LABORATORIO 2
Libro: La superficie bianca. Il prodotto editoriale tra storie e progetti.
L’allestimento in Italia dagli anni venti agli ottanta
Revisioni: 5 novembre, 12 dicembre, 7 gennaio
LEZIONE 1
Trahit sua quemque voluptas: ognuno deve trovare la propria strada, la propria direzione (Virgilio)
Obiettivo: cercare il bello (Adriano)
C’è sempre una base di casualità nella progettazione
Finalità: realizzazione prodotto editoriale e la sua estensione come comunicazione legata all’allestimento
Trasposizioni: forma e visione del linguaggio (dobbiamo dare forma ad un linguaggio che appartiene ad un
altro campo). La forma finale può essere: pagine, copertina, manifesto, video slow motion.
Opere d’arte tipicamente futuriste: 1. Libro cancellato di Isgrò: cancella un libro e lo chiama libro
cancellato; decide di negare la visibilità della parola. 2. poesia di Man Ray: interpreta la poesia negandola,
ovvero non si vede, tutte le parole sono cancellate, si può capire solo il ritmo, le linee cancellate hanno una
loro forza. 3. Tempo di Totino: sceglie una parola importantissima in ogni campo, la parola tempo,
inizialmente la parola è leggibile, poi si capovolge, e sempre più avanti subisce complicazioni finchè diventa
illeggibile. È associabile all’esistenza delle persone, inizialmente semplice e poi sempre più complicata. 4.
Agnetti, libro dimenticato a memoria, il testo è materialmente tagliato col taglierino. 5. Spoerri propone un
vassoio con calici e avanti di cibo, incollato in una posizione assurda (in verticale) su una libreria. Spoerri
dimostra che ci sono tanti punti di vista, che si possono vedere le cose secondo un’altra angolazione.
1. Massin, la cantatrice chauve: riporta i passaggi dell’opera di Ionesco. Se vengono tolte le scritte, non si
capisce nulla, se vengono invece tolte le immagini, l’opera viene comunque compresa. 2. Vetta:
tradurre/tradire, condurre/condire, sistema compositivo a croce che ci fa campire l’importanza delle
lettere. 3. Carrol, coda di topo, il lettering della poesia riprende le curvature della coda del topo.
4. Mallarmè: anticipa il futurismo mettendo le parole in modo molto innovativo. Il titolo non viene disposto
solo su una riga ma su tre pagine diverse. 5. Apollinaire: il pleut: la pioggia che cade è descritta nelle parole,
ma anche nella posizione del lettering che cade
1. Ikko, manifesto per un concerto: eleganza nell’uso del lettering, ispirandosi al futurismo italiano. 2.
Confalonieri: agenda per Tecno in cui si leggono a malapena i giorni nelle pagine, molto simile a fronzoni
che lavorava sempre in bianco/nero. Nell’azienda vige il principio less is more e quindi Confalorieni lo attua
in tale modo. 3. Parmiggiani, Silenzio: riprende un libro di storia di critica dell’arte in cui si parla del
movimento a cui appartiene anche lui (la neoavanguardia); prende una parola dal testo, la stacca
materialmente e la mette da parte. 4. Jiang: discover Asia: scritte indecifrabili per noi perché vengono usati
ideogrammi orientali. 5. Tujula: convenzione sui diritti umani, prende un estratto sui diritti umani e li mette
in bilico su una bilancia, pechè i diritti umani sono sempre in una posizione precaria, mai definita. Usa il
lettering e li rende graficamente con figure geometriche (quadrata e triangolo).
LEZIONE 2
Massimo Vignelli è razionalità pura: lessi s more (elvetica, bodoni, garamond)
Fella è irrazionalità, scarabocchi istintivi.
Nella rivista non ci sono regole e dogmi, a differenza del libro che è più stabile e logico.
Importante è:
decidere il formato e la struttura, vincolati dal tipo di produzione, la finalità, il target, e la
ü disponibilità monetaria.
Decidere logotipo, testo e immagine
ü Decidere il concept della soluzione estetica: artistico o funzionale (cosa vuole dire il grafico). Il
ü concept è la filosofia progettuale che determina gli obiettivi della rivista.
Figure professionali fondamentali della progettazione:
Direttore artistico/ art director: gestisce tutte le operazioni, è il direttore, deve conoscere processi
ü e tecnologie, e decreta i lineamenti, gli orientamenti e la filosofia di una rivista
Editor: si occupa della fase produttiva, è attento ai costi e all’assetto tipografico
ü Graphic designer: è colui che traduce graficamente le idee dell’art director
ü Picture editor: si occupa di fotografie e di tutto ciò che riguarda le immagini.
ü Marketing: persone che si occupano del marketing sono importanti perché ti dicono se la rivista
ü può andare bene a quel tipo di target, ecc..
Elementi di riferimento progettuale:
tipo di prodizione (consumo, testimone), specifiche tematiche, filosofia caratterizzante, pubblico e target
(generico o specializzato), categoria, competitor.
Il progetto deve comunicare nel singolo ma anche nella continuità, ovvero nell’insieme dei numero
successivi, che confermano la solidità editoriale ed il brand. La rivista ha lo stesso valore del prodotto, e
quindi anche per essa valgono le regole della corporate identity. Questo non significa che non devono
esserci variazioni, anzi.
Il grafico deve pensare come gli architetti, i quali vedono la pelle dell’oggetto prima del suo farsi. La
superficie esterna della casa è la copertina, le mattonelle/struttura portante è la griglia modulare, la
disposizione planimetrica e l’orientamento sono le
gabbie.
La rivista deve colpire, fermare, caratterizzare, spingere a scoprire, connotare, denotare e sedurre.
Elementi importanti sulla superficie: formato (costante e consolidato), supporto (costante ma non esclude
varianti), titolo e logotipo, strilli micro-‐claim. Determinante è l’uso di immagini e illustrazioni, ma non è
obbligatorio, spesso è usato anche il lettering. Importanti anche colore, tono, numero, datazione, struttira
del magazine, marchio, logo. Tutti gli elelementi dipendono da codici che rispondono ad una configurazione
e composizione che fanno perno su:
Morfemi come punti, linee, colori, luci
ü Configurazione spaziale secondo i criteri della psicologia percettiva (gestalt)
ü Composizione su regole come equilibrio, simmetria/asimmetria, direzione, ritmo,
ü bidimensionalità/tridimensionalità.
Calvino dice che stiamo correndo il pericolo di pensare per immagini.
Tre periodi segnati da pubblicazioni periodiche:
-‐ avanguardie storiche
-‐ il secondo dopoguerra
-‐ la rivoluzione digitale
Dal 1910 molti movimenti d’avanguardia misero in discussione i canoni della rappresentazione romanico-‐
figurativa della realtà (art nouveau, deco, liberty dell’800). La rivoluzione coinvolse anche i prodotti
editoriali e le composizioni tipografiche con uno slancio verdo l’anti-‐classicità (contro alle regole, alle
proporzioni).
Il futurismo fu il primo movimento a dichiarare che la classicità non andava più bene. I futuristi capiscono
l’importanza delle idee cubista di Picasso. Partono dal carattere tipografico.
Marinetti: poeta capisce che deve pubblicizzare le sue idee se vuole che si diffondano, e il modo migliore è
la parola scritta nei manifesti pubblicitari. Non la parola semplice, ma una parola che risponde alla forza,
velocità, rumore, potenza. Il carattere è quindi il mezzo ideale per esprimere tutte queste sensazioni.
Rottura della tradizione attraverso il carattere,
1. Buzzi, bombardamento aereo. 2. Cangiullo, Piedigrotta, 3. Marinetti, 4. Marinetti, manifesto 1913,
esplicita la personale rivoluzione tipografica. 5. Marinetti, Zang Tumb Tumb, frontespizio della battaglia di
Adrianopoli: usa caratteri diversi con corpo diverso. La parola e le immagini sono una cosa sola per
Marinetti, per lui l’immagine non è un immagine ma è il carattere. Con Marinetti si passa dalla tipografia
ornamentale alla tipografia multifunzionale che non si limita più a dire le cose, ma le illustra e le fa sentire.
Le parole devono emozionare, le parole in libertà come strumento di comunicazione. 6. Depero: rilega un
libro con delle viti, non adatte per rilegare un libro.
Dadaismo: nasce poco dopo il futurismo e gli è un po’ debitore. Il nome dada non significa nulla, nonsense.
Il dada nasce contro la brutalità della guerra (cosa che invece non era presente nel futurismo).
Il caso domina nelle opere dadaiste. Ma è un caso cercato, non a caso.
1. Grosz/Heartfield,
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