La lingua italiana oggi
La tradizione della lingua italiana è bipartita: lingua letteraria e lingua parlata (tradizione linguistica comune e difficile tradizione comune). La lingua che si impara a scuola è un’astrazione, un modello a cui non corrisponde un parlato. Noi faremo educazione alla differenza. La lingua è: strumento di libertà ma anche strumento di coercizione. Infatti, incanala una direzione di pensiero.
Strumenti di coercizione nella lingua
Esempi:
- Dare del lei e dare del tu (la forma media i nostri contenuti)
- Leopardi ultimo verso di “idea del volo”
- La prima necessità dei colonizzatori è di imporre delle griglie linguistiche
- Es. fascismo: leggi Ciano; obbligo epurazione dell’italiano dai termini dialettici e stranieri (radio e tv)
Che cos’è la lingua italiana?
La lingua italiana è una lingua storico-naturale: si realizza in modo spontaneo all'interno di specifiche comunità etniche che corrispondono a realtà sociali e politiche. Mostra la capacità del genere umano di comunicare con mezzi verbali.
Nota bene: esistono anche lingue artificiali, ad esempio l’esperanto, sono lingue create a tavolino che non hanno radici nel mondo ed hanno solo lo scopo di poter essere parlate da tutti. È una lingua con basi di tutte le lingue, ma senza l’imposizione di nessuna sulle altre. Quest’idea nasce negli anni ’60, all'affermarsi dell’inglese, con ragioni politiche democratiche, in opposizione all’idea di lingue dominatrici.
Tesi: le lingue artificiali dal punto di vista strutturale
Creare una lingua in vitro.
I diversi italiani
Esistono diversi italiani. Che cosa li differenzia? Cambiano i registri e la natura del messaggio, quindi le strutture e le finalità del messaggio, lessicali e sintattiche, la situazione della comunicazione ma anche la pronuncia, i registri, la velocità di locuzione.
Esempi:
- Lingua romanzo
- manuale universitario
- dibattito politico
- discorso in famiglia
- lingua fidanzati
L’italiano standard: è quello insegnato a scuola. Italiano astratto e erudito che costituisce il modello su cui si tarano tutte le differenze degli altri italiani.
Criteri di massima
Esistono 5 parametri fondamentali con cui valutare le diversità dell’italiano contemporaneo (validi solo per l’italiano):
- Diamesia: identifica il mutamento della lingua italiana in relazione al mezzo fisico impiegato (voce, pagina, onde radio, tv, telefono)
- Diastratia: identifica il mutamento della lingua italiana in relazione alle astrazioni sociali del parlante
- Diafasia: identifica il mutamento della lingua italiana in relazione al parametro di valutazione rispetto alla situazione comunicativa
- Diacronia: identifica il mutamento della lingua italiana in relazione all’evoluzione di una lingua nel tempo
- Diatopia: identifica il mutamento della lingua italiana in relazione allo spazio
Diamesia
Individua due macro varietà della lingua italiana: scritto e parlato. La principale differenza tra i due sta nel canale di diffusione: grafico e fonetico. Mentre per lo scritto possiamo progettare/elaborare/controllare/correggere/riformulare, nel parlato, in tutte le sue forme, dalla monologica allo scambio di battute, non esiste progettazione (o comunque è minima) e le possibilità di correzione sono molto diverse dallo scritto. Infatti, mentre la scrittura annulla le proprie varianti correttive e vale solo l'ultima stesura, nel parlato il destinatario porta memoria delle correzioni dell'interlocutore. Il parlato possiede molti mezzi aggiunti rispetto allo scritto:
- Strumenti prosodici (intonazione)
- Velocità di locuzione
- Sistema delle pause (silenzio)
- Strumenti paralinguistici: gestualità, distanza spaziale tra interlocutori, vocalizzazione: riso/voce spezzata/tremolio/balbettio campo emotivo utile a capire la verità
Quindi il messaggio del parlato è evanescente e sfuggevole, meno lineare. Il destinatario può ripensarci a posteriori. Mentre nello scritto il messaggio entrano in gioco i meccanismi di riesame del testo: il destinatario ha il testo scritto sotto gli occhi e può riesaminare e approfondire la comprensione. Bisogna però approfondire il discorso dello scritto parlato, cioè della lettura di un testo ad alta voce. E anche la questione dell’italiano trasmesso (tv/radio) perché questa non è semplicemente una lingua mediata, ma una lingua con base scritta e metodi di rielaborazione orale. Un discorso complesso riguarda anche le lingue mediatiche (internet/sms).
Diastratia
Questo è il più contestabile dei parametri (infatti la prof. non approva). Infatti le condizioni culturali dell’individuo moderno non sono più riconducibili al reddito proprio degli individui. Dagli anni ’60 al giorno d’oggi le condizioni sociali e culturali si sono omogeneizzate e la lingua italiana corretta si è diffusa senza basarsi per forza sull’istruzione e lo scarto sociale come teorizzano queste divisioni. Inoltre, al posto del modello letterale si è iniziata a diffondere la lingua degli imprenditori.
Nel manuale “Elementi di linguistica italiana” propongono le seguenti divisioni:
- Ceti alti parlano meglio la lingua italiana, sono padroni dell’italiano standard e quindi corretto. Attenzione però, a volte si sbaglia a prendere questo italiano come modello infatti si tende a sostituire i sostantivi o i verbi più semplici con sinonimi a volte esagerati es. si fanno panini; si producono panini.
- Ceti medi usano l’italiano con modalità diverse infarcendolo con espressioni dialettali e del parlato.
L’italiano e gli stranieri
L’italiano dell’immigrazione: i bambini che nascono in Italia, ma a casa parlano la loro lingua, parlano un italiano molto compromesso. Nella realtà albanese, l’italiano ha funzione mediatica legata al mezzo televisivo, infatti in Albania la visione delle reti Mediaset è molto diffusa. Questo fatto ha portato alla creazione del mito dell’Italia, con conseguente utilizzo della lingua italiana come forma di emancipazione. Infatti, per i giovani albanesi di oggi l’italiano è diventato un gergo, un mezzo di opposizione agli adulti. Questo fatto, nato all’inizio con forte connotazione politica, si è in seguito tradotto nell’utilizzo della lingua italiana come lingua dell’affettività. Quando qualcuno deve dire qualcosa di particolarmente sentito utilizza l’italiano, il che risulta molto strano se si pensa che di solito l’utilizzo di un’altra lingua distanzia dal messaggio.
Di fronte alla richiesta di una spiegazione gli albanesi forniscono queste ragioni:
- Mezzo per emancipare il sentimento e proiettarlo nel futuro
- Desiderio di vivere le storie d’amore all’italiana come si vede in tv.
Nota bene: L’italiano parlato dagli albanesi è un italiano televisivo. Inoltre, l’influenza dell’italiano è stata talmente forte che oltre a fornire nuovi termini al lessico albanese ha addirittura modificato le strutture sintattiche della lingua madre (unico caso).
Sesso e età
La diafasia studia anche la variazione del linguaggio in base al sesso dei parlanti. I risultati degli studi in questo campo non mostrano nessuna sostanziale rivelazione; sembrerebbe che le donne utilizzino di più vezzeggiativi e diminutivi, mentre gli uomini siano inclini a un italiano più formale. Le variazioni linguistiche legate all’età hanno riscontro più significativo, infatti, al di là dei casi specifici come il gergo giovanile, è evidente che la differenza di età influenzi la lingua. Es. i 68ini ancor oggi hanno un linguaggio tipizzato.
Diafasia
Identifica il mutamento della lingua italiana in relazione al parametro di valutazione rispetto alla situazione comunicativa. La situazione comunicativa varia a seconda:
- Delle funzioni e delle finalità del messaggio
- Del contenuto dello scambio linguistico
- In relazione al numero di interlocutori
- All’argomento trattato.
Questa è la varietà più determinante rispetto al senso del messaggio.
L’asse diafasico
La variazione diafasica si articola lungo un asse ideale che va dall’italiano standard alla massima informalità (registro familiare o trascurato). Tutte le varietà che troviamo sull’asse si chiamano registri (riguardano la situazione comunicativa e non la geografia).
In questa varietà rientrano anche i sottocodici:
- Sottocodice scienza
- Informatica
- Economia
- Sport
- Pubblicità
Diacronia
Parametro di valutazione legato alla mutazione cronologica. Tutte le lingue si evolvono nel tempo, ma l’italiano ha avuto un’evoluzione molto lenta (es. noi Dante lo leggiamo mentre i portoghesi hanno bisogno di una traduzione per la letteratura del 1300). La letteratura italiana ha sempre fatto riferimento a modelli linguistici letterali antichi (es. dannunzianesimo dei semicolti; le persone che parlavano dialetto quando dovevano scrivere cose importanti scrivevano come Dannunzio).
Proprio in ragione delle grandi diversità di lingue parlate in Italia, Dante cerca di unire con un volgare “De vulgari eloquentia”. Quando Dante decide di scrivere il “De vulgari eloquentia” tra il 1804 e 1806, lo immagina diviso in 4 parti (in realtà realizzerà solo le prime 2):
- Parte proemiale: discorso sulla lingua
- Teoria della poesia
- Teoria della prosa
- Critica dei volgari in relazione alle molteplici unità di classificazione
Esistono anche riferimenti al lessico familiare della Ginzburg.
Diatopia
Riguarda le diversità imposte dallo spazio geografico anche nella stessa città, dovute alla cadenza. (Cambia lessico e intonazione).
Variazioni linguistiche riferite alla diatopia
Mappatura dei dialetti italiani regionali. L’utilizzo del dialetto sembra un argomento secondario, in realtà è un argomento molto attuale. (Dialetto nelle scuole e in tv.) I dialetti come lingua italiana possiedono un lessico e una grammatica codificabili in dizionario e trattati normativi.
Punti caratterizzanti:
- Se vivessimo nel ‘500 diremmo che i dialetti sono lingue regolate. (Lingue regolate e non regolate: una lingua era letteraria solo se riconducibile a regole ripetibili.)
- Nella tradizione sono stati usati anche con finalità letterarie, non sono solo strumenti di comunicazione familiare ma anche letterale.
- Non è un codice monolitico, si può calibrare secondo il contesto, hanno al loro interno dei registri diversi.
Nota bene: i dialetti hanno caratteristiche uguali a quelle della lingua, soprattutto l’uso letterario dei dialetti è stato un punto di forza per i difensori del dialetto. La scelta di usare il dialetto in letteratura è una scelta stilistica ragionata finalizzata a volte ad avere funzione mimetica, riprodurre la realtà per come è (Goldoni) a volte a sottolineare la distorsione della realtà (Gadda).
Differenze tra dialetto e lingua nazionale
- Dialetto più circoscritto e quindi parlato da minoranze
- Minor comprensibilità del codice (grammatiche e vocabolari meno precisi)
- Il lessico esclude alcuni grossi settori (es. vocabolario scientifico e tecnico, vocabolario legislativo)
- Prestigio linguistico inferiore
Il dialetto era visto come ragione di una divisione linguistica che si traduceva in divisione sociopolitica, soprattutto nel periodo dell’Unità di Italia, in cui il dialetto era visto come antagonista della lingua nazionale. Non soltanto era necessario per l’Italia teorizzare una lingua italiana, ma bisognava trovare delle applicazioni possibili, degli strumenti per diffonderla e superare l’uso dei dialetti.
Soluzioni letterarie: Nel 1863 Manzoni già ottantenne venne incaricato dal ministro Broglio di presiedere una commissione per proporre delle soluzioni che unissero l’Italia dal punto di vista linguistico. Egli non produsse mai, ma tentò di scrivere per tutta la vita, dei saggi sulla trattazione teorica della lingua italiana (si è fermato all’applicazione pratica dei Promessi Sposi). La soluzione pratica che propose fu quella di applicare nella realtà ciò che aveva fatto nel romanzo, scrisse la “Relazione per l’unità della lingua italiana”: la lingua nazionale doveva avere come base il fiorentino vivo.
Soluzioni proposte
- Insegnanti nelle scuole primarie madrelingue fiorentini
- Dizionari composti in lingua fiorentina
- Viaggi di istruzioni e studio a Firenze per i bambini meritevoli
Manzoni iniziò anche a stilare il Nuovo dizionario Giorgini Broglio. La sua proposta venne approvata e si iniziò a cercare delle applicazioni pratiche, ma fu un’iniziativa fallimentare. Invece, più tardi, fu la televisione a portare un’incidenza significativa nell’apprendimento della lingua italiana. Nota bene: Queste soluzioni colpiscono solo i bambini, gli adulti vengono lasciati al loro destino linguistico. Addirittura in certi anni si impedì ai bambini di parlare dialetto in modo da garantire l’emancipazione.
L’Italia dialettale
L’Italia dialettale è divisa in tre grandi zone determinate dalle isoglosse:
- Da La Spezia a Rimini
- Da Roma a Ancona
Nei dialetti settentrionali:
- Riduzione delle consonanti rafforzate (doppie)
- Sonorizzazione delle occlusive sorde intervocaliche (es: Fatica; fatiga, capelli; cavei)
- Caduta delle finali diverse da A (es: gatto; gatt, ale; sal)
Nota bene: al Nord distinguiamo i dialetti Galloitalici (piemontese, ligure, romagnolo) che hanno un ceppo diverso da quelli Veneti. Nei dialetti centrali:
- Più conservativi delle basi latine
- Vicinanza più stretta all’italiano (più difficile distinguerli dall’italiano)
Nota bene: sono più degli italiani regionali dal punto di vista degli italianisti, dal punto di vista astratto sono dei dialetti. Nota bene: si parla del romano come realtà a parte, è la pronuncia, la cadenza a cambiare. Nota bene: Sardegna e Friuli hanno lottato lungamente per l’assegnazione dello statuto di lingua e rappresentano dei codici autonomi.
Nei dialetti del meridione
- Sviluppo della vocale indistinta (in francese e muta) (es. Napoli; napule)
- Assimilazione del gruppo consonantico ND che diventa NN (es. quando; quanno)
- Assimilazione del gruppo consonantico MB che diventa MM (es. sambuco; sammuc)
- Sonorizzazione delle consonanti sorde dopo nasale (es. bainco; biang, campo; camb)
- Posposizione del possessivo (es. mio padre; patreme)
- Uso di “tenere” per “avere”
Nota bene: zona a parte Puglia salentina, Calabria peninsulare, Sicilia orientale.
Sei anni fa si stimava che il 6% della popolazione italiana è popolazione dialettofona pura (dialetto unico mezzo di comunicazione). Adattamento morfologico del codice dialettale alla lingua italiana. C'è un grandissimo numero di varietà linguistiche che nasce dallo scontro dell'italiano con i dialetti. Sono i dialetti italianizzati; un parlante dialettale adatta il dialetto alla lingua italiana (es. non montare sul barone di Gera se no drochi). Vengono utilizzati nel dialetto i nomi di oggetti che non appartengono alla tradizione dialettale es. televisione.
Gli italiani regionali
Definiamo quella varietà di italiano soprattutto parlato, ma anche scritto, che mostra a tutti i livelli (pronuncia, lessico, sintassi) l'influenza dell'area geografica a cui appartiene. L'aggettivo regionale non deve essere connotato in base alla regione amministrativa, ma in base alla regione linguistica. (è in pratica ciò che resta come relitto del dialetto nell'italiano).
Varietà settentrionale
Fonologia:
- Distribuzione dei timbri vocalici della E e della O toniche diversa che nell'italiano standard
- Sonorizzazione dell'applicativa alveolare intervocalica es. casa
- Pronuncia come sonora della fricata dentale a inizio parola (es. zio)
- Molte consonanti rafforzate realizzate come scempie
Morfosintassi:
- Uso del passato prossimo al posto del passato remoto
- Presenza articolo determinativo davanti al nome proprio di persona
Lessico:
- Anguria per cocomero
- Vera per fede
- Ciucca per ubriacatura
- Palta per fango
Varietà centrale romana
Fonologia:
- La fricazione della fricativa alveolare preceduta da vibrante nasale o laterale (es. borsa; borza, pensare; penzare, polso; polzo)
- Rafforzamento della B in posizione intervocalica (mobile; mobbile)
Morfosintassi:
- Uso dell'indicativo in dipendenza da verbi che esprimono opinione o speranza (es. “credo che viene alle 8” o “spero che vai dal dentista”)
- Fenomeno poligenetico: Può essere sia dovuto a una matrice di italiano regionale sia a un processo di semplificazione linguistica estesa, infatti questo modo di esprimersi è entrato nel parlato di tutti.
- Uso di “te” per “tu”, questo si è molto diffuso in tutta Italia anche per via mediatica.
- Uso del moto a luogo in “a” al posto di “in” es. vado a Piazza di Spagna
Lessico:
- Uso di caciara per chiasso, pedalini per calzini, zompare per saltare.
Varietà toscana
Fonologia:
- Aspirazione della C, detta gorgia
- Monottongazione del gruppo vocalico UO es. uovo, ovo
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Lezioni, Linguistica Italiana
-
Appunti lezioni Storia della lingua italiana
-
Storia della lingua italiana 2 - Appunti lezioni
-
Lezioni modulo Lingua dei segni italiana 3