Estratto del documento

Cultura

Con cultura (colere, coltivare) intendiamo l'attività sociale del modificare produttivamente il naturale. Da qui l'associazione con la civiltà e con le sue manifestazioni artistiche, letterarie e religiose. Un'accezione più ampia la definisce l'insieme di tutte le pratiche di un gruppo (la visione occidentale la limita al campo mentale e spirituale, non alla tecnica). La cultura sopravvive grazie alla memoria e ai supporti di comunicazione e si differenzia in base alla relazione segni/fatti (medioevo: allegoria presa per vera. Illuminismo: modello sintagmatico: il segno è una rappresentazione pragmatica). La cultura è anche gestuale e iconica, ma soprattutto linguistica; il linguaggio è uno strumento del pensiero per esprimere idee (Aristotele, romanticismo) o un insieme di segni convenzionali composti da significato e significante (Ferdinand de Saussure) a cui il soggetto è passivo (l'esistenza delle parole lo precede) e attivo (le può gestire). La cultura è quindi trasmessa attraverso il linguaggio, che la condiziona.

Discorso

Il discorso culturale, diversamente dal linguaggio, comprende la situazione e il modo con cui vengono espresse idee (oltre a chi le esprime, a chi sono rivolte, le restrizioni della cultura del tempo). Le istituzioni, strutture che regolano la vita sociale, agiscono tramite discorsi istituzionali; è chi ha il potere che stabilisce il linguaggio e il modo di esprimere idee (un gruppo di medici illustri propone un modo di rivolgersi ai pazienti, o il padre in una famiglia). Il discorso è una forma di linguaggio, quindi, che prevede un'autorità che vuole proporre un punto di vista: è orientato ideologicamente.

I discorsi della cultura possono essere classificati in base al tema (politico, religioso, ecc), al consenso (marginali, predominanti), al genere (poetico, saggistico, ecc) e alla funzione (fatica, conativa, ecc). In ogni epoca sono stati prediletti diversi tipi di discorso (i religiosi nel medioevo, gli scientifici nell'illuminismo, i letterari nel romanticismo) che incarnano la versione “ufficiale” di intendere il mondo. Nel '900 il discorso letterario ha mantenuto la sua importanza anche se si è ben diviso dal discorso critico istituzionale (non creativo). Ogni epoca ha canoni differenti per quanto riguarda la letteratura: nel XX secolo ha avuto particolarmente successo la corrente modernista, che si distacca dalla lingua standard creando una visione alterata e poetica. L'indice di letterarità è quindi basato sulla complessità semantica simbolica che stimola il senso critico del lettore, ma anche testi economici, politici, ecc., possono essere analizzati da questo punto di vista (cioè hanno una propria polisemia) senza entrare nell'Olimpo della letteratura.

Ideologia

Questa parola è stata in passato associata a una falsa conoscenza. Ideologico vuol dire anche fazioso, partigiano, non interessato all'oggettività ma a imporre un punto di vista. Un'interpretazione più recente la definisce come il modo immaginario con cui una persona si pone con il reale (non è comunque una coscienza oggettiva, ma personale). La presunzione che il proprio punto di vista sia fedele alla realtà corrisponde all'inconsapevolezza della natura immaginaria del proprio discorso e produce una naturalizzazione del mondo. Nei discorsi autoritari, infatti, un'ideologia è presentata come verità tramite un linguaggio autoritario.

Discorsi sulla Englishness

La cultura (prodotto della collettività) è quindi un insieme di discorsi di parte orientati ideologicamente con vari gradi di potenziale critico; a seconda dei periodi, alcuni discorsi vengono privilegiati. I discorsi sulla Englishness sono accomunati dall'obiettivo di chiarire cosa significhi essere inglesi: le ideologie nazionali, presentate come assoluta ma in realtà circoscritta (fino agli anni '70 i discorsi English censurano i British, un'identità assai più variegata); i discorsi della prima metà del secolo raccontano il Regno Unito come se coincidesse con l'Inghilterra. Questo fenomeno si è disgregato con la caduta dell'impero coloniale, che ha creato l'impatto quotidiano con la multietnia. Identità e alterità sono strettamente legate e, nei popoli colonizzati, nelle città industriali e nell'autonomia delle donne, ciò che non è compatibile con i significati della Englishness è classificato come naturalmente negativo. Il rapporto dell'identità nazionale con l'alterità, gli stereotipi (luoghi comuni difficilmente smentibili), il grado di apertura del discorso, e discorsi di svariati generi sono ciò che verrà preso in esame descrivendo (referente, contesto, genere), analizzando (punto di vista, la grammatica, la connotazione) e interpretando (il senso cioè ciò che si recepisce realmente leggendo in base al periodo storico e alle nozioni: oggi possiamo capire ciò che al tempo del testo era impossibile dire).

La crisi dell'Impero – 1900-1918

L'inizio del secolo mette in evidenza la debolezza inglese di fronte alla gestione dell'Impero coloniale (guerra contro i Boeri in Sudafrica) e verso le potenze europee, obbligandola a stringere alleanze con Francia e Russia. Se fino al 1850 l'Inghilterra era protagonista economica assoluta, ora la concorrenza è forte e l'alterità coloniale degli stranieri (o aliens, come nell'Immigration Act dell'11, che sono anche gli europei e gli irlandesi) si fa pressante. La working class, una grandissima estesissima porzione della popolazione, con la stampa, il telefono e la radio si mette in vista alla middle class (identificata nella Englishness). I sindacati (Trade Unions) iniziano a promuovere politiche sociali e scioperi e il premier Lloyd George propone un'alta tassazione per i proprietari terrieri; la proposta viene bocciata dalla Camera dei Lord causando feroci proteste che culmineranno con la vittoria della coalizione liberale-laburista-irlandese del 1910. Nasce il mito della Rural England, secondo cui la campagna è il vero ambiente English non contaminato dalla pluralità del “marcio di Londra”: la povertà visibile nelle metropoli è associata ad un impoverimento della razza inglese e si fa appello alla mitizzata, rurale e coesa epoca elisabettiana. Questo mito pervade tutti i partiti politici (istituzionalizzazione), che infatti incentivano lo sviluppo delle aree rurali, e si oppone al modernismo, al cubismo e al postimpressionismo ambientate nelle caotiche città; negli anni '30 si tenterà un adattamento deformante all'Englishness.

Nei discorsi istituzionali sulla Englishness del primo ventennio le donne non compaiono: questa assenza riflette la marginalizzazione delle donne nella vita reale. Il protagonista è l'uomo bianco patriarcale della middle class. Le suffragette dal punto di vista politico e Virginia Woolf da quello artistico-ideologico iniziarono la contestazione del modello proposto (nel '18 le donne over 30 ottengono il diritto al voto) che continuerà grazie alla loro posizione predominante nel corso della guerra.

Colonialismo, discorso letterario e alterità

Il colonialismo è fondamentale per l'Englishness, non tanto nella sua parte economica ma in quella ideologica. I soggetti coloniali sono considerati inferiori e vittime della superiorità europea. La rappresentazione di un'identità culturale si fonda sulla costruzione di un'idea di “altro da sé”. L'alterità è proiettiva e nel caso coloniale è culturale ma anche razziale (elemento che favorisce la naturalizzazione dell'alterità: copertura pseudoscientifica all'eurocentrismo). La descrizione irreale dei nativi (savage, primitive) giustifica l'aggressiva presenza bianca, guidata da superiorità morale presunta. La letteratura coloniale e la cartografia del tempo rafforzarono fortemente questa visione di “us and them”. Il discorso letterario spesso sostiene dunque l'impresa coloniale e crea consensi alla politica imperialistica, ma non sempre (Conrad, Woolf, Joyce).

Istituzioni e valori – 1920-1945

Il periodo tra le due guerre è caratterizzato dal ridimensionamento dei confini imperiali e con la ricostruzione di una Englishness rivisitata per unificare una popolazione divenuta disomogenea; diventano così molto importanti i discorsi istituzionali per ricreare coesione. Dopo il trattato di Versailles, la distruzione della Germania portò a squilibri economici per tut...

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 8
Riassunto esame Letteratura postcoloniale, prof. Nicora, libro consigliato Englishness, Marzola Pag. 1 Riassunto esame Letteratura postcoloniale, prof. Nicora, libro consigliato Englishness, Marzola Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 8.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Letteratura postcoloniale, prof. Nicora, libro consigliato Englishness, Marzola Pag. 6
1 su 8
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura postcoloniale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Nicora Flaminia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community