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Rivoluzione francese e teatro gastronomico

1789 = Rivoluzione Francese, la borghesia prende potere. A fine '800 il sistema borghese francese è in pieno potere. Teatro gastronomico = la gente va a teatro per 'digerire', si oppone al teatro crudele in cui si critica il dramma della borghesia.

Intellettuali e teatro europeo

Paragonando Oslo, Stoccolma, Mosca e Agrigento, estremi dell'Europa, si nota che mancano autori del centro Europa, di quelli che contano (Francia, Inghilterra, Germania...). Gli intellettuali che colgono i problemi della società borghese sono dunque quelli marginali, lontani da questa (legge del presbite, si vede meglio da lontano che da vicino). Non c'è un movimento di progresso, già i Greci sapevano tirare fuori il peggio dell'animo umano, meglio di autori futuri.

Ibsen - Gli spettri

Gli Spettri non è il suo testo più famoso (Casa di Bambola), ma fu scritto due anni dopo. Siamo in un paese rurale nella Norvegia occidentale, vicino ad una grande città. Ibsen usa lunghissime e precise didascalie, tratto interessante perché è un fenomeno che comincia nel '700, insieme alla nascita del dramma borghese, come uno sforzo di definizione dell'ambiente.

Didascalie e regia nel teatro

Dai greci in avanti, lo stesso autore faceva da regista (capo comico = capo degli attori). Dopo il '700/'800 nasce invece la regia, con la nascita del regista alla fine dell'800 (circa 70 anni dopo in Italia). Il regista ha lo scopo di regolare il rapporto disinvolto che gli attori hanno nei confronti del testo modificandolo a loro piacimento. Il regista dunque nasce come colui che difende il punto di vista del testo e impone la disciplina agli attori. Contemporaneamente nascono didascalie molto precise, come modo di contribuire allo spettacolo.

Descrizione della scena iniziale

La casa descritta nelle prime pagine è una tipica casa nordica sul mare, con vetrate e una serra che porta al giardino. Ha un salotto quindi aperto verso il giardino. In scena c'è una cameriera, Regine (Reghine) e un falegname, con attacco in medias-res (subito attaccato). L'attacco mostra Regine che protesta perché piove e il falegname, entrando dal giardino, gocciola ovunque. Il falegname è zoppo, con la gamba sinistra più corta, non casuale perché la mano sinistra è la mano del diavolo, stessa cosa quindi per la gamba.

Caratterizzazione dei personaggi

Ibsen accoglie quest'idea, dunque fa pensare che il falegname sia un 'poco di buono', ma parla citando Dio, mostrando una visione religiosa. È quindi un personaggio doppio e ambiguo, negativo ma con l'abilità di attaccarsi e stare vicino al Pastore, è quindi un uomo 'tartufo' (che si nasconde, vizioso, di dubbia moralità). Più avanti si capisce che il falegname passa il suo tempo facendo baldoria, confermando il suo essere sospetto. È un ubriacone ma con un conflitto di classe, nonostante la baldoria si sveglia presto per lavorare e si lamenta del padrone che ancora dorme. È quindi 'tartufesco' ma con una dignità della classe lavoratrice.

Nonostante lui la chiami 'figlia, bambina', lei lo ripugna, perché lei vive lontano dal patrigno e c'è quindi una distanza tra i due. Lui, vedovo, lavora come falegname in un orfanotrofio che sta per aprire, e terminato il lavoro, fuori dalla città, decide di tornare a casa in treno prima dell'inaugurazione per evitare la tentazione dell'alcool e non essere giudicato dal reverendo/pastore. Si fa quindi bello con lui ma il suo interessamento nasconde un raggiro, usa l'amicizia con il pastore per suoi loschi interessi.

Conflitti e tensioni

La figlia lo capisce ma lui nega e le propone di andare a casa con lui. Lei si oppone con scherno perché sostiene di essere trattata bene dalla famiglia. Regine rievoca dei ricordi in cui lui, arrabbiato, la chiamava 'bastarda, figlia di puttana' e le ha fatto capire di non essere figlia sua. Lui nega ma poi si scusa dicendo di averlo detto solo da ubriaco, non potendo più negare. Ogni volta che ammette un suo limite si scusa con la storia delle tentazioni. Regine insinua che il padre ha fatto morire la madre a furia di tormenti e umiliazioni, e gli dice di avere la gamba di caprone, riferimento al diavolo, e mostrando che è un personaggio diabolico.

Gli chiede quindi cosa potrebbe farne di lei in città, con tono sommesso. Mostra quindi il suo essere astuta, calcolatrice e opportunista. Lui le spiega che nel periodo in cui ha lavorato li ha messo da parte dei soldi, ha risparmiato nonostante fosse uno spendaccione, perché non avevano spese e neanche occasioni per spendere. Il suo piano è chiedere un aiuto economico al reverendo, usare i suoi fondi e un prestito per aprire un locale nel vicolo del porto, in una città di mare. Regine serve per lavorare come figura femminile nel locale.

Nonostante mostri apprezzamento e interesse per lui e i suoi guadagni, la sua parte cinica esce di nuovo quando gli chiede una parte del denaro o un vestito. Al suo rifiuto, lei gli sottolinea di non voler sposare un marinaio, bensì il figlio della signora. Lei è molto decisa di non voler fare la prostituta, nonostante lui continui a dirle che sia diventata una bella ragazza sviluppata. Lui dunque le propone di starci un po' solo per farsi mantenere, e poi fa un'allusione molto pesante sulla madre, dicendo che lei era meno bella della figlia ma ha preso soldi comunque. Lei si offende e gli alza le mani, cacciandolo, e facendo allusioni su lei e il padroncino che lei si ostina a difendere.

Importanza delle didascalie

In Ibsen, spesso le didascalie sono più importanti e interessanti dei dialoghi. Successivamente lei si accorge che il pastore sta arrivando attraverso la vetrata e impedisce al padre di incontrarlo, poi mette su una piccola sceneggiata facendosi bella e si mette a lavorare fingendo di non averlo visto, per fare una bella impressione sul pastore, sia fascino femminile che fascino di lavoratrice, dando un'impressione di serietà. È un'arrampicatrice sociale.

Anche il pastore è un po' ipocrita, e nonostante il suo ruolo, il potere della signora Alving è superiore. Nella frase 'Non so poi se sia conveniente che io governi la casa di un uomo solo, alla mia età' la signorina dice due cose cattive, ovvero che il padre sia un porco e che la metta a repentaglio, essendo sola e giovane e carina, e che non considera suo padre come tale. A quel punto lei chiede al pastore di prenderla come governante, che è brava a lavorare, e lo fa perché glielo ha dimostrato fingendo di lavorare al suo ingresso. La sua seduzione non è solo lavorativa ma anche carnale, in quanto il reverendo ha anche un ruolo politico-amministrativo e non solo religioso. Lei chiede quindi a lui se, implicitamente, gli trova un posto in città (la sua casa) per non vivere isolata, e allude proprio a lui, sottolineando come lui sappia come ci si senta ad essere soli. Allude dunque sia alla solitudine sociale che a quella sessuale. A tale affermazione lui si sottrae.

Spazio scenico e dinamica teatrale

Gli attori lavoravano all'aperto, senza logica di porte che si aprono e si chiudono, con un palcoscenico che si protendeva verso gli attori. Solo con il dramma borghese abbiamo l'edificio teatrale chiuso, con uno spazio scenico. Si preoccupa che il figlio faccia delle avance alla cameriera e chiude la porta, per poter parlare liberamente con il pastore.

La didascalia registra due livelli di attenzione perché non solo lo manda via, ma si assicura anche che esca effettivamente, e questo è confermato dalla battuta 'lui da dentro non può sentire', mettendo in luce questa caratteristica di Osvald. Usa una voce diversa perché è imbarazzato. La donna Ibseniana è energica, e nonostante sia borghese accetta i valori di onore e rispetto, e non vuole che il figlio sia macchiato dai disonori del padre, però non può neanche essere completamente sincera con il figlio dopo averlo illuso.

Contraddizioni e relazioni familiari

La signora Alvin è contraddittoria e sarebbe disposta ad accettare il matrimonio tra Regine e Osvald, nonostante siano fratellastri e fuori dalle logiche di classe, accetta l'incesto purché faccia sul serio e non sia solo un'avventura. Il pastore è ovviamente disgustato, sia moralmente che socialmente, perché è un uomo di ordine e di valori borghesi, e non accetta che un borghese sposi una cameriera. Oppone però una leggera resistenza perché ritiene Regine non sia quella giusta e spera non la sposi. Nonostante abbia letto tanti libri di sinistra, nella realtà dei fatti, non lo accetta. La signora Alvin dice che nella vita reale avviene che uno che è sposato abbia una relazione adulterina e abbia dei figli, che vengono associati a lui anche se sono dell'altro padre, e se viene ad incrociarsi con il ramo famigliare si ha un incesto. Il pastore però ribatte che in quei casi c'è solo il dubbio, mentre qui è certezza.

Il risultato delle sue letture è che la morale ipocrita va cancellata, che se un matrimonio non funziona bisogna lasciarsi. All'inizio del terzo atto si è in diretta continuazione con quello precedente. L'opera fu ampiamente apprezzata nell'800. C'è un clima di confusione perché è scoppiato l'incendio. I personaggi tornano e il pastore è scosso perché, essendo una figura ambigua, sia di chiesa che di potere, si compiace di essere in amministrazioni di enti, a finalità di bene certo, ma da cui ricava una certa gloria personale, in una forma di narcisismo. Manders è scombussolato dall'incendio perché non ha assicurato l'orfanotrofio.

Conflitti e compromessi

Nel primo atto poneva la questione alla padrona, ma decide di non farlo per questioni di rivalità, c'è concorrenza tra le branchie della chiesa luterana e non vuole essere attaccato dai cofratelli per assicurare un qualcosa di finalità etica, protetto dalla divina provvidenza. È quindi però colpito per aver contribuito ad azzerare la possibilità di migliorare la condizione degli orfani del territorio. In questa sua angoscia, che lo muove spaventato, viene tallonato da Engstrang, personaggio sinistro e diabolico, falegname che ha incendiato, si presume, l'orfanotrofio. Engstrang, personaggio complesso, ha un progetto, ovvero mettere su un locale 'equivoco' in città, che camuffa agli occhi del pastore come modo per salvare la città dalle tentazioni, ma in realtà vuole organizzare un locale di ritrovo 'allegro'.

Ha un minimo di capitale dal periodo di lavoro all'orfanotrofio, ma ha bisogno di altro, e gli fa gioco avere l'appoggio del pastore, che ha relazioni con persone importanti e può dirottare capitali per la sua iniziativa. Con l'incendio non si fa più l'orfanotrofio, e i soldi destinati alla gestione si rende libero e può essere usato per la sua iniziativa denominata 'Il Focolare del Marinaio', focolare termine che ha delle componenti affettive e sentimentali, rendendolo un luogo protettivo della salvezza morale dei marinai 'libertini'.

Manders si aggira dichiarandosi confuso da Engstrang, che lo insegue sottolineando la colpa dell'incendio al pastore e al suo atto di devozione con le candele, che avrebbe dovuto causare l'incendio, nonostante Manders neghi. È improbabile sia colpa di Manders che, uomo di educazione, non spegne le candele con le dita, ma Engstrang lo accusa con una tale convinzione da farlo sentire in colpa per essere stato debole e non aver assicurato l'orfanotrofio, quindi causa del guaio, seppur indiretta, e finisce per credere all'accusa. Subito dopo, Engstrang, si offre però di salvarlo, nonostante lo abbia per primo accusato.

Mander ha delineato che ci sarà un'inchiesta che lo porterà alle dimissioni, con conseguenza allontanamento dalle sue iniziative e dal prestigio, tra cui l'aiuto al Focolaio. A quel punto Engstrang si avvicina e lo 'rassicura', lo tenta, annuendo alla sua intenzione di assumersi le colpe, conquistando Manders con le sue parole religiose ma 'ammettendo le sue colpe', un'impasto di professione di fede e riconoscimento dei suoi limiti. In passato si è preso colpe per gli altri, sposando Regine, ma con la sua frase si riferisce anche a Cristo, che si è sacrificato per l'umanità, come una caricatura diabolica. Il pastore quindi accetta, sapendo che non potranno chiedere risarcimento ad un proletario.

Manders era rimasto turbato dall'incesto tra Osvald e la cameriera, fa quindi un auspicio ad Alving, per ordine e legalità, e Engstrang cerca di convincere Regine a lavorare per lui. Engstrang offre il suo locale come opera di bene del Ciambellano Alvin, dandogli questo nome a livello ufficiale, anche nei riguardi di come davvero lui era, ovvero un uomo di facili costumi, tanto da essersi procurato la sifilide. Restano in scena la signora Alving, il figlio Osvald e Regine.

Relazioni familiari e malattie

Osvald freddo nei confronti della madre che lo aveva mandato in collegio all'estero per allontanarlo dal padre, e si sente abbandonato. Nel secondo atto origlia la scena intima e drammatica della madre con il pastore, senza potergliene parlare per l'incendio. Osvald è dunque nervoso per l'imminente discorso e perché a Parigi scopre di essere malato di Sifilide, anche se Ibsen non la nomina mai, e si rivolge a Regine perché vuole una buona morte, perché non vuole avere una morte indegna corporale. Lei, sedotta dalla possibilità di essere sua moglie, farebbe qualsiasi cosa.

Lui ha quindi confezionato delle dosi di morfina per accelerarne la morte, e rifiuta l'aiuto della madre perché sa che lei non lo farebbe mai, Regine invece, con il suo cinismo proletario, lo farebbe. Osvald cerca quindi di inserirla in un contesto più amichevole e familiare, insistendo perché lei lo chiami per nome. Lei, intelligente, vuole rispettare le regole, dettate dalla padrona che è la Signora Alvin, che la invita a sedersi e a partecipare. Lei rimane dall'altro capo del tavolo incerta.

Verità e rivelazioni

Il discorso che vuole fare la signora Alving è una ripresa da quando Osvald le ha chiesto di poter stare con Regine, e lei, donna di cultura e lettrice di liberi pensatori, è disposta anche a superare l'incesto, anche se in certi momenti si contraddice e nega la possibilità, trattenendosi alle sue radici di classe. Vuole quindi dirgli la verità, che non voleva fare prima per non distruggere il mito del padre che il figlio ha. Riprende quindi il discorso sulla gioia di vivere del secondo atto.

Confessa quindi che la 'gioia di vivere' è stata per lei un'illuminazione anche sul suo rapporto con il marito, di cui lei ha sempre pensato di essere la vittima. La 'gioia di vivere' le fa vedere che il marito non era cattivo, ma era solo un uomo che voleva godersi la vita, represso da lei stessa per la sua educazione rigida, luterana, negativa dell'esistenza terrena, spingendo il marito a traboccare al di fuori dei limiti e a cercare la felicità al di fuori. Può quindi dire la verità al figlio, salvando in parte l'onore al marito. È però ambigua perché non si capisce se questa sua posizione sia convinta o solo strumentale per il figlio.

Arriva quindi fino a dire che Regine non è figlia del falegname ma del ciambellano Alving, che crea uno shock. All'inizio del terzo atto pastore e falegname si congedano, lasciando madre, figlio e Regine. La madre quindi vuota il sacco, perché ha sempre dovuto fare i conti con uno scheletro nell'armadio, cosa tipica dei testi di Ibsen. Il marcio della signora Alvin è il marito sifilitico, che l'ha spinta ad allontanare Osvald. Non ha mai parlato prima per paura di togliere al figlio l'ideale positivo del padre, ma decide di mettere tutti di fronte alla realtà quando Osvald tira fuori la formuletta della gioia di vivere, che le consente di rileggere la sua esistenza in una luce diversa, ovvero che il marito non aveva tanto una tendenza alla criminalità, alla dissipazione esistenziale, alle donne, ma che era carico di una vitalità che non poteva essere soddisfatta all'interno del matrimonio perché, a causa della sua educazione repressiva, è stata una moglie fredda, sensibile solo alla pedagogia dei doveri, e questo le consente di giustificare le scelte scapestrate del marito. Le consentirà di ridimensionare l'idea del padre senza però stravolgerla.

Confessa però anche che Regine è frutto di queste attività scapestrate, figlia del ciambellano Alving e non del falegname. Questo sembra sconvolgere Osvald, che però potrebbe aver origliato e già conoscere questa storia, e Regine, che non ne era a conoscenza. Ibsen sottolinea, in tutti i suoi testi, il momento della rivelazione della verità, con la formula 'ora tu lo sai' in varie maniere, il momento il cui il personaggio è costretto a prendere atto che le cose stanno così. La frase usata 'Regine apparteneva a questa casa come il mio ragazzo' risulta ambigua, e molti spettatori dell'epoca non capivano cosa stesse succedendo, e si procedeva spesso a forzature del testo come 'Regine era sua sor-' per mettere lo spettatore sulla strada.

Regine si rende conto che sua madre era stata un po' complice, un po' sgualdrina, e la signora Alving fa una sorta di difesa sottolineando che era una brava persona, sotto certi aspetti. Regine è più realista, certo intelligente e ambiziosa, cinica anche, ma realista, e aggiunge di averlo pensato lei stessa qualche volta, e si può collegare al dialogo di apertura del primo atto, quando già allora Regine replicava di sapere di non essere figlia del falegname e aggiungeva che certe volte le diceva 'figlia di buona donna'. Regine cresce quindi in una famiglia disagiata, che alimenta i suoi sospetti già nel passato di essere figlia illegittima.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fornerisjessica2000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature comparate e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Alonge Roberto.
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