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All’interno di questa cornice socio-economica vengono costruiti i grandi TEMPLI

IONICI, presso ricche città quali Samo, Mitilene ed Efeso.

Il templio greco

La BASE, solitamente a gradini, su cui poggia una serie di COLONNE (base, fusto,

capitello)che formano il PERISTILIO e una CELLA (o NAOS) all’interno, con un vestibolo

(PRONAO) davanti e spesso è anche presente un OPISTODOMO alle spalle della cella.

Il tempio IN ANTIS presenta solo due colonne chiuse da ante, e solitamente è più piccolo

di quello PERIPTERO. Nel tempio PROSTILO le colonne sono 4, mentre in quello

ATFIPROSTILO sono presenti sia davanti che dietro.

Il tempio greco come si presenta nel pensiero comune è quello PERIPTERO, con la cella

circondata completamente da colonne. Nel caso di strutture colossali invece è presente

un’altra variante: la cella è circondata da un doppio giro di colonne e viene quindi chiamato

DIPTERO (‘dalla doppia ala di colonne’).

Derivazione del tempio greco

Grazie alle conoscenze derivate dalla missione napoleonica in Egitto gli studi sulle

antichità del paese vennero diffusi e si pensò erroneamente che il tempio greco fosse una

derivazione di quello egizio, così come il kouros fosse una derivazione della statuaria

egiziana. Questo errore fu causato anche dall’apparizione del tempio in Grecia dalla

seconda metà del VII° secolo, contemporaneamente ai primi contatti tra le due culture.

Il tempio greco ebbe tuttavia origine nel mondo miceneo.

Le scoperte di SCHLIEMANN e ciò che ne conseguì fecero scoprire un complesso tipico di

quella cultura chiamato MEGARON, e che era sostanzialmente la sala di rappresentanza

della reggia micenea, la quale presentava un pronao retto da due colonne.

Il mondo miceneo collassò attorno al 1500 a.C., e durante il MEDIOEVO ELLENICO

(‘Dark Ages’) non vi furono opere artistiche, ma il modello costruttivo fu ripreso durante

l’epoca arcaica in una struttura indipendente da altri edifici e con funzioni religiose invece

che politiche.

Del periodo miceneo non si sa molto, e nemmeno rimangono particolari testimonianze

archeologiche, tuttavia recentemente si è scoperto a LEFKANDI, nell’Eubea, un edificio

absidato, in legno, risalente al 950 a.C. circa. Al centro dell’abitazione ci sono due

profonde fosse scavate nella roccia; in una di esse dovettero essere sepolti quattro cavalli,

di cui sono stati ritrovati i morsi di ferro, mentre nell’altra è stato ritrovato il corpo di una

donna e un’anfora di probabile provenienza cipriota. L’anfora conteneva i resti combusti di

un corpo, quasi sicuramente maschile, poiché accanto ad essa come corredo sono state

trovate una spada, una punta di lancia e una cote; il corpo femminile invece era posto al

lato della fossa ed era accompagnato da un ricco corredo di monili, spesso d’oro o

argento, e da un pugnale con manico d’avorio . L’edificio viene a volte chiamato Heroön,

‘casa dell’eroe’, e si trattava sicuramente dell’abitazione di un personaggio importante

della comunità, forse il baisleus.

A partire però dell’età arcaica la pianta absidale deve essere stata abbandonata con

l’introduzione dei tetti fittili, che erano molto più pesanti della precedente copertura lignea.

La copertura fittile inoltre era costruita moduli costanti, il che fece cambiare la pianta degli

edifici, con una conseguente pietrificazione dei modelli lignei.

Diversamente da ciò che si può pensare però i greci non si attenevano a dei canoni

architettonici schematizzati, che sono invece un’eredità vitruviana.

Alla fine del VII° secolo il tempio greco si evolve verso quella che sarà la sua forma

canonica: su un basamento di pietra (stereobate) era dapprima posto un piano di

livellamento (euthynteria) e poi un basamento a gradini (krepidoma). Le colonne e la

trabeazione, secondo l’impostazione vitruviana, potevano essere di tre ordini: IONICO,

DORICO e CORINZIO.

ORDINE DORICO

La colonna (stilo) dorica non ha base e posa direttamente sullo stilobate (l’ultimo

gradino), il fusto è scanalato (16 o 20 scanalature poco profonde e unite ad angolo vivo),

rastremato verso l’altro e circa ad un terzo dell’altezza presenta un rigonfiamento detto

entasi che serve a correggere l’illusione ottica del restringimento causata da una fila di

colonne tronco-coniche. La colonna, prima monolitica e poi a rochi, doveva essere alta da

4,5 a 6 volte il suo diametro di base. Il capitello è formato da un echino che tende a

‘sgonfiarsi’ col passare del tempo e da un abaco, una sorta di cuscinetto squadrato su cui

posa la trabeazione. La trabeazione e formata, dal basso verso l’altro, da un architrave

liscio sormontato dal fregio dorico, composto alternativamente da triglifi e metope, le

quali speso sono decorate. Tra il fregio e l’architrave vi è un listello continuo detto tenia,

su cui sono applicate, in corrispondenza dei triglifi degli elementi rettangolari chiamati

regulae e decorati con delle gocce (guttae). Il fregio dorico inizia e finisce sempre con un

triglifo.

Al di sopra del fregio vi è la cornice, la quale a sua volta contiene timpano sul quale

posano le sculture frontonali. La cornice è formata da un geison rettangolare posto sopra

il fregio, un geison inclinato posto sopra il timpano e una sima inclinata. Tra il fregio e la

cornice vi è una decorazione continua leggermente inclinata per far gocciolare l’acqua

chiamata mutulo e composta sempre da 6 guttae. Il tetto è fittile, e solo raramente

composto da lastre di marmo; alle estremità del tetto, sugli angoli e sulla cima del

frontone, erano posti degli imponenti acroteri.

Quando ci si trova di fronte ad un tempio greco lo si definisce in base alla pianta

dell’edificio (periptero, diptero ecc.), all’ordine (ionico, dorico, corinzio) e al numero delle

colonne (tetrastilo -4-, esastilo -6- od ottastilo -8-). Normalmente i templi dorici sono

esastili, tranne una grande eccezione composta dal Partenone, il quale è ottastilo. Di

norma i templi ionici, che sono anche più grandi ed hanno quindi bisogno di un numero

maggiore di colonne, sono ottastili.

Se la pianta del tempio greco diviene dal megaron l’alzato ha una storia più complessa. Il

Tesoro di Atreo, a Micene, è costituita da una tolos, una struttura a pianta circolare, di 15

metri di diametro con copertura a pseudo cupola, ovvero formata da un restringimento

della struttura stessa, con un dromos rivestito a tecnica isotoma (o isodolica), ovvero

composta da blocchi di dimensioni uguali, che porta alla camera funeraria. La porta del

monumento era sicuramente monumentale, e i capitelli micenei erano molto simili a quelli

del capitello dorico. È più che probabile quindi che ci sia stata una continuità difficilmente

comprovabile dei sistemi architettonici micenei fino all’architettura templare greca del VII°

secolo. La Porta dei Leoni di Micene, tra l’altro, è posata su colonne con capitelli che

ricordano quello dorico. Negli esemplari più antichi, comunque, l’echino è sempre molto

espanso, ma a partire dall’età tardo arcaica e poi specialmente nella prima età classico,

l’echino diviene completamente dritto.

Alla fine del VII° secolo vi è la prima testimonianza di un altro elemento dell’architettura

greca, ovvero il fregio. Le lastre di terracotta che formavano le metope nei primi esempi

noti erano dipinti con soggetti mitologici. Di queste metope ci sono esempi di un tempio

dedicato ad Apollo del tardo arcaismo a Thermon, in Etolia, ma che fu ricostruito in età

ellenistica rispettando lo stile arcaico. L’unica metopa fittile di quel tempio è decorata con

un personaggio, Perseo, occupato nella corsa in ginocchio, e che sotto il braccio tiene la

testa di medusa. Nell’epoca classica invece le metope divengono in marmo.

Più o meno contemporaneamente a quello dorico si forma anche l’ordine ionico, diffuso

nelle Cicladi e in Asia Minore. Esso è composto da una crepidine formata di norma da un

numero di gradini superiori a quelli dell’ordine dorico, di cui lo stilobate regge la colonna.

La colonna presenta una base, che può avere due varianti nella ‘base asiatica’ e nella

‘base attica’, usata invece ad Atene. Il fusto è sempre scanalato, ma le scanalature sono

molto più accentuate rispetto all’ordine dorico; esse servono ad accentuare gli effetti di

luce. Il capitello presenta un abaco molto spesso decorato, una voluta che finisce in due

spirali e al di sotto un echino decorato. Anche il capitello ionico cambia nel tempo, e

all’origine esso non presentava l’abaco.

La successione della trabeazione è formata dall’architrave, articolata in tre fasce, un fregio

continuo e una cornice. L’ordine ionico è più slanciato e decorato rispetto a quello dorico, e

Vitruvio paragona l’ordine dorico a un uomo e quello ionico a una donna.

Gli ordini architettonici presentano degli elementi costanti ma che subiscono nel corso del

tempo molte trasformazioni. Non si può comunque parlare di un modello che viene

applicato, ma piuttosto di delle sperimentazioni che si codificano nell’applicazione.

Fino a pochi decenni fa le ricerche si erano concentrate nella Ionia, mentre più

recentemente queste si sono concentrate nelle Cicladi. Il primo capitello ionico che è stato

scoperto si trova a Naxos, che insieme Paros è sempre stata caratterizzata dalle cave di

marmo. All’epoca (VII° secolo e prima metà del VI°) Naxos doveva avere una certa

egemonia sulle isole delle Cicladi, e doveva esercitarla soprattutto nel controllo del più

grande santuario cicladico, ovvero quello di Apollo a Delo, dedicato a pratiche divinatorie

come quasi tutti i templi dedicati al dio. I santuari avevano una forte valenza politica.

Il capitello ionico trovato a Naxos si data alla fine del VII° secolo, ed è il più antico giunto

fino a noi. L’abaco è mancante, e il capitello faceva parte di una colonna votiva e non di

una costruzione architettonica. È chiaro tuttavia che un elemento di questo tipo imita

l’architettura.

A Delo, la sede del santuario panellenico di Apollo, il santuario inizia a essere

monumentalizzato dalla fine del VII° secolo a.C. Una delle caratteristiche del santuario è la

Terrazza dei Leoni (uno dei leoni attualmente si trova all’Arsenale di Venezia), una via

sacra che conduceva dal porto al santuario e che, come tutte le vie sacre, era circondata

ai lati da statue (in marmo di Nasso), spesso votive. Anche la via sacra di Mileto era

decorata con statue di leoni. Si tratta quindi di una costante decorativa.

L’utilizzo di animali e di statue per marcare il percorso proviene dall’Egitto, da dove i greci,

a metà del VII° secolo i greci traggono l’idea di circondare i limiti del territorio sacro da

sculture di animali, spesso leoni, e di animali. Nel santuario di Delo era altresì presente

anche un lato sacro, un’altra caratteristica dell’architettura templare egiziana, che i greci

cominciarono a conoscere dalla metà del VII secolo, con la fondazione da parte di poleis

micro-asiatiche di Naukphoris, una colonia commerciale sul delta del Nilo.

Dentro all’area santuale si trovava un monumento chiamato Oikos -casa- dei Nassii (590

a. C. ca) a funzione religiosa che aveva anche la funzione di ospitare le offerte che gli

abitanti di Naxos portavano al tempio. L’edificio è il più antico del complesso templare, è

piuttosto grande (più di 20m) ed è in gran parte in marmo (lo sono anche le tegole). Il

colonnato e l’ingresso sono rivolti verso ovest –il mare- ed era affiancato da una statua

colossale (elemento sempre riconducibile alla tradizione egiziana) che è identificabile dai

frammenti con Apollo, in quanto reggeva in origine, ne rimangono le tracce, un arco, che è

uno dei più diffusi attributi del dio. La statua è il tipico kouros con la gamba sinistra

avanzata e con le caratteristiche fisiche stilizzate.

L’ Oikos dei Nassii è tristilo (ha tre colonne sulla facciata di entrata), una caratteristica che

appare solo all’inizio dell’età arcaica e che viene presto abbandonata perché ciò comporta

la presenza di una fila di colonne che dividono a metà il naos.

IONIA: Samo

La Ionia era in antichità una zona molto ricca, con varie poleis greche sulla costa e altri

regni orientali indipendenti all’interno della regione che alla fine dell’età arcaica cadono

sotto il dominio persiano (la Lidia, fra le altre, che aveva come capitale Sardi e di cui uno

dei re fu Creso).

Il primo santuario di cui si ha conoscenze in Ionia è quello di Hera a Samo (580-540 a.C.),

un’isola dedita al commercio e particolarmente ricca e fiorente. Sono state ricostruite

diverse fase del santuario, che ha un’origine monumentale risalente al VII secolo a.C. In

linea di massima il primo Heraion di Samo, così come i primi templi monumentali, era

costituito da una via sacra che lo collegava alla città (i santuari infatti erano in genere ad

una certa distanza dal centro cittadino, e quelli dedicati ad alcune divinità –come Asclepio-

imponevano necessariamente una notevole distanza dal centro urbano) che in questo

caso è marcata da un propylon che ne marca l’inizio, una serie di portici che servivano a

proteggere i pellegrini in caso di pioggia e poi il fulcro religioso costituito dal tempio.

L’Heraion I è detto Hekatompedon (‘cento piedi’, ovvero 30m, che è la dimensione del

tempio) ed è risalente al VII° secolo, ma successivamente fu più volte ricostruito fino a

divenire gigantesco. I primi due architetti noti della storia, Rhoikos e Theodoros, furono

quindi incaricati di costruire l’Heraion III, il primo tempio colossale della Ionia e che diverrà

subito un modello imitato dalle città vicine.

Il tempio era diptero (forse non fu il primo), ottastilo (105x52 m), aveva più di 50 colonne

e il numero di colonne non era lo stesso sia di fronte che nel retro. Le colonne non erano

equidistanti, ma gli intercolunni laterali erano più stretto di quelli centrali; ciò comporta

anche un diametro differente delle colonne a seconda della posizione (quelle al centro

18x1,5 m, quelle ai lati avevano un diametro minore poiché dovevano sostenere un peso

minore). Tutto ciò presuppone un’organizzazione di cantiere definita nei minimi dettagli. La

cella è allineata alle terze colonne ai lati e alle terne colonne sulla fronte e sul retro.

L’immagine cultuale, sul fondo, doveva essere abbastanza antica e fatta in legno. Di

questo tempio è rimasto non molto, ma abbastanza per ricostruire la pianta. Il tempio era,

come voleva la tradizione, interamente stuccato e poi dipinto con colori vivaci (il rosso e il

blu erano molto usati, e molto probabilmente ogni parte doveva avere un suo colore

specifico).

Il tempio tuttavia non era un luogo di culto, bensì la casa del dio cui era dedicato; le

pratiche religiose, in genere erano sacrifici di animali, avvenivano al di fuori del tempio, su

un altare posto davanti all’entrata del tempio, e che costituisce una caratteristica fissa

dell’architettura greca. Il tipico altare ionico, e presente nel santuario di Samo, era a forma

di p-greco e composto da tre lati decorati e su un lato da una scalinata che permetteva al

sacerdote di accedere alla trapeza, il tavolo dove si compiva il sacrificio. Le carni degli

animali poi venivano divise.

Non sempre gli altari erano monumentali; ad Olimpia ad esempio questo era molto più

semplice. L’altare monumentale comunque mantiene la sua struttura fino all’Ellenismo, a

distanza di quattro secoli (il Grande Altare di Pergamo ne è un esempio). Nell’architettura

religiosa, molto spesso, le tipologie architettoniche e artistiche sono estremamente

conservative.

L’Heraion III è il primo grande tempio ionico, ed è reso possibile da un lato dalle grandi

disponibilità economiche di una polis che poteva permettersi un’iniziativa di questo tipo,

che durò decenni, dall’altro da un’organizzazione dei lavori di costruzioni molto rigorosa. In

questi cantieri dovevano esserci enormi spostamenti di materiali anche molto grandi.

L’Heraion di Rhoikos e Theodoros durò circa 40 anni, poiché fu costruito si un terreno

paludoso e un lato collassò su se stesso, così intorno al 535 fu costruito l’Heraion di

Policrate, il tiranno che aveva preso il potere nel 538.

L’Heraion IV mantenne la stessa struttura del tempio precedente, ma fu spostato di una

trentina di metri e fu ulteriormente ingigantito. Davanti al tempio principale vi era un piccolo

monoptero a pianta rettangolare costruito per conservare l’antichissimo simulacro di Hera

mentre veniva ricostruito il tempio.

Il tempio è largo 55,16 m e lungo 112,20 m, dimensioni che non vennero mai superate.

Come per l’Heraion III l’intercolunnio non è regolare e le colonne del lato orientale (otto, il

tempio infatti è ottastilo) sono in numero diverso da quelle del lato occidentale (il meno

importante, che ne ha nove). A colonna si arricchì con l’aggiunta dell’ anthemion, ovvero

una fascia floreale che avvolge il collo del fusto sotto il capitello. Erano presenti inoltre due

tipi diversi di capitelli, uno che ornava le colonne esterne e un altro tipo la peristasi interna.

Le colonne sono tutte alte 18,50m ma il diametro varia dai 2,05 al 1,65m.

Il tempio inoltre è trittilo, con tre file di colonne davanti e dietro e due file ai lati (la

copertura del tetto doveva quindi essere in marmo, altrimenti non si spiega il perché di

così tante colonne, nonostante il tempio sia gigantesco).

Mileto ed Efeso: il Didymaion e l’Artemision

Il tempio di Apollo a Didyma, presso Mileto, è costituito da una lunghissima via sacra

ornata da leoni di ispirazione egiziana (sono accovacciati con la testa che volge a destra)

che lo collega alla città. Il tempio, costruito attorno alla metà del VI° secolo, aveva una

preminente importanza politica in quanto santuario oracolare. Ad oggi si vede la

ricostruzione ellenistica dell’edificio sacro, ma essa è stata fatta sul ricalco del santuario

arcaico.

Il tempio non presenta novità sostanziali rispetto agli altri templi arcaici ma vi sono alcune

singolarità. Originariamente in loco era adorata una divinità aborigena, Didima, i cui

attributi erano l’alloro e una fonte d’acqua, entrambi elementi caratteristici anche del dio

Apollo, il cui culto infine subisce un processo di assimilazione con quello locale. La fonte

d’acqua e il boschetto di alloro vennero circondati da un sekòs, un recinto sacro entro il

quale venne collocato il sacello col simulacro del dio. In quanto dedicato ad un dio

oracolare il cuore del culto, dove venivano pronunciate le profezie, viene chiamato

adyton.

I leoni, oltre che nella via sacra, sono presenti anche nella trabeazione (nel fregio). Il

tempio era caratterizzato da un esteso uso del marmo e da un apparato figurativo

complesso, nonché da notevoli influenze orientali, in particolar modo dalla vicina Lidia e

dai più lontani regni degli Assiri (leoni del fregio) e degli Egizi (leoni della via sacra).

Un altro importante tempio della Ionia è l’Artemision di Efeso, la cui ricostruzione tardo

classica/ellenistica viene considerata una delle meraviglie del mondo secondo le liste

alessandrine.

Al tempio arcaico fu dato il fuoco nel 356 da un pastore di nome Erostrato, che motivò il

suo gesto con l’intenzione di ‘passare alla storia’(la leggenda vuole che fosse stato fatto la

notte della nascita di Alessandro Magno), e nel IV° secolo venne ricostruito.

Il tempio fu rinvenuto alla metà dell’800 da un archeologo inglese ed è attualmente sotto

missione austriaca, ma i resti sono pochissimi.

Il tempio era orientato verso ovest (in genere i templi greci sono orientati verso est), come

un altro tempio di Artemide in Lidia; era diptero e ionico e come il Didymaion aveva un

sekòs all’interno del quale era presente un baldacchino con l’antico simulacro

dell’Artemide Efesia, che presentava degli attributi riconducibili ad una dea della fertilità

(Artemide in ambito asiatico si ‘fonde’ spesso con delle divinità locali).

Plinio, nella su Naturalis Historia, dice che c’erano 36 columne caelate, con un rocchio

decorato a rilievo con scene processionali. È stata inoltre rinvenuta un’iscrizione con il

nome di Creso, il mitico re Lidio, che contribuì al suo finanziamento.

La statuaria arcaica

Durante l’arcaismo la statuaria è caratterizzata dalle figure del kouros e della kore.

KOUROS (pl. Kouros): giovane figura maschile stante con gamba sinistra avanzata, le

braccia aderenti ai fianchi, nuda con attributi (una cintura) presente solo nella prima età

arcaica; probabilmente è di origine cretese e si evolve pian piano verso il naturalismo. La

variante orientale era spesso vestita, ma non era apprezzata in madrepatria.

KORE (pl. Korai): giovane figura femminile stante o con figura avanzata, vestita, regge un

dono per la divinità (es. melograno, animale).

Il KOUROS ha quattro aree di diffusione:

Area Peloponnesiaca stile architettonico, muscolatura accentuata (Kelobis e Biton);

Area Ciclaica  visione linearistica, figure esili senza muscolatura accentuata,

decorativismo;

Area Attica  sono presenti influenze dalle due precedenti aree;

Area Ionica assenza di interesse per i dettagli anatomici e grande decorativismo.

Bronzetto di Delfi (meno di 20 cm di altezza): 630 ca.

• Gamba sinistra avanzata

• Braccia ai fianchi

• Nudo con spalle larghe

• Capigliatura alla KLAFT egiziana

• Cintura cretese

Testa di Dipylon (necropoli ateniese) 590 ca.

• Testa in marmo che faceva parte di una figura intera

• Grande decorativismo (capelli a perline, diadema, orecchie a voluta, occhi)

Kouros dell’Attica (new Yor, Metropolitan Museum)

• Rappresentazione frontale

• Ginocchia stilizzate e accentuate (‘rotula depellata’)

I gemelli: Kleobis e Biton (santuario di Apollo, dono da parte dell’Attica) 580/570, 1,97m

• ‘da (Poly)medes di Argo’

• In uno dei piedi si notano tracce di calzari (elemento che ricollega la statua al mito)

• La capigliatura è quella tipica dei kouros più antichi ( a perline)

• La resa anatomica è molto accentuata

• Forse le statue sono di due diverse maestranze

Il Kouros si evolve verso il naturalismo, e questo li rende ‘facilmente’ databili. Nel 480, con

l’inizio dell’epoca classica, la figura del kouros scompare

La KORE all’inizio presenta una tipologia omogenea: hanno i piedi uniti e sono vestire; in

concomitanza con la figura maschile del kouros anche la kore svanisce improvvisamente

nel 480.

Nikandre (da Delos), 2m compresa la base 680 a.C.

• Rinvenuta all’interno del santuario di Apollo a Delo, in realtà è un’offerta ad

Artemide

• Nikandre era una sacerdotessa del tempio di Apollo a Naxos

• In marmo di Naxos

• Era sicuramente dipinta

• Semplificazione delle forme

• Pettinatura egizia

Dama di Auxerre (Louvre)

• Unica kore non in marmo ma in calcare

• Braccio destro in un gesto interpretato come offerta alla divinità

• Pettinatura a trecce/perle

• Forma della testa triangolare

• Tracce di pittura sulla veste

KORAI e KOUROI DA SAMO

Testa di Kore dall’Heraion di Samo

• Frammento con collo e parte finale con quattro trecce per parte

• Inizio del VI° secolo

• Influsso delle Cicladi nella Ionia

• Minimo accenno di seno

Korai di Cheramyes da Samo (Parigi / Vathy -Samo / Berlino)

Parigi/Samo 560 ca:

• ‘Colonna’ con chitone sotto e mantello sopra reso tramite una serie di solchi di

forma differente (stoffa elastica), velo nella parte posteriore

• Assenza di interesse anatomico

• Dedicate da Cheramyes (Lidio?)

• Firmate lungo il velo (iscrizioni votive)

• Mano sinistra abrasa ma reggeva attributo (melograno, leprotto…)

• Il velo copriva la testa (non si vedono i capelli)

• 2m circa; si pensava fossero statue cultuali invece sono votive

• Velo (si pensava alla ‘Ierogamia’, la celebrazione del matrimonio sacro tra due

divinità, un’usanza orientale assunta dai greci)

• Mano che in trasparenza regge il velo (dettaglio tipico della zona ionica)

Berlino 550 ca:

• Firmata da Cheramyes

• Qualità migliore (o da un allievo?)

• Leprotto

Kouros di Leukios (Vathy)

• Iscrizione sulla coscia sinistra che lo indica come offerta votiva ad Apollo

• Rinvenuta in contesto necropoliare, anche se era della via sacra

‘Apollo’ di Mantiklos (Boston)

• È un kouros o una statua cultuale?

• Iscrizione sulla coscia (usanza tipica fino al medio arcaismo)

• Non c’è alcun interesse anatomico

Kouros di Isches/Iskys (Vathy)

• Gigantismo

• Iscrizione sulla coscia

• Stile ionico

• Sorriso arcaico

Gruppo di Gheneleos (santuario vicino all’Heraion)

• Rappresentazione di un’intera famiglia

• Base rettangolare in calcare sopra la quale sono poste 6 figure in marmo: la madre,

un kouros (il figlio piccolo?), tre korai rappresentanti le figlie maggiori, padre

‘abbondante’ sdraiato

• Firmato alla base: ‘Ci fece Gheneleos’

La madre è una figura femminile assisa in trono iscritto (c’è il suo nome: Phileia) e

forma un tutt’uno col trono, essendo una figura matronale e assisa non è una kore.

Il kouros rappresentate il figlioletto era vestito, mentre le figlie hanno delle lunghe

trecce e si riesce e percepire il movimento delle gambe sotto il vestito, mentre le

mani destre tendono le pieghe del chitone. Il padre è rappresentato disteso di lato,

‘abbondante e completamente vestito, secondo le tradizioni orientali.

Lungo la via sacra che collegava Mileto al Didymaion sono state ritrovate moltissime

statue votive, alcune in trono rappresentanti sacerdoti e sacerdotesse. Del Didymaion si

sa che fosse ‘gestito’ dalla famiglia dei Branchidai, genos particolarmente influente a

Mileto e che deteneva il controllo dell’oracolo in quanto strumento politico. I ‘TRONI’ (così

vengono chiamati) sono per la maggior parte a Londra e Berlino e le figure fanno un corpo

unico col trono, il simbolo del potere. Nella loro rappresentazione non c’è alcun interesse

anatomico e i piedi fuoriescono in modo innaturale. Sulla base del trono è iscritto in molti

casi sia il nome dell’autore che quello del replicante, e a volte le statue stesse si

proclamano ‘decima’ di Apollo in quanto offerta al dio (si tratta dell’autocelebrazione della

famiglia). Le figure erano tutte incoronate e sono datate dalla metà del VI° secolo all’inizio

del V° e si tratta di una tipologia statuaria commemorativa. A fianco delle figure umane vi

sono delle statue di leoni della fine del VII° secolo di ispirazione egiziana. I leoni sono però

ritratti in modo più realistico rispetto alle figure umane e i nomi degli offerenti sono riportati

sulla base o sulla groppa; non tutti però sono votivi, alcuni sono leoni funerari.

La scultura in area ionica, rispetto alle altre aree del mondo greco, ha la caratteristica di

essere maggiormente influenza dal mondo orientale ed egiziano. La Ionia arcaica collassa

alla fine del VI° secolo, quando la Persia prende progressivamente il controllo della zona,

e comincia a riprendersi solo tra la fine del V° secolo e l’inizio del VI°, ovvero con l’età

Ellenistica.

Attica: Atene

La ricchezza di Atene era basata sugli stessi fattori di quella di Samo: artigianato e

commercio. Atene era famosa fin dall’età geometrica per la produzione vascolare che

continuò per tutta la sua storia e che venne esportata in tutto il mediterraneo. La

produzione vascolare è estremamente redditizia, poiché l’argilla era facile da reperire e il

resto era costituito dalla tecnica dei vasari.

L’aristocrazia ateniese era estremamente legata ai propri privilegi, mente la classe

commerciale era estremamente dinamica. Questa contrapposizione tra questi due gruppi

sociali influisce sulla salita al potere di Pisistrato, che fu il protagonista della vita politica

ateniese medio arcaica, per una quarantina d’anni. Egli nasce attorno al 600 e si distinse

già in giovinezza per azioni militari, mente nel 566 fu tra i promotori di una revisione del

culto della divinità poliade, Atene, con la istituzione delle Grandi Panatee, una festa

religiosa in cui, ogni quattro anni, si svolgevano degli agoni e dei riti che culminavano

nella consegna alla dea dalla parte di tutta la popolazione di un peplo tessuto dalle giovani

aristocratiche ateniesi e che veniva consegnato dalla sacerdotessa idealmente ad Atena

stessa (la scena del fregio del Partenone).

Nel 566 si ridisegnano le forme del culto e pochi anni più tardi Pisistrato prende il potere,

trasferendolo alla sua morte ai figli Ippia e Ipparco. Il primo fu ucciso mentre il secondo fu

esiliato nel 510, quando tradizionalmente si fa iniziare la democrazia ateniese, e con essa

l’età classica. Pisistrato e i Pisistrati dominano la vita della città per quasi 50 anni. Il

culmine dell’attività di Pisistrato è costituito dall’Acropoli, zona che in epoca micenea era

formata da una costruzione militare ma su cui successivamente fu posto il centro cultuale

della città.

L’Acropoli è un rialzo scosceso, in parte artificiale, di circa 70-80 m sulla piana circostante.

Il lato OVEST è sempre stato quello più accessibile, e difatti è lì che fu posizionata la

rampa di accesso, che in età arcaica non aveva gradini, cosa che semplificava il

passaggio dei carri e degli animali scarificali durante le Grandi Panatenee. All’estremità

della rampa di accesso vi sono i PROPILEI, che marcano l’inizio dell’area sacra. Alla

destra dei propilei venne costruito il tempio di ATENA-NIKE (Atena Vittoriosa), il cui spazio

in epoca micenea era costituito da una torretta di controllo. Sul bastione sono state

ricostruiti a più riprese diversi monumenti, l’ultimo dei quali nel 480, ovvero l’ultimo tempio

di Atena Nike, ancora presente sull’Acropoli, e che fu, significamente, il primo monumento

restaurato dai greci dopo l’indipendenza dall’Impero Ottomano.

Un altro dei monumento più antichi dell’Acropoli è l’Eretteo, un tempio dedicato a vari eroi

mitici e divinità e che a causa di ciò presenta un agglomerato di diversi stili architettonici.

Il pre-partenone, ovvero il tempio dedicato ad Athena Parthenos che in età arcaica si

trovava al posto dell’attuale Partenone e fu distrutto mentre era ancora in costruzione nel

480, a dieci anni dall’inizio del cantiere, quando i Persiani, prima delle battaglie di Platea e

Salamina, devastarono la città e anche l’Acropoli. Alla fine dell’800 durante gli scavi

archeologici furono rinvenuti dei riempimenti post-persiani. All’interno di quella che viene

chiamata ‘colmata persiana’ sono state rinvenute un’enorme quantità di offerte votive, e in

particolare molte KORE votive.

Il pre-partenone viene chiamato anche Hekatonpedon e aveva una forma molto allungata

(42mx21m). Era un tempio dorico, periptero ed esastilo con due frontoni in poros, in

seguito stuccati e dipinti. Il frontone OVEST, l’unico superstite, era formato da tre elementi:

il gruppo centrale (due leoni che attaccano un toro) e ai lati due episodi mitologici. A

sinistra vi è la scena di Heracle che lotta contro un’entità maligna, mentre a destra c’è il

‘Barbablu’, un mostro tricorpore con la barba dipinta di blu che lotta contro un

personaggio impegnato nella corsa in ginocchio.

Già solo l’impostazione delle figure nel frontone lo fa risalire allo stile frontonale del medio

arcaismo, dove il gruppo centrale e quelli laterali hanno scale diverse, e ai lati vengono

spesso rappresentate figure munite di coda. Questi elementi cambieranno durante il tardo

arcaismo, quando verranno rappresentate scene di battaglia in scala e negli angoli dei

guerrieri morti.

Il gruppo centrale (due leoni che attaccano un toro) non rappresenta affatto un unicum

iconografico, in quanto le lotte tra belve sono ricorrenti nei frontoni arcaici, e in particolar

modo i leoni sono usati come figure apotropaiche (che proteggono dal male). La presenza

di una raffigurazione apotropaiche in un tempio potrebbe però apparire strana, in quanto

già le divinità posseggono questa caratteristica. D’altronde spesso le lotte tra belve sono

collegate alla dea Atena , e vi è una particolare connessione con il leone in età arcaica.

Il Barbablù invece è un unicum iconografico. È un mostro tricorpore con code di leone

attorcigliate, ma non si tratta di un’entità marina. Si è ipotizzato che possa essere

Tifone/Tifeo, un essere primordiale figlio di Gea e Tartaro legato alle prime generazioni di

dèi greci che lottò contro Zeus e fu infine annientato dalla sua folgore. Se questo fosse

vero la figura maschile impegnata nella corsa in ginocchio sarebbe identificabile proprio

con Zeus.

Alla sinistra del gruppo centrale Heracle tenta di bloccare un essere marino, secondo

alcuni una divinità marina precedente a Poseidon, ovvero Nereo. Secondo alcuni in questo

modo Pisistrato volle celebrare la sua impresa nella battaglia contro Megara per il controllo

di Salamina.

A differenza dei frontoni classici in quelli arcaici il tema non è unitario, ma è presente un

tema generale che lega i tre gruppi, in questo caso quello della natura (i mostri) sconfitta o

imbrigliata dall’uomo (Zeus/Heracle).

I capitelli –dorici- dell’Hekatonpedon erano molto espansi (segno tipico dell’epoca arcaica)

e il soffitto della cella era dipinto di azzurro con degli uccellini svolazzanti.

Il lato SUD dell’Acropoli in origine diradava, e quindi, fin dall’età micenea fu oggetto di

diversi interventi con costruzione di muri di cui l’ultimo formò una spianata profonda circa

20m.

In linea di massima l’Atene medio arcaica è caratterizzata da una notevole fioritura

culturale e ricchezza, e l’arte è indipendente dal tipo di governo. La figura del tiranno

promuoveva le grandi realizzazioni monumentali e il commercio. La scultura arcaica

ateniese è rimasta ignota fino alla fine dell’800, quando durante gli scavi dell’Acropoli e il

rinvenimento dei depositi di sculture con frammenti di età arcaica (ora si trovano al museo

dell’Acropoli).

Tra le altre statue fu trovato il Moschophoros (‘portatore di vitello’), che ha alcuni degli

aspetti dei kouros (la gamba sinistra avanzata) ma è vestito con un mantello e le braccia


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Archeologia e storia dell'arte greca per l’esame del professor Sperti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Periodo Arcaico, Periodo Classico, Periodo Ellenistico
Il corso è concentrato sui monumenti più importanti e le forme d'arte che più hanno caratterizzato la cultura greca, dall'arcaismo fino all'ellenismo, e che poi avranno grande influenza sulla cultura romana, specialmente nel periodo augusteo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nallasxh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Sperti Luigi.

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