Marketing Internazionale
Prof. Cedrola
Si recupera la lezione dell'01 la prima settimana di recupero.
10 h di esercitazione con Santini un po' nel primo un po' nel secondo semestre. progetto con Santini valutato. Secondo semestre 20
ore. Per un mese lezioni sospese, prenderanno un sabato. (7aprile)
Libro di testo - Il marketing internazionale per le piccole e medie imprese. McGraw-Hill (Acquistabile Online) Capitoli
1,2,3,4,5,6,7,8,9,10
Marketing Herbing 1,3,5,11.(Materiali Integrativi, verrà scannerizzato su blackboard)
Storia economica cultura modelli di business e di marketing per operare con successo in Cina. La via verso la terra di mezzo. Cedrola
2012 (2 Semestre)
Quando viene un testimone aziendale si invia una relazione finale alla prof. dove si dice cosa si è imparato. All'esame si portano solo i
casi aziendali della prof. per gli altri si fa una relazione.
Esonero prima parte del corso durante la sessione di Gennaio. (Solo se abbiamo pochi esami, non è più facile).
Progetto X-culture 20 Nov - Jan 13 Possibilità anche nel secondo semestre.
Programma
Il processo di internazionalizzazione delle imprese nell’ambito del processo di globalizzazione dei mercati
Le determinanti e gli ostacoli al processo di internazionalizzazione
Punti di forza e di debolezza delle PMI italiane nella crescita internazionale
̀
Le peculiarita della decisione di operare all ’estero: approccio etnocentrico, policentrico e globale
Il fabbisogno informativo per l’internazionalizzazione
L’analisi dei mercati esteri e delle barriere all’ingresso
I metodi per la selezione dei mercati mondiali
̀
La cultura e la sua influenza sulle attivita di marketing internazionale
I negoziati interculturali
̀
Le modalita di ingresso sui mercati esteri
L’esportazione (diretta e indiretta)
L’integrazione
Gli investimenti diretti all’estero
Le reti di imprese o network
La segmentazione internazionale e la presenza sui mercati oltre confine
Il mix di marketing per i mercati internazionali
Le scelte di politica internazionale di prodotto
Il pricing internazionale
La comunicazione internazionale
Internet quale strumento di comunicazione, vendita e relazione. L’internet marketing plan
La distribuzione internazionale
Il Customer Relationship Marketing ̀
Total Quality Management, certificazione qualita e mercati internazionali
Il comportamento internazionale delle piccole e medie imprese italiane
Mercati internazionali e collaborazione tra imprese: il network approach
Focus sul mercato Cinese.
Obiettivi del corso ̀
La maggior forza perturbatrice degli ultimi decenni e rappresentata dall ’internazionalizzazione: i
̀
confini nazionali giocano un ruolo sempre piu ridotto quale elemento di delimitazione dello spazio economico
̀
e non sono piu sufficienti a proteggere le aziende poco attente alla propria efficienza ed efficacia.
̀
In questo scenario l’impresa si trova inserita in mercati sempre piu ampi e complessi, tanto da richiedere
̀
approcci strategici e gestionali peculiari dell’operativita internazionale o globale. di
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Grant - Intersecando i due assi si incontrano diversi settori. In primis il settore globale (Automobili, elettronica,
petrolio). Settori multinazionali, caratterizzati dall'internazionalizzazione come investment banking, fast food,
consulenza. Si parla meno dei settori protetti (arredamento, gelati, drogherie), hanno poche esportazioni e
investimenti all'estero, in realtà questo segmento si sta svuotando. Ikea fa parte del settore arredamento ma
opera in moltissimi paesi e ha messo in crisi moltissimi piccoli produttori.
Processo di Globalizzazione Cap. 1
Si tratta di un processo irreversibile, le economie sono sempre intersecate tra di loro, non si può più tornare
indietro. Non si può negare che le imprese abbiano a che far con imprese concorrenti proveniente da tutto il
mondo.
Di globalizzazione se n'è sempre parlato, in un'ottica di marketing si può parlare dell' omogeneizzazione dei
gusti, anche se ciò non è sempre vero. In effetti dobbiamo considerare un' omogeneizzazione di alcuni
consumi ma non di tutti. E' qualcosa di più: la diffusione di alcuni valori e principi, implica l'integrazione tra i
sistemi economici. Hanno contribuito al processo di globalizzazione l' abbattimento di barriere fisiche come i
dazi doganali, o gli standard a cui i prodotti devono sottostare, hanno giocato un ruolo positivo gli accordi tra
paesi.
Tale fenomeno è frutto della combinazione di quattro principali fattori:
1) La diffusione della tecnologia;
2) La caduta delle barri8ere fra nazioni;
3) La convergenza della domanda e lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni.
La globalizzazione non riguarda soltanto il commercio ma anche la parte di produzione, ci troviamo davanti ad
aziende che pensano di spostare per varie esigenze, una parte del percorso produttivo all'estero, non solo per
la mano d'opera o materie prime ma anche per l'adattamento del prodotto, più il prodotto è integrato in quel
paese più il prodotto è apprezzato.
La globalizzazione influisce anche sulla concorrenza. La globalizzazione ci fa spostare da beni intercambiabili
a beni affini per bisogni soddisfatti. Per quanto riguarda il bisogno di svago per esempio, non bisogna vedere
solo i villaggi turistici ma anche le crociere, quest'ultime hanno fatto in modo di vendere prodotti come le gite,
che i villaggi facevano fatica a vendere! La concorrenza ora si basa su bisogni soddisfatti o di prodotti con
tecnologia utilizzata. La globalizzazione impatta moltissimo, rende l'approccio ai mercati esteri urgente.
Ci sono diversi fattori per cui le aziende decidono di intraprendere un processo di internazionalizzazione. In
primis per motivi commerciali, si cercano dei nuovi mercati, spesso infatti il mercato nazionale è saturo.
L'internazionalizzazione risulta una scelta obbligata anche per quei mercati di nicchia.
Secondariamente ci sono dei fattori industriali come il fatto di ridurre i costi di produzione, cercare delle fonti
d'approvvigionamento più economiche, trarre beneficio dal costo della mano d'opera inferiore. Sempre più
frequenti sono i fattori legati all'opportunità, si può iniziare un processo di internazionalizzazione in seguito a
degli incontri durante fieri o saloni.
Infine ci sono fattori legati all'ambiente come il fatto di seguire i clienti in una nuova avventura. Un'azienda può
anche pensare di ampliare il suo portafoglio clienti tramite questi processi.
Processo di Internazionalizzazione
A volte si pensa solo al rischio di impresa ma ci sono tanti elementi da prendere in considerazione.
Questi possono essere positivi o negativi. Quando si parla di fattori positivi si può distinguere tra fattori
positivi esterni ed interni.
FATTORI POSITIVI ESTERNI
A) Con gli anni abbiamo visto la caduta di barriere tra gli stati, accordi come il GATT, accordi bilaterali,
trilaterali, o monete uniche o aree di libero scambio (zone in cui le merci possono entrare, essere lavorate e
uscire esenti da dazi). di
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B) Diffusione della tecnologia, anche le PMI hanno avuto a disposizione la tecnologia.
C) I Progressi nei trasporti e nelle telecomunicazioni
D) La convergenza della domanda. Non vuol dire che tutti i consumi siano uguali. SE parliamo di High Tech
risulta più facile avere gli stessi gusti, non è la stessa cosa dal punto di vista agroalimentare. Se parliamo di
segmento globale parliamo di un segmento giovani.
E) Disponibilità di incentivi finanziari e monetari. Non abbiamo gli stessi incentivi in tutte le aree del mondo.
Molte volte non si è a conoscenza degli incentivi, la micro-impresa può non esserne a conoscenza poiché i
bandi sono scritti in lingua straniera o perché lo stato fa poca assistenza alle PMI..
F) Condizioni favorevoli per lo sviluppo di collaborazione ed alleanze strategiche. E' sempre più diffusa la
pratica di partnership con imprese all'estero.
FATTORI POSITIVI INTERNI
A) Mercati domestici limitati, dopo un po' il mercato diventa saturo e bisogna guardare all'estero.
B) Ridurre la dipendenza ed aumentare la capacità di competere. L'importanza di diversificare il portafoglio.
Per aumentare la nostra capacità produttiva bisogna differenziare la nostra quota di mercato.
L'internazionalizzazione serve anche a ridurre la dipendenza da un paese/cliente. E' buona norma
differenziare il portafoglio paesi.
C) Attenuare le fluttuazioni
D) Difendere i mercati. per difendere il mercato interno mi dimostro aggressivo
E) Estendere il Ciclo di vita del prodotto. CVP. Non bisogna però fare come Indesit, che ha spostato una
tecnologia obsoleta negli altri paesi perché i ricchi cercano la tecnologia occidentale e non obsoleta di
conseguenza bisogna stare attenti al paese dove si vuole investire.
F) Espansione internazionale dei clienti dell'impresa. I loro clienti spostano la produzione all'estero e di
conseguenza ci si deve adattare. Es. Pirelli ha dovuto spostare le fabbriche in Cina o in America Latina
per seguire i clienti, in questi casi l'internazionalizzazione è indotta. La furbizia sta una volta entrati nel
nuovo paese, ci si può mettere in contatto con nuove aziende/clienti.
G) Global Sourcing. Vado a cercare all'estero risorse sia umane sia materie prime. La possibilità di avere
risorse a basso costo diventa meno importante rispetto ai motivi dell'internazionalizzazione.
Riassumendo: di
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Dall'ambiente esterno: In una prospettiva interna
all'impresa:
• Diffusione della tecnologia • Superare la limitatezza dei mercati
• Caduta delle barriere doganali domestici
• Convergenza della domanda • Ridurre la dipendenza e aumentare
• Progressi nei trasporti e nelle la capacità di competere
comunicazioni • Attenuare le fluttuazioni
• Disponibilità di incentivi fiscali e • Difendere i mercati
monetari Global Sourcing
• Condizioni favorevoli per lo sviluppo
di collaborazioni ed alleanze
strategiche di
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Ostacoli all'internazionalizzaizone.
A) Le barriere non sempre sono state abbattute
B) Il cambio e le variazioni del tasso di cambio.
C) Differenze nella legislazione fiscale. Ogni paese ha una sua legislazione, è bene
affidarsi a degli esperti del diritto del paese prescelto.
D) Carenze informative. Non sempre è così facile recuperare informazioni.
E) Differenze linguistiche e culturali
F) Differenze nel processo di negoziazione e contrattualistica. Non sono uguali i
processi di contrattazione, molto spesso ci si basa sul prezzo e sulle caratteristiche
del prodotto e poi sulla fiducia mentre in Asia è l'opposto si cerca di stipulare un
accordo basato sulla fiducia.
G) Differenze livello di sviluppo del mercato. Bisogna considerare il livello di
tecnologia dell'altro paese.
H) Reclutamento e gestione delle risorse umane, stili manageriali differenti. Ci sono
delle aree del mondo in cui la delega non è vista di buon occhio, come in Asia.
I) Rischi di Internazionalizzazione.
Rischi di internazionalizzazione
Rischio di impresa. Conoscenza del mercato e della concorrenza, delle normative.
Rischio economico, il paese può essere in recessone, si può correre il rischio di non
essere pagate.
Rischio di sospensione a revoca della commessa e rischio di mancato ritiro della
merce
Rischio di escussione arbitraria delle garanzie. Spesso nelle gare di appalto di
devono pagare in denaro delle garanzie.
Rischio di variazione dei costi di produzione. Questo è il caso di prodotti agricoli.
Rischio monetario e di cambio. Le coperture sul rischio di cambio ci sono.
Rischio finanziario e di tasso
Rischio di credito cioè un rischio di mancato pagamento. La lunghezza dei metodi di
pagamento è variabile. In alcuni paesi può essere molto lungo, in altri paesi è molto
più lungo. In Italia la prescrizione del credito è di 10 anni mentre in Belgio è di 30
anni. In molti paesi africani non esiste la prescrizione del credito.
Ci possono essere delle azioni di recupero difficili per le diverse normative come
negli USA.
E' caratterizzato da Componente commerciale (Verifica le condizioni di solvibilità del
paese, verificare le condizioni di solvilibilità)
A livello politico : Rischio Politico, Economico e Finanziario (Moody's, Standard and
Poors, Fitch)
In Italia vi è una maggioranza di piccole e medie imprese, principalmente industrie
manifatturiere, tessili, agroalimentari, apparecchiature medicali, auto, settore
estrattivo, progettazione edilizia e restauro, cantieristica.
Ci sono i cosiddetti distretti, cioè abitano un territorio e sono una leva di sviluppo per
il territorio, è leggermente diverso dai cluster americani.
Spesso in Italia troviamo poca esperienza manageriale questo può essere un
problema soprattutto con la globalizzazione.
Visione Video TS Cartella Milano lin 2007
Paradossalmente all'estero si vendono molti più prodotti di meccanica invece che
tessile abbigliamento. di
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Punti di Forza e Debolezza delle PMI italiane
nella crescita internazionale
Spaccato della situazione italiana. La maggioranza di imprese sono tra i 2 e 9
addetti, le imprese con più di 250 addetti nel 2010 sono soltanto 3.707. In Italia
molte aziende lavorano con una rete di aziende terziste che spesso lavorano in
esclusiva, ma osservando le statistiche ci troviamo di fronte a delle multinazionali in
miniatura. Sono flessibili e rispondono in modo più veloce alla crisi. Anche se in
questi ultimi anni con la crisi ci sono state delle difficoltà, una flessibilità qualitativa e
quantitativa con delle variazioni di quantità di produzione.
Inoltre parliamo di capitalismo familiare, ci sono tanti punti positivi ma anche negativi
come il capitale limitato, obbiettivi d'impresa sottoposti al bene di famiglia, difficoltà
ad accettare un manager esterno
PUNTI FORZA
• Internazionalità
• Flessibilità
• Capitalismo Familiare
Media Impresa tra i 50 e i 249 50 Milioni di Euro
Piccola Impresa tra i 10 e 49 10 Milioni di Euro
Micro Impresa meno di 10 2 Milioni di Euro
Queste riclassificazioni sono diverse se utilizziamo dati internazionali, le aziende in
Cina o America sono molto più grandi. In Italia si è investito molto sul livello di
meccanizzazione, in Cina si utilizzano più dipendenti perché il costo del lavoro è
inferiore.
Punti di forza sulle PMI nella crescita internazionale
• Qualità del prodotto
• Rapporto Qualità/Prezzo
• Personalizzazione dei prodotti
Siccome i nostri prezzi sono molto alti non possiamo non offrire prodotti cari ma di
altissima qualità. Oramai la maggior parte dei clienti può confrontare il rapporto
Qualità/Prezzo, bisogna quindi controllare questo rapporto. Infine le imprese italiane
sono molto brave a personalizzare i prodotti, secondo i gusti del consumatore.
Questi sono i classici valori con un orientamento al prodotto, si può essere leader
del prodotto come Apple, o perdere di vista il mercato.
Secondo i dati : il 77% è legato alla qualità del prodotto, anche nei mercati d'alta
gamma si deve essere chiari sul pricing, a meno che non si sia leader primissimo in
quel settore. La personalizzazione del prodotto ha ridotto la sua importanza, l'unico
che dovrebbe lavorare sulla personalizzazione sono i servizi che invece non lo
fanno.
Possiamo parlare di orientamento al prodotto?
Quasi sempre si ma questi elementi sono anche di grande criticità. I canali, gli
strumenti e le politiche di marketing vengono spesso gestiti in maniera passiva, si
vendono spesso prodotti attraverso dei distributori, neanche in esclusiva. Questi
rapporti non sono sicuri, perché si subiscono i mercati attraverso una persona più o
meno fidata che potrebbe passarci delle informazioni alterate. Inoltre non si
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gestiscono le leve di marketing, non si controlla il prezzo finale del prodotto e chi è
quindi il consumatore finale.
PUNTI DEBOLEZZA
A) Insufficiente cultura dell'internazionalizzazione.
- Vi è quindi diffidenza verso le collaborazioni
- Timore verso differenze linguistiche, istituzionali, culturali
- Vantaggi competitivi del distretto
Da noi la fiducia si costruisce affare dopo affare, in Cina la fiducia prima si
costruisce e poi si possono fare affari paritari, quello che avviene prima è cercare di
fregare l'avversario. Spesso vi è una diffidenza verso le collaborazioni, spesso il
successo è legato all'adattamento del prodotto, dobbiamo andare a modificare il
prodotto secondo il mercato.
B) La carenza di elaborazione strategica
- L'impresa è basata sulla figura imprenditore
- Il focus si mantiene sull'esportazione, non esperienza su altre forme di
internazionalizzazione
L'imprenditore si è messo in proprio e decide che la sua impresa potrà andare bene.
Nei canali indiretti io non maturo esperienza sui canali ma esperienza di rapporto
con il distributore che può darci informazioni vere o false.
C) Pianificazione insufficiente e miope delle leve di marketing
- Distribuzione delegata a intermediari -> perdita di controllo sul mercato
- Raccolta di informazioni irrisoria, delegata a clienti e distributori discontinua.
- Analisi della concorrenza limitata. Ci devono essere diverse arene competitive
secondo i paesi in cui esporto.
D) La razionalità limitata nelle gestione delle difficoltà e delle incertezze
- Assenza esperienza internazionale, c'è una razionalità limitata nelle scelte
- Assenza di un Sistema Informativo di Marketing adeguato. Bisogna abbandonare
la convinzione "Tutto il mondo è paese". Il Made in Italy non
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