Appunti di iconografia teatrale
Il cafè concert, i suoi protagonisti e le influenze sull’arte, la moda, il cinema e le scienze
Prof.ssa Silvia Mei, Università di Bologna.
Il taglio è quello della storia della cultura, studieremo l’immagine come spia delle informazioni sull’attore, sulla chantante, sullo spettacolo e come la integriamo con altre fonti scritte o visive. Le fonti iconografiche possono essere mendaci, ma darci comunque una serie di indizi per farci leggere la realtà che rappresentano. Ci occuperemo di arte, il 1889 è l’anno dell’Exposition Universelle, moda e spettacolo: ci concentreremo sul decennio 1889-1899: dell’inaugurazione dell’arrivo della luce elettrica, ed è l’anno di esordio di una delle protagoniste della Tour Eiffel, Yvette Guilbert. Lei sovvertì l’ambiente parigino per 10 anni, poi si ammalò e al ritorno della scena artistica parigina, in scena, nel 1901, cambierà completamente percorso artistico. Yvette inizia il suo successo europeo nel 1892 a Vienna, divenne una star internazionale, considera il café concert come un trascorso da rimuovere nella sua carriera, poiché l’immagine che dava di lei l’iconografia non le piaceva. Voleva essere un’attrice aulica, non vuol vedere più le litografie di Lautrec, poiché vuole affrancarsi dalla sua giovinezza compromettente nei café concert. Resta sempre l’iconica donna vestita di seta verde, con guanti neri e capelli rossi che ne dà Lautrec.
Non possiamo considerare la cultura del secondo Ottocento senza il contributo della tecnologia, soprattutto dell’applicazione della stessa nel teatro. Il periodo della Belle Époque. Nelle lezioni affronteremo la cultura parigina del 1870-1914, non c’è un evento simbolico che dà inizio alla Belle Époque, si dà come inizio il 1870 perché in quell’anno si chiudono le guerre in Europa (disfatta di Cédane) a cui segue un periodo di pace fino alla prima guerra mondiale. Nel 1871 Parigi sarà protagonista delle insurrezioni civili (barricate), istituzione della Comune di Parigi, dopo la quale si conclude il secondo impero.
Parigi si trasformerà molto dal punto di vista umanistico, poiché non sarà più una città visivamente rivoluzionaria (vie Paris), e sarà interessata dai progetti di Haussmann. Recupero di aree periferiche che vengono colonizzate dalla nuova città che si allarga, diffondendo i teatri. Una di queste aree è la Butte di Montmartre, luogo legato ai café concert, ai bar e ai bordelli. La Butte era stata un monastero, poi fu abbandonato e luogo di malavita e prostituzione, che fu imbrigliata nella zona in case di piacere. Nasce il Theatre du Boulevard, teatri che vengono costruiti a partire dagli anni ’60 sui grand boulevards. È un teatro dalla grande forma drammatica, espressione della borghesia parigina (due poli sociali, borghesia e proletariato).
Il teatro e la società del XIX secolo
Il nostro corso procede a livelli, a prospettive, che vanno a girare intorno alla storia del teatro attraverso la storia del costume, la storia sociale e la storia dell’arte. Tempo storico e tempo culturale non sempre coincidono. La storia dell’800 e del teatro di quel secolo è una storia delle capitali (Londra, Vienna, Bruxelles, Berlino), ma Parigi è la più importante di tutte (Walter Benjamin “Parigi è la capitale del XIX secolo. A Parigi si ha, con i primi grandi magazzini, un’incubatrice della società dei consumi. Grande accelerazione dello sviluppo tecnologico-industriale nel secondo Ottocento, che rivoluziona la vita degli Europei del 1800. Modo di rapportarsi agli oggetti del tutto nuovo: con la seconda rivoluzione industriale si realizza una nuova stratificazione sociale, che viene trasformata in massa di consumatori. Si inserisce infatti la produzione seriale di oggetti, che non sono più banali utensili, ma diventano merce. La mercificazione non è un fenomeno del 1900, poiché inizia nel 1850-1870, partecipiamo alla trasformazione dei clienti in consumatori e dei prodotti in merce. Questo, sebbene non sembri, incide sul teatro in due livelli. In primis, inizia il consumo teatrale, e anche gli spettacoli diventano merce. I locali notturni considerano merce i propri artisti, come prodotti per lo sguardo dei clienti-consumatori.
Il cafè chantant e il teatro popolare
Il café chantant è l’ultimo anello dei cerchi concentrici che stiamo analizzando. È una forma di organizzazione dello spettacolo popolare, che si sviluppa a partire dalla seconda metà del 1800, è simile al cabaret e al varietà, ambientato in locali di ristoro, dove si mangia e beve e talvolta si guarda uno spettacolo. Lo spettatore è un consumatore, paga un biglietto d’ingresso, a prezzo di solito popolare (trasversalità dei ceti sociali). Nel teatro all’Italiana gli ordini dei palchi e la distinzione tra platea e loggione rispecchiano gli ordini sociali. Nel teatro all’italiana (spazio dell’udienza frontale, separato dal palcoscenico, distinto in platea, ordine dei palchetti, loggione). I palchi sono a campana o in modo circolare, il palco centrale è quello più importante, poi il grado nobiliare scende fino alla barcaccia (teatro comunale di Bologna, progettato dai fratelli Bibbiena). I locali notturni non hanno la divisione spaziale, accanto al nobile poteva sedere l’operaio o l’impiegato, e spesso c’erano prostitute (spesso le stesse attrici/ballerine erano costrette a intrattenere relazioni coi ricchi signori per contratto).
La fruizione del café concert non era attenta, perciò lo spettacolo non era a serata intera, ma erano momenti musicali o di varietà d’intrattenimento (numeri molto vari: canzoni, monologhi, balli, conferenze). Spesso il café era un salone con una galleria/spazio bar, non c’è un palco vero e proprio, spesso si esibivano in mezzo ai tavoli. Le cantanti spesso attraversavano la sala, non si esibivano necessariamente sui palchetti accanto all’orchestra. Contatto diretto, molto prossimo con lo spettatore, spettacolo molto sensoriale (uso dello specchio come strumento decorativo). Lo specchio si impone nel 1800 come oggetto di massa. A partire dal 1830 si diffondono specchi a figura intera, e diventano strumento di amplificazione della merce, se inseriti in contesti pubblici (vetrine, locali, spettacolarizzazione della merce esposta).
Si assiste, come nota Benjamin, alla spettacolarizzazione della merce, che raggiunge l’apice nel 1855 con la prima expo (viste da Benjamin come intrattenimento del proletariato). Lo specchio raddoppia, abbellisce e rende le merci desiderabili: la donna ha un ruolo importante nella civiltà del consumo, si facevano defilé nelle vetrine. La donna è espressione della modernità (concetto introdotto da Baudelaire), poiché è, secondo la mentalità del tempo, mutevole e aperta al cambiamento. Ci sono forti polarità: basta pensare alle donne-fatali di Breton e alle eroine cogitabonde dei Preraffaelliti. L’immaginario tecnologico crea la donna-macchina (la donna nel can-can è un corpo automatizzato, robotico, che riproduce i soliti tre movimenti, donna seriale). La passerella della rivista, ovvero le girls che passano mostrando le gambe, non è altro che espressione della serialità industriale.
Il café chantant viene considerato un teatro popolare, minore. Il termine definisce un luogo, ma anche un genere. La fruizione all’interno dei café, è disattenta, perciò gli interventi performativi devono essere brevi e divertenti. Impronta comica, leggera (petomani, contorsionisti, mimi). Brevità e successione di numeri e interventi, si cattura l’attenzione del pubblico poiché il successo dell’artista decreta il successo del locale. Molti artisti si legano esclusivamente ad alcuni locali: la serata prevedeva una prima parte dedicata ad artisti emergenti e una seconda con étoiles e vedettes. Il pubblico poteva entrare e uscire liberamente. Yvette Guilbert farà un grande lavoro su sé stessa per catturare l’attenzione. Non c’era separazione fra sala e scena, quindi questi locali non erano considerati teatri, non erano considerati culturali; tuttavia sono officine sperimentali di contenuti e artisti (Brecht e Weille si ispirano al cabarettedesco nel 1928 per la loro riforma linguistica e la loro poetica dello straniamento).
Fino al 1864 le sale teatrali istituzionali sono in numero limitato, mentre il café concert è liberalizzato, ma non vi si possono recitare spezzoni drammatici, né usare scenografie e costumi. Sta tutto, quindi, in mano agli artisti, che devono inventarsi un’identità scenica e non possono usare elementi illusori. Si può mettere su molto velocemente un intervento performativo, e questo è indubbiamente un vantaggio, ma sono anche anti-illusionistici. Il linguaggio che viene adottato va in direzione opposta di quello dei teatri tradizionali. I café concert sono evidentemente dei teatri minori, poiché completamente svincolati dalle maglie del potere istituzionale, perciò diventano luoghi di satira sociale.
La consapevolezza di star proponendo una novità artistica e linguistica arriva più tardi. Sono teatri minori, popolari, dobbiamo sottolineare che il “teatro popolare” in Francia di solito viene inteso come teatro operaio, promosso dai partiti comunista e socialista, quindi amatoriale propagandistico, mentre dopo il 1900 si parlerà di un teatro di servizio per la città, come lo intendeva Jean Villard. Noi lo intendiamo come teatro di genere popolare.
La cultura parigina del XIX secolo
Entriamo nel vivo del nostro percorso, che abbiamo sospeso. Riprendiamo coi concetti che avevamo affrontato nell’introduzione, li approfondiamo. I processi e i prodotti culturali della Francia del XIX secolo sono particolarmente interessanti, e non si può comprendere la produzione teatrale e parateatrale dell’epoca. Il café chantant è un elemento parateatrale. Rispetto al music hall e al cabaret, espressioni anch’esse parateatrali, il café chantant è interessato da una vasta produzione iconografica. 1889-1900 è il decennio fra l’expo e l’apertura del nuovo secolo.
La Tour Eiffel, costruzione in ferro, è il manifesto della nuova epoca, suscitò molti attacchi nell’industria applicata all’arte. Introduzione dell’elettricità in Parigi, ci sono varie iniziative in Europa per diffondere la luce elettrica in altre città. A Parigi il primo impianto elettrico viene testato nel 1873, primo luogo pubblico a dotarsi di energia elettrica (nome ville lumière), effetti illuministici provati sul palco dell’Opera Gardier. L’illuminazione dei teatri prima era a gas (1830) o a petrolio. L’illuminazione a gas creava effetti di svaporamento, ottimi per un’opera su ninfe e diavoli.
La maggior parte dei teatri avevano ancora illuminazioni a candele (strutture poco sicure, tanti incendi, di solito un teatro aveva una vita breve, 15-20 anni). Sia l’illuminazione a gas che elettrica si diffondono nei teatri a partire dagli anni ’80. I teatri all’italiana erano pensati non tanto per guardare il palco, quanto per permettere agli spettatori di guardarsi fra loro (rappresentazione sociale). L’illuminazione dell’udienza viene ridotta finché non diventa buia (Wagner impone il buio in sala, ed è il primo a farlo). La tendenza a non illuminare si diffonde anche nel teatro “off”, ovvero di ricerca (nascente teatro simbolista e naturalista, tipo di spettacolo concepito come un’opera, che richiede una fruizione più attenta, non avevano un’udienza organizzata in palchetti, ma un’udienza frontale).
Il nostro percorso attraversa la Parigi di fine secolo, paradosso appena arriva la luce, il teatro diventa buio. La presenza della luce è fondamentale, fantasmagoria che la luce può creare rispetto alla realtà, l’uso di specchi usato per dare effetti scenici. Nel 1900 c’è un’altra Expo Universelle, segna il passaggio di un secolo, è quella che ha avuto più riverberi nel teatro e nelle proposte. Yvette Guilbert è protagonista di quel decennio, musa del café chantant parigino, la sua parabola decennale di chanteuse è 1889-1899. Nel 1899 deve abbandonare il palco per una malattia, e nel 1901 al suo ritorno farà altre cose.
Il teatro indipendente e la Belle Époque
Café chantant, music hall e cabaret erano considerati teatri “minori”, semplici divertissement, ma noi adesso li consideriamo teatro indipendente. Il café chantant è democratizzazione dello svago, industria applicata allo svago e all’intrattenimento, società dello spettacolo. Negli anni ’30 del 1800 c’è un passaggio epocale, indotto dalla seconda rivoluzione industriale, ovvero la trasformazione delle forme e dei modi di organizzazione della vita. La Francia fin de siècle politicamente si muove fra il secondo Impero di Napoleone III (1852-1870), e la terza repubblica (1870-1940, con l’esperienza della Guerra Franco-Prussiana 1870-71 e la Comune di Parigi 1871).
Napoleone III controlla molto l’economia francese, ma la fa sviluppare. Napoleone nomina il barone Haussmann prefetto della Senna e iniziano i lavori per rendere Parigi una metropoli. I lavori si concludono a fine anni ’60 e prevedono una trasformazione radicale improntata all’ingrandimento della città, con grandi boulevards e piazze. Parigi è la capitale del XIX secolo, come disse Benjamin, è il faro della modernità. Haussmann fece un abbellimento strategico, Parigi divenne spettacolarizzata e monumentale. Amplia le piazze e dà risalto ai monumenti, realizza i grands boulevards secondo direttrici interne e esterne alla città. Aumenta i collegamenti fra le caserme e i nuovi quartieri operai, per reprimere le frequenti sommosse.
Nel 1860 i comuni limitrofi alla capitale (i faubourg) vengono inglobati, ingrandendo la città e distribuendo nuovamente i quartieri (da 12 a 20 arrondissements). Haussmann introduce molte innovazioni a passo col tempo, come stazioni ferroviarie, parchi, servizi. 1853-1860, prima capitale ad avere collegamenti ferroviari con l’Europa. La popolazione parigina triplica, e c’è bisogno di aumentare i servizi (mercati rionali e centrali, les halles). 1864 legge che liberalizza l’apertura dei teatri in tutta la città (4 sono gli istituzionali Opéra, opéra comique, odéon, comédie française, finanziati dallo stato).
Con Haussmann vediamo che la capitale diventa una metropoli, aumenta i servizi e riorganizza il suo spazio. I boulevards sono grandi vie di fuga, che danno grande spazio alle piazze. Haussmann concepisce l’architettura urbana come teatrale (copriva l’inizio del boulevard con un drappo, come un sipario che si calava all’inaugurazione). Con Haussmann e Napoleone III si avvia un nuovo passaggio epocale che la rivoluzione industriale stava attestando. Provvedimenti legati alle liberalizzazioni, produzione teatrale limitata, café concert e music hall non potevano rappresentare drammi, usare costumi e scenografie (grande limite espressivo, ma fucina di inventiva).
Con Napoleone III assistiamo alla trasformazione spettacolare di Parigi, come laboratorio della cultura moderna, ma è nella Terza Repubblica che diventa un punto di riferimento e consolida questa sua caratteristica. Il periodo della Belle Époque è quello in cui si attestano queste forme espressive (1870-1914). Con la Terza Repubblica inizia un periodo di relativa pace, anche se la sconfitta di Sedan fa a pezzi l’orgoglio nazionale. La Comune è poco più di un mese di governo provvisorio, reazione dal basso. La Terza Repubblica è un periodo di relativa pace. Dal 1870 al 1914 non ci sono conflitti né battaglie aperte, ma c’è sempre il sentimento di un conflitto strisciante (percezione dell’imminente disgrazia).
Questo benessere apparente produce il periodo della Belle Époque, caratterizzato dalla mondanità e dalla frivolezza momentanea. Chez Maxime, ristorante famoso vicino al Louvre, centro mondano della Belle Époque, un fattorino, José Roman, ne scrive le memorie (“Memorie di un Fattorino”, pubblicato da Sellerio). Prosa avvincente e frizzante, ci racconta la moda e le abitudini del tempo, mondo votato al dispendio di soldi. Chez Maxime era decorato da specchi, sapientemente illuminato ed arredato. Il mondo era in continuo mutamento, la trasformazione esaltava e impauriva contemporaneamente. Opposizione dialettica fra progresso e senso di crisi e decadenza. Fin de siècle, è un’espressione che si attesta sia in ambito giuridico che di costume, è sinonimo di moderno e attuale.
È vero che il fine secolo è caratterizzato dalla novità, ma accanto ad esso c’è la crisi senza fine. Il fine secolo lamentava la decadenza di un’epoca, sentono la fine di un mondo, di una cultura, di una società. La società fin de siècle è contrassegnata dalla degenerazione, dalla criminalità, dal vizio, dal degrado, una società malata. Serie di studi, trattati sulla degenerazione della persona. Nel secondo ‘800 a partire dagli anni ’70 si studiano le nevrosi e le degenerazioni delle persone (Charcot). Il mondo della rivoluzione settecentesca era morto, la rivoluzione industriale democratizza la cultura e ogni cosa “alta” in prodotti di massa. La modernità di questa parte di secolo è legato al passaggio epocale che standardizza prodotti culturali, diventa tutto merce. I nuovi cittadini diventano consumatori. La democratizzazione si sviluppa nell’industria dei nuovi consumi: nuovi settori sono lo spettacolo e l’editoria. Il secondo si caratterizza per la liberalizzazione della stampa, si realizza la diffusione di informazione.
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