Sonia Della Monica
BIOETICA I
Prof. M. Mori
I. Moralità e filosofia morale
• Socrate: processo e condanna a morte, scappare o non scappare? [Critone]
Per discutere il problema Socrate fissa alcuni punti sull’approccio da assumere:
- Esaminare il problema con la ragione, senza lasciarci determinare dalle emozioni;
- Dobbiamo pensare con la nostra testa, senza farci influenzare da ciò che dicono gli altri;
- Mai fare ciò che è moralmente sbagliato.
Dopo di ciò Socrate presenta un triplice argomento per dimostrare la tesi del Non-Scappare,
usando un modello morale che si basa su principi generali per dedurre una conclusione particolare
(Sillogismo pratico): 1
1. Non dobbiamo mai danneggiare nessuno → 1a. Se fuggo,danneggio la società;
2
2. Dobbiamo mantenere le promesse → 2a. Se fuggo, violo una promessa;
3
3. Dobbiamo obbedire e rispettare maestri e genitori → 3a. Se fuggo, disobbedisco.
+
Se anche lo stato gli risparmiasse la vita a condizione di abbandonare l’insegnamento ci sarebbe
una contraddizione di principi e bisognerebbe vedere quale ha precedenza sugli altri, Conflitto di
Doveri, perchè:
4. Il dovere di insegnare gli è stato dato da Apollo;
5. Il suo insegnamento è necessario al vero bene dello stato.
= Il dovere di obbedire allo stato (derivato da 1,2,3) in questo caso è subordinato ai principi 4 e 5!
• 4
La Natura dell’Etica
Tre tipi di pensiero correlati alla moralità:
- Ricerca empirica descrittiva, l’obiettivo è descrivere i fenomeni della moralità;
- Etica Normativa, dibattito su che cosa sia giusto/sbagliato e quindi giungere ad
asserzioni di tipo normativo;
- Meta-Etica, pone e cerca di rispondere a domande di tipo logico, epistemologico o
semantico del tipo cosa significa buono/cattivo, etc.
La moralità, oltre ad essere una creazione sociale per molti aspetti, ha anche un aspetto molto
individualistico: incoraggia l’uso della ragione e una sorta di autonomia da parte dell’individuo.
Per questo vengono individuate varie fasi della moralità, all’interno sia della cultura che della vita
dell’individuo:
- Individuo/società diretto dalla tradizione;
- Individuo/società internamente-diretto;
1 1. La fuga di Socrate danneggerebbe lo stato dal momento che, fuggendo, violerebbe e mostrerebbe disprezzo per le
leggi dello stato.
2 Se si resta a vivere in uno stato quando non si è obbligati, si accetta tacitamente di obbedire alle sue leggi.
3 La società o stato di ognuno è di fatto il suo genitore e maestro.
4 La moralità deve essere messa in contrasto con la prudenza: determinare ciò che è giusto e sbagliato in base a ciò che
l’individuo desidera o a ciò che è a vantaggio del suo interesse personale.
Sonia Della Monica
- Individuo/società etero-diretto;
- Individuo/società autonomo.
• Fattori della Moralità
1. Forme di giudizio;
2. Dare ragioni per questi giudizi;
3. Norme o principi esprimibili in giudizi più generali e che formano lo sfondo in base al
quale si danno i giudizi particolari e relative ragioni;
4. Modi di sentire, naturali o acquisiti, che accompagnano i giudizi e norme;
5. Sanzioni;
6. Punto di vista che si assume nel giudicare etc. diverso dai punti di vista assunti nelle
altre discipline.
• Tipi di Giudizi Normativi
1. Giudizi di Obbligo Morale, particolari/generali;
2. Giudizi di Valore Morale, particolari/generali;
3. (Giudizi di Obbligo Nonmorale, particolari/generali;
4. (Giudizi di Valore Nonmorale, particolari/generali).
• Distinzione tra Morale / Nonmorale:
- Diversità di Oggetti: Morali possono essere le persone, gruppi di persone o elementi della
personalità / Nonmorali sono oggetti, esperienza etc.
- Diversità del Fondamento o delle ragioni: quando giudichiamo azioni o persone moralmente
buone lo facciamo sempre in ragione dei motivi, intenzioni, disposizioni o
tratti di carattere che esse manifestano / quando diamo un giudizio
nonmorale può essere per il fatto che il nostro giudizio sia di valore
intrinseco, strumentale o estetico.
5
II. Teorie di Etica Normativa dell’Obbligo – Etica del Dovere o dei
(Giudizi di Obbligo morale, p.1) Principi o del Fare.
1. Teorie Teleologiche
Il criterio per valutare che cosa sia moralmente giusto è il valore nonmorale che è portato
all’esistenza, cioè un atto è giusto se e solo se esso o la norma in cui rientra produce o produrrà
almeno una rimanenza di bene sul male.
Si fa quindi dipendere il giusto morale dal nonmoralmente giusto.
Ma a favore di chi va il bene che si deve cercare di promuovere?
- EGOISMO ETICO, si deve fare ciò che promuove il maggior bene personale
Confutazione dell’Egoismo Etico.
Quando l’egoista etico considera l’individuo come agente morale sostiene
5 La filosofia morale comincia quando il codice delle norme morali prevalenti è considerato insoddisfacente: norme
imprecise, norme in conflitto tra loro, norme prevalentemente statiche e conservatrici, possono essere cattive (es.
schiavitù), variano da cultura a cultura.
Sonia Della Monica
1. che l’unico obbligo basilare dell’individuo è promuovere la maggiore rimanenza possibile
del bene sul male per sé
↓
Per essere una teoria morale la massima deve poter essere voluta come universale e si deve
essere pronti a volerla adottata da tutti
MA
È contraddittorio, poichè non può essere vantaggioso per un individuo il fatto che tutti gli
altri debbano seguire il proprio vantaggio con tanta assiduità ( no se il bene di ognuno
!
coincidesse con quello degli altri, ma si postulerebbe un’armonia prestabilita nel mondo!)
2. che anche nel dare giudizi morali in seconda persona e terza persona deve farsi guidare da
quanto è vantaggioso per lui stesso
↓
Non possono essere pertinenti dei consigli o giudizi basati su considerazioni egoistiche!
+
3. L’egoismo etico ritiene che il Prudenzialismo esaurisca tutta la vita morale
↓
MA Il Prudenzialismo è non-morale, potrà anche essere una virtù ma non rientra nella
moralità poichè la moralità è disinteressata.
4. L’egoismo etico pone alla base l’argomento dell’Egoismo Psicologico: l’uomo è fatto in
modo tale da ricercare sempre il suo vantaggio o benessere personale quindi bisogna
considerare questo aspetto psicologico nella teorizzazione di una teoria morale e quindi
inferire che il nostro principio etico basilare deve essere quello dell’amore di sé!
↓
MA l’egoismo psicologico è una vera teoria? Abbiamo mai qualche desiderio per il
benessere degli altri?
Butler:
- Il nostro benessere consiste nella soddisfazione di desideri più basilari (cibo, fama etc);
- L’oggetto di questi desideri basilari non è il benessere personale ma il cibo, la fama etc;
il proprio bene è l’oggetto solo di uno di questi desideri, cioè l’amore di sé;
- Ci possono essere anche interessi altruistici;
- Ci può essere il desiderio di fare il giusto in quanto tale;
- A volte i desideri primari possono andare contro il proprio bene (es. sacrificio di sé);
- MA egoista psicologico: quando facciamo le cose per gli altri le facciamo per averne
soddisfazione, il farlo è il mezzo per il nostro bene.
- MA abbiamo sì soddisfazione nel farle, ma abbiamo soddisfazione nel farle perchè
abbiamo voluto farle!
- MA egoista psicologico: ma in ogni caso la soddisfazione è la mia
- MA ≈ Altruismo: facciamo il bene degli altri e siamo fatti in maniera tale da provarne
soddisfazione!
- UNIVERSALISMO ETICO, Utilitarismo, il fine ultimo è la maggior rimanenza possibile
del bene sul male nel mondo nel suo complesso, e implica che il bene e il male sia comparabili
quantitativamente o matematicamente.
1.UTILITARISMO DELL’ATTO: ci si riferisce ad una singola situazione ed un singolo atto
e quindi l’ambito sul giusto e sbagliato rimane particolare, senza poter fare
generalizzazioni. Si deve inoltre considerare tutti gli effetti di un’azione e l’influenza che
potrebbe avere.
↓
Ma bisogna che ci siano norme di qualche tipo per poter agire ( ≈ deontologismo dell'atto /
≠ utilitarismo della norma).
Sonia Della Monica
+
Confutazione dell’Utilitarismo:
Per l’Utilitarismo se calcoliamo un atto A e un atto B che in termini quantitativi danno la
stessa rimanenza del bene sul male, è irrilevante nella scelta tra A e B se A porterebbe a
tradire una promessa o dire una bugia / Se tra A e B, A portasse quantitativamente più
rimanenza di bene sul male di B, ma A comporterebbe il dire una bugia etc, per
l’Utilitarista A sarebbe comunque giusta e B sbagliata!
2.UTILITARISMO GENERALE: si giudica l’atto in modo universale, poichè se è giusto
che una persona agisca in un certo modo allora quell’azione è giusto che sia fatta da
chiunque altro in situazioni simili; ci si chiede quali conseguenze si avrebbero se tutti
dovessero agire in quel modo in casi simili.
↓
Pg. 100-102.
3.UTILITARISMO DELLA NORMA: non ci si chiede quale azione avrà la massima
rimanenza di bene sul male, ma quale norma, quindi ci si chiede quale norma, e non quale
azione, sia più utile; quindi le nostre norme devono essere scelte sempre in base al
principio dell'utilità (es. E' per il maggior bene che diciamo sempre la verità).
Vi sono tre tipi di Utilitarismo della norma, in base a come si concepiscono le norme:
- Utilitarismo della norma primitiva: formula le stesse conclusioni dell'U. Generale →
Confutazione = U. generale!
- Utilitarismo della norma attuale: un'azione è giusta se è conforme alle norme morali
accettate o prevalenti, presupponendo che siano quelle che conducono al maggior bene
generale → Non è detto che le norme prevalenti conducano al maggior bene, inoltre
variano da società a società!
- Utilitarismo della norma ideale: un atto è giusto se è conforme ad un insieme di norme
tali che una generale conformità ad esse massimizzerebbe l'utilità / un atto è giusto se è
conforme ad un insieme di norme tali che una loro generale accettazione massimizzerebbe
l'utilità.
↓
Confutazione dell'Utilitarismo in generale.
Tra due azioni che quantitativamente producono la stessa rimanenza di bene sul male
un'Utilitarista deve dire che il loro punteggio morale è lo stesso. Ma può capitare che le
due azioni distribuiscano la rimanenza di bene sul male in modi diversi, tutta in un piccolo
gruppo non meritevole o invece in modo eguale tra la popolazione. In questo caso è ovvio
che la prima sarebbe sbagliata rispetto alla seconda!
Il principio di utilità non può dirci quale tipo di distribuzione scegliere: solo un principio di
giustizia può! + Pg. 107-109.
2. Teorie Deontologiche
Vi sono norme che determinano cosa sia giusto e sbagliato, non basate su ciò che è nonmorale; è
inoltre possibile che vi sia una azione moralmente giusta anche se non promuove la maggior
rimanenza di bene sul male.
Sonia Della Monica
- DEONTOLOGISMO DELL’ATTO, i giudizi basilari sono solamente particolari;
Confutazione del Deontologismo dell’atto.
Non vi sono norme generali, vi è solo una sorta di metodo per determinare cosa è giusto, cioè
aver ben chiari i fatti del caso e poi formulare un giudizio tramite
1. Intuizione → MA le prove antropologiche e psicologiche sono contro l’esistenza di una
facoltà intuitiva!
2. Decisione, i giudizi in questo modo sono fluttuanti e l’unica guida è la situazione in cui ci
si trova, cioè l’individuo deve analizzare la situazione e poi decidere che cosa fare,
rendendo giusta l’azione per mezzo della scelta → MA il guardare semplicemente i fatti
non ci dice cosa fare se non si ha una qualche meta o norma da seguire!
+
3. Ogni situazione è differente e unica e quindi nessuna norma generale, tranne quelle di
prammatica, può essere utile → MA ogni situazione ha sempre qualcosa di simile negli
aspetti principali ad altre altrimenti non si potrebbero fare neanche affermazioni di tipo
fattuale!
4. Le sole norme di cui si ha bisogno sono quelle di prammatica → MA non si può vivere
senza norme (anche nel processo educativo) + alle norme di prammatica si arriva per
intuizione o decisione ma sono dubbie generalizzazione conseguite in questo modo! (1-2)
5. I giudizi morali sono solo particolari → MA non sono semplicemente particolari ma sono
implicitamente generali, poichè i principi morali sono tali se appartengono ad una
situazione e a qualsiasi altra ad essa simile (Principio di Universalità) + I giudizi morali
implicano delle ragioni, le quali non possono essere applicate solo ad un caso particolare.
- DEONTOLOGISMO DELLA NORMA, vi è un codice di norme che determina cosa è
giusto; norme valide indipendentemente dal fatto che promuovano io no il bene, sono basilari
e non derivate per induzione da casi particolari.
↓
MA non vi può essere una norma che non ammetta eccezioni o conflitti tra norme stesse
↓
Per non avere contrasti si potrebbero organizzare gerarchicamente le norme, o incorporare le
eccezioni relative.
Es. Ross: Dovere attuale, quel che si deve effettivamente fare in una situazione e le norme
hanno sempre delle eccezioni / Dovere prima facie, quando si ha un dovere a parità di
condizioni, le norme non hanno eccezioni; quindi si potrebbero formulare norme morali che
valgono senza eccezioni come norme prima facie, anche se non come attuali
MA non abbiamo una graduatoria che ci dice quale dovere prima facie abbia la precedenza su
un altro!
MA secondo Ross i doveri prima facie sono auto-evidenti (o secondo altri, decise arbitrariamente,
divinamente rivelate, deducibili dalla metafisica).
- COMANDO DIVINO, tipo monistico di deontologismo della norma, Volontarismo
Teologico secondo il quale il canone del giusto è la volontà o la legge di Dio. Giusto e
sbagliato significato comandato e vietato da Dio.
↓
MA una cosa è giusta perchè l’ha comandata Dio o l’ha comandata Dio perchè è giusta?
↓
Un Volontaristo Etico dovrebbe rispondere che una cosa è giusta in quanto comandata da Dio
↓
MA se Dio comandasse la crudeltà allora sarebbe giusta!
Sonia Della Monica
↓
Ma il volontaristo etico direbbe che Dio non comanderebbe la crudeltà poichè è benevolo
↓
MA come facciamo a sapere che Dio è benevolo indipendentemente dalla conoscenza di
quanto Egli comanda e dal fatto che Egli comandi o meno la crudeltà?
Etc.
- KANT, tipo monistico di deontologismo della norma.
Imperativo categorico ‘Agisci soltanto secondo quella massima che puoi volere allo stesso
tempo come legge universale’. Questo principio è sì necessario ma anche sufficiente?
Es. False promesse: se questa fosse una massima universale, essa si auto-vanificherebbe,
poichè non esisterebbe più neanche il concetto di promessa → MA non è sufficiente poichè
non esclude tutte le massime immorali, poichè molto dipende dal punto di vista da cui si vuole
che le proprie massime siano universalmente seguite!
3. L’Etica dell’Amore
Agapismo, specialmente negli ambiti giudeo-cristiani: vi è un solo imperativo, l’amore, e tutti gli
altri devono essere derivati da esso (Amerai il Signore Dio tuo; amerai il prossimo tuo come te
stesso).
- Utilitarismo? Solo se si identifica l’amore per Dio con l’amore per le sue creature e quest’amore
per esse con la promozione della maggior rimanenza di bene sul male.
- Deontologia? Ma quei moralisti cristiani che lo sono stati non sono stati agapisti puri perchè
sostenevano che oltre alla benevolenza vi sono altri principi morali validi come la giustizia e la
veracità / oppure sostenevano di dover amare Dio e il prossimo perchè Dio ce lo comanda.
- Agapismo Puro? Agapismo dell’atto, applicare la legge dell’amore direttamente a ciascun caso /
Agapismo della norma, determinare cosa bisogna fare determinando quali siano le norme di
azione che realizzano più l’amore → MA in questo caso non è chiaro come l’ingiunzione di
amare ci fornisca un modo per dire quali atti o norme seguire + E’ difficile capire come si
possono derivare i nostri doveri dalla sola direttiva di amare + Di per sé la legge dell’amore non
ci dà modo di scegliere tra i diversi modi di distribuzione del bene e del male.
- → Legge dell’amore ≈ Principio di Beneficienza (vd. 4), cioè fare il bene ed prevenire il male, il
quale asserisce che esso va integrato con il principio di giustizia (vd. 4). La legge dell’amore
quindi sarebbe uno dei principi base dell’etica (vd. 4 teoria definitiva di Frankena) ma non il
6
solo!
4. Teoria dell'Obbligo di Frankena
• Abbozzo di una Teoria:
Due principi base dell'obbligo: principio dell'Utilità e principio della Giustizia. Quindi il modo
per stabilire le norme è quelle di vedere quali soddisfino meglio le richieste congiunte di utilità e
giustizia.
Questa teoria ha quindi il problema della misurazione e confronto del bene ed inoltre il problema
di un possibile confronto tra i principi utilità e giustizia che quindi dovranno essere intesi come
doveri prima facie.
↓
6 Dicendo questo però si identifica la legge dell’amore solo con la seconda clausola (ama il prossimo tuo), ma la prima
(ama il Signore Dio tuo)? Essa solleva la questione dell’esistenza di
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