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Sociologia economica e del lavoro - economia impresa e società

Definizioni fondamentali

Economia, capitalismo, mercato, impresa, imprenditore, stato-attore pubblico, interesse, controllo, razionalità, famiglia, istituzione, embeddedness, redistribuzione, reciprocità, reti sociali, capitale sociale, government, governance, capitale sociale bridging e bonding, sistema locale (distretti), beni collettivi locali.

Istituzione

Sono norme condivise che regolano il comportamento degli individui. Possono essere norme formali e informali. Le norme sociali sono l’insieme delle affermazioni che rendono comprensibile il comportamento che ci si attende dagli individui/gruppi in un determinato contesto di interazione. Le norme fanno parte della cultura.

Capitale sociale

Insieme delle relazioni sociali utili a raggiungere uno scopo altrimenti non facilmente raggiungibile o impossibile.

Capitalismo

Sistema economico caratterizzato dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, in cui la scelta dei beni da produrre spetta ai consumatori e le decisioni economiche vengono prese dai singoli operatori. Il termine è spesso usato come sinonimo di economia di mercato.

La scuola classica

La scuola classica sorge in un periodo caratterizzato da profondi rivolgimenti in campo politico ed economico: nell’ultimo quarto del secolo XVIII, infatti, si realizza una singolare accelerazione nelle vicende storiche che stanno alla base della società moderna, tra cui la rivoluzione industriale.

Adam Smith con Ricardo e Malthus danno vita all’Economia Politica. Le opere principali di Smith sono:

  • Teoria dei sentimenti morali (1759)
  • La Ricchezza delle Nazioni (1776)

Il perseguimento dell’interesse individuale è per Smith la base del comportamento umano; l’interesse umano è regolato da norme condivise dai membri della società (attraverso la socializzazione). La mano invisibile è una metafora creata da Adam Smith, grazie alla quale nel libero mercato la ricerca egoistica del proprio interesse gioverebbe tendenzialmente all'interesse dell'intera società e mirerebbe a trasformare quelli che costituiscono "vizi privati" in "pubbliche virtù". È stata normalmente intesa come metafora dei meccanismi economici che regolano l'economia di mercato in modo tale da garantire che il comportamento dei singoli, teso alla ricerca della massima soddisfazione individuale, conduca al benessere della società.

L’interesse e le istituzioni

L’insieme che fa muovere le persone non è solo l’accumulo di ricchezza (strumento per ottenere approvazione sociale), ma anche l’approvazione sociale stessa, che viene riconosciuta dagli altri. Quindi l’interesse è ciò che muove l’azione umana e cambia da società a società, da tempo a tempo. Le istituzioni cambiano storicamente, quindi l’azione economica è socialmente determinata e storicamente variabile. L’azione economica ha quindi origini non economiche, ma sociali (approvazione sociale, prestigio, potere).

Per Smith le società di mercato o capitaliste permangono se prevale il principio di giustizia, cioè il rispetto delle norme; quindi, il mercato può funzionare solo se inserito in un quadro di regole ben precise.

La distribuzione e produzione della ricchezza

Adam Smith si occupa principalmente di due aspetti:

  • Come si distribuisce la ricchezza - Analisi statica
  • Come si produce la ricchezza - Analisi dinamica

La quantità di beni prodotti è data dalla curva della domanda e dell’offerta, la distribuzione della ricchezza si attua tramite i salari.

Elementi che determinano il prezzo

Salari, profitto, terra

Due tipologie di prezzo:

  • Prezzo naturale o di lungo periodo
  • Prezzo di mercato o di breve periodo

Il prezzo naturale si determina nel costo del lavoro, margine di profitto, costo materie prime.

Salari, profitto e terra

I salari sono influenzati da:

  • Capacità organizzativa dei lavoratori: attraverso sindacati, organizzazioni sociali
  • Andamenti demografici

Per profitto intendiamo la remunerazione dell’imprenditore, il quale, per Smith, è il capitalista, cioè il proprietario dei mezzi di produzione. Il profitto risulta piuttosto basso nelle società capitaliste: saggio di profitto basso laddove c’è concorrenza e ricchezza. La concorrenza, è importante precisare, porta innovazione, utile a produrre in modo più efficiente e per aumentare il profitto. Concorrenza porta innovazione.

Il costo della terra è il residuo dei due elementi precedenti (salari e profitto), infatti Smith non dà molta importanza come la dà, diversamente, Ricardo. Il valore della terra contribuisce a determinare il prezzo. Ad esempio, a seconda di dove si trova il terreno (centro città, periferia), il costo cambia, l’affitto cambia, il valore cambia.

Elementi del capitalismo

Il capitalismo, quel sistema economico caratterizzato dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, necessita di tre attori principali:

  • Libera forza lavoro
  • Imprenditori (fattore di rischio)
  • Proprietari terrieri e/o mezzi di produzione, detti, capitalisti (no rischio)

Questa divisione è divisa in gruppi sociali per Smith. Non si è ancora arrivati alla definizione di classi sociali: Smith non sottolinea il conflitto tra gruppi sociali, anzi, evidenzia una cooperazione tra gli individui del capitalismo. Infatti, se tutti starebbero meglio se il mercato andasse bene, tutti trarrebbero vantaggio perché si produce ricchezza.

Il ruolo dello stato

Le condizioni sociali di pace della società capitalista sono fondamentali, infatti, per i liberisti come Smith, lo Stato deve intervenire solo per difendere il territorio, garantire la giustizia (principio di giustizia) e garantire condizioni infrastrutturali. Il carattere principale del liberalismo è il non interventismo da parte dello Stato in ambito sociale ed economico, in modo tale che domanda e offerta, non siano influenzate dallo Stato.

Come si produce ricchezza?

È il secondo argomento di cui si occupa Smith. In una società capitalista, se tutti stanno bene è perché la società cresce, quindi produce ricchezza. La capacità di produrre ricchezza dipende principalmente dalla divisione del lavoro (poi introdotta da Henry Ford nel 1920 con il Fordismo).

“È l’immensa moltiplicazione delle produzioni di tutte le differenti attività, conseguenza della divisione del lavoro che, nonostante le grandi diseguaglianze della proprietà, dà luogo, in tutte le società civilizzate, a questa universale prosperità che si estende fino ai più bassi strati della popolazione”.

Effetti della divisione del lavoro

  • Il prezzo del prodotto del lavoro diminuisce e il salario del lavoratore aumenta.
  • “È così che in una società opulenta e commerciale il lavoro diventa più caro e il prodotto più a buon mercato”.
  • Una piccola quantità di lavoro (“appropriatamente e giudiziosamente impiegato”) procura grande abbondanza di beni necessari e utili per vivere.

Malthus e il principio della popolazione

Malthus fa parte della scuola economica classica. Celebre per il “Principio della popolazione”, nel quale sostiene che la popolazione tende a crescere con maggiore velocità dell’offerta di cibo, rilevando un “Point of Crisis” all’incrocio della retta “popolazione” e “risorse alimentari”.

Due forme di controllo:

  • Freno positivo: aumento mortalità dovuto a guerre, carestie, malattie.
  • Freno negativo (o preventivo): diminuzione tasso natalità, in particolare tramite il rinvio dei matrimoni nel tempo.

Molti economisti dell’epoca (in particolare Ricardo) si richiamarono al «principio della popolazione» di Malthus per sostenere una teoria del salario– la cosiddetta «legge ferrea (o bronzea) dei salari»– secondo la quale il salario tende a oscillare attorno al livello di sussistenza.

I neoclassici

S. Jevons, L. Walras, C. Menger

  • Teoria del costo di produzione che sottostima la domanda
  • Il profitto inteso come residuo del prodotto del lavoro (sfruttamento)

Negli ultimi anni del 1800 con la “Rivoluzione Marginalista”, economia e istituzioni si separano definitivamente. Al centro dell’attività vi è l’individuo da solo, non le istituzioni o la struttura della società. Obiettivo principale del consumatore è solo massimizzare la propria utilità (no riconoscimento sociale). Infatti, il prezzo è stabilito dal consumo e dal bisogno, non più dalla produzione.

Es. l’acqua la pago meno in base all’utilità e più ne bevo e meno ne avrò bisogno: secondo questo principio, detto “Principio dell’utilità marginale”, il prezzo è dato dall’utilità che ciascun individuo assegna a quella dose di prodotto dopo aver soddisfatto il bisogno. 1° bottiglietta pagherei 1,00€. 2° ho meno sete: 0,80€, 3° 0,40€, 4° non ho più sete: 0,20. 0,20 è il prezzo.

Elementi della teoria neoclassica

  • Attore razionale atomizzato
  • Massimizzazione utilità marginale
  • Gerarchizzazione delle preferenze
  • Perfetta informazione, assenza di asimmetria informativa
  • Concorrenza perfetta
  • Assenza di restrizioni alla possibilità di acquisto

Concetto di attore razionale atomizzato

L’individuo non è influenzato dal contesto, quindi dall’ambiente sociale (valori, norme, istituzioni, classe sociale, amici…). Ha preferenze gerarchicamente ordinabili e agisce per massimizzare il proprio utile (utilità marginale). Secondo il concetto di scarsità, poiché le risorse sono “scarse”, l’individuo agisce in modo razionale per massimizzare il proprio utile. Ci deve essere, quindi, un’informazione perfetta per permettere l’azione razionale e la massimizzazione dell’utile risulta dal rapporto mezzo-fine.

Per i Neoclassici, c’è concorrenza perfetta: tanti compratori, venditori, fornitori.

Caratteri principali dei neoclassici

  • Principio di utilità alla base di tutto: il comportamento umano è riducibile al calcolo razionale teso alla massimizzazione dell’utile (utile razionalità).
  • Scompaiono soggetti collettivi come classi, istituzioni: individualismo metodologico spinto, i soggetti capaci di scelte razionali devono essere individui, famiglie o imprese.
  • Teoria soggettivistica del valore: tutti i valori sono individuali e soggettivi, non esistono valori collettivi esprimibili come fini di gruppo o di classe, sono scelte individuali.
  • Astoricità delle leggi economiche: carattere assoluto che si attribuisce alle leggi di natura, valide sempre e per tutti.

Karl Marx

La sua teoria del capitalismo è una teoria economica. A volte risulta contraddittoria. Al centro del discorso c’è la divisione tra “classi sociali” (che in parte c’era già tra i classici con la divisione tra lavoratori, imprenditori e capitalisti, ma c’è differenza). Le critiche di Marx alla divisione sociale degli economisti classici è quella di non vedere il conflitto tra classi (nel filone del conflitto sociale di Weber).

La divisione in classi dei classici non è “naturale”, inoltre Marx ritiene che gli economisti classici sottovalutino le istituzioni, sottovalutando le differenze storiche (il ruolo della storia che porta differenze nella produzione e quindi nella società). Però per Smith, economia e società sono strettamente legate, storicizzando e dando valore alle istituzioni: da questo risulta “ingiusta” la critica di Marx ai classici.

Obiettivi principali di Karl Marx

  • Storicizzare analisi economica individuando forme diverse di organizzazione della società, influenzata e correlata all’organizzazione della produzione che porta a stadi storici differenti.
  • Mettere in luce il conflitto di classe e sottolineare che il conflitto muove la storia e il passaggio da un tipo di società a un’altra.

Il materialismo storico

Consiste nell’importanza dell’economia e delle organizzazioni produttive per determinare l’organizzazione sociale. Gli individui quando producono sono in rapporti tra loro: la produzione è un fattore prima sociale che economico. Marx parte dalla produzione: ogni società è organizzata secondo rapporti di produzione che determinano la collocazione di classe -> non hanno la stessa capacità decisionale (critica ai classici).

Struttura e sovrastruttura nel processo storico

Nel processo storico bisogna distinguere, secondo Marx, due elementi di fondo: le forze produttive e i rapporti di produzione.

  • Per forze produttive Marx intende tutti gli elementi necessari al processo di produzione, ossia, fondamentalmente:
    • gli uomini che producono (= la forza-lavoro);
    • i mezzi (terra, macchine ecc.) che utilizzano per produrre (= i mezzi di produzione);
    • le conoscenze tecniche e scientifiche di cui si servono per organizzare e migliorare la loro produzione.
  • Per rapporti di produzione, Marx intende i rapporti...
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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Psymico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Andreotti Alberta.
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