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Diplomatica: cancellerie del Medioevo

Cancellerie del Medioevo: pontificia, veneziana e imperiale. Quest'ultima non è ben conosciuta perché il suo archivio è andato perduto. Qualche documento si è conservato negli archivi dei destinatari. La cancelleria imperiale tarda ha lasciato testi solo dal 1300.

Documenti e cancellerie

Documento del 1180: privilegio pontificio. La cancelleria pontificia ci ha lasciato molto. Documento notarile dell'Emilia occidentale, esempio di documento moderno. La categoria si è ben conservata.

Caso particolare è Venezia, dove non solo si disponeva di una cancelleria ben organizzata ma esisteva un notariato ben organizzato costituito da notai chierici, appartenenti ai vari gradi. Nel corso dell'alto Medioevo, troviamo notai chierici nei monasteri del regno longobardo. Però scomparvero progressivamente nel corso dell'alto Medioevo. A Venezia però rimasero, conservando documenti dell'Istria e della Dalmazia. Molti si sono chiesti le ragioni, dandosi spiegazioni di vario genere (i veneziani preferirono affidarsi a notai ecclesiastici locali che laici provenienti dall'esterno. I privati utilizzavano il notaio-chierico sia come notaio che come chierico, era quindi una figura che godeva di molta fiducia. Tali notai avevano un doppio stipendio).

Il loro punto debole era l'autorità veneziana: in genere essi erano di nomina imperiale, ricevendo la facoltà di esercitare dall'imperatore tramite una persona a cui l'imperatore aveva affidato il diritto di nomina del notaio. Questa persona era un conte cittadino, governatore di provincia, il quale faceva le veci del sovrano. Nel caso di Padova, il vescovo cittadino era anche conte (vescovo-conte): l'autorità di riferimento in terraferma era l'imperatore, i documenti notarili quindi erano validi ovunque. Questo vuole dire che i notai laici potevano esercitare altrove, anche non a casa loro. Per questo li troviamo anche a Venezia. Invece i notai chierici lavoravano solo nel territorio veneziano, negli insediamenti o a bordo delle navi. Non li troviamo mai lavorare in terraferma. Perché? I notai veneziani erano nominati dal doge e a lui rispondevano. Esso era un'autorità universale solo nel territorio veneziano, di conseguenza i notai avevano il diritto di esercitare professione solo nel territorio veneziano o su navi battenti bandiera veneziana. I documenti notarili pertanto sono diversi da quelli del continente: in terraferma si seguiva il diritto romano e/o comune, mentre a Venezia solo il diritto veneziano, diritto consuetudinario, con radici romane e influenze esterne ma che si era sviluppato secondo linee proprie.

La diplomatica: cos'è?

Diplomatica, cos'è? Essa è la disciplina che studia il documento di per sé stesso, non tanto nei contenuti, come nel caso della storiografia, che sono di importanza secondaria, quanto le forme e l'aspetto di come i documenti si presentano. Di conseguenza il diplomatista è tenuto a sottolineare ogni aspetto del documento.

Esempio di documento imperiale

Esempio: documento imperiale, concede privilegi da parte dell'imperatore a un istituto religioso, il diritto di traslazione delle reliquie di un santo. Quello che ci interessa è il modo in cui è redatto, nelle forme della categoria. Se, per dire, mancasse il sigillo, automaticamente bisognerebbe chiedersi la ragione della mancanza e nel caso in cui non si trovi spiegazione, si potrebbe dubitare dell'autenticità, considerandolo un falso.

Nel Medioevo abbiamo esempi di documenti di dubbia autenticità, in particolare in Italia il XII secolo è un secolo in cui furono prodotti in gran numero di documenti falsi (è il secolo dei comuni che sconfiggono l'imperatore Federico Barbarossa, pace di Costanza). I comuni si erano impadroniti di prerogative che spettavano all'impero: con la dieta di Roncallia si diede ragione al sovrano, i comuni obiettarono e scattò la guerra. Fenomeno di espansione dei comuni nel contado, non solo di poteri giurisdizionali ma anche economici. I comuni si tarano impadronendo di tali poteri ai danni della media e alta aristocrazia e degli istituti religiosi. Di fronte a questa avanzata, nobiltà e religiosi cercarono di correre ai ripari, difendendo i loro interessi/beni. Questi beni erano dimostrati da documenti di compravendita, donazioni, protetti da privilegi imperiali che dimostravano le buone ragioni di questi istituti.

Tali documenti erano conservati negli archivi degli ambienti monarchici o religiosi. Tuttavia in molti casi, soprattutto nel caso dei monasteri, questi archivi andarono perduti; basta pensare alle incursioni barbare. Obiettivo principale delle incursioni erano appunto i monasteri, dove si conservavano antichi tesori. Dopo essere stati depredati venivano in genere dati alle fiamme, con distruzione dell'archivio. A secoli di distanza nobili e religiosi non erano più in grado di dimostrare niente del loro potere o diritti, dando quindi ragione ai comuni. In questi casi ricorrevano alla fabbricazione dei falsi. Rispetto al testo originale aggiungevano cose che prima non vi erano. In questo caso si parla di documento falsificato, non falso, perché basato su un documento vero ma modificato. Nella peggiore delle ipotesi fabbricavano documenti totalmente falsi. Per avere valore civile era necessario che fosse redatto secondo alcune norme e autenticato; spesso i notai di fiducia si prestavano alla falsificazione, conservando quindi di fronte ai tribunali i privilegi.

Autenticazione di documenti falsi

Altra possibilità consisteva nel far autenticare un falso mediante una sentenza di tribunale. Cosa significa? Anno 1172, Venezia. Monastero di Santo Stefano, distrutto dagli ungari nell'800. I monaci sopravvissuti si trasferirono in un'isola. Il monastero, cambiando sede cambiò diocesi, trovandosi nello stato veneziano (Torcello). A distanza di secoli il vescovo pretese l'indipendenza del monastero rivendicando la sua originaria indipendenza dal vescovo di Torcello. I monaci per far questo fabbricarono un documento attribuibile alla prima metà del X secolo, emesso da un doge inesistente assieme a un patriarca di Grado anch'esso inesistente. Per dimostrare tali diritti il monastero si rivolse al vice doge in carica, quando il doge Vitale di Michiel era al momento impegnato con la flotta contro i bizantini (che poi non frutterà guadagno, con sollevazione del popolo veneziano e sua uccisione). Il vice doge convocò l'assemblea dei 10 che presero in esame la richiesta e la accolsero nella sentenza finale. Ecco il caso del falso autenticato da un tribunale. Questo spiega il perché della nascita della diplomatica, per risolvere casi di questo genere.

Falsificazione e testamenti

Altro caso. 1175, falsificazione di documento notarile, testamento di una donna che il notaio aveva falsificato per rendersi erede universale, essendo notaio di fiducia della donna. I mancati eredi ebbero il sospetto di falsificazione e si appellarono al doge Sebastiano Zani. In questo caso si trattava di esaminare un sospetto di falso: il doge convocò tutti i notai cittadini affinché valutassero il caso. Se ne presentarono una decina. Dopo averlo esaminato, a maggioranza riconobbero la falsità del documento, riconoscendo l'accusa mossa dagli eredi. Fu istituito un rappresentante del doge nel consiglio notarile, eletto tra il clero. L'episodio dimostra come carica ecclesiastica e questione notarile andassero a braccetto.

Definizione di documento

Cos'è un documento? È una testimonianza scritta di un fatto di natura giuridica, compilata con osservanza di certe forme. Tre elementi fondamentali da questa definizione: in primo luogo la circostanza in base alla quale rientra nell'ambito della diplomatica soltanto l'attestazione scritta. In secondo è la natura del contenuto in base alla quale il diplomatista non si occupa di tutti gli scritti ma solamente di quelli che hanno da tramandare un atto con valenza giuridica. Terzo elemento è la forma della redazione, che deve rispondere a norme precise, per quanto variabili a seconda del tempo, del luogo e delle persone. Devono essere norme che conferiscono piena credibilità al documento, allontanando qualsiasi sospetto di falso. La diplomatica è la scienza dello studio del documento sopraindicato, allo scopo di attestare il valore come testimonianza nel senso più ampio del termine.

Al di là del resto il diplomatista può occuparsi di testimonianze scritte senza valore giuridico, come gli atti preparatori: un documento non veniva mai steso subito in bella ma veniva preparato in brutta copia, detta minuta. Essa è un documento senza valore legale, è un atto preparatorio steso sulla base della richiesta formulata in forma orale o scritta da una parte interessata alla redazione del documento vero e proprio. È un appunto contenente gli elementi essenziali da trascrivere sul documento finale. Rientrano in questo ambito le cedole testamentarie (annotazioni del testamentario che il notaio doveva trascrivere nel testamento).

Riduzione e abbreviazione

Riduzione e abbreviazione: Forme abbreviate di scrittura per ridurre i costi. Ridurre a una sola lettera consentiva di risparmiare lavoro: l'abbreviazione fu diffusissima per tutta l'età romana e medievale, se non che nel corso dei secoli subì una continua evoluzione, legata alla diversificazione delle forme istruttorie come pure della lingua dal latino classico al latino medievale. Punto di partenza era rappresentato dalle iscrizioni romane dei primi secoli. Il momento culminante era rappresentato dai secoli finali, quando il sistema si poteva definire completamente costituito e diffusamente utilizzato.

Tappe delle abbreviazioni

Tappe: in età romana si fece largo ricorso alle abbreviazioni in sede epigrafica libraria. In genere queste abbreviazioni si limitavano a parole di facile comprensione, come i pronomi personali, le indicazioni delle cariche e alcune forme tipiche. In sede epigrafica si usavano due tipi di abbreviazione, per troncamento e sigla: il troncamento, come da denominazione, consisteva nel riportare le lettere iniziali di una parola, due, e omettere il resto. Caso classico è IMP. per indicare l'imperatore, oppure CONS. per console. Le sigle invece consistevano nell'indicare solamente la prima lettera della parola omettendo tutte le altre. A volte per indicare il plurale, si usava raddoppiare la lettera. Esempio C. stava per il prenome Caius, la F. stava per filius, la FF. per filii (al plurale). Sulle tavolette cerate si presentavano problemi di spazio analoghi a quelle delle iscrizioni, di conseguenza si faceva ricorso alla sigla o/e al troncamento.

Esempio scheda 72, seconda riga, le prime tre parole sono mancanti delle lettere finali; sesta riga (venerabiliter abbreviato per troncamento). Scheda 80, 9 riga, dopo Nullus aut, mancano le lettere finali. Scheda notarile (senza numero), prima riga, incarn. manca atione. Seconda riga, prima parola, terzultima parola indic. Riga 10, ultima parola lib. per liber. Caso di abbreviazione per sigla: seconda riga mill.cent.S. S sta per sexagenta. Riga 6, penultima e terzultima parola prima di diximus, PP. Presentes Presentius.

Tale sistema consisteva nel riportare un punto dopo la parola tagliata. Invece nei documenti medievali segue un doppio puntino, mentre si ricorreva a segni speciali, alcuni con significato generico, altri con significato particolare. Nei testi documentari e librari scritti su papiro documentario i problemi di spazio erano irrilevanti, di conseguenza il numero di abbreviazioni era meno numeroso e intenso. Ritroviamo stesse abbreviazioni usate in sede epigrafica e un terzo tipo di abbreviazione: il troncamento sillabico: consisteva nell'indicare la prima lettera della parola e la prima lettera della sillaba/e successiva/e.

Esempio: la doppia P in troncamento sillabico aveva il significato di Perpetuus, oppure DX per Dixerunt, o SS per Supersfictum. Esempio scheda 72, penultima riga SS per Subscripsi.

Sui papiri librari le abbreviazioni diminuiscono ulteriormente, in linea con l'idea di renderli più leggibili possibile. Stesse tipologie di abbreviazioni e un'innovazione costituita dall'omissione delle lettere nasali M in fine parola e più tardi della N. L'omissione era indicata da una lineetta a fine parola. Tale sistema fu usato in grandissima frequenza.

Esempio scheda 72, riga due, prime due parole qua_ etia_, riga 3, terza parola; centro della riga con Monasteriu_; riga 5, metà, qua_plurimis per quamplurimis; riga 7, om_i, manca la n. Scheda documento notarile: prima riga, seconda parola, no_i_e, per nomine. Riga 4, cu_ co_iuge per cum coniuge.

Questo per l'età romana. Le cose cambiarono prima dell'avvento del regime imperiale, quando furono inventate le note tironiane, sistema stilografico, così chiamate dal suo presunto inventore, Marco Tullio Ierone, segretario di Cicerone, il quale sarebbe stato il primo a utilizzarle per rispondere a un problema reale, ossia: il sistema delle sigle e dei troncamenti, limitandosi alla sola lettera iniziale risultava di comprensione semplice per parole invariabili o forme rituali ma era di soluzione incerta quando si riferiva alla parte finale della parola. Come si risolse? Ricorrendo a segni convenzionali che rappresentavano una dicitura. Si scriveva la lettera iniziale con più o meno troncamenti a cui faceva seguito un segno convenzionale per indicare la desinenza. Questo si applicava a casi limitati, ove lo scioglimento dell'abbreviazione non fosse certo. Questi segni prendevano il nome di note. Sappiamo che esse erano insegnate nelle scuole, facendo parte dell'insegnamento di base. Non solo, ma il termine notarius deriva da nota, ossia per indicare persone esperte nell'uso della nota. Questo sistema di abbreviazioni trovò larghissimo impiego presso i tribunali e non solo presso la pubblica amministrazione, dove le discussioni erano riprese in questo modo. Addirittura per accelerare i tempi di scrittura si eliminavano le lettere ricorrendo solo ai segni convenzionali, con determinati significati. In questo caso ci troviamo di fronte a un'evoluzione delle ieroniane.

Questo sistema decadde con la scomparsa del sistema scolastico di base con la fine dell'impero romano. Giustiniano vietò l'utilizzo di queste note nel Corpus Iuris Civilis. Nell'Europa barbarica per forza di cose se ne perse totalmente la conoscenza. Furono riscoperte a cavallo del IX secolo a seguito del rilancio culturale di Carlo Magno. In quest'epoca i suoi collaboratori recuperarono vecchi trattati di abbreviazione romana custoditi in qualche sperduta biblioteca (ricche biblioteche monasteriali o vescovili erano sopravvissute al crollo dell'età greco romana, contenenti libri non traducibili. Le copie di tali libri vennero fatte solo in età carolingia e pervenute a noi).

Esempio scheda documento notarile: terza riga, centro, C aperta a sinistra tra due puntini; essa rappresenta cum a inizio parola o isolata col valore di Quondam, allora Condam. Come in riga 5, seconda parola. Prima riga, il 7; valore di et; può valere anche come desinenza a fine parola. Riga 6, prima parola; il segno a forma di 4 ha valore di um.

Abbreviazioni nel contesto religioso

Nel primo secolo d.C. si verificò la nascita del cristianesimo e la sua progressiva diffusione, da oriente a occidente, malgrado i tentativi dei romani, da Nerone in poi, di estirpare la religione. I primi documenti cristiani erano in aramaico: in questa lingua si faceva di tutto per non scrivere per esteso il nome delle divinità, di conseguenza il nome di Dio, Cristo, Spirito Santo, furono riportati in greco in forma abbreviata, e con essa in lingua latina. Nelle traduzioni latine questi termini furono espressi in alfabeto latino ma conservati nell'alfabeto greco in forma abbreviata. In seguito col IV secolo, queste abbreviazioni "per nomina sacra" si estesero anche agli aggettivi relativi e alle cariche ecclesiastiche principali e secondarie.

Esempio scheda 73 (?) ICHR, per indicare CHR(IST)I. Scheda documento 72, prima riga terza parola, Eps. per episcopus. Documento notarile: parola finale dmni per domini.

(-appunti mancanti- evoluzione delle abbreviazioni nel medioevo.)

Abbreviazioni nei documenti notarili

Documento notarile: 2 riga mill- troncamento per millesimo, cent-s. per centesimo (abbreviazione per contrazione, mancante una lettera intermedia, e per troncamento perché mancano le lettere finali. S puntata è abbreviazione per sexagesima. Ks=abbreviazione per contrazione pura, indicante Calendas. Indic. abbreviazione per troncamento, presenti le prime 5 lettere ma manca il resto, indica indictione. 3 riga: Q con gamba tagliata vale per "qui". Cat= abbreviazione di troncamento per particolare e non per generale, il segno indica mancanza di una q. Segno tachigrafico a forma di c aperto a sinistra, vale per condam (quondam). Nri, abbreviaz per contrazione impura (prima e ultima lettera con lettera intermedia).

4 riga: doppia abbreviazione; q per qui, "e" con trattino sovrascritto, indica mancanza della nasale n, per quidem. Cu_ manca M. Conuge per coniuge, manca la I. Nota forma ieroniana a 7. 5 riga: nota ieroniana della C aperta a sinistra. Q con gamba tagliata, vedi sopra. P.fessi per professi, P tagliata per togliere RO. Nac_ troncamento per nacione. Nra=nostra, contrazione impura. 6 riga: Langobardorum, abbreviazione con nota ieroniana. Dna, con segno sopra N, abbreviazione per nomina sacra. Dna senza segno, errore notaio.

Per segnalare errore, o si riporta una nota in calce l'errore oppure non si fa una nota ma si interviene inserendo le lettere mancanti angolari per segnalare le interazioni critiche. Parentesi tonde utili per lo scioglimento delle abbreviazioni, uncinate usate per le integrazioni pratiche dovute alla mancanza certa di segni abbreviativi o di parole integre dovute all'errore del notaio e quadrate usate per le restituzioni di parte di testo perdute per guasti materiali (strappo, graffio, bruciatura). L'omissione di segno abbreviativo le si inseriscono in parentesi angolate. Benefatrum=benefactorum, con nota ieroniana finale. PP, pr.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/09 Paleografia

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