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Le tradizioni religiose:

- il contesto particolare, una tradizione orale e la sua codificazione scritta (la religione è

orale),

- la documentazione di norme proclamate e richieste con maggiore o minore forza (ad

esempio Hammurabi e il decalogo), si prevendono delle sanzioni molte volte sono appelli

alla morale (non fare questo) altre volte invece viene detto non fare questo sennò ti succede

questo, la norma che controlla, nasce un’idea di legge con corrispettivo di punizione così da

essere rispettata

- la produzione di un insieme di osservazioni sapienziali (come si comporta una persona

saggia? I libri sapienziali propongono una visione dell’uomo delle sue relazioni, della vita e

indicano un comportamento che dentro questa situazione sia un rapporto giusto con Dio)

- la tradizione sapienziale è anche più connotata culturalmente

la tradizione omerica (VIII sec. A.c.):

da qui nasce la filosofia :

- l’ordine del mondo è giustizia (dikè): chi si conforma ad esso è buono (agathos), chi si

ribella vive nell’hybris. l’ordine è giustizia e c’è giustizia quando c’è ordine, chi vive bene

quest’ordine? Chi si adegua (agathos)

- solo il primo vive nella virtù/eccellenza (aratè). La virtù è quando uno è superiore agli altri

perché è buono quindi quando sa rispettare la legge.

La sofistica (V sec. A.c.):

emerge una domanda dell’etica, il problema filosofico è alzato dal problema del tempo, la sofistica

parte dalla polis dalla città dal luogo in cui si vive invece gli altri partivano dall’arkè, dalla natura…

atene si sta aprendo al mondo, è proiettata nei commerci si incomincia a vedere che gli altri si

comportano diversamente dai greci:

- la cultura come problema: il sorgere della domanda etica. Le culture quando si incontrano

provocano problemi etici

- la cultura come soluzione del problema etico. È dentro l’ambito culturale che si trova la

risposta al problema etico per la sofistica non c’è altra soluzione, se sei dentro la tua cultura

è giusto che coltivi le risposte etiche della tua cultura. Non si può fare un trasporto perché

dentro la cultura si comprende l’etica al di fuori no (relativismo).

- Il risvolto educativo (cultura-paideia) e l’esaltazione di retorica ed eristica. La retorica serve

a persuadere l’altro, non serve comprendere dov’è il vero cosa sia il bene quanto piuttosto

convincere l’altro che ciò che dico è vero, l’eristica è il processo con cui viene trasmesso il

processo metodologico della retorica. Si corrompono i costumi

Socrate (469-399 a.c.)

- la felicità (eudaimonia): dalla conoscenza (episteme) all’unica virtù, la sapienza (sophia)

- la vera conoscenza riguarda sé; di qui il ruolo specifico dell’anima. L’anima è chiamata a

fare esercizio su di sé per conoscere cosa è l’uomo, come io mi comporto e come posso

vivere in maniera corretta la mia esistenza, per far si che i vizi non sovrastino

- l’”assenza” della volontà, se ti comporti male nella vita è perché non ti conosci se ti conosci

davvero allora ti comporti bene

Platone (427-347 a.c.):

- la giustizia come obiettivo personale e sociale (dell’anima e della città) la giustizia vale per

il singolo che per il gruppo sociale, c’è un rispecchiamento specifico tra l’anima e la città,

l’anima deve essere organizzata secondo chiari precisi anche la città, ci deve essere un

gruppo che sia in grado di governare e ci deve essere un gruppo che obbedisca.

- L’articolazione delle virtù: sapienza (sophia), coraggio (thymos) e temperanza (sophrosyne):

Per Socrate la virtù sono diverse a partire dalle diverse anime che l’uomo ha e dalla città,

l’anima razionale è superiore a tutto e la virtù è la saggezza la sophia. La volontà può essere

buona o cattiva ma è diversa dalla ragione, posso pensare bene ma comportarmi male perché

il mio pensiero non segue la mia ragione, la temperanza è l’anima concubiscibile è legata al

corpo e ai bisogni del corpo, è supina nei confronti del corpo, serve quindi la temperanza

cioè attutire gli eccessi del patos.

- Al vertice il bene, riletto ed enfatizzato nella tradizione successiva. Ciò che muove la

volontà degli uomini è il bene, per Platone è quella idea particolare che illumina tutte le altre

idee (il bene è il sole nel mito della caverna), il bene ha un primato oggettivo,

indipendentemente dall’uomo dalla sua intuizione, e diverrà l’elemento oggettivo (Plotino)

- La reminescenza e le idee (valori), le idee sono arrivate a identificare tutte le cose ma tutto è

partito dalla matematica dalla geometria (astratto) e dall’etica, devo avere una idea astratta

pulita non ingombrata dalla storia che mi permetta di fare un giudizio pertinente attraverso

un confronto la dottrina delle idee nasce da questo contesto, come faccio a dire questo è

bene e questo è male? Devo avere un’idea distaccata dalla storia così da poter fare un

confronto. C’è un mondo oggettivo indipendente dall’uomo ched serve a fare un confronto

con l’esistenza umana.

- Il distacco dalle passioni (e dalla materia): fuga dal mondo e dal corpo.

Aristotele (384-322 a.c.)

- la saggezza pratica (phronesis) e il sapere (dialettico): l’etica è un sapere pratico deve

rispondere a un comportamento dell’esistenza umana dentro il quale bisogna scoprire ciò

che c’è da fare, abbiamo bisogno di una intelligenza diversa rispetto a quella astratta.

- La riflessione sull’agire umano è sviluppata nell’etica e nella politica (l’etica è “integrata”

nella politica).

L’etica:

- l’etica è ricercata della vita buona nella sua interezza (dimensioni, personali, intellettive

ecc...),

- il compimento sta nella città,luogo di realizzazione (ed educazione) della vita buona. Lo

stato deve educare secondo i principi della vita buona.

- La vita buona è determinata dal fine supremo, il bene dell’uomo, la felicità

(eudaimonia:realizzazione di se in una vita compiuta, da pensare in analogia con

l’entelecheia). Tutti cerchiamo la felicità e tutti nello stesso modo perché siamo tutti uomini,

essere felici allora vuol dire vivere la virtù, essere in pace con gli altri ecc…per questo

motivo le etiche che somigliano a quelle di Aristotele che si prefiggono l’obiettivo di felicità

vengono chiamate eudaimonismo. L’opposto di Aristotele è kant che dice l’etica è dovere.

La felicità

- la felicità si differenzia dalla fortuna, gli onori, il piacere, la ricchezza

- l’uomo è felice quando realizza se stesso, cioè la propria ragione (vivendo le virtù

dianoetiche); insieme, quando da un orientamento razionale a desideri e sensazioni (cioè

vivendo le virtù etiche) per Aristotele le virtù sono 2 della ragione (dianoetiche) e del

comportamento (etiche) perché per vivere la felicità ci vogliono entrambe sia la ragione sia

il comportamento. Quando viviamo la felicità quando abbiamo beni esteriori, la gioia dello

stare bene ma anche le due virtù.

- La virtù, con i beni esteriori, porta alla felicità (non è dunque sufficiente ma necessaria per

ottenere la felicità) La felicità non c’è da soli si raggiunge assieme agli altri sennò non è

felicità quindi per essere felici è necessaria la virtù ma non basta, l’uomo felice è l’uomo

virtuoso in pace con gli altri (per Aristotele)

- La virtù è stile consolidato derivante dalla ripetizione di gesti virtuosi

Le virtù

- le virtù etiche del comportamento (giustizia è la virtù cardine del comportamento) per

Aristotele è la virtù del giusto mezzo quando devi prendere in considerazione cosa devi fare

prendi gli estremi e scegli la via di mezzo perché gli estremi sono male invece la via di

mezzo ti fa essere saggio, il coraggio è il giusto mezzo tra la viltà e temerarietà. Dimostrano

che è possibile per l’uomo dirigere in modo razionale anche le facoltà irrazionali dell’anima.

La virtù è una hèxis (disposizione, possesso,abitudine) in base alla quale ci comportiamo

bene in presenza della passione (pathos).

- Le virtù dianoetiche sono frutto di apprendimento sono due: sapienza (sophia) è una

conoscenza, saggezza (phronesis) capacità di guardare dentro la situazione x scoprire cosa

fare in quella circostanza

- Questa ultima è una virtù pratica, grazie alla quale il singolo nella situazione concreta

determina il giusto mezzo delle virtù etiche.

- La buina scelta è data dalla convergenza di ragione e virtù etiche. A loro volta le virtù

possedute stabilmente dall’individuo (che così porta a compimento le predisposizioni

naturali) sono determinate dall’abitudine (ethismos).

- La consuetudine della polis agevola ed educa alla virtù, il carattere dell’agente. Per

Aristotele impari ad essere giusto e sei sostenuto soltanto se c’è un insieme che ti sostiene

che si da da fare per alimentare al tuo interno la tua virtù.

- Il confronto con platone: l’etica è scienza pratica (non contemplativa); il bene ha molteplici

significati. Non è una unica cosa

La filosofia ellenistica:

trattati generalik:

- l’etica assume grande rilievo per l’assenza di interesse per la metafisica e la gnoseologia

- è assente il riferimento alla città: scompare la teoria politica, ci si rifugia nel privato

(desiderio di trovare uno spazio privato senza elementi speculativi) la filosofia sarà meno

politica e ci sarà una divisione tra etica e politica.

- Il sincretismo e un diffuso velato scetticismo il sincretismo è il convergere di religioni e

teorie che hanno poco da spartire tra loro ma che unite riportano a decisioni del mondo di

carattere personale. Lo scetticismo è una corrente di pensiero che vive di 3 tempi particolari:

parte con pirrone viene su con l’accademia però è anche una mentalità che si diffonde in

questo mondo senza una vera e propria teoria diventa una mentalità condivisa da tutti, però

relativizza il pensiero (chissà se conosciamo davvero la verità forse abbiamo solo opinioni

l’unica verità è che non ci sono verità) diventa una mentalità comune, due correnti di

pensiero di questo periodo:

Epicureo (341-270 a.c.):

- la filosofia è un quadruplice farmaco che ci libera dalle paure degli dei (gli dei sono

minacciosi, capricciosi non si sa mai ciò che chiedono), della morte (il detto di epicureo è

non bisogna avere paura di essa perché quando ci siamo noi non c’è lei) dell’assenza di

felicità (siamo fatti per la felicità però abbiamo il sospetto di non farcela, non riusciamo a

raggiungerla) del dolore (temo di dover soffrire che mi fa male fisicamente).

- La felicità si raggiunge con il piacere (hedonè) “ principio e fine del vivere felicemente”, per

epicureo il piacere è solo il vivere felice e non quello che dice l’hedoismo cioè eccesso

quindi per epicureo il piacere si divide in due:

- Il piacere è appagamento, assenza di movimento: la felicità è descritta dunque in negativo. Il

piacere per epicureo è descritto in negativo “è l’assenza di..” quindi dividiamo in:

- Piaceri del corpo: al vertice l’assenza di dolore (aponia) è la tranquillità, assenza di dolore

fisico

- Piacere dell’anima: al vertice lo stato di quiete (atarassia), l’assenza di turbamento

(interiore), l’assenza di prese di posizione…indifferenza rispetto le problematiche della vita,

devo distaccarmi da essi per essere felice, siamo lontani da Aristotele che diceva di entrare

nelle problematiche per comprendere la virtù invece per epicureo è il contrario.

- Distinzione di piaceri in 3:

- Naturali e necessari (bisogni primari), dentro questi bisogni sta l’esperienza del piacere

- Naturali e non necessari (superflui) se davvero vuoi essere indifferente puoi fare a meno di

questo

- Innaturali e non necessari (ricchezza, onore…) fa piacere essere ricco però può portare

turbamento nella propria anima.

- Per discernere occorre la virtù della saggezza

Lo stoicismo:

corrente importante, perché diventerà emblematica per correnti arrivate nel tempo

- la scuola stoica articola la sua teoria alla negazione di logos, principio razionale

provvidenziale che innerva l’universo, compreso l’uomo. Il logos è una divinità un principio

di orientamento, che orienta il mondo, lo fa andare avanti secondo una logica provvidenziale

determina il futuro e lo fa animando dall’interno tutte le cose esistenti e dunque anche

l’uomo c’è un logos sopra di tutto con forma divina che si ripresenta in tutti gli enti e tutti

c’è un frammento di questo logos (logos spermaticos = logos presente come un seme dentro

le diverse realtà) c’è un riflesso divino in tutti gli enti soprattutto nell’uomo e nel suo

pensiero.

- La felicità consiste nel vivere secondo il logos, obbedendo dunque alla natura, vivendo

coerentemente. Il compito dell’uomo è quello di adeguarsi alla natura, destino a ciò che è

obbligatorio e necessario voluto da questo Dio anche se questo apparentemente non sembra,

l’etica storica è improntata sul dovere, sul dovere di questa entità astratta da un lato e

presente in tutto ciò che è esistente quindi etica è relazione con tutto ciò che è (sei fatto in

questo modo perché devi rispondere a questo fine che ti è stato dato dalla provvidenza di

Dio), dovere ad una necessità si vive bene la vita quando ci si adegua a quella necessità

- La felicità è la virtù, essa basta a se stessa (l’interesse personale e conveniete è un bene

apparente) l’uomo felice è l’uomo virtuoso, io sono felice anche se gli altri mi detestano e

agiscono contro di me. Per lo stoico basta la coerenza interiore degli altri non importa, non

devi fare le cose per far felice gli altri. Questo significa che la felicità viene raggiunta adesso

dentro al proprio comportamento etico, il premio è già nella virtù, la gioia della virtù è già il

premio dell’agire e non bisogna aspettarsi di più.

- La virtù, opera dell’uomo saggio, è libertà interiore dalle passioni (desiderio, paura, dolore

piacere), distraggono l’uomo, perciò non ammette calcoli o gradualità.

La filosofia Cristiana:

trattati generali, religione che soppianta le religioni politeiste in qualche secolo, e si forma anche

sotto un profilo filosofico.

- la collocazione: all’interno del rapporto tra rivelazione e filosofie del tempo. L’etica si

sviluppa dalla rivelazione e dalle filosofie del tempo. Il mondo patristico si confronta con la

filosofia, per dire la novità della rivelazione cristiana, con esigenze di carattere missionario

- in campo etico, il confronto è con lo stoicismo e il neoplatonismo. Plotino interessa questa

descrizione della vita come uscita da Dio e ritorno a Dio. Idea che noi veniamo da Dio, noi

usciamo da Dio e siamo chiamati nella vita a tornare a lui e siamo chiamati a rientrare a Dio,

c’è un distacco della materia per tornare a ciò che è immateriale (Dio).

Agostino (354-430 a.c.)

- l’adesione al cristianesimo e la soluzione dei problemi esistenziali e teorici. Agostino arriva

al cristianesimo dopo molto tempo da un punto di vista esistenziale e teorico, si avvicina al

manicheismo conversione che avviene grazie all’esperienza ecclesiale e per il supporto dato

in modo teorico dalla filosofia platonica, la fede richiama la ragione e viceversa il

neoplatonismo è un aiuto per la scelta,

- la creazione e la redenzione marcano la distanza dal manicheismo e da Plotino. Se tutto il

mondo è creato da Dio anche la materia.

- L’amore come cifra sintetica e chiave interpretativa dell’agire etico l’opera di salvezza di

gesù è l’apprezzam

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tommasoponzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto superiore di Scienze Religiose - Issr o del prof Conti Ermenegildo.
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