criminologo, è una tipologia di criminologo correzionalista.

I criminologi correzionalisti si pongono domande diverse dal costruzionista, cioè:

  • Quali sono le cause del crimine?
  • Cosa si può fare per trattarlo e quali strategie adottare per cercare di ridurlo il più possibile?

Il crimine è qualcosa di oggettivo. Capire le cause, trovare un nesso tra causa ed evento, che è negativo e produce dei danni -> come posso intervenire per limitare i danni? -> cosa produce il crimine? Cosa ha indotto una persona a commettere un crimine? Quali sono le cause? Individuate le cause, posso interrogarmi sulle strategie da attuare per limitare quel fenomeno -> parto dal presupposto che il fenomeno sia negativo per trovare strategie per eliminarlo o almeno ridurlo. Alcuni sociologi negano che la criminalità sia un fenomeno assolutamente negativo. Ci possono essere effetti positivi del crimine.

Filoni del correzionalismo

Dentro il correzionalismo possiamo trovare ulteriori filoni:

Filone sociologico

Alla domanda su quali siano le cause del crimine risponde che sono di tipo socio-culturale-economico -> bisogna agire con politiche conseguenti, ad esempio, di riduzione della povertà. Cfr. teoria '800-'900: nesso forte tra la questione criminale e quella sociale: c’è una propensione ad una maggiore criminalità nelle classi sociali disagiate -> per risolvere il problema occorre una maggiore uguaglianza sociale -> intervenire sulle cause sociali che producono quella criminalità. Accadde soprattutto con la industrializzazione ex rivoluzione industriale. Grandi masse di persone che provenivano da un contesto rurale vennero in poco tempo urbanizzate e immerse nella realtà capitalista, che produsse casi di emarginazione sociale e forme di criminalità, specie contro la proprietà, che intimorirono molto le classi sociali dominanti -> classi sociali pericolose per l’ordine sociale. Quindi il criminologo correzionalista individua delle cause di tipo sociale e cerca di agire con politiche socio-economiche. In questa prospettiva le cause della criminalità sono di tipo sociale.

Filone biologico-psicologico

Le cause del crimine sono studiate sul singolo individuo che ha commesso il crimine. Cercando di capire le cause individuali che portano il singolo a commettere il crimine. Se le cause sono di tipo individuale, le strategie saranno allora individuali -> l’individuo criminale è diverso dall’uomo comune. Ha nella sua personalità, a volte anche in via genetica, delle peculiarità che lo portano naturalisticamente al crimine. Cfr. Lombroso: correzionalista di stampo biologicistico = riteneva vi fosse un nesso molto stretto tra caratteristiche psicosomatiche dell’individuo e forme di criminalità. Aveva addirittura individuato la forma del delinquente nato, cioè quello che per nascita commette delitti. Le teorie lombrosiane sono state poi abbandonate, ma altre teorie riprendono questo nesso tra personalità criminale dell’individuo e delitto (teorie che studiano i processi cognitivi neurologici). Le teorie correzionaliste quindi non sono state totalmente abbandonate.

Critiche al correzionalismo

I costruzionisti ovviamente svolgono alcune critiche al correzionalismo, enfatizzando gli aspetti negativi.

Approccio acritico

I correzionalisti, essendo molto preoccupati di cosa bisogna fare per limitare la criminalità, rischiano di avere un approccio eccessivamente acritico nei confronti dei gruppi sociali dominanti: i correzionalisti tendono a dimenticare i...

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CFGran di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Sarzotti Claudio.
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