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Geografia: Lezione 5 Marzo

La geografia è una disciplina che studia le relazioni spaziali, i rapporti tra essere umano e ambiente. È una disciplina spaziale che descrive gli eventi che prendono forma nello spazio. Quindi vi è un ordine spaziale. Anche l'architettura e l'urbanistica sono saperi spaziali. La prospettiva per la geografia è descrittiva. Bisogna capire i problemi del territorio. Il legame tra discipline diverse è dato dalla dimensione spaziale. Il progetto di un luogo deve essere contestualizzato, cioè definire il contesto territoriale. Inoltre, il progettista deve avere sensibilità storica.

La contestualizzazione del progetto implica comprendere come sono cresciuti i contesti. Lo spazio dove termina? Sorge quindi il problema di capire le relazioni che legano tra loro i diversi spazi. Ciò che capita in un luogo è dovuto a quello che vi è dentro e alle relazioni con il resto. Quando si descrive una piazza, si fa una lettura sintetica che si appoggia su letture analitiche. Si costruiscono quindi relazioni tra i diversi aspetti. È difficile fare una relazione approfondita di un luogo. Quindi non si studieranno le caratteristiche specifiche degli aspetti ma si assume dalle altre discipline per creare relazioni. La popolazione non è un dato geografico ma lo è la relazione di essa con altri aspetti.

Relazione tra fatti, cose e soggetti. Nel corso del XX secolo, la percentuale della popolazione urbana è aumentata in maniera esponenziale, il mondo è fondamentalmente urbano e sembra destinato ad esserlo sempre di più. Certo la percentuale della popolazione urbana varia da regione a regione, le città non sono le stesse nelle diverse parti del mondo e i processi di inurbamento non significano ovunque la stessa cosa. Comunque, il XXI secolo viene chiamato il secolo delle città. Si tratta di una crescita particolare accentuata in Asia e in Africa, ovvero quei territori meno urbanizzati, ma anche l'Europa non si sottrae alla crescita urbana. La cosa negativa è che ormai 1/4 del territorio dell'Unione Europea è ormai urbanizzato e il consumo di suolo è destinato a crescere progressivamente. Tendono a nascere così dei problemi e aspetti critici di tipo ambientale, sociale, spaziale.

Le città sono straordinari amplificatori di fenomeni, processi, sentimenti, idee, tendenze, ma anche mondi eccezionalmente complessi. Secondo Ulf Hannerz, la città è il luogo privilegiato della serendipity, cioè del trovare per caso una cosa mentre se ne cerca un’altra. Questa scaturisce quindi dalle interazioni fra i fenomeni e i soggetti che fanno la città ed è alla radice di formazione di nuove idee. Lo scopo è quindi quello di chiarire il ruolo che la città svolge come matrice di nuove idee e nuove forme, aprendo le porte della scoperta e dell’inatteso.

La geografia come scienza sociale

  • Rapporto con contesto (soggetti e oggetti) territoriale
  • Descrive il territorio mettendo in relazione il luogo con l’esterno. Flussi di relazione.
  • Usare le conoscenze di altre discipline, interrogarle.

La geografia descrive le certezze. Ma il senso di queste certezze cambia, il rapporto con le altre cose cambia. Ha anche a che fare con l’idea del cambiamento. Immaginazione geografica = immaginare nuove relazioni. La descrizione geografica usa diversi codici comunicativi. La descrizione può essere scritta, usare le immagini o i numeri. Uso consapevole dei codici linguistici.

La descrizione geografica si compone di tre livelli:

  • Enumerativo: dire cosa c’è in una piazza
  • Relazionale: costruire relazioni
  • Interpretativo: significato assunto da queste relazioni, ad esempio analizzare la situazione socioeconomica del paese.

Si devono fare delle scelte, che devono rispondere a criteri di pertinenza, ovvero rispetto all’obiettivo che ci poniamo. Di ogni luogo possono essere descritte tante geografie, più si è precisi rispetto all’obiettivo più si può selezionare le relazioni che ci fanno capire qualcosa di questo luogo.

Relazioni geografiche

Le relazioni geografiche sono di due tipi:

  • Orizzontali: relazioni spaziali che occupano un luogo diverso sulla Terra. Es: montagna e città-flussi pendolari.
  • Verticali: relazioni tra cose che occupano la stessa posizione. Es : centri di sommità.

Teoria determinista: quello che accade in un luogo determina le caratteristiche del luogo stesso. Es: quartieri periferici, nazismo. Se si riesce a combinare insieme orizzontale e verticale si può evitare l’astrattezza e evitare il determinismo. La descrizione quindi deve tenere insieme la serie di cose.

Lezione 7 Marzo: La città

La geografia descrive e implica delle scelte. Non esiste una descrizione completa di uno spazio così complicato e complesso come la città. La geografia descrive e l’architetto progetta. Quindi dobbiamo capire gli strumenti per capire la città in cui si inseriscono i nostri progetti. Quindi si parlerà della città come spazi. Ciò che c’è dentro una città non è indifferente. Gli attori che si muovono nella città sono diversi; quelli che decidono delle trasformazioni nella città; alcuni che hanno interesse di tipo economico; alcuni che sono cittadini; ognuno ha interessi e bisogni, diversi. La città è un insieme di attori portatori di bisogni e interessi diversi. Un progetto di trasformazione urbana non può andare bene per tutti. Ci sono ragioni quantitative e qualitative.

La prima è che è importante parlare di città perché raccoglie più della metà della popolazione. La quantità della popolazione urbana aumenta in modo esponenziale. All’inizio dell’800 solo il 2% viveva nella città. 100 anni dopo il 10%. Nel corso del 900 si ha una crescita esponenziale. Attualmente il 50% della popolazione. Nel 2050 il 75% probabilmente vivrà nella città. Non dappertutto le città aumentano di popolazione nello stesso modo. Crescita maggiore di popolazione urbana in Asia e Africa, nonostante siano i meno urbanizzati. Nell’America circa 80%. In Europa l’80%. Indicatore però molto grossolano, che ci dà però tendenze generali. Il 2009 rappresenta il momento in cui la popolazione residente nelle città ha superato quella che vive nelle campagne. Ogni giorno la popolazione urbana aumenta.

Il problema che pone è: come si fa a dire quale popolazione è urbana e quale no? Un’ipotesi è prendere la delimitazione istituzionale (comune di Torino, Roma, Napoli, queste sono città). In Europa la popolazione urbana non sta aumentando, è più o meno stabile la quantità di popolazione nella città, però si ha un’estensione dello spazio urbano. Si continua a costruire, aprendo una serie di problemi seri (consumo di suolo, aumento della mobilità). Quindi aumento della popolazione che vive nelle città soprattutto nelle aree del mondo che sono meno urbanizzate, ma nelle aree che sono più storicamente urbanizzate c’è un’estensione dello spazio urbanizzato.

L’aumento della mobilità prevede un aumento delle infrastrutture di trasporto. La città Europea è un po’ il paradigma per studiare la città in tutto il mondo. Le città hanno infatti una grande matrice eurocentrica. Uno studioso importante di città, Bernardo Secchi, un urbanista architetto, nel 2005 scrive la città del ventesimo secolo in cui scrive che il 900 è un periodo sostanziale per capire la città. L’aumento della popolazione in Europa è molto collegato a un processo che è la rivoluzione industriale 800tesca che guida in modo sostanziale la crescita della città europea nel corso del 900.

A un certo punto il processo cambia, non c’è più la crescita quantitativa, ma cambiano negli anni 70 del 900, perché cambiano le dinamiche economiche, che hanno una rilevanza straordinaria nelle urbanizzazione. Uno dei dati sostanziali che cambia è la rivoluzione tecnologica (facilità collegamenti a distanza). Quindi interpretazione della città europea in modo diverso, una sorte di ‘morte della città’. Cambia quindi la forma degli insediamenti, che si estende, diventa una città diffusa sul territorio.

Quindi processi di urbanizzazione a scala mondiale: aumento della popolazione urbana differente nelle diverse parti del mondo. Gli studi della città nascono dagli studi della città europea. La città diventa oggetto di studi sistematici con la rivoluzione industriale. Nel resto del mondo i processi di urbanizzazione proseguono, come ad esempio molto in Cina e in India (nuovi paesi di industrializzazione) non paragonabili però con l’Africa, sempre in crescita urbanistica, ma differenti crescite. Harvey e la compressione spazio/temporale afferma che: lo spazio sembra diventato più piccolo per la rete di trasporti e la velocità estrema dei processi di trasformazione, ovvero il tempo sembra ridursi.

In Africa non abbiamo una base economica, ma aumenta la popolazione perché c’è una diminuzione del valore economico della produzione agricola. L’agricoltura di sussistenza quando viene messa ai margini, allora viene a mancare la base di sostentamento della popolazione rurale in Africa; questi abitanti saranno costretti ad andare in città. Quindi crisi del modello economico tradizionale rurale e migrazione. Anche i conflitti locali in Africa fanno aumentare la popolazione urbana.

Il problema delle città non deriva solo dal peso quantitativo dell’urbanizzazione. Tradizionalmente nelle città da sempre c’è il ruolo di centralità dell’urbano. L’andare nel centro ha da sempre un valore. Idea di aumentare le possibilità. Questo ruolo di centralità politica, economica, simbolica, sociale, culturale, dell’urbano. Capire come si organizza la centralità urbana attuale. Quindi abbiamo una ragione quantitativa e una qualitativa (la città è tradizionalmente il luogo della centralità). Cosa da questo ruolo di centralità?

Uno studioso svedese Hannerz ha scritto ‘esplorare la città’: perché la città mantiene questo ruolo di centralità in diverse parti del mondo e nel corso del tempo? Lo fa perché è il luogo privilegiato della serendipity. Deriva da una leggenda la cui sostanza sarebbe che ‘trovare per caso una cosa mentre se ne cerca un’altra’. La città è il luogo della innovazione continua. L’interazione non programmata e non programmabile della città fa emergere sempre di più nuove possibilità. Luogo in cui sembra essere tutto possibile. Luogo delle aperture, è la matrice delle novità. Questo comporta che dobbiamo essere pronti all’inatteso, perché magari c’è sempre qualcosa che ci sfugge.

Quindi ci concentriamo sulla città industriale che determina una trasformazione velocissima da cosa erano prima le città. Partiamo dalla città industriale perché da lì si costruisce la città sistematica, e poi non possiamo capire la città contemporanea se non la mettiamo in relazione con la città industriale. Le teorie e i concetti definiti permettono di capire cos’è la città europea industriale fino agli anni 70. Superamento dei teorie generali. È però necessario chiarire le categorie con le quali la geografia urbana interpreta la città come concentrazione di popolazione:

  • Urbanesimo: pone maggiore attenzione sugli aspetti sociali della vita urbana, cioè i modi di vita degli abitanti della città.
  • Inurbamento: evidenzia il fenomeno della mobilità di gruppi consistenti di persone dalle campagne ai grandi centri abitati.
  • Urbanizzazione: descrive i processi di crescita della popolazione urbana e la conseguente espansione fisica degli insediamenti urbani.

Per quanto riguarda l’urbanizzazione, i processi avvengono per saldo naturale (nascono più persone di quelle che muoiono) e saldo migratorio. Il rapporto tra i due non è stabile, ci sono luoghi in cui il processo di urbanizzazione è caratterizzato dal saldo naturale e alcuni in cui dal saldo migratorio. È opportuno tener conto della molteplicità dei modi attraverso i quali definire la città e descrivere la varietà delle forme di espansione urbana. La diversità dei criteri adottati nei singoli paesi per identificare un agglomerato urbano fa risaltare la loro estrema eterogeneità. Va inoltre ricordato che la soglia minima per la definizione di un centro urbano può variarenotevolmente da paese a paese.

Per esempio l’Italia fissa questa soglia a 10000 abitanti mentre l’Etiopia si ferma a 2000 e l’Islanda a 200. Vari fattori influenzano la dinamica demografica in ragione della forza attrattiva espressa dalle città: il variare delle opportunità occupazionali, l’effetto delle politiche locali o il miglioramento delle condizioni di vita. Ad esempio, la recente urbanizzazione di molte città dell’Asia è legata all’aumento delle relazioni che questi territori intrattengono con l’economia globale. In altri casi, invece, perché si garantiscono migliori condizioni di vita nelle città rispetto alle campagne. Anche l’inflazione urbana influenza in modo rilevante gli scenari geopolitici e i rapporti economici e culturali fra i diversi stati.

Crescita e sviluppo

La crescita è un processo quantitativo che riguarda variabili economiche (es. PIL), mentre lo sviluppo è un processo qualitativo che tiene insieme le variabili ambientali. Per il PIL, più che parlare di crescita si parla di sviluppo in cui si ha un aumento economico e una valutazione di tipo ambientale. L’indicatore di sviluppo umano (HDI o ISU) è un indicatore che tiene conto del PIL, il tasso di alfabetizzazione degli adulti e la speranza di vita alla nascita. È una semplificazione. Mette in evidenza come ci può essere un aumento del PIL, ma se il tasso di alfabetizzazione diminuisce, ho un problema.

Il concetto di sviluppo sostenibile viene sistematizzato in un rapporto reso pubblico nel rapporto "Our Common Future" del 1987, che dice che lo sviluppo sostenibile deve garantire i bisogni del presente senza compromettere i bisogni delle generazioni future. Lo sviluppo risponde a dei bisogni. Bisogna pensare al tempo lungo, alle generazioni future. Le cose che si fanno avranno effetti anche nel tempo lungo. I bisogni più deboli in assoluto sono quelli delle generazioni future, questo genera un grande livello di responsabilità. Il rapporto tra crescita urbana e crescita demografica si presenta ancora oggi in modo molto diverso tra le città del Nord del mondo (più ricche) e quelle del sud (più povere). Mentre nel 1959 nei paesi più sviluppati la popolazione urbana e quella rurale erano equivalenti, nei paesi meno sviluppati questa proporzione potrebbe essere raggiunta intorno al 2020.

Secondo delle stime, la popolazione urbana mondiale dovrebbe superare i 6 miliardi nel 2050 ma con un incremento dell’84% dovuto ai paesi meno sviluppati, mentre le regioni più sviluppate dovrebbero aumentare in misura inferiore. Ora i continenti più urbanizzati sono ancora quelli che lo erano storicamente, tuttavia l’Asia e l’Africa paiono avviate ad approssimarsi ai livelli di urbanizzazione dei continenti più ricchi. Bairoch individua dei fenomeni che hanno accelerato in maniera decisiva l’urbanizzazione dei paesi poveri, come ad esempio le politiche di industrializzazione che hanno accelerato l’offerta dei posti di lavoro nel settore industriale; le autorità coloniali hanno contrastato gli spostamenti verso le città e gli Stati indipendenti hanno soppresso o ridotto le misure di contrasto all’immigrazione urbana; la balcanizzazione di alcuni imperi coloniali ha favorito l’urbanizzazione con la creazione di nuove capitali politiche e amministrative; infine, in molte regioni i conflitti politici hanno determinato movimenti di rifugiati che hanno gonfiato massicciamente la popolazione di alcune città.

Lo studio delle dinamiche urbane non consente di costruire un’univoca storia dell’urbanizzazione, se non per contesti nazionali o regionali; possiamo però individuare alcuni tratti comuni, alcune condizioni territoriali assimilabili tra loro, che ci permettono di delineare un approccio comparativo. Un esempio è la dimensione demografica e rimanda alla tradizionale modalità di classificazione delle città a partire dal numero di abitanti; si definiscono quindi delle soglie che distinguono insiemi di città unicamente in termini di classi demografiche, ma che possono utilizzare anche altri parametri come la densità di popolazione o le classi di età.

Quindi, pur avendo differenziazioni a scala globale, abbiamo tendenze generali:

  • Una è lo spostamento dell’asse dell’urbanizzazione verso i paesi in via di sviluppo. Stanno aumentando anche in numero e in quantità di popolazione le megacittà, gli agglomerati urbani con più di 10 milioni di persone. Il numero delle megacittà è particolarmente rilevante in Asia e Africa. Uso molto selettivo degli spazi urbani, ovvero ci sono delle porzioni di città che posso riconoscere in ogni parte del mondo, in cui si concentra la centralità urbana.
  • Nel 1975 solo tre città al mondo (New York, Tokyo e Città del Messico) avevano una popolazione maggiore di 10 milioni di abitanti. Da allora il numero delle megacittà e degli abitanti all’interno è aumentato.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

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