Studio per l'esame di letterature romanze del Medioevo
I frequentanti studieranno per l'esame gli appunti delle lezioni e i capitoli corrispondenti del volume:
- Varvaro, Letterature romanze del Medioevo, Bologna, Il Mulino, 1985.
- È consigliato: pag 15-26 Introduzione alla linguistica romanza Roma Carocci
- Leggere cap 9 Pag 235-265 Manuale di linguistica e filologia romanza Renzi Andreose
Che cos'è la filologia romanza?
Da un punto di vista linguistico
Comunemente si definisce come lo studio delle lingue romanze (derivate dal latino-neolatine), in realtà la filologia romanza è lo studio degli idiomi romanzi, cioè non solo delle lingue ma anche dei dialetti. Le lingue romanze sono francese, spagnolo, portoghese, catalano, romeno, romancio, italiano, ladino, provenzale-medio occitano, sardo, franco provenzale, friulano, ma bisogna considerare anche tutti i dialetti romanzi (anche il corso, il marsigliese, il parigino...).
Per il filologo lingue e dialetti sono comunque degni di attenzione perché figli di uno stesso padre. Tutte le lingue infatti nascono come dialetti e poi diventano idiomi nazionali.
- Lingue: dialetti diventati idiomi parlati da una grande comunità, idioma molto versatile che soddisfa pressoché tutti i bisogni espressivi
- Dialetti: interessa una quantità di persone inferiore, ha un utilizzo più limitato.
NB: L'aggettivo "romanzo" viene dall'antico francese e veniva usato nel medioevo per indicare lingue che non erano il latino. NB: non bisogna pensare erroneamente alle lingue europee perché con la colonizzazione gli idiomi romanzi hanno conquistato territori in tutto il mondo. (nell’America del nord lo spagnolo sta superando il numero di parlanti cinesi.)
Da un punto di vista filologico
La filologia romanza non è soltanto una disciplina linguistica, si occupa anche dei testi composti in tali idiomi dalle origini ai giorni nostri (quindi siamo di fronte a un arco temporale e spaziale enorme).
Origini
Ogni lingua evolve quotidianamente, quindi alcuni fenomeni che diventeranno tipici degli idiomi romanzi si trovano già nel latino arcaico. La preistoria degli idiomi romanzi inizia nel latino arcaico. Es. "mese" dal latino "mensem" già nel latino del III sec a.C troviamo delle iscrizioni che dimostrano che la "m" non si pronunciava.
Gli idiomi romanzi nascono più precisamente il 14 febbraio 842 con "I giuramenti di Strasburgo", cioè il più antico scritto in una idioma romanzo. Comunque è sempre possibile che si trovino manoscritti più vecchi, pergamene magari grattate e visibili tramite la lampada di Wood (uno degli scritti più importanti dell’Eneide ci è arrivato come testo fantasma). È chiaro che questa data è fittizia perché se l’autore ha scritto così è perché questo idioma era già utilizzato nel parlato, ma non possiamo precisamente sapere quando si è iniziato ad abbandonare il latino. È come la nascita di un bambino, sai quando nasce ma non quando lo hanno concepito: è come se compri un motore Renaud e man mano sostituisci pezzi Fiat...in quale momento ha iniziato ad essere un motore Fiat? Non possiamo sapere l’evento, il momento preciso in cui il latino si è trasformato in lingua romanza.
Testi
Discorsi nelle intenzioni unitarie scritti o pronunciati in idiomi romanzi. I testi scritti non ci rendono la realtà fonetica (dei suoni) di una lingua. Inoltre chi scrive fa una normalizzazione, non scrive come parla, l’unica fonte diretta del parlato sono le registrazioni che ovviamente nel passato non esistevano, le nostre uniche fonti sono i testi scritti. È importante però sapere che “I giuramenti” siano in volgare perché questo dimostra che i due eserciti a cui erano rivolti non avrebbero capito il latino.
Sommando tutte le testimonianze possiamo dire che gli idiomi romanzi nascono, nei territori dell’ex impero romano, all’incirca tra il VII e il IX sec d.C. non è comunque sicuro, qualcuno sostiene che il sardo si parlava già dal III sec d.C.
Cosa vuol dire Filologia?
In greco vuol dire “amore del linguaggio”, prima il filologo era un chiacchierone, la parola acquista in età ellenistica un altro significato, quando nel Mediterraneo, caduto l’impero di Alessandro Magno?, inizia un periodo di riorganizzazione culturale, con la fondazione della biblioteca di Alessandria d’Egitto (tra il III e il II sec a.C) fondata con l’intenzione di contenere tutti i testi prodotti fino a quel momento. Le persone che hanno istituito la biblioteca di A d’Egitto sono i primi filologi. Ci sono tante filologie quante lingue esistono. "Tutte le volte che un popolo di alta cultura prende coscienza del valore di questa cultura e vuole conservarla per se stesso e i posteri nasce un’attività che si chiama filologia" Auerbach.
Per scegliere i libri da mettere nella biblioteca di A si operò una difficile scelta perché i classici erano spesso copiati innumerevoli volte producendo numerose copie diverse. Questo accadeva perché i copisti introducevano copiando errori (dovute alle condizioni di copiatura: in piedi, pergamene non lisce, inchiostro grumoso, poca luce…) o cambiamenti volontari (ad esempio i trovatori eliminavano o allungavano delle parti a seconda dell’interesse del pubblico). Ovviamente il problema non si pone per le opere contemporanee: l’autore vivo e vegeto può dare indicazioni e esplicitare come vuole che le sue opere siano trasmesse. Il meccanismo di copiatura venne facilitato dalla comparsa della stampa a metà del XV sec d.C. Un altro modo per garantire la validità del testo è avvalersi di opere che sono state autografate dagli autori, ad esempio il Canzoniere e alcune opere di Boccaccio.
Edizioni critiche
Si scelgono quindi le edizioni che sembrano più veritiere, alle volte le edizioni si avvolgono di un “apparato” in cui l’editore esplicita tutte le variabili che ha rifiutato e i cambiamenti apportati all’originale. Il filologo è dunque il tecnico, il restauratore delle opere letterarie. La filologia nasce con la restaurazione dei testi.
La Bibbia e le sue copie
Su ordine del faraone Tolomeo II nel II sec a.C 72 dotti tradussero la Bibbia per la comunità ebraica di Alessandria. La Bibbia dei settanta. NB: per gli ebrei non è valida, solo testo orig, per cristiani è un equivalente perfetto dell’ originale, possibile modello per traduzioni successive. Nel 382 papa Damaso I affida a Gerolamo la traduzione del Nuovo Testamento dal greco e la revisione della Vetus Latina (tr latina derivata dalla Bibbia dei 70) per l’Antico Testamento. Gerolamo rimanendo perplesso dalla traduzione dei 72 dotti fece un’altra traduzione dal greco. NT+AT=Vulgata. Gerolamo venne condannato per eresia e Erasmus da Rotterdam produsse una nuova traduzione della Bibbia. Nella storia poi si presenteranno numerose copie false, ad esempio La donazione di Costantino e la principale prova di accusa nel caso Dreyfus.
Per un filologo non sono importanti solo le opere monumentali, fatte per durare nel tempo, ma anche quelle utilitaristiche, che trattano di terreni, comuni, cibi…
Il latino e la sua storia
Medioevo
Il latino è la grande lingua dell’occidente. Viene usata dalla chiesa nelle scuole per formare gli ecclesiasti (chiamati clerici). La lingua utilizzata per scrivere nel medioevo è il latino, si parla quindi di mediolatino. La letteratura medio latina è riservata alle persone letterate. Questa produzione persiste fino alla fine del medioevo ed è l’unica deputata valida. Il latino è l’unica vera lingua, la lingua per eccellenza, alle volte nei testi si usa “latino” al posto di “lingua”. Nell’XI sec Guglielmo IX d’Aquitania scrive che “gli uccelli cantano nel loro latino” in realtà intende nella loro lingua. Il latino ha delle grammatiche, le più conosciute sono 2 versioni della grammatica latina usate fino al XII sec: “Ars Maior” e “Ars Miniom” scritte da . La parola “grammatica” viene usata delle volte al posto della parola “latina”. Una poetessa latina trovatrice Marie de France parla di aver trovato la storia che racconta in un libro “de grammair”, invece era un libro latino. L’arte della scrittura, come grammatica e stima linguistica, riguarda solo il latino.
1300
Nel ‘300 Dante Alighieri che scrive in lingua romanza, in una famosa lettera chiese scusa di aver scritto la Divina Commedia non in latino ma in questa lingua volgare che definiva “lingua in cui anche le donnette comunicano”. Questo perché la divina è un’opera ispirata, in cui si parla del mondo e dell’aldilà, che Dante ritiene ispirata da Dio, e Dante vuole che sia accessibile a tutti e non solo ai letterati.
Petrarca non molti decenni dopo verrà coronato poeta in Campidoglio, ma verrà incoronato non per il Canzoniere, in volgare, che ai nostri occhi è l’opera maggiore, ma per le sue opere latine e per il poema L’Africa. Lui stesso definisce il Canzoniere “rime sparse” “nugae (sciocchezzuole)” [anche Catullo aveva usato il termine “nugae” gli scritti riguardanti gli uomini e le loro passioni al posto di quelli riguardanti lo stato]. NB: Solo, una lingua volgare, la Langue d’oc godrà di grammatiche.
1400
Nel ‘400 gli umanisti, guardando alla classicità, metteranno sul piedistallo il latino, sminuendo le opere in volgare perché rivolte a persone illetterate. Le lingue romanze vengono chiamate “volgari” cioè del vulgus (popolo- l’intera comunità, non il popolo nel senso dispregiativo).
1550-1600
Solo con la nascita dell’idea di nazione del ‘5-‘600 le lingue romanze verranno rivalutate. Ci sono a partire dal ‘500 tentativi di dimostrare che la lingua volgare è elemento fondante dell’identità nazionale. Aneddoto: i francesi vogliono rivalutare la lingua del nord e allora si inventano che è più antica del latino, perché antichità è sinonimo di autorità. Si inventano che il francese deriva dal greco perché sulle coste della Provenza si erano impiantate delle colonie greche (es Marsiglia). In Italia Gian Bullari si era inventato che il toscano discendeva dall’etrusco e quindi era più importante del latino perché più antico. Queste teorie verranno spazzate via dalla creazioni di istituzioni nuove, come l’Accademia della Crusca, che fonderanno le grammatiche e i dizionari della lingua volgare.
1700
Con la fine del ‘700, con il Romanticismo (rivendicazione di una libertà totale dai classici), avvengono dei fatti che inducono a guardare le lingue volgari come entità importanti da conoscere e esaltare. I romantici con la “queréle des anciens et des modernes” ripudiano i dettami classici e la lingua latina.
1800
Con il 1848 e il culmine della protesta contro le autorità straniere, il popolo nella sua ignoranza, creazione spontanea, esprime al meglio l’identità italiana. In area Germanica lo studio del latino comincia ad essere abbandonato a favore delle lingue moderne, anche perché la Germania, patria dei barbari, è sempre stata accusata di aver distrutto l’impero romano e quindi il latino, invece di distruggerlo lo hanno rivitalizzato! I romantici tedeschi, come quelli italiani, amano discutere di medioevo. Persino Manzoni, che è tutto tranne che romantico sfegatato, scrive l’Adelchi ambientato all’epoca di Carlo Magno e Il conte di Carmagnola ambientato nell’ultimo medioevo. Gli studiosi diventano filologi romanzi, prendono in mano le opere romanze del medioevo e producono delle opere critiche, studiano la lingua volgare. Quindi nella prima metà dell’800 nasce la filologia romanza.
La filologia romanza
La filologia romanza deve essere grata a Karl Lachmann che nell’ambito della filologia classica, greca e latina, nel 1851 mette a punto il metodo fondamentale dell’analisi dei testi, usata poi nella filologia romanza. Si ispira anche alla filologia germanica che mette a punto il metodo stoico comparatico: comparare tra di loro le lingue per ricostruirne la storia. Questo metodo stoico comparatico, comparando le lingue europee e il sanscrito, dà vita all’idea di un ceppo madre: l’indoeuropeo. (all’inizio venne chiamata indogermanica perché erano tedeschi quelli che studiavano sta roba) Questo indoeuropeo era in teoria parlato da una popolazione nomade che poi si suddivise dando vita alle diverse lingue. Le forme dell’indoeuropeo saranno sempre forme ricostruite e mai provate. NB: Questo fatto relega il latino a uno dei tanti derivati della lingua indoeuropea! I filologi romanzi, partendo dal latino come lingua madre, tracciano i diversi rapporti tra i termini delle lingue volgari derivate dal latino. A differenza dell’indoeuropeo si conosce la matrice delle lingue romanze.
Critica testuale
Disciplina che porta alla confezione di edizioni critiche. Studia tutte le variabili che sono presenti nelle copie presenti arrivate fino a noi e le critica per arrivare a confezionare un’edizione critica corretta.
Definizione finale
La filologia romanza studia gli idiomi romanzi, lingue e dialetti, e i testi composti in quegli idiomi dalle origini ai giorni nostri, nasce come emanazione del grande albero della filologia all’inizio del XI sec e compie lavori a livello di critica testuale e nell’ambito della letteratura medioevale che erano stati fino allora molto poco conosciuti.
L'espansione di Roma e del latino
Il latino si è espanso grazie all'impero romano. La storia di Roma comincia secondo la leggenda nel 753 a.C, sul colle Palatino vengono trovati i resti di una piccola comunità di contadini e pastori che non si sa bene che lingua parlavano. Di fatto i nomi di Romolo e Remo sono probabilmente di origine etrusca. Si sa che la storia di Roma è mescolata con il dominio etrusco (2 dei 7 re di Roma sono etruschi). Le prime testimonianze di latino risalgono al VI sec a.C. con la nascita della repubblica romana, cioè con la cacciata di Tarquinio il Superbo nel 509 a.C.
Il latino è una lingua arcaica parlata da popolazioni staccatesi presto dal nucleo dell’indoeuropeo, parente non troppo stretto del greco. Il tipo di lingua parlata sui Sette Colli era una lingua piuttosto semplice da contadini e pastori. ["Pecunia" deriva da pecus, pecoris (bestiame), "Rivalis" da colui che era vicino alla "rivoris" (fiume).] NB: Dell’Impero Romano si può parlare solo a partire dal 27 d.C quando Ottaviano si dà il titolo di Imperatore. Questa lingua non era molto diversa dalle lingue dei popoli italici vicini, somigliava ai dialetti parlati in Italia centrale e meridionale (dialetti italici). Questo dialetto parlato a Roma conquista tutti i territori dell’impero imponendosi. Non si sa però se questo dialetto è nato nel territorio etrusco o è stato importato da qualche isola perché con l’indoeuropeo non ha molto a che fare.
NB: Roma non fa una politica di espansionismo linguistico, lascia molte autonomie ai territori conquistati in modo che non si ribellino molto. Nel giro di poco però questi territori parlano latino perché si tende a parlare la lingua con maggior prestigio, in questo caso quella dei conquistatori.
Il sostrato
In tutti i luoghi colonizzati dal latino si incontra un sostrato, ossia il complesso di fenomeni che la lingua dei vinti lascia sulla lingua dei vincitori prima di scomparire. Lascia questi elementi perché sono abitudini di pronuncia riportate sulla lingua nuova, oppure oggetti di categorie nuove. Ogni lingua quotidianamente muta, si regionalizza, acquisisce il sostrato linguistico di quella regione. Lingue varie su cui arriva il latino. Quindi i territori osco umbri imparano il latino. In latino c’era un nesso consonantico molto diffuso ND (amando, cantando, leggendo...amanda, legenda, agenda, quando). In osco umbro al posto di ND c’era il nesso NN (operandam>upsannam -sono NN in realtà è una N pronunciata con più forza, è più lunga, come in nonna che non è non.na) Da qui deriva la tendenza meridionale ad assimilare il gruppo consonantico ND in NN.
Per quanto riguarda i territori etruschi ebbero più difficoltà a imparare il latino perché il ceppo di base non è l’indoeuropeo, comunque sia anche gli etruschi impararono il latino, anche se con difficoltà. L’imperatore Claudio (I sec a.C) fece un grammatica dell’etrusco, cosa che gli valse il titolo di povero scemo. Mecenate (amico di Augusto e protettore delle arti) era di famiglia etrusca. Etruria=grosso modo è la nostra Toscana. Il latino parlato dagli etruschi era fortemente impastato di termini e pronunce etrusche, dopo numerosi secoli l’etrusco scompare dopo aver lasciato però forti influenze anche sul latino di Roma. Questo accadde perché i romani arrivando in Etruria trovarono delle cose che in latino non avevano nome [es. teatro-scena, maschera [persun-persona/personaggio], istrioni,...luoghi-Cesena, Ravenna, (i nomi di luogo, toponimi, sono conservativi per una questione di comprensibilità), fenomeno...fonetico-gorgia toscana (aspirazione di certe consonanti intervocaliche)].
NB: il Piemonte era Gallia cisalpina, per i romani Italia era quella che iniziava sotto la Liguria. I romani erano ben consapevoli di questa differenza che era amministrativa, ma anche etnica (galli: biondi, rossi, chiari...romani: scuri), linguistica e culturale. Il latino nei territori celtici (Gallici) che influenzerà il latino con il suono Ü (u chiusa) che abbiamo ancora oggi in settentrione. La regola vorrebbe che se un fenomeno deriva da un sostrato dovrebbe trovarsi solo nei luoghi dove anticamente era insediata la lingua di sostrato.
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