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Lezioni di Marko Marinčič (Università di Lubiana)

07 novembre: L'Ecale di Callimaco

La critica alle concezioni moderne di manierismo, sia quella estetica di Curtius che quella sociale di Burck, è condivisa. Il materiale della prima lezione riguarda il rinnovamento dell'epica greca nell'ellenismo e nell'età imperiale, post-virgiliana: c'è scetticismo verso l'estetica, per esempio, del classicismo augusteo, un ibrido tra i modelli greci e latini arcaici. L'estetica della poesia ellenistica è classicista, si ripropongono in chiave moderna i modelli da loro stessi canonizzati: l'Ecale è un poema epico in un libro, secondo i canoni aristotelici, un'eziologia sulla fondazione di uno dei demi attici.

L'Appendix Vergiliana, in particolare il Culex, viene ritenuta dai poeti post-virgiliani, fino al Medioevo, un'opera giovanile di Virgilio, mentre oggi si usano criteri estetici per smentirne la paternità; tuttavia, non si hanno elementi per datarlo in maniera corretta. Il fatto che i poeti augustei considerassero tali testi come virgiliani è però emblematica.

L'idea neoclassica di decadenza per l'ellenismo (a partire da Winckelmann, che parla di successione di stili) è oggi rifiutata, ma ancora influenza gli studi. Tale modello è passato dalla storia dell'arte a quella della letteratura, ed è una scelta estetica ancora viva: anche l'anticlassicismo di Nietzsche altro non è che un classicismo capovolto; la rottura con la poetica romantica è alla base del modernismo.

È importantissimo capire come una generazione di scrittori veda il passato: è possibile che dei poeti, come quelli d'età flavia, si considerino parte di una decadenza, di secondarietà e nuova poetica del declino rispetto al classicismo virgiliano. Stazio e gli altri considerano Virgilio come oro, loro stessi come argento.

Callimaco e gli altri poeti-filologi alessandrini, invece, non vedevano diversità di valore tra arcaico e classico, non avevano idea di un'antichità diacronica, ma geografica, senza riconoscere ad Atene (come facciamo noi) un primato letterario: la Grecia policentrica era ciò che avevano in mente, comprensibile per esempio dall'itinerario degli Argonauti, una specie di carta geografica dell'antichità.

Nella prima scena degli Aitia abbiamo l'investitura del poeta, che richiama l'episodio esiodeo: Esiodo era vicino all'età eroica, densa di teossenie; dal punto di vista estetico callimacheo, vicino a quello postmoderno, l'investitura dalle muse assume un diverso significato: Callimaco è di Cirene, la Grecia consiste in una serie di testi antichi da ricostruire, quindi nella scena viaggia nello spazio e nel tempo, per ricostruire il proprio passato culturale, corrispondendo bene al nostro concetto di classicismo.

Alessandria riconosceva in Atene un modello antico ma anche una rivale contemporanea (specie per filosofia e teatro): la stessa fondazione della Biblioteca è un tentativo di sottolineare il primato culturale, mostra bene l'ambizione dei Tolomei, gli interessi degli alessandrini e il prestigio degli ateniesi nel teatro (non solo i tragici: Aristofane era l'autore preferito nel Museo). La stessa filologia avrebbe base ateniese (col filosofo peripatetico Demetrio di Falerone): il canone tragico è inoltre stabilito dallo stesso Aristofane nelle Rane.

I filologi alessandrini, però, al contrario di Aristotele consideravano l'Atene del V sec. non un paradigma ma solo uno stadio: Callimaco prediligeva i poeti arcaici, recuperandone i dialetti, mentre lui parlava una koinè; il secondo atticismo è invece un classicismo. L'unica opera conosciuta di Callimaco espressamente legata ad Atene è l'Ecale, 1600 esametri di cui possediamo solo pochi.

Ecale, la protagonista, è un'anziana, mentre il grande Teseo è un personaggio secondario, in scena solo come viaggiatore (durante l'episodio del toro cretese a Maratona): il futuro re di Atene, appena scampato dai veleni di Medea (importante è l'accenno alla tragedia sin da subito), si ritrova nella capanna di Ecale durante un temporale. Il frammento più lungo vede una conversazione tra una cornacchia e un altro uccello (forse una civetta), un'ατιον sulla mancanza di cornacchie in Attica, molto mutilo ma ricostruibile da altre fonti: si racconta la storia della nascita di Erittonio e il suicidio delle Cecropidi, riferita da una cornacchia ad Atena; l'uccello perse così il favore della dea – qui comincia il frammento superstite – divenendo nero. Tornando poi alla capanna per ringraziare la vecchia, Teseo la trovò morta, ed istituì così i giochi Ecalesi dando il nome al demo.

Il poema è quello che i moderni chiamano epillio, forma di epica sperimentale presentata dal prologo contro i Telchini: Callimaco risponde a chi gli intima di comporre un poema continuo. È un modo per coniugare il criterio aristotelico di unità (secondo il filosofo relativo solo al dramma) all'epica. L'estetica dell'Ecale è realistica e surrealistica: il mondo degli eroi è come quello quotidiano, ma convive con cornacchie bianche, che ai neoclassicisti settecenteschi apparivano mostruosità. Questa visione tiene conto delle riflessioni aristoteliche, che vedono la tragedia e l...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gneo Giulio Agricola di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Gioseffi Massimo.
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