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Autore: Ruslana Dovganyuk

Letteratura russa: la vita dell'arciprete Avvakum

Avvakum Авваку́м Петровіч 1621 –1682 (scritta da lui stesso); Avvakum fu un celebre e venerato santo della Chiesa dei Vecchi Credenti russi e anche un illustre scrittore. Nacque nella famiglia di un sacerdote di Grigorovo. Suo padre Pëtr aveva il vizio del bere, mentre la madre, Maria (nome monastico: Marta), si distingueva per la devozione e la bontà e allevò il figlio Avvakum seguendo gli stessi principi.

Quando Avvakum era piccolo assistette alla morte di una bestia nel cortile di un vicino, ne rimase colpito e capì l’irreversibilità della morte. Ebbe un sussulto interiore e decise di alzarsi ogni notte per pregare. Quando la madre decise di fargli prendere moglie, egli supplicò Dio che gli desse una brava moglie. Così, nel 1638, a 17 anni, sposò la figlia quattordicenne del fabbro locale, Anastasia Markovna, appena rimasta orfana e che fu per lui una fedele compagna fino all’ultimo esilio di šstozersk.

A 21 anni Avvakum fu ordinato diacono e due anni più tardi (nel 1644) sacerdote a Lopatisci. Fin dall’inizio del suo ministero, Avvakum rivelò le qualità che lo avrebbero contraddistinto per tutta la vita: lo zelo nell’adempimento delle norme canoniche e la fermezza nel sostenere la verità.

  • Difese una fanciulla rapita alla madre vedova da un uomo potente, per questo venne malmenato fino quasi alla morte, ma per due volte ebbe la grazia divina: la pistola dell’uomo che voleva sparargli si inceppò per due volte di fila.
  • Avvakum non amava i circhi ed è per questo che era solito fare a pezzi le cetre e i giochi di maghi e saltimbanchi, scacciare gli orsi danzanti.
  • Un giorno accusò uno dei capi del villaggio di essere un mentitore e per questo venne percosso nuovamente e scacciato dal paese. Si rifugiò a Mosca dove ebbe come protettori alcuni potenti come ad esempio Ivan Neronov.

In quel tempo Avvakum infatti era in rapporto con l’ambiente influente dei Bogoljubcy («amanti di Dio»), animato dal Neronov, i quali intendevano riformare la vita ecclesiastica russa:

  • Di ottenere la predicazione
  • Ordinare il culto
  • Approfondire la pietà e la religiosità del popolo

Il movimento era inviso alle autorità e al clero che non condividevano tale fervore. Nel 1652, Avvakum viene nominato protopope (arciprete) della città di Jur’evec. Qui, dopo soli due mesi, per aver imposto il canto liturgico a una sola voce (il che rendeva il rito molto più lungo), si rese talmente odiato dal popolo e dal clero locale che un giorno fu trascinato fuori della chiesa e picchiato brutalmente, costringendolo a nascondersi e abbandonare anche la famiglia.

A causa delle dure critiche da lui mosse alle innovazioni liturgiche stabilite dal patriarca Nikon (1653), Avvakum fu arrestato e per un mese fu rinchiuso nel monastero di Andronico di Mosca, incatenato in una cella buia. Dopo tre giorni in cui rimase senza pane né acqua, gli apparve un angelo (o un uomo) che, dopo avergli dato da mangiare, sparì immediatamente senza aprire le porte.

Dopo un mese fu esiliato con la famiglia in Siberia ma non fu ridotto allo stato laicale solo grazie all’interessamento dello zar Aleksej Michajlovic, il quale nutriva per Avvakum una grande stima. Grazie all’intervento di amici influenti, nel 1661 ad Avvakum fu concesso il permesso di ritornare a Mosca. Il viaggio di ritorno durò circa tre anni durante i quali egli predicò con grande energia contro le innovazioni del patriarca Nikon.

Giunto nella capitale nel 1664, riaffermò la propria posizione di rifiuto delle riforme, non accettando alcun compromesso. Venne rispedito in esilio nella regione del Mezen’, da dove ritornerà solo per il concilio del 1666, che lancerà l’anatema definitivo contro il vecchio rito. Egli rifiutò le decisioni prese da questo consiglio ed è per questo che il 13 maggio dello stesso anno Avvakum venne scomunicato. Egli fu l’unico dei confessori della Vecchia fede a rimanere fedele sino alla fine, rifiutando di fare penitenza.

A partire dal 1667, Avvakum fu imprigionato nel carcere di Pustozersk, dove scrisse più di 40 opere, tra le quali la celebre Vita. Col pretesto di aver calunniato la casa reale Avvakum e alcuni altri suoi compagni furono condannati e arsi sul rogo il Venerdì santo dell’anno 1682.

La tradizione dei Vecchi Credenti sostiene che Avvakum prima di morire abbia sollevato la mano destra con le due dita congiunte per il segno della croce alla maniera antica bizantina, e abbia gridato dal rogo, a coloro che assistevano alla pena, che avrebbero evitato la morte eterna solo se si fossero segnati in quel modo. D’accordo con i contemporanei Bogoljubcy, sosteneva l’idea di “Mosca, terza Roma”, ultimo regno ortodosso del mondo.

Per la sua psicologia e la forza della sua personalità, Avvakum è stato spesso paragonato ai grandi riformatori occidentali, come Calvino e soprattutto Lutero. Amava citare l’espressione di Giovanni Crisostomo secondo la quale il potere del sacerdote è superiore a quello del re. Nella supplica allo zar scrive: “Tu, nella tua libertà, sei padrone solamente della terra russa; a me il Figlio di Dio, nella mia prigionia, ha sottomesso il cielo e la terra”.

Avvakum non credette mai che il fatto che lo Stato russo avesse perso l’ortodossia significasse la fine della Chiesa sulla terra; anzi, credette e sperò sino alla fine nel ritorno della Chiesa russa alle tradizioni dei padri.

Nicholas V. Riasanovsky. Religione e chiesa: lo scisma

La religione aveva una parte di primissimo piano nella Russia moscovita. Il rafforzamento dello stato moscovita andò di pari passo con l’evoluzione della Chiesa. I vari Concili Ecclesiastici (del 1547, 1549, 1551 e del 1554) mirarono a migliorare l’organizzazione, le prassi ecclesiastiche e ad eliminare vari abusi.

  • Nel 1547, 22 russi vennero canonizzati (canonizzare = inserire un beato nel catalogo dei santi con sentenza papale).
  • Nel 1549 vennero canonizzati altri 17 russi.
  • Il Concilio dei Cento Capitoli nel 1551 si occupò di molti aspetti della Chiesa.
  • Il Concilio del 1554 decretò la condanna di alcuni eretici ed eresie.

Nel 1589 la Moscovia ottenne un proprio patriarca con la conseguente promozione di molte cattedre moscovite. Ci fu un ‘ulteriore espansione della Chiesa quando l’Ucraina, in cui vi era l’antica sede metropolitana di Kiev e parecchie altre diocesi, si unì a Mosca nel 1654.

Ben presto la chiesa moscovita, in apparenza potente e monolitica, dovette far conti con una grave debolezza: errori di traduzione dal greco e altre improprietà si erano intrufolati in certi testi religiosi e rituali moscoviti. Già lo zar Michele (1596-1645) aveva creato una commissione incaricata di studiare il problema, ma quando nel 1652 Nikon divenne patriarca i metodi di correzione divennero sbrigativi e drastici. Ben presto, nel 1653, molti promotori della rinascita come Stepan Vonifat’ev, Ivan Neronov e l’arciprete Avvakum lo accusarono di eresia. Si ha RASKOL (spaccatura, divisione della Chiesa russa in Chiesa ortodossa ufficiale e movimento dei Vecchi Credenti = starovery).

Per sconfiggere gli oppositori Nikon tentò di ottenere la massima autorità e appoggio: nel 1654 un concilio della chiesa russa sancì la verifica di tutti i testi religiosi. Dopo un ‘attenta revisione di testi provenienti da Costantinopoli, Antiochia, Alessandria, nel 1656 un altro concilio convalidò l’iniziativa di Nikon. Quest’ultimo approfittando della situazione estese la portata della riforma sino a includere il rituale oltre ai testi, introdusse:

  • Il segno della croce in maniera greca: eseguito con tre dita anziché con due
  • La triplice ripetizione di ‘Alleluia’

Ma i Vecchi Credenti, gli oppositori, si rifiutarono di piegarsi restando fedeli alla tradizione moscovita. Per risolvere tutta la situazione, nel 1666 fu convocato un concilio al quale parteciparono i patriarchi di Alessandria, Antiochia e i rappresentanti di quelli di Costantinopoli e Gerusalemme. Questo importante concilio depose Nikon a causa della sua aspirazione al potere supremo ma approvò tutti i cambiamenti. Ben presto la persecuzione contro i Vecchi Credenti divenne la norma. Stando alle stime fatte, tra il 1672 e il 1691 oltre ventimila di essi furono bruciati nei 37 roghi collettivi di cui si ha notizia.

Tuttavia i Vecchi Credenti sopravvissero e nel XVIII secolo si riorganizzarono sotto la guida di abili capi come i fratelli Andrej e Simeon Denisov. Basti pensare che la setta esiste tuttora. Il raskol fu l’unico grande scisma nella storia della chiesa ortodossa in Russia. Rappresenta l’opposto di quello che accadde in Occidente. In Occidente i cristiani si ribellavano alle loro autorità ecclesiastiche perché aspiravano a cambiamenti; in Russia i credenti che si ribellarono lo fecero perché non intendevano accettare neppure minime modifiche delle usanze religiose tradizionali.

Molti studiosi hanno tentato di spiegare lo strano fenomeno del raskol. Ščapov e altri studiosi hanno messo in evidenza i motivi sociali economici:

  • I dissenzienti in origine furono perlopiù agricoltori benestanti e mercanti, sicché la loro iniziativa potrebbe interpretarsi come una protesta contro il predominio della piccola nobiltà. Sotto Nikon il sacerdozio avveniva attraverso la nomina, mentre prima avveniva con l’elezione crescente centralizzazione ecclesiastica.
  • La spinta riformista viene attribuita da altri studiosi all’influenza del più dotto clero ucraino e al desiderio della chiesa e dello stato moscoviti di adattare le proprie prassi in modo da renderle accettabili a ucraini e bielorussi.
  • Il punto 2 potrebbe spiegare la nascita dei Vecchi Credenti. Questi ultimi infatti erano spesso dei grandi russi, russi moscoviti e non ucraini o bielorussi e ai loro occhi era impossibile scendere a compromessi per quanto riguarda la perfezione formale.

Introduzione storica: XVIII, XIX e inizi del XX secolo

‘Storia della Russia. Dalle origini agli anni di Putin’

Tratto da Roger Bartlett (Capp: IV-V)

Caterina II (1762-1796)

Caterina II la Grande giunse al potere tramite un colpo di stato organizzato dal suo amante Gregorij Orlov e dai fratelli di lui. Ella inoltre approfittò del fatto che suo marito, Pietro III, era profondamente inadatto al trono ed era riuscito a inimicarsi in soli 6 mesi buona parte dell’élite laica ed ecclesiastica. Caterina fu proclamata imperatrice e dichiarò di aver assunto il potere per volontà del popolo e per salvare l’ortodossia. Essa inaugurò il suo regno con l’assassinio del marito.

Il regno di Caterina rappresentò un periodo di prosperità nonostante fosse reduce dalla Guerra dei Sette anni. Nel primo periodo del suo regno si occupò molto degli affari di stato cercando di imparare il più possibile; e nel decennio successivo intraprese una serie di iniziative giuridiche. Ella fu anche un ‘attivissima riformatrice, sul modello di Pietro il Grande; i suoi scritti sono più numerosi di quelli di tutti i Romanov messi insieme.

  • Revisionò e consolidò le forze militari russe per farle rialzare dopo la guerra.
  • Le finanze vennero rimesse in sesto e si incentivò la crescita economica soprattutto attraverso il commercio.
  • Cercò di risolvere un problema cronico del governo russo: lo squilibrio tra centro e provincia. Assegnò il potere amministrativo (ma non quello politico) alle città e alle province, dando maggiore autonomia alle comunità locali e coinvolgendo negli affari provinciali i nobili che non prestavano servizio.
  • Era molto interessata anche alla politica sociale soprattutto per quanto riguarda la crescita demografica: Sul Volga e sul Mar Nero vennero fondate delle colonie, dove si insediarono fuggitivi tornati in patria e immigranti tedeschi. Furono istituiti alcuni orfanotrofi.
  • Era molto attenta anche all’istruzione, alla sicurezza e al rispetto delle leggi. A partire dal 1768 fece costruire degli ospedali e incoraggiò i vaccini per i bambini (fece vaccinare pubblicamente suo figlio Paolo contro il vaiolo). Nel 1782 fondò uno Statuto di Polizia che aveva il compito di assistenza sociale. Per quanto riguarda l’istruzione, fondò un sistema scolastico nazionale. Il programma presentava però molte falle perché non avevano fondi necessari per un numero di insegnanti adeguato.
  • Affrontò anche lo spinoso problema delle leggi russe e della loro codifica: nel 1765 convocò una propria Commissione legale elettiva e per loro scrisse una serie di principi guida (il Nakaz = istruzione del 1767). La sua assemblea venne sospesa nel 1768 allo scoppio della guerra contro i turchi. Nonostante la poca durata del Nakaz, esso rappresentò un valido tentativo di codifica delle leggi; si dovrà aspettare il 1830 e la Raccolta completa delle leggi russe di Nicola I.

Con una donna al governo si adottarono atteggiamenti e costumi notevolmente diversi dai Romanov precedenti: Caterina presumibilmente priva di orecchio musicale e indifferente all’arte culinaria, patrocinò le arti come il teatro, l’opera, la letteratura, l’architettura e la pittura; fece costruire una grande quantità di edifici e fu un ‘avida collezionista. Fu lei a fondare l’attuale collezione dell’Ermitage a San Pietroburgo.

Paolo I, Alessandro I, Nicola I

Paolo I (1796-1801)

Alla Caterina II successe il figlio Paolo I, pieno di risentimento verso la madre la quale lo aveva tenuto in disparte per tutta la durata del regno. Paolo I, come suo presunto padre Paolo III, era di equilibrio instabile e privo di giudizio. Durante il suo governo:

  • Varò una nuova legge di successione prescrivendo la primogenitura.
  • Poi restituì al governo centrale un saldo controllo sulle autonomie locali (praticamente l’opposto di ciò che fece Caterina II).
  • Amante delle uniformi e delle parate, inaugurò la militarizzazione della vita ufficiale (riteneva la guerra il mezzo più indispensabile per conseguire dei fini politici).

Ma il suo eccessivo rigore nei confronti dell’esercito e dell’élite civili, nonché i suoi colpi di testa nelle politica estera crearono un clima di forte scontento che culminò con la sua deposizione con un colpo di stato da parte del figlio Aleksandr.

Alessandro I (1801-1825)

Alessandro I ebbe una grande cultura personale, interessi militari e un grande talento diplomatico. Tutti questi aspetti lo resero il sovrano più affascinante della dinastia dei Romanov. Egli era stato educato dalla nonna ai principi dell’illuminismo i quali influenzano la sua politica. Tuttavia ben presto si dovette scontrare con gli eterni problemi di governo della Russia, ma pure peggiorati dal periodo storico e dagli avvenimenti esteri: l’eredità ideologica della Rivoluzione Francese, dell’instabilità dell’Europa napoleonica e soprattutto della Rivoluzione Industriale.

Come accadde già con i suoi predecessori, il suo regno non apportò delle grosse modifiche ma si limitò a cercare di migliorare il funzionamento dell’amministrazione e dell’esercito attraverso:

  • Maggiori requisiti culturali per i funzionari civili.
  • Un nuovo sistema educativo basato su sei nuove università.

Ma la questione più importante del suo regno fu la servitù della gleba; egli non fu in grado di risolvere un problema tanto grave ma introdusse alcuni cambiamenti:

  • Elimina la tortura;
  • Permette ai servitori della gleba di poter diventare liberi diventando proprietari terrieri: quando un servitore acquistava la terra diventava un proprietario terriero e diventava libero (potendo anche trasmettere per via ereditaria queste terre), ma era una cosa rara.

Fu principalmente la guerra ad assorbire le sue energie: gli scontri con Napoleone, una prima sconfitta catastrofica e poi il trionfo tra il 1812 e il 1815. La campagna napoleonica costituisce un punto importante nella costruzione della consapevolezza russa di appartenere a una nazione e della protezione della patria: in Russia viene chiamata ‘la grande guerra patriottica’. Per la prima volta nella storia russa, i contadini e i nobili si trovano a condividere la stessa esperienza: la difesa della patria. I servi della gleba erano i soldati mentre i nobili erano i generali, vivevano negli stessi posti, si scambiavano opinioni. I nobili vengono a conoscenza di quanto i nobili siano veramente russi, mentre i nobili sono spesso influenzati dalle culture straniere. I nobili comprendono che devono imparare dai contadini la loro stessa cultura. I nobili che ivi partecipavano erano spesso letterati e quindi cominciano a scrivere di quanto sia ingiusta la servitù della gleba. Nascono delle società segrete in cui si discute la necessità di cambiare la società russa autocratica in un paese moderno. Queste organizzazioni porteranno alla rivolta decabrista.

La guerra però lasciò in eredità un’economia a brandelli e i tecnici del governo si resero conto che lo sviluppo industriale, ben avviato nel resto dell’Europa, in Russia arrancava. Alessandro nell’ultimo periodo del suo regno si inimicò l’ala più riformatrice e idealista della nobiltà, provocando infine la rivolta dei decabristi, giovani aristocratici, per la maggior parte membri dell’esercito, che tentarono un colpo di stato per cambiare regime:

  • La Società settentrionale organizzò un’insurrezione
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/21 Slavistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruslanadovganyuk95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura russa I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Baselica Giulia.
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