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Diritto romano

Perché studiare il diritto romano?

Il diritto è espressione della vita associata ed è caratterizzato da stabilità e prevedibilità. Questo è diritto di Roma, sviluppatosi dall'VIII a.C. fin verso l'impero di Giustiniano del VI d.C.  non finisce il diritto romano, ma una sua epoca  Giustiniano fa fare compilazione del diritto romano (Corpus iuris civilis) che ha avuto notevole importanza e ha segnato una specie di 'spartiacque'  si distingue tra insegnamento di diritto romano ante e post Giustiniano.

Perché studiamo il diritto privato romano?

  • Esso ha costituito base storica per i sistemi giuridici della Europa continentale (eccetto Gran Bretagna) e per tutti gli altri Paesi che ne sono stati influenzati o che sono stati costretti ad adottare sistemi simili con la colonizzazione.
  • Tutti questi Paesi hanno sistemi giuridici che si basano su una serie di istituti e concetti di impronta romanistica, non necessariamente uguali a quelli contenuti nel codice giustinianeo, ma le differenze esistenti tra questi si comprendono meglio raffrontandoli con il codice giustinianeo.
  • Noi siamo in grado di seguire il processo di trasformazione di questo diritto dai secoli arcaici fino al 533-34 (almeno 1000 anni), e non esiste al mondo altro sistema giuridico il cui sviluppo possa essere seguito per altrettanti anni; inoltre, in questo arco di tempo si è passati da un villaggio a una città che ha dominato un territorio sempre più ampio, entrando in contatto con le culture più diverse (greca, egizia, medio-orientale)  da un lato l'unicità della continuità dell'esperienza giuridica, dall'altro la molteplicità delle trasformazioni che ha subito.
  • I Romani sono stati i primi nella storia a fare del diritto una scienza; le leggi c'erano già prima; quello che non c'è stato prima dei Romani è un gruppo di persone che avessero interesse per stabilire quale fosse la miglior regolazione dei rapporti tra privati  si è creato un ceto di persone impegnate a studiare senza vincoli autoritativi quale fosse il miglior modo di regolare i rapporti tra privati; prima dei Romani non l'ha fatto nessuno, dopo l'hanno fatto ad esempio un gruppo di giuristi ebrei  differenza: questa esperienza giuridica non si è estesa oltre l'ambito del popolo ebraico; lo stesso fecero dei giuristi islamici, ma anche questo riguardò solo i Paesi islamici. L'esperienza del diritto romano è perdurata anche senza che vi fosse più un potere ad imporla, costituendo la base per il diritto comune, e raggiungendo Paesi che non erano neanche mai stati sottoposti a Roma.

Storia di Roma

Età arcaica: dalla fondazione alla cacciata degli Etruschi

Nel corso dell'VIII sec. a.C. su alcuni colli nei dintorni del Tevere si è formata una aggregazione di gruppi preesistenti, che a un certo punto hanno deciso di associarsi per esigenze di maggior capacità di difesa, di darsi un'autorità comune e di costruire una struttura di difesa. Roma si trovava allora collocata all'intersezione tra due vie: una che andava dagli Appennini al mare (percorsa da chi faceva provvista di sale) e una che collegava le città della Magna Grecia con la civiltà etrusca; si trovava quindi in posizione favorevole, anche perché si trovava in una zona dove era facile il passaggio del Tevere.

I gruppi che costituirono il nucleo originario della civiltà erano organizzati in una struttura gentilizia, un'aggregazione di persone che ritenevano di avere un capostipite comune e di esuli che cercavano di affidarsi a una gens in cambio di servigi; queste gentes inizialmente vivevano disperse, la zona era stata fino a quel momento pacifica e quindi non si era sentita esigenza di organizzarsi e di darsi struttura politica forte per motivi di cooperazione interna e difesa da attacchi esterni.

Secondo la tradizione, la fondazione comportò la creazione di una struttura politica basata su tre aspetti, rimasti nella storia di Roma:

  • Un capo, detto rex; la monarchia originaria aveva accentuato carattere religioso e subiva grande influenza da parte delle gentes, rappresentate sia dal Senato sia dall'assemblea.
  • Un gruppo di persone importanti, il Senato.
  • Il gruppo di coloro che si occupavano della difesa, l'assemblea popolare, che riuniva per curie (su base territoriale) in comitia (la più antica forma di assemblea sono i comitia curiata).

All'epoca il potere, e quindi la carica di rex, a Roma veniva inizialmente preso da uomini di origine etrusca (vd. Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo); gli Etruschi sono coloro che diedero a Roma struttura in muratura, pavimentarono le strade, costruirono residenza regia, idearono lo schema di guerra a falange, caratterizzato da una struttura fortemente coesa, quindi funzionante solo grazie a grande addestramento, forte solidarietà e autorità militare esperta ed assoluta, quindi alla tecnica militare etrusca corrisponde:

  • Un forte accentramento di potere nel re, che è anche capo militare.
  • Un mutamento dell'assemblea popolare: a fronte di questo, l'esercito ha bisogno di una struttura diversa da quella incentrata sulle curie e sulle gentes nobiliari; quello che diventa importante è che nelle prime file ci siano persone in grado di permettersi armi e armatura, molto costose  trasformazione nella assemblea popolare  continua a rispecchiare l'esercito, ma proprio per questo dà maggior importanza alla ricchezza che all'appartenenza a una gens  organizzazione per classi censitarie.

Nel 510-509 la dominazione etrusca entra in crisi: una lega di popolazioni latine e anche una di città greche meridionali iniziano a combattere gli Etruschi e anche a Roma si genera una rivolta fino alla cacciata degli Etruschi, fatta coincidere dai Romani con un mutamento sostanziale nel governo della città: non c'è più un re unico a vita, ma due consoli che durano in carica un anno che ereditano il potere regio ma:

  • Rispettano il principio della collegialità (possono fare ciò che vogliono se l'altro è d'accordo).
  • Hanno la responsabilità politica delle loro azioni.

Lotte tra patrizi e plebei e inizio dell'espansione

L'uscita dall'ambito etrusco creò a Roma qualche problema sia interno sia esterno. Dal punto di vista interno, nell'epoca etrusca la città era fiorita, erano state realizzate molte opere, per cui era affluita a Roma una manodopera esperta con una certa capacità economica  gli eredi di queste gentes etrusche che avevano fondato la città si ritenevano gli unici adatti a ricoprire le cariche, a sfruttare il terreno pubblico, a costituire la casta sacerdotale  furono chiamati patrizi. Ad essi si contrapponeva il resto del popolo, coloro che non potevano dimostrare di appartenere ad antiche famiglie nobiliari  chiamati plebei.

Si creò però un problema: la struttura dell'esercito rimase la stessa quindi chi aveva disponibilità economica accedeva all'esercito, ma i plebei non potevano accedere alle cariche  paradosso  plebei minacciavano secessione e si organizzarono in forme di autogoverno sotto i tribuni; il punto è che i patrizi avevano bisogno di loro nell'esercito.

A lungo Roma fu teatro di lotte tra il Senato e i consoli (rappresentante dei patrizi) e i tribuni (rappresentanti dei plebei), con potere di veto sulle decisioni dei consoli riguardanti i plebei.

Dal punto di vista esterno, Roma si ritrovò ad essere una città con dirigenza latina, ma che non era entrata nella Lega latina (perché erano stati dominati dagli Etruschi)  Roma finì per contrapporsi in una battaglia alla Lega latina  si stipulò un trattato per regolare la situazione dei latini che andavano a Roma e dei romani che andavano in altre città latine. Nel V secolo a.C. Roma attraversò un periodo di depressione economica e subì varie incursioni, fino ad essere addirittura incendiata. Tuttavia riuscì ad ingrandire a poco a poco il suo territorio.

Ma il vero momento in cui Roma inizia ad alzare lo sguardo è quando Roma nel 395 riesce a espugnare la città etrusca di Veio, ostacolo all'espansione verso nord.

Pian piano si allentarono le tensioni sociali, fino a un accordo nel 367, in base al quale ogni anno un console può essere eletto tra i plebei; si arrivò poi alle leggi liciniae sestiae, con cui si permette ai plebei di accedere alle cariche più alte, di sfruttare il terreno pubblico, ma si affida ancora la giurisdizione a un magistrato patrizio detto pretore.

Pacificata la situazione all'interno, Roma può intraprendere una politica estera di espansione; aveva precedentemente stipulato anche un trattato con Cartagine, rinnovato verso la metà del IV secolo.

Roma riuscì a sconfiggere e sciogliere la Lega latina e ad iniziare l'espansione:

  • Verso Nord dove c'erano gli Etruschi
  • Verso Sud, nelle città greche, fonte di ricchezze e cultura

Prima di volgersi alle città greche, Roma deve sconfiggere i Sanniti in tre guerre. Si avviano i rapporti con le città della Magna Grecia, con cui stipula trattati. Dalla Campania si apre la strada verso la Puglia e le sue città sul mare, come Taranto. Ma le città di cultura greca della Puglia, preoccupate, chiesero aiuto contro Roma al re Pirro, che giunse in Italia con gli elefanti sopraffacendo i Romani, i quali riuscirono comunque ad infliggergli notevoli perdite. Dopo questo Pirro se ne andò e le città pugliesi dovettero accordarsi con Roma.

Roma riuscì quindi a penetrare fino in Calabria, fino allo stretto di Messina; qui si fermarono perché non erano in possesso di una flotta, e per il momento la politica di espansione romana era stata di due tipi: di annessione o di sottoposizione con trattati di città che volevano restare indipendenti. Però in Sicilia c'era una situazione che vedeva fronteggiarsi due zone di civiltà diverse: quella greca di Siracusa e Messina a est, quella cartaginese a sud e ovest.

Prima guerra punica

Le città greche si scontravano le une con le altre, finché a Messina un gruppo chiese aiuto ai Romani; questo impensierì tutte le popolazioni della Sicilia, sia quelle greche – allora deboli – sia quelle sotto l'influenza di Cartagine, che invece reagì subito  inizio della prima guerra punica (inizio metà III secolo – fine 241)  trattato di pace che attribuisce ai Romani dominio su Sicilia, Sardegna, Corsica, prima soggetti all'influenza politica cartaginese.

Con la fine della prima guerra punica si conclude il periodo arcaico e si avvia il periodo preclassico.

Dall'età arcaica all'età preclassica

Murò la politica espansionistica di Roma: il territorio conquistato veniva automaticamente considerato appartenente al territorio di Roma, ma la sua popolazione non era considerata romana a tutti gli effetti, bensì considerata peregrina.

Il territorio provinciale venne organizzato come dominio sul territorio e sulla popolazione (che pagava tributi) e Roma nominò un governatore (pretore) per ciascuna provincia; a Roma inoltre al pretore con compiti giurisdizionali venne affiancato un altro pretore con i medesimi compiti, ma che si occupava dei rapporti con gli stranieri.

Fonti del diritto nell'età arcaica

La principale fonte in età arcaica erano i mores, la tradizione, elemento di identità dell'essere Romano, anche se risalivano ad epoca ancora precedente alla fondazione di Roma; probabilmente erano le consuetudini seguite dalle gentes che diedero origine alla città.

Con la fondazione di Roma, i re posero in essere alcuni provvedimenti detti leges regiae, solenni pronunce che il re faceva di fronte all'assemblea popolare per informarla di quanto aveva deciso, presumibilmente vincolanti dal momento in cui venivano rese pubbliche. Di queste leggi non è rimasto granché; è invece rimasta con importanza centrale una sorta di raccolta di norme fatta a metà del V secolo, nel periodo di maggior accanimento delle lotte tra patrizi e plebei, redatta da magistrati speciali (che sostituirono i consoli per due anni) chiamati decemviri in XII tavole (richieste dai plebei per conoscere esattamente i mores maiorum). Queste andarono bruciate nell'incendio gallico intorno al 390, ma erano state imparate a memoria quindi furono forse ricostituite; non sono giunte fino a noi, ma le conosciamo attraverso le citazioni di molti autori.

Nel diritto delle XII tavole prevalevano gli atti formali, che richiedevano certi gesti, la presenza di certe persone; gli atti non formali erano pochi e usati per cose di scarsa importanza; anche la giurisdizione si basava su un processo molto rigido e formale.

Si sviluppò l'interpretazione, già presente come interpretazione dei mores svolta dal collegio dei pontefici, costruttori di ponti ma con competenze religiose  era necessario che la giurisdizione fosse affidata a qualcuno che sorvegli il diritto e lo sappia interpretare conformemente al volere degli dei.

Le XII tavole sono considerate legge, anche se non si è sicuri che siano state votate dall'assemblea popolare, anche perché erano su modello di quelle greche, redatte da un legislatore o da un gruppo di legislatori incaricati (forse come decemviri).

Il diritto privato arcaico è un diritto per i cittadini (vd. formula ex iure quiritium = secondo il diritto dei cittadini / in base alla posizione di cittadino)  istituiti fruibili solo da parte dei cittadini, tranne eccezioni decise dai trattati.

Specialmente dopo le leggi liciniae sestiae troviamo qualche legge in senso vero e proprio (progetto presentato da magistrato e poi discusso e votato dall'assemblea popolare); queste leggi riguardavano soprattutto il diritto pubblico e intervenivano relativamente sul privato.

Inoltre, con l'organizzazione della plebe in assemblee popolari basate sul luogo di residenza (non per censo come l'assemblea dei patrizi), le assemblee prendevano delle deliberazioni che dovevano essere inizialmente approvate anche dal Senato; ma dopo l'accordo tra patrizi e plebei si ritenne che le deliberazioni delle assemblee plebee potessero essere vincolanti per tutti i cittadini (questo era contenuto nella lex hortensia nel 286).

Nel diritto privato, a parte le XII tavole e altre leggi votate per motivi politici, quello che contava erano le interpretazioni date dai pontefici.

Sul finire dell'età arcaica, il primo pontefice massimo plebeo si assunse l'incarico di dare risposte ai privati in pubblico  importante perché questo permette a chi vuole imparare il diritto privato di assistere regolarmente alle risposte dei pontefici  si va sviluppando un ceto di giuristi che non necessariamente rivestono la carica di pontefice.

Gli esiti di questa vicenda si vedranno però nel periodo preclassico: nel periodo preclassico iniziò a svilupparsi una scienza giuridica laica  esperti di diritto che davano risposte ai privati senza essere pontefici, senza essere pagati in denaro, ma che si aspettavano in cambio eventuale appoggio politico.

Età preclassica: seconda guerra punica

Nel periodo preclassico i Romani si occuparono di stabilizzare la Sicilia e iniziarono a pensare di attraversare l'Adriatico per sconfiggere gli Illiri, sottovalutando la presenza dei Cartaginesi in Spagna. In Spagna la città di Sagunto aveva stipulato accordo con Roma temendo espansione cartaginese; quando si presentò questa minaccia, Sagunto chiese aiuto a Roma, ma Roma rimase interdetta e la città venne espugnata dai Cartaginesi. A quel punto Annibale decise di partire dalla Spagna, attraversare la Gallia meridionale, valicare le Alpi e scendere in Italia da Nord. I Romani non erano preparati a quell'invasione e si aspettavano maggior opposizione; gli mandarono contro un paio di eserciti, che vennero sconfitti. Annibale faceva conto sul fatto che tutte le città italiche vincolate con Roma avrebbero colto l'occasione per abbandonare i Romani; ma la maggior parte degli Italici ragionarono in modo opposto e rimasero tutto sommato fedeli ai Romani.

Annibale vinse tre battaglie di fila, l'ultima di queste a Canne fu particolarmente sanguinosa. Dopo di che Annibale avrebbe potuto puntare direttamente su Roma, invece cercò di portare dalla sua parte le città della Campania; questo diede ai Romani il tempo di riorganizzare le difese.

Il giovane generale Scipione ebbe l'idea di lasciare Annibale ai suoi intrighi politici e di attaccare direttamente Cartagine, lasciata scoperta. Con la battaglia di Zama nel 202 Roma vinse.

Cartagine dovette sottostare alle condizioni di pace dei Romani, cedendo loro il controllo del Mediterraneo occidentale.

Durante la II punica Roma si dovette confrontare col re macedone Filippo V che cercava di intervenire in Illiria (attuale Serbia); la guerra si interruppe per altre incombenze.

Crisi economica e istituzionale

Ma sconfitta Cartagine Roma si volse all'Oriente; a Roma si fronteggiavano due partiti: il partito espansionistico che sosteneva la guerra e il partito agrario che prestava maggior attenzione alle esigenze interne. Prevalse il partito che voleva la guerra, fino alla guerra che permise ai Romani di impadronirsi della Siria.

Alla fine del I secolo a.C. Roma aveva conquistato la maggior parte delle terre che si affacciavano sul Mediterraneo; ma all'interno c'erano dei problemi: l'accorso tra patrizi e plebei aveva retto, ma si era formata una classe dirigente piuttosto chiusa chiamata nobilitas. Inoltre la ricchezza che arrivava dalle province in forma soprattutto di prodotti agricoli causò la rovina dei contadini italici, che erano anche i membri dell'esercito. I cittadini di Roma erano privilegiati perché compravano il grano a 'prezzo politico' dai magistrati; i contadini italici invece finirono per dover vendere le loro terre a coloro che si erano arricchiti con la guerra.

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Scienze giuridiche IUS/18 Diritto romano e diritti dell'antichità

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camsca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Goria Fausto.
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