Quintiliano e l'Institutio oratoria
Quintiliano, l'opera "Institutio oratoria" è scritta dopo il ritiro dell'autore dall'insegnamento ed è dedicata a Vittorio Marcello, un funzionario di Domiziano. Essa è un manuale completo dell'oratore (dall'infanzia alla maturità).
Contenuto dei singoli libri
Nel proemio viene illustrato in modo sintetico il contenuto dei singoli libri:
- Libri 1-2: Problemi strettamente pedagogici (genitori, balie, pedagoghi che devono mettere bene in pratica ogni atto per avere i migliori risultati).
- Libri 3-9: Aspetti tecnici dell'oratoria. Si stabilisce che il compito dell'oratore è docere, movere, delectare; nei libri 3 e 4 si tratta dell'inventio (studio degli argomenti da inserire nelle cause) e si discutono le varie parti del genere giudiziale; dispositio e elocutio nel libro 7, 8 e 9 (per l'elocutio è indispensabile la perspicuitas, cioè la chiarezza, che necessita a sua volta dell'ornatus, cioè lo splendore).
- Libro 10: Excursus storico letterario in cui sono passati in rassegna molti autori greci e latini e in cui ci si sofferma sulle singole opere dandone giudizi e facendo confronti con altre opere.
- Libro 11: Memoria e actio (sarebbe la gestualità, ma Quintiliano si occupa anche della voce e dell'abbigliamento).
- Libro 12: Profilo del perfetto oratore che non è più un vir bonus dicendi peritus, ma un uomo che preferisce il difendere all'accusare, difendendo persone perbene; che si fa assumere anche per cause di modesto rilievo; e che non inveisce alla parte contraria.
Tra retorica e pedagogia, la prima codificazione degli studi
Nella Roma repubblicana, l'oratoria era lo strumento fondamentale per il politico, di conseguenza era necessario che la retorica avesse un'etica precisa, altrimenti, invece che oratori, si sarebbero creati “delle armi in mano a dei pazzi”.
Con l'Institutio oratoria, Quintiliano da un lato si pone su questa linea di riflessione, dall’altro risponde ai nuovi bisogni dell’epoca dei Flavi che vuole che l'oratoria sia utile anche per abilità pratico-professionali, anche apolitiche. Quindi, da una parte Quintiliano rende prestigio al mos maiorum, dall'altro rende prestigio all'esigenza di una cultura che formasse professionalmente.
Il suo trattato, dunque, non è destinato a specialisti della retorica, ma ai giovani che devono formarsi una cultura che permetta l'inserimento nell'attività professionale e che deve essere accompagnata anche da insegnamenti etici che mirano a formare il vir bonus. (Retorica e morale sono legati).
Tale formazione, sia retorica che morale, deve cominciare dalla prima infanzia e l'opera di Quintiliano è la prima opera educativa...
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