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Lezione del 07/03/2018 Appunti scolastici Premium

Appunti di Programmazione e controllo delle aziende pubbliche basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Reginato dell’università degli Studi di Cagliari - Unica, Corso di laurea in economia e finanza . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Programmazione e controllo delle aziende pubbliche docente Prof. E. Reginato

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che l’indicatore serve in qualche modo a definire quello che è il comportamento della persona

responsabile del raggiungimento di quegli obiettivi. Quindi se io dico che l’indicatore metri quadri-

bambini è una misura di efficienza, il responsabile del raggiungimento di quell’obiettivo sarà

indotto a fare che cosa? Che tipo di comportamento adotterà? Sarà indotto a mettere più numero

possibile di bambini nella stanza di due metri quadri. In qualche modo il suo comportamento, posto

che vuole raggiungere quell’obiettivo misurato a quell’indicatore e l’indicatore è un indicatore di

efficienza, più bambini metto all’interno di quella stanza, più sarò efficiente. Se invece

quell’indicatore è un indicatore volto a misurare magari la qualità del servizio dato agli utenti,

quindi ai bambini, in quel caso il dirigente che cosa starà tentato di fare per raggiungere

quell’obiettivo in termini di qualità? Farà esattamente il contrario, perché meno bambini ci sono in

una stanza, più bambini hanno spazio e quindi migliore è in qualche modo la qualità del servizio.

Quindi questo è un esempio per farvi capire come nel momento in cui io definisco l’indicatore che

mi dà una misura sintetica del fenomeno, io devo anche chiaramente indicare che cosa voglio

andare a misurare con quell’indicatore, perché poi questo, abbiamo detto, condizionerà il

comportamento di chi in quel momento è responsabile del raggiungimento di quell’obiettivo.

Quindi nel definire gli indicatori, particolare attenzione deve essere fatta con riferimento ad indicare

correttamente che cosa si vuole misurare con quell’indicatore. Abbiamo detto lo stesso indicatore, a

seconda di come è usato per misurare che cosa, abbiamo detto condiziona i comportamenti in modo

esattamente opposto. Quindi se io considero metri quadri e bambini con un indicatore di efficienza,

cercherò di mettere più bambini possibili in quella stanza. Se lo considero come un indicatore di

qualità del servizio, farò esattamente il contrario. Quindi nel momento in cui io dirigente devo

essere valutato nel mio operato, deve anche essere messo in grado di capire che cosa esattamente,

quale è l’obiettivo e che cosa esattamente quell’indicatore deve andare a misurare. E poi di

conseguenza adotterò le misure necessarie per raggiungere l’obiettivo stesso. Un altro problema,

che spesso viene trascurato nella costruzione degli indicatori, è un’analisi, come dire, se vogliamo

anche economica o costi- benefici dell’utilizzo degli indicatori. Cioè molto spesso per utilizzare,

utilizzare un indicatore che mi dà una misura molto precisa del fenomeno, alla fin fine implica un

costo in termini sia monetari sia anche di risorse del personale superiore all’utilità di misurare il

fenomeno in maniera così precisa. Quindi a volte quando si deve andare a decidere attraverso che

cosa misurare il fenomeno, ci dobbiamo fare una sorta di analisi costi- benefici, quanto mi costa

misurare il fenomeno in un certo modo, quali sono i benefici che mi derivano da quella misurazione

così precisa? Posso io attraverso magari una misura meno precisa e quindi quella che potremmo

chiamare una sorta di indicatore proxy arrivare comunque, certo in maniera meno precisa, ma

sicuramente meno costosa, arrivare comunque a conoscere i risultati del fenomeno? Questo

significa appunto a volte sostituire diciamo così delle misurazioni precise con indicatori di proxy.

Facciamo alcuni esempi. Io voglio giudicare la qualità del mio servizio di trasporto. Quali strumenti

posso avere a disposizione per fare una sorta di indagine ? Un questionario. Allora se io faccio un

questionario vuol dire che dovrò mettere a disposizione delle risorse, risorse umane, ma anche

finanziarie, per elaborare questi questionari. Dovrò avere un certo numero di persone che mi

prepareranno i questionari e poi andranno a somministrarlo ai passeggeri. Così come al consuntivo

qualcuno che mi dà il questionario, e poi mi dà i risultati per capire appunto quale è la qualità del

servizio. Allora, se questo in qualche modo comporta per me poi un eccessivo utilizzo di risorse

umane e finanziarie, invece che ricorrere al questionario, potrei utilizzare una misura di proxy, che

in qualche modo certo mi misura in modo molto meno precisa rispetto all’erogazione dei

questionari, comunque mi aiuta ad avere un quadro del fenomeno. In alternativa quindi al

questionario potrei verificare la qualità del servizio sulla base del numero dei reclami che mi

perviene dalla mia azienda. Laddove nessuno si lamenta, questa potrebbe essere una proxy, nel

senso è una misurazione molto meno precisa rispetto al questionario somministrato ai singoli utenti,

ma in qualche modo potrebbe rappresentarmi comunque una proxy in grado di darmi un quadro del

fenomeno. Se nessuno si lamenta, come dire do quasi per scontato che a quel punto il servizio è di

qualità. Se invece comincio a ricevere un po’ di lamentele, nel reclamo mi indicheranno anche quali

sono gli aspetti più negativi del servizio, quindi avrò non un’informazione precisa come quella del

questionario, ma comunque avrò degli elementi per potere fare degli interventi correttivi. Quindi

aspettare i reclami da parte dell’utente in qualche modo è molto meno costoso per

l’amministrazione rispetto abbiamo detto a prendere un certo numero di persone, elaborare il

questionario, andarlo a somministrare poi ai singoli utenti e poi avere appunto un qualcuno che mi

elaborerà i dati del questionario, ecc. Quindi fare anche qui una sorta di analisi costi- benefici per

capire se alla fin fine vale la pena o meno di verificare la qualità attraverso una misura diciamo così

più specifica della fattispecie piuttosto che ricorrere ad un indicatore di proxy, che abbiamo detto

essere rappresentato in questo caso dal numero dei reclami che mi perviene. Quindi attenzione da

dedicare al raggiungimento degli obiettivi, ma è anche dedicata poi alla costruzione degli indicatori,

che servono a misurare il raggiungimento di questi obiettivi. Con riferimento in particolare al

problema di un indicatore sintetico, un problema può essere quello di riuscire a definire quello che è

un livello ideale di efficacia e di efficienza. Quindi ci chiediamo quale sintesi noi possiamo attuare

con riferimento appunto ad un giudizio su quelli che sono i livelli ideali di efficienza e di efficacia?

Diciamo che quando abbiamo visto le posizioni di economicità, abbiamo detto che il perno

principale della valutazione in termini di economicità riguarda in particolare la verifica

dell’esistenza di quelli che sono i tre famosi equilibri, i tre aspetti della gestione: equilibrio

monetario, equilibrio economico, equilibrio finanziario. Però abbiamo detto anche che nell’ambito

dell’economicità efficienza ed efficacia in qualche modo esprimono la logica stessa dell’attività

economica. Efficacia misura il grado di raggiungimento dell’obiettivo; l’efficienza mi misura il

razionale utilizzo delle risorse, laddove secondo quello che conosciamo bene è il mio problema

economico, io ho delle risorse scarse rispetto agli obiettivi che voglio soddisfare. L’efficacia quindi

in qualche modo può essere considerata come una misura che mi esprime l’utilità dell’azione

pubblica, in quanto appunto esprime il grado di raggiungimento dell’obiettivo e abbiamo detto

presuppone una chiara identificazione degli obiettivi. Quindi innanzitutto una quantificazione

dell’obiettivo. L’efficienza invece mi esprime un po’ quella che è l’esistenza del problema

economico, quindi la mia situazione ideale quale è? La situazione che devo cercare è quella dove

alla varie fasi di livello di produzione corrisponda in qualche modo un contenuto utilizzo dei fattori

produttivi. Quindi io sono efficiente nel momento in cui riesco ad ottenere quanti più prodotti o

servizi possibili utilizzando meno risorse, meno fattori produttivi possibili. Nella realtà io mi trovo

di fronte a diverse combinazioni relativamente a quello che è un livello di efficienza e di efficacia

accettabile. Per cui io ho bisogno in qualche modo di individuare un indicatore sintetico, una misura

sintetica di risultato , che in qualche modo sia espressione contemporaneamente dell’efficienza e

dell’efficacia dell’azione pubblica. Quindi supponiamo di avere una certa programmazione in

termini di obiettivi di produzione da attuare e in termini di costi programmati, di costi che a

preventivo riteniamo essere sufficienti per realizzare quell’obiettivo di produzione. A consuntivo

poi avremo un certo risultato di produzione e poi avremo un’indicazione di quelli che sono stati i

costi sostenuti per realizzare quel particolare tipo di produzione. Quindi abbiamo detto io voglio

costruire un indicatore sintetico di risultato che mi esprima contemporaneamente sia quello che

potrebbe essere un livello di efficienza e di efficacia in qualche modo ideale. Abbiamo detto

l’efficacia da che cosa è data? Quindi abbiamo detto richiama con o il mio obiettivo di produzione,

con r quello che è il risultato di produzione. Quindi abbiamo detto l’efficacia è il grado di

raggiungimento dell’obiettivo, il rapporto tra il risultato e l’obiettivo è un’espressione di efficacia.

Dall’altra parte abbiamo detto, quando io vado a fare una valutazione di efficienza, l’efficienza è

intesa come utilizzo razionale delle risorse. In questo caso la misura dell’efficienza è il costo

sostenuto rispetto al costo programmato. Quindi abbiamo detto efficacia esprime il grado di

raggiungimento dell’obiettivo, e quindi è data dal rapporto fra risultati di produzione e obiettivo di

produzione. La misura di efficienza invece è l’efficienza conseguita diciamo così rispetto a quella

programmata, è strettamente collegata a quello che è il grado di utilizzo delle risorse. Quindi io

andrò a fare un rapporto tra quello che è il costo effettivamente sostenuto e quello che è il costo

programmato. È chiaro che nel caso del primo rapporto più il rapporto tra risultato e obiettivo di

produzione si avvicina a uno, più io sono efficace. Nel caso dell’efficienza invece più il rapporto si

avvicina a uno, meno sono efficiente, nel senso che qualora il costo sostenuto sia inferiore al costo

programmato, più sono efficiente. Quindi più questo rapporto si allontana da uno, più sono

efficiente. Nel caso dell’efficacia è esattamente il contrario. Più mi avvicino ad uno, più il risultato è

uguale all’obiettivo, più sono efficace. Ora noi abbiamo detto l’efficacia esprime quella che è

l’utilità dell’azione pubblica, quindi può essere considerata una misura di output. Mentre

l’efficienza, che in qualche modo mi esprime l’utilizzo razionale delle risorse, può essere

considerata come una misura input. Abbiamo detto ieri che il rapporto fra output e input è a sua

volta una misura di efficienza. Quindi chiamiamo la nostra efficienza relativa il rapporto output –

input. Laddove l’efficacia abbiamo detto è una misura di output ed efficienza invece è una misura

input. Quindi la nostra efficienza relativa sarà data dal rapporto tra efficacia ed efficienza. Quindi

dal rapporto tra risultato e obiettivo e tra costo sostenuto e costo programmato. Abbiamo detto che

nel primo caso il rapporto, tanto più ci avviciniamo ad uno, tanto più siamo efficaci, quindi vuol

dire che si avvicina il risultato a quello che era l’obiettivo; nel secondo caso, dove noi stiamo

andando a fare un confronto fra quello che effettivamente è il costo sostenuto e quello che è il costo

programmato, più questo diciamo così, il rapporto si allontana da uno, più è inferiore a uno, più io

sono efficiente. Quindi è chiaro come siamo arrivati all’efficienza relativa? L’efficacia è una misura

di output, l’efficienza è una misura di input. Noi sappiamo che l’efficienza è data dal rapporto tra

output e input. Proviamo con un esempio numerico a vedere quale è la valenza informativa

dell’efficienza relativa e se quindi in qualche modo ci aiuta ad arrivare alla soluzione del nostro

problema. Vi ricordo il nostro problema è quello di individuare una misura sintetica che mi consente

di esprimere dei giudizi relativamente a quelli che sono i livelli di efficienza e di efficacia ideali.

Allora supponiamo di essere un’azienda di trasporto e supponiamo di fissare un obiettivo di

programmazione in termini di km percorsi, sempre con il fatto che questo non sia un indicatore

significativo, e alla fine del mio periodo di riferimento, supponiamo di farlo in un periodo mensile,

voglio andare a vedere quali sono i km effettivamente percorsi. Quindi da una parte ho il mio

obiettivo, 120 km al mese, e dall’altra parte ho il mio risultato, ho effettivamente percorso 105 km.

Quindi in questo caso ho un’efficacia diciamo così pari al rapporto, abbiamo detto, fra risultato,

105, e 120. Ho un’efficacia dello 0,875, in termini percentuali dello 87,5%. Allo stesso modo io

vado ad individuare quella che è la misura di efficienza, cioè quanto mi è costato così poi

effettivamente realizzare quel servizio rispetto a quanto avevo programmato mi sarebbe costato. E

in questo caso ho costi sostenuti per 7.000, costi programmati per 8.500. il grado dell’utilizzo delle

risorse, quindi l’efficienza è data dal rapporto fra costo sostenuto e costo programmato, ed è pari a

0,824. Sulla base di quello che abbiamo detto prima, potrei costruire il mio coefficiente di efficienza

relativa facendo il rapporto fra appunto l’efficacia, che è una misura di output, 0,875, e l’efficienza,

che è una misura di input, 0,824. L’indicatore così non è molto significativo, non è molto utile per

riuscire ad esprimere un giudizio di sintesi sui livelli di efficienza e di efficacia ideali. Perché?

Perché il suo valore potrebbe essere pari a 1, sia che io abbia un’efficacia pari allo 80% e

un’efficienza dell’80%, oppure sia che abbia un’efficacia del 10 e un’efficienza del 10, il suo valore

è sempre uguale a uno. Quindi da questo punto di vista di per se singolarmente questo coefficiente

non mi aiuta ad individuare correttamente, ad effettuare correttamente un giudizio di sintesi su

quelli che sono i livelli di efficienza e di efficacia relativa. Nel senso che l’efficienza relativa è

indifferente rispetto al (..) di produzione, però questo indice di efficienza relativa potrebbe avere

una sua utilità se io lo utilizzo come coefficiente di ponderazione, per esprimere un giudizio magari

in questo caso su quello che è l’efficacia della mia azione. Quindi di per se valutato singolarmente

l’efficienza relativa non mi aiuta ad esprimere un giudizio di sintesi di quelli che sono i livelli tra

efficienza ed efficacia, maggiore è la sua valenza informativa se io lo utilizzo come coefficiente di

ponderazione dell’efficacia stessa. Il che significa che se io ho un’efficienza relativa maggiore di

uno, vuol dire che efficacia è maggiore dell’efficienza e vuol dire anche che in qualche modo il

grado di raggiungimento dell’obiettivo è più che proporzionale rispetto all’utilizzo delle risorse. Se

invece io ho un indice di efficienza relativa inferiore a uno, è esattamente il contrario, il grado di

raggiungimento del risultato è meno proporzionale rispetto all’utilizzo delle risorse. Quindi in

qualche modo un’efficienza, nel nostro risultato precedente diciamo così il fatto che l’efficacia

fosse l’87,5%, non è un cattivo risultato, ma non è neanche un buonissimo risultato. Ora dobbiamo

capire se complessivamente, ponderandolo con l’efficienza relativa, comunque sia il livello di

efficacia è in qualche modo accettabile. Quindi esprimendo numericamente quello che abbiamo

detto, cioè utilizzando il coefficiente di efficienza relativa come coefficiente di ponderazione

sull’efficacia, moltiplichiamo il coefficiente di efficienza relativa per l’efficacia, quindi coefficiente

di efficienza relativa abbiamo detto è dato dal rapporto tra risultati/obiettivi e costi sostenuti/costi

programmati, lo moltiplichiamo, quindi lo utilizziamo come coefficiente di ponderazione, per

l’efficacia e applichiamo poi l’esempio numerico che abbiamo visto. Quindi abbiamo detto

avevamo un’efficacia sostanzialmente dello 0,875 e un’efficienza dello 0,824. Utilizziamo appunto

questo indice di efficienza relativa come criterio di ponderazione per effettuare un giudizio su

quella che è l’efficacia. Sostanzialmente che cosa emerge? Emerge che se l’indice di efficienza

relativa è maggiore di uno, in qualche modo questo serve a valutare più positivamente un’efficacia

che ad un primo livello di analisi in realtà non mi soddisfava interamente. Infatti vedete che il

risultato su indici di prestazione mi dice che complessivamente, considerando il livello anche di

efficienza, la mia efficacia è salita allo 0,929%. Quindi un indice di efficienza relativa maggiore di

uno esalta poi diciamo così l’efficacia, perché mi esprime appunto il fatto che l’efficacia, il grado di

raggiungimento dell’obiettivo sia più che proporzionale rispetto diciamo all’utilizzo efficiente delle

risorse. Il contrario sarebbe accaduto se si fosse avuto un indice di efficienza relativa inferiore a

uno, in quel caso questo indice avrebbe abbassato ancora di più il giudizio su quello che era l’indice

di efficacia. Quindi questo perché questo strumento, questo indice di prestazione potrebbe essere

utilizzato come una misura sintetica che in qualche modo mi esprime quello che è il rapporto ideale

tra livelli di efficienza e di efficacia. Quindi in questo caso io ho un grado di efficacia magari non

elevatissima, che però viene ampliamente compensato da un alto livello di efficienza. Quindi questo

sostanzialmente poi è l’obiettivo dell’indice di prestazione, individuare una misura sintetica che mi

consente di effettuare un giudizio di sintesi su quello che appunto è il livello di efficacia ed

efficienza ideali all’interno di un processo di produzione. Gli indicatori, che abbiamo detto

vengono costruiti poi con quelle criticità e tenendo conto di quelle caratteristiche che abbiamo detto

prima, possono essere utilizzati in maniera virtuosa nelle c.d. analisi di benchmarking. Non so se vi

ricordate, il benchmarking è uno strumento di gestione utilizzato anche in modo particolare nelle

aziende private. Non so se qualcuno di voi conosce che cosa è esattamente il benchmarking.

Si mette a confronto quelle che sono determinati dati, come dice la slide stessa, che il confronto può

essere basato su diversi elementi. Si mettono a confronto i risultati della mia azienda pubblica con i

risultati raggiunti da altre aziende pubbliche, naturalmente omogenee alla mia, che sono

considerate di eccellenza. Il problema principale sicuramente in ambito pubblico, quando io vado ad

effettuare il confronto, è quello di individuare quella che è l’amministrazione omogenea alla mia e

in particolare quella che è l’amministrazione che in qualche modo è quella che ha conseguito

risultati migliori, perché abbiamo detto il benchmarking è anche una tecnica di confronto fra la mia

azienda e quella migliore. L’obiettivo è quello di migliorarsi, quello di carpire, se vogliamo, in

qualche modo quelli che sono i segreti dell’amministrazione che in quel momento sta raggiungendo

migliori risultati e cercare di vedere se le stesse condizioni di produzione, piuttosto che di

realizzazione di processi, ecc., possono essere riportate sulla mia azienda. Quindi in questo senso lo

scopo è quello di fare emergere, se vogliamo, situazioni negative e potenzialità di miglioramento.

Oggetto di benchmarking possono essere ad es. sui processi. In quel caso si andrà a vedere quali

sono i processi produttivi, quindi le pratiche più efficienti di produzione, quelle che in qualche

modo mi consentono di dilazionare l’uso delle risorse. Quindi si andrà ad individuare, una volta

individuato quello che è il processo su cui effettuare il confronto, l’amministrazione che presenta i

migliori risultati, si cercherà di capire, di studiare un po’ quali sono i processi di produzione che in

qualche modo mi assicurazione una maggiore efficienza. Oppure il confronto sulle produzioni, sui

prodotti o i servizi erogati. In questo caso io vado a fare un confronto con amministrazioni che

erogano prodotti o servizi omogenei a quelli che erogo io e mi vado a chiedere quale è il fattore

chiave di successo di quel prodotto o di quel servizio. Se è un servizio di alta qualità, cerco di capire

quali sono gli elementi che fanno di quel servizio un servizio di qualità. Se il fattore indicativo di

successo è un fattore di prezzo, cerco di capire se posso applicare all’erogazione del servizio o alla

vendita del bene lo stesso prezzo che viene applicato dalla mia amministrazione. E infine con

riferimento al benchmarking strategico, la strategia abbiamo detto che rappresenta in qualche modo

il modo di essere, di agire delle amministrazioni nell’ambiente di riferimento, cercherò di capire

quale è la strategia che viene attuata da quella che è la mia amministrazione di riferimento in

relazione al raggiungimento, alla definizione degli obiettivi di output e al raggiungimento di quella

che è l’efficacia sociale. Si dice spesso che quindi il benchmarking è uno strumento di competizione

indiretta. Lo scopo è quello di fare un’analisi per azienda, quindi cercare di capire quali sono gli

elementi critici della mia azienda e andando in qualche modo a studiare quali sono invece i punti di

forza della mia azienda, con cui mi voglio in qualche modo confrontare. Quindi da una parte

all’interno della mia azienda, della mia azienda pubblica faccio un’analisi critica di quelli che sono i

punti di criticità, con riferimento invece all’azienda con cui sto effettuando il confronto cerco di

capire quali sono i suoi punti di forza e quanto i suoi punti di forza possono essere completamente

applicati al mio caso specifico. Il problema principale in ambito pubblico è quello di individuare

correttamente quelli che sono i criteri di omogeneità, che stanno alla base del confronto. Abbiamo

detto che dobbiamo confrontare fra di loro due aziende che sono quanto più possibili omogenee. Se

devo confrontare due comuni, è chiaro che non confronterò un comune di 5.000 abitanti con il

comune di Milano, prenderò comunque come riferimento un comune che abbia la mia stessa

dimensione, quindi da un punto di vista organizzativo, istituzionale presenta le stesse problematiche

che presenta il mio comune. Possibilmente che sia localizzato anche nella stessa area geografica,

quindi anche l’ambiente socio economico di riferimento siano in qualche modo compatibili con le

mie. Individuata l’amministrazione omogenea di eccellenza, andrò ad effettuare il confronto allo

scopo di individuare le lacune della mia struttura e proiettarmi verso quello che è una sorta di

miglioramento continuo. Detto questo facciamo una pausa e poi iniziamo a vedere il sistema

informativo. A partire da oggi vediamo quello che è il sistema informativo tipico delle aziende

pubbliche e questo come si è, a seguito delle riforme amministrativo contabili che hanno appunto

interessato l’amministrazione pubblica. Quando parliamo di sistema informativo, il concetto di

sistema vi ricordo è un insieme di elementi coordinati e interagenti fra di loro. Con riferimento

quindi al sistema informativo vedremo che sono costituiti dalle informazioni prodotte nel sistema di

imprese, strumenti utilizzati per produrle e unità organizzative a ciò preposte. Quindi il sistema

informativo innanzitutto è formato dall’insieme delle informazioni. Se dovessimo definire

l’informazione, l’informazione è la conoscenza di una certa situazione, di un certo fenomeno ,che

mi serve da una parte per poter assumere delle decisioni, dall’altra parte per mettere in pratica

queste decisioni, quindi eseguirle e poi alla fine verificare il risultato di queste decisioni. Tutto

questo è l’informazione. L’informazione però deve essere prodotta attraverso specifici strumenti,

quindi attraverso mezzi tecnici e procedure di lavorazione, e poi insieme alle unità organizzative

deve avere persone preposte al sistema stesso. Quindi all’interno del sistema informativo io posso

suddividere il sistema in due sottosistemi, il sottosistema informatico, e quindi faccio riferimento a

strumenti appunto di natura informatica- statistica, che mi servono, piuttosto che il sottosistema

contabile. Ci concentreremo in particolare su questa parte del sistema informativo. Quando

parliamo di sistema contabile, in senso stretto il sistema contabile è un sistema di rilevazione che

utilizza il conto, il conto riguarda il prospetto di dare e avere dove vengono rilevati poi i numeri che

riguardano fatti amministrativi di gestione. In senso ampio il sistema contabile, qualunque sistema

di rilevazione, quindi non solo quelli che utilizzano conti, ma comunque sistemi di rilevazioni che

raccolgono dati di natura monetaria, li elaborano secondo criteri ragionieristici al fine poi di arrivare

all’elaborazione di prospetti di sintesi. Infatti vedremo sostanzialmente che con riferimento in

particolare alla contabilità finanziaria il sistema di rilevazione non utilizza il conto, utilizza dei

prospetti che però hanno la stessa logica, quella di raccogliere valori di natura monetaria, di

rielaborarli secondo specifici criteri per arrivare poi alla definizione di risultati di sintesi dell’intera

gestione. Diciamo così la contabilità e i suoi documenti, quindi principalmente i bilanci, sono volti a

produrre, abbiamo detto, informazioni. Il mio problema è quello di capire nell’ambito delle aziende

pubbliche quale è il sistema contabile più adeguato e quando io parlo di sistema contabile adeguato,

devo prima fare una valutazione relativamente a quelli che saranno i soggetti destinatari delle

informazioni e relativamente a quali sono le informazioni che interessano questi soggetti. Quindi lo

scopo di questa analisi è riuscire ad individuare il sistema contabile, il sistema di rilevazione più

adeguato, tenendo conto da una parte di quelli che sono i soggetti destinatari delle informazioni e

dall’altra parte quali sono le esigenze conoscitive che io voglio soddisfare tramite il sistema

contabile. In ambito pubblico i soggetti destinatari delle informazioni si possono suddividere nelle

seguenti categorie. Abbiamo innanzitutto i cittadini. I cittadini, abbiamo detto, hanno un ruolo

contemporaneo di proprietari della spesa pubblica e di clienti, nel senso che sono i principali utenti

dei servizi erogati dall’amministrazione. allo stesso tempo svolgono un ruolo di elettori. Abbiamo

detto non potendosi occupare direttamente della gestione della cosa pubblica, delegano, attraverso

meccanismo elettorali, la classe politica. E poi sono contribuenti, nel senso che pagano imposte e

tasse .Poi abbiamo le assemblee. Con le assemblee noi intendiamo gli organi legislativi, quindi il

Parlamento se parliamo di Stato, i consigli comunali, regionali, provinciali, con riferimento alle

amministrazioni locali. Le assemblee, vedremo, assumono il ruolo di approvare quelli che sono i

documenti preventivi e consuntivi. In particolare vedremo approvano i bilanci di previsione, con i

quali autorizzano sostanzialmente gli organi istitutivi ad effettuare in primo luogo le spese indicate

in questi. Poi abbiamo le forze politiche di minoranza e le forze politiche di minoranza sono

interessate ad avere informazioni su quello che è l’operato diciamo così della maggioranza di

governo, per esercitare quello che potremmo definire il controllo democratico. Quindi io devo avere

informazioni su come la maggioranza sta operando proprio perché, in quanto opposizione, io devo

in qualche modo controllare quello che sta facendo la maggioranza, per evidenziare i punti di

criticità di chi in quel momento sta al governo, nella speranza quindi poi di essere eletto e di

diventare io maggioranza nelle elezioni successive. Poi abbiamo gli organi esecutivi. Gli organi

esecutivi sono gli organi rappresentati dal potere esecutivo, Governo, piuttosto che le Giunte

comunali, e regionali, nell’ambito delle amministrazioni pubbliche gli organi esecutivi sono quelli

che predispongono i bilanci di previsioni. Le assemblee li approvano, gli organi esecutivi li

predispongono i bilanci di previsione. Nel predisporre i bilanci, comunque documenti preventivi,

definiscono quelli che sono gli obiettivi, le linee di azione, a seconda che l’orizzonte temporale sia

un orizzonte temporale di breve, piuttosto che di lungo termine, le risorse necessarie per

raggiungere questi obiettivi. E poi abbiamo detto è responsabilità dei dirigenti, una volta effettuate

le scelte relative e di regolamentazione, è responsabilità dei dirigenti concretamente porre in essere

le produzioni, prodotti e servizi, e quindi in qualche modo i dirigenti poi devono rispondere agli

organi esecutivi al raggiungimento dei risultati, degli obiettivi non affidati a preventivo e del

corretto utilizzo delle risorse. Poi abbiamo gli organi di controllo. Gli organi di controllo che

possono essere interni o esterni all’amministrazione. come dice la parola stessa, fanno un controllo

sull’operato dell’amministrazione. I controlli possono essere di vario tipo, posso avere un controllo

di gestione, piuttosto che un controllo dal punto di vista giuridico, di regolarità amministrativa

contabile, piuttosto che un controllo di tipo strategico sullo svolgimento di quelli che sono gli

obiettivi strategici dell’amministrazione. Altri soggetti destinatari delle informazioni sono le

amministrazioni che trasferiscono fondi. Laddove è vero che il sistema di finanza derivata sta ormai

quasi scomparendo, in via generale però le amministrazioni che trasferiscono fondi hanno bisogno

di verificare la coerenza innanzitutto dell’impiego di questi fondi che hanno una destinazione

vincolata, cioè i fondi vengono erogati per effettuare uno specifico investimento. Quindi le

amministrazioni che trasferiscono fondi devono avere informazioni relativamente a come questi

fondi sono stati utilizzati e quindi la coerenza dell’utilizzo rispetto al fine del fondo stesso. I

sottoscrittori del debito pubblico. Ormai da anni le amministrazioni, gli enti locali, lo stato, le

regioni emettono debito pubblico, emettono ad es. obbligazioni e quindi è chiaro che i sottoscrittori

di debito pubblico vogliano avere delle informazioni sulla solvibilità di questa amministrazione, che

poi deve rimborsare le obbligazioni sottoscritte. Le società di rating. Le famose società di rating.

Spesso si sente parlare che fanno una classifica di quello che è il mezzo di credito anche delle stesse

amministrazioni, quante volte sentiamo parlare (…) e quindi in qualche modo hanno bisogno di

avere informazioni per valutare il mezzo di credito, fissare, svolgere un’attività classificatoria e

l’attività classificatoria poi è immediatamente collegata a quella che è l’attendibilità dei titoli emessi

da queste amministrazioni. Più alta posizione rating, più in qualche modo sono affidabili questi

titoli e quindi verranno poi sottoscritti. Infine abbiamo i dipendenti e i fornitori. È chiaro che hanno

bisogno di conoscere quale è lo stato di salute e la solvibilità delle imprese, delle aziende pubbliche

che danno loro lavoro, i clienti e i fornitori vogliono essere sicuri poi di essere pagati ala scadenza.

Quindi da una parte si deve individuare quello che è il mio sistema informativo più adeguato, devo

tenere conto di quelli che sono i soggetti destinatari, dall’altra parte devo andare a capire quali sono

i contenuti principali delle informazioni. Qui naturalmente non faccio un discorso informazione per

ogni singola categoria di soggetti destinatari, faccio un discorso generale relativamente quelle che

sono le principali informazioni che il sistema contabile deve in qualche modo fornire. Innanzitutto

le informazioni principali riguardano da una parte quelle che sono le principali fonti di entrata,

quindi la quantità del prelievo tributario e dall’altra parte quelle che sono le principali voci di uscita,

quindi la spesa pubblica. Noi vedremo che nello scenario pubblico prima vengono definite le risorse

che io ho a disposizione, fra queste sicuramente le più importanti sono quelle che derivano dai

proventi di natura tributaria, dall’altra parte poi devo capire come destinare questi proventi. Quindi

sono importanti le informazioni con riferimento a livello della qualità della spesa pubblica. In sede

di programmazione è importante poi definire i programmi , l’insieme di attività che vengono svolte

e che sono immediatamente conseguenti anche al raggiungimento degli obiettivi istituzionali.

Abbiamo detto voglio conoscere i risultati della mia amministrazione intermedi che ha in termini di

impatto dell’azione pubblica nei confronti della collettività, in termini di output, quindi erogazione

completa in termini quantitativi di beni e servizi. Voglio valutare l’operato della mia azienda in

termini di efficienza, come abbiamo detto, corretto utilizzo delle risorse, e in termini di efficacia,

grado di raggiungimento dell’obiettivo. È importante poi, nel momento in cui abbiamo detto le

amministrazioni pubbliche diventano sottoscrittori di debito pubblico, conoscere quello che è il

patrimonio dell’azienda pubblica e come questo si modifica. Altrettanto importante è conoscere

quelli che sono i risultati analitici di particolari segmenti, leggiamo segmenti come unità

organizzative in cui è suddivisa poi la singola amministrazione. vi ricordate l’abbiamo detto la

settimana scorsa, che le singole amministrazioni poi vengono suddivise in unità organizzative,

all’interno delle quali viene preposto un responsabile, a cui vengono assegnati appunto obiettivi e


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sab.sar

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sab.sar di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Programmazione e controllo delle aziende pubbliche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Reginato Elisabetta.

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