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Appunti di Biochimica Applicata – anno 2014/2015

L’approccio investigativo

Il disegno sperimentale è composto da un’ipotesi che viene verificata mediante esperimenti; se viene validata

diventa teoria. Il lavoro di progettazione prevede il disegno dell’esperimento e la compilazione di un

quaderno di laboratorio, in cui è descritto lo scopo dell’esperimento, la descrizione dei metodi e dei materiali

e l’osservazione dei risultati.

ANALISI STATISTICA

 Variabilità strumentale e biologica: necessità di ripetere la misurazione nell’ambito dello stesso

esperimento. (media + o – deviazione standard; coefficiente di variazione. )

 Significatività dei dati (test statistico – T di Student, utilizzato per paragonare due gruppi di ricerca-

La correlazione è una misura della relazione tra due o più variabili. Il coefficiente di correlazione può variare

da -1.00 a + 1.00; -1.00 rappresenta una correlazione negativa perfetta mentre + 1.00 rappresenta una

correlazione positiva perfetta.

Correlazione lineare

: y=ax+b

a=inclinazione

b=intercetta sull’asse delle y

r²= coefficiente di correlazione

 Curva di calibrazione: nell’analisi quantitativa, il segnale registrato è correlato alla concentrazione

dell’analita.

 Confronto tra due metodi: la stessa variabile viene misurata con due metodi diversi e i dati riportati

in grafico.

Correlazione non lineare:

 Velocità enzimatica in funzione della concentrazione del substrato.

 Glucose tolerance test.

SPETTROFOTOMETRIA – Principi e applicazioni

Le radiazioni elettromagnetiche sono prodotte dal moto di particelle cariche; si chiamano così perché si

propagano nel campo elettrico e in quello magnetico. Le radiazioni viaggiano nello spazio attraverso area e

sostanze. Lo spettro è l’intervallo delle possibili radiazioni elettromagnetiche. All’aumentare della lunghezza

d’onda, l’energia diminuisce.

 Spettro UV

Va da 190 nm a 400 nm. La radiazione con una lunghezza d’onda inferiore è denominata luce UV.

Scende fino ad una lunghezza d’onda di 350 nm; al di sotto dei 190 nm, si trova la zona dei raggi X e

si estende fino ad una lunghezza d’onda di circa 6 nm. La lunghezza d’onda è sempre rappresentata

da un intervallo. Non è possibile categorizzare i raggi.

Frequenza= Energia

 Spettro Visibile

Va da 400 nm a 700 nm. Dopo questo intervallo l’occhio non apprezza il colore. Questo spettro cade

dal violetto al rosso. Oltre il rosso, si trova la zona denominata infrarosso, che va da 0,7 µm a 0,4

mm.

La spettrofotometria è lo studio quantitativo di uno spettro elettromagnetico. Le tecniche spettroscopiche si

basano sullo scambio di energia tra energia radiante e materia.

La spettrofotometria di assorbimento si interessa dei fenomeni di assorbimento delle radiazioni luminose

della regione dello spettro elettromagnetico del campo del visibile e del (vicino) ultravioletto.

L’assorbimento di queste radiazioni produce transizioni energetiche degli elettroni non impiegati in un

legame. I più facilmente eccitabili sono quelli impiegati in un legame π. Le proteine assorbono a due

lunghezza d’onda diverse: 230 nm (legame peptidico) e 280 nm (catene laterali amminoacidi). La

concentrazione della proteina ad entrambe le lunghezze d’onda è identica. La spettrofotometria valuta quanta

radiazione è stata assorbita dal campione. Se eccitando il campione, l’elettrone eccitato decade, questo può

emettere ad una lunghezza d’onda più alta, ma in questo caso si tratta di fluorescenza. La spettrofotometria

valuta solo ed esclusivamente quanta luce entra e quanta luce esce ad una determinata lunghezza d’onda.

Lo spettrofotometro valuta l’intensità della luce che entra e quella che esce, facendone il rapporto. Lo

spettrofotometro più economico è quello convenzionale; è composto da un monocromatore, un prisma che

“splitta” la luce a tutte le lunghezze d’onda possibili, le quali colpiscono il campione, intensità in entrata; il

detector carpisce l’intensità in uscita e moltiplica il segnale. Se tutta la luce colpisce la cuvetta, vengono

misurate le assorbanze a tutte le lunghezze d’onda e per fare questo si usa lo spettrofotometro “diode array”

(già quantitativo ma più costoso).

Le sorgenti luminose dello spettrofotometro sono due: lampada al deuterio per l’UV e una lampada al

tungsteno per il visibile. Il diode array monta la lampada allo Xeno per tutto lo spettro UV-Visibile.

La trasmittanza è il rapporto tra l’intensità del raggio che esce e quella del raggio che entra. I materiali della

cuvetta per l’UV e il visibile cambiano.

T = trasmittanza = I/I

0

Se abbiamo due curve di assorbimento possiamo avere due legami o due sostanze diverse.

Legge di Lambert – Beer

A (assorbanza)= log 1/T

l=b=lunghezza cuvetta o percorso ottico ( 1 cm)

c= concentrazione analita

K=a=costante di assorbimento (tabulata)

La legge mette in relazione A con la concentrazione del campione.

a= coefficiente di estinzione molare: estinzione di una soluzione che contiene 1M in un percorso ottico di

ε=

1 cm ed in condizioni standard di , solvente e temperatura. Le unità di misura sono L/molxcm

λ

E%= coefficiente di estinzione %: estizione di una soluzione contenente 1g di sostanza in 100 mL di

soluzione alle condizioni sopra indicate. Le unità di misura sono 100mL/gxcm

La legge si applica solo ed esclusivamente a sostanze pure perché l’assobanza gode della proprietà additiva,

ovvero se ho più sostanza, l’assorbanza aumenta. Bisogna essere sicuri della purezza e dell’assenza di

interferenti.

Se abbiamo una miscela a più componenti possiamo identificarli se hanno lunghezze d’onda diverse. Per

quantificarle e separarle bisogna misurare la sostanza X alla sua massima, la sostanza Y alla sua

λ λ

massima, applicare la legge di Lambert – Beer ed eventualmente combinarle. Ciò è possibile perché,

nonostante l’assorbanza goda della proprietà additiva, se la sostanza X ha il suo massimo di assorbimento in

corrispondenza del minimo di assorbimento di Y, è possibile impostare l’equazione in modo da determinare

Ax e Ay. Questo ci darà un’idea delle concentrazioni dei composti. Per determinare la concentrazione

assoluta, bisogna separare i due analiti. Se X e Y assorbono alla stessa lunghezza d’onda non possono essere

separati con la legge di LB.

Il termine CROMOFORO era inizialmente utilizzato per indicare la parte della molecola che conferiva

colore al composto. Questo termine, in spettrofotometria, indica un composto che assorbe la radiazione

luminosa e che può essere quantificato. Gli elettroni del cromoforo passano dallo stato basale a quello

eccitato. Il temine può essere esteso all’UV e alle parti delle molecole che assorbono.

spostamento batocromico

Lo è il cambiamento della lunghezza d’onda che aumenta a causa di

determinate condizioni ambientali. Si parla di red shift, ovvero spostamento verso il rosso, quindi minore

spostamento ipsocromico

energia. Si parla di se c’è spostamento a lunghezze d’onda ad alta energia,

ovvero blue shift. Il verificarsi dei due effetti dipende dalla sostanza che si analizza. Abbiamo un effetto

ipsocromico, ad esempio, nel caso di diminuzione di doppi legami o la protonazione di un gruppo, che

portano ad una diminuzione del valore di λ.

Si parla di effetto iper o ipocromico quando si osserva un aumento o una diminuzione dei valori di

estensione (A), ad esempio nel caso della denaturazione al calore del DNA. L’effetto ipocromico è il

fenomeno in cui una sola molecola contiene diversi cromofori ed ha una A inferiore alla somma delle A dei

singoli cromofori. L’effetto ipercromico comporta un aumento dell’A ad una particolare in una soluzione o

λ

sostanza dovuta a cambi strutturali in una molecola. Questo vale solo per sostanze complesse come il DNA,

e succede perché c’è un contenuto differente delle diverse basi.

La Colorimetria

Presupposti: l’analita assorbe ad una sola nel visibile e senza interferenze; l’analita si lega/forma un

λ

composto con un reattivo che assorbe ad una data l’analita è coinvolto in una reazione che genera un

λ;

cromoforo; l’analita viene determinato generando una curva di calibrazione.

Analisi quantitativa: procedimento per il quale la risposta derivante dalla miscela in esame viene confrontata

con quella ottenuta da una miscela uguale ma con concentrazione nota. L’analita deve essere dosato senza

interferenza (specificità). Deve essere determinata la più piccola quantità di analita che può essere

determinata (limite di determinazione) ad un livello stabilito di confidenza statica. Il coefficiente di

variazione % deve essere ottenuto confrontando i risultati delle misure della stessa concentrazione di analita

utilizzando lo stesso metodo analitico ma su strumenti diversi, da operatori diversi e in tempi diversi. Il

confronto fra la risposta della miscela in esame e quella nota è reso possibile da una funzione matematica,

ovvero la curva di calibrazione. Per definirla correttamente è necessario definire con sicurezza e precisione la

concentrazione degli stardard, stabilire l’intervallo di concentrazione e il numero di campioni presi come

riferimento. La concentrazione può essere determinata solo nella porzione funzionale della curva. La retta

viene costruita con almeno 5-6 punti. Non vanno usate le proporzioni. La determinazione delle proteine in

una miscela si effettua mediante colorimetria.

 Metodo di Folin – Ciocalteu (Lowry)

C’è un reattivo che reagisce con la proteina e la colora. Il reattivo di Lowry utilizza l’acido

fosfotungstenico e fosfomolibdico che legandosi alla proteina sui residui tirosinici, la colora di

blu (effetto batocromico). La sensibilità arriva fino a 10 mg/L. Sono possibili microdosaggi in

cui si arriva a 0,5 mg/L. la proteina reagisce con il reattivo di Folin a pH basici. Gli interferenti

sono: tris, EDTA, PIPES ed HEPES.

 Metodo del Biureto

Gli ioni rameici formano un complesso con i gruppi NH. Viene aggiunto potassio tartrato per

stabilizzare il complesso, che sarà blu. È un metodo poco sensibile.

 Metodo di Blu di Comassie

Questo colorante si complessa ad amminoacidi basici presenti nelle proteine in presenza di acido

fosforico. Il complesso assorbe a 595 nm. È semplice da preparare ed ha una buona sensibilità,

solo che non tutte le proteine possono essere complessate.

Dosaggio dell’attività enzimatica

Molti substrati, prodotti o cofattori, assorbono nel visibile o nell’UV se hanno massimi di assorbimento

diversi ed è valida la LB. La differenza di estensione può essere la base per il dosaggio dell’attività

enzimatica. Possiamo seguire la scomparsa del substrato, la formazione del prodotto o la conversione del

cofattore. Quando il substrato è in eccesso la velocità dipende dall’enzima. Viceversa, la velocità dipende dal

substrato. L’attività dell’enzima si esprime in U/I (unità internazionale). Viene espressa in unità che indicano

le µmoli di substrato trasformate in 1 minuto a determinate condizioni. L’UE è il valore dell’attività

catalitica di trasformazione di 1 µmol di substrato in 1 minuto. Il fattore di correzione tiene conto della

linearità della risposta del sistema e dei volumi di diluizione del campione.

Il cofattore più utilizzato è il NAD, che esiste come NAD+ e NADH, e ha dunque due picchi di assorbimento

diversi.

Elettroforesi: leggi e principi

E’ una tecnica che sfrutta la migrazione differenziale di particelle cariche sotto l’influenza di un campo

elettrico. La migrazione elettroforetica è dovuta alla forza di Lorentz.

F= q*(E+ vxB)

La migrazione elettroforetica è contrastata dalle forze di frizione. La velocità di migrazione è costante. Tra

due cariche migra quella più carica, più piccola, meno lunga; le celle elettrolitiche sono composte da un

elettrolita, che è un solvente, un catodo negativo e un anodo positivo, e funzionano grazie all’elettricità.

Calcolo della mobilità elettroforetica: µ=v/X= dxL/Vxt

Se si aumenta in voltaggio, la proteina migra di più. Più le maglie del gel si infittiscono, più la separazione

sarà semplice.

Un anfolita è una sostanza che può reagire sia come acido sia come base. Lo zwitterione è una molecola

elettricamente neutra ma che può avere cariche nette su differenti atomi. Il punto isoelettrico è il punto in cui

una molecola ha carica nulla. Un anfolita in una soluzione più acida del suo PI lega protoni, si carica

positivamente e migra verso il catodo. L’elettroforesi verticale è principalmente utilizzata per proteine,

quella orizzontale per acidi nucleici. La mobilità di una proteina dipende dal pH. Se viene aumentata la

corrente, c’è anche un incremento sensibile della temperatura. Il tampone di corsa, liquido in cui avviene la

corsa, permette il passaggio delle cariche e mantiene stabile il pH. Se il tampone ha elevata forza ionica, la

banda si assottiglia ma c’è maggiore effetto termico quindi aumenta il rischio di denaturazione. La

poliacrilamde si utilizza principalmente per proteine e peptidi (al 90%), l’agarosio principalmente per acidi

nucleici e proteine al alto peso molecolare, come le lipoproteine. Per vedere le proteine si usa un colorante. A

seconda della % di agarosio messa nel gel, questo avrà capacità di separare più o meno bene gli acidi

nucleici. Il bromuro di etidio dà il fenomeno della fluorescenza ed emette colore nel visibile. L’acrilamide è

neurotossica. Per formare il gel c’è bisogno di una soluzione di monomeri, il catalizzatore TEMED,

ammonio persolfato che è l’iniziatore della reazione perché forma dei radicali liberi. L’ossigeno dell’aria

inibisce la polimerizzazione.

T%= concentrazione totale dei monomeri espressa in g/100mL

C%= concentrazione relativa del cross-legante, cioè solo i grammi di bis-acrilamide in 100g di soluzione. La

porosità della PAA dipende da T% e C%. Aumentando T% la porosità aumenta (porosità intesa come il

numero di pori presenti). Il C% ha un andamento bifasico; aumentandolo, fino ad un certo punto i pori si

infittiscono, poi i pori diventano molto lassi. Il valore che deve essere tenuto in conto comunque è il T%.

Maggiore porosità (intesa come grandezza dei pori)= minore effetto di setacciamento

Minore porosità (ovvero matrice più fitta)= maggiore effetto di setacciamento.

SDS-PAGE

Elettroforesi in gel di poliacrlamide in presenza di sodio dodecilfosfato; quest’ultimo destruttura le proteine

batteriche. La denaturazione di una proteina consiste nella perdita di struttura secondaria e terziaria. La

destrutturazione consiste nell’interazione dell’SDS sulla proteina che però non riesce a rompere i ponti

disolfuro pur svolgendo la proteina. Se è presente la struttura quaternaria, c’è la dissociazione in subunità.

Come interagisce l’SDS con le proteina? E cosa fa?

L’SDS si intercala ogni due amminoacidi circa, interagendo attraverso la porzione alifatica con i residui

amminoacidici ed esponendo il gruppo solfato all’esterno della struttura. Se la proteina è glicosilata, l’SDS

non può entrare quindi ad esempio può essere utilizzata una per togliere il glicoside. L’SDS

β-glicosilasi

impartisce alla proteina una carica UNIFORME (negativa) per unità di massa, pertanto la separazione

avviene sulla base delle dimensioni molecolari. Per vedere se il gel separa in modo lineare, si effettua il log

del peso molecolare considerando la distanza percorsa. A seconda del T% con cui è fatto il gel, si trova una

relazione lineare che viene rappresentata da una curva di calibrazione. Di solito si ottiene un andamento

sigmoidale. Aumentando il T%, la misura del peso molecolare diventa più accurata. Per non rifare il gel ogni

volta, questo può essere graduato in modo da ottenere separazioni con un range di peso molecolare molto più

ampio.

La maggior parte delle proteine ha i ponti SH. Usando l’SDS, la banda può essere ritardata e si può

concludere che si tratta di una singola catena con molti legami S-S. Per determinare il peso molecolare

vengono aggiunti agenti riducenti. Se invece si forma un omopolimero, questo migra più velocemente e il

peso risultato è falso. In caso di un eteropolimero possiamo trovare due bande diverse.

ISOELETTROFOCALIZZAZIONE

Separa sostanze anfotere che si concentrano a pH=PI su un gel in gradiente di pH. Il gradiente può essere

formato in modo naturale, ovvero con il passaggio della corrente in una miscela di sostanze anfotere, o

artificiale, attraverso la polimerizzazione in matrice di PAA di amminoacidi e amminobasici.

 Naturale

Gel di PAA o di agarosio a cui vengono miscelati gli anfoliti. Si collegano i due elettrodi,

l’anodo imbevuto in una soluzione acida e il catodo in una soluzione basica. Si applica una

corrente che determina la formazione del gradiente di pH mediante la migrazione degli anfoliti.

Dopo aver tolto la corrente, si applica il campione su carta da filtro e si effettua la corsa. Si

utilizzano piastre refrigerate per mantenere bassa la temperatura.

 Artificiale

Si utilizzano diversi reattivi già pronti che “congelano” il pH. Si crea un gradiente di pH

immobilizzato aggiungendo le immobiline al gel; queste sono dei gruppo acidi o basici che

essendo incorporate nel gel creano il gradiente di pH.

Si preparano due soluzioni, una acida e

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleclye di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biochimica applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Mitro Nico.
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