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nel momento in cui bisogna saper redigere il diritto scritto. Queste disposizioni sono

più dettagliate rispetto alle nostre, non tanto perché si pensi così di controllare più

l’interpretazione, ma perché la regola di carattere giurisprudenziale, legata al caso

deciso, ha in linea di principio portata più limitata, dunque la tecnica è quella di un

ambiente in cui le proposizione sono meno ampie, più mirate. Non si escludono leggi

con impianto di maggior respiro, ma solitamente questa è la prassi largamente

prevalente. Questo crea problemi quando l’inglese si confronti con uno stile di

legislazione diverso, es quello dell’Unione.

L’Italia ha in vigore la Convenzione di Vienna sulla compravendita delle merci; quella è

formalmente legge dello Stato, ma solo perché l’Italia vi ha aderito. Ma la tecnica

legislativa non è propriamente famigliare, perché vi sono intervenuti attori non italiani,

che hanno caratteristiche e interessi diversi dai nostri. Per gli inglesi questo è

abbastanza costante, perché solo Irlanda, Inghilterra e Galles sono ordinamenti di

Commonlaw, tutti gli altri appartengono all’area romanistica.

Anche laddove interviene la legge, questa è condizionata in forma e stile dal fatto che

ci si trova in un ordinamento prevalentemente giurisprudenziale.

Supponiamo che il Parlamento emani una legge relativa alla responsabilità solidale in

materia di fatto illecito; recentemente ha ammesso con legge il contratto a favore di

terzo; questa legge va interpretata e applicata. Ecco che su questa legge si formano

dei precedenti giurisprudenziali, che sono vincolanti, quindi anche quando interviene

la legislazione non si può dire che essa governi interamente tutto il processo, perché

non appena una sentenza delle Corti centrali si fa stato su quella interpretazione. Il

giudice successivo, se una di questa Corte dà una certa interpretazione, è a quella che

si rivolge il giudice; egli non applica direttamente la legge emanata dal Parlamento, lo

fa indirettamente attraverso il precedente della Corte.

Caso M’Alister (Donoghue) vs. Stevenson (1932). Un incidente piuttosto banale finisce

fino alla Camera dei Lords. Come mai? La questione è in realtà complicata, perché chi

è responsabile? Il barista non ha prodotto il liquido; ne risponde allora il produttore?

Effettivamente questo è l’esito finale della lite: Stevenson, il convenuto, è il produttore

del ginger beer; ma in effetti non c’era nessun legame tra il consumatore e il

produttore. Su base contrattuale c’è possibilità di tenere chi ha venduto un prodotto,

perché la disciplina della compravendita tutela il compratore, non di altri; ma in questo

caso non c’è rapporto diretto, i due soggetti non sono in relazione contrattuale, anche

perché la ginger beer l’aveva pagata non lei, ma l’amica. Si richiama un’authority

closely applicable, Winterbottom vs. Wright. Si cita un danno causato da negligence in

the work relativa alla fabbricazione di una carrozza e lo si ricollega al caso del ginger

beer. In termini di categorie giuridiche, i due casi sono simili, perché in entrambi un

oggetto fabbricato negligentemente ha causato un danno a un soggetto terzo.

Perdere una causa è molto pesante; il giudice tende a non pronunciarsi, si preferisce

risolvere la questione transativamente piuttosto che transattivamente, perché avere

torto in una lite significa avere torto in tutte le altre dello stesso tipo. Se si perde in

primo grado, si crea già precedente contrario alla tua causa, quindi o c’è motivo di

credere veramente di avere ragione, o, se c’è il minimo dubbio, conviene fermarsi lì.

Lord Atkin, riferitosi a tutti i precedenti, si limita a fare osservare che nel diritto inglese

ci dev’essere e c’è; questi casi specifici sono esempi di un principio generale, la

responsabilità per negligenza, anche se la si chiama negli altri sistema culpa, è basata

su un pubblico sentimento di moral wrong doing, per cui bisogna pagare. Il codice

morale però non può di per sé valere come legge, sennò censurerebbe tutto; però

esiste una regola, Non recar danno al tuo prossimo, ma il prossimo non può essere

totalmente distinto, in diritto deve avere una certa relazione con noi. Bisogna

considerare fatti che si possono ritenere ragionevolmente prevedibili tale da recar

danno al vicino; questo è ciò che vincola il produttore a non permettere che in una sua

bevanda ci sia una lumaca decomposta. Su questa base viene stabilita sulla

responsabilità. Se puoi prevedere a chi farai danno, puoi procurarti una polizza. Se c’è

una nuova tecnologia, ci si può assicurare per eventuali danni? Sono questioni che il

produttore deve considerare prima di mettere prodotti sul mercato.

Ma poi, il giudice ha posto un criterio molto ampio; qual è il punto cruciale di diritto?

Qui è chiaro che il processo è sia descrittivo sia teleologicamente orientato. I giuristi

interpreti non sono semplici storici, sono responsabili dell’evoluzione del diritto; c’è

sempre il problema del significato e dell’applicazione del precedente. Diversamente da

noi, i giudici inglesi possono dare il loro parere singolarmente, per cui possono esserci

sentenze più o meno solide, a seconda delle maggioranze che si sono formate tra i

giudici. Si potrebbe anche trarre un’interpretazione più restrittiva dello stesso

precedente: But in the class of case now before the Court I cannot conceive any

difficulty to arise. A manufacturer puts up an article of food in a container which he

knows will be opened by the actual consumer. There can be no inspection by any

purchaser and no reasonable preliminary inspection by the consumer. Negligently in

the course of preparation he allows the contents to be mixed with poison. It is said

that the law of England and Scotland is that the poisoned consumer has no remedy

against the negligent manufacturer. My Lords, if this were the result of the authorities

I should consider the result a grave defect in the law, and so contrary to principle that

I should hesitate long before following any decision to that effect which had not the

authority of this House.

Se la bottiglia fosse stata trasparente e vi fosse stata la possibilità di vedere l’interno,

la causa sarebbe potuta andare diversamente. Il principio generale già si restringe,

perché quando c’è possibilità di ispezione si può discutere della responsabilità del

produttore.

Inoltre, cosa significa il danno? Se il danno fosse di tipo diverso? Se una società di

certificazione commette un errore nella certificazione di bilancio di una società

quotata, si causano danni a terzi, che magari hanno investito sulla base di quei libri

contabili; i soggetti non sono in diretta relazione, perché la società di revisione ha il

contratto solo con la società revisionata. Il fatto che il revisore abbia rilasciato info

false per negligenza è ragione di pretesa degli acquirenti delle azioni nei confronti

della società di revisione? Questo è uno scenario simile: la natura del bene in

questione e la natura del danno (qua economico) che subisce sono diversi. Nel nostro

sistema noi riterremmo la società responsabile; in Inghilterra è diversa, perché i fatti

non sono identici: la propagazione del danno fisico è di tipo meccanico, prima o poi si

ferma; il danno di informazione errata è di altro tipo, perché si propaga

esponenzialmente.

Qua non c’è articolo di legge, ci sono solo precedenti. Quali sono i limiti del potere del

giudice? Solitamente ha un potere incrementale, perché alla luce delle decisioni

precedenti aggiunge del nuovo. Si è riconosciuto ultimamente l’ampiezza del principio

sulla negligenza, prima che arrivasse la direttiva europea a riguardo. Qua si parla di

una colpa che è in realtà sta nel produzione negligente, non tanto sugli effetti che essa

è, per quello è stato importante capire come giudicare la non relazione tra

danneggiante e danneggiato.

Ma in tutta questa sentenza, cos’è vincolante? La prima espressione è ratio decidendi;

l’espressione è centrale e va a indicare i fatti a cui si applicano le norme che il giudice

individua. ratio decidendi = norma + fatti a cui si applica. La massima non è fa parte

in realtà, è un principio troppo generale (che comunque influisce). Obiter dictum,

qualcosa di superfluo, detto in più, rispetto a ciò che serve per prendere una

determinata decisione; queste sono considerazioni che il giudice inserisce.

L’individuazione della ratio decidendi consente di capire qual è la decisione; ma

l’obiter dictum può indicare quali saranno le guide linea dello sviluppo del diritto nel

futuro prossimo. Se la ratio decidendi di un certo caso mi è avversa, si può cercare di

dimostrare che i fatti sono diversi: questa è l’art of distinguishing, con cui l’avvocato

può dire alla Corte perché ai fatti non si può applicare quella decisione. In cima si

mette l’head note, una specie di riassunto che aiuta chi legge a capire subito se il caso

è rilevante, ma non fa parte della sentenza (e infatti non si trova nell’originale, è

un’aggiunta editoriale).

Sistema dei writs

Nel sistema di giustizia regia, il litigante domandava alla cancelleria della Corte regia il

rilascio di un atto introduttivo della lite (writ), che spiega cosa si può e non può fare;

questo succede:

- nelle cause tra i maggiorenti del regno

- nelle cause che turbano la pace del regno (common pleas)

Le Corti regie poi avevano interesse ad attrarre a sé cause comuni perché

amministrare la giustizia era redditizio; le cause aumentarono molto.

Si trattava di una sorta di processo formulare, perché bisognava adattare il caso a uno

dei writs disponibili, che erano delle categorie giuridiche, rilasciati dalle cancellerie.

Ma ogni writ portava con sé procedure diverse e il sistema era troppo complesso e a

un certo punto si bloccò per le pretese dei baroni, che si opposero all’espansione della

giustizia regia in quanto inficiava la loro competenza giudiziale.

Il giudizio arriva alla corte, di fronte a un giudice (che si occupa di questioni di diritto)

e a dei giurati (che si occupano di questioni di fatto).

I writs sono un numero chiuso, infatti si tratta di un giudizio eccezionale derivante

dalle prerogative regie.

Queste corti hanno successo e rappresentano il futuro dell’Inghilterra medievale

perché:

- il sovrano ha la forza per far seguire le decisioni con maggior efficacia

- c’è la tendenza alla ricerca di soluzioni che rappresentino un ideale di giustizia

Il Medioevo è il periodo in cui le discussioni sulla giustizia sono più diffuse, perché in

un società disordinata c’era bisogno di ideali per riordinarla.

Si sviluppa un sistema sempre più articolato di writs, ma il sistema si blocca quando i

baroni si sollevano contro le crescenti competenze dei giudici regi. Nel XIII sec. si

arriva a una legge delle Provigion of Oxford, che prevede il blocco dei writs., il cui

formulario era ormai limitato a 500 writs. L’esigenza politica dietro a questo blocco era

di stabilire un equilibrio tra centro e periferia.

Ma nonostante il blocco, i writs portarono comunque ad un’evoluzione del sistema,

grazie alla diversa interpretazione diversa data di alcune parole. Uno dei writs più

importanti è il writ of trespass,; il trespass era indicava o l’ingerenza fisica rispetto a

un bene, o il semplice fatto illecito; fu proprio questo writ quello usato per sanzionare

l’inadempimento contrattuale (sebbene nascesse nell’ambito extracontrattuale).

Formazione del ceto di giuristi

Il compito di amministrare la giustizia fu affidato alle uniche persone che sapessero

leggere e scrivere, ovvero i chierici. La giustizia è dapprima itinerante, poi si fissa a

Westminster Hall.

I writs, rilasciati alle cancellerie dal re, sono ricopiati e imparati dai chierici e si forma

un ceto forense di patrocinatori, che va laicizzandosi perché una regola di diritto

canonico vietava ai chierici di patrocinare liti. I patrocinatori si organizzano in

corporazioni, che si riuniscono negli inns of court (taverne della corte); tuttora ne

esistono 4, si riuniscono vicino alle Corte di Giustizia, e tuttora per svolgere la carriera

di barrister bisogna aver partecipato a cene con le inns of court.

L’insegnamento universitario di diritto inizialmente non contribuiva alla formazione dei

giuristi, perché per molto vi fu insegnato solo diritto romano e canonico e non vi si

poteva imparare il diritto locale; il punto è che le corti non apprezzavano il diritto

romano, ma credevano nel diritto dei writs e nelle consuetudini che si stavano

formando; i giuristi si formavano nella pratica, frequentando le inns e osservando le

cause. Perciò l’insegnamento universitario era svalutato, non serviva una laurea per

esercitare le professioni legali.

Dal Settecento si iniziò a insegnare all’università anche il diritto inglese, ma

l’università continua a non essere indispensabile; oggi ci si può laureare in qualsiasi

cosa, poi partecipare a un corso di law society di due anni e fare l’esame di stato.

Infatti i giudici non accedono per concorso da giovani inesperti come da noi, ma in

USA e UK la carriera è riservata a persone che siano state avvocati o tutt’al più

professori universitari a lungo tempo, che possono presentare la loro candidatura alle

alte cariche dello stato.

Ci sono due grandi categorie di professioni forensi:

solicitors: coloro che entrano in contatto col cliente, i grandi studi associati;

• svolgono anche alcuni compiti tipici del nostro notaio (es. scrivono testamento,

atti di trasferimento proprietà)

barristers: coloro che vanno alla sbarra per patrocinare la causa, che appaiono

• davanti alla Corte per difendere il cliente e svolgono la professione in forma non

associata; non hanno contatti col cliente e ricevono istruzioni dai solicitors

In Inghilterra non esistono i notai; ce n’è solo una trentina che hanno il compito di

preparare atti che verranno spediti all’estero, ma sono anche solicitors o non

avrebbero abbastanza lavoro. Infatti non esiste l’atto pubblico in forma solenne come

lo conosciamo noi; loro hanno solo il deet, fatto dal diretto interessato senza

intervento di personaggi specifici, sottoscritto di fronte a un testimone e poi

consegnato alla controparte.

Nel sistema inglese si preferisce avere a questo scopo qualcuno che sia di parte.

Negli USA addirittura si curano pochissimo i registri pubblici; invece negli UK c’è il

Public record office e il Land Registry.

La professione forense nasce fuori dall’università; questo crea una mentalità

completamente diversa dalla nostra, molto più teorica. Questo influenza anche la

produzione dottrinale; agli albori troviamo due opere di Brackton e Clarville, molto

improntati sulla pratica, poi nulla per molto tempo.

Gli unici scritti che si trovano sono i writs e il records, documenti delle corti,

inizialmente raccolti negli yearbooks (in anglo-normanno) e poi nei law reports (più

accessibili sia per la lingua, sia per la comprensibilità).

Attraverso lo studio dei documenti e della pratica si impara il diritto inglese; tuttora la

base della formazione del giurista inglese è l’esame di casi particolari.

Nascita dell’equity

Accanto alla formazione del common law, si assiste alla formazione dell’equity. Per

quanto il sistema dei writs si evolva e venga adattato, permane una domanda di

giustizia inevasa; si appella alla prerogativa sovrana di provvedere a ciò a cui la legge

non provvede, e il sovrano inizia a giudicare in determinate circostanze (in cui i writs

non bastano) in vita di equità.

Il sovrano delegava il suo cancelliere, il custode della coscienza del re, un chierico. Egli

poteva provvedere extra ordinem rispetto a queste richieste, fatte tramite i bills.

Mentre i writs presentavano descrizione delle ragioni per cui si è convenuti in giudizio,

i bills contenevano una richiesta generale al re e non una descrizione specifica.

Si tratterà di un processo di fronte alla corte, senza giuria, non un vero e proprio

processo fin quando il cancelliere non regolarizzerà la propria azione basandosi su

precedenti. Si tratta di un processo inquisitorio, in contrapposizione con il processo

accusatorio (nel contraddittorio) del common law.

Compaiono nuovi istituti come la richiesta di una prestazione in forma specifica

(specific performance), che il cancelliere poteva far valere coattivamente perché se il

convenuto rifiutava incorreva in contempt e rischiava l’arresto.

La procedura di equity, che si sviluppa dal XIV sec., inizialmente non pone problemi

perché vi si ricorre solo là dove non può intervenire la giustizia ordinaria (cfr. equity

follows the law).

Rapporto tra common law e equity

Ma col tempo nasce conflitto giuridico e poi politico tra le due forme di giustizia, nel

momento in cui sale al trono Giacomo I, uno scozzese fautore dell’assolutismo regio,

ben più forte di quello conosciuto in GB; Giacomo I si contrappose al parlamento

inglese e coinvolse il giudiziario. Il cancelliere Lord Ellesmere inizia a prendere

provvedimenti a nome della neo Court of Equity (cui faceva capo) che contraddicono

alcune decisioni prese dalla Corte di common law.

Perciò si ha conflitto re + Corte di equità vs. Parlamento + Corte di common law.

Giacomo convoca tutti i giudici e chiede loro se, dietro sua richiesta, si sarebbero

astenuti dal giudicare; tutti dissero di sì tranne Sir Coke, il cheaf justice, che dice che

se mai si porrà il caso deciderà come decide un giudice questo indica che il giudice

ha il preciso dovere di decidere dopo aver sentito le parti.

Il sovrano allora affermò che siccome i giudici erano suoi delegati, allora avrebbe

potuto decidere lui stesso delle liti; ma Coke dice che le cose non potranno andare

così, perché sebbene lui disponga sia della ragione sia della forza, la ragione del diritto

è una ragione artificiale che si impara dopo molti anni di studio questo indica che il

diritto ha una dimensione tecnica, non tutti coloro che hanno ragione e forza possono

farlo valere, quindi c’è autonomia del giudice rispetto al politico; inoltre, anche il

sovrano è soggetto alla legge.

Sul piano politico, i vincitori del conflitto saranno i common lawyers; sul piano tecnico,

i vincitori saranno i giudici in via equitativa perché le loro norme sono più recenti.

Infatti l’equity interveniva spesso in via complementare (es. il trust è nato così).

A questo punto l’Inghilterra si trova ad avere un sistema giudiziario bipartito tra

sistema di common law e sistema di equity, tra due sistemi amministrati da Corti

diverse fino alle riforme del 1873-75, che riunificheranno la giurisdizione nella

Supreme Court of Judication.

Riforma della giurisdizione

Il diritto sostanziale è visto attraverso le forme of action o le bills of equity, non

tanto tramite categorie sostanziali; mancavano monumenti come il Corpus iuris civili,

ordinati e divisi in categorie, a cui ispirarsi. L’unico ordine che c’era era quello

alfabetico dei writs.

Il processo di riforma del XIX sec. si compie in due passaggi:

- abolizione dei writs e delle forme of action e unificazione in unico atto di

citazione, che consente di esporre i fatti di causa e domandare un rimedio

senza individuare il writ

- unificazione delle giurisdizioni

Si pone però il problema di riformulare il diritto inglese dal punto di vista sostanziale,

prima conosciuto solo sotto il profilo processuale; di questo si occuperà la dottrina

inglese e parallelamente si comincerà a pensare di insegnare il diritto inglese.

L’istituto del trust

Il trust nasce nell’ambito dei rapporti immobiliari, base della ricchezza

nell’ordinamento medievale; occorre comprendere la struttura del diritto fondiario

inglese, molto diverso dal nostro.

Noi abbiamo una concezione unitaria della proprietà, con uniche limitazioni date dai

diritti reali.

Il regime di Inghilterra e Galles è molto più complesso, perché il mondo inglese non ha

subito gli effetti della rivoluzione francese e della dominazione napoloeonica questo

ha significato conservazione di alcuni aspetti dell’ancien regime (strano perché la

proprietà è nata proprio lì e il feudalesimo è stato limitato).

I feudi erano concessioni del re, inizialmente non trasmissibili, poi ereditari; si è creato

sistema di rapporti feudali che vedeva:

al vertice il re

• un primo ramo di feudatari con feudo trasmissibile

• un secondo ramo:

• di persone con cui i feudatari instauravano rapporti di natura commerciale

o (non feudale, quindi non politica) come leasehold, con un termine

predeterminato, trasmissibile fino allo scadere del tempo determinato

di persone con cui i feudatari instauravano rapporti commerciali come

o freehold, indeterminato (nome commerciale del fee simple)

di feudatari subinfeudati cui una parte della terra era data in concessione

o per la vita come se fosse un usufrutto, detto life estate

di feudatari subinfeudati sotto condizione sospensiva o risolutiva, detto

o remainder

Si genera così un fittissimo sistema di diritti reali tutti diversi, non come noi che li

abbiamo in numero chiuso.

Tutti questi diritti sono perdurati nel tempo.

Inoltre, il testamento rispetto ai beni immobili era nullo perché la terra era anche

importante dal punto di vista politico.

C’era anche il problema di mettere al sicuro i propri beni, l’Inghilterra dell’epoca era

molto pericolosa; non esistevano ancora le assicurazioni; l’unica soluzione era di

affidare un bene ad un amico, per cui il signore feudale trasferiva il bene ad un

trustee.

Il trustee riceveva istruzioni su come comportarsi sul bene, tipo ‘finché sarò vivo avrò

il possesso del bene, quando sarò morto provvedi di trasferire il bene a chi dico io’,

compiendo un trasferimento inter vivos perché il bene sarà ormai formalmente in capo

al trustee.

Ma bisognava regolare in qualche modo questa relazione.

Prima soluzione: apporre condizione risolutiva al trasferimento: se non riconsegni, il

bene torna alla forte; ma così a parte punire il trustee non si realizza quanto voluto.

Seconda soluzione: vi provvede l’equity, che riconoscerà che il soggetto titolare del

bene è il trustee, ma gli farà capire che non potrà regolarsi diversamente da come

previsto dal patto; la Corte di Equity fa appello a una nozione di coscienza e ‘minaccia’

di pena restrittiva.

Gli inglesi hanno quindi formato due concetti di proprietà (F T F1):

 

proprietà secondo le regole di common law: il beneficiario finale del bene, che

• avrà un fee simple (il diritto più ampio che si poteva avere su un bene,

l’attribuzione di un feudo senza condizioni, rapporto inizialmente personale ma

poi trasmissibile secondo regole come primogenitura)

proprietà secondo le regole di equity: il trustee, cui viene raccomandato di

• comportarsi in un certo modo, infatti equity acts in persona (l’equity piega e

adatta il common law)

life estate: colui che affida il bene in partenza

Il più delle volte si aveva più di un trustee in modo che il bene non rischiasse di

trasmettersi agli eredi del trustee qualora questo premorisse a chi gli aveva dato il

bene.

Ciò che caratterizza il diritto inglese è la durata temporale.

Riunificazione delle corti

Il processo culmina nel Judicature Act (1873-75). Già intorno al 1852-54 alcuni leggi

avevano eliminato le forme of action unificando gli atti di citazione.

Lo schema della fotocopia riproduce lo schema attuale del sistema giudiziario inglese

a partire dal 2005, anno del Consistution reform act che abolì al vertice la House of

Lords.

Il sistema delle corti

Supreme Court of Judicature al vertice

• Court Of Appeal, strutturata in:

• Criminal Division

o Civil Division

o

High Court, strutturata in diverse divisioni:

• Queen’s Bench Division

o Chancery Division: erede storica della Corte di cancelleria

o Administrative Court

o Divisional Court: 3 magistrati che decidono degli appelli provenienti dalle

o corti inferiori

County Courts: si occupano di liti locali

• Magistrates’ Courts: organo in cui non è detto sia presente un magistrato di

• carriera

Tribunals: organo che non è tecnicamente una Corte, ma organi paragiudiziali

• che decidono su determinate materie

Il precedente giudiziario

Il precedente giudiziario va messo in relazione con la gerarchia delle corti.

La Corte suprema prima del 1966 non aveva il potere di modificare la propria

• decisione, poi la Camera dei Lords decise che avrebbe potuto mutare opinione,

anche se di fatto non è quasi mai successo;

La Corte d’appello invece vincola tuttora anche se stessa, tranne in pochi casi

• L’Alta Corte

• Tutte le corti sono subordinate alla Corte di Giustizia europea

• Più complesso è il rapporto tra questi organi e la Corte europea per i diritti

• dell’uomo, cui si possono anche fare ricorsi individuali; se la Corte condanna lo

Stato, questo può subire sanzione pecuniaria; inoltre, lo Stato è responsabile

anche della violazione di un privato se non ha fatto quanto necessario per

prevenire tale violazione. Secondo la Corte costituzionale, il giudice disapplica le

norme interne in contrasto con quelle del diritto internazionale, dei trattati ecc.,

ma non quelle contrarie al diritto della CEDU, cui l’UE non ha ancora aderito;

spetterà invece alla Corte decidere al riguardo, il giudice dovrà sollevare la

questione e sarà la Corte a dire se è incostituzionale.

L’Inghilterra ha ammesso la possibilità di ricorso individuale e poi si è chiesta se

si potesse tenere la cosa sul piano interno, come da noi la Cc. problema: non

esiste giudizio di costituzionalità.

Il meccanismo è dato dal Human rights act del ‘98, secondo cui tutto l’apparato

pubblico inglese è tenuto a rispettare i diritti umani, compreso il giudice; se il

giudice individua interpretazione conforme alla Convenzione, deve applicarla

direttamente; se invece la norma non è riconducibile alla Convenzione, il giudice

deve sospendere il giudizio e notificare la contrarietà al Parlamento, che

dovrà conformarsi in un certo termine.

Invece anche il giudice inglese disapplica direttamente norme contrarie al diritto

europeo.

Per ricorrere in appello bisogna chiedere l’autorizzazione con il leave to appeal.


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camsca

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camsca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi giuridici comparati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Graziadei Michele.

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