Psicologia dinamica - professoressa L. Grotto
Sogno del poppante saggio
Situazione in cui la personalità sviluppa aspetti di maturità, all’autosacrificio e all’accadimento.
Autoscissione narcisistica
È come se fosse un tentativo disperato di mantenere una forma di equilibrio scindendo una componente che soccombe e una che tende a portare aiuto. Corrisponde anche alla ipermaturazione traumatica: in “confusione nelle lingue”.
Ferenczi e l'ipnosi
Ferenczi parla di ipnosi, come il procedimento con cui la volontà esterna impone alla personalità che si trova in una relazione asimmetrica. Ipnosi paterna: assoggettamento basato sull’autorità. Ipnosi materna: implica assoggettamento per seduzione. Terrorismo della sofferenza sono fattori patogeni importanti.
Il trauma
Il trauma non deve essere per forza un evento, è trauma la situazione maladattiva che si è creata nelle relazioni interpersonali su una persona immatura o debole. Le differenze tra Freud e Ferenczi riguardano quello che succede realmente nella vita del bambino.
Relazione terapeutica
La rilevanza del fattore esogeno (contrapposto di endogeno) pone attenzione sulle relazioni con gli adulti, soprattutto quelli che dimostrano dei tratti psicopatologici della relazione. L’asimmetria della relazione è vista come un elemento pericoloso se chi è figura di potere non miri a preservare dimensioni che limitino la componente narcisistica della personalità dei genitori o dell’analista.
Terapia
La terapia deve assumere un assetto basato su sincerità e rispetto assoluto della relazione di fiducia. Deve avere caratteristiche di tatto ed empatia. Inoltre viene inserito il concetto di timing: trovare il tempo giusto per consentire l’avvicinamento di certi elementi.
Traslazione
È la differenza tra rispetto del terapeuta e rispetto di rifiuto/derisione che il paziente ha ricevuto dall’ambiente familiare che può determinare la risoluzione della traslazione. Il fatto che il paziente si renda conto che la sua esperienza presente somiglia ma non coincide con l’esperienza passata. Non basta l’abreazione degli affetti ma serve la reale esperienza con la relazione vera per permettere a una storia traumatica di prendere evoluzioni diverse.
Modi di intendere il trauma
- La ripetizione del trauma nella terapia e la risoluzione dell’evento traumatico. Ferenczi pensa che il terapeuta è chi abusa e allo stesso tempo è colui che ripara. Identificazione con aggressore: ha una connotazione interpersonale, è una questione di proiezione del senso di colpa. L’aggressore manipola la vittima per produrre il senso di colpa nella vittima.
Melanie Klein
La Klein parla del lutto e del dolore dovuto alla perdita. (Freud parla meno, Ferenczi parla di aggressione). Lei è la prima che ne parla. Ha avuto una vita segnata in modo insolito da un’esperienza di lutto.
Biografia di Melanie Klein
È viennese di famiglia di media borghesia, nasce nel 1882, scrive fino agli anni 50. Famiglia mediamente tranquilla, il padre aveva l’interesse per l’ambiente medico ma non lo era, aveva un’attività commerciale con la madre. Klein nel 19 si laurea in medicina. In ambito psicanalitico le donne si laureavano e lavoravano, è stato il primo campo in cui le donne lavoravano. Aveva un fratello più grande con straordinaria intelligenza, di salute cagionevole, aveva anche una sorella più piccola anche lei molto intelligente ma viene a mancare all’età di 9 anni (primo lutto), lei diceva che questa piccola di 3 anni le aveva insegnato a leggere e a scrivere. La Klein si avvicina al fratello più grande che studia medicina ma con la salute cagionevole il fratello muore intorno ai 20 anni (secondo lutto).
Il percorso professionale
La Klein decide di iscriversi a medicina e si fidanza con un amico del fratello, sarà il primo marito da cui divorzierà dopo la nascita del terzo figlio. La Klein fa osservazioni sui bambini, pare sui propri figli. La relazione con i figli ha un momento di rottura quando il secondo genito ha un incidente. Pare che muoia e la sorella, Melitta, che faceva formazione psicoterapeutica, si convince che il fratello si sia suicidato e per questo ella accusa la madre.
Formazione e influenze
Nella formazione medica, muore la madre, dopo 2 anni dal fratello, ha un crollo depressivo e si rivolge a Ferenczi con cui ha 19 analisi. Qui scopre la sua predisposizione per i bambini. La Klein produrrà la tecnica del gioco con il disegno per la psicoterapia per i bambini minori di 3 anni. Ferenczi l’ha incoraggiata molto per il modello della psicoterapia per i bambini. Finita l’analisi con Ferenczi pubblica alcuni scritti sullo sviluppo infantile che vale l’inclusione nel “mondo che conta”, viene invitata da Abraham a Berlino, con cui poi farà una terapia, ma lui muore dopo 6 mesi di terapia.
Contributi alla psicologia
A seguito di questo va ad insegnare a Londra dove arriva prima di Freud, istituisce una linea di pensiero e approccio clinico che ha molto impatto. Negli anni ’40 si riscontra una rivalità tra la Klein e Anna Freud che ha come punto cardine le tecniche sulla psicanalisi infantile. Nel 1943, la società psicanalitica britannica decide di dare il via a una sorta di torneo scientifico: questo prevedeva la discussione aperta da parte delle allieve di Anna Freud e delle allieve della Klein per decidere se utilizzare il modello Kleiniano o quello Freudiano per la formazione. “Questioni controverse” nel 1943.
Conflitto familiare
Questa è la prima volta che una situazione di controversia con “Lady Agreement”. Melitta Klein (figlia della Klein) si schiera con chi osteggiava sua madre e chiede una espulsione, non avviene e lascia la Gran Bretagna trasferendosi negli Stati Uniti. Si occuperà di famiglie multiproblematiche e non avrà più rapporti con la madre. Lutto e perdita sono costanti nella vita della Klein.
Contributi teorici della Klein
Klein: questione dell’analisi infantile, nel Convegno del 27 prende una posizione critica e severa del metodo di Anna Freud, il suo modello viene fatto a pezzi. Anna Freud sostiene che:
- Non ha senso prendere in terapia bambini piccoli perché prima della conclusione dell’età della latenza non c’è traslazione e quindi non c’è materiale per lavorare. (attaccata al padre come visione).
- Necessità, nella fase di avvio del trattamento, di essere accogliente, poco richiestiva per legare il bambino alla figura del terapeuta. Successivamente viene istituzionalizzata una fase di seduzione.
- Impossibilità di analizzare, all’interno della relazione con il bambino, dei sentimenti negativi, ritiene che sia troppo rischioso per il terapeuta mettere il bambino in condizione di confrontarsi con i suoi aspetti più “rabbiosi”, di distruttività. Terapia addomesticata: quello che si dovrebbe fare lo si fa ma a “metà”.
La tecnica del gioco
La Klein fa un attacco molto duro, accusa la Freud di crudeltà gratuita. Ella sostiene che un terapeuta fa l’analisi e se arrivano angosce le lenisce con mezzi analitici, oppure è inutile affrontare una terapia. Critica tutto l’assetto, fa inoltre una revisione della teoria in base al fatto che, avendo mosso l’attenzione sulle natura aggressive, si convince che la collocazione del complesso edipico nel 4°-5° anno di vita si deve abbandonare e ne propone un’anticipazione al 1° anno di vita.
Interpretazioni della Klein
A 3-6 mesi abbiamo il contatto con oggetti con forti tendenze orali. A 6-12 mesi avviene lo svezzamento. L’attenzione della Klein è concentrata su tutti i processi primitivi. Il complesso edipico diventa la condizione sulle fantasie che il bambino fa su un contenuto del corpo materno, ha come elemento cardine il rapporto con il seno. La Klein sostiene inoltre che un bambino di 2 anni e mezzo può sviluppare una relazione di transfert con lo psicoterapeuta.
Tecnica del gioco
Non si comunica solo a parole ma in 3 modi:
- Gioco agito: con pupazzi, sabbia, etc…
- Disegno
- Verbalizzazione
La Klein istituisce una sorta di corrispondenza tra il grado di angoscia del bambino e la scelta del mezzo di espressione. Più alta è l’angoscia e più lontano sarà dal verbale.
Gioco simbolico
Il gioco ha una composizione simbolica, questo è il modo di parlare del suo mondo interno, dicendo all’analista il clima che sente nel suo mondo interno. Per la Klein non c’è differenza dell’utilizzabilità del materiale: l’analista formato è in grado di recepire sia quando si usa il disegno, le parole o il gioco. Lo scopo dell’analisi è riuscire a padroneggiare l’angoscia attraverso l’interpretazione, spiegando al bambino cosa sta provando come in una terapia per adulti. C’è un termometro: più è verso il gioco agito vuol dire che l’angoscia sale e si va più verso le parole se si ha meno angoscia.
Modello del cassetto
Il gioco simbolico (principe, macchinine, trenini) l’idea è che in questo il bambino usa un sistema per rappresentare il suo mondo interno, in questo modo lenisce la sua angoscia. Creare il clima che consente questo poi si può procedere con il modello analitico come quello utilizzato per gli adulti. Il bambino capisce la natura di questo rapporto e capisce il sollievo che può dare. Sviluppa gratitudine, si lega spontaneamente perché si rende conto che gli fa bene. Modello del cassetto: ogni bambino ha un cassetto con i suoi giochi e i suoi disegni, lì viene riposta anche la relazione.
Melanie Klein e la sua metodologia
Sulla base della metodologia della Klein, che si concentra soprattutto sull’interpretazione del gioco simbolico e dei disegni e sulla base di un percorso di osservazione clinica cospicuo: le teorizzazioni della Klein non sono immediate ma arrivano dopo circa un ventennio di lavoro con bambini successivamente ad una fase di consolidamento di certe evidenze. Sulla base di questo lavoro clinico la Klein produce una teoria dello sviluppo della personalità che dal suo punto di vista lei considerava una sorta di evoluzione logica e consequenziale della teorizzazione freudiana classica.
Teoria dello sviluppo della personalità
La teoria dello sviluppo della personalità è una teoria che ha degli aspetti profondamente innovativi dalla quale derivano degli strumenti tecnici con i quali è possibile entrare in relazione con pazienti gravi. Il passaggio dalla teoria pulsionale freudiana a quella della Klein: (teoria delle relazioni oggettuali) apre la possibilità a un intervento psicoterapeutico di orientamento psicodinamico sulla patologia grave.
Teoria Kleniana
La teoria Kleniana è una teoria che sostituisce al concetto di “fase”, tipico della teoria psicosessuale freudiana, un nuovo concetto teorico per descrivere lo sviluppo mentale, che è quello di posizione, certo assetto del funzionamento mentale, la parola posizione fa immediatamente pensare a una situazione che vuole essere cambiata. Mentre nella teoria pulsionale c’è una struttura stadiale, in cui il processo di ritorno a una fase più primitiva ha sempre qualche elemento di distorsione del naturale procedere dello sviluppo della personalità.
Funzionamento mentale secondo la Klein
Nella teoria Kleniana le posizioni sono considerate come dei modi di funzionare della mente che noi, costantemente e in maniera legata alle vicissitudini di vita, riattraversiamo. Non si tratta di guardare alla personalità come qualcosa che raggiunge uno stadio di maturazione che, se tutto va bene, lì sta e lì resta, ma è un modello del funzionamento mentale in cui le questioni evolutive sono costantemente all’ordine del giorno; le persone, anche adulte, soprattutto in presenza di esperienze di lutto e di perdita, sia sostanziale che di rottura delle relazioni interpersonali, riattraversano e rinegoziano le angosce primitive connesse con queste esperienze di perdita.
Concetto di posizione nella teoria della Klein
L’importanza della sostituzione del concetto di posizione al concetto di fase. La Klein ha prodotto una sorta di esplorazione dell’assetto della mente primitiva (riferito a una parte molto precoce dello sviluppo; e riferito a una fase in cui il senso della realtà e l’adattamento ad essa può essere messo in discussione) in maniera anterograda; nei suoi scritti viene descritta prima la fase più evoluta della personalità e poi, negli anni successivi, la fase più primitiva.
Descrizione delle due posizioni
- Posizione depressiva: parte poco più evoluta
- Posizione schizo-paranoide: primitiva
Modi di funzionare della mente che non hanno niente a che vedere con la psicopatologia. La Klein ha fatto prima una sistematizzazione della caratterizzazione della fase depressiva, quella più matura, sulla base di questa ha descritto le caratteristiche della fase più primitiva.
Relazione con le figure di riferimento
La Klein osserva che il rapporto del bambino piccolo con le sue figure di riferimento, se osservato tramite le dinamiche del gioco simbolico, mostra la centralità di una questione: il padroneggiamento delle tendenze aggressive nei confronti della figura di riferimento. Si tratta di ragazzini che venivano portati da lei in quanto avevano una situazione di disagio/iniziale maladattamento. Internamente a questa condizione la Klein vede emergere una posizione centrale che è quella di capire come fare a gestire le componenti negative del rapporto.
L'aggressività nelle relazioni precoci
Quella parte della relazione interpersonale che era stata, fino ad ora, meno osservata. La Klein è la prima a porre attenzione, in funzione della clinica, ai sentimenti reali di aggressività e ostilità, che circolano all’interno delle relazioni precoci. Che sono profondamente occultati perché molto difficili da tollerare. Il suo scopo concettuale è quello di chiarire l’origine e la natura di tali dimensioni aggressive: da dove vengono, come si può fare per renderle più tollerabili e funzionali allo sviluppo della personalità.
Il mondo fantastico dei bambini
Perché il bambino è profondamente turbato da tali componenti aggressive, le vive connesse a situazioni di angoscia molto importanti e se non è in grado di contenere e superare queste componenti aggressive ed angoscia può incorrere nel rischio di un’inibizione dello sviluppo della personalità. La Klein prende sul serio l’esplicitazione del mondo fantastico dei bambini, il quale è spesso popolato di presenze rappresentate sotto forma di animali/mostri, con i quali i bambini entrano in contatto.
L'origine delle fantasie aggressive
Se dovessimo semplificare a quale immagine del mondo interno dei bambini la Klein si interessa diremmo che è il mondo popolato dai mostri e allo stesso tempo dalle fate (presenza positive e negative).
Le fantasie inconsce
Per la Klein queste forze oscure e malevole hanno un’origine molto chiara: non sono oggetti misteriosi ma sono il modo con cui, secondo lei, la fantasia del bambino piccolo si rappresenta e si immagina delle esperienze che hanno una natura corporea. Secondo la Klein nel bambino piccolo c’è una tendenza naturale a rappresentarsi i contenuti delle spinte pulsionali nei termini di fantasie inconsce perché il bambino potrebbe non avere nessuna consapevolezza del rapporto tra il mondo fantastico e il suo stato corporeo però la sua esperienza emotiva è direttamente in contatto con il contenuto di quella fantasia.
Esperienza emotiva del bambino
Il bambino non ha alcuna consapevolezza della relazione del gioco che lui sta facendo con il suo stato emotivo interno, quindi non ha in mente una fantasia esplicita. È però in contatto con i sentimenti e le emozioni connesse a quella fantasia. La rappresentazione che permette di capire la natura di questi sentimenti non è accessibile al bambino ma i sentimenti connessi con la fantasia inconscia sono sentimenti sperimentati veramente dal bambino.
Il ruolo delle fantasie inconsce
Quindi il bambino si sente aggressivo e cattivo ma non è in grado di collegare ciò che succede nel gioco alla sua esperienza di ribellione di una limitazione materna. Avere una rappresentazione di cui non siamo consapevoli mentre siamo totalmente investiti dai contenuti emotivi connessi a tali fantasie. Le fantasie inconsce innescano conseguenze psicologiche che sono molto difficili da padroneggiare, dal punto di vista psicologico.
Conclusioni sulle fantasie inconsce
Le fantasie inconsce sono la modalità con cui il bambino piccolo fa un auto contenimento delle esperienze emotive, molto movimentate e forti, di essere in contatto con l’altro, con il soggetto d’amore. La concettualizzazione Kleniana dello sviluppo della personalità parte da un assunto: dall’idea che, contrariamente a quello che è previsto nella teoria freudiana, la quale definisce l’io come un prodotto tardo dell’evoluzione psichica che compare solo dopo che il narcisismo primario consente un’unificazione dei vari nuclei funzionali, secondo la Klein la mente nasce con una dotazione innata, un oggetto psichico fatto apposta per entrare in contatto con la realtà che lei chiama Io primitivo.
L'Io primitivo
Il bambino ha delle dotazioni funzionali mentali, che gli servono per entrare in contatto con la madre. Questo Io ha a disposizione dei processi per gestire il rapporto con l’altro che sono peculiari e nasce con un problema di partenza: determina il destino verso la vulnerabilità psichica o verso la salute di tutte le persone. Una sorta di scommessa iniziale, se tutto va bene avvia verso una modalità evolutiva, se invece non va bene fin dall’inizio avvia verso una vulnerabilità alla sofferenza psichica.
Problemi individuati dalla Klein
Il problema da lei individuato è che, sulla base della concettualizzazione della pulsione di morte, è che il bambino piccolo è facilmente preda di angosce di annientamento, angosce primitive (tutte le paure profonde della perdita di integrità e di coerenza proprie della psiche). Il bambino deve fronteggiare tali angosce che, secondo la Klein, si vedono chiaramente.
Conclusione
Voleva dimostrare come la situazione psichica di un bambino piccolo può entrare in contatto con queste esperienze di rottura devastante. Per cui la sua idea era che quando il bambino piange disperato, questo corrisponde a una condizione psichica di disperazione e paura profonda.
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