PEDAGOGIA DELLA COMUNICAZIONE
PROF: MATTEO ADAMOLI E ARDUINO SALATIN
Lavori: mappa concettuale su tutto il percorso del corso di Salatin + tesina di qualche pagina sul capito
scelto del libro di pedagogia con commento + video di digital storytelling
Testo: Comunicazione formativa (Anichini, Apogeo) + un libro a scelta tra
Social net walking, adamoli e arleo
Narrare con il digital storytelling, de rossi petrucco
Web storytelling, sassoon
Nel digital storytelling bisogna scrivere: Questo video non ha scopi commerciali.
E’ esclusivamente di tipo informativo ed educativo.
LEZIONE 1
COMUNICAZIONE, ETICA ED EDUCAZONE
MEDIA EDUCATION: EDUCAZIONE ATTRAVERSO I NUOVI MEZZI DI COMUNICAZIONE
Comunicazione ed educazione: quale prospettiva pedagogica?
Nel mondo della comunicazione viviamo di storie.
Malcolm Knowles era un formatore/educatore per adulti statunitensi. La vera storia della Apple nasce
dall’unione dell’informatica di Steve Jobs con l’aiuto di 5 pedagogisti grazie ai consigli di Knowles.
LEZIONE 2
Il cervello è formato da due emisferi (destro e sinistro) che crea due modalità di pensiero differenti:
modalità logica: pensiero narrativo, parte sinistra del cervello che gestisce linguaggio, logica e
ü razionalità legata al pensiero lineare
modalità astratta: pensiero paradigmatico, parte destra del cervello che gestisce il visuale, le
ü emozioni e la creatività
Le due parti del cervello non si escludono a vicenda, ma collaborano insieme.
Raccontare storie e ascoltare tocca entrambi i tipi di pensiero. Raccontare storie è importante perché
significa comunicare esperienze.
Una storia efficace e ricordabile è definita emozioni, intenzionalità e contesto che descrive un problema.
Non possiamo separate l’emozione dalla cognizione. La ragione umana non è mai comandata solamente
dalla logica, ma anche dall’irrazionale. La ragione ha bisogno delle emozioni, sono biologicamente
necessarie per prendere decisioni ragionevoli. L’80% delle decisioni prese, dipendono da emozioni inconsce
di cui noi non ce ne accorgiamo.
Il cervello umano è naturalmente programmato per capire le storie mentre fa fatica a capire progressi logici
rigorosi.
Il sé fatto in parte di memoria autobiografica ma anche dalla rappresentazione dello stato emotivo del
nostro corpo. Storie ed emozioni sono una componente fondamentale della nostra realtà.
I neuroni specchio si attivano quando si osserva qualcuno che compie un azione, automaticamente nelle
mie sinapsi mi viene da compierla.
Il digital storytelling è l’arte di raccontare storie attraverso i nuovi media digitali usando immagini, voce e
musica. Il video è un valore aggiunto e rende più coinvolgente l’esperienza sensoriale ed emotiva del
racconto. Il digital storytelling viene usato in 3 modalità:
Documentale, organizzativo (usato spesso da docenti e formatori)
ü Relazionale: scoperta e descrizione del se (usato spesso da studenti e insegnanti)
ü Didattico e disciplinare (usato da studenti e docenti)
ü
Un bravo insegnante deve essere in grado di raccontare buone storie, un buono studente invece deve
essere in grado di raccontarsi buone storie.
Le buone storie contengono sempre riferimenti a temi comuni a tutti gli esseri umani, toccano le emozioni
come amore, rabbia, successo, fallimenti, accettazione e rifiuto. Importante è il coinvolgimento emotivo.
Due tipi di storie: documentari (va a toccare il pensiero logico) o storie (pensiero irrazionale). Per creare un
buon digital storytelling bisogna mettersi in mezzo.
Pedagogicamente, Bruner dice che noi ricordiamo le storie più facilmente rispetto a tabelle o dati.
LEZIONE 3
Una storia ha una parabola, e mettere un buco nella parte finale, è la cosa peggiore perché la parte finale è
la svolta della storia. In ogni storia arriva il momento in cui le tessere del mosaico si allineano e ci rivelano il
disegno che fino a quel momento non si era capito.
Pubblicità: Guerrieri Enel. Alla fine c’è una contraddizione tra la frase “siamo tutti guerrieri e vincere è
possibile se lottiamo insieme” e “qualunque sia la tua battaglia, hai tutta l’energia per vincerla, anche la
nostra”.
Quello che ci ricordiamo è un momento memorabile. Memorabile è ciò che si può ricordare. L’uomo si
ricorda solo alcuni momenti e quei momenti sono connotati da storie.’
Digital storytelling: 7 elementi fondamentali per la realizzazione
Punto di vista: tutte le storie devono essere personali e autentiche e mantenere sempre la
ü prospettiva dell’autore esprimendo sempre intenzioni e obiettivi.
È necessaria la dramatic question: una domanda vera e reale, la storia deve valer la pena di essere
ü raccontata. All’inizio del racconto ci si pone una domanda a cui viene data risposta alla fine.
Deve possedere contenuti emotivi coinvolgenti. Particolare colonna sonora per raccontare i
ü momenti salienti della narrazione.
Usare la propria voce. Spesso si tende ad utilizzare solo immagini e musica, ma l’effetto è
ü sicuramente meno coinvolgente.
Importantissima è la colonna sonora che supporta la storia e va ad anticipare quello che accadrà.
ü Riferimento all’economia della narrazione: usare una pulizia degli elementi e non usare una
ü sovrabbondanza di immagini e parole.
Ritmo adeguato alle modalità narrative della storia: la storia deve avere vitalità, può andare
ü velocemente o lentamente, basta che tutti gli elementi siano adattati.
Ogni storia è una parabola
Inizio – climax (punto di svolta) – fine (soluzione)
Il digital storytelling è:
una struttura discorsiva (narrazione con l’obiettivo di raccontare una storia)
ü un atto comunicativo intenzionale (ha un obiettivo chiaro e preciso)
ü una concatenazione di eventi
ü una sequenza conflittuale (non sempre, all’interno della storia possono esserci conflitti che non
ü portano alla conclusione della storia) come per esempio il non lieto fine
Il digital storytelling è una struttura governata da intenzionalità discorsiva e costruita da una
concatenazione di eventi con aspetti problematici e conflittuali, che accadono in un determinatori spazio-‐
tempo ad alcune forme di vita.
Sinossi: descrizione breve della propria storia. Nella sinossi c’è il conflitto, l’azione e l’obiettivo della storia.
La sinossi è fondamentale.
Elementi narrativi fondamentali del digital storytelling
Topos: il luogo in cui si svolge la narrazione
ü Chronos: tempo e passaggi temporali
ü Telos: fine, scopo della storia
ü Gramma: fonti e tracce dell’origine della storia
ü Ethos: capacità morale ed etica del comportamento e nella narrazione il campo dei valori.
ü Aesthetica: sensazioni che si vogliono creare, quali valori estetici guidano la storia.
ü
LEZIONE 4
Prima di creare la storia bisogna pensare:
A chi si riferisce la storia (target, community)
ü Dove si colloca la storia?
ü Che cosa racconta?
ü
Quale memoria uso per creare una storia?
Associativa: mi fa associare ciò che vedo alla mia esperienza personale
ü Procedurale: logica, legata alla sequenza degli eventi
ü Episodica: episodio che mi colpisce di più di ciò che vedo
ü Emozionale: emozioni provate nel vedere qualcosa
ü Semantica: memoria razionale che riguarda il senso.
ü Dichiarativa: legata al senso e al punti di vista dell’autore
ü
Quale documentazione di partenza ho sull’argomento di cui voglio creare lo storytelling? Che tipo di
classificazione sto facendo delle mie fonti e dei miei documenti
Siamo spettatori o produttore di contenuti (whistle-‐blower)?
Quando racconto la mia storia, decido a chi parlare, devo dimenticarmi del target.
Le nuove tecnologie permettono la comunicazione che prima non esisteva. Comunicazione intesa come
messaggio da A a B e feedback da B ad A. lo spettatore non prende parte alla situazione, mantiene le
distanze dai fatti, commenta ma non agisce, non si assume la responsabilità di intervenire.
Le tipiche frasi dello spettatore sono: ma se c’ero io!, cosa posso farci io? Non sono affari miei, se anche
facessi qualcosa sarebbe inutile.
Prima si viveva in un mondo di sola informazione da A a B, ora di comunicazione con l’aggiunta del
feedback da B ad A.
LEZIONE 5
La creazione di un’idea può generarsi solamente con determinate &
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Lezioni: Appunti di Pedagogia generale
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Lezioni Sociologia
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Lezioni di Pedagogia speciale
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Lezioni, Psicologia della comunicazione