Appunti lezioni di diplomatica
Origini del termine diplomatica
La parola "diplomatica" deriva dal sostantivo greco "diploma", dove "diplo" in greco significa "raddoppio". Ci sono state tavolette, papiri, pergamene e infine si è affermata la carta. "Raddoppio" è collegato dalla forma materiale che avevano i documenti. "Diploma" è stato un termine per indicare la documentazione di età tardo antica, come ad esempio i documenti che permettevano di usufruire del "cursus pubblico".
I diplomi militari erano documenti rilasciati ai legionari nel momento in cui venivano congedati. Ius Civitatatis: diritto di essere cittadino dell'Impero romano. Queste sono le prime forme di diploma che ritroviamo nel tempo romano. Oggi parliamo di "diploma" quando ci riferiamo a un documento prodotto dalla cancelleria di Carlo Magno. Nel medioevo non troviamo il termine diploma, lo usiamo noi ma riemerge nel 400 con Biondo Flavio.
La diplomatica come disciplina
Cos'è la diplomatica? È una disciplina storica che si occupa di documenti pubblici o privati studiandone le forme esterne o interne. Si tratta di forme necessarie che servivano per rendere valido un documento. La diplomatica si muove in epoca medievale a partire dal 7-8 secolo fino all'invenzione della stampa.
Definizioni di diplomatica
Bresslan: padre della materia. Ci dice che per riconoscere un documento diplomatico di qualsiasi epoca è necessario che:
- Sia scritto;
- Abbia contenuto giuridico.
Per Bresslan la diplomatica tocca varie discipline, soprattutto la paleografia e il diritto. È una disciplina che da una parte è ausiliaria delle altre discipline e dall'altra parte è una disciplina autonoma, un ramo della ricerca storica.
Cesare Paoli: ha elaborato la prima definizione italiana e dà una definizione di documento, ossia un documento di natura giuridica che osserva determinate forme per essere considerato valido. Quelle forme hanno uno scopo preciso: dare "fede", ossia attestazione, testimonianza di prova, credibilità, autenticità.
Pratesi: ripete la definizione di Paoli ma dà la sua definizione di diplomatica: scienza che ha per oggetto lo studio critico del documento. La diplomatica deve tendere ad accertare la genuinità o meno di un'attestazione.
Nel 1979 è diventata una scienza che studia diplomi, connette il documento nella storia delle varie discipline (lingua, economia, politica, ecc.) secondo il diritto dell’epoca in cui è prodotto. Secondo Pratesi deve ricostruire il processo di documentazione (modo secondo il quale è costruito un documento).
Cencetti: la sua è più che altro una riflessione. Non si riferisce alla diplomatica ma alla paleografia eppure è stato uno dei maggiori diplomatisti del secolo scorso. Dice che la paleografia è una disciplina autonoma e non deriva dalle altre.
Giovanna Nicolaj: è stata una delle ultime allieve di Cencetti. È anche una disciplina che studia storicamente e antropologicamente la documentazione. È lo studio della natura e degli svolgimenti della documentazione stessa, cercando di cogliere le costanti e le fratture nella produzione della documentazione. Non si parla più di scrittura di natura giuridica — non fatti.
Evoluzione della diplomatica
Cencetti diceva che una diplomatica trasformata in ausilio della filologia è riduttivo. Dagli anni '50 in poi c'è stato un nuovo approccio alla paleografia. Giovanna Nicolaj ha definito la diplomatica più di una disciplina ausiliaria: "si definisce documento qualunque scritto di natura giuridica".
Nella definizione il documento diplomatico continua a essere il prodotto di scrittura ed autenticità, è formato secondo funzioni e fini giuridici di vario tipo. Il documento può essere composto non soltanto a fini di prova. Pratesi diceva che il documento è una testimonianza scritta compilata con l'osservanza di forme che danno validità al documento. Lo scopo di prova entra in gioco, ma non è detto che sia l'unico o principale scopo del documento; è qui la differenza principale tra Pratesi e Nicolaj. Importanza della forma del documento.
Nicolaj parla di documento come qualunque scritto di natura giuridica — non si parla più di "fatto giuridico". L'"Atto Giuridico" è un comportamento che deriva dall'incontro di una o più volontà. I fatti giuridici sono accadimenti naturali che poi hanno conseguenze in ambito giuridico come la nascita o la morte. La documentazione nasce sia da fatti che da atti di natura giuridica.
Epoca in cui la materia scrittoria usata è la pergamena — usare altri supporti significa aprire confini. "Sistema storico di documentazione" — per documentazione intendiamo l'atto di produrre il documento e, nel contempo, un insieme di documenti. Qualsiasi scritto di natura giuridica costituisce un documento diplomatico.
La diplomatica tradizionale si muove nell'ambito di determinate tipologie documentarie come diplomi, documentazione notarile, cancellerie dei sovrani, ecc.
Esempio "Diploma di donazione" (A)
Documento con il quale Enrico II permetteva l’ereditarietà dei feudi minori.
- Dal momento che diventa imperatore presentano la sostituzione del titolo. Si chiama "Intitolatio" (non bisogna dire "intestazione").
- "Vogliamo sia noto a tutti i nostri sudditi e a tutta la cristianità, sia presente che futura, che..." — segue il testo dell’edittum.
- "Se qualcuno contravvenisse a quest’ordine allora paga 100 libre d’oro" — anche qui c’è una legge, una multa contro chiunque sgarri.
- Sottoscrizione dell’imperatore con monogramma (M). Sottoscrizione della cancelleria.
- La data è più ricca perché indica il giorno del mese — calende, anno dell’incarnazione, anno dell’impero. Viene mantenuta la datazione secondo l’era di regno.
- "Actum in obsidione mediolani" anno dell’assedio di Milano.
Esempio "Diploma di donazione" (B)
- Inizia con l’invocazione verbale.
- Re per Grazia di Dio.
- "Vogliamo che sia noto a tutti i nostri sudditi" (fidelibus), sia presenti che futuri che NOI (cioè Io. Il papa parla sempre alla prima persona plurale) stiamo donando qualcosa alla Chiesa di Verona.
- "Se qualcuno in maniera presuntuosa violasse questo nostro ordine sappia che dovrà pagare 200 libbre d’oro."
- Scrive la cancelleria. C’è una (M) — è una sigla che indica la presenza di un monogramma.
- È una sottoscrizione di cancelleria che dice di agire per conto di un arcicancelliere.
- Due date. Una data espressa con l’anno dell’incarnazione e poi l’anno di regno. Tutti i sovrani datano con l’anno di regno e di pontificato.
"Anno dell’incarnazione" — computiamo a partire dalla nascita di Cristo. "Actum Verona" tutto questo si è compiuto a Verona. "Felicitaz Amen" — vai con Dio. Articolazione secondo la quale la volontà del sovrano va rispettata e chi va contro paga una multa. Qualsiasi decisione dell’autorità prevede una sanzione. Espressione di questa volontà prevede una multa, la sottoscrizione dell’autorità, quella della cancelleria ed una data.
Entrambi i documenti dimostrano che si tratta in entrambi i casi di documenti diplomatici con contenuto giuridico che coincide con la volontà del sovrano. Da una parte una concezione fatta con un destinatario ben preciso, dall’altra una volontà che coincide con una cosa che riguarda tutti e non solo la Chiesa di Verona. Dal punto di vista del contenuto sono 2 atti giuridici diversi: una donazione ed una legge. Anche la legge è materia di studio della diplomatica.
Lapis Niger
Si presuppone ci sia stato scritto un divieto di passeggio su un luogo sacro. C’era una sanzione per chiunque contravvenisse. C’è un divieto stabilito dalla massima autorità a Roma — è una regola giuridica che deve valere per tutti quindi è un documento diplomatico che non deve dimostrare qualcosa ma avvertire.
La diplomatica tra verità e falsità
Pratesi parla di una diplomatica in quanto prova: "accertare da un lato la genuinità o meno della singola attestazione". Nel 1675 si parlava di diplomatica come distinzione tra il vero ed il falso (Papenbroeck). Non è stato sempre così nel medioevo. Stabilire se un documento era falso o no era uno dei cardini attorno al quale ruotava il sistema processuale. Servivano metodi critici per stabilire la genuinità di un documento.
Principio della Collatio Litterarum: confronto tra le scritture.
Giustiniano e il Corpus Iuris Civilis
1 – Codex: è la prima parte. Il codice era diviso in 12 libri ciascuno diviso in titoli (argomenti) ognuno dei quali aveva leggi.
2 – Digestum: raccoglie la giurisprudenza, la dottrina, le interpretazioni delle leggi del Codex.
3 – Istitutiones: manuale di diritto. Sorta di compendio del Codex. Dopo il Codex escono il Digestum e le Istitutiones. Nel 532 c’è una seconda edizione del Codice. Le Novelle Constitutiones (nuove costituzioni) scritte dal 532 sino alla morte. Sono numerate progressivamente e riportate nel testo per intero. Sono riportate in greco e latino.
Novella 73 e il falso documentario
Si discute a proposito del falso documentario. "I falsari sono sempre più bravi e iniziano a creare prodotti perfetti. Nel momento in cui i falsari riescono a creare prodotti identici all’originale ci sono prodotti che hanno conseguenze importanti anche nell’ambito della giustizia".
"Giovane, vecchio, sano o malato provocano modificazioni nella scrittura di una persona". "Il cambiamento di inchiostro può portare a modificazioni nella scrittura".
Il falso documentario e i Longobardi
Debolezza del metodo critico con il quale veniva studiata la veridicità del documento. Il problema del falso documentario viene meno nel momento del crollo dell’Impero romano con l’invasione dei Longobardi. Si riprende a scrivere documenti, i Longobardi entrano in contatto con una civiltà che usava scrivere.
Problema della giustizia — si scrivono documenti di processo e che ci dimostrano che il sistema di prove sul quale era basato è un sistema di prove razionale. Prima ci si basava su un sistema di prove irrazionale (esempio la prova del fuoco, la prova dell’acqua calda, il duello) dove non era contemplato uno studio critico del documento.
Il recupero del Corpus Iuris Civilis
Nel 12° secolo a Bologna si recupera progressivamente il testo del Corpus Iuris Civilis e nasce il Corpus Iuris Canonici (Decreto di Graziano) che ne era la versione che conteneva le Decretali Pontifice (leggi papali). Viene pubblicato nel 1254 il Liber Extra che contiene tutte le decretali emanate dopo il Decreto di Graziano (un po’ come le novelle) e contiene la Decretale di Alessandro 3° in cui si discute a proposito di scripta autentica, scritture genuine.
Vengono riportate tre forme interne ed esterne che possono rendere autentico un documento:
- Presenza di testimoni che lo sottoscrivono;
- Se fatto da un notaio (mano pubblica);
- Se è dotato di un sigillo autentico.
Non siamo ancora al metodo critico perché ognuna di queste tre cose potevano essere falsificate.
Lorenzo Valla e la Donazione di Costantino
Quando si fa un passo avanti? Nel 15° secolo con Lorenzo Valla e la Donazione di Costantino. Nel 338 sposta la Capitale da Roma a Costantinopoli ed emette documento con il quale lascia al papa il dominio sui territori d’occidente. Lorenzo Valla dimostra che quel documento datato 338 in realtà era stato prodotto nel 9° secolo — era scritto in latino del 9° secolo — metodo critico oggettivo attraverso il quale si stabilisce se il documento era genuino o meno.
500 - Riforma protestante e controriforma cattolica
Si producono opere con le quali si cerca di sgretolare il ruolo della Chiesa di Roma e, dall’altro lato di rifondare i pilastri della Chiesa. Centuriatori di Brandeburgo compongono le Historiae Ecclesiae Christi con le quali raccontano le nefandezze della Chiesa basandosi su documenti di processo. Contemporaneamente il Cardinale Cesare Baronio scrive gli Annales Ecclesiastici e cerca di ricreare un’immagine pulita della Chiesa di Roma. Questo scontro porta anche a scontri in Tribunale. Il riconoscere o meno l’autorità della Chiesa era questione oltre che teologica, patrimoniale.
600 - Processi a Treviri
Processi a Treviri — da una parte l’Arcivescovo, dall’altra il Monastero di Massimino che affermava la propria dipendenza dall’imperatore tagliando fuori l’arcivescovo. Processi combattuti a colpi di diplomi e documenti. Il metodo critico si arricchisce sempre più di elementi nuovi che servono a valutare in maniera oggettiva la validità o meno di un documento.
I Bollandisti e i Maurini
In Francia ci sono i Bollandisti ed i Maurini che scrissero gli Acta Sanctorum. Acta Martirium: atti con processi che mostravano la colpevolezza. I maurini erano i benedettini tra i quali vi era Jean Mabillon (padre della diplomatica) e che descrive la disciplina dicendo che "il suo trattato riguarda la disciplina antiquaria" (documenti che hanno importanza come testimonianza storica) "e forense" (documenti di prova) e che ci sono vari tipi di documenti con nomi e generi diversi (esempio documenti ecclesiastici, documenti dei sovrani, documenti dei pagensi ossia comuni e documenti privati).
Già nel 600 la diplomatica studiava il documento sia come testimonianza storica che come documento di prova.
19-20 secolo
Molti diplomatisti tedeschi hanno lavorato nell’800 elaborando una serie di principi sui quali ancora oggi si regge la disciplina. La diplomatica tedesca si è occupata soprattutto di diplomi di cancelleria.
Bohmer elabora il concetto della Regola di Cancelleria. In epoca merovingia la datazione non aveva l’epoca di Cristo o il sigillo non c’era. Lui dice che esistono regole per ciascuna cancelleria.
Ficker riconosce l’esistenza di due momenti da cui scaturisce il diploma di Enrico VI:
- Momento in cui si manifesta la volontà del sovrano oralmente;
- Momento in cui viene prodotto il documento.
I momenti non coincidono e Ficker è stato il primo ad accorgersene.
Von Sickel — iter di documentazione per la produzione del documento.
Brunner: inizierà poi a discutere di uno scopo diverso della prova ossia la funzione dispositiva — la volontà coincide con la scrittura — "nel momento in cui distruggo il documento il mio volere non è più provabile".
Persone coinvolte nell’iter di documentazione
- Emittente/autore
- Destinatario
- Testimoni
- Produttori materiali
1 – È la persona o le persone in nome del quale viene scritto un documento. Enrico VI scrive in prima persona plurale. Il termine "autore" è ambiguo in quanto posso intendere un produttore materiale.
2 – Il destinatario dell’atto giuridico, nel caso dell’atto di Enrico VI è la città ed il Vescovo. Nel caso di documenti privati le cose sono più complicate in quanto esiste sempre un emittente e destinatario. Oggi sono posti sullo stesso piano ma nel medioevo il testo del documento era redatto con un unico soggetto che di solito era il compratore. Oggi sia il compratore che venditore, autore e destinatario. Si teneva invece conto di una volontà delle due parti.
3 - Elenchi di nomi di persone che Enrico VI definiva "testes". ROGATORIUM TESTIUM — il notaio è "rogato", l’incaricato di scrivere. Ai testimoni è richiesto di intervenire. Simboli delle manine — signa — 3 mani. Il notaio è autore dell’azione giuridica documentata. Nel documento di Enrico VI, il blocco di nomi è scritto alla fine del documento. Nella cartula vengono introdotti dalle 3 manine. I testimoni si dividono in 2 categorie:
- Da una parte abbiamo i testimoni dell’atto;
- Dall’altro i testimoni al documento.
La differenza tra i 2 tipi è legata al ruolo che hanno. Il testimone all’atto — presenza necessaria affinché un atto si compia (es. matrimonio). Testimoni al documento — non sono intervenuti personalmente. Accadeva che fossero analfabeti e firmavano con il segno di croce. Nel medioevo era prevista l’imposizione della mano e in quel caso veniva detto nel testo della sottoscrizione. Il ruolo dei testimoni è di supporto, un ruolo spesso politico (partecipazione all’esercizio del potere sovrano) o modo per rendere più solenne quel documento emesso dalla cancelleria. In quest’epoca la validità del documento inizia ad essere affidata soltanto al notaio. Prima dell’11 secolo i notai non avevano capacità di garantire il documento. C’erano i notai che dovevano rinforzare questo ruolo.
Documenti pubblici e privati
Vediamo un documento pubblico: prima della bulla ci sono varie sottoscrizioni — signa iniziali diverse, tendenzialmente in asse ma croce c’è sempre. Sono sottoscrizioni di vari cardinali che compongono il concistoro ed a seconda del ruolo sono in una colonna diversa. Qui loro intervengono materialmente sul documento. È un esempio di Privilegio Pontificio. Qui il documento, per essere completo in tutte le sue parti, prevede la sottoscrizione dei cardinali. Vediamo un documento privato: notiamo un segno di croce in apertura. Caratteristica dei documenti privati è il fatto che vengono chiusi dalla sottoscrizione notarile, colui che produce il documento. "SCRIPSI ET COMPLEVI" — "ho compiuto tutto ciò che c’era da fare". Dopo l’11 secolo il notaio non ha bisogno di altre sottoscrizioni. Prima il notaio è una sorta di testimone privilegiato che sa scrivere.