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1)Il piano sanitario nazionale ;ha durata triennale (anche se può essere modificato nel corso del

triennio) ed è adottato dal governo, su proposta del ministero del lavoro, della salute. Esso indica:

-Le aree prioritarie di intervento, anche ai fini di una progressiva riduzione delle diseguaglianze

sociali e territoriali nei confronti della salute;

-I livelli essenziali di assistenza sanitaria da assicurare per il triennio di validità del piano;

-La quota capitaria di finanziamento assicurata alle regioni per ciascun anno di validità del piano e

la sua disaggregazione per livelli di assistenza;

-Le finalità generali e i settori principali della ricerca biomedica e sanitaria, prevedendo altresì il

relativo programma di ricerca;

-Le esigenze relative alla formazione di base e gli indirizzi relativi alla formazione continua del

personale, nonché al fabbisogno e alla valorizzazione delle risorse umane;

2)Il piano sanitario regionale rappresenta invece, il piano strategico degli interventi per gli

obiettivi di salute e il funzionamento dei servizi per soddisfare le esigenze specifiche della

popolazione regionale anche in riferimento agli obiettivi del piano sanitario nazionale.

Le regioni, entro 150 giorni dalla data di entrata in vigore del piano sanitario nazionale, adottano o

adeguano i piani sanitari regionali.

IL SISTEMA PENSIONISTICO

In Italia la componente principale della spesa sociale è sempre stata la spesa previdenziale, che vale

tra il 14 e il 17% del pil.

(la spesa assistenziale non ha mai superato il 2% del pil)

la prime prestazioni sociali sono state erogate dalle mutue create

dalle singole categorie di lavoratori: infatti solo con la diffusione dell’industria e con la formazione

della classe operaia il sistema previdenziale è progressivamente diventato obbligatorio e gestito da

istituti pubblici.

Le entrate degli istituti previdenziali pubblici sono i contributi

versati dai lavoratori e datori di lavoro che possono essere impiegati in maniera diversa a seconda

che il sistema di finanziamento sia a ripartizione o a capitalizzazione.

nei sistemi a ripartizione il gettito contributivo riscosso in ogni

periodo è destinato al finanziamento delle prestazioni erogate nello stesso periodo.

nei sistemi a capitalizzazione i contributi versati dai lavoratori

sono investiti nel mercato dei capitali e, al momento del pensionamento, la pensione è pari ai

contributi versati aumentati

del tasso di rendimento ottenuto dal loro impiego.

I sistemi pensionistici si distinguono anche a seconda del criterio

utilizzato per definire l’entità della pensione, che può essere calcolata facendo riferimento,

alternativamente, all’ammontare del salario del lavoratore o dei contributi versati.

in Italia, fino agli inizi degli anni ’90, il sistema previdenziale era a

ripartizione di tipo retributivo e caratterizzato da un imponente debito previdenziale, da marcate

differenziazioni di trattamento tra categorie di lavoratori (dipendenti e autonomi) e tra settori

dell’economia )industria, agricoltura e servizi).

le pensioni di anzianità e quelle di invalidità sono state a lungo

utilizzate per gestire le fasi negative del ciclo economico e i processi di trasformazione della

produzione al posto dei sussidi alla disoccupazione, che sono sempre stati una voce di spesa molto

contenuta. 16

17 Tutti i sistemi pensionistici pubblici si basano su un qualche patto

tra generazioni e l’aspetto più delicato delle riforme è proprio il fatto che deve essere ridefinito

questo accordo tra lavoratori e anziani e il ruolo dello Stato come garante del patto.

Per es: l’obiettivo principale delle riforme Amato e Dini era qll di

contenere la spesa per pensioni e di ridurre il debito previdenziale

ANALISI DEI COSTI - BENEFICI

l’analisi costi-benefici e’ uno strumento dell’economia del benessere per valutare progetti

alternativi, esso considera i benefici netti ottenuti nel tempo, e per poterli confrontare tra loro e’

necessario calcolare il valore attuale di tutti benefici netti futuri.

esistono altri metodi (tasso interno di rendimento, rapporto

costi-benefici) che possono condurre a conclusioni contrastanti:

-nell’analisi costi-benefici la scelta del tasso di sconto e’ cruciale.

-nell’analisi per il settore pubblico esistono 3 misure possibili:

1)il tasso di rendimento lordo del settore privato,

2)una media ponderata dei tassi di rendimento (lordo e netto)

del settore privato e

3)il tasso sociale di sconto.

la scelta dipende dall’attivita’ privata da cui sono state sottratte le

risorse (investimenti o consumi) e da quanto il mercato privato riflette le preferenze della societa’

il calcolo di costi e benefici dei progetti pubblici deve tenere conto di diversi aspetti:

-i prezzi di mercato sono un valido riferimento quando vi siano fondate ragioni per credere che

derivino dai costi marginali;

-i prezzi ombra adeguano i prezzi di mercato correggendo le deviazioni dai costi sociali marginal

dovut alle imperfez del mercato;

-se la manodopera e’disoccupata e rimarra’ tale per tutta la durata del progetto il costo opportunita’

e’ basso, ma prevedere la disoccupazione e’ difficile;

-se progetti statali di vasta portat mutan i prezz di equilibr, si puo’ ricorrer al surplus del

consumator x misurarn gli effett sugli individ

l’analisi costi-benefici e’ talvolta soggetta ad alcuni tranelli.

-il tranello della reazione a catena; si calcolano benefici secondari per rendere la proposta piu’

appetibile senza includere i corrispondenti costi secondari

-il tranello della manodopera:si calcolano i salari come benefici e non come costi del progetto;

-il tranello del doppio conteggio: i benefici vengono conteggiati, erroneamente, 2 volte.

TASSAZIONE E DISTRIBUZIONE DEL REDDITO

l’incidenza legale indica chi e’ giuridicamente tenuto a pagare

un’imposta, mentre quella economica indica chi sopporta

l’onere effettivo dell’imposta.

In pratica conoscere la prima ci dice poco sulla seconda, infatti

l’incidenza economica e’ determinata dalle variazioni di prezzo

indotte dall’imposta, in ultima analisi l’incidenza di un’imposta ricade

sull’individuo sia mediante gli impieghi sia mediant le fonti di reddit 17

18

a seconda della politica che si vuole valutare, puo’ essere opportuno

esaminare l’incidenza assoluta, quella differenziale e quella del

bilancio in pareggio.

nei modelli concorrenziali di equilibrio parziale, l’incidenza

dell’imposta dipende dalle elasticita’ della domanda e dell’offerta.

lo stesso approccio puo’ essere utilizzato per studiare l’incidenza in un monopolio.

per l’oligopolio, invece, non esiste un quadro di riferimento unico per l’analisi delle imposte.

 in seguito alla capitalizzazione, l’onere delle imposte future puo’

essere sopportato dai proprietari attuali di un bene durevole con offerta anelastica.

l’esempio classico di un bene di questo tipo sono i terreni.

l’analisi dell incidenza in condizioni di equilibrio generale viene spesso effettuata utilizzando un

modello che prevede 2 settori e

2 fattori.

questo quadro di riferimento consente di studiare nove imposte

possibili e di dimostrare che alcune combinazioni di imposte sono equivalenti ad altre.

in un modello di equilibrio generale l’imposta su un singolo

fattore introdotto in un particolare settore puo’ finire per influenzare i rendimenti di tutti i fattori in

tutte le industrie.

MODELLI DI EQUILIBRIO PARZIALE

Premesso che le imposte producono variazioni sui prezzi relativi, per comprenderne le modalità di

determinazione, si ricorre all’uso di modelli di equilibrio parziale, ovvero a modelli che si limitano

a considerare il solo mercato in cui viene posto il tributo, ignorando gli effetti sugli altri mercati.

Tale metodologia di analisi è particolarmente indicata quando il

mercato dei beni soggetti ad imposta è relativamente modesto rispetto all’economia nel suo insieme.

Nel caso di un modello in concorrenza perfetta, quando si

introduce un’imposta specifica, ovvero un’imposta

che prevede un ammontare fisso su ogni unità del bene, la sua incidenza è indipendente dal fatto che

sia attribuita ai consumatori o ai produttori.

Tale argomentazione equivale ad affermare che l’incidenza legale

(chi è il soggetto che giuridicamente è tenuto a pagare un'imposta) non ci dice nulla circa

l’incidenza economica di un’imposta

(chi sopporta effettivamente l'onere dell'imposta).

Non importa che l’esattore fiscale sia pone (immaginariamente)

a fianco dei consumatori e toglie loro “x” euro ogni volta che acquistano una quantità del bene o

se stia accanto ai produttori e prelevi loro gli stessi “x” euro ogni volta che vendono la stessa

quantità del citato bene.

L’incidenza di un’imposta specifica dipende, invece, dalle elasticità della domanda e dell’offerta.

In generale, più è elastica la curva della domanda, minore è

l’imposta che grava sui consumatori, a parità di altri condizioni. 18

19 Analogamente, più è elastica la curva di offerta, minore è

l’imposta che grava sui produttori, a parità di altri condizioni.

Come nel caso dell’imposta specifica, anche con l’introduzione di un’imposta ad valorem (ovvero

un’imposta con aliquota proporzionale al prezzo) la sua incidenza è determinata

dall’elasticità della domanda e dell’offerta.

Passando ai mercati caratterizzati dalla mancanza

di una concorrenza perfetta si rileva, invece, che, nel caso in cui tutta la domanda sia soddisfatta da

un solo produttore (monopolista), sarà questo a supportarne generalmente il costo

(la quantità domandata scende;

il prezzo pagato dai consumatori sale ed il prezzo ricevuto dal

monopolista diminuisce), mentre nel caso in cui tutta la domanda sia soddisfatta da un numero

limitato di produttori (oligopolio), atteso che l’incidenza è funzione delle modalità di variazione dei

prezzi a fronte della tassazione, e che non esiste una teoria generale accettata della determinazione

del prezzo di equilibrio in oligopolio, non esiste una teoria univoca per la sua determinazione.

MODELLI DI EQUILIBRIO GENERALE

I modelli di equilibrio generale, a differenza di quelli ad equilibrio parziale, provvedono ad

individuare i diversi effetti che l’introduzione di un’imposta su di uno specifico mercato può

generare sugli altri mercati.

Quando si introduce, infatti, un’imposta in un settore di

dimensioni relativamente grandi rispetto all’economia generale, considerare solo gli effetti su quel

mercato può non essere

sufficiente.

L’idea di affrontare l’incidenza delle imposte in un contesto di equilibrio generale può apparire

molto complessa, ma si possono ottenere risultati utili già con modelli costituiti da due soli beni

(alimentari e manufatti), due fattori (input) della produzione (capitale e lavoro) e nessun risparmio.

In un modello del genere esistono 9 possibili

imposte ad valorem,di cui alcun combinazion sn equivalenti ad altr:

- Imposta sul capitale utilizzato nella produzione di generi alimentar

- Imposta sul capitale utilizzato nella produzione di manufatti;

- Imposta sul lavoro utilizzato nella produzione di generi alimentari;

- Imposta sul lavoro utilizzato nella produzione di manufatti;

- Imposta sui consumi di generi alimentari;

- Imposta sui consumi di manufatti;

- Imposta sul capitale in entrambi i settori;

- Imposta sul lavoro in entrambi i settori;

- Imposta generale sul reddito. 19

20

Il cuneo fiscale italiano, cioè la differenza tra il costo del lavoro per l’impresa e quanto i lavoratori

percepiscono in busta paga, è di circa 35 punti percentuali (non considerando nel computo l’Irap).

È certamente un valore considerevole che si colloca tra i più alti

in Europa e il suo contenimento è oggi al centro di un vivo dibattito politico ed economico.

Finanziamento

Per ridurre il cuneo fiscale occorre tuttavia individuare le risorse necessarie alla copertura del suo

costo, in termini di minore gettito: secondo la valutazione più accreditata, potrebbe aggirarsi in 10

miliardi di euro per una riduzione di 5 punti

TASSAZIONE ED EFFICIENZA

i tributi generalmente comportano un eccesso di pressione, cioe’ un

costo che eccede le entrate.

l’eccesso di pressione tributaria e’ provocato da una distorsione

dei comportamenti indotta dai tributi stessi, e si puo’ esaminarlo sia

utilizzando le curve di indifferenza sia utilizzando

le curve di domanda compensata.

la tassazione in somma fissa non provoca distorsioni, ma e’ uno

strumento politico difficile da adottare. Si tratta comunque di uno strumento analitico utile per

confrontare l’eccesso di pressione di un’imposta in somma fissa con quello creato da altri tributi,

dove nel caso di un solo tributo, l’eccesso di pressione e’ proporzionale all’elasticita’ compensata

della domanda e al quadrato dell’aliquota.

i calcoli sull’eccesso di pressione normalmente non tengono conto

della presenza di altre distorsioni nel mercato ne’ degli effetti del

nuovo tributo in altri mercati.

anche i sussidi creano eccesso di pressione perche’ inducono gli

individui a consumare beni valutati meno del loro costo sociale

marginale di produzione.

la differente tassazione degli input crea un eccesso di pressione. Tale input vengono utilizzati

 “troppo poco” nelle attivita’ tassate e troppo in quelle esenti da imposte. 20

21

IL TRADE OFF TRA EQUITA’ ED EFFICIENZA

il principio del trade- off è un bivio economico una scelta dove per raggiungere un obiettivo è,

spesso, necessario sacrificarne altri.

la teoria della tassazione efficiente dei beni indica come ottenere un certo con il minimo

 eccesso di pressione tributaria.

la regola di ramsey stabilisce che, per minimizzare l’eccesso

di pressione tributaria, le aliquote devono essere fissate in modo che la riduzione proporzionale

della quantita’ domandata di ciascun bene sia uguale

quando i beni non sono complementari o sostituiti nel consumo,

la regola di ramsey stabilisce che le aliquote dovrebbero essere inversamente proporzionali alle

elasticita’ della domanda.

la scelta di tasse ottimali per i servizi offerti dallo stato e’ del

tutto analoga alla scelta di imposte ottimali.

la tassazione del reddito e’ una fonte importante di entrate nei

paesi industrializzati,secondo un vecchio studio di edgeworth sulle imposte ottimali sul reddito, i

redditi dopo l’imposta devono essere uguali, tuttavia, quando si tiene conto dell’eccesso di

pressione tributaria derivante dalla distorsione del trade-off tra tempo e reddito, risultano ottimali

aliquote fiscali marginali nettamente inferiori al 100%.

al fine di accrescere il benessere del sistema economico lo stato

offre beni pubblici o regolamenta l’uso delle risorse collettive.

per fare cio’, lo stato raccoglie fondi attraverso tasse ed imposte.

Infatti l interesse dello stato e’ ridurre al minimo l’onere della

tassazione, in merito al quale, si impegna a rendere il sistema fiscale piu’ equo ed efficiente.

(ma spesso, equita’ ed efficienza sono obiettivi in netto contrasto).

un sistema fiscale maggiormente efficiente garantisce lo stesso

gettito di entrate a fronte di un minore costo per il contribuente.

il costo del contribuente si determina:

- nell’esborso generato dall’imposta pagata;

- nel costo amministrativo (per documentarsi, calcolare ed eventualmente eludere le imposte, ecc.)

- nella perdita secca, calcolata quale differenza tra il benessere sociale dei consumatori e le entrate

tributarie dell’imposta.

occorre, quindi, domandarsi:

-come ripartire l’onere fiscale tra tutti i cittadini (contribuenti)?

- come capire se un sistema fiscale e’ equo?

a tal proposito si evidenziano i seguenti principi:

- principio del beneficio - principio della capacita’ contributiva

1)Secondo il primo, gli individui (contribuenti) devono pagare la imposte sulla base del beneficio

che ricevono dall’uso dei serizi a loro disposizione.

2)Secondo il principio della capacita’ contributiva, le imposte devono, invece, essere pagate da ogni

individuo (contribuente) in funzione della sua capacita’ di sopportarne l’onere.

Secondo tale principio si puo’ essere:

- un’equita’ verticale - un’equita’ orizzontale

1)nel caso dell’equita’ verticale, il contribuente con una maggiore capacita’ contributiva deve

pagare quindi, piu’ alte imposte (come già avviene nel maggior parte dei paesi), anche se occorre

stabilire l’esatto ammontare di tale surplus.

per raggiungere un’equita’ verticale si possono adottare diversi

 21

22

sistemi fiscali alternativi quali:

- imposta proporzionale: aliquota sganciata dal reddito del

contribuente

- imposta progressiva: aliquota che cresce al crescere del reddito del contribuente

- imposta regressiva: aliquota che decresce al crescere del reddito del contribuente

2)nel caso dell’equita’ orizzontale, i contribuenti dotati della stessa capacita’ contributiva devono

pagare lo stesso ammontare di imposte, il problema, in questo caso, e’ individuare l’effettiva

capacita’ contributiva delle diverse famiglie.

nella formulazione della politica fiscale pa principale difficolta’ e’,

quindi, quella di bilanciare obiettivi confliggenti di equita’ ed efficienza.

una puntuale ed accurata analisi dell’incidenza dell’imposta

(ovvero capire chi sosterra’ effettivamente l’onere fiscale)

e’ l’elemento fondamentale per valutare l’ equita’ fiscale.

ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’IMPOSTA

1)presupposto dell’imposta ;situazione di fatto cui la legge ricollega l’obbligo di pagare l’imposta

2)soggetto passivo;persona fisica o giuridica che ha l’obbligo di pagare l’imposta

3)Base imponibile ;La Traduzione quantitativa del presupposto Può essere espressa in termini:

- monetari (imposta ad valorem) -fisici (imposta specifica)

4)Aliquota

Indica ciò che è dovuto dal contribuente per ogni unità di base

imponibile: - in termini percentuali (se imposta ad valorem)

- in unità monetarie per ogni unità di base imponibile (se imposta

specifica)

5)Debito d’imposta ;Prodotto fra aliquota e base imponibile

A livello aggregato il prodotto fra aliquota e base imponibile dà

il gettito dell’imposta

Aliquota marginale

Rappresenta quanto è dovuto dal contribuente per un’unità aggiuntiva di base imponibile ,Indica

cioè quanto varia il debito di imposta al variare della base imponibile

1)Se all’aumentare della base il debito aumenta nella stessa proporzione è costante (imposta

proporzionale)

2)Se all’aumentare della base il debito aumenta

meno che proporzionalmente è decrescente

(imposta regressiva) mentre viceversa è (progressiva)

IL TRADE OFF TRA EQUITA’ ED EFFICIENZA 22

23

i sistemi fiscali possono essere valutati in base a parametri diversi da quelli della teoria della

tassazione ottimale.

l’equita’ orizzontale, i costi amministrativi, gli incentivi

all’evasione fiscale e i vincoli politici sono tutti fattori che influiscono sul funzionamento dei

sistemi fiscali.

le definizioni tradizionali di equita’ orizzontale si fondano sul

reddito quale parametro di misura di “uguale posizione sociale”.

tuttavia, la tradizionale misura del reddito puo’ in certi casi risultare inadeguata.

La definizione in termini di utilita’ risulta precisa, ma ha

implicazioni completamente diverse in termini di politica fiscale e, a priori, e’ intrinsecamente

favorevole allo status quo prima dell’imposta.

Criteri di ripartizione del carico tributario

La ripartizione del carico tributario dipende:

-dalle finalità che si assegnano all’imposta

-dalla concezione di equità cui si aderisce

Diversi principi:

1)PRINCIPIO DEL BENEFICIO (o della controprestazione)

L’imposta deve essere commisurata al beneficio che il contribuente riceve dai beni e servizi

pubblici di cui fa liberamente domanda e ne costituisce il prezzo

La finalità dell’imposta è finanziare l’offerta di servizi e beni

pubblici (non sono contemplate finalità redistributive).

Il principio garantisce che vi sia equità nello scambio:

ciò che si paga corrisponde al beneficio che si riceve

Principio del beneficio: problemi applicativi

• l’offerta dei beni e servizi può avvenire in una logica diversa da quella dello scambio volontario

(beni meritevoli, esternalità)

• non è possibile avere un prelievo personalizzato

per ogni individuo

• non sono sempre disponibili indicatori di

beneficio pertinenti

Principio del beneficio: vantaggi

Collegamento fra decisioni di spesa e Decisioni di entrata:

- trasparenza delle decisioni pubbliche

- responsabilizzazione di chi decide le spese rispetto a chi ne sopporta il costo

Principio del beneficio: nel decentramento fiscale

- Nel caso dei servizi pubblici locali è più

Facile individuare i beneficiari e valutare il beneficio sulla base di appropriati indicatori

- La funzione redistributiva non viene generalmente considerata fra quelle che è opportuno

decentrare 23

24

2)PRINCIPIO DELLA CAPACITÀ CONTRIBUTIVA

L’imposta deve essere commisurata alla Capacità contributiva dei soggetti e cioè alla loro

 capacità di pagarla

La finalità dell’imposta non è solo il finanziamento dell’offerta di

beni e servizi pubblici, ma anche il finanziamento di politiche redistributive.

L’equità del prelievo si ottiene mediante l’esclusivo riferimento alla capacità contributiva del

 soggetto.

Si parla in particolare di:

1. Equità orizzontale: a uguale capacità deve

Corrispondere uguale imposta

2. Equità verticale: a maggiore capacità deve

corrispondere maggiore imposta

3. Le imposte non devono alterare la scala distributiva (sono precluse t >100%)

Principio della capacità contributiva: problemi applicativi

1) Individuare un corretto indicatore di capacità

Contributiva

2) Individuare criteri di ripartizione dell’onere di imposta in relazione alla capacità contributiva

così individuata

3)PRINCIPI DEL SACRIFICIO

a)Nella tradizione utilitaristica l’indicatore di Capacità contribuiva

maggiormente utilizzato è il reddito.

La rinuncia a reddito per pagare le imposte determina una perdita di utilità (sacrificio).

b)L’onere deve essere ripartito in modo da uguagliare il sacrificio che deve essere sopportato dai

contribuenti.

Principi del sacrificio e progressività

In un’ampia gamma di ipotesi i principi del Sacrificio richiedono imposte progressive

I principi del sacrificio si basano su assunzioni nn realistiche cui:

- Sacrificio di utilità misurabile e confrontabile interpersonalmente

- Reddito pre-imposta dato

Occorre rinunciare a riconoscere un fondamento utilitarista al

criterio della capacità contributiva (e all’equità delle imposte progressive) che riceve invece un suo

contenuto

concreto ad opera delle valutazioni politiche degli enti impositivi

Principio del sacrificio marginale uguale

• La perdita collettiva di utilità è minima se si preleva prima al ricco e poi solo se il reddito di

questo scende fino a quello del povero,

anche al povero.

• Effetto fortemente redistributivo, livellatore dei redditi.

• Lo stesso Edgeworth, che lo propose,sottolineò il possibile

trade off tra equità ed efficienza 24

25

la teoria del sacrificio minimo di Edgeword afferma ke per ottenere un sacrificio che sia minimo

per l intera collettività le imposte devono essere fortemente progressive con conseguente

penalizzazione dei ceti + ricchi

i costi di gestione di un sistema fiscale vengono ignorati nella

maggior parte delle analisi teoriche. tuttavia, i costi amministrativi e di adempimento influiscono

sulla scelta della base imponibile, delle aliquote fiscali e sull’entita’ dell’evasione fiscale

se con l’evasione fiscale si intendono quei comportamenti atti

a ridurre e/o eliminare il prelievo grazie alla violazione di specifiche norme tributarie, con

l’elusione fiscale si identificano tutte quelle attivita’ che, eseguite nel rispetto della legge, hanno

come unico obbiettivo quello di pagare minor imposte, il tutto usufruendo di talune “scappatoie”

che risultano presenti nel sistema tributario nazionale.

IMPOSTE PERSONALI E

COMPORTAMENTI INDIVIDUALI

le imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) influiscono su molte decisioni economiche tra

cui l’offerta di lavoro,

il risparmio, l’acquisto della casa di abitazione e le modalita’ di investimento del capitale.

l’analisi delle conseguenze delle imposte suicomportamenti e’ uno degli aspetti tra i piu’

 controversi dell’economia pubblica.

gli studi econometrici sull’offerta di lavoro indicano che i maschi

in eta’ lavorativa mutano il loro orario di lavoro solo leggermente di fronte ad una modifica delle

imposte, mentre le donne sposate sono abbastanza sensibili alla variazione del salario post-imposta.

le imposte sul reddito possono aumentare, diminuire o lasciare invariato l’ammontare di

investimento in capitale umano.

cio’ dipende anche da come le imposte influiscono sulle ore lavorate.

l’effetto delle aliquote sul gettito dipende dalla reazione

dell’offerta di lavoro ai cambiamenti delle aliquote, nei limiti della sostituibilita’ tra forme di

retribuzione esenti da imposte e non.

l’effetto dell’imposte sul risparmio puo’ essere analizzato

utilizzando il modello del ciclo vitale, secondo il quale gli individui pianificano le loro decisioni di

consumo e di risparmio in base alle risorse disponibili durante tutto il corso della loro vita. la

tassazione del reddito da capitale diminuisce il costo opportunita’ del consumo presente e quindi

riduce la propensione al risparmio.

tuttavia questo tipo di imposta riduce le risorse totali di tutta la

vita, il che tende a ridurre il consumo presente, cioe’ ad aumentare la propensione al risparmio

le conseguenze finali sul risparmio sono quindi incerte dal punto

di vista teorico e necessitano di accurate verifiche empiriche.

i risultati degli studi economici sugli effetti della tassazione sulla propensione al risparmio sono

 molto controversi.

nel calcolo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche la

locazione figurativa della prima abitazione e’ deducibile dal reddito imponibile e cio’ comporta

l’aumento della percentuale di coloro che decidono di acquistare la propria abitazione. 25

26 gli effetti teorici dell’imposta sulla composizione del portafoglio

sono ambigui.

le imposte riducono il rendimento atteso di un’attivita’

rischiosa, ma allo stesso tempo possono diminuire la rischiosita’

(se la perdita e’ deducibile dal reddito imponibile).

l’effetto finale di queste tendenze opposte non e’ stato empiricamente definito.

SISTEMA DI IMPOSIZIONE FISCALE

Le entrate dello stato

L’attività con cui lo stato si procura i mezzi finanziari necessari per risolvere i propri compiti in

campo politico, sociale ed economico, si chiama attività finanziaria.

Le fonti alle quali lo stato attinge le risorse finanziarie necessarie

per offrire alla collettività i servizi pubblici danno luogo a:

- entrate tributarie, ovvero contribuzioni obbligatorie (tributi) che lo Stato impone alle famiglie e

alle imprese per sostenere

i servizi pubblici forniti alla collettività;

-entrate extratributarie, costituite dai redditi provenienti dai beni o dalle imprese appartenenti allo

stato;

- entrate patrimoniali, derivanti dalla vendita di beni di proprietà dello stato;

-entrate per accensioni di prestiti da famiglie o imprese (titoli del debito pubblico).

Il sistema tributario è costituito dal complesso dei tributi che sono in vigore, in quel paese, in

 un dato momento.

GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DI UN TRIBUTO SONO:

- il soggetto attivo: lo Stato o l’ente pubblico che ottiene il tributo;

- il soggetto passivo: il contribuente, ossia la persona fisica, la società o l’ente che deve concorrere

al pagamento delle spese pubbliche;

- il presupposto oggettivo: la condizione necessaria per l’applicazione di un tributo;

- la base imponibile: l’importo sul quale è calcolato il tributo;

- l’aliquota: la percentuale, da applicare alla base imponibile, con cui si calcola il tributo.

I tributi sono costituiti da:

imposte, tasse contributi, monopoli fiscale

I principi generali del sistema tributario italiano

sono delineati dalla Costituzione, essenzialmente negli articoli

23 e 53. I principi fondamentali sono 4:

1) la legalità dell’imposta: L’articolo 23

2) l’universalità dell’imposta: tutti i cittadini sono tenuti a

contribuire alle spese pubbliche;

3) l’equità del carico fiscale: i cittadini devono contribuire alle

spese pubbliche in funzione delle proprie capacità economiche; 26

27

4) la progressività dell’imposta: l’imposizione fiscale cresce all’aumentare della capacità

contributiva del cittadino.

L’articolo 53 “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità

contributiva” (cioè dell’effettiva capacità di sopportare l’onere dell’imposta) e che “il sistema

tributario è informato a criteri di progressività”.

per classificare le entrate, si puo’ considerare

-la loro maggiore o minore vicinanza con i prezzi di mercato;

-la frequenza con cui vengono riscosse,

-il riferimento alle caratteristiche del contribuente o meno e il criterio utilizzato per la loro

applicazione

(il principio del beneficio e della capacita’ contributiva).

in Italia il peso delle imposte dirette sta diminuendo

(nel 2000 erano il 13,80% del pil, mentre nel 2005 rappresentano il 13,32%) sono sempre piu’

rilevanti invece le entrate da imposte indirette (dal 14,06 al 14,23%).

negli ultimi 30 anni il nostro sistema tributario e’ stato riformato

piu’ volte: agli inizi degli anni 70 e parzialmente a meta’ degli anni 90’ e nel corso del nuovo

millennio.

i soggetti passivi dell’irpef sono sia le persone fisiche residenti,

sia quelle non residenti, limitatamente al reddito nel territorio nazionale.

le nozioni di reddito prese a riferimento per la normativa fiscale

sono: il reddito – prodotto,il reddito – entrata e il reddito consumo.

la normativa italiana ha oscillato tra la prima e la seconda

l’irpef e’, (nell’ sistema tributario italiano),

lo strumento principale per il raggiungimento di

finalita’ di ridistribuzione del reddito, anche se fattori quali l’evasione e la necessita’ di realizzare

comunque determinati obbiettivi di gettito hanno ridotto notevolmente la sua effettiva capacita’ di

svolgere tale ruolo.

il reddito imponibile si calcola sottraendo dal

reddito complessivo le previste “deduzioni”.

al reddito imponibile si applica poi la scala delle aliquote;

dal risultato cosi’ ottenuto (l’imposta lorda) si devono, quindi,

ancora sottrarre le varie “detrazioni”.

l’importo cosi’ calcolato e’ detto imposta netta

il reddito complessivo e’ dato dalla somma delle seguenti categorie di entrate:

1)i redditi fondiari (redditi dominicali, agrari e da fabbricati);

2)i redditi da capitale (ossia i proventi derivanti da rapporti aventi a

oggetto l’impiego di capitale);

3)i redditi da lavoro dipendente;

4)i redditi da lavoro autonomo;

5)i redditi d’impresa;

6)i redditi diversi. 27

28

il trattamento del reddito individuale o ( familiare) e’ un aspetto delicato per tutti i sistemi

tributari.

il sistema italiano e’ di tassazione individuale e utilizza il sistema

delle detrazioni per diversificare l’onere tributario in base al numero di percettori e al numero di

componenti della famiglia.

FISCAL DRAG O DRENAGGIO FISCALE

Il drenaggio fiscale consiste nell’aumento della pressione fiscale (cioè del rapporto tra imposte

dirette + imposte indirette + contributi sociali e Prodotto Interno Lordo di un paese), originato

dall'espansione inflazionistica dei redditi in presenza di aliquote fiscali crescenti.

L’inflazione spinge ogni percettore di reddito entro scaglioni via

via superiori e di conseguenza, il reddito “disponibile” risulta inferiore. In pratica consiste

nell'aumento delle imposte in un contesto inflazionistico

il fiscal drag e’ il termine con cui si indicano le distorsioni nella

tassazione dovute all’inflazione.

i fattori che determinano l’aumento del carico fiscale (in presenza

di inflazione) sono lo slittamento degli scaglioni e il fatto che (aumentando il reddito nominale) una

quota maggiore del reddito viene tassata all’aliquota marginal a cui sono soggetti i contribuenti.

ipotizziamo che in un anno l’inflazione aumenti del 15% e che

il reddito lordo del contribuente, (collegato al tasso di inflazione), aumenti della stessa percentuale.

ad esempio, consideriamo un reddito lordo che cresca dagli

originari euro 30.000 fino ad euro 34.500.

supponiamo, quindi, alcune aliquote di imposta:

- da 0 a 10.000 euro: 0(zero%

- da 10.001 a 25.000 euro 20%

- da 25.001 a 35.000 euro 30%

e determinano quali siano le imposte ed il conseguente

reddito netto a disposizione del contribuente nei 2 successivi anni di interesse.

1° anno: reddito lordo pari ad euro 30.000

totale imposte: zero (da 0 a 10.000 euro) + 3.000 (da 10.001 a

25.000 euro) + 1.500 (da 25.001 a 30.000 euro) = euro 4.500,00

reddito netto: euro 25.000

2° anno : reddito lordo pari ad euro 34.500

totale imposte: zero (da 0 a 10.000 euro) + 3.000 (da 10.001 a

25.000 euro) + 2.850 (da 25.001 a 34.500 euro) = euro 5.580,00

reddito netto: euro 28.650

sapendo che tale secondo reddito e’ soggetto ad

 28

29

un tasso di inflazione del 15%, il suo reale potere di acquisto, calcolato dividendo questo per

115%, e’ pari a 24.913 euro di quello dell’anno precedente.

come si puo’ notare, il contribuente, pur disponendo di un

reddito netto (nettamente superiore rispetto a quello dell’anno precedente), ha di fatto un potere di

acquisto inferiore a causa dell’aumento dell’inflazione e della progressivita’ degli scaglioni di

imposta.

LE IMPOSTE SULLE SOCIETA’ DI CAPITALI

in Italia la tassazione del reddito d’imposta e’ distinta a seconda della forma giuridica adottata: il

reddito prodotto dalle

(imprese individuali e societa’ di persone) e’ tassato con

l’imposta personale sul reddito (irpef), mentre

il reddito delle societa’ di capitali e’ tassato con un’imposta specifica, l’imposta sui reddito delle

societa’ (ires)

nel 2005 il gettito d’imposta sul reddito delle societa’

rappresentava il 9% del totale delle entrate tributarie registrate sul bilancio dello stato e poco meno

del 19% di quelle classificate come imposte indirette.

le societa’ di capitali e gli enti commerciali hanno il fondamentale

obbligo di redigere e conservare l’inventario ed

il bilancio contenente il risultato d’esercizio.

tali documenti devono essere redatti osservando le disposizioni

del codice civile, quindi, relativamente al bilancio, adottando lo schema obbligatorio previsto.

il bilancio e l’inventario devono poi essere trascritti nel

libro degli inventari, entro 3 mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

per le societa’ di capitali il reddito di impresa e’ determinato

apportando all’utile o alla perdita risultante dal conto economico, relativo all’esercizio chiuso nel

periodo d’imposta,le variazioni in aumento o in diminuzione conseguenti all’applicazione dei criteri

stabiliti dalle norme che disciplinano l’ires.

se le disposizioni tributarie non stabiliscono particolari criteri, la

valutazione operata nel conto economico rileva automaticamente ai fini fiscali.

di conseguenza il punto di partenza per determinare il reddito di

un soggetto ires e’ rappresentato dal risultato del conto economico

si tratta del principio di derivazione del reddito dal risultato del bilancio, principio che

comprende anche la disposizione che impone, pena l’indeducibilita’ e salvo deroghe, l’imputazione

dei costi al conto economico.

tale principio e’ tuttavia parziale, in quanto i ricavi

egli altri proventi concorrono a formare il reddito anche se non

risultano imputati al conto economico

i 3 sistemi piu diffusi di integrazione della tassazione personale e

societaria sono :

1)il sistema classico, adottato negli stati uniti;

2)l’integrazione completa,valida in italia x le societa’ di persone, 29

30

3)e il credito d’imposta totale, utilizzato per le

societa’ di capitale italiane fino al 2004.

dal 2004 imposta sul reddito delle persone fisiche (irpef) e

imposta sul reddito delle societa’ di capitali (ires)non sono piu’ integrate, nel senso che gli utili

tassati in capo alla societa’, indipendentemente dal fatto che vengano distribuiti o meno, e quelli

distribuiti alle persone fisiche sono tassati con un’aliquota pari al 12,5% detta cedolare secca, se si

tratta di partecipazioni non qualificate, mentre entrano (per un importo pari al 40%) nella base

imponibile dell’irpef, se si tratta di partecipazioni qualificate.

nel 2004 e’ stato anche introdotto un regime di esenzione da

partecipazione per evitare la doppia tassazione delle

societa’ di capitali che hanno partecipazioni in altre societa’.

la base imponibile dell’ires e’ data dall’utile dell’impresa risultante dal conto economico,

l’aliquota e’ fissata al 33% ed e’ stata abolita la cosidetta ‘’dit’’ (dall’inglese dual income tax), che

era un’agevolazione che si applicava alla remunerazione ordinaria del capitale, con l’obiettivo di

aumentare la neutralita’ del prelievo delle imprese rispetto alle loro scelte di finanziamento, con

indebitamento o con capitale proprio.

Per evitare la sottocapitalizzazione delle imprese, ovvero il

Massiccio ricorso all’indebitamento per finanziarsi,

la riforma Tremonti del 2004 ha introdotto alcune

norme antielusive, che limitano i casi in cui gli interessi passivi sono deducibili.

il sistema fiscale puo’ influire sulle scelte di investimento tramite

la definizione delle quote di ammortamento fiscalmente annesse: nella legislazione italiana

l’ammortamento e’ previsto a

rate costanti, il costo ammortizzabile e’ quello storico, mentre

il periodo di ammortamento varia a seconda di una classificazione dei beni definita dal ministero

delle finanze.

la legge prevede anche la possibilita’ di un ammortamento

accellerato e anticipato.

i modelli che spiegano le decisioni di investimento e che noi

abbiamo utilizzato per studiare gli effetti del sistema fiscale sono: il modello di investimento con

accelleratore, il modello neo-classico e quello del cash flow.

IL FINANZIAMENTO IN DISAVANZO

contrarre prestiti e’ un metodo importante di finanziamento pubblic

Il disavanzo in un determinato periodo e’ dato

dall’eccesso di spesa rispetto alle entrate;

il debito in un determinato momento e’ il valore dei disavanzi passati che si sono accumulati.

le cifre ufficiali relative all’entita’ dei disavanzi pubblici devono essere analizzate con cautela

 per vari motivi:

- non solo lo stato, ma anche le amministrazioni periferiche hanno debiti consistenti;

- l’inflazione erode il valore reale debito, ma il disavanzo ufficiale non riflette questo dato;

- nel bilancio dello stato sono distinte le spese in conto capitale da

quelle correnti, ma per le prime non si calcola l’ammortamento.

-per avere una dimensione corretta del debito pubblico si

dovrebbe tenere conto sia delle attivita’ di proprieta’ dello

stato sia degli obblighi impliciti dello stato (quali le promesse

di pagare le pensioni). 30

31 non e’ certo che l’onere del debito sia sopportato dalle

generazioni future.

c’ e’ chi sostiene che il debito interno non crea un onere per la

generazione futura perche’ rappresenta semplicemente

un trasferimento di risorse all’interno della stessa generazione.

ma questa conclusione dipende dalla definizione di generazioni

sovrapposte, ovvero se si considera che ci sono gruppi di persone che vivono in periodi diversi

anche se si sovrappongono per una parte della loro vita, si dimostra che il finanziamento con debito

puo’

produrre un onere sulle generazioni future.

l’onere del debito dipende anche dal fatto che il finanziamento mediante indebitamento puo’ o

meno spiazzare gli investimenti privati.

se cio’ avviene, le generazioni future hanno uno stock di capitale piu’ esiguo e quindi redditi reali

inferiori, a parita’ di altre condizioni.

dal punto di vista dell’efficienza si devono confrontare gli eccessi di

pressione del finanziamento mediante imposizione fiscale o

indebitamento. se non si ha spiazzamento, il secondo tipo di

finanziamento comporta un eccesso di pressione inferiore, perche’ una serie di piccoli incrementi

delle imposte determina un eccesso di pressione ridotto, rispetto a quello di un aumento di notevole

delle imposte. se pero’ si verifica l’effetto di spiazzamento, il risultato finale puo’ essere opposto.

LE IMPOSTE SUI CONSUMI

il gettito delle imposte indirette nel 2001 e’ stato pari al 14,5% pil. tra queste le piu’ importanti sono

l’iva, le imposte sui prodotti energetici e l’irap.

le imposte generali sulle vendite possono essere

-imposte monofase sul valore pieno,

imposte plurifase sul valore pieno e quelle valore aggiunto

(o nn cumulabile)

l’iva e’ un’imposta plurifase sul valore aggiunto.

per individuare l’incremento di valore verificatosi in ciascuna fase si

possono adottare 2 criteri:

il metodo base da base e quello dell’imposta da imposta.

1)nel primo caso, l’imposta dovuta si calcola applicando l’aliquota alla differenza tra il valore delle

vendite e quello degli acquisti degli imput necessari alla produzione.

2)nel secondo caso, l’aliquota si applica al valore pieno di ciascun

acquisto e di ciascuna vendita, ma il contribuente paga al fisco sola la differenza tra l’imposta dal

cliente a cui ha venduto il bene o servizio (l’iva a debito) e l’iva pagata sui suoi acquisti (l’iva a

credito).

i 2 metodi di calcolo hanno lo stesso risultato in un unco caso,

ossia se l’aliquota e’ unica per tutti i beni. nel caso piu’ generale, ovvero se le aliquote sono

diversificate a seconda dei beni e servizi scambiati, adottando il metodo di calcolo base il prezzo

finale risulta essere funzione delle aliquote applicate nelle diverse fasi del processo produttivo e/o

distributivo.

con il metodo da imposta a imposta, i diversi beni sono tassati con le aliquote prescelte e a

prescindere dal numero di passaggi effettuati nella produzione o nella distribuzione e dalle aliquote

applicate in ciascuna fase.

dal punto di vista del commercio internazionale

 31

32

un’imposta plurifase sul valore aggiunto ha dei vantaggi rispetto

all’imposta plurifase sul valore pieno.

in effetti, se si applica il principio di destinazione, il prezzo del

bene che viene esportato deve essere depurato di quanto pagato fino a quella fase, operazione che

risulta particolarmente difficile per le imposte che si cumulano perche’ l’ ammontare da restituire

dipende dal numero di fasi attraversate prima di essere esportato.

con un’imposta plurifase sul valore aggiunto e’ sufficiente

rendere non imponibili le operazioni relative alle esportazioni e rimborsare l’impresa esportatrice

dell’iva pagata sugli acquisti.

con il decreto n. 56/2000 e’ stato stabilito che una quota del

gettito dell’iva debba essere considerata una compartecipazione regionale.

Iva-> OPERAZIONI INTERNAZIONALI

in via generale le cessioni di beni fuori dal territorio italiano

ed i servizi internazionali non sono imponibili, mentre

l’introduzione di beni di provenienza estera costituiscono un

operazione soggetta ad imposta; ma cmq regole particolari si

applicano alle operazioni intracomunitarie rispetto a

quelle extracomunitarie

le norme sulle operazioni intracomunitarie ma di beni

(infatti quelle sui servizi dal 2010 sono stata abrogate)

prevedono che qst operazioni intercorrano tra soggetti passivi IVA

appartenenti a diversi stati membri, i quali pongono in essere:

una compravendita di beni trasportati.

affinche’ un’operazione possa definirsi intracomunitaria deve essere in possesso dei seguenti

 requisiti:

1)onerosita’: deve essere effettuata a titolo oneroso.

-le cessioni gratuite assolvono l’iva nel paese del cedente;

2)effettiva movimentazione del bene: e’ necessario che il bene sia trasferito da uno stato membro

ad all’altro, pertanto, le operazioni intracomunitarie riguardano solo beni mobili;

3)soggettivita’ passiva: e’ necessario che l’operazione abbia per contraenti soggetti identificati con

partita iva in altro stato ue.

4)costituzione diritto di proprieta’: l’operazione deve comportare la costituzione del diritto di

proprieta’, o di altro diritto reale, sul bene oggetto dello scambio.

caratteristiche del bene: tali operazioni devono avere per oggetto beni comunitari (cioe’ di origini

di uno stato comunitario), oppure beni immessi in libera pratica (cioe’ che hanno assolto le

formalita’ doganali) in uno stato degli stati UE.

in via generale, per acquisto intracomunitario si intende

l’acquisto a titolo oneroso della proprietà o di altro diritto

reale di godimento su beni spediti o trasportati nel territorio

italiano da altro stato membro, (a cura del cedente o acquirente), entrambi soggetti IVA, oppure da

terzi per loro conto.

per un acquisto intracomunitario il

-debitore d’imposta è l’acquirente italiano; 32

33

-la base imponibile è determinata dalle regole ordinarie dell’IVA; -le aliquote sono quelle previste

per le cessioni dei medesimi beni effettuate in italia;

per cessioni intracomunitarie si intendono invece le cessioni

di beni trasportati o spediti dal vettore, dall’acquirente o (da

un terzo per loro conto,) dall’Italia verso un altro stato membro.

Qst cessioni, al fine di essere considerate in Italia non imponibili,

devono avvenire a titolo oneroso tra 2 soggetti passivi IVA, i quali hanno il compito di scambiarsi i

rispettivi numeri di identificazione (partita iva).

l’iva sulle operazioni intracomunitarie imponibili e’ dovuto da chi

effettua le cessioni di beni, gli acquisti intracomunitari e le prestazioni di servizi imponibili, anche

mediante identificazione diretta nell’altro stato membro.

si realizza una cessione intracomunitaria anche quando i beni

sono ceduti a enti, associazioni o altre organizzazioni non soggetti

all’imposta, a produttori agricoli in regime speciale e ad operatori che effettuano solo operazioni

esenti, purche’ i predetti soggetti non siano esonerati dal pagamento dell’imposta sugli acquisti

intracomunitari nel proprio stato e a condizione che comunichino al cedente nazionale il proprio

codice identificativo.

in assenza dei predetti presupposti la cessione viene assoggettata ad iva in Italia.

 accise (imposta di fabbricazione o di consumo)

l’accisa e’un tributo indiretto che colpisce le singole produzioni e di

singoli consumi.

come stabilito dalle circolari ministeriali il termine accisa si indica:

- l’accisa arminizzata relativa ai prodotti energetici (compresa

l’elettricita’), all’alcol ed alle bevande alcoliche;

- l’imposta di consumo sui bitumi di petrolio;

- la tassa sulle emissioni di anidrite solforosa e di ossidi di azoto

applicata ai grandi impianti di produzione

-l’accisa e’ un’imposta che grava sulla quantita’ dei prodotti, a differenza dell’iva che ne colpisce il

valore.

-l’accisa concorre a formare il valore dei singoli prodotti e, come tale, e’ sottoposta alle

disposizioni in materia di iva, venendone a costituire la base imponibile.

-l’accisa risulta generalmente applicata all’atto della fabbricazione o importazione dei beni,

divenendo esigibile quando questi sono immessi in consumo.

fino a quel momento le merci rimangono in regime fiscale

sospensivo la determinazione delle accise e’ effettuata applicando alla quantita’ del prodotto

l’aliquota vigente.

- nel caso degli oli minerali, si hanno aliquote rapportate al litro

(benzina e gasolio) oppure al chilo (oli combustibili e gpl)

- per quando riguarda gli spiriti, l’aliquota e’ rapportata al litro anidro, cioe’ all’unita’ di volume al

netto dell’acqua.

ad esempio, una bottiglia di un litro di grappa a 40° contiene 1x40:100= 0,4 litri anidri, mentre il

litro totale di prodotto viene detto litro idrato. 33

34

premesso che nei primi tre mesi del 2009 le entrate complessive dello stato, al lordo delle una

tantum, sono state pari ad euro 83,976 miliardi di euro, si rileva come il comparto delle accise piu’

tabacchi ha registrato un incremento del 1,7% attestandosi ad un valore complessivo pari a 8,833

miliardi di euro

LE TAPPE DEL FEDERALISMO IN ITALIA

Il primo intervento di novella sostanziale è rappresentato dalla Legge costituzionale n. 1 del 1999,

recante

«Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente

della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni».

Il provvedimento legislativo, pur incentrando la propria

attenzione su taluni aspetti organizzativi dell’autonomia regionale ha inevitabilmente inciso sul

processo di trasformazione del sistema delle autonomie territoriali, ponendo le basi per la più nota

Riforma del Titolo V, parte II, Cost. del 2001,

IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ

Il principio di sussidiarietà stabilisce che le attività amministrative dovrebbero essere svolte

dall'entità territoriale amministrativa + vicina ai cittadini (i comuni) e delegata ai livelli

amministrativi territoriali superiori

(Regioni, Province, Aree metropolitane, Comunità montane ed

isolane) solo se questi possono rendere il servizio in maniera più efficace ed efficiente.

Secondo le Leggi Bassanini del 59/'97 e i vari decreti

legislativi di attuazione, il principio in questione doveva prevedere che la generalità delle funzioni

amministrative doveva essere attribuita agli enti locali, ad eccezione di quelle che dovevano essere

esercitate a livello regionale.

1)Si parla di sussidiarietà verticale quando i bisogni dei cittadini

sono soddisfatti dall'azione degli enti amministrativi pubblici e

2) la sussidiarietà orizzontale quando tali bisogni sono soddisfatti dai cittadini stessi, magari in

associazioni

Sarà il legislatore a stabilire a chi compete occuparsi di una

materia, dal punto di vista dell'adeguatezza;

-sarà poi una legge statale poi a stabilire a chi conferire la competenza nell'articolo 118 della

 Cost. riguardo al principio di sussidiarietà.

L'articolo 118 della Costituzione dice che: "Le funzioni

amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano

conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà,

differenziazione (nell'assegnare una potestà amministrativa, si devono considerare le caratteristiche

degli enti amministrativi riceventi e per enti di diverso livello ci siano competenze diverse) ed

adeguatezza (l'entità organizzativa che è potenzialmente titolare di una potestà amministrativa,

deve avere un'organizzazione adatta a garantire l'effettivo esercizio di tali potestà; l'ente deve

dimostrare efficienza)".

Il Comune avrà le funzioni amministrative con l'eccezione di

quelle che, (per assicurarne l'esercizio unitario), siano conferite a Province, Città Metropolitane,

Regioni e Stato.

Il principio di sussidiarietà comporta anche qualora cessino le

 34

35

ragioni che avevano giustificato lo spostamento di competenza dal basso verso l'alto, il legislatore

possa riportare le funzioni amministrative nella dimensione territoriale divenuta nel frattempo più

adeguata.

Lo Stato può interviene solo per sopperire alle inadeguatezze delle comunità sociali.

FEDERALISMO FISCALE l.24/2009

A partire dagli anni 80-90, si è innestata la promozione legislativa di politiche tese al superamento

del forte accentramento delle funzioni di governo in capo allo stato, producendo un risveglio di

rivendicazioni autonomistiche e di decentramento anche fiscale

Fra i provvedimenti più rilevanti volti a favore

dell’autonomia politico-amministrativa, abbiamo:

- L. n. 142/90 sulla riforma dell’ordinamento dell province e comuni

- leggi Bassanini, in particolare n. 59/97 di riforma della P.A. e

di semplificazione amministrativa con (attribuzioni di funzioni e compiti alle Regioni ed agli Enti

locali)

Tale processo di decentramento ha assunto poi una

dimensione più “concertata-partecipata” a seguito della

nota novella costituzionale operata con

la riforma del titolo v, (Legge costituzionale n. 3/2001),

con la quale :

l’organizzazione(politica, giuridica e territoriale)dell Repubb. è stata innovata , sotto il profilo

dei rapporti tra :

lo Stato e le sue articolazioni organizzative periferiche, sciogliendole da vincoli di

subordinazione gerarchica dall stato centr

il tutto mediante la promozione di politiche di decentramento

di (competenze, funzioni di governo e risorse), attraverso

vere e proprie istanze para-federalistiche.

in questa prospettiva, la legge costituzionale n. 3 del 2001,

(pur non apportando modifiche alla “forma di stato regionale”)

HA INTESO IN PARTICOLARE attraverso la sostituzione integrale

dell art 119 ha provveduto a dare dignità costituzionale ai principi del federalismo fiscale, sancendo

nuovi principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica tra cui:

a) sancire il principio di equiordinazione tra :

i livelli di governo costitutivi della repubblica art 114

b) ridefinire il riparto di competenze normative e regolamentari tra stato e regioni, ( delineando un

nuovo assetto di competenze)

dove è la potestà legislativa esclusiva dello stato

(e non quella della regioni) ad essere limitata in materie espressamente determinate ex ante e dove

invece alle regioni viene attribuita, da un lato una competenza concorrente molto più estesa per

quantità e qualità, dall’altro hanno la competenza residuale per tutte le materie non diversamente

attribuite (art. 117 cost.);

c) costituzionalizzare i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza (art. 118, comma

1, cost.), riconoscendo funzioni amministrative al livello di governo più vicino al cittadino 35

36

d)riconoscere autonomia finanziaria (di entrata e di spesa) da comuni a regioni, riconoscendo a

queste

in pratica l autonomia finanziaria riconosciuta a tutti gli enti territoriali dal comune alla regione

 riguarda sia le entrate ke le spese mentre al legislatore nazionale è demandato a fissare i criteri

guida ai quale il legislatore regionale deve attenersi

tutti gli enti possono stabilire propri tributi ed entrate in armonia con la Costituzione e secondo i

 principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario

Più nel dettaglio, l’attuazione dell’articolo 119 avviene mediante:

a) il riconoscimento di ampie fonti autonome di entrata per regioni ed enti locali;

b)la previsione di meccanismi perequativi equi ed efficienti;

(affinchè tutti gli enti locali eroghino uniformemente e adeguatamente i servizi essenziali)

c) la previsione di nuove regole di coordinamento della finanza pubblica

La riforma in pratica è volta a disporre Gli enti territoriali,

di fonti tributarie di entrata (trasparenti e di semplice applicazione) in proporzione alle necessità di

spesa,e dv a parità di pression fiscal le Regioni dovrebbero essere Destinatarie:

- per un verso, di una quota consistente dell’imposta sul reddito delle persone fisiche IRPEF;

-per altro, compartecipano al gettito dell’imposta sul valore aggiunto, IVA ( in particolare

risultando uniche destinatarie dell’intero gettito delle accise , dell’imposta sui tabacchi e giochi.)

LEGGE DELEGA n. 42/2009 E I DECRETI ATTUATIVI

A coronamento del processo di decentramento il Parlamento ha emanato nel 5 magg 2009 la legge

42 (sul federalismo fiscale)

per favorire la piena attuazione all’art. 119 Cost(il quale ricordiamo ke è volto ad attribuire a

regioni ed enti locali autonomia finanziaria di entrata e di spesa, considerato il presupposto ke in

un sistema pubblico articolato ogni livello di governo deve poter disporre di risorse finanziarie

sottoposte ad un proprio controllo autonomo e di necessarie funzioni ke sono di sua esclusiva

competenze) (cosiddetto principio del parallelismo tra le funzioni esercitate dall ente e le

risorse di cui invece dispone)

tale legge delega si è posto quindi alcuni obiettivi principali:

-l introduzione di un effettiva autonomia di entrata e di spesa di regioni ed enti locali,dove ci

saranno quindi tributi di cui le amministrazioni regionali e locali potranno determinare

autonomamente i contenuti sempre nel limiti della legge

-possibilità per, le amministrazioni + efficienti

(cioè quelle ke che sapranno contenere i costi a parità di servizi)

di manovrare i propri tributi (es riducendo le aliquote o stabilendo detrazioni o esenzioni)

-attuando la perequazione e la sussidiarietà orizzontale per contemperare le esigenze di un Nord

del Paese “sviluppato” con quelle di un Sud “arretrato,(ma esigente di politiche di coesione).

L’ art 9 della legge delega infatti prevede un

fondo perequativo statale a favore delle regioni con minore capacità fiscale per abitante, a cui sarà

assegnato senza vincolo di destinazione e tenendo conto della dimensione geografica e dello sforzo

fiscale autonomamente realizzato.

Tale fondo viene realizzato dal gettito prodotto dalle singole

regioni (attraverso una compartecipazione al gettito IVA) e

dall addizionale IRPEF 36

37 tale fondo ha l obiettivo di compensare eventuali squilibri fra le

entrate tributarie delle regioni e consentire a tali enti di erogare i servizi di loro competenza a livelli

uniformi su tutto il territorio nazionale; lo scopo è quello di garantire che in tutte le regioni, a

prescindere dalla capacità di ricavare risorse fiscali dal loro territorio, siano rispettati gli stessi

standard nella prestazione di determinati servizi

IL 1° DECRETO ATTUATIVO:

IL FEDERALISMO DEMANIALE

L’attuazione della Legge delega n. 42/2009 ha preso avvio con

il provvedimento inerente il cosidetto “federalismo demaniale”,

(ex D. Lgs. n. 85/2010), il quale prevede un Attribuzione dai comuni, alle regioni di un proprio

patrimonio, con il quale si è inteso fornire alle Regioni una base patrimoniale

in grado di garantire un’autonomia di bilancio svincolata dai trasferimenti erariali.

Ma cmq finchè non si è provveduto a dare attuazione al

6° comma dell’art. 119 della Costituzione, lo Stato ha continuato a mantenere a tutti gli effetti la

piena proprietà e disponibilità

Dei propri beni demaniali e patrimoniali.

Infatti Stando alle indicazioni dell’Agenzia del Demanio,

l’intero patrimonio ammonta a 18.900 siti,

(di cui 9000 fabbricati e 9.900 terreni), distribuiti in modo disomogeneo sul territorio nazionale e

che costituiscono i beni del patrimonio disponibile dello Stato; per un valore inventariale di circa

3,2 miliardi di euro.

In attuazione del 6° comma dell’art. 119 della Costituzione,

l’art. 19 della Legge delega n. 42/2009 ha enunciato una serie di principi volti a guidare il

legislatore delegato:

a)all’attribuzione (a titolo nn oneroso)ad ogni livello di Governo di capacità finanziarie effettivam.

svolte dalle divers regioni enti locali;

b) all’attribuzione dei beni immobili sulla base del criterio di

territorialità;

c) all’individuazione delle tipologie di beni di rilevanza nazionale che non possono essere trasferiti,

compresi i beni appartenenti al

patrimonio culturale nazionale.

Il decreto legislativo n. 85/2010 (federalismo demaniale)

ha, quindi, disciplinato il procedimento di attribuzione dei beni di interesse territoriale , ovvero“

massima valorizzazione funzionale” a cui sn tenuti gli enti locali ke ottengono i beni del patrimonio

statale In oltre :

L art 2 prevede ke i beni da attribuire a titolo non oneroso

vadano individuati sulla base di un’intesa

(in sede di Conferenza Unificata) tra : Stato – Regioni - Enti locali, secondo i parametri di

territorialità, sussidiarietà, adeguatezza, ecc

L’art. 3 invece, prevede che i beni vengano individuati e

attribuiti ad uno o più livelli di Governo territoriale mediante l’inserimento in appositi elenchi

adottati con uno o più

decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri

(su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze)

Dal momento della pubblicazione degli elenchi concernenti i beni

 37


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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher buggione di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Serrentino Roberto.

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