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Lezioni, Macroeconomia

Appunti di Macroeconomia presi in classe durante le lezioni della professoressa Schenkel. Sono molto esaustivi e corredati di numerosi schemi e diagrammi per spiegare le varie rette. Tra gli argomenti trattati: la contabilità nazionale, il PIL (Prodotto Interno Lordo), il risparmio nazionale.

Esame di Macroeconomia docente Prof. M. Schenkel

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ESTRATTO DOCUMENTO

Equilibrio economico generale

FE: Equilibrio nel mercato del lavoro

s d

L = L

IS: Equilibrio nel mercato dei beni

d

S = I ↔ Y = C + I + G

LM: Equilibrio nel mercato della moneta

Ms Md

=

P P

Il punto di intersezione tra le 3 curve di equilibrio (E)

rappresenta l’equilibrio generale [ in corrispondenza di un Y* ed un r* unico ]

Dall’equilibrio al disequilibrio

1) Se l’offerta di moneta aumenta, il punto di eq. generale (E) si sposta verso il basso

(punto F)

[ in cui risulta Yf > Y* (con N > N*) ] … dovrà, quindi, essere compensato da un aumento dei

s d

prezzi, fino a quando M /P = M /P [ ritorno al punto E ]

Quindi, mentre i keynesiani considerano i prezzi fissi, i classici molto flessibili.

Infatti, nel primo caso, ci si sposta al punto F e poi si torna al punto di eq. E; nel secondo caso,

invece, l’aumento dell’offerta di moneta genera un contestuale aumento dei prezzi, per cui non vi è

mai alcun spostamento dal punto di equilibrio generale E.

2) Per effetto di uno shock negativo temporaneo, l’equilibrio nel mercato del lavoro

(FE) cambia

(ΔMPN- implica Ld-); la riduzione della domanda di lavoro (delle imprese) comporta un aumento

dei prezzi, modificando così, a sua volta, anche l’equilibrio nel mercato della moneta (LM)

… il nuovo punto di eq. generale sarà dato da Y * < Y * e r * > r *

2 1 2 1

Nel momento in cui lo shock negativo cessa [ ΔMPN+ → Ld+ → FE+ → ΔP- → LM+ ]

si torna al punto di equilibrio iniziale, in corrispondenza di Y * ed anche di r * se la riduzione dei

1 1

prezzi avviene nella stessa misura del precedente aumento.

3) Invece, uno shock negativo d’offerta duraturo

… agisce sulla produttività del capitale [ ΔMPK- → Ld- → FE- ]

… agisce sugli investimenti [ ΔI- → IS- ]

Portando alla determinazione di un nuovo punto di eq. generale con Y * < Y * e r * < r *

2 1 2 1

Relazione prezzi - reddito

Considerando gli equilibri nei mercati della moneta e dei beni, una variazione dei prezzi (ΔP)

s

implica una variazione della moneta offerta (Δ M /P ±) comportando uno spostamento di LM.

… con p < p < p → Y < Y < Y , la curva di domanda aggregata (AD) ha andam. decrescente

1 2 3 1 2 3

 vi è, quindi, equilibrio tra domanda (AD) ed offerta aggregata (AS), in corrisp. di Y* ed r*

Per effetto di un’espansione monetaria (aumenta la Q di moneta offerta, P fissi)

… la curva di domanda aggregata (AD) si sposta verso l’alto e, per tornare ad un nuovo equilibrio,

dovranno aumentare i prezzi [ Y * = Y *, ma p * > p * ]

2 1 2 1

Per i classici si parla, allora, di neutralità della moneta (non ha effetto sulle grandezze reali)

s

… unico periodo in cui Y = Y* con ΔP+ (Δ M /P+ → ΔP immediata)

Per i keynesiani, invece, non è così … essi, infatti, distinguono 2 periodi

short-run in cui Y > Y* e P fissi; long-run in cui Y = Y* con ΔP+

Offerta e domanda aggregata

Il modello AD-AS può essere ricavato dal modello IS-LM; mentre quest’ultimo mette in relazione

Y (output) e r, il modello AD-AS mette in relazione l’output Y con il livello dei prezzi P.

… consideriamo ora gli spostamenti delle curve di offerta (AS) e di domanda aggregata (AD),

collocate su un piano (Y, P) [ AS verticale (indipendente dai prezzi), AD decrescente ]

AS - Aggregate Supply

: AS ≠ FE, anche se sono entrambe verticali, ma su 2 piani diversi … il loro spostamento, però,

N.B.

si verifica per le stesse forze [ domanda ed offerta di lavoro ]

Cause: ΔLd- shock petrolifero; ΔLd+ aumento produttività (MPL);

ΔLs- immigrazione, aum. imposizione attesa; ΔLs+ aumento ricchezza.

 ΔLd- e ΔLs+ comporta uno spostamento dell’AS verso sinistra (negativo)

 ΔLd+ e ΔLs- comporta uno spostamento dell’AS verso destra (positivo)

AD - Aggregate Demand

La curva di domanda aggregata deriva dall’equilibrio di LM (crescente) e IS (decrescente);

spostamenti di queste due curve generano uno spostamento dell’AD stessa.

IS … se G aumenta, i risparmi si riducono … IS si sposta vs l’alto … AD si sposta verso l’alto

analogamente, se aum. Y atteso e W [ -S perché +C ]

… se MPK aumenta, aumentano gli investimenti … IS vs l’alto … AD si sposta verso l’alto

: la IS si sposta verso l’alto perché il tasso d’interesse aumenta

N.B.

LM … se l’offerta di moneta aumenta … LM si sposta vs il basso … AD si sposta verso l’alto

e

… se π aumenta, la domanda di moneta diminuisce … LM vs il basso … AD verso l’alto

: la LM si sposta verso il basso perché il tasso d’interesse diminuisce

N.B. m

… se i aumenta, la domanda di moneta aumenta … LM vs l’alto … AD si sposta va il basso

: la LM si sposta verso l’alto perché il tasso d’interesse aumenta

N.B.

 IS r e LM r comporta uno spostamento della AD verso l’alto

+ -

 IS r e LM r comporta uno spostamento della AD verso il basso

- +

Per la successiva trattazione, in tema di domanda ed offerta aggregata, è da prendere in

considerazione il seguente grafico →

Ricorda:

mentre per i classici esiste un unico periodo, per i keynesiani

esiste un’AS di breve e una di lungo periodo.

Ciclo economico

Il ciclo economico si riferisce a fluttuazioni dell’attività economica aggregata … e non di una

singola, specifica variabile; è costituito da fasi di espansione e di contrazione.

Le variabili economiche mostrano un andamento regolare e prevedibile durante il ciclo

Il ciclo economico è ricorrente, ma non periodico … cioè non accade a intervalli regolari e

prevedibili né ha una durata e ampiezza fissa e predeterminata

Il ciclo economico è persistente, cioè continuo

Fasi del ciclo economico

1. Contrazione o recessione

2. Punto di svolta interiore (trough)

3. Espansione o rispesa

4. Picco (peak)

… si parla poi di: boom, per espansioni di grande entità, e depressione, per recessioni molto severe

Peak e trough sono chiamati punti di svolta (turning points) … la sequenza di espansioni e contraz.

fra due punti di svolta superiori (o inferiori) è il ciclo economico.

Tipologie di variabili che entrano in gioco

a. Variabili procicliche … che vanno nella stessa direzione del ciclo (es. occupazione)

b. Variabili anticicliche … che vanno nella direzione opposta del ciclo (es. tasso di

occupazione)

c. Variabili acicliche … che non dipendono dal ciclo (es. tasso d’interesse)

a. Variabili anticipatrici (es. borsa)

b. Variabili coincidenti (es. ore lavorate)

c. Variabili ritardatarie (es. inflazione)

Perché il ciclo economico?

… quali sono i fattori che causano il ciclo economico? Teoria del Real Business Cycle fa riferim. a

Shock reali di produttività, che portano alla riduz. del reddito, dell’occupazione, del salario reale …

 Ad intervalli non regolari, vi sono shock reali di produttività che influiscono positivamente e

negativamente sulle variabili sopra citate, con effetti prolungati nel tempo.

α 1-α

Consideriamo, la funz. di produzione Y = A*f(L, K) → Y = A*K *L /

1/3 2/3 1/3 2/3

… con α: quota distributiva del capitale (≈ 1/3)  Y = A*K *L → A = Y K *L

Dobbiamo però considerare anche la non piena utilizzazione di L e K

1/3 2/3 k1/3 L2/3

 Y = A*(u *K) *(u *L) … A = A*u *u

k L corretto

Altri shock

 Shock reale di spesa pubblica G (es. per guerra)

… premessa: Y pieno impiego (Y*), modello di eq. dei classici, possibile per flessibilità dei prezzi

Se G aumenta, la FE si sposta vs dx, perché agisce sull’offerta di lavoro (-Ls, si sposta vs basso dx)

Se G aumenta, la IS si sposta vs l’alto, perché agisce sui risparmi (-S, si sposta vs il basso e dx)

… per arrivare alla nuova situazione di eq. è necessario un aumento dei prezzi (LM vs l’alto)

Quindi, P e r, anche se cmq Y*

+ + +

Effetti della politica monetaria

Consiste nell’aumento dell’offerta di moneta → +Ms/P → ma cosa comporta?

… dibattito tra classici e keynesiani

Secondo i classici, un aumento dell’offerta di moneta produce un contestuale aumento dei prezzi.

Questa assunzione è stata dimostrata dalla teoria della misperception, secondo la quale la quantità

di output Y aumenta più del livello di pieno impiego Y*, quando il livello dei prezzi P è più alto di

e e

quello aspettato P … la funz. di riferimento a questa teoria è la seguente → Y = Y* + b(P-P )

Ciò significa che, all’aumento dei prezzi, l’impresa aumenta la sua produzione e l’individuo la

propria offerta di lavoro. Se, però, l’aumento di offerta è anticipato, non vi è alcun effetto reale

(no mispercepion), quindi la neutralità della moneta agisce nel breve termine.

Secondo i keynesiani, invece, i prezzi sono fissi perché esistono i cd. menu costs, cioè i costi per

cambiare i prezzi. Essendo questi fissi, anche i salari lo saranno, cioè non flessibili verso il basso

[ se w > w*, vi è disoccupazione involontaria ] … dimostrazione con la teoria dell’efficiency wages

La curva mostra la relazione tra lo sforzo del lavoratore, E, e il salario reale, w,

che il lavoratore riceve.

L’impresa, quindi, massimizza lo sforzo ad un salario più elevato di quello di

equilibrio, ciò si traduce in maggior efficienza (w*: salario di efficienza)

In un sistema di prezzi fissi, con w* ed E fissi,

la curva di domanda di lavoro effettiva dipende

dal reddito (Y) e dall’occupazione (N)

… in tal caso, le imprese sono price maker, impongono, quindi, percentuali di carico sui prezzi.

P = (1+η)*w … con η: mark-up  P > MC (costo marginale = w)

Finché sussiste tale condizione alle imprese conviene produrre di più (+ offerta), piuttosto che

aumentare il prezzo (se aum. la produz., aumenta anche la domanda di lavoro)

Così l’equilibrio nel mercato del lavoro, è influenzato

dalla domanda effettiva di lavoro (qui rappresentata →),

in cui è l’impresa che, mantenendo prezzi e salari fissi,

gestisce reddito ed occupazione.

Inoltre, secondo i K., un aumento della spesa pubblica (+G)

-non comporta una variazione di Y*, in quanto anche se

Ls aum., con Ld e w* fissi, rimane la piena occupazione;

-la IS si sposta verso l’alto e dx (-S);

-il contestuale aumento dei prezzi fa spostare la LM verso l’alto, tornando all’equilibrio.

I keynesiani credono che tutti gli shock che provocano il ciclo siano di domanda, derivanti da effetti

della politica fiscale, dal pubblico e dalla variazione della domanda di moneta reale.

N.B.: mentre gli shock di domanda provocano uno spostamento della domanda aggregata (ΔM /P-

d

per effetto di ΔP+); gli shock d’offerta riducono l’offerta aggregata (ΔM /P- per ΔP+).

s

La spesa pubblica funge da moltiplicatore in una situazione di deficit di domanda, però in presenza

di shock d’offerta, provoca solo un aumento dei prezzi. I keynesiani credono anche nella politica

monetaria, ma preferisco l’effetto moltiplicatore della spesa pubblica, per far aum. C e I.

Classici vs Keynesiani (riepilogo)

► quanto rapidamente viene raggiunto l’equilibrio generale?

● processo di aggiustamento dei prezzi

► quali sono gli effetti di una politica monetaria?

… secondo gli economisti classici

► l’aggiustamento è rapido

► l’economia è in grado di assorbire gli shock tornando rapidamente al livello di pieno impiego

… secondo gli economisti keynesiani

► l’aggiustamento è lento

► sono necessari anche diversi anni prima che prezzi e salari si aggiustino rapidamente

Quindi, secondo gli economisti classici

► una politica di espansione monetaria agisce rapidamente sui prezzi con un effetto transitorio

sulle variabili reali, cioè significa che la moneta è neutrale

Mentre, secondo gli economisti keynesiani

► poiché l’economia può rimanere per diverso tempo in una situazione di disequilibrio, una

politica di espansione monetaria accresce output e occupazione e causa una riduzione del tasso di

interesse reale, quindi la moneta è neutrale sono nel lungo termine, non nel breve.

Classici

Classico puro (senza misperception) Classico con misperception (inatteso)

Keynesiani … per effetto di

Curva di Phillips

… rappresenta la relazione tra salari e disoccupazione π

ma ciò che è interessante mettere in relazione è il tasso d’inflazione ( ) con il tasso nominale

u

di disoccupazione ( *).

Se u* > π … vi è inflazione negativa

Se u* < π … vi è inflazione certa

Se u* = π … non vi è né inflazione, né disoccupazione

[ con la presenza sia di inflazione che di disoccupazione stabile si parla di stagflazione ]

Trade-off: al costo di un lieve aumento di π, u* diminuisce (o cmq viene mantenuta costante)

N.B.: la disoccupazione non può scendere oltre il suo livello naturale; qualunque cosa si faccia per

farla diminuisce produce solo un aumento dell’inflazione, senza ridurre u*.

e

π - π = b(u* - u)

e

π π b(u* - u) u* = u

Se = → = 0 →

e

π π b(u* - u)

Se ( - ) > 0 → > 0

• Il trade-off tra π e u agisce solo nel breve termine

• Nel lungo termine, con l’aumento delle aspettative d’inflazione, la politica monetaria agirà

sulla disoccupazione: quest’ultima aumenta al livello di u*, in modo che i prezzi non

continuino più ad aumentare (spostando la curva di Phillips vs l’alto e dx)

π = b(u* - u)

Dalla curva di Phillips originaria e

π = π + b(u* - u)

passiamo, quindi, ad una curva adattata alle aspettative

Legge di Okun

… si tratta di una legge empirica che esamina la differenza tra il reddito (Y) potenziale e quello

effettivo in relazione al tasso di disoccupazione (u); indica, quindi, quanto costa u in termini di Y

¿

Y −Y ¿

 =2.5 (u−u )

¿

Y

[ Sulla base della legge di Okun, la distanza fra il livello corrente di produzione e l’output di pieno

impiego aumenta di 2,5 punti percentuali ogni aumento di 1 punto % del tasso di disoccupazione;

quindi, per ridurre la disoccupaz. dell’1% sotto il suo livello naturale, il PIL deve crescere del 2%

sopra il suo livello naturale ]

Economia aperta

La bilancia dei pagamenti presenta una struttura che evidenzia 4 macroaggregati:

1) Conto corrente … nel quale sono inclusi gli importi a credito, a debito e relativi saldi

di merci, servizi, redditi e trasferimenti unilaterali. È la cd. bilancia commerciale

2) Conto capitale … che rileva attività intangibili e trasferimenti

3) Conto finanziario … nel quale sono incluse attività, passività e relativo saldo

di investimenti diretti, investimenti di portafoglio e riserve ufficiali

4) Errori ed omissioni … sorgono nella situazione di squilibrio della bilancia dei

pagamenti

Infatti, ciò che vengono confrontati sono il conto corrente rispetto al conto capitale + finanziario

… se il 1° aggregato è > del 2°, se vi è, quindi, un avanzo di corrente

→ esportazioni > importazioni; si verifica un deflusso finanziario

… se il 1° aggregato è < del 2°, se vi è, quindi, un disavanzo di corrente

→ esportazioni < importazioni; si verifica un aflusso finanziario

L’avanzo o il disavanzo di bilancio verrà, quindi, indicato, con segno ±, in errori ed omissioni

Y = C + I + G + NX [ con NX = X - I … export - import ]

Y - C - G = I + NX → S = I + NX

In una piccola economia, il tasso reale d’interesse (r) si adegua, quindi coincide,

con il tasso reale d’interesse mondiale (r ).

w

… se r > r → S > I → Nx > 0

w

… se S = I → Nx = 0

… se r < r → S < I → Nx < 0

w

Tasso di cambio

Il tasso di cambio nominale (e ) indica il prezzo di un’unità di valuta nazionale in termini di

nom

un’unità di valuta estera

… se P aumenta, si parla di aprezzamento; se diminuisce, deprezzamento.

Invece, il tasso di cambio reale (e) indica la quantità di beni esteri che possono essere acquistati

cambiando un’unità di beni nazionali; è definito anche ragione di scambio (trade terms)

… con e: t. cambio reale, e t. cambio nominale; P: liv. prezzi interno; P : liv. prezzi estero

nom: for

P∗e nom

→ e = P for

Prima di procedere è necessario fare una distinzione tra sistemi a cambi flessibili e a cambi fissi.

Mentre, nel primo caso, vi è un tasso di cambio unico che equilibra domanda ed offerta; nel sistema

a cambi fissi si presenta una discrepanza tra tasso di cambio ufficiale (fisso) e tasso di cambio

determinato dal mercato, quindi valutario (fondamentale).

Se il tasso ufficiale è > del tasso fondamentale … la moneta è sopravvalutata

Se il tasso ufficiale è < del tasso fondamentale … la moneta è sottovalutata

N.B.: si parla di svalutazione/rivalutazione solo per il tasso di cambio ufficiale; invece, i termini

aprezzamento/deprezzamento si riferiscono al tasso di cambio fondamentale (valutario - di mercato)

Analizziamo, innanzitutto, un sist. di cambi flessibili. (grafico 1)

… se Y aumenta, i consumi (sia di valuta nazionale che estera) aumentano e quindi aumenta anche

la domanda di valuta estera [ le esportazioni nette diminuiscono; surplus della bil. comm. si riduce ]

→ il tasso di cambio (nominale e reale) si riduce

… se r aumenta, aumenta la domanda di valuta naz. → il tasso di cambio nom aumenta (grafico 2)

← Grafico 1 Grafico 2 →

IS-LM in economia aperta

L’economia aperta incide sulla sola curva IS (non su LM e FE)

La curva IS in economia aperta ha sempre inclinazione negativa e si sposta per gli stessi

fattori descritti in economia chiusa e per tutti i fattori che determinano una variazione

delle NX

-fattori che incrementano NX spostano la curva IS in alto a destra

-fattori che riducono NX spostano la curva IS in basso a sinistra

Derivazione della IS

… a maggiori livelli di output (ΔY+) corrispondono maggiori livelli di risparmio (S-I +, vs dx); a

maggiori livelli di output corrispondono minori esportazioni nette (NX-, vs sx)

→ il nuovo equilibrio (punto F) si verifica in corrispondenza

di un minore tasso di interesse reale … la curva IS ha inclinaz. negativa

I fattori che determinano, a parità di livello di output,

un incremento delle esportazioni nette (NX) e del tasso di interesse reale causano uno

spostamento della curva IS in alto a destra

→ Es. ΔY + e Δr + spostano la IS in alto e dx

for for

Come varia l’equilibrio per effetto della politica fiscale (+G)?

… nell’economia nazionale (a)

-aumenta Y → effetto di deprezzamento del tasso di cambio reale;

-aumenta r → effetto di aprezzamento del tasso di cambio reale  Δe ± ? e NX diminuisce.

… nell’economia estera (b)

-aumenta il livello dei prezzi P

-diminuiscono gli investimenti

-diminuisce il saldo del bilancio commerciale (-Export).

Quando appena descritto è rappresentato nei seguenti grafici ↓

Qual è l’effetto di una restrizione monetaria, in un regime a cambi flessibili?

… nell’economia nazionale (a)

-la riduz. dell’offerta di moneta comporta lo spostamento della LM vs l’alto e dx

-aumenta il tasso d’interesse (r)

-l’output e i prezzi (Y, P) si riducono.

-il tasso di cambio reale (e) e quello nominale (e ), all’aumentare di r, aumentano

nom

→ ciò provocherà un aumento della domanda di assets, ovvero maggiore richiesta di valuta

-il saldo della bilancia commerciale (NX) aumenta, diminuendo Y e quindi Import

… nell’economia estera (b)

-la riduz. dell’offerta di moneta comporta lo spostamento della IS vs il basso e sx

-diminuisce la domanda aggregata

-il tasso d’interesse (r) si riduce

-l’output (Y) diminuisce.

Quando descritto è rappresentato nei seguenti grafici ↓

Viceversa, in un sistema di cambi fissi, una restrizione monetaria comporta l’aprezzamento della

moneta rispetto al livello ufficiale; quindi, per effetto della restrizione, è possibile ottenere una

moneta senza alcuna discrepanza tra tasso di cambio ufficiale (fisso) e quello fondamentale.

Politica monetaria

La politica monetaria è attuata dalla Banca Centrale, che agisce autonomamente rispetto al governo.

La quantità di moneta offerta è influenzata da tre categorie di soggetti:

a. Banca Centrale

b. Banche o altre istituzioni di credito

c. Pubblico, individui e imprese

Dato il bilancio della Banca Centrale

… la somma delle riserve bancarie (depositi) e del circolante è chiamata base monetaria o

moneta ad alto potenziale (hp: high-powered money).

Le banche detengono attività liquide chiamate riserve bancarie.

Nel sistema attuale, le banche depositano le riserve presso la BC

→ di norma, le banche prestano parte delle somme depositate, dato che solo una frazione dei

depositi messa a riserva è necessaria per fare fronte alle richieste di rimborso dei depositanti

La modalità più diretta utilizzata per modificare l’offerta di moneta è aumentare o ridurre la base

monetaria attraverso le cosiddette operazioni di mercato aperto.

Il moltiplicatore della moneta è il rapporto tra offerta di moneta e base monetaria in un determinato

momento nel sistema economico. Tale relazione può essere mostrata algebricamente

… con M: offerta di moneta; Hp: base monetaria; Dep: depositi bancari; Res: riserve bancarie;

Cu: circolante in circolaz.; res: coeff. di riserva (Res/Dep); cu = circolante desiderato (Cu/Dep).

M Cu+ Dep cu+1 cu+1

= =

→ → M = * Hp

Hp Cu+ Res cu+res cu+res

Il moltiplicatore è >1 per i valori di res < 1 (ovvero in un sistema bancario a riserva frazionaria).

Nell’ipotesi teorica in cui cu = 0, ovvero nel caso in cui il pubblico depositi tutto il circolante presso

le banche, il moltiplicatore è pari a 1/res.

Politica fiscale

Bilancio di governo: Entrate - Uscite = Tasse - Spesa pubblica

… quest’ultima comprende quella per beni e servizi (G), trasferimenti (Tr) e interessi netti (N.Int)

Deficit di bilancio: uscite > entrate → = G + Tr + N.Int - T

Mentre il deficit totale mostra l’ammontare di risorse che lo Stato deve prendere a prestito per

coprire le proprie spese, il deficit primario, escludendo gli interessi netti (spese passate), mostra se

le entrate dello Stato sono sufficienti a coprire le spese per beni e servizi e i trasferimenti correnti.

Un possibile modo di far fronte alle difficoltà di utilizzo della politica fiscale è di ricorrere

all’utilizzo dei cosiddetti stabilizzatori automatici → sono misure che portano ad un aumento della

spesa pubblica e/o a una riduzione del livello di tassazione nel caso di contrazione del PIL.

La presenza di stabilizzatori automatici comporta un aumento del deficit di bilancio nelle fasi di

recessione e una sua riduzione nelle fasi di crescita.

→ Distinzione fra deficit pubblico di bilancio e debito pubblico

Mentre il deficit di bilancio (variabile flusso) è la differenza fra spesa pubblica e entrate tributarie in

ogni anno fiscale, il debito pubblico (variabile stock) è il valore totale dei titoli emessi dallo Stato.

Il deficit di bilancio è, quindi, la variazione nel valore del debito pubblico in ciascun anno, ovvero

la quantità di nuovo debito che lo Stato deve emettere per finanziare la propria attività.

La principale misura del livello di indebitamento, che tiene conto della capacità di ripagare il debito

contratto, è il rapporto Debito/PIL = Δ Debito - PIL

Deficit Debito tot

= - [ * tasso di crescita PIL ]

PIL Pil

Due fattori sono alla base della crescita del rapporto:

-un deficit elevato rispetto al PIL

-un basso tasso di crescita del PIL


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DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PORDENONE, UDINE)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bertocecut di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Schenkel Marina.

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